Gli ultimi fuochi
Com’è chiaro a chiunque si periti di dare un’occhiata panoramica alla storia del nostro paese, e non si faccia inghiottire dalla rumorosa quotidianità della cronaca di questi ultimi anni, non è Berlusconi l’anomalia della vita politica italiana. Al contrario, di qui a qualche decennio nei libri di storia si scriverà che Sua Emittenza, piaccia o no, sarà l’uomo che ha messo fine a quest’anomalia. Nessun paese europeo ha convissuto, per sessant’anni, con al suo interno una fazione potente ed organizzata che ha veicolato ossessivamente nel corpo della nazione l’idea dell’illegittimità politica e morale, non potendo essere formale, di governi e maggioranze regolarmente elette. Un filo rosso unisce i clerico-fascisti mafiosi-servi-degli-amerikani democristiani, e i socialisti-ladri mafiosi-servi-degli-amerikani craxiani, all’uomo nero Berlusconi. La difesa della Costituzione, le grida al tradimento della Resistenza, l’ansia giustizialista di processare gli avversari politici, sono stati concetti e tratti comuni, non a caso, assolutamente non a caso, sia ai capibastone del pensiero sedicente democratico sia al suo sottoprodotto criminale delle Brigate Rosse, che alla liturgia macabra, legalitaria, del processo mai rinunciarono.
A questa fazione non è riuscito di mangiarsi il paese poco a poco, nonostante che, dagli anni ‘80 in poi, cercasse di accelerare i tempi di questa scalata tutta interna al potere stante l’inaridirsi del consenso elettorale. E, nonostante il golpe – quello vero – di Mani Pulite, è stata rigettata dal paese, trovando un baluardo insuperabile – com’è beffarda la storia! – nel magnate brianzolo ex piazzista di aspirapolveri. Che vita politica, che matura democrazia possa essersi sviluppata in un paese costretto a ispirarsi nelle sue scelte più importanti – sempre – al primum vivere, lo si può ben immaginare: settarismo da una parte, immobilismo – per arroccamento, per scelta o per paura – dall’altra. E in quest’ultimo quadro non può sfuggire che dopo la resa democristiana, pur nella loro contraddittorietà e confusione, il leghismo, Craxi e Berlusconi abbiano significato delle pulsioni modernizzatrici e normalizzatrici nel paese. Che oggi hanno vinto ed impongono alla sinistra di cambiare se stessa.
In questi giorni la sinistra postulivista, pur di non dover atterrare dove dovrà atterrare, offre spettacoli tragicomici:
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Veltroni, leader dell’ircocervo democratico, va in Europa ed è costretto a dire che “non siamo socialisti” tra lo sguardo sbalordito dei suoi compagni d’oltralpe, che ormai ne hanno le palle piene.
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Il trebbiatore Di Pietro, per ora non ancora a petto nudo, raduna in piazza i suoi manipoli di arditi democratici.
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D’Alema, proprio lui!, cerca di rimetter in vita l’Unione. Questo D’Alema è veramente spassoso. Un trattato vivente di antropologia comunista. Ai tempi di Prodi manganellava con gusto l’estrema sinistra e flirtava con Monty. Ai tempi di Veltroni flirta con l’estrema sinistra e bacchetta i puristi del PD. E sempre con la stessa gelida espressione che non ammette dissensi. Secondo me merita di essere un giorno imbalsamato come homo sovieticus di razza purissima. Lo dico per la salvaguardia della biodiversità che la globalizzazione minaccia, e quindi credo che il governo dovrebbe stanziare una somma ad hoc, sempre che abbia a cuore la nostra identità.
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Perfino quei cattolici tristi e castigatissimi, per cui la Valle di Lacrime di questa terra che Dio ci ha preparato merita una ritoccatina per il peggio (perché loro la sanno più lunga di Dio), ringalluzziti dall’impasse veltroniana, tentano, con l’aiuto della Provvidenza, una OPA sui resti del Partito Democratico, e dalle pagine del settimanale per famiglie menano botte da orbi contro il governo fasciorazzista.
Beh, ora che le melodie neogolliste della maggioranza berlusconiana ha toccato le corde del cuore di una buona parte dell’opinione pubblica, sembrerebbe quasi che io, cui i tremontismi vanno indigesti, presagendo un bipartitismo di fatto composto da un Partito Conservatore d’impronta paternalistica e un Partito Socialdemocratico, tuttavia me ne rallegrassi. Ebbene, sì, me ne rallegro: natura non facit saltus. Di grazia, in quale altro paese dell’Europa, continentale perlomeno, esiste un quadro politico dominato da una forza Liberale-Conservatrice ed un’altra Liberale-Progressista? E perché noi – per un capriccio della storia – dovremmo essere improvvisamente pronti per il Grande Balzo in Avanti? Ma me ne rallegro perché finalmente questa è una base seria, in armonia con la realtà italiana, da cui muovere per un’evoluzione liberale del nostro paese. Perché nel passato questa non è mai dipesa, come pensa il liberalismo d’impronta illuminista, dall’imposizione di una cultura o dal diffondersi di un’istruzione orientata in tal senso, ma dal grado di solidarietà effettivo di una società. L’estinguersi degli odi più profondi, l’estinguersi di una fazione che è stata modello e garanzia per il moltiplicarsi del tribalismo italiano, sta già producendo i suoi piccoli e significativi effetti. La ruota sta lentamente cominciando a girare: lo vediamo, confusamente ma inequivocabilmente, sul fronte dei rifiuti, della TAV, del nucleare. Come scrissi qualche tempo fa:
Il fatto è che anche la democrazia, come pure la più semplice e primitiva delle transazioni economiche, è fondamentalmente basata sulla fiducia. E’ l’esperienza che insegna alla comunità degli individui, nonostante la sua vulnerabilità all’azione disonesta, il vantaggio della fiducia reciproca, che piano piano fonda una moralità collettiva col tempo destinata a trovare espressione nella legge. Non c’è al mondo marchingegno costituzionale che possa garantire il rispetto delle libertà individuali, se viene a mancare questa fiducia di fondo, che è un po’ il tasso di salute morale di una nazione. A livello sociale è questa fiducia reciproca la vera e sola garante delle nostre libertà civili. Quando questa viene a mancare, inesorabilmente, la conflittualità e la diffidenza tra gli individui porta a delegare ad una entità terza sempre maggiori poteri decisionali, e quanto meno conduce all’abnorme produzione legislativa e all’inasprirsi dei controlli.
Update del 08/07/2008: Massimo Teodori sul Giornale:
La verità è che questo piccolo e cangiante nucleo, di volta in volta giacobino, girotondino, movimentista e massimalista, ha prosperato nelle pieghe della sinistra perché il Partito comunista prima, ed i suoi eredi Pds e Ds poi, se ne sono sempre serviti senza prendere le distanze. Per dirla in una parola, la sinistra comunista e postcomunista non ha mai compiuto una svolta liberale o socialdemocratica, come nel resto dell’Occidente; e quando Bettino Craxi ha portato i socialisti fuori dal frontismo, è stato irrimediabilmente fatto fuori.





PERDUTA NAZIONE, AVITO SUOLO/
ISOLE TRA I MONTI, STRADE PEI MARI/
UNICO ASILO ED ETERNO CONFORTO/
PER TE PROSPERIAMO/
LIBERI E RIVERENTI
(by Ismael, il superstite della baleniera Pequod, ex vice-mozzo in prova con contratto a termine, ex pallido scudiere del grande ramponiere Queequeg, il superbo selvaggio sgusciato fuori dall’uovo nel cuore del continente nero; colui che il fato, una misteriosa congiunzione astrale e la provvidenza divina congiurarono insieme e inesplicabilmente a salvare dalla furia di Moby Dick, la balena bianca)

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