Una settimana di “Vergognamoci per lui” (66)

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Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

RAFFAELE GUARINIELLO 19/03/2012 L’uomo è un quarantacinquenne torinese, autotrasportatore, affetto da un glioblastoma, un tumore al cervello. A suo dire egli ha usato per lavoro il cellulare sette ore al giorno per vent’anni di seguito, senza avvalersi dell’auricolare o del vivavoce. La storia è drammatica, penosa, e un po’ grottesca. La scienza forse un giorno si prenderà la briga di dire una parola chiara sui pericoli dell’uso del cellulare, per evitare i quali, comunque, il buon senso dovrebbe essere più che sufficiente. Ma non ditelo al nostro procuratore, oramai temuto in tutto il mondo, che ha subito avviato un’inchiesta. Alla legge nulla deve sfuggire, neanche ciò che è sconosciuto! Che sia anche questa una mania, una malattia professionale? Che sia il caso d’aprire un’inchiesta sulle compulsioni di certi magistrati? Vedremo un giorno Guariniello Due indagare sullo strano caso di Guariniello Uno?

MARIO CATANIA 20/03/2012 Ogni tanto ci prova il ministro dell’Ambiente Corrado Clini a riportare sulla terra il dibattito sugli Ogm. E sempre mal gliene incoglie. Perché in effetti si tratta di una guerra di religione. E per questo il suo collega della politiche agricole l’ha stoppato subito con una frase dal sapore dogmatico: «Sono contrario all’uso di Ogm in agricoltura, l’Italia non ne sente assolutamente il bisogno». E che ne sa lui? Parla a nome del popolo? Quanti sono in Italia, ad esempio, gli allevamenti che vanno avanti a forza di mangimi Ogm, e che producono, ça va sans dire, eccellenze made in Italy, che nessuno boicotta? E se l’Italia non ne sente assolutamente il bisogno perché ne dovrebbe avere paura? Lasci decidere ai produttori e ai consumatori. Ci sono i fanatici del bio, che già è gente parecchio strana, perché non potrebbero esserci i fanatici degli Ogm? Il mondo è bello perché è vario; l’uomo ancor di più, quindi non ritengo affatto remota la possibilità. Magari gli Ogm sono una bischerata, ma magari sono una cannonata. E allora io dico che qui bisogna far valere un principio di precauzione, eh sì! O vogliamo far ridere il mondo ancora una volta alle spalle di quell’italiano sempre sciaguratamente propenso a dimostrarsi più furbo di tutti? Quel deficiente che sulle questioni di principio tende sempre a negoziare, magari sottobanco, e a trasformare invece in questioni di principio tutto ciò che sta nel campo del buon senso?

L’ESPRESSO 21/03/2012 Posso dirlo? Lo dico: l’avevo detto. Appena qualche giorno fa: “Essi [certi nostri magistrati antimafia] officiano un culto misterico sui misteri di stato che è la seconda religione del nostro paese dopo il cristianesimo di confessione cattolica. Essendo misteriosa è una fede che non ha paura di contraddirsi, perché sotto un mistero c’è sempre un altro provvidenziale mistero.” Ed ecco allora che nell’inchiesta della Procura di Palermo sulla «trattativa» tra «pezzi infedeli» dello stato e la mafia, a puntellarne l’enorme baraccone periodicamente smontato e rimontato, entra un altro mistero siciliano. Lo dice l’Espresso, papale papale: «mistero». Un «mistero» che ha dormicchiato per due decenni: l’attentato fallito contro Rino Germanà, un poliziotto che aveva lavorato per anni con Borsellino e da lui stimato, avvenuto due mesi dopo la morte del magistrato. «Alla luce delle nuove risultanze investigative» scrive l’Espresso, «il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e il sostituto Nino Di Matteo pochi giorni fa hanno interrogato Germanà.» Son sicuro che si aprirà uno «squarcio inquietante» sui retroscena delle stragi che insanguinarono l’Italia, non solo quelle del 1992, del 1993, ma anche le altre, da Piazza Fontana a quella della stazione di Bologna, e si scopriranno una marea di depistaggi, e si potrà ricominciare di nuovo a rinarrare la storia misteriosa dell’Italia Deviata, senza la quale un pezzo non deviato di paese si sentirebbe improvvisamente orfano, e senza bussola, e senza una missione.

MADONNA 22/03/2012 I gay pescati a professare apertamente il proprio orientamento sessuale in presenza di minori saranno multati. Lo ha deciso il parlamento di San Pietroburgo. Louise Veronica Ciccone ha preso la palla al balzo ed ha annunciato che quando sarà  nell’ex Leningrado parlerà  “a favore della comunità gay, per sostenerla e per dare forza ed ispirazione a tutti quelli che sono o si sentono oppressi”. La cosa mi ha fatto venire in mente una barzelletta anticomunista dei tempi di Ronnie. Un americano esalta le libertà del suo paese dicendo ad un russo: “Io, cittadino americano, posso andare a Washington, davanti alla Casa Bianca, e urlare «Abbasso Reagan!» E il russo gli risponde: “Anch’io! Anch’io, cittadino sovietico, posso andare a Mosca, sotto le mura del Cremlino, e urlare …«Abbasso Reagan!»” E già, anni ruggenti! Oggi invece questa Russia rammollita dista mille miglia dalla cara, vecchia, totalitaria Unione Sovietica. Con un po’ di accortezza, su certi temi, su certe piazze, l’eroismo è oramai a buon mercato, un vero affare. Ed ecco che arrivano gli speculatori.

P.S. I gay russi, che non hanno più l’anello al naso, accusano Madonna di connivenza con le autorità per non aver annullato il suo concerto di S. Pietroburgo, e gridano al boicottaggio!

GIANCARLO BREGANTINI 23/03/2012 Monsignor Bregantini, presidente della Commissione Lavoro, Giustizia e Pace della Cei, considera un grave errore lasciar fuori la CGIL dalla riforma del lavoro. Caro Monsignore, «sperare contro ogni speranza» è una gran bella cosa, ma non crede che anche S. Paolo ritenesse che fosse meglio riservare certe energie spirituali per le cose serie, piuttosto che per le barzellette? E’ la riforma del lavoro che non rientra nel campo d’azione antropologico della CGIL. Invece Monsignore vorrebbe che la questione non solo non fosse «chiusa», come ha detto – per farsi coraggio – Monti, l’uomo della Provvidenza, ma che fosse semplicemente «posta». Ora è il momento del dialogo, «nelle fabbriche, negli uffici, in Parlamento, nella società civile, ovunque perché il lavoro è il tema cruciale del nostro Paese». Insomma, la concertazione universale, nei secoli dei secoli, fino all’Apocalisse. E questi sono i giorni delle riforme; i giorni del «balzo in avanti» auspicato dal timoniere Napolitano; i giorni dell’emergenza e del «fare presto». A coronarli degnamente manca solo l’invito al governo a fare… a fare cosa? Ma «un passo indietro», signori!

7 thoughts on “Una settimana di “Vergognamoci per lui” (66)

  1. In realtà la scienza è vent’anni che dice che non ci sono risposte conclusive sulle conseguenze malefiche da uso di cellulare, ergo i tumori venivano anche prima che l’uomo inventasse la telefonia a radiofrequenze. E’ anche questo, piuttosto, caso di mala applicazione del principio di precauzione, che senza dubbio alcuno ha causato più guai di Bertoldo, e che gli ignoranti in materia, non potendo addurre prove a carico, continuano ad appellare, quale residuo di filosofale pietra del tempo che fu; così che in ambito ogm un certo senatore Pd si senta in autorità di dire che in Clini in fondo “pesi un certo fascino per la supremazia della scienza“, cosa questa che lo porterebbe a “brutti scivoloni“.
    Carl Sagan la direbbe così: “We live in a society exquisitely dependent on science and technology, in which hardly anyone knows anything about science and technology.”. E chi meno sa, al solito, più parla.

  2. E già.
    (Volevo scrivere una risposta più articolata, così, per buona creanza, ma non mi viene niente: così te lo faccio sapere, e mi sento a posto con la coscienza)

  3. “L’uomo è un quarantacinquenne torinese, autotrasportatore, affetto da un glioblastoma, un tumore al cervello. A suo dire egli ha usato per lavoro il cellulare sette ore al giorno per vent’anni di seguito, senza avvalersi dell’auricolare o del vivavoce. ”

    ah ben ben, siamo davvero in buone mani…. perché San Raffaele da Decreto, salvatore della pubblica salute e incolumità, si preoccupa di sviscerare le possibili responsabilità del tumore al cervello del camionista invece di REVOCARGLI LA PATENTE A VITA?
    cioè, questo passava le sei ore di guida giornaliere attaccato al cellulare, oppure ne lavorava 13 (6 alla guida e 7 a fare il segretario volante di uno studio dentistico)?

    l’unica certezza è che questa finirà come quasi tutte le altre inchieste di Guariniello: nella tazza del cesso….

  4. Sinceramente la mia esperienza di dirigente in un industria chimica piemontese mi ha dato la possibilità di valutare i risultati dell’azione di Guariniello, che sono un incidenza di infortuni sul lavoro inferiore del 20-30% a quella in Lombardia e Veneto, e un rispetto delle normative sulla sicurezza molto più diffuso nella piccola e media impresa.
    Se poi fa anche inchieste a capocchia ed è criticaibilissimo quando esce dal campo in cui è uno dei massimi esperti, che è la prevenzione degli infortuni sul lavoro, questo non toglie che qualche morto in più in Veneto e Lombardia c’è ANCHE perchè non c’è chi fa cagare sangue ai datori di lavoro irresponsabili.
    Sinceramente nel campo della prevenzione degli infortuni sento dire tante di quelle stupidaggini che mi sono rassegnato, ma guariniello mi sembra l’ultimo dei problemi, anche perchè finora, e probabilmente anche se si dovesse arrivare in Cassazione in tempi decenti il caso più grosso di cui si è occupato Guariniello non è finito nel cesso, 16 anni di galera ai dirgenti della Thyssen che sapendo benissimo i rischi che si correvano, ma per evitare di spndere anche solo un euro per uno stabilimento invia di chiusura, hanno evitato di fare 1) manutenzione agli estintori e agli idranti , 2 ) istruire gli addetti sulla prevenzione degli incendi 3) fornire mezzi efficaci di comunicazione agli addetti sulle linee da usare in caso di pericolo, e c’è gente come Zamax che se n’è anche scandalizzata, evidentemente vive nelle scartoffie e il massimo che gli può capitare è un allergia agli acari della polvere…..

    • d’accordissimo, ma se davvero ha a cuore la pubblica incolumità e la prevenzione degli incidenti (anche sul lavoro), la prima cosa ce avrebbe dovuto fare quando ha sentito del camionista chiacchierino sarebbe stata di impedirgli di mettersi ancora alla guida, visto che ha ammesso candidamente di guidare col telefonino incollato all’orecchio (e quindi con una mano sola, oltretutto).
      SOLO DOPO, un volta liberate le strade da questo pericolo ambulante, andare vedere se il tumore fosse o meno stato causato dal cellulare.

      almeno, secondo me….

  5. Ma in realtà Guariniello POTEVA fare qualcosa al camionista in questione?
    In Italia si fa fatica a ritirare la patente ad un cretino che ammazza una famiglia, figurati Guariniello che al limite poteva segnalare la cosa, ma personalmente non aveva nessun potere per fare altro che un inchiesta.
    Non per niente nonostante i troppi minchioni che lo dipingono come un mostro giustizialista, Guariniello non ha mai usato certi metodi, nè la carcerazione preventiva, nè le intercettazioni, nè l’estorsione di confessioni con minacce di accuse terribili.
    Poi è una persona estremamente competente, per fare un esempio, mentre nel caso di incidenti sul lavoro con esisti mortali nella gran parte dei casi si puniscono pesantemente in modo “esemplare” i poveri diavoli coinvolti loro malgrado, come per esempio i capisquadra del lavoratore, Guariniello si è sempre intestardito a cercare chi aveva la effettiva responsabilità delle condizioni di lavoro pericolose, molto camionisti sono costretti a fare cose assurde da una siyuazione in cui la scelta è tra accettare imposizioni dei commitenti e morire di fame…

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