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	<description>il blog di Massimo Zamarion</description>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (58)</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 12:33:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM   ROBERTO SAVIANO 23/01/2012 L&#8217;antiberlusconismo è come l&#8217;antifascismo: deve sempre tenere la guardia alta. Sennò la pacchia è finita. &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/01/28/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-58/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5577&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su <a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ROBERTO SAVIANO 23/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;antiberlusconismo è come l&#8217;antifascismo: deve sempre tenere la guardia alta. Sennò la pacchia è finita. Pericolo! Il nostro, che è un fuoriclasse, se n&#8217;è accorto subito: <em>«E&#8217; un&#8217;ingenuità»</em> ha detto, <em>«pensare che Berlusconi sia finito».</em> (Il che, d&#8217;altra parte, è vero: mica è stato sciolto nell&#8217;acido.) E nel dubbio, per meglio garantirsi un futuro, ha precisato: Berlusconi o la<em> «sua progettualità politica».</em> Perché si sa: come ci sono infinite forme di fascismo, così ci sono infinite forme di berlusconismo. E quindi tirate tutti un bel sospiro di sollievo.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;ANNO DEL DRAGO 24/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Comincia l&#8217;anno del Drago in Cina, e in tutti gli angoletti del mondo popolati da cinesi. Saranno due settimane di danze tradizionali, di fuochi artificiali, di colori. Il Drago è ricco di positività, è di buon auspicio, è sinonimo di forza, salute e fortuna, ed è un periodo formidabile per mettere al mondo dei figli. Bah&#8230; noi siamo tifosi di Gesù, ma facciamo atto di buona volontà e ci mettiamo nei panni di atei e agnostici: converrete, spero, che anche come superstizione il cristianesimo offra paccottiglia straordinariamente più interessante.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>MASSIMO GRAMELLINI 25/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Da anni ormai tutti i giornali hanno il loro lapidario moralista di fiducia, incaricato di fustigare i costumi col suo motteggiante francobollo quotidiano. A volte sono più di uno, così che se ci si vergogna dell&#8217;uno, si può sempre andar fieri dell&#8217;altro. E viceversa. La pillola sapida di questi tromboni sentenziosi diventa spesso per i lettori una cattiva abitudine, che vanamente si vorrebbe scacciare. Sono come l&#8217;ultima sigaretta per Zeno Cosini: nella noia, ripromettendosi di farlo per l&#8217;ultimissima volta, la si ingolla, non fosse altro che per confermarsi nel disgusto. La fauna di questi schiavi dell&#8217;aforisma è tuttavia assai variopinta, e non dovete pensare che se qualcuno di questi lo vedete strano, ma proprio strano, ma proprio strano strano strano strano, sia per forza il peggiore: al contrario, magari è proprio il migliore. In fondo, è un mestiere da disgraziati. In quanto ai peggiori, lì potete andare sul sicuro: sono i Severgnini, i Gramellini, gli Enzi Biagini di sempre, intenti a lisciare il pelo al moralismo prêt-a-porter e ad incrociare a distanza di sicurezza da ogni opinione minimamente cazzuta. Ma oggi mi è preso un colpo. Sul sito web della Stampa butto l&#8217;occhio sul titolo del pezzullo del giorno di Gramellini: «Dagli all&#8217;evasore». Oddio, oddio, mi son detto preoccupato, che abbia drizzato la schiena? Macché, niente! Per il nostro, già dimentico, a pochi giorni dalla sua scomparsa, che Fruttero gli aveva insegnato, a suo dire, la «leggerezza», la sommarietà di quel «Dagli all&#8217;evasore» è segno di progresso civile. Ho letto e riletto: non scherzava. E, soddisfattissimo, mi son ripreso dal colpo.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>STEFANO FOLLI 26/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Dall&#8217;altro lato questo stesso governo deve tenere a bada la piazza, usando all&#8217;occorrenza il pugno di ferro. Cosa che gli procurerà qualche critica, ma gli farà guadagnare anche molti consensi.»</em> Non l&#8217;ha detto Gasparri, e non l&#8217;ha scritto Sallusti, al tempo del governo peronista del Caimano. No, l&#8217;ha scritto lo svergognato di oggi. Far rigar dritto la plebaglia, come Dio comanda, per il bene del paese, magari a colpi di nodoso bastone, oggi diventa una virtù ed un segno di serietà, di consapevolezza, di responsabilità, di amore della legalità. Lo vuole <em>«la grande maggioranza degli italiani»:</em> è la voce possente del Popolo. E adesso lo vuole pure l&#8217;Europa:<em> «E c&#8217;è da credere che una prova di severità, volta a garantire gli approvvigionamenti e la libera circolazione delle merci sul territorio nazionale, in base peraltro a una precisa e ben nota normativa dell&#8217;Unione, consoliderà la credibilità e il rispetto di cui gode il premier.»</em> Ma infatti è ora di finirla con questi scioperi selvaggi, con queste interruzioni di pubblico servizio, con queste okkupazioni di strade e stazioni ferroviarie, con queste pagliacciate criminali, con questi ricatti. E&#8217; ora di fare piazza pulita. «Quando dunque, o Silvio, farai il tuo dovere?»: così, per anni, il Demostene del Sole24Ore ammoniva indefesso, con vivo senso d&#8217;urgenza, dalle colonne del suo giornalone, andando puntualmente a sbattere contro la neghittosità di un governo sordo alla ragione e a tutto. Una cialtroneria di cui oggi paghiamo il prezzo. Un prezzo intollerabile.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>CLAUDIO BAGLIONI 27/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Si è innamorato della Costituzione. La nostra. Quella dell&#8217;immusonita repubblica fondata «sul lavoro». Già questo avrebbe dovuto mettere in pensiero i suoi amici più cari. Molto. Ora ha avuto la follia di cantarla. O meglio, di declamarla in groppa alle onde lunghe di un oceano di musica generosamente melodica, tipicamente sua. Sulla cresta delle più possenti, la declamazione si sfuma in canto e la voce è rotta da una specie di struggimento amoroso. E&#8217; terribile. Per ritrovare me stesso, e forse lui stesso, mi son ascoltato “Sabato pomeriggio” cinque volte di fila, avidamente.</p>
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		<title>Democrazia d&#8217;Egitto</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:52:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hosni Mubarak è stato considerato per molti decenni un leader moderato del mondo arabo, un buon amico dell&#8217;Occidente che senza troppe licenze regnava, per nostra fortuna, sull&#8217;enorme polveriera egiziana. Nessun quotidiano di qualche importanza, in Italia e all&#8217;estero, lo designava &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/01/24/democrazia-degitto/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5566&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Hosni Mubarak è stato considerato per molti decenni un leader moderato del mondo arabo, un buon amico dell&#8217;Occidente che senza troppe licenze regnava, per nostra fortuna, sull&#8217;enorme polveriera egiziana. Nessun quotidiano di qualche importanza, in Italia e all&#8217;estero, lo designava col nome di “dittatore”. La cosa sarebbe apparsa perfino bizzarra. I media trasmettevano un&#8217;immagine paciosa, paternalistica e “laica” dell&#8217;autocrate. Poi venne la primavera araba e la rivoluzione, che fu un fenomeno strettissimamente urbano, anzi, si può dire, di una sola grande città, se non di una sola grande piazza. Assolutamente niente di nuovo. I protagonisti più sinceri di quella rivolta facevano parte di un&#8217;élite occidentalizzata e “connessa”. In un certo senso, erano i figli più viziati dell&#8217;epoca del rais. Come spesso accade, sono le avanguardie ingenuamente “liberali” ad aprire la strada alla rivoluzione che le divorerà. Ma quei ragazzi sono abbastanza perdonabili. Quello che non è perdonabile è l&#8217;incredibile frivolezza con la quale l&#8217;Occidente ha sposato acriticamente la causa della piazza, accelerando il processo rivoluzionario. Tra i peggiori di tutti, alcune penne nostrane notoriamente circospette, dei voltagabbana da salotto che nei loro editoriali cominciarono ad aggiungere, con dissimulata naturalezza, la qualifica di “dittatore” al vecchio Mubarak caduto nella polvere. Ora, finalmente, sono giunti i risultati ufficiali delle prime elezioni “veramente libere e democratiche”: Giustizia e Libertà, il partito dei Fratelli Musulmani ha conquistato il 47% dei seggi della nuova assemblea popolare; a fargli buona compagnia, Al Nour, il partito dei Salafiti, musulmani ultraconservatori con il 24% dei seggi; il primo dei partiti “laici” il Wafd, prende il 9%; il secondo, la coalizione del Blocco Egiziano, prende il 6%.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo risultando rotondo e abbastanza agghiacciante deve molto anche al contributo entusiastico dei leader europei e del presidente americano Obama, tutti smaniosi di legittimarsi presso le nuove avanguardie democratiche dell&#8217;ex terzo mondo, nell&#8217;illusione di poterle poi controllare. In realtà questa mancata presenza di spirito, e di intelligenza, è frutto dell&#8217;intrinseca debolezza dell&#8217;Occidente, che invita ad illudersi ed a fare i furbi. Berlusconi, il “pagliaccio” in mezzo a tanti statisti più o meno sobriamente à la page, aveva pienamente ragione quando nei giorni della rivolta avvertiva che le centinaia di migliaia di manifestanti di piazza Tahrir non rappresentavano gli ottanta milioni di abitanti dell&#8217;Egitto. C&#8217;è sempre, in ogni paese, una maggioranza silenziosa naturalmente conservatrice, ostile agli eccessi ed agli integralismi. Con l&#8217;affrettata caduta del “regime” di Mubarak, che a suo modo la proteggeva, e la controllava, è stato spazzato via ogni ostacolo all&#8217;imporsi delle organizzazioni islamiche. Una maggioranza silenziosa è diventata una maggioranza impaurita, in cerca di un padrone. Il risultato della rivoluzione democratica è un simulacro di democrazia, fondato sulla paura. Prossimamente un parlamento a schiacciante maggioranza islamica eleggerà un consiglio di cento membri incaricato di redigere una nuova costituzione. E vedremo allora, se dopo la sostanza, saranno le forme della democrazia a saltare. Intanto i “nuovi” militari al potere, che pensavano opportunisticamente di riciclarsi nella stagione rivoluzionaria grazie alla consegna del capro espiatorio Mubarak, si rivelano anche più letali dei “vecchi” nei confronti dei manifestanti che, con tragica ingenuità, protestano contro una rivoluzione “tradita e incompiuta”. E non si accorgono, i primi e i secondi, che combattendosi gli uni con gli altri stanno azzerando ogni opposizione al nuovo ordine islamico. A parziale consolazione, c&#8217;è tuttavia da dire che, legittimandosi nella democrazia, anche in Egitto l&#8217;islamismo politico ha accettato un elemento culturale universalistico, occidentale e in senso lato cristiano, che nel lungo o lunghissimo periodo lo distruggerà.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/191619/democrazia-degitto/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (57)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 13:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM   ELSA FORNERO 16/01/2012 Al ministro del Lavoro non piace che la si chiami “la Fornero”. E&#8217; una pratica &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/01/23/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-57/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5554&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su <a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ELSA FORNERO 16/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Al ministro del Lavoro non piace che la si chiami “la Fornero”. E&#8217; una pratica maschilista. La si chiami “Fornero” e basta. Ragazzi, che tristezza, questo perbenismo imbecille. E che pugno allo stomaco della lingua italiana. Comunque, non abbattetevi. Fra vent&#8217;anni un ministro del Lavoro di sesso femminile protesterà contro questa monca tassonomia politico-istituzionale: come se per certi incarichi di responsabilità la lingua non potesse contemplare il genere femminile! Le (o gli?) sembrerà una pratica maschilista. E vorrà essere chiamata a tutti i costi ministra o ministressa.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;ITALIA REPUBBLICANA 17/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; morto a 89 anni Manuel Fraga Iribarne. Franchista fino alla morte di Franco, figura di primo piano del regime del Generalissimo, scelse di partecipare da protagonista alla costruzione della Spagna democratica: fu il leader di una coalizione di formazioni politiche guidate da ex ministri franchisti, Alianza Popular, che fece appello all&#8217;elettorato più conservatore e ai nostalgici del regime, e che alle prime elezioni democratiche prese l&#8217;otto per cento circa dei voti. Tutto ciò accadeva meno di quarant&#8217;anni fa. Alianza Popular fu il nucleo «reazionario» del partito egemone della destra moderna spagnola, il Partido Popular, di cui Manuel Fraga è considerato il fondatore. Tutta, o quasi, la classe politica spagnola gli ha reso omaggio, da Aznar a Zapatero. Per il primo ministro (o il presidente del «governo», come dicono in Spagna) Mariano Rajoy, Fraga fu «uno de los politicos más grandes del siglo XX». Per il presidente del gruppo parlamentare socialista, Alfredo Pérez Rubalcaba, Fraga fu «un servidor pǘblico impecable». I nazionalisti baschi, pur riconoscendo il ruolo importante giocato da Fraga durante la transizione democratica spagnola, hanno detto di non aver alcun debito di gratitudine verso un nemico del popolo basco. Solo il coordinatore dei comunisti di Izquierda Unida, Cayo Lara, ha parlato come un normale e imbecille progressista italiano, anche di «centro»: «Manuel Fraga se ne è andato» ha detto, «senza che il suo partito abbia condannato il franchismo». E il bello è che da noi il regime fascista è caduto da quasi settant&#8217;anni, non da quasi quaranta. Ma da noi di antifascismo si vive, si odia, e si mangia soprattutto.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;ITALIA ANTIFASCISTA 18/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">A beneficio di coloro che ieri non hanno nemmeno osato capire qualcosa, spiego in poche parole la genesi e l&#8217;essenza dello specialissimo antifascismo italico, così vi risparmiate di leggere un sacco di libri troppo tremebondi per guardare in faccia la verità. Avete presente la Germania? La Germania, almeno quella non caduta sotto il tallone sovietico, uscì dalla seconda guerra mondiale unita nella sconfitta e nella vergogna. In questo disastro finì schiacciato anche il radicalismo politico di massa. Ed in breve il sistema politico tedesco s&#8217;incardinò naturalmente su un grosso partito socialdemocratico e su un grosso partito cristiano-democratico. Avete poi presente la Spagna? Il paese iberico uscì da una feroce guerra civile con la vittoria di Franco. Il franchismo morì di morte naturale quarant&#8217;anni dopo con la dipartita del suo fondatore, senza troppi scossoni. Senza rivoluzioni. Senza «vincitori morali» di massa. Dopo qualche anno il sistema politico spagnolo s&#8217;incardinò naturalmente su un grosso partito socialista e su un grosso partito popolare. Prendete l&#8217;Italia invece. Il regime fascista visse tranquillo per vent&#8217;anni senza troppe opposizioni. La guerra fu stra-persa. I due anni della risalita anglo-americana della penisola, e i quattro gatti della Resistenza, due almeno dei quali corsi in soccorso del vincitore sovietico, permisero all&#8217;immaginifico popolo italiano di trasformare una guerra stra-persa in una mezza vittoria. In questa spudorata mezza vittoria s&#8217;intrufolò mezza Italia: la più conformista, si capisce bene, quella più vicina al defunto regime, quella più colpevole. Assiso su questa colossale impostura, l&#8217;antifascismo per vivere ha bisogno del quotidiano veleno dell&#8217;Italia «migliore», da rinfacciare nei secoli dei secoli all&#8217;Italia meno colpevole. Un imbroglio di cui ancor oggi vediamo le storiche conseguenze sul mai ben assestato sistema politico italiano, coi suoi grossi partiti «comunisti» o «democratici di sinistra», che non hanno fratelli in Europa.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>GREGORIO DE FALCO 19/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ho resistito due o tre giorni. Perché origliare mi mette ancora &#8211; per fortuna &#8211; a disagio. Poi mi son detto: e va bene, sentiamo. E mi son venuti subito in mente gli sketch di Fracchia, con Paolo Villaggio e Gianni Agus. Il nostro eroe nelle vesti del terribile capo di Fracchia. E bravo. Ha fatto la sua sceneggiata. Tac&#8230; si registra, e via! E lui è partito come una mitragliatrice, senza neanche lasciar fiatare uno sciagurato che aveva appena fatto una minchiata colossale. Invece di cercare di rimettere in piedi psicologicamente un uomo la cui testa stava affondando insieme alla nave, invece di lasciarlo parlare in modo di farsi un&#8217;idea della situazione e dell&#8217;uomo che, in quel momento, giocava il ruolo più importante in una faccenda terribilmente seria, ha pensato bene di fargli una lavata di capo micidiale, l&#8217;ultima cosa utile, in quel momento, con toni perfino derisori («Vuole andare a casa?»: e che, se l&#8217;era studiata questa? Ma vi sembra normale, in quel momento?), e di esibirsi in una serie di ordini tanto stentorei quanto vuoti, se non si ha esatta cognizione della situazione. Comicamente compreso di sé, ci ha perfino ricamato su con burocratica perfidia, del tutto fuori luogo, in quel momento: «&#8230; e mi dice se ci sono bambini, donne, o persone bisognose di assistenza, e me ne dice il numero di ciascuna di queste categorie!» Ci mancava solo, da parte del «coniglio», il «Com&#8217;è buono lei!» che Fracchia, annichilito, era uso dire al termine della sfuriata del capo. Ma a quello ci ha pensato l&#8217;Italia Migliore.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>E&#8217; venuta giù la grandine, naturalmente. Nella tempesta ho tenuto la rotta con una compostezza tale da accendere d&#8217;invidia l&#8217;animo del pur nobile Capitan Findus (lo so da fonti certe). Ecco dunque le mie repliche:</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Ma cari signori, che vi succede? Vi ha preso il panico? Carissimi bollenti spiriti, voi dimenticate: che io ho sparso, non a caso, questo vergognoso trafiletto di tutta una serie di “in quel momento”; che “rimettere in piedi psicologicamente” un uomo significa smuoverlo, fargli ritrovare un filo di stima di se stesso per rendersi utile, tanto più se costui è colui che può fare di più, in quel momento: non annientarlo e renderlo inservibile; che la priorità “in quel momento” consiste nel salvare vite umane, non l’astratta onorabilità della marina;  che per quello scopo prioritario bisogna dimostrare calma fermezza e pragmatismo, non sbraitare da lontano ordini da Manuale delle Giovani Marmotte; che è sempre bello ammirare un uomo che non perde la testa nella tempesta, l&#8217;uomo volitivo che sa fare il proprio difficile dovere; che ammirarne la rumorosa caricatura è invece un gran brutto affare; che infine, signori, stiamo vivendo la stagione della sobrietà, di cui c&#8217;è proprio un gran bisogno, di quella vera s&#8217;intende: di quella ostentata da certe macchiette, ne abbiamo fin sopra i capelli; che a proposito di quest&#8217;ultima osservazione, mi vien proprio da dire che è curioso che i migliori italiani si siano infatuati dei simulacri delle virtù: dalla seriosità spacciata per sobrietà, al fiero strepitante cipiglio spacciato per risolutezza, ché quello era una specialità anche del spezzator di reni di augusta memoria. Certo, è più comodo.</p>
<p style="text-align:justify;">Che io «difenda» il comandante della nave è &#8211; ovviamente – una menzogna. La menzogna è una brutta cosa, specie se detta con la bava alla bocca, e disonora chi la dice. Per il resto l&#8217;atmosfera e i gradi militari mi hanno ricordato la naja. All&#8217;epoca, lassù, nella «tana dei lupi» ero conosciuto come «il grande rimbeccatore». Facevo ammattire con la mia simpatica nonchalance i «nonni». A volte quelle mezze seghe nemmeno mi capivano, così mi prendevo la soddisfazione di spiegare loro come e perché li pigliavo per il culo. S&#8217;intende che poi ne pagavo il prezzo. Ma insomma, era esaltante. Il periodo più glorioso della mia carriera di rimbeccatore fu un mese che passai a fare un corso (non ero uomo, ero caporale, poi persino caporalmaggiore, e mi spedivano a fare dei corsi) in una caserma dove vigeva una disciplina più severa che nella «tana dei lupi» , e dove quindi i nonni non è che potessero prendersi tante libertà. Lì mi scatenai. I nonni si mettevano perfino le mani nei capelli dalla disperazione. Il mio scherzo preferito era questo: al termine di un urlato processo, mi mostravo finalmente arrendevole, e per dimostrare la serietà dei miei propositi, come un essere ignaro di ogni cultura, e un po&#8217; tocco, mi facevo spiegare per filo e per segno da quei babbei il galateo del nonnismo, e anzi ne facevo pure le prove, volenterosissimo, a parole e gesti, e alla fine, quando mi «congedavano» (siamo pur sempre in una caserma, eh!) con un «E adesso riga dritto! All&#8217;occhio!», io tranquillo tranquillo rispondevo: «Ma manco per il cazzo. Non se ne parla nemmeno!» Ah ah ah&#8230; bei tempi!</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>FRANCO MARESCO 20/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; in via di ultimazione il nuovo film del regista siciliano, “Belluscone, una storia siciliana”. L&#8217;argomento, a dire il vero, sembrerebbe un tantino vecchiotto, frusto, abusato. Ma forse Silvio è come l&#8217;Amore, un tema inesauribile. O forse, semplicemente, il genio sa vedere le cose da angolazioni sorprendenti, rivelatrici, nuove, e godibili, che ci mettono in guardia contro le malattie ricorrenti dello spirito della nazione, e la loro capacità camaleontica. Perché, a detta di questo originale artista, “Il peggio deve ancora arrivare. Berlusconi lascia dietro di sé una generazione indifferente a tutto, composta da persone che si comportano come zombie”. E&#8217; per questo che sono ottimista sul suo nuovissimo film. Lo andranno a vedere. Li hanno visti tutti, i film sul Caimano. Perché cavolo non dovrebbero farlo anche questa volta, gli zombie?</p>
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		<title>Giustizialisti, con juicio</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 08:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; molto spiaciuta alla nostra stampa sobriamente benpensante la Lega poco forcaiola che si è divisa sul voto sulla richiesta di arresto avanzata dalla procura di Napoli nei riguardi di Nicola Cosentino, contribuendo in modo decisivo alla «salvezza» del reprobo. &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/01/17/giustizialisti-con-juicio/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5549&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">E&#8217; molto spiaciuta alla nostra stampa sobriamente benpensante la Lega poco forcaiola che si è divisa sul voto sulla richiesta di arresto avanzata dalla procura di Napoli nei riguardi di Nicola Cosentino, contribuendo in modo decisivo alla «salvezza» del reprobo. Il quale reprobo, però, è indagato da una vita, e da una vita è sotto i riflettori. Cosa possa combinare in queste condizioni lo sa solo l&#8217;Onnipotente o la nostra onnisciente magistratura. La richiesta di arresto era palesemente pretestuosa, e il suo arresto avrebbe voluto solo un valore, o meglio, un disvalore «esemplare», perché così piace ai cultori della legalità del nostro paese, abituati a vivere di simboli positivi e negativi, ai quali stringersi attorno o sui quali lanciare l&#8217;anatema, obbligatoriamente. Si è così confermato che il «moderatismo» messo in pratica da queste penne guardinghe è un conformismo che con molta urbanità sa venire a patti anche con le pulsioni peggiori, quando siano abbastanza diffuse. Sono i casi in cui «ascoltare la pancia della gente» diventa una virtù. Qui la sobrietà, se vi interessa saperlo, sta nell&#8217;adeguarvisi giudiziosamente, senza sbracare.</p>
<p style="text-align:justify;">C&#8217;è qualcosa di vile e di ostinatamente meschino nel non voler riconoscere che proprio in casi come questi si vedono i frutti positivi della lunga stagione berlusconiana. Evidentemente sul lento processo di maturazione leghista fa premio la necessità di sganciare la Lega dal PDL, sia che essa ritorni al celodurismo originario, sia che diventi una «costola» della sinistra a forza di lusinghe e legittimazioni verso i «maroniani» di turno, nella speranza di trovare un giorno un Fini leghista. Per i nordisti sono due opzioni suicide, e perciò incoraggiate. L&#8217;unico futuro per la Lega è un&#8217;alleanza sempre più organica col partito di Berlusconi: i dirigenti del partito e i suoi elettori in cuor loro lo sanno, anche se il concetto non è ancora entrato nella loro testa.</p>
<p style="text-align:justify;">Il voto è anche un segno che col tempo, dopo il colpo di mano che ha messo Monti alla guida del governo, le forze politiche si stanno naturalmente riaggregando. E si è visto che il terzo polo, quello fieramente indipendente, alla prima conta un po&#8217; delicata, senza aver alle spalle qualche diktat europeo, si è diligentemente piegato ai dettami della stagione giustizialista. Sua Vacuità Pier Ferdinando Casini, con la tipica voluttà dei democristiani convertiti alla vulgata sinistrorsa, ha parlato di eutanasia del Parlamento, di suicidio in diretta, solo perché i suoi alleati di un tempo hanno salutato con qualche applauso l&#8217;esito del voto, come se non avvenisse ogni volta che nell&#8217;attività parlamentare si esce dall&#8217;ordinaria amministrazione. Per quanto fragile questa rinnovata intesa tra Berlusconi e Bossi ha messo in allarme la vasta platea dei corifei del «governo del presidente», tanto più che il professor Monti, a parte le pose garbatamente efficientiste, fin qui non ha affatto dimostrato il nerbo necessario per farsi sentire in Europa e per mettere in cantiere le mitiche e sanguinose riforme di cui abbiamo tanto bisogno, i due fronti sui quali è stato chiamato a combattere, «facendo presto». Che dovesse fare presto non c&#8217;è dubbio, ma non per i ben martellati motivi di emergenza che gli hanno spianato la strada, ma per cogliere l&#8217;occasione offertagli da una classe politica in stato comatoso.</p>
<p style="text-align:justify;">E così oggi con tutta naturalezza si biasima la debolezza della Lega nei confronti di Berlusconi come non tanto tempo fa si biasimava la debolezza di Berlusconi nei confronti della Lega, e l&#8217;immobilismo che ne derivava. Tali capriole si spiegano facilmente: virtù vere se ne vedono poche in giro. Chiarezza di idee e coerenza sono merce rara. E&#8217; molto più facile illudersi che sia possibile vellicare gli istinti peggiori dell&#8217;opinione pubblica, purché rientrino nel catalogo aggiornato del politicamente corretto, e nello stesso tempo sfoggiare la retorica della ragionevolezza e della responsabilità; sciocchi esercizi impersonati in questi giorni dai due rumorosi impostori chiamati Equità e Rigore.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/189065/giustizialisti-con-juicio/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (56)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalettismo]]></category>
		<category><![CDATA[Umorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Vergognamoci per lui]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
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		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM   LA LAPIDE DI ACCA LARENTIA 09/01/2012 Non so se sia per grande ingegno, o per grande ignoranza, ma &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/01/16/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-56/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5544&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su <a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LA LAPIDE DI ACCA LARENTIA 09/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non so se sia per grande ingegno, o per grande ignoranza, ma la lapide ai “caduti” di Acca Larentia, “assassinati dall&#8217;odio comunista e dai servi dello stato” è un capolavoro di sottigliezza. E&#8217; bene infatti ricordare agli smemorati o a quelli che non lo sanno, che “servo di stato” prima di diventare, a furia di esecuzioni proletarie, un attestato di benemerenza da pronunciare con la dovuta compunzione istituzionale, negli anni settanta fu un marchio d&#8217;infamia maneggiato con disinvoltura non solo dalle Brigate Rosse ma anche da buona parte della sinistra antagonista, ivi compresa quella salottiera. A molti allora “Assassinati dall&#8217;odio fascista e dai servi di stato” sarebbe suonato perfetto, perché è noto che pure a quei tempi si viveva sotto un “regime”. Cosicché la lapide è un perfido emblema della fratellanza spirituale fra camerati e compagni. Son sicuro che molti dei rossi scesi in strada furibondi non l&#8217;hanno capito, ma l&#8217;hanno sentito: son qua io, ad aprir loro gli occhi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>AMNESTY INTERNATIONAL 10/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; destinata a noi tutti, che mai avremmo potuto prevederla o sospettarla, l&#8217;allarmante verità rivelata dai migliori amici dell&#8217;umanità: il bilancio della Primavera Araba all&#8217;inizio del 2012 nel Nord Africa è deludente. In Tunisia sul piano dei diritti umani le cose procedono ancora lentamente; in Libia procedono più o meno come prima, e le nuove autorità non sembrano in grado di impedire una replica delle violazioni dei diritti umani tipiche del vecchio sistema di potere; in Egitto il Consiglio Supremo delle Forze Armate al potere si è reso responsabile di abusi persino peggiori di quelli dell&#8217;epoca di Mubarak. Insomma, le rivoluzioni si sono rivelate mezze rivoluzioni. Rivoluzioni tradite. Bisogna perciò che le potenze internazionali e i governi della regione le portino a compimento. Fino in fondo. Sono completamente d&#8217;accordo. E aggiungo: è da troppo tempo ormai che non si vede più la ghigliottina sfoderare tutta la sua democratica, liberatrice, livellatrice, fraterna, e geometrica potenza.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ANTONIO CATRICALA&#8217; 11/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">«Nessuna pietà verso gli evasori: spareremo ad alzo zero. Chi evade le tasse, in un momento come questo, tradisce la Patria!» Così disse il Cavaliere di gran croce dell&#8217;Ordine al merito della Repubblica Italiana, volendo forse stupirci. Ma per niente! Per niente! Che un uomo misurato, sobrio, posato, come non poteva non essere un sottosegretario di questa flemmatica e rigorosa Presidenza del Consiglio, tutto ad un tratto si metta a sbraitare come un inquisitore, è nell&#8217;ordine più rigoroso delle cose, certificatissimo dalla storia: non avete mai sentito o letto di quella inesplicabile mutazione che coglie immancabilmente molti travet di piccolo, medio e grosso calibro quando si apre la stagione della caccia nei periodi di fanatismo?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LA CORTE DEI CONTI 12/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ennesima pecora del gregge a belare nel coro anti-evasori, la Corte ha deciso di belare alto e forte, con accenti di paternalistico rimprovero verso le fatue consorelle, che la fanno troppo facile. Per questo venerabile consesso, infatti, le misure di contrasto all&#8217;evasione fiscale che prevedono il carcere “sono rimaste per lo più inapplicate o hanno avuto risultati del tutto insoddisfacenti e talvolta anche controproducenti”. All&#8217;uopo, e per nostra fortuna, la Corte, che ben sa il fatto suo, ha annunciato l&#8217;avvio di una specifica indagine. Nell&#8217;ambito dei controlli programmati nel 2012 sarà riservato uno spazio alla lotta all&#8217;evasione fiscale, in particolare al «contrasto penale». A cui, nel caso ce lo fossimo dimenticato, «è stata da sempre attribuita grande rilevanza».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL POLITICO ALLE MALDIVE 13/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">I calciatori che svernano per qualche giorno a Miami come mucche portate al pascolo in fondo li capiamo. E&#8217; bene, anzi, che tutto il loro estro queste cime lo riservino alle giocate in campo. Ma vedere i politici sbarcare alle Maldive in comitiva sgomenta. Pensate: in questi giorni, per scaldarsi le ossa (se proprio lo volevano) e per fuggire uno dall&#8217;altro (se restava loro un minimo di salute mentale) avevano, oltre alla fascia equatoriale, tutto l&#8217;emisfero australe a disposizione. Ma niente, le Maldive sono di rigore, e il loro intelletto è talmente sobrio da essere incapace di concepire qualcosa di diverso.</p>
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		<title>Il populismo, le voilà</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 07:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per Eugenio Scalfari, l&#8217;Italia, che fino ad un mese fa era sull&#8217;orlo del baratro, ora “guida la battaglia salva-Europa”. Mentre non passa giorno che il Presidente della Repubblica non saluti l&#8217;orgoglio nazionale ritrovato, e che la stampa in coro non &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/01/10/il-populismo-le-voila/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5532&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Per Eugenio Scalfari, l&#8217;Italia, che fino ad un mese fa era sull&#8217;orlo del baratro, ora “guida la battaglia salva-Europa”. Mentre non passa giorno che il Presidente della Repubblica non saluti l&#8217;orgoglio nazionale ritrovato, e che la stampa in coro non biascichi stancamente, a mo&#8217; di prologo, il dogma recentissimo della credibilità anch&#8217;essa ritrovata, prima d&#8217;imbarcarsi in auspici nebulosi sul destino delle riforme. Il Presidente del Consiglio riesce a fare ancor peggio, e da uomo di stato qual è, afferma che sono gli evasori a mettere mano nelle tasche degli italiani. Per chi va in cerca di applausi a buonissimo mercato, è una battuta facilissima. Da politicante senza tanti scrupoli di coscienza. Volevate il populismo? Eccolo qua. Se non sentite come puzza, è evidente che vi ci trovate benissimo. D&#8217;altronde siete stati abituati a chiamare populismo l&#8217;ottimismo facile e lo stile poco ortodosso di Berlusconi: accecati dalla forma, avete perso di vista la sostanza. Non per niente la nuova era è improntata alla “sobrietà”, che è lo stile preferito dai Tartufi e dagli Ayatollah di tutti i tempi. Con la resa del governo Berlusconi il populismo, se per esso si intende la demagogia di massa, invece di scomparire, è tracimato. Nell&#8217;arena propriamente politica, le attuali opposizioni al governo Monti, di destra e di sinistra, hanno sentito potente il richiamo della foresta e vi si sono tuffate con voluttà. Tuttavia il loro becero massimalismo non è il frutto di un rigetto fisiologico di una nascente area di ragionevolezza o consapevolezza, ma è il sintomo di una patologia che ha investito tutto il corpo della nazione. Ad esso, infatti, si contrappone, e ne è il riflesso, il massimalismo educato della nuova compagine governativa e dei suoi cantori. Ad ormai due mesi dall&#8217;inizio della svolta che doveva raddrizzare la torre pendente chiamata Italia e dare aria ai suoi irrespirabili locali con due o tre colpi decisi da maestro, l&#8217;atmosfera è talmente pesante che, per placare l&#8217;isterismo, il Prestatore di Ultima Istanza di vittime sacrificali ha inondato di questa moneta svilita il mercato dei media e della politica. Casta ed evasori, evasori e casta, come e più di prima: che noia mortale! Il governo degli esperti si è adeguato servilmente a questo vento fetido con tutta una serie di misure non tanto da stato di polizia ma da stato sull&#8217;orlo di una crisi di nervi. Forse adesso qualcuno che si professa “liberale”, ma vive questa suo liberalismo come una religione fuori dal tempo e dallo spazio, comincerà a rendersi conto che la vera missione storica, al di là della reclamizzata rivoluzione liberale, dell&#8217;incompiuta stagione berlusconiana, che non è finita e non è stata senza frutto, era di irregimentare e di riportare nel recinto della politica, almeno per quanto riguarda la sua metà del cielo, tutto questo radicalismo di massa che perseguita l&#8217;Italia dalla fine della prima guerra mondiale. Pagare dazio era inevitabile. Non c&#8217;era alternativa. E il suo successo avrebbe costretto anche l&#8217;altra metà alla ristrutturazione, nel corpo e soprattutto nell&#8217;anima. L&#8217;intuizione berlusconiana era feconda e costruttiva. Io, nel mio piccolo, ho sempre sostenuto che la vera grande riforma di cui necessitava l&#8217;Italia, la solida piattaforma per tutte le altre riforme, era di arrivare ad un sistema politico fondato su un onesto partito conservatore ed un onesto partito socialdemocratico: dico “onesto”, perché una politica fattiva deve sempre coniugarsi con la temperie culturale del paese, senza fuggire nel passato o nel futuro. E&#8217; un fatto che tutti i protagonisti di politiche “inclusive” e lungimiranti, ma nient&#8217;affatto “consociative”, si siano attirati odi profondi e criminalizzazioni da chi ha vissuto la politica in modo cupamente messianico, ivi compreso qualche sedicente e zelante liberale: da Giolitti, “ministro della malavita”, pur essendo persona integerrima, a Craxi, ed ora a Berlusconi. Nel passato, la loro dipartita ha significato l&#8217;imporsi, prolungato o temporaneo, di forze distruttive. La storia che vi raccontano è diversa; molti lo fanno per semplice viltà; in ogni caso, non me ne importa un piffero.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/186459/il-populismo-le-voila/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
<p style="text-align:justify;">P.S. Veniamo ora a sapere che per il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Antonio Catricalà, un altro noto discepolo della religione della misura e della sobrietà, &#8220;chi evade in un momento come questo tradisce la Patria&#8221;. Come volevasi dimostrare.</p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (55)</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 12:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM   GIORGIO NAPOLITANO 02/01/2012 Non solo ha avuto il coraggio di dire che «l&#8217;Italia può e ce la deve &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/01/09/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-55/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5514&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su <a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>GIORGIO NAPOLITANO 02/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non solo ha avuto il coraggio di dire che «l&#8217;Italia può e ce la deve fare» &#8211; l&#8217;avrei lasciato stare &#8211; ma anche che il 2012 può essere l&#8217;occasione per «un nuovo balzo in avanti». Di «vecchi» balzi in avanti ne ricordo solo uno: quello «Grande» di Mao, che ridusse alla fame i cinesi, quelli sopravvissuti al balzo. Sarà pure cadavere, ma questo comunismo scalcia ancora: occhio a dove mettete i piedi.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL MERCATO DELL&#8217;AUTO 03/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Che va a picco e ritorna ai livelli del 1996. E ben gli sta! La tua macchinetta andava benone ma tu dovevi cambiarla per forza. A forza di incentivi. E per la salvezza del pianeta! Per l&#8217;occupazione! Per l&#8217;industria! Per distinguerti! Per omologarti! Sennò passavi per un brigante, per un boicottatore dello sviluppo! Solo perché i tuoi sudati soldi li risparmiavi! O li impiegavi con più buon senso! Ed erano tutti d&#8217;accordo come perfetti imbecilli, in questo stupro di gruppo del «libero mercato», costruttori, governi, partiti, sindacati, giornali, banche: quelli che oggi ci chiedono «sacrifici». Sono i miracoli della «coesione».</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LA PROCURA DI ROMA 04/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Al cui occhio penetrante nulla sfugge! Per i segugi dell&#8217;Urbe i compagni di merende della P3 formavano una cricca impegnata <em>“a realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento dei partiti, diffamazione e violenza privata”.</em> Una serie indeterminata? Forse perché nemmeno loro sapevano che cavolo volevano fare? O forse perché, in attesa di combinare qualcosa, non ponevano limiti alla fantasia? Una cricca, comunque, secondo i procuratori,<em> “caratterizzata dalla segretezza degli scopi”?</em> Segretezza a prova di bomba, vista la nettezza degli scopi. Una cricca <em>“volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché apparati della pubblica amministrazione dello stato e degli enti locali”</em>. <em>Vaste programme</em>, ma il minimo per il millantatore gloriosus italicus: sì, ma a quale scopo? Per approfittare<em> “delle conoscenze così realizzate per acquisire informazioni riservate, influire sull’esercizio delle funzioni pubbliche rivestite dalle personalità avvicinate dai membri dell’associazione”</em>. Adesso è tutto chiaro: i quattro amici al bar, una volta influito sull&#8217;esercizio delle funzioni pubbliche rivestite dalle personalità avvicinate, potevano riapprofittare delle conoscenze così realizzate per riacquisire informazione riservate, e così riinfluire sull&#8217;esercizio delle funzioni pubbliche rivestite dalle personalità avvicinate, e poi approfittare di nuovo delle conoscenza così realizzate per acquisire nuove informazioni riservate, e così via, via, via, via! Ad allargare all&#8217;infinito il cerchio della loro potenza! Sì, ma a quale scopo? Lo so io! Sì, so io qual è lo scopo! Scopo nobilissimo e poetico, che darà lustro all&#8217;Italia: costruire eroicamente la grandiosa epopea del maneggione, del nostro Čičikov nazionale, accaparratore non già di anime morte, ma di segreti di Pulcinella.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>BEPPE GRILLO 05/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per lo scalmanato martello ligure questi nostri politici italioti hanno veramente alzato un po&#8217; troppo la cresta. Ma chi credono di essere? <em>“Se Mussolini aveva sempre ragione”</em> ha sbottato indignato, <em>“loro ne hanno ancora di più.”</em> Mentre dovrebbe esser ormai chiaro a tutti, santa madonna, che il più bravo di tutti, il vero fuoriclasse, è lui e solo lui.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>EQUITALIA 06/01/2012</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non tanto tempo fa si chiamava ancora Riscossione S.p.A., una denominazione che quantomeno aveva il pregio incoraggiante della chiarezza. Poi, per voler sfoggiare un levigato giustizialismo; per voler strizzar l&#8217;occhio equo e solidale al cittadino democratico e piazzaiolo; per correr dietro alle mode e al politicamente corretto; insomma, per piegarsi furbescamente al populismo dalle buone maniere, quello più pericoloso e velenoso, ha cambiato etichetta. Non avendo abbastanza la schiena diritta per resistere al vento dell&#8217;egalitarismo degli invasati anti-casta, ha seminato un po&#8217; di vento anch&#8217;essa, dando una mano a costruire la trappola d&#8217;odio in cui ci siamo cacciati. Ed adesso raccoglie un po&#8217; di tempesta. Troppa o troppo poca? In misura equa o non equa? Io non me ne curo. Io non c&#8217;entro. Io non mi sono piegato davanti all&#8217;idolo dell&#8217;equità. Quella baldracca. Son cose da servi. E da lacchè.</p>
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		<title>Piazze e piazzate mediatiche</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 07:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2011 è stato l&#8217;anno delle piazze mediatiche, da quelle della primavera araba a quelle russe a quelle okkupate dai nostri ancor benestanti indignados occidentali. Le prime hanno accompagnato rivoluzioni, le seconde forse non combineranno sfracelli, le terze si sono &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/01/03/piazze-e-piazzate-mediatiche/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5497&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Il 2011 è stato l&#8217;anno delle piazze mediatiche, da quelle della primavera araba a quelle russe a quelle <em>okkupate</em> dai nostri ancor benestanti <em>indignados</em> occidentali. Le prime hanno accompagnato rivoluzioni, le seconde forse non combineranno sfracelli, le terze si sono ridotte a lagnose piazzate mediatiche. Questi esiti diversi c&#8217;insegnano che dietro il fasto della tecnologia, che a prima vista sembra dettare nuove e vincenti regole di comportamento politico alle masse, e nuove regole alla sua interpretazione, la catena degli eventi storici conferma una sua stagionatissima fenomenologia. Il progresso tecnologico, infatti, ha celebrato il suo trionfo proprio nei paesi più arretrati e meno “democratici”, ossia là dove era meno presente una forte e variegata opinione pubblica. Di questi ultimi, però, a cadere sono stati i regimi con un certo grado di apertura, mentre quelli chiusi a doppia mandata rimangono ancora in sella. Il segreto di tutti i rivoluzionari è sempre stato quello di far coincidere piazza ed opinione pubblica, questo nuovo soggetto politico di massa della modernità creato dai mezzi d&#8217;informazione che ha fatto uscire l&#8217;agorà dal perimetro angusto della polis aristocratica o della corte. Il miglior momento per usare con successo questa massa d&#8217;urto è quello della sua prima infanzia, quando essa però ha cominciato a camminare con le proprie gambe e ad autoalimentarsi, quando è ancora nelle mani di un solo partito, ed è ancora concentrata nella capitale e nelle città. Alla vigilia della Rivoluzione Francese, nonostante i Lumi e la pubblicistica, i viaggiatori inglesi notavano come la distanza fra Parigi e la «provincia» fosse immensa, in termini di comunicazioni materiali ed immateriali, rispetto al paese dal quale provenivano. Il carattere «totalitario» del successo della Rivoluzione Francese, così come di quella russa degli inizi del novecento, si fondò sulle arretratezze del paese, non sulla capillare diffusione del verbo. In certi casi, in certi paesi dove il potere è fortemente centralizzato, è una sola piazza quella che conta.</p>
<p style="text-align:justify;">La democrazia viene così a vincere in un paese dove lo spirito democratico è assente o gracile, perché non vi è ancora ad innervarlo la forte e variegata opinione pubblica sopramenzionata, tanto forte e tanto variegata da essere inservibile come falange. Lo stesso nascente spirito democratico collassa nel momento della sua presunta vittoria e le forme democratiche finiscono per sublimare un assolutismo od uno zarismo più pervasivo e lineare di quello che si è abbattuto. E&#8217; per questo che l&#8217;entusiasmo per la primavera araba era frivolo e ingiustificato. Tanto quanto i sospiri, le perplessità e le delusioni di oggi. E&#8217; per questo che risultano insopportabili sia coloro che sottovalutano il significato delle vittorie elettorali di partiti più o meno islamisti, sia coloro che le assimilano a vittorie fondamentaliste. I peggiori sono però quelli che, non avendo capito un bel nulla, hanno riversato tutto il loro deluso e salottiero afflato democratico sulla causa russa. Indifferenti alla storia di un paese dove la servitù della gleba è stata abolita solo a metà dell&#8217;ottocento; che è stato sotto lo scettro dello Zar fino alla prima guerra mondiale; che è collassato in un disumano dispotismo comunista fino a due decenni fa; che dopo un periodo di speranze e torbidi si è rimesso in marcia sotto la guida di un potere semi-autoritario e paternalista; che, bene o male, per quanto fragile e fortemente disomogeneo, ha raggiunto un livello di prosperità mai visto in passato; che, bene o male, vede lo svolgersi di una regolare vita parlamentare e di regolari elezioni politiche, talmente irregolari che alle ultime della serie il partito del «dittatore» è andato sotto il cinquanta per cento dei suffragi; indifferenti dunque a tutto ciò, questi signorini vorrebbero abbattere tutto e fare piazza pulita: bellamente ignorando che, sotto la pressione della piazza &#8211; ossia della demagogia &#8211; l&#8217;alternativa di massa – ossia «democratica» &#8211; a Putin o a Medvedev non saranno i club liberali di San Pietroburgo o Mosca, ma i neocomunisti o i nazionalisti, o i nazional-comunisti, premiati alla grande, guarda caso, dalle ultime «irregolari» elezioni, pronti ad egemonizzare il fronte popolare della «Russia Onesta».</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/184239/piazze-e-piazzate-mediatiche/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
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	</item>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (54)</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 20:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalettismo]]></category>
		<category><![CDATA[Umorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Vergognamoci per lui]]></category>
		<category><![CDATA[Betlemme]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Veltroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM   WALTER VELTRONI 27/12/2011 Che sulla morte del ruvido conformista, togliendomi letteralmente le parole di bocca, ha detto: “Giorgio &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2011/12/30/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-53-2/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5481&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su <a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
</div>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>WALTER VELTRONI 27/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Che sulla morte del ruvido conformista, togliendomi letteralmente le parole di bocca, ha detto: “Giorgio Bocca ha fatto la Resistenza. Sempre.” Walter, si capisce, non ha capito la propria battuta di spirito: lui fa il Giovanotto Migliore. Da sempre.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>SILVIO BERLUSCONI 28/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Imprenditore di successo, di economia non ha mai capito molto. Meno di me, intendo dire. Tranquilli: De Benedetti ne capisce ancor meno. Monti invece è un tecnico, e per capire di economia bisogna essere un filosofo. Quindi il presidente del consiglio ha molte attenuanti se non capisce un tubo. Silvio fondamentalmente è rimasto fermo all&#8217;equazione + consumi = + sviluppo, che è intellettualmente sorella di quella calcistica + attaccanti = + gol, la sua preferita; di quella + difensori = &#8211; gol presi; di quella + centrocampisti = + controllo del gioco; tutte e tre false, perché il calcio, oltre che umorale, è un fenomeno spazio-temporale, non solo spaziale. Con Sacchi ebbe coraggio e fiuto, ma non capì mai veramente il segreto del suo Milan. Invece io sì, subito: sono filosofo anche in questa materia, come e più del leggendario Manlio Scopigno. Ecco dunque che anche per Silvio si annuncia la fine del mondo, solo che si «fermino i consumi». Verità che s&#8217;invera solo quando si cade nel panico generalizzato. Per vederci chiaro Silvio dovrebbe tentare di rispondere a questa domanda: perché l&#8217;Italia, perché l&#8217;Europa, perché l&#8217;Occidente sono ridotti al punto tale da non poter permettersi una sana e consapevole contrazione dei consumi, prima di riprender la marcia verso nuovi orizzonti di gloria?</p>
<p style="text-align:justify;"><em>P.S. Mi corre l&#8217;obbligo di segnalare alcuni gustosi commenti alla sparata del giorno. Quando ci vuole, ci vuole. Il primo è di Zamax, il secondo di un anonimo economista, il terzo di Zamax, il quarto ancora di Zamax.</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>Zamax:</strong> Le mie son simpatiche smargiassate. Spero si capisca.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;economista anonimo:</strong> No, caro mio: si capisce invece benissimo che tu ci credi, alle tue smargiassate. E non si sa se ridere o piangere. La disgrazia dell’Italia è di essere un paese di analfabeti; la tragedia, di essere un paese di analfabeti tronfi; la maledizione, di essere un paese di analfabeti tronfi e ridanciani.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Zamax:</strong> Suvvia, non sia così melodrammatico. Moi, je suis un artiste…</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Zamax:</strong> Ma non eri un philosophe?</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;ISTAT 29/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sono i giorni delle feste natalizie ed anche il nostro valoroso istituto nazionale di statistica va in vacanza, concedendosi una scappatella nel genere fantasy. Dev&#8217;essere proprio bello per quella gente folleggiare ogni tanto. Dunque, secondo una nuovissima e poderosa indagine sul «futuro demografico del paese» nel 2065 l&#8217;Italia dovrebbe – potrebbe &#8211; avere, diciamo, 61,3 milioni d&#8217;abitanti. Circa, naturalmente. E&#8217; una stima. Lo capisce anche un bambino che son cifre che vanno prese con le pinze. Ma è un dato indicativo e molto interessante, con una forbice compresa tra un minimo di 53,4 milioni ed un massimo di 69,1 milioni, «tenendo conto della variabilità associata agli eventi demografici». Il dato mi riempie di orgoglio. Non è molto elegante omaggiare la propria formidabile intelligenza, ma concedetemelo: anche per me è tempo di brindisi. Vi spiego: l&#8217;altro giorno ero con gli amici al bar, e non mi ricordo più come cascammo sull&#8217;argomento, ma fatto sta che ad un certo punto io dico:<em> “Ma teste di kaiser che non siete altro! Chi può sapere quanti saremo in Italia fra cinquant&#8217;anni? Potremmo essere cinquanta milioni come settanta milioni! Dipende da molte cose.”</em> Ero ispirato. E&#8217; di palmare evidenza. E la scienza ha confermato l&#8217;autenticità del mio momento epifanico. Un&#8217;altra prova che anche se fede e ragione non riescono sempre ad andare a braccetto alla base della piramide dello scibile umano, al suo vertice coincidono e si compenetrano.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>GLI SCAZZOTTATORI DI BETLEMME 30/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La tradizione è stata rispettata. Possiamo tirare un sospiro di sollievo. Anche quest&#8217;anno i monaci ortodossi greci e quelli non meno ortodossi armeni se le sono date di santissima ragione in quel della Basilica della Natività. Grande era l&#8217;attesa tra il pubblico e i giornalisti. Armate di scope e ramazze le due fazioni si sono presentate per le altrettanto tradizionali pulizie annuali e soprattutto per presidiare la propria zona di competenza del sacro condominio. Poi, come da copione, una scopa ha negligentemente sconfinato. E via alla sacrosanta pugna. [«Pugna», è vero, è raro e letterario, ma dopo «scopa» mi è venuto del tutto naturale.] Azioni deprecabili ma neanche tanto serie. Quand&#8217;anche la Basilica fosse stata costruita effettivamente sul posto esatto dove Gesù Bambino venne alla luce, essa non avrebbe alcun significato veramente «speciale» o «unico» per un cristiano. Il cristianesimo è la negazione di ogni feticismo territoriale, fin da quando era ancora nel grembo dell&#8217;ebraismo. Dall&#8217;alto del monte Nebo, di fronte a Gerico, Dio mostrò a Mosè la Terra Promessa ma lo avvertì: «Te l&#8217;ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai.» Conveniva infatti che Mosè non vi entrasse per mostrare al suo popolo che quella Terra Promessa era soltanto ombra e promessa di una più grande Terra Promessa, che il viaggio doveva ancora proseguire prima di entrare nel definitivo «riposo» di Dio. Per questo ogni traccia terrena di Mosè fu fatta scomparire dalla sapienza del Signore e la sua tomba rimase sconosciuta fin dai giorni successivi alla sua morte. Diremo allora che Mosè non entrerà nel «riposo» di Dio? Non sia mai! Mosè è figura di Cristo: come Mosè non entra nella Terra Promessa di Israele, così Gesù fugge la folla che lo vuole Re d&#8217;Israele. Eppure lui stesso dirà: «Tu lo dici: io sono Re». Conveniva infatti che il primo Israele dovesse «morire» [come approdo messianico] producendo molto frutto, come il chicco di grano che cade per terra e «muore»: un secondo e più grande Israele, una nuova tenda «non fatta manualmente, ma eterna nei cieli» dove la morte sarà «inghiottita dalla vita», per dirla con S. Paolo, di cui ho un po&#8217; parodiato da bricconcello impenitente il linguaggio. Anche perché, non per colpa mia, qui alla Natività siamo in clima di baruffe chiozzotte.</p>
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		<title>Controcanto di Natale</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 21:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia e religione]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalettismo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Forte]]></category>
		<category><![CDATA[Cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Equità]]></category>
		<category><![CDATA[Il Sole24ore]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;arcivescovo e teologo Bruno Forte scrive sul Sole24Ore. Forse perché è autore di infelici riflessioni come questa natalizia? Sentite: «Praticare la giustizia»: è il primo impegno che Michea indica per vivere a testa alta il tempo della crisi e superarne &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2011/12/27/controcanto-di-natale/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5472&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">L&#8217;arcivescovo e teologo Bruno Forte scrive sul Sole24Ore. Forse perché è autore di infelici riflessioni come questa natalizia? Sentite:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">«Praticare la giustizia»: è il primo impegno che Michea indica per vivere a testa alta il tempo della crisi e superarne gli effetti, a costo certamente di sacrifici e di scelte esigenti. Pratica la giustizia chi accetta la fondamentale uguaglianza di tutti gli esseri umani sul piano della dignità personale e dei diritti fondamentali ed è pronto a riconoscere e dare a ciascuno il suo. Tradotto nei termini di quanto oggi ci viene chiesto, ciò vuol dire che chi ha di più deve dare di più e chi è più debole va maggiormente sostenuto. «Equità» è il termine con cui quest&#8217;esigenza è stata espressa più volte e da più parti in queste settimane difficili, sia per proporne il valore di meta, sia per denunciarne l&#8217;inadeguata realizzazione.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Se è vero che il Cristianesimo non solo “accetta” ma proclama la fondamentale uguaglianza di tutti gli essere umani sul piano della dignità personale, non è vero che si faccia avvocato di quelli che oggi chiamiamo “diritti fondamentali”, e meno che mai esorta “a riconoscere e dare a ciascuno il suo”. Ai primi, sempre che si parli davvero di diritti fondamentali e non di capricci, non si oppone, perché sono in buona parte frutti suoi, ma lascia che sia il tempo a farli maturare. S. Paolo predica a padroni e schiavi, indistintamente, ma invita questi ultimi a “restare nella loro condizione”, così come invita tutti i cristiani “ad ubbidire ai magistrati”: il cristianesimo non predica né la ribellione né la fuga dalla «polis». “Riconoscere e dare a ciascuno il suo” è inoltre proprio di Dio: in terra col disegno provvidenziale, che va incontro ai bisogni particolari di ogni individuo, a fini però di salvezza eterna; e nella Gerusalemme Celeste, là dove veramente ciascuno avrà “il suo”. Nell&#8217;uomo, prigioniero della sua dimensione terrena, questa pretesa onniscienza del «giusto da distribuire» si tradurrebbe in un&#8217;ossessione occhiuta buona solo ad ibernare qualsiasi consorzio civile, salvo gettarlo nella guerra civile.</p>
<p style="text-align:justify;">Il messaggio cristiano non può liberare il corpo dell&#8217;uomo dalla schiavitù delle cose materiali, ma ne emancipa l&#8217;animo. Il “disprezzo delle ricchezze” non è una maledizione contro i beni materiali, dal cibo alle case, ai soldi, agli onori, alle cariche: queste ultime sono cose necessarie e buone. E&#8217; il dovere morale, è la gioia di esser loro superiore: è la «povertà nello spirito». Da questo punto di vista il Vangelo è un&#8217;opera di universale, piratesca dissacrazione e liberazione. Se è vero che i ricchi attaccati alla loro ricchezza vengono condannati, è vero che vengono condannate anche le più riposte manifestazioni di questa schiavitù morale, quelle che spesso sfuggono al senso comune: dal fratello del figliol prodigo che s&#8217;indigna per la festa che il padre riserva al figlio «ritrovato», ai discepoli che s&#8217;indignano per lo «spreco» dell&#8217;olio prezioso versato da una donna sul capo di Gesù, “olio che si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri”, ai lavoratori a giornata che s&#8217;indignano col padrone del campo che in suprema libertà ha pattuito la medesima paga con chi ha faticato dalla mattina alla sera e con chi ha lavorato solo di sera.</p>
<p style="text-align:justify;">Ed è proprio questa salute morale, quest&#8217;animo alleggerito dalla pastoie dell&#8217;invidia e della concupiscenza delle cose, il lievito che alla lunga, insensibilmente, fa crescere la società verso un maggiore rispetto del prossimo, verso una meglio fondata solidarietà, verso una prosperità diffusa, verso l&#8217;unica «giustizia sociale» possibile, che è quella che si preoccupa di salvare, senza fargliene una colpa, chi «cade». Nel Vangelo di S. Giovanni Gesù «dona la sua pace», ossia dona la tranquillità del suo animo all&#8217;animo dell&#8217;uomo, ma avverte che anche «il mondo dà la sua pace», una falsa tranquillità, una falsa sicurezza, fondata sulle cose, nemica del prossimo, lievito maligno. E questo può valere anche per la «giustizia sociale»: anche il mondo ti dà la sua «giustizia sociale», istericamente legata alle cose, lievito maligno. Non sospetta, arcivescovo, che questa «equità» sia più figlia dello spirito del mondo che dello spirito di Cristo?</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/182399/controcanto-di-natale/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (53)</title>
		<link>http://zamax.wordpress.com/2011/12/25/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-53/</link>
		<comments>http://zamax.wordpress.com/2011/12/25/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-53/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 22:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Umorismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM   ANGELINO ALFANO 19/12/2011 Per giustificare il consenso non troppo partecipe del suo partito alla manovra del nuovo governo, &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2011/12/25/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-53/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5468&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su <a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
</div>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ANGELINO ALFANO 19/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per giustificare il consenso non troppo partecipe del suo partito alla manovra del nuovo governo, per suggerire sottilmente che la nuda competenza del tecnico non potrà mai sostituirsi alle capacità a tutto tondo, intellettuali e umane, del politico, e fors&#8217;anche per risollevare l&#8217;immagine della creatura berlusconiana dagli abissi terragni e giocosi del Bunga Bunga, il segretario del Popolo della Libertà ha deciso di volare altissimo: <em>“Monti”</em> ha detto<em> “ha fatto una manovra che non ci ha convinto dal punto di vista filosofico.”</em> E perché no? Da quello della filosofia spicciola, non sbaglia di sicuro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LO SPREAD 20/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dopo una folgorante quanto breve stagione da star questo carneade è ripiombato nell&#8217;anonimato. Al momento viaggia sui 500 punti ma non c&#8217;è un cane rognoso che gli faccia caso, mentre prima perfino le casalinghe di Voghera gli tenevano continuamente gli occhi addosso. Il caso è intrigante e merita una risposta. Essendo questa una rubrica democratica e pluralista, vi propongo due spiegazioni diverse, ma non necessariamente alternative, e quindi potete scegliere a piacimento una delle due o tutte e due assieme: 1) Son giorni quaresimali, va di moda la sobrietà, e questa banderuola ha adottato un basso profilo. 2) E&#8217; il destino di chi vive di luce riflessa.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>BEPPE SEVERGNINI 21/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;altro giorno è morto Václav Havel. Il suo caro vecchio amico Václav. Lui, Beppe, «l&#8217;aveva conosciuto». Questa non ve l&#8217;aspettavate, vero? L&#8217;aveva conosciuto ai tempi perigliosi e romantici della dissidenza, nel suo appartamento lungo la Moldava. Eh, che tempi! Ce ne sarebbero tante da raccontare&#8230; E poi, quando da dissidente si trasformò in presidente, il suo caro vecchio amico Václav, da galantuomo qual era, non si scordò certo del suo caro vecchio amico Beppe, e gli concesse un&#8217;intervista, probabilmente la prima – butta là Beppe – apparsa in un quotidiano italiano. Si trattava del Giornale. «Di Montanelli», precisa Beppe.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LA COREA DEL NORD 22/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il re Kim Jong-il è morto. Al vertice della monarchia comunista è stato designato l&#8217;ultimogenito Kim Jong non -il ma -un. Le Forze Armate gli avrebbero già garantito la loro fedeltà. Essendo però Kim Jong-un poco più che uno sbarbatello, ad affiancarlo nell&#8217;esercizio del potere ci sarà lo zio Jang Song-thaek, attuale vicepresidente della Commissione di Difesa Nazionale. Fin qui la cronaca. Ma entriamo pure nella storia futura. Sembra certo che lo zio col tempo si monterà la testa, macchinerà un golpe contro il nipote, ed aspirerà a diventare il capostipite di una nuova dinastia. Kim Jong-un però indovinerà tutto fin dal principio. Darà spago allo zio, comportandosi da babbeo sfaccendato e remissivo. Ed infine lo smaschererà. Lo zio, per il buon nome della sua famiglia, sarà costretto a suicidarsi buttandosi in una vasca piena di coccodrilli, dove morirà di «infarto». Avrà comunque la non magra soddisfazione di essere pianto da un quarto delle donne coreane per tre giorni di seguito. Nell&#8217;ombra però starà già tramando anche il secondogenito di Kim Jong-il, Kim Jong-chul, che in cuor suo non ha mai accettato il sorpasso dello “sbarbatello”. Appoggiandosi alla potente famiglia dello zio, e accattivandosi il favore delle Forze Armate, riuscirà a detronizzare Kim Jong-un, dopo averlo buttato in una vasca piena di coccodrilli, dove l&#8217;ultimogenito morirà di «infarto». «Come suo padre», aggiungeranno poi fonti ufficiali, per spingere metà delle donne coreane a piangere con un po&#8217; di sentimento per almeno una settimana. La tragica fine della dinastia di Kim Il-sung sarà allora vicina. Le Forze Armate, arbitre oramai incontrollate della situazione, si libereranno anche di Kim Jong-chul, e metteranno sul trono come re-fantoccio Kim Jong-nam, il primogenito di Kim Jong-il, caduto in disgrazia qualche anno fa. Kim Jong-chul, sorprendentemente, finirà in una vasca piena di coccodrilli, dove morirà di «infarto». «Come suo padre e suo fratello» aggiungeranno poi fonti ufficiali, per spingere tre quarti delle donne coreane a piangere con la disperazione nel cuore per due settimane di fila. Kim Jong-Nam cercherà allora disperatamente di suicidarsi con la massima speditezza, ma uno scrupolo filosofico di troppo gli sarà fatale: finirà anche lui in una vasca piena di coccodrilli, dove morirà di «infarto». «Come suo padre e i suoi due fratelli» aggiungeranno poi fonti ufficiali, per spingere tutte le donne coreane a piangere e strapparsi i capelli per un mese intero. Sempre che prima non arrivi la solita democrazia, la solita noiosa libertà, la solita noiosa primavera rivoluzionaria a privarci di queste storie dal sapore antico, che riscattano alla grande la Corea del Nord dalla pur deplorevole piaga dei morti di fame.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>SUSANNA CAMUSSO 23/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La segretaria della CGIL è su di giri. Non ci può proprio credere: ha capito che con le schiappe del governo Monti avrà vita ancor più facile che con gli imbelli del governo Berlusconi. «Archiviata» la questione dell&#8217;art. 18, per Susanna è ormai tempo di fare sul serio. Il governo Monti può fare molte cose: innanzitutto, la patrimoniale, quella vera. E poi: la lotta all&#8217;evasione; la lotta all&#8217;elusione; la lotta al sommerso; al nascosto; al seminascosto; al riposto; al recondito; al sotterrato; al celato; al clandestino; al dissimulato; al latente; all&#8217;implicito; all&#8217;occulto; e all&#8217;invisibile, che in un paese democratico, civile &amp; trasparente non può avere cittadinanza.</p>
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		<title>Routine emergenziale</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 07:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalettismo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se gran parte dei giornali tacciono per spirito patriottico – e non dico che non abbiano ragione: meglio non farlo sapere allo straniero &#8211; si può già dire che il primo colpo del governo dei tecnici &#8211; quello fondamentale, &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2011/12/20/routine-emergenziale/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5461&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Anche se gran parte dei giornali tacciono per spirito patriottico – e non dico che non abbiano ragione: meglio non farlo sapere allo straniero &#8211; si può già dire che il primo colpo del governo dei tecnici &#8211; quello fondamentale, quello sparato col nemico ancora allo sbando: la classe politica &#8211; è andato a vuoto. Idealmente, al governo Monti era stato affidato l&#8217;incarico di mettere mano a riforme mai fatte da vent&#8217;anni a questa parte, con la massima decisione e con la massima rapidità, approfittando dell&#8217;occasione irripetibile di una congiunzione astrale favorevolissima, creata dall&#8217;acuirsi della tempesta finanziaria internazionale e dal discredito in cui era caduta la nostra fauna parlamentare. L&#8217;esecutivo doveva governare “lo stato d&#8217;eccezione” non per mezzo di poteri eccezionali, ma in forza del premierato morale di cui era stato investito da istituzioni europee e nazionali, col massimo appoggio dei mezzi di comunicazione, e la virtù della sua azione doveva far dimenticare l&#8217;origine bastarda del nuovo rampollo. E se la rimozione di Berlusconi doveva servire da calmante ai mercati in burrasca, la sostanza della manovra doveva far ritrovare alla zattera dei disperati italiani almeno la rotta e la speranza di rivedere la terraferma. Questa era “l&#8217;emergenza”.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma ora ci viene spiegato che l&#8217;emergenza era quella cui ha risposto la manovra tampone di questi giorni, una manovra di quantità come tutte quelle che l&#8217;hanno preceduta, e non di qualità come veniva vaticinato dai trombettieri del “fare presto”. Ora si favoleggia di fase 2, nella quale con spirito fraterno e costruttivo ma spietata determinazione saranno finalmente presi per le corna i mali strutturali del paese. Questo significa che il governo anti-politico di Monti ha sprecato tutta l&#8217;energia anti-politica dei giorni della luna di miele con l&#8217;opinione pubblica e della soggezione della classe politica negli orpelli e non nella sostanza. Lo ha fatto perché scontava un peccato originale: la mancanza di convinzione profonde sia negli attori di questa fin qui mancata rivoluzione, sia nei loro sponsor mediatici. A me non spiace: riforme “illuminate” portate a termine grazie ad una stagione di fragilità democratica sarebbero stati frutti avvelenati per un paese che le avrebbe subite ma non metabolizzate, e che avrebbe solo aspettato un nuovo picco di febbre anti-politica per rigettarle completamente. E mi diverto nel constatare come questo fallimento venga spazzato sotto il tappeto dai rimproveri rivolti a partiti, colpevoli di non aver sposato con soverchio entusiasmo la causa del polpettone Salva-Italia, e ai quali evidentemente si chiedeva un atto di fede oltre a quello di responsabilità.</p>
<p style="text-align:justify;">La statura del governo tecnico si sta rimpicciolendo giorno dopo giorno, mentre, fatalmente, ricresce quella dei partiti e della parti sociali. Si stanno incontrando a metà strada. Fra non molto ci sarà il connubio, come da italica tradizione. Cosa faranno però? Si guarderanno l&#8217;un l&#8217;altro in faccia in cerca d&#8217;ispirazione? Osservate, al di là dei ruoli in commedia e delle frecciate polemiche che gli attori si scambiano, come il loro linguaggio si rassomigli: non ce n&#8217;è uno che non apra la bocca nel nome dei sacrifici, dell&#8217;equità e della crescita, il nuovo dogma trinitario che molto adombra e nulla dice. Saprà uscire il governo dei tecnici dalla sua indeterminatezza? Se lo farà sarà impossibile contare sull&#8217;acquiescenza passiva degli eletti in parlamento, e sarà difficile anche trovare una maggioranza. Per ora il governo sulla carta più veloce del West temporeggia, si guarda attorno, dice e non dice. Prendetene un pezzo da novanta, Passera, ospite del salotto televisivo di Fabio Fazio. In risposta all&#8217;ex temporeggiatore Tremonti, che ha paventato nuove misure aggiuntive, ha affermato che non ci sarà nessuna nuova manovra, che il piano di rigore di Monti ha messo in sicurezza l&#8217;Italia, che ora si tratta di consolidarlo mese dopo mese, che così la crescita ripartirà dopo dieci anni, specie se tutti i pezzi del paese si muoveranno insieme, giustizia, istruzione e sviluppo: come se il suo governo con la manovra-tampone non si fosse limitato a prendere tempo, ma avesse già gettate le fondamenta della ricostruzione. Volendo essere cattivi, diciamo che siamo ancora al punto di partenza; volendo essere buoni, diciamo che il bastimento Monti, come quelli che lo hanno preceduto, si mantiene guardingo nell&#8217;occhio del ciclone, dove regna una calma apparente; e com&#8217;è naturale nel paese che ha adottato la mistica deficiente del “passo indietro”.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/179969/routine-emergenziale/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (52)</title>
		<link>http://zamax.wordpress.com/2011/12/19/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-52/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 12:52:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM   GUIDO ROSSI 12/12/2011 Giurista e professore, ma anche avvocato d&#8217;affari e scrittore; ex presidente Consob, ma anche ex &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2011/12/19/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-52/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5458&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su <a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>GUIDO ROSSI 12/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Giurista e professore, ma anche avvocato d&#8217;affari e scrittore; ex presidente Consob, ma anche ex senatore tra i banchi della Sinistra Indipendente, quando questa augusta combriccola era eletta nelle liste del glorioso Partito Comunista Italiano, prima della Caduta del Muro; ex commissario straordinario della FIGC, ma anche ex consulente FIAT; e tante altre cose, sempre ai piani alti. Per Guido Rossi la cosa fondamentale per il pareggio di bilancio e il rilancio dell&#8217;economia è “la lotta all&#8217;evasione fiscale e alla corruzione pubblica e privata”. Anche quella privata. Quest&#8217;uomo è un cannone. Gli manca solo una cosa: navigare controvento per una volta nella vita. Passati gli ottanta, può permetterselo: provi il brivido rigeneratore.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I FIGLI DI MIKE 13/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non ha fatto neanche in tempo a tornare a casa che la salma di Mike Bongiorno si è volatilizzata di nuovo. Per volontà della famiglia in un amen è stata cremata e pare che le ceneri saranno disperse sul Cervino. Suggestivo? Sarà. Ma vuoi mettere il fascino della salma rubata e mai più ritrovata? La gloria di un fantasma che aleggerà immortale sulla sua discendenza?</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL FESTIVAL DI SANREMO 14/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;Eterno Ragazzo Gianni Morandi ha svelato che il suo sogno si è avverato: il Molleggiato, l&#8217;intramontabile Adriano Celentano sarà il super ospite della nuova edizione del festival della canzone italiana. Ma altri assi ha da calare sul tavolo, l&#8217;Eterno Ragazzo. Pare ormai certo, anche se il giorno preciso non è ancora stato stabilito, che in seduta nazionale sarà evocato lo spirito del suo grande avversario, il Reuccio, lo squillante Claudio Villa, che canterà “Granada” con arcana voce tenorile. Se poi dovessero arrivare, come mi ha detto un uccellino, anche le Gemelle Alice ed Ellen Kessler, allora sarà proprio la volta buona che lo guarderò anch&#8217;io.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>MATTEO RENZI 15/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dopo aver ammazzato un&#8217;ottantina di persone Anders Breivik pensava di avercela fatta: sarebbe passato alla storia come un grande giustiziere o almeno come un grande assassino. Povero illuso: la sola idea che un così efferato macello potesse succedere nella quasi perfetta Norvegia era degna di un pazzo. Gli psichiatri incaricati di stendere una perizia su questa testa matta decisero perciò assai patriotticamente che Anders era incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. In Italia questo sarebbe impossibile, in quanto il nostro è per definizione un paese di merda, imperfetto all&#8217;inverosimile. Perciò Gianluca Casseri dovrebbe avere pochissime speranze di passare alla storia come un semplice psicopatico di estrema destra. Se non fosse che le sue due vittime senegalesi le ha accoppate nella civilissima Firenze. Il sindaco l&#8217;ha messo subito in chiaro: “oggi ci svegliamo come una città non razzista, bensì scossa dal razzismo”. E chi dice niente? Nessuno dice proprio un bel niente. Anzi, un silenzio di tomba. Fossero state altre selvagge contrade della nostra patria, magari qualche allusione a certa subcultura greve e volgare, propria del “territorio”, magari certe richieste di un civile esame di coscienza collettivo, non sarebbero mancate, vero? Che non siano invece la dittatura del politicamente corretto, l&#8217;aria immota di una democrazia totalizzante e senza sfoghi, ad alimentare certe scariche rabbiose ed omicide?</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ENRICO MENTANA 16/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Della vicenda delle dimissioni fulmineamente annunciate e fulmineamente ritirate dal fulmineo Mitraglietta io ho capito poco, e mi sono interessato ancor meno. Non affannatevi a spiegarmela &#8211; parlo anche con il temibile e facondo Ottodixit &#8211; ché tanto non me ne frega un tubo. Noto piuttosto come nella triste era della seriosità tutti mostrino di agire sotto la spinta di un imperativo morale, anche nel girare l&#8217;angolo di una strada. Così se al direttore dimissionario del TG di La7 sembrava “impossibile lavorare con gente che aveva denunciato il suo comportamento”, ora che il chiarimento con la redazione è avvenuto gli “sembra doveroso ritirare le dimissioni”. Il mio umile consiglio è di non esagerare: si usi sobrietà anche nella serietà. Soprattutto nella serietà. Ricordarlo è anzi un dovere per ogni cittadino. Ineludibile!</p>
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		<title>Abbasso l&#8217;equità!</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 13:12:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Troppi la venerano, troppi l&#8217;hanno in bocca, il livello rosso di allarme è già stato abbondantemente superato: questa equità ha ormai la credibilità di una baldracca, con tutto il rispetto per le traviate di buon cuore. L&#8217;equità, come tutte le parolette sue sorelle, ha la brutta e sospetta abitudine di abbondare nella bocca degli stolti quando la più meschina diffidenza trionfa tra i componenti del consorzio umano. Sull&#8217;onda possente di un coro fraterno ed egalitario i reprobi sono condotti alla ghigliottina. E là dove alza la voce il Leveller prospera la Guerra Civile. Non mi sono bevuto neanche una parola della retorica interessata contro la Casta, perché dovrei piegarmi davanti all&#8217;idolo dell&#8217;Equità? Casta ed equità. Equità e casta. I cuochi di questa broda maleodorante sono gli stessi che censuravano il populismo ridanciano del Cavaliere. Il loro è dieci volte più profondo e pericoloso. La stessa società pubblica di riscossione dei tributi, disdegnando &#8211; in omaggio servile alla moda giustizialista, che è quella equa e solidale quando fa la faccia cattiva &#8211; la sua chiara e leale denominazione originale, Riscossione S.p.A., ha voluto furbescamente cambiarla qualche anno fa in quello ruffiano di Equitalia S.p.A.: non ha trovato un amico che sia uno, e alla fine sono arrivate pure le bombe. Bombe criminali, ma piangano tutti quelli che nel loro piccolo hanno contribuito a questa ossessione egalitaria, legalitaria e vittimistica.</p>
<p style="text-align:justify;">Avremmo bisogno, in Italia, e non solo, di fare esattamente il contrario, di liberarci di questa zavorra materialistica fatta di invidie e paure. Di guardare avanti. Chi predica contro la Casta ed abbraccia l&#8217;ideale dell&#8217;Equità mostra la stessa mentalità meschina di chi difende a denti stretti la propria “corporazione”, e getta il paese in un groviglio di mutue recriminazioni. In un paese in salute, un paese veramente solidale, capace di vedersi in prospettiva futura, l&#8217;individuo non sta lì a guardare ossessivamente nelle tasche degli altri; riesce ad avere la percezione che tutto è in movimento, e che l&#8217;andare avanti, non il fermarsi continuamente a fare e rifare i conti, costituisce la più preziosa assicurazione sulla vita della società di cui fa parte. Da ciò nasce una solidarietà più robusta, fatta di consapevoli e intrecciati interessi. Allo sviluppo del quale sta però un diffuso miglior sentimento morale. La “lotta” ai privilegi, al malcostume, ai piccoli egoismi, ai furbi che gabbano le leggi va avanti lo stesso, ma senza quelle aspettative messianiche che la guastano e che la sbugiardano.</p>
<p style="text-align:justify;">Ed è questa stessa zavorra materialistica ad aver creato i debiti pubblici e privati che hanno messo in ginocchio l&#8217;Occidente. L&#8217;incapacità di dare tempo al tempo, di commisurare il livello di vita alle proprie possibilità, di accettare il normale “sacrificio” del risparmio, ha minato alla base le nostre economie, tra crescite drogate dal denaro facile, e quindi irrispettose delle priorità, da una parte, e ipertrofismo statale dall&#8217;altra: a ben guardare due facce della stessa medaglia. La dittatura dell&#8217;oggi che ha guidato quest&#8217;involuzione oggi si riflette sulla politica. Privi di un futuro all&#8217;orizzonte, gli spazi di democrazia si restringono: tutto viene ricondotto alle categorie del giusto e dell&#8217;ingiusto. Per noi, in questo quadro, il governo dei tecnici è il logico e malsano punto d&#8217;arrivo. Per noi, e per tutti gli altri, il Prestatore di Ultima Istanza il Salvatore. O l&#8217;Angelo Sterminatore.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/177397/abbasso-lequita/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (51)</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 12:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalettismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM   I FISSATI CON PUTIN 05/12/2011 Tra questi, i più spietati sono quelli che in fondo, qualche decennio fa, &#8230; <a href="http://zamax.wordpress.com/2011/12/13/una-settimana-di-vergognamoci-per-lui-51/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&amp;blog=579973&amp;post=5344&amp;subd=zamax&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su <a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I FISSATI CON PUTIN 05/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Tra questi, i più spietati sono quelli che in fondo, qualche decennio fa, non vedevano tutto male nell&#8217;esperimento sovietico. Essendo una setta potente, si sono portati dietro anche i liberali senza palle e senza testa e i conservatori più tetragoni. La Russia putiniana è diventata una vergogna antidemocratica ed illiberale. Per i nostri gusti delicati, sicuro, non lo metto in dubbio. Ma non tanto da impedire che si tengano delle regolari elezioni politiche e che in quelle di ieri il partito dell&#8217;autocrate Putin, Russia Unita, secondo i primi exit poll, sia passato dal 64% al 48,5%. Queste anime belle saranno finalmente contente, tanto più che oltre a Russia Giusta: Madrepatria-Pensionati-Vita, partito descritto di “centrosinistra” che dal 7,7% passa al 14,1%, a trarre i maggiori vantaggi dal “crollo” putiniano è stata tutta gente di specchiatissima ed illuminata liberalità come i comunisti passati dall&#8217;11,57% al 19,8%, e i nazionalisti di Zhirinovski, passati dall&#8217;8,1% all&#8217;11,4%. Insomma, il colosso si muove, senza neanche il bisogno di una primavera democratica. E anch&#8217;io sono contento.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL SOLE24ORE 06/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Che ogni anno, abbagliandoci, scorta con una montagna di dati la sua bislacca classifica della qualità della vita nelle PROVINCE italiane: NON nelle città, come si continuerà a ripetere dai media per altri vent’anni, sempre che vada bene. Vedo con buonumore che la provincia di Oristano, senza che si abbia notizia di un qualche maremoto abbattutosi sulla costa occidentale sarda, ha fatto in dodici mesi un capitombolo all’indietro di ben 45 posizioni. Orpo. A naso dico: o la qualità della vita in Italia è talmente omogenea che una bocciofila in meno o un asilo in più ci fanno andare all’inferno o in paradiso; oppure i parametri sono da ricalibrare. Propenderei per la seconda ipotesi. Noto ancora e sempre con buonumore che la mia patria, la Marca Trevigiana, con un balzo felino si è insediata al primissimo posto nella classifica speciale riguardante il “tenore di vita”, proprio ora che mi vedo circondato come non mai da facce sospirose e meste, liete di trovare parole di conforto in un povero disgraziato come me. Questo è un bel mistero. Che nel resto d&#8217;Italia si sia alla più nera disperazione? O che dalle sue parti il sottoscritto, a sua beata insaputa, abbia ormai acquisito una discreta fama di amabile gonzo?</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LIBERTA&#8217; E GIUSTIZIA 07/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Se ogni tanto anche il buon Omero dormicchia, perché mai la Sobrietà dovrebbe negarsi per forza un bicchierino? L&#8217;ottimo Napolitano, con logica inoppugnabile, converrete, ha avuto parole d&#8217;elogio per un decreto, il «Decreto Salva-Italia», “giunto appena in tempo per evitare la catastrofe”. Concetto ribadito dal sempre misurato Monti, ospite del salotto televisivo di Bruno Vespa. Bruno Vespa!?! Monti, il Salvatore, nella casa di un noto pubblicano! A nulla è servito che l&#8217;altro ieri il più esclusivo club di bacchettoni d&#8217;Italia lanciasse – lanciasse cosa? un appello? &#8211; un appello affinché l&#8217;uomo della rupture stilistica e morale non varcasse quella soglia impura. Un appello sottoscritto – sottoscritto da chi? da numerosi personaggi della cultura e dello spettacolo? &#8211; da numerosi personaggi della cultura e dello spettacolo. Tra questi, Ermanno Olmi. Quello delle parabole cinematografiche.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>MARIO MONTI 08/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Come le dicevo, Watson, questa contegnosa macchietta non ha nemmeno il coraggio delle proprie azioni. A “Porta a Porta” è andato, ma con un miserrimo colpo basso si è creduto in dovere di mettere subito in chiaro, coram populo, com&#8217;è proprio dei pusillanimi, che “non lo ha fatto per fare un piacere a Vespa”. Il quale naturalmente non ha fatto una piega. Asciutto e amabile come il più compito dei maggiordomi ha fatto un rapido cenno del suo più naturale assenso, com&#8217;è uso degli uomini di mondo davanti ad una cafonaggine puerile. Individuo notevole, Watson! Siccome nessuno va da Vespa per fargli un piacere, ma casomai per fare un piacere a se stesso, la mia distaccata opinione, caro Watson, è che quest&#8217;uscita stravagante sia il frutto di due giorni di profondo travaglio intellettuale alla ricerca delle parole più consone a rabbonire l&#8217;Italia Migliore, quella fissata, lo sapete, coi servi e coi lacchè. In questa fissazione Monti ha infine trovato con intima gioia la giusta ispirazione che gli ha dettato – letteralmente, caro Watson, letteralmente! &#8211; le sciocche parole del suo servile tributo. Increscioso, nevvero? Ma ora mi aiuti a mettere la giacca: abbiamo tutti e due bisogno di un po&#8217; d&#8217;aria fresca, non crede?</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>FILIPPO FACCI 09/12/2011</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nel suo articolo sulla prima alla Scala scrive: “È vero, in fondo l’opera è proprio teatro allo stato puro: e il primo a evidenziarlo, anche musicalmente, fu proprio Mozart.” Per me si è espresso in modo infelice, perché sennò non mi limiterei a tirargli gli orecchi. Così non fa altro che perpetuare equivoci che fanno contenti insieme certa critica seriosa e verbosa e il volgo più o meno danaroso che va a vedere il «baraccone» teatrale-musicale, lusingato di partecipare ad un «avvenimento culturale» ufficialmente certificato. Per Mozart era vero il contrario: in un&#8217;Opera ben intesa il teatro, il dramma, il libretto, la scenografia, dovevano formare la servitù anche scalcagnata della musica; l&#8217;Opera stessa non puro teatro, ma teatro completamente risolto in Musica. Ossia Musica: “In un&#8217;Opera la poesia deve essere figlia obbediente della musica. Perché le Opere Comiche italiane, a dispetto della miserabile insignificanza dei loro libretti, hanno successo ovunque, persino a Parigi, come io stesso ho constatato? Perché la musica vi prevale completamente, e la gente dimentica tutto il resto [Olé! N.d.Z]. Così, un&#8217;Opera otterrà un successo ancora maggiore se il soggetto è stato bene elaborato, e le parole sono state scritte solo in funzione della musica, senza la presenza di termini o di intere strofe che distruggono completamente l&#8217;idea del compositore [del compositore, non del drammaturgo, non del librettista, N.d.Z.] solo per salvare una miserabile rima.” Questa semplice verità continuerà ad essere una pietra d&#8217;inciampo nei secoli dei secoli. Le opere, ascoltatele pure a casa, non ci perderete nulla o quasi, e penetrerete nella musica e nella mente del compositore anche meglio. Ciò detto, io non sono affatto un patito di Mozart. Mi piace molto invece Massenet.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>P.S. Mi sono spesso chiesto come mai nessuno di questi svergognati risponda: o i miei leggiadri aforismi colpiscono con così infallibile precisione che la miglior cosa è ignorarli, oppure non c&#8217;è in giro un cane spelacchiato che li prenda sul serio. Io un&#8217;intima certezza ce l&#8217;avrei&#8230; Ma Filippo Facci mi ha degnato di una risposta. La cosa mi ha talmente colpito che gli ho rivelato tutto!</em></p>
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<p style="text-align:justify;"><strong>Filippo Facci:</strong> Non ho capito la questione: dal che ritengo che l’essermi espresso male sia un’ipotesi effettiva. Non certa, tuttavia. La mia era una notazione tecnica, riferita al fatto – che poi non ho riportato – che Mozart ha infarcito il Don Giovanni di riferimenti musicali «teatrali», in voga allora, che noi ora non possiamo riconoscere. Per il resto, figurarsi se disconosco l’ammiccamento mozartiano verso la servitù della musica, come la chiami. La musica era poco più che un’occupazione da girovaghi o da servi, un mestiere come un altro, un artigianato, al limite una ricreazione pomeridiana per nobili rampolli. Di rado, nel Settecento, era considerata un’arte, come lo sarà da Beethoven in poi: i musicisti, anche a corte, erano considerati dei domestici e mangiavano con la servitù. I teatri erano molto diversi da come li immaginiamo oggi. La Scala al primo piano aveva una bottega del caffè in cui la gente s’intratteneva a leggere e oziare mentre venivano preparate bevande calde da servire nei palchi; al secondo piano c’era una cucina e una pasticceria e dei camerini per le cene, con gli aromi delle pietanze a spandersi per tutto il Teatro; al terzo piano c’era una stanza per i commerci, come la Borsa di oggi, e una galleria dei giochi dove la gente litigava e non di rado si accoltellava. In ogni palco non mancavano i liquori e un braciere per cucinare o per scaldarsi, e le tende, rivolte verso il palcoscenico, si potevano chiudere così da farsi gli affari propri. La musica, intanto, andava. Nel complesso, un baccano d’inferno: tra sguardi e ventagli, l’arte si mischiava all’intrattenimento, e nei teatri, illuminati con splendidi lampadari in argants, i borghesi e gli aristocratici si ritrovavano anche per fare un po’ di casino. Però quello che dici è molto parziale. Vale per l’opera buffa. Mozart non lo è già più. Io stesso Mozart preferisco sentirmelo a casa, per dire. Ma per Wagner? I testi erano mostruosamente lunghi ed elaborati (raramente in rima) eppure li scriveva lui stesso, e ascoltare le sue opere mille volte (come pure faccio) non vale vederla una volta dal vivo, sempre che la regia non lo ammazzi come alla Scala è accaduto è accadrà nei due anni prossimi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Massimo Zamarion:</strong> Innanzitutto, caro Facci, sarà curioso di sapere cosa le avrei fatto se non si fosse espresso “in modo infelice”: be’, le avrei “strappato con le mani la zazzera biondiccia”. Questo avevo in anima di fare. Ma a parte questa doverosa precisazione, la sua garbata risposta merita la verità. Quest’articoletto è frutto di una vendetta. Sì, vergognamoci per Zamarion! Lei un giorno, in un articolo su una lista di 100 dischi da “possedere assolutamente” proposta da Marco Pasetto, scrisse che l’Aleksandr Nevsky del mio amato Prokofiev faceva “scappar la gente per sempre”. Anche qui non era chiarissima la cosa: forse voleva dire che la musica, la bellissima musica, dell’Aleksandr Nevsky, di quel capolavoro dell’Aleksandr Nevsky, era troppo impegnativa o fine per sedurre un neofita anche di innato buon gusto? Siccome però è musica tutt’altro che cerebrale, ma piena di melodie accattivanti, a me parve che l’Aleksandr Nevsky facesse scappare lei a gambe levate. Scorrendo la lista scoprii poi che lei era un fan di Shostakovich e un detrattore di Stravinsky, il grande Igor, che sta più in alto anche di Berlusconi nella mia personale lista dei più grandi nanerottoli della storia. Avendo l’immaginazione fervida, questa mi sembrò una dichiarazione di guerra e l’uomo del sottosuolo che è in me se la legò al dito. E veniamo all’Opera. Quello che mi dà sommamente fastidio quando si parla di Opera, e che mi sembra un grave errore pedagogico se si vuole avvicinare la gente alla musica “classica”, è che tutta l’attenzione venga rivolta agli interpreti, alla direzione, alla scenografia, ai cantanti, ai “personaggi”, al dramma. Non si finisce più di parlare di chi è Don Giovanni, di chi è Tosca, o di chi è Scarpia. Ed è una noia mortale. Sembra che tutto dipenda dall’esecuzione o da quello che in un’opera – musicale – in ultimissima analisi rimane secondario. E’ tutta roba frigida. Possibile che un capolavoro o un buon pezzo musicale non sappia sopportare una zotica esecuzione? Possibile che la bellezza in mani maldestre sfugga ad un orecchio sensibile? Io non lo credo affatto. Possibile che i critici invece di chiacchierare all’infinito sul “significato” di un’opera, o di quel tal personaggio della malora, e su come dovrebbe essere interpretato, non si adoperino invece a cercare di cogliere e comunicare a parole la segreta musica della musica di Mozart, o la segreta musica della musica di Tchaikovsky? (Io mi sono avvicinato alla musica classica così: ascoltavo un LP degli Area, anni settanta; sul retro, non so per quale strana contro-operazione culturale c’era un pezzetto intitolato: “Il massacro del terzo brandenburghese”, due minutini di musica massacrata per benino. Io ne fui folgorato. Così nel negozio di dischi dove andavo di solito cominciai a frugare negli scaffali dedicati alla musica classica, con la nonchalance sospetta di chi cerca le riviste porno. Trovai i Brandenburghesi diretti da K. Richter, due sontuosi LP della Archiv. Solo dopo qualche mese ebbi il coraggio di comprarli. Avevo 14-15 anni. Non guardai in faccia il negoziante, che sicuramente mi guardava strano. Ma dopo fuggii felice.) Ecco, è per tutto questo che quando lei ha scritto che per Mozart l’Opera è teatro allo stato puro io ho voluto interpretarla a modo mio. Quanto alla Gesamkustwerk, come ho già scritto nel mio blog che conta la bellezza di 150.000 contatti dopo soli cinque anni, mi sembra cosa astratta e tirannica. Si può dire certamente che in certe cose Wagner è un mago. Con la sua musica sembra sempre di essere immersi in qualche liquida profondità oceanica, dalle mille sfumature, e quando non si è lì sotto, sembra di svolazzare tra le nuvole, tra venti e brezze contrastanti. Questo imponente moto ondoso sinfonico, continuamente rimodulato e sempre sottile, ma soprattutto certi improvvisi, ascendenti rapimenti melodici, portati allo spasimo, hanno segnato la storia della musica nel secondo ottocento. Quasi tutti gli debbono qualcosa. Ma questo è – per me – quello che rimane. Non la Gesamtkunstwerk. Quindi di Wagner mi piacciono, ahinoi, gli “highlights” (a parte la terribile e bolsa cavalcata della Valchirie). Le sue opere sono un brodo tremendamente allungato, tremendamente enfatico, malgrado i miracoli del cuoco. (Ma forse a guardarle dal vivo, chissà che riesca a non addormentarmi). In più un’opera lirica a me deve piacere anche se non capisco niente di quello che vi succede. Quello viene sempre dopo. Questa è sempre stata la mia opinione. E non ho ancora cambiato idea. Perlomeno, converrà, è mia. Ringrazio dell’attenzione. Io la seguo spesso con simpatia. Mi dispiace però che sia così anticlericale. E sulla musica ho capito che siamo, in quanto a gusti, su fronti contrapposti.</p>
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