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		<title>Una settimana di &#8220;Vergognamoci per lui&#8221; (125)</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 12:40:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM THE ROYAL FAMILY 06/05/2013 La signora Antonella Fresolone è stata per tredici anni al servizio della regina Elisabetta a Buckingham Palace. Sembra che nel suo ambiente professionale la quarantaduenne italiana sia considerata un asso. Sembra che [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6685&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>U</em><em>n giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su </em><em><a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>THE ROYAL FAMILY 06/05/2013 </strong>La signora Antonella Fresolone è stata per tredici anni al servizio della regina Elisabetta a Buckingham Palace. Sembra che nel suo ambiente professionale la quarantaduenne italiana sia considerata un asso. Sembra che nel percorrere una strada che l&#8217;ha portata vicina al trono, anche se in ginocchio, abbia ubbidito a una specie di vocazione. Si dicono meraviglie della sua serietà (serietà, non seriosità), della sua abnegazione e, saporita ciliegina sulla torta, della sua abilità ai fornelli. Non stupisce allora che questa regina delle collaboratrici domestiche, sbaragliando la concorrenza, sia stata scelta come governante in casa del Duca e della Duchessa di Cambridge, alias William &amp; Kate. Con la dovuta discrezione, la signora Antonella diventerà la vera padrona di casa nella dimora dei Duchi a Kensington Palace. Si occuperà di tutto: dalle pulizie dell&#8217;alloggio reale alle mansioni di lavanderia, dalla cura del principesco guardaroba a quella dell&#8217;argenteria e dei cristalli, dalla cucina alle passeggiate con Lupo, il botolo della coppia ducale. Insomma, nel suo piccolo mondo domestico, quest&#8217;ascesa fin qui parrebbe una fiaba, anche se invero un po&#8217; faticosa. Se non fosse per lo stipendio: 23.000 sterline. Al cambio fanno 27.000 Euro. All&#8217;anno. A Londra. Perfidissima Albione.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL DIVO 07/05/2013 </strong>Non Giulio Andreotti. Ma il suo Mito Oscuro. Il segreto del successo politico di Andreotti stette nell&#8217;aver fatto del piccolissimo cabotaggio democristiano un&#8217;arte possente, dalle spalle robuste. Al contrario di nature meno profonde della sua, meno conoscitrici di quella volubile e frivola degli uomini, egli non disprezzò neanche a parole i mezzucci leciti della politica politicante, e seppe allearsi col tempo, soprattutto col passare del tempo. Superiore alla suscettibilità, colpì e incassò con grazia. In questo, bisogna dirlo, fu virile. Per il resto, non aveva un&#8217;idea, o se l&#8217;ebbe, la chiuse ben resto nel cassetto. La grandezza, perciò, gli fu regalata. La longevità politica ne fece un simbolo della Dc e dell&#8217;Italia repubblicana, e quindi, agli occhi della solita cricca oscurantista che dirige le coscienze del gregge di sinistra, il simbolo della faccia oscura di quella Dc e di quell&#8217;Italia. La loro doppiezza si personificarono in quella di Belzebù. Il processo ad Andreotti doveva essere perciò il processo alla Dc e a una certa Italia. Andreotti ne uscì trionfatore, doppio come non mai, se stesso più che mai: mezzo colpevole e mezzo innocente. Entrò nel Mito, e fu per tutti il Divo. Cose da pazzi. Anche di questo dobbiamo ringraziare la nostra straordinaria sinistra.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>EUGENIO SCALFARI 08/05/2013 </strong>E&#8217; morto Andreotti, e che fanno gli opinionisti dei nostri giornali, da sinistra a destra? Tutti come scolaretti diligenti a blaterare di «misteri», non si sa se per compulsione, per spirito gregario, o per semplicioneria. Insomma, perché bisogna, povere pecorelle. Questi misteri, già nebulosi per se stessi, compongono il Grande Mistero dell&#8217;Italia Deviata: un mondo fittizio, e misterioso, di occultissime trame e innominabili segreti, costruito su premesse ideologiche, o meglio, teologiche. Questo mistero d&#8217;iniquità, che nella seconda Repubblica si è incarnato nel Joker Berlusconi, nella prima Repubblica assunse le compostissime fattezze di Belzebù Andreotti. Nemmeno i sacerdoti di questa oscura religione sono mai penetrati nel Mistero. A tutt&#8217;oggi ne sanno meno di noi, anche se rompono senza pietà da mezzo secolo. Sentite il Grande Stregone di Repubblica: «Giulio Andreotti è stato il vero &#8211; e mai risolto &#8211; mistero della prima Repubblica. Una cosa è certa: Andreotti è stato un personaggio inquietante e indecifrabile, l&#8217;incrocio accuratamente dosato d&#8217;un mandarino cinese e d&#8217;un cardinale settecentesco. Ha tessuto per quarant&#8217;anni, infaticabilmente, una complicatissima ragnatela servendosi di tutti i materiali disponibili, dai più nobili ai più scadenti e sordidi. È stato lambito da una quantità di scandali senza che mai si venisse a capo di alcuno.» Considerazioni alquanto misteriose, non trovate? Ma è giusto che sia così: preservare la misteriosità del Mistero significa preservarne la forza di suggestione. E ora andate in pace: un po&#8217; d&#8217;aria fresca vi farà bene.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>FILIPPO MAGNINI 09/05/2013 </strong>Sembra che tra lui e Federica Pellegrini si stia consumando una rottura definitiva. Secondo me è andata così. S&#8217;intende che è solo un&#8217;ipotesi, ma io alle mie ipotesi credo ciecamente. Filippo con la sua fidanzata di prima, Cristiana, stava da Dio: lei era carina, femminile, simpatica. Con lei aveva già messo su casa. Diciamo che era già la sua mogliettina. Filippo è un fustacchione: le donne lo sbirciano di sottecchi e lui certamente non è per niente insensibile alla fauna femminile. E&#8217; naturale: mica vuol dire che sia un farfallone. Per molto tempo di Federica Pellegrini nemmeno si accorse. Anzi, si chiedeva che cosa ci trovasse Luca Marin in quell&#8217;atletico pezzo di legno. Lo scoprì poi. Infatti qualcosa cambiò. Lei vinceva. Stravinceva. I giornali cominciarono a chiamarla La Divina. E La Divina per forza di cose divenne improvvisamente bellissima. Qui sta la vergogna di Filippo: essersi piegato all&#8217;isterismo mediatico e non essersi fidato dei suoi occhi, della sua mente e del suo cuore. E così gli venne l&#8217;uzzolo di conquistare La Divina. Il successo gli arrise, perché fu lei a conquistare lui. Gli son voluti due anni per capire che La Divina non è il massimo dell&#8217;affettuosità, dell&#8217;eros, della passione e della simpatia. E piano piano ha cominciato a sentire una terribile nostalgia per quel domestico calore, inteso nel senso più largo del termine, in cui si crogiolava quando stava con Cristiana.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>DAVID BOWIE 10/05/2013 </strong>Diciamolo: non ci sono più gli scandali di una volta. Oggi ci si limita a pestare, con asinina ostinazione, l&#8217;acqua nel mortaio. Oggi il dramma dell&#8217;artista provocatore è la sua insopportabile banalità. Oggi questo poveretto di successo sembra posseduto. Ma non dal Demonio, ché forse sarebbe meglio, e sicuramente meno noioso. Ma dalla routine. Immaginate per esempio di essere un famoso cantante. Immaginate di comporre un pezzo grondante sesso e religione. Immaginate il video. Ecco, lo state già vedendo: preti assatanati, suore seminude, sante donnine in lingerie e in estasi, fiotti di sangue, un bordello oscuro e rosseggiante, un Savonarola in mezzo, un minestrone catartico dove il vizio e il peccato si purificano al fuoco del loro stesso eccesso, luogo comune di molta pessima arte. Il vero scandalo, casomai, è che il Duca Bianco, alla sua venerabile età, smerci senza ritegno questa ridicola paccottiglia.</p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (124)</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 11:32:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM MARIA CHIARA CARROZZA 29/04/2013 Ecco cosa significa essere un ministro nuovo di zecca: non fare neanche in tempo ad aprire la bocca, ed essere subito impallinato da un qualche oscuro opinionista a caccia di facili prede. [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6658&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>U</em><em>n giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su </em><em><a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>MARIA CHIARA CARROZZA 29/04/2013 </strong>Ecco cosa significa essere un ministro nuovo di zecca: non fare neanche in tempo ad aprire la bocca, ed essere subito impallinato da un qualche oscuro opinionista a caccia di facili prede. E tra le voci di questi frustrati scribacchini poteva forse mancare quella famigerata del sottoscritto? Certo che no. Intervistata dall&#8217;Unità ed interrogata sulle linee-guida del suo operato al ministero dell&#8217;Istruzione e dell&#8217;Università, la signora Carrozza, prima di esporle, ha voluto precisare con zelo repubblicano che <em>«La mia guida sono i principi della Costituzione, per nulla invecchiati.»</em> Urca. Questa nostra Costituzione è propria una bomba: tutto previde e giammai fallò. Da un po&#8217; di tempo la Carta è diventata oggetto di culto da parte di una setta potente che è meglio per voi non spernacchiare. Meglio ancora se vi acconciate a pagarle un piccolo tributo, venerando la reliquia. Cioè, non la reliquia, ma il suo spirito vivificatore, cui forse un giorno si attribuiranno poteri taumaturgici. Intanto però questa religione di serie B ha già sparso in giro un bel po&#8217; di fideismo. Massimamente tra gli intellettuali e i pozzi di scienza, come si vede.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ANDREA COLLETTI 30/04/2013 </strong>Lungi dal rappresentare qualcosa di nuovo e originale, i militanti del Movimento 5 Stelle sono la quintessenza rumorosa, tetragona e un po&#8217; ingenua del bigottismo di sinistra. Vecchie comari rimbambite travestite da ragazzotti. Che pena. Prendete questo bel tomo, Andrea Colletti. Nel suo intervento alla Camera ha detto: <em>«Questo Governo odora di democristianità. Odora di intrecci di comitati d’affari quali CL e Compagnia delle Opere. Visto il Ministro dell’Interno che ha scelto, o che è stato obbligato a scegliere, possiamo ben dire che questo sembra il Governo della trattativa Stato-Mafia. Del bavaglio alla magistratura ed alle opposizioni politiche. Questo, siamo sicuri, sarà il Governo del salvacondotto giudiziario a Silvio Berlusconi.»</em> Democristianità, Intrecci, Comitati, Affari, Trattativa, Bavaglio, Salvacondotto: chissà come si sarà sentito dopo aver schierato in poche frasi tutti questi cavalli di battaglia! Un Partigiano della Legalità, come minimo. Poveretto. Costui probabilmente ritiene di aver fatto qualcosa di rivoluzionario, di aver detto l&#8217;indicibile per il bene della patria. E tutto questo dopo aver sciorinato come un bravo pappagallo un trito campionario di quel cospirazionismo esoterico che fa da decenni la felicità onanistica dei lettori de “La Repubblica”, e da qualche tempo di quelli della roba forte de “Il Fatto Quotidiano”. Perché anche l&#8217;antifascismo ha il suo Codice Da Vinci. Anzi, ne ha tutta una biblioteca.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL PERDONISMO 01/05/2013 </strong>Non ho capito se i famigliari del carabiniere Giuseppe Giangrande abbiano risposto a una domanda esplicita dei giornalisti, oppure se abbiano obbedito a una specie di osceno e stupido adempimento burocratico che il circo mediatico ha ormai tacitamente imposto a chi ha appena visto un figlio, un genitore, un fratello o una sorella cadere vittima della furia omicida. Fatto sta che anche loro hanno dovuto decidere sul momento, col cuore in gola, davanti a dei petulanti tirapiedi, ambasciatori di un pubblico ferocemente avido di futili emozioni, se «perdonare» o «non perdonare» il malfattore. Siccome il buon gusto e il rispetto dovuto ai sentimenti più sacri impongono che a questo Cristianesimo da Reality Show si metta fine al più presto, propongo agli sventurati prossimi venturi questa risposta standard, da imparare a memoria: <em>«Sì, noi perdoniamo. Perdonare è il dovere di ogni bravo cristiano. Perdonare vuol dire non rispondere al male col male, e lasciare la porta aperta a un sincero pentimento. Se i lunghi, lunghissimi, interminabili e penosissimi anni di galera, che ora inevitabilmente attendono lo sciagurato che ci ha così duramente colpiti, saranno utili alla salvezza dell&#8217;anima sua, in obbedienza ai disegni sapienti e misteriosi di una Provvidenza sempre misericordiosa, noi sapremo essere lieti per lui e con lui, e sapremo impetrare, nella maturità dei tempi, se saremo ancor vivi, la clemenza della giustizia umana. Il pentimento sincero è come una conversione. E&#8217; una cosa rara. Ma non vogliamo rinunciare a questa ineffabile speranza».</em> Naturalmente questa è la versione lunga. Per il popolo la condenserò in una formuletta assai più sintetica.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>BELEN RODRIGUEZ 02/05/2013 </strong>Non è mai stato un bello spettacolo tutta questa gente famosa ansiosa di farsi ricevere in Vaticano dal Papa. Gente che quando poi il grande giorno arriva, chissà dopo quante e assai poco eleganti sollecitazioni, eccola lì sorridente e timorata con tutta la famigliola e magari anche con un regalino al seguito, gingillo che il Santo Padre rigirerà fra le mani per la prima e ultima volta in quest&#8217;unica occasione. Scene strazianti di vita piccolissimo borghese. E comunque, si capisce, un grande traguardo per loro e per la loro casata del kaiser. Non poteva sfuggire a questa mania Belen Rodriguez, che i traguardi in Italia ormai li ha tagliati tutti. La neo-mamma ha confessato al settimanale “Oggi” il suo desiderio di<em> «partecipare ad una pubblica udienza del Papa. Mi piacerebbe tanto far benedire Santiago dal Papa, argentino come me».</em> Insomma, ha dato inizio alle grandi manovre diplomatiche, così, alla luce del sole, tirando da lontano Papa Francisco per la manica dell&#8217;abito talare. Mi verrebbe di chiamarla un esempio di spudoratezza mezza arrogante e mezza ingenua. Ma non sono poi tanto sicuro. Andare vittoriosamente così dritti allo scopo, con grande scandalo dei maschi, è tipico del genio femminile, e anche il Vangelo lo testimonia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL CALCIO ITALIANO 02/05/2013 </strong>L&#8217;allenatore del Borussia Dortmund Jurgen Klopp ha detto di Arrigo Sacchi: <em>«Non l&#8217;ho mai incontrato ma ho imparato tutto da lui. Tutto ciò che sono oggi lo devo a lui. Il mio Borussia è solo un 10% del suo grande Milan»</em>. Di allenatori in giro per il mondo che venerano Sacchi ce n&#8217;è un&#8217;infinità. Sono matti? Esagerano? Per niente. Il Milan di Arrigo Sacchi in quattro anni vinse due Coppe dei Campioni e un solo scudetto. Eppure tutto il mondo capì che «qualcosa» era successo, che il calcio non sarebbe più stato lo stesso. Tutto il mondo tranne l&#8217;Italia. Il motivo è presto spiegato: Sacchi fu un pioniere e fu vittorioso, contro tutto e tutti. In Italia non gliel&#8217;hanno mai perdonato, soprattutto il mondo del calcio. In Italia le novità tattiche del gioco sacchiano non furono mai interamente accettate, e quindi su di esse non si si poté col tempo nemmeno costruire qualcosa di più efficace. Né il magnifico Ajax di Van Gaal, né il Porto e il Chelsea di Mourinho, né il Valencia e il Liverpool di Benitez, né il Barcellona di Guardiola e nemmeno il Bayern tritatutto di questi mesi sarebbero immaginabili senza il Milan di Sacchi. Il Bayern che ha macellato il Barcellona non è una squadra poi tanto diversa da quella dell&#8217;anno scorso. L&#8217;allenatore è lo stesso. Ma si vede benissimo che &#8211; a loro modo &#8211; i tedeschi hanno fatto tesoro proprio della lezione di gioco del Barcellona. Sì, sì, sì, proprio così. Se volete ve lo spiego.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>[MIO COMMENTO: Accidenti, pensavo che qualcuno mi prendesse sul serio, e mi dicesse: “Allora spiegacelo, sapientone,” Allora se permettete lo faccio io: “Allora spiegacelo, sapientone.” </em><em>SPIEGAZIONE: Le grandi squadre che hanno fatta la storia del calcio, non solo con le vittorie, ma anche col gioco, nell’era post-sacchiana, hanno solo fatte delle variazioni alla tattica fondamentale del pressing. </em><em>Il pressing, in questo contesto, va inteso solo come gioco di squadra. Se non vi si applicano tutti i dieci giocatori non lo è. Il calcio è un fenomeno spazio-temporale. Il pressing è il tentativo di ottimizzare il movimento della squadra in questa dimensione. Che ripeto è spazio-temporale. In Italia sembra che esista solo quella spaziale. Per questo, cercando di venir a capo del mistero. sono sempre lì a strologare assurdamente coi moduli: 442-343-42121-4321-433 e via rimbecillendo. Tutte cose SECONDARIE. </em><em>Il pressing è basato sulla superiorità numerica nella zona dove viene giocata la palla. Può essere difensivo, o offensivo, quando si ha il possesso della palla (questo aspetto sfugge completamente da noi). Nel primo caso soffoca la manovra avversaria. Nel secondo caso crea spazio per gli inserimenti. </em><em>Il pressing non si basa sull’ardore agonistico, né sulla velocità dei singoli giocatori, né sulla ridicola “forza o freschezza fisica”, concetto carissimo a tutti i giornalisti italiani quale “prestatore di spiegazioni in ultima istanza” ah ah ah… Il pressing si basa sull’abbattimento dei tempi morti da parte di tutti i giocatori. Ciò significa che non può essere fatto con riserve mentali. Si perde l’attimo. Per esempio: nel caso di perdita della palla in attacco, la cosa fondamentale sono i primi decimi di secondo dopo la perdita del possesso, non le corse affannose all’indietro, che sono appunto il risultato della mancata prontezza. Gli attaccanti devono subito far pressione sui difensori. Basta uno scattino di cinque metri. Lo scopo principale è quello di consentire ai propri difensori e centrocampisti di compattarsi senza arretrare, e dare inizio alla pesca allo strascico della palla. </em><em>Fondamentale è che la squadra si muova come una nuvola compatta su e giù per il campo. In effetti si tratta di rimpicciolire agli effetti pratici il campo di gioco, tagliandone fuori il massimo dei giocatori della squadra avversaria. Per questo l’altra squadra sembra sempre spaesata e stanca mentre i giocatori della nostra sembrano sempre freschi e arrivano “sempre prima sul pallone” (ah ah ah… mai sentita questa?). </em><em>Questo è il GIOCO, fondamentalmente. Le varie interpretazioni dipendono dal tipo di giocatori a disposizione, dai gusti dell’allenatore, dalle tradizioni calcistiche dei singoli paesi. Il madridista Valdano disse un giorno un giorno che il calcio di Sacchi era “difensivo”. Aveva ragione. Lui vedeva la cosa con occhi non italiani. Il gioco del Milan di Sacchi era teso soprattutto a soffocare le squadre avversarie, anche se agli effetti pratici poi finiva per schiacciarle nella loro metà campo, perché a quel tempo non sapevano letteralmente che pesci prendere. Qui sta “l’italianità” di Sacchi. Il gioco del Barcellona lo conosciamo tutti, avvolgente, tecnico, iberico. Quello del Bayern è robusto sulla fasce laterali, coma da tradizione tedesca. Ed è forte anche nelle “ripartenze”. Ma le “ripartenze” del Bayern sono un pressing d'attacco di SQUADRA che coglie l’attimo al momento della conquista del pallone. </em><em>Qualcuno dirà: tutto qua? Sì. Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E non è una questione tecnica, è una questiona se vi acconciate a pagarle un o. Si tratta di fare le cose PER INTERO. In Italia non le fa nessuna squadra, da vent’anni.]</em></p>
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		<title>Il governo Letta e le prospettive della sinistra</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 15:38:14 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Giudico la nascita del governo Letta una cosa positiva per l&#8217;Italia. Tuttavia non credo che la sua politica economica avrà qualche efficacia. Per vari motivi: l&#8217;eterogeneità della maggioranza di governo; la generale, bipartizan mancanza di idee chiare; la profondità strutturale dei problemi economici, che sono poi comuni a quelli dell&#8217;Occidente. Penso che l&#8217;azione del governo resterà nel solco di quelle che l&#8217;hanno preceduta. Anche se sulla carta sembra aprire cautamente le porte a una politica economica più espansiva, il governo, volente o nolente, sarà costretto a privilegiare la politica abbastanza meschina dei saldi contabili al fine di impedire l&#8217;esplosione del debito. Si giocherà ancora sulla quantità più che sulla qualità, pareggiando qualche limatura con qualche aggravio occulto alle imposte. Questa stabilità ragionieristica non ha risolto e non risolverà un bel nulla. Ciò nonostante nella sua mediocre costanza essa ha avuto un merito: dimostrare che la malattia italiana non era isolata, che la non-crescita italiana e il debito pubblico italiano erano spesso solo l&#8217;altra faccia della medaglia delle crescite fasulle e dei debiti privati, e quindi in un certo modo nascosti, di altri paesi occidentali; che con l&#8217;evolvere della crisi il tempo avrebbe svelato il bluff e “italianizzato” anche sul piano contabile la maggioranza delle economie occidentali; e che perciò non era giusto che l&#8217;Italia ne pagasse un prezzo esorbitante in termini di interessi sul proprio debito. Per quanto drogati, anche i mercati finanziari prima o dopo tendono a risintonizzarsi sulla realtà.</p>
<p style="text-align:justify;">Penso inoltre che, in generale, gli attuali governi dei paesi occidentali non possano fare molto di più – dal punto di vista prettamente statistico, ossia del Pil – che governare la stagnazione. Ma “governare la stagnazione” è un concetto che può nascondere comportamenti contrapposti, sia l&#8217;immobilismo sia un&#8217;azione profondamente risanatrice. La trionfante mistificazione dei concetti di “austerità” e “crescita” serve a nascondere questa verità. Oggi l&#8217;austerità è dileggiata e la crescita è venerata. Ma noi non abbiamo avuto una vera austerità e rischiamo di avere una falsa crescita. L&#8217;austerità l&#8217;hanno praticata le famiglie, non certo lo stato, che ha chiamato “austerità” la copertura attraverso l&#8217;aumento delle imposte delle sue non tagliate spese, che le stesse famiglie peraltro poi non volevano tagliate, in un avvitamento fatale di reciproche e comode reticenze. Ognuno poi capisce che la crescita del Pil non vale un piffero, se essa nel lungo termine non sopravanza quella delle spese, compreso il costo del debito. Le politiche “keynesiane” di aumento della spesa pubblica o delle iniezioni di liquidità sul mercato sono le stesse che ci hanno portato a questa situazione, non un fantomatico “laissez-faire”: una ben intesa economia “di mercato” è naturalmente “austera” ed è l&#8217;unica veramente “sostenibile”. Noi dobbiamo appunto governare un traumatico, ed epocale, ritorno alla normalità ed è un po&#8217; difficile farlo attraverso la retorica dell&#8217;emergenza e dei piani salvifici.</p>
<p style="text-align:justify;">Sul piano delle riforme istituzionali le prospettive sono più incoraggianti, perché le forze politiche potrebbero trovare conveniente rifarsi qui dell&#8217;impotenza che dimostreranno nell&#8217;affrontare la crisi economica. Tuttavia, né un&#8217;organica riforma istituzionale, né tanto meno una riforma elettorale, sarebbe di per sé sufficiente a ovviare al male principale di cui soffre l&#8217;Italia: la mancanza di una normale architettura politica fondata su un grosso partito popolare-conservatore e un altro socialdemocratico-progressista. Normale non perché la preferibile in astratto, ma perché in armonia con la storia e la geografia di un paese europeo nell&#8217;anno di grazia 2013. Normale, e quindi meno guastata dallo spirito di fazione, e quindi più aperta. Ecco perché la migliore e la più feconda prerogativa del governo Letta è proprio quella che da molte parti gli viene rimproverata: di essere un “inciucio”. Il bacio col rospo berlusconiano costringerà la sinistra a ripensarsi senza essere zavorrata dalla pregiudiziale antiberlusconiana. E la condurrà fatalmente a uscire dal vuoto involucro “democratico” per trovare una sua identità in un progetto socialdemocratico, che però per essere tale dovrà essere ripulito dai fumi intossicanti dell&#8217;antiberlusconismo e del moralismo giustizialista, e che quindi la porterà a ripensare dolorosamente tutta la sua storia. Come dimostra la nascita di questo governo la sinistra oggi non può trovare un&#8217;identità in positivo: per essere di governo, la sinistra diventa democristiana; se vuole essere di sinistra, ricade in quella di lotta, e si sente grillina. L&#8217;odio per Berlusconi si spiega anche col fatto che la razionalità di fondo del berlusconismo &#8211; la creazione del centrodestra italiano, una realtà che non si può negare correndo dietro alle peculiarità del personaggio – mette in luce la perdurante anomalia della sinistra italiana, prima comunista e poi tutto fuorché “socialdemocratica”. Sono cose che dicevo proprio qui <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/25981/partito-socialdemocratico-daaaa/">quattro anni fa</a>, parlando dalla sponda berlusconiana. Ma vedo che anche loro, adesso, <a href="http://domani-ero.com.unita.it/politica/2013/04/30/la-socialdemocrazia-necessaria-nellanomalia-italiana/">ci stanno arrivando</a>.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/908835/il-governo-letta-e-le-prospettive-della-sinistra/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Update 04/05/2013: Ecco un altro che <a href="http://terra-di-nessuno.com.unita.it/politica/2013/05/vivremo-socialdemocratici">ci sta arrivando</a> (naturalmente dicendo solo un terzo della verità, ma c&#8217;è tempo, c&#8217;è tempo&#8230;)</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://zamax.wordpress.com/category/giornalettismo/'>Giornalettismo</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a> Tagged: <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/enrico-letta/'>Enrico Letta</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/partito-democratico/'>Partito Democratico</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/sinistra/'>Sinistra</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zamax.wordpress.com/6644/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zamax.wordpress.com/6644/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6644&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (123)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 12:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM SABINA GUZZANTI 22/04/2013 L&#8217;inizio fu promettente: Laura Boldrini, esponente di Sel, eletta presidente della Camera. Poi presidente del Senato fu eletto Pietro Grasso, esponente del Pd e, anche se non troppo ortodosso, del «partito della legalità». [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6609&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>U</em><em>n giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su </em><em><a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>SABINA GUZZANTI 22/04/2013 </strong>L&#8217;inizio fu promettente: Laura Boldrini, esponente di Sel, eletta presidente della Camera. Poi presidente del Senato fu eletto Pietro Grasso, esponente del Pd e, anche se non troppo ortodosso, del «partito della legalità». Per Travaglio, niente più di un «berluschino». Fu il primo segnale dello smottamento emotivo del popolo rosso. Il primo candidato «condiviso» alla presidenza della Repubblica, Franco Marini, fu trombato dalla stessa sinistra: esponente del Pd, ma non antiberlusconiano. Per venire incontro all&#8217;isterismo della sinistra Bersani ci riprovò con un candidato «non condiviso», il serafico Romano Mortadella Prodi il Grande, due volte vincitore su Silvio Caimano Berlusconi lo Psiconano, ex democristiano come Marini, ma antiberlusconiano tenace e vendicativo. Non bastò. Grillo gli aveva anteposto un antiberlusconiano assoluto come Stefano Rodotà, simbolo della purezza sinistrorsa, che irretì nel segreto dell&#8217;urna un pezzo tremante di Partito Democratico. Bersani, già fin troppe volte umiliato, si risolse allora per il presidente uscente Napolitano, un immortale di sinistra (aderì al Pci nel 1945, seguendone poi le sorti per più di sessant&#8217;anni), rieletto con l&#8217;appoggio fatale del Berlusca. Al popolo rosso non bastò: non poteva perdonare al rosso Napolitano il mancato contributo alla meritoria liquidazione finale del berlusconismo. Ad agire potente era la Mistica (deficiente) del Cambiamento, della Nuova Era nella quale la Resistenza e la Liberazione raggiungono finalmente la loro compiutezza, dopo settant&#8217;anni di interregno semi-democratico e cripto-fascista. In breve: è la Grande Balla che si rivolge contro quelli che l&#8217;hanno alimentata per decenni. Perfino Scalfari è ormai nel mirino della base arrabbiata, e da qualche tempo, non so se l&#8217;avete notato, ci mette in guardia, lui che di certe cose è uno specialista, contro il pericolo del «giacobinismo», neanche fosse uno della mia stessa miserabile schiatta. Strabiliante. Cosicché non sorprende che dopo questa infornata di nomine istituzionali tutte rosse, Sabina Guzzanti abbia deciso di espellere anche Napolitano dalla Società Civile: <em>«Napolitano non è il nostro presidente»</em>, ha scritto su Twitter. E non si è fermata qui. Se l&#8217;è presa pure con Grillo, reo di non aver partecipato al corteo romano indetto dal M5S contro il Napolitano bis: <em>«Noi siamo in piazza. Grillo s&#8217;è sfilato. Le spara grosse e poi si caga sotto».</em> Minchia com&#8217;è difficile essere di sinistra in Italia. E&#8217; più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un politico di sinistra di un qualche peso operativo arrivi alla tomba puro e senza macchia. Gli conviene morire per tempo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>PIPPO CIVATI 23/04/2013 </strong>I quarantenni del Pd sono sul piede di guerra. Ce l&#8217;hanno coi «traditori» che non hanno votato Prodi alla presidenza della Repubblica. Il loro leader Pippo Civati dice che questi lestofanti faranno i ministri nel prossimo governo: il governo «collaborazionista», aggiungo io. Ciò prova che i giovanotti come Pippo, a parte la confidenza coi social network e le fatue pose liberal, sono vecchi come il cucco, e all&#8217;anti-berlusconismo da operetta non resistono. A Prodi, non per essere eletto, ma per prendere tutti quelli che aveva sulla carta, sono mancati un centinaio di voti. Una cinquantina sono andati a Rodotà, una cinquantina sono andati al pascolo. Vendola sostiene che i suoi hanno votato compatti non Prodi ma «R. Prodi», con ciò firmando la loro lealtà ai patti. Quale che sia la verità, il robusto pacchetto di voti per Rodotà dimostra che la fronda anti-prodiana non era nella sua essenza di natura filo-berlusconiana, bensì iper-identitaria, ossia anti-berlusconiana. Civati se la prende coi «traditori» per nascondere questa realtà, e forse per negarla a se stesso. Se i cento infami sono «traditori», metà di questi infami hanno obbedito alla «pancia» anti-berlusconiana della sinistra. E&#8217; un&#8217;illusione credere che gli «inciucisti» si siano nascosti dietro il nome di Rodotà. I cinquanta voti per il candidato scelto dai grillini sono stati un messaggio rivolto al Pd e a Bersani, un messaggio figlio di una pulsione profonda della sinistra, e un segnale di frustrazione contro l&#8217;unanimismo di facciata. L&#8217;impressione è che invece sia proprio la silenziosa, ma non troppo, opposizione filo-rodotiana all&#8217;interno del Pd a nascondersi dietro l&#8217;ostentata e piuttosto becera condanna dei «traditori». Lo stesso Civati è ambiguo quando scrive sul suo blog che<em> «se avessimo votato Prodi o Rodotà, non saremmo andati a votare, come le vecchie volpi della politica hanno ripetuto (altro che Twitter) a tutti i giovani deputati. No, semplicemente avremmo fatto un governo del presidente. Con un presidente, un governo e una maggioranza molto diversi da quella che vedremo tra qualche ora.»</em> Quel «Prodi o Rodotà» sembra la dichiarazione di una doppia lealtà, al partito e al popolo di sinistra. E questa lacerazione è il frutto maturo di una menzogna a lungo coltivata, la «narrazione» che ha fatto della storia politica dell&#8217;Italia repubblicana un lungo romanzo criminale. La Lunga Resistenza berlusconiana ne ha assorbito alla fine tutti i veleni, svuotando di forze la sinistra. Al momento del supposto trionfo, la sinistra si è come accasciata. Rimane per aria una rabbia indistinta, senza argomenti, come un&#8217;eco di ciance messianiche. Intanto “La Repubblica” sembra essersi acconciata al nuovo corso termidoriano: Scalfari bacchetta Rodotà, e Massimo Giannini, a “Repubblica Tv”, con una straordinaria faccia da funerale, annuncia alla Società Civile la <em>«medicina amara delle larghe intese»</em>. Chissà cosa ne pensa il giovanotto Civati. Caro popolo di sinistra, la Grande Commedia sta per finire, anche se questo è solo l&#8217;inizio. E&#8217; meglio che ti prepari: anche Craxi tornerà, prima o dopo, nella Tua storia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LA CLASSE GIORNALISTICA 24/04/2013 </strong>Hanno riso in molti dell&#8217;entusiasmo mostrato dalla classe politica per le parole di rimprovero che il nuovo-vecchio presidente nel suo discorso d&#8217;insediamento a Montecitorio le ha indirizzato con implacabile paternalismo. <em>«Sì, sì, siamo stati dei minchioni! Sì, sì, non abbiamo capito un kaiser!»</em>, pareva che dicessero quegli applausi. I quotidiani ci sono andati giù di brutto. Gli opinionisti di sinistra, di destra e di centro su una cosa sono stati tutti d&#8217;accordo: ridicolizzare l&#8217;orgia masochistica. Da quando la retorica anti-casta si è impadronita delle menti degli italiani, sono forse proprio i giornalisti quelli che hanno sviluppato il più forte senso di superiorità nei confronti dei politici. Ma non se ne capisce bene il motivo. Non è che loro negli ultimi tempi si siano mostrati molto più perspicaci dei politici. Non molto tempo fa preconizzavano che la Lega, quel partito ben organizzato e radicato nel territorio &#8211; un esempio nonostante tutto &#8211; si sarebbe mangiato, al nord almeno, il Pdl, il partito dell&#8217;aria fritta; le penne dei giornaloni, poco più di un anno fa, scommettevano che il «partito» montiano, il nuovo grande partito di centro, si sarebbe mangiato il meglio del Pdl e Pd; più di recente un po&#8217; tutti preconizzavano che il Pd, il partito delle primarie, avrebbe trionfato sulle macerie della politica italiana; fino a qualche mese fa perfino quelli di destra davano per morti e sepolti il Pdl e Berlusconi; quasi tutti hanno sottostimato la crescita di Grillo prima delle elezioni, per poi darla – naturalmente &#8211; come ineluttabile dopo le elezioni: ora il fenomeno M5S si sta puntualmente sgonfiando. Insomma, in generale non ne hanno indovinata una. Si meritano anche loro un grande significativo applauso.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>RE GIORGIO 25/04/2013 </strong>Diciamolo: da quando la classe politica ha preso il nome di Casta, fare il Presidente della Repubblica è diventata una pacchia. Non occorre che nessuno ve lo insegni: vi basta l&#8217;istinto per capire che dovete mettere una certa distanza tra la vostra augusta persona e i politicanti del parlamento, che dovete assumere una certa aria da maestrino, che dovete esortare, indirizzare, bacchettare, trasmettere un senso d&#8217;urgenza sulle improrogabili riforme di cui il paese ha un disperato bisogno, senza però mai dire alcunché di concreto. Non potete, perché per vostra fortuna questa non è una repubblica presidenziale. E&#8217; solo una repubblica semi-presidenziale di fatto, ed è comprensibile che vi pigliate la metà più comoda del presidenzialismo: l&#8217;onore di predicare; l&#8217;onere di agire non vi tocca. Siete in una botte di ferro. Se siete poi un po&#8217; più ambiziosi, grazie alla vostra posizione di <em>arbiter rei publicae</em>, potete cercare d&#8217;indirizzare la partita politica in un certo modo. Napolitano c&#8217;è riuscito col quel «governo tecnico» che fra gli obbiettivi aveva anche quello di «governare» l&#8217;uscita di Berlusconi dalla scena politica. Sappiamo com&#8217;è andata: il governo tecnico si è arenato dopo due mesi ed ha vegetato per altri dodici. Un bel fallimento che ha gettato discredito un po&#8217; su tutti, tecnici e politici, tranne che sull&#8217;artefice della creatura: Napolitano il Saggio. Adesso Giorgio ci riprova con un «governo delle larghe intese», che però «consacra» la presenza di Berlusconi sulla scena politica. A ben guardare la sua rielezione somiglia tanto ad un esame di riparazione. Chiamarlo Re Giorgio mi sembra un po&#8217; troppo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>GLI UBRIACHI DEL 25 APRILE 26/04/2013 </strong>Il 25 aprile è il giorno in cui la sinistra aspetta al varco i suoi avversari. I guardiani della società civile sono già alticci ed eccitati di primo mattino, senza aver bevuto un solo goccio di vino, come piccoli generali ansiosi di passare in rivista la truppa &#8230;nemica. Per fortuna è un giorno di festa e potete starvene a casa. Ma se uscite mostratevi quantomeno compunti, commossi, partecipi. Le persone normali pensano che a questa gente esaltata manchi qualche rotella e che il 25 aprile venga tirato in ballo troppo spesso a sproposito. Ma sbagliano. Dal 25 aprile nasce tutto. Il 25 aprile è la sorgente che ha dato vita al grande fiume della Nuova Patria Repubblicana, e nel suo vivo microcosmo c&#8217;è già tutto ciò che è buono, democratico, onesto, saggio. Se non si bagnano a questa fonte, non esistono né la buona società, né la buona politica, né la buona economia, forse neanche la buona tavola. Il 25 aprile è il giorno delle commemorazioni e dei fischi. A fischiare è sempre la Guardia Repubblicana. Voi vi chiedete: perché guastano le sacre commemorazioni coi fischi? La risposta è questa: siete testoni. Non capite infatti che questi fischi segnalano che la Patria non è ancora Perfetta, che la Democrazia non è ancora Compiuta e che i fascisti non sono ancora spariti. Quando ciò avverrà, l&#8217;ultimo fischio morirà in lontananza e lo Spirito del 25 aprile, di cui costoro sono i ventriloqui, troverà pace. Quindi il presidente del Senato, il democratico Pietro Grasso, non poteva pensare che gli bastasse mettersi il fazzoletto rosso al collo ed essere scortato dalla Camusso per passarla liscia a Monte Sole, presso Marzabotto. I fischi sono piovuti. Le grida anche:<em> «Mai coi fascisti! Venduti!»</em>. Sì, perché Silvio compra. Compra tutto. Compra sempre. Voti, magistrati, calciatori, donnine, responsabili, ed ora anche il Pd, in blocco a prezzo scontato. Nessuno in realtà crede in cuor suo a queste penose stronzate. Però è bello annegare i dispiaceri nell&#8217;antiberlusconismo, spararle colossali, e nascondere l&#8217;ubriachezza sotto uno sfrontato sarcasmo, com&#8217;è capitato ieri a Corradino Mineo, una vita in Rai e a sinistra, che ha detto: <em>«Silvio Berlusconi? Io non ho problemi a frequentarlo. Lo trovo molto divertente. Fermo restando che non penso di potere fare patti con lui, perché conosco l&#8217;uomo e so che non fa patti, compra: prima ti mette una busta in tasca e poi discute. Comunque Berlusconi dopo Mussolini è stato il più importante capo di Stato che l&#8217;Italia abbia mai avuto. La mia non è una posizione di assoluta chiusura: dico soltanto che non possiamo superare certi limiti.» </em>Il Movimento 5 Stelle ha preferito invece starsene in disparte, e non mischiarsi con una classe politica oramai venduta al demonio. Il suo è stato un 25 aprile di protesta silenziosa.<em> «Oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere.»</em> Così ha detto Grillo, lirico e apocalittico, e sembrava vedesse coi suoi occhi<em> l&#8217;abominazione della desolazione posta in luogo santo, della quale parlò il profeta Daniele. </em>Il più allegro, o il più depresso, di tutti era però Nichi Vendola. Tanto allegro, o depresso, che non ha nemmeno cercato di usare perifrasi nell&#8217;aprire a tutti noi l&#8217;esacerbato suo cuore. <em>«Il Cln era un luogo in cui convivevano diversità straordinariamente lontane e per certi versi inconciliabili.»,</em> ha premesso, per poi sentenziare:<em> «Solo un soggetto non c&#8217;era: i fascisti. Ecco, se avessimo dovuto ispirarci a quella esperienza erano altri gli alleati da cercare visto che il nostro tema è uscire dal ciclo del berlusconismo.»</em> Be&#8217;, io penso che sia giusto che si sfoghi. E per fortuna sua il primo maggio è in arrivo. Si potrà sbronzare di nuovo, in santa pace, senza paura di sembrare fuori di testa. Poi si sentirà meglio.</p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (122)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 16:35:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM PAOLO FLORES D&#8217;ARCAIS 15/04/2013 Per il teorico dell&#8217;homo democraticus contrapposto all&#8217;homo caimanicus, i dieci candidati al Quirinale scelti dal M5S sono «in schiacciante maggioranza adamantini nel loro essersi costantemente opposti al regime di Berlusconi che calpestava [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6569&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>U</em><em>n giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su </em><em><a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>PAOLO FLORES D&#8217;ARCAIS 15/04/2013 </strong>Per il teorico dell&#8217;<em>homo democraticus</em> contrapposto all&#8217;<em>homo caimanicus</em>, i dieci candidati al Quirinale scelti dal M5S sono <em>«in schiacciante maggioranza adamantini nel loro essersi costantemente opposti al regime di Berlusconi che calpestava la Costituzione repubblicana»</em>. Lasciamo da parte il capo della tribù vaffanculista e mettiamo in fila gli altri nomi di questa lista: Romano Prodi, Emma Bonino, Gustavo Zagrebelsky, Gian Carlo Caselli, Ferdinando Imposimato, Stefano Rodotà, Milena Gabanelli, Gino Strada e Dario Fo. Non sembra che abbiano patito molto durante la ventennale opposizione al regime. Non si direbbe che siano vissuti nelle catacombe. Non si direbbe che non abbiano fatto carriera. Sono riveriti, spesso osannati e premiati. Alcuni, misteriosamente, passano per geni, o eroi. E se li discutete correte il rischio di essere incasellati nella sottospecie caimanica. La comica ortodossia di questa lista in fondo ci dice tre cose: che un regime in effetti forse c&#8217;è; che la sua propaganda c&#8217;è di sicuro; e che i militanti grillini sono tra le truppe più fedeli al verbo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>MATTEO RENZI 16/04/2013 </strong>La popolarità del sindaco di Firenze finora è stata l&#8217;espressione di un&#8217;energica e giovanilistica somma di incongruenze rimaste a mezz&#8217;aria, vaporose ma accattivanti. Ma quanto potrà durare ancora l&#8217;incantesimo? Per la realtà italiana, e anche per molta di quella europea, Matteo il liberal non è di sinistra ma si è messo in testa di farla sua. Allo stesso tempo, nel suo tentativo di scalata ai vertici del suo partito, Matteo il rottamatore usa l&#8217;arma della retorica anti-casta come il più forsennato dei grillini. Il primo Matteo non ha mai superato la diffidenza del popolo di sinistra; il secondo Matteo non supererà mai la diffidenza del popolo non di sinistra, nel caso dovesse mettersi in proprio. Non vorrei che Renzi finisse per ricalcare le orme ingloriose di quei centristi famosi in vita come maestri di tattica, ma morti politicamente col cappello da somaro in testa. Quelli restavano in mezzo non dicendo un bel nulla, lui fa lo stesso sparandole grosse.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;UTILE IDIOTA LIBERTARIO 17/04/2013 </strong>Fra tutti i libertari-liberisti che l&#8217;orbe terraqueo conosca quello italiano è il più compreso dei suoi sacri doveri. Non ci sono limiti alla sua furiosa intransigenza. Anche se non lo sa, questo fanatico della libertà non si è mai liberato dei suoi geni giacobini. Perciò crede ancora nella rivoluzione e nella palingenesi, nonostante abbia letto Hayek, e nonostante la rivoluzione e i rivoluzionari amino alla follia lo stato, lo statalismo e, quando sono al potere, anche lo stato di polizia. Ciò lo predispone a diventare un utile idiota. C&#8217;è sempre infatti qualche sottile parentela intellettuale tra l&#8217;utile idiota e il suo padrone. Anche se noi per comodità diciamo che è solo un cretino. Ergo, in un momento di profondo sconforto, nella folle speranza che da un azzeramento totale possa germogliare il bene, il libertario italiano è capace di votare anche per il Movimento Cinque Stelle. Qualcuno l&#8217;ha fatto. Dovete capirlo, era ormai fuori di testa. Il colpo decisivo glielo aveva dato Milena Gabanelli, con la sua proposta orwelliana di abolire il contante. Da un annetto l&#8217;esaltata ficcanaso di Report era per lui l&#8217;icona del Male Totalitario. Il Maligno nella sua spietata impudenza ha voluto ora che i militanti grillini scegliessero proprio la Diavolessa come primo candidato alla Presidenza della Repubblica. Così sembra agli stolti, almeno. Perché in realtà a volerlo è stato un Dio con questo babbeo perfino troppo misericordioso, un Dio che punisce chi vuole correggere e salvare dalla definitiva perdizione.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL CONTROCONCERTONE DEL PRIMO MAGGIO 18/04/2013 </strong>Quando una setta diventa troppo potente entrarci non è più un affare, anche se a volte diventa un obbligo. In una setta si entra per distinguersi, per fare massa critica insieme ad altri compagni di avventura al fine di intimidire la società e scalarne i vertici. Ma quando il potere di questa setta si ramifica troppo, prima cominciano a scarseggiare i posti di primo piano a disposizione, e poi, via via, quelli di secondo, di terzo e di quarto. Insomma, per molti di questi settari il destino è di ritornare nella società dalla quale sono venuti, almeno dal punto di vista del posto in classifica, nonostante il distintivo. Ciò genera un plebe di settari scontenti che porta alla formazione di una setta all&#8217;interno di una setta: ne sono protagonisti loro stessi, e coloro che già molto in alto in classifica si servono di questa nuova massa critica di settari interni alla grande setta per scalzarne dal podio i capi. Questo è un discorso serio. Ma vale anche per le stronzate. Pensate alla sinistra e alla musica in Italia. La sinistra dopo decenni è riuscita a conquistare quella micidiale mattonata del Festival di Sanremo, che di colpo ha acquistato agli occhi dei media compiacenti una dignità culturale prima sconosciuta. La sinistra è da sempre padrona anche di quella micidiale mattonata del Concertone del Primo Maggio, il festival della musica responsabile, consapevole e socialmente utile, che da sempre ha avuto agli occhi dei media compiacenti una dignità culturale inversamente proporzionale alla sua tediosa pochezza. Tutta questa abbondanza è problematica per quegli artisti che vogliono restare, o diventare, delle vere icone della società civile, ossia della sinistra. E&#8217; per questo che è nato il ControConcertone del Primo Maggio da tenersi nella città martire di Taranto. Quello sarà il Vero Festival della musica responsabile, consapevole e socialmente utile. Chi l&#8217;ha organizzato, l&#8217;attore Michele Riondino, figlio della città martire, del Concertone ha detto velenoso: <em>«E&#8217; un Sanremo di sinistra».</em> Luca Barbarossa e Fiorella Mannoia, veterani dei festival, hanno già aderito dall&#8217;alto della loro esperienza. Comunque, una cosa è sicura: sarà la solita sbobba.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL POPOLO DEMOCRATICO 19/04/2013 </strong>Può anche darsi che il Partito Democratico faccia ridere, ma siamo proprio lontano dalla verità se diciamo che è lo specchio di un Popolo Democratico alquanto fantozziano? Converrete che vedere ieri davanti a Montecitorio una signora bruciare la propria tessera del Pd per protestare contro la scelta del Pd di votare un esponente del Pd alla presidenza della repubblica è stato piuttosto spassoso. Si tratta pur sempre di un compagno democratico, mica di un impresentabile o di un lestofante. Ma agli occhi della scalpitante base democratica l&#8217;ottantenne democratico Franco Marini ha due grandi colpe: 1) essere un vecchio arnese democristiano; 2) avere avuto il placet del Caimano. L&#8217;onesto popolo democratico gli preferisce invece un fanciullo ottantenne di nome Stefano Rodotà, i cui meriti sono due: 1) essere un vecchio arnese radicale, indipendente di sinistra (ossia comunista senza etichetta), comunista, pidiessino, oggi molto vicino agli esaltati patrioti costituzionali di Libertà e Giustizia, il tempio dell&#8217;antiberlusconismo più puro; 2) avere avuto il placet di Grillo. Con questo pedigree Rodotà è per definizione un personaggio di indiscutibile caratura morale e intellettuale, e come tale è naturalmente un simbolo di indipendenza. E&#8217; per questo che in Italia tutte le personalità capaci ed indipendenti sono di sinistra. Il popolo democratico, compreso quello ultra-democratico alla sua sinistra, se le canta e se le suona da decenni: oggi è talmente suonato che non riesce a vedere al di là del proprio naso.</p>
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		<title>Cosa significa il rigetto di Prodi da parte della sinistra</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 12:40:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sinistra prima ha bocciato Marini, un esponente del Pd, anzi un fondatore del Pd, ex democristiano ma non antiberlusconiano. Poi la sinistra ha bocciato Prodi, un nume tutelare del Pd, ex democristiano ma antiberlusconiano. Ciò significa che i piddini sono caduti nel panico. Comanda “La Repubblica” e comanda sempre di più “Il Fatto Quotidiano”. Comandano [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6559&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">La sinistra prima ha bocciato Marini, un esponente del Pd, anzi un fondatore del Pd, ex democristiano ma non antiberlusconiano. Poi la sinistra ha bocciato Prodi, un nume tutelare del Pd, ex democristiano ma antiberlusconiano. Ciò significa che i piddini sono caduti nel panico. Comanda “La Repubblica” e comanda sempre di più “Il Fatto Quotidiano”. Comandano i fanatici patrioti costituzionali antiberlusconiani di Libertà e Giustizia cogli appelli per il loro sodale Rodotà. Senza l’antiberlusconismo la sinistra è priva di un’identità. Ciò significa che ad agire è la logica del giacobinismo: i montagnardi si stanno mangiando i girondini. Ciò significa che, orfana del marxismo, la sinistra italiana è rimasta solo giacobina. Il giacobinismo è un vuoto riempito di odio. E’ un moralismo senza principi e senza misericordia. E’ una Chiesa senza un Credo e senza Comunione. E’ il Non-Essere politico. In Italia questo nulla velenoso va sotto il nome di Questione Morale, un Idolo al quale solo pochi non si sono piegati. La Questione Morale è un Idolo che va abbattuto. Ciò significa che tutto questo sarebbe impensabile se la sinistra in Italia, come in Europa, fosse rappresentata da un Partito Socialista o Socialista Democratico, perché in quel caso sarebbe una forza temperata e temprata. Quello del Pd è un giacobinismo all&#8217;acqua di rose, incline alle mode, capace di abbandonare le bandiere rosse, capace di strizzare l&#8217;occhio al liberalismo, farsi obamiano e kennedyano, ma incapace di porre barriere al giacobinismo puro e duro. Ciò significa che il Partito Democratico è solo una sigla – fuori della storia e quindi della politica – che è servita ai post-comunisti per dribblare l’ostacolo “socialdemocratico”. Ciò significa che alla sinistra manca il baricentro socialdemocratico, ossia autenticamente di sinistra ma non giacobino. Ciò significa che il problema strutturale è sempre quello. Quando i nodi vengono al pettine il gregge sente fortissimo il richiamo della foresta. E il succo della storia è semplice: la sinistra italiana non ha ancora fatto i conti con la storia. E questa è la vera anomalia che si riverbera su tutto il resto della società e della politica italiana.Che noia mortale.</p>
<br />Filed under: <a href='http://zamax.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a> Tagged: <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/comunismo/'>Comunismo</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/franco-marini/'>Franco Marini</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/giacobinismo/'>Giacobinismo</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/partito-democratico/'>Partito Democratico</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/romano-prodi/'>Romano Prodi</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/sinistra/'>Sinistra</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zamax.wordpress.com/6559/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zamax.wordpress.com/6559/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6559&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cosa significa il rigetto di Marini da parte della sinistra</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 15:35:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ciò significa che l’unica cosa che “tocca le corde profonde dell’elettorato progressista” è ancora l’antiberlusconismo. Ciò significa, anche se questo non piace agli orecchi delicati, che la sinistra non è ancora uscita dal “comunismo”. Ciò significa che il Partito Democratico è solo una sigla – fuori della storia e quindi della politica – che è servita ai [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6553&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ciò significa che l’unica cosa che <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/885539/pd-il-vero-partito-dei-comici/">“tocca le corde profonde dell’elettorato progressista”</a> è ancora l’antiberlusconismo. Ciò significa, anche se questo non piace agli orecchi delicati, che la sinistra non è ancora uscita dal “comunismo”. Ciò significa che il Partito Democratico è solo una sigla – fuori della storia e quindi della politica – che è servita ai post-comunisti per dribblare l’ostacolo “socialdemocratico”. Ciò significa che il Pd è formato da giacobini in doppiopetto &#8211; i sanculotti sono alla sua sinistra &#8211; e relitti democristiani cooptati solo per puro pragmatismo, con l&#8217;eccezione di quelli che si sono piegati al verbo. Ciò significa che il problema strutturale è sempre quello. Quando i nodi vengono al pettine il gregge sente fortissimo il richiamo della foresta. E il succo della storia è semplice: la sinistra italiana non ha ancora fatto i conti con la storia. E questa è la vera anomalia che si riverbera su tutto il resto della società e della politica italiana. Che noia mortale.</p>
<br />Filed under: <a href='http://zamax.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a> Tagged: <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/comunismo/'>Comunismo</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/franco-marini/'>Franco Marini</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/giacobinismo/'>Giacobinismo</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/partito-democratico/'>Partito Democratico</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/sinistra/'>Sinistra</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zamax.wordpress.com/6553/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zamax.wordpress.com/6553/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6553&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (121)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 10:25:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Giornalettismo]]></category>
		<category><![CDATA[Umorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Vergognamoci per lui]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category>
		<category><![CDATA[Corea del Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Prodi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM L&#8217;OMICIDIO DI STATO 08/04/2013 Italiani, fratelli e sorelle, non sarebbe ora di finirla con le recite? Anche sulla scena tristissima del triplo suicidio di Civitanova Marche non avete fatto mancare le sguaiate parole che sempre accompagnano, [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6534&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>U</em><em>n giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su </em><em><a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;OMICIDIO DI STATO 08/04/2013 </strong>Italiani, fratelli e sorelle, non sarebbe ora di finirla con le recite? Anche sulla scena tristissima del triplo suicidio di Civitanova Marche non avete fatto mancare le sguaiate parole che sempre accompagnano, profanandoli, i lutti che da noi, per un motivo o per l&#8217;altro, pertinente o no che sia, acquistano rilevanza pubblica. Non sapete che buona parte di quella «casta» sulla quale puntate il dito è venuta su succhiando il latte dallo stesso epos deficiente sullo stato malfattore che ora vi detta parole d&#8217;odio, e sul quale essa ha costruito una carriera? Non capite che essa guardando la vostra indignazione da operetta scopre se stessa? Tanto che qualcuno dei più imbecilli della «casta», pur di trovare un colpevole qualsiasi, ha già organizzato una protesta fantozziana «contro la povertà», poveretta di una povertà? Non capite che tutti insieme siete come un cane che continua a mangiarsi la coda senza venire a capo di nulla? Ma quanto avete rotto.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ANTONIO INGROIA 09/03/2013 </strong>Non so se avete presente le vite agre dei magistrati, dei giornalisti e degli intellettuali in lotta contro le autocrazie corrotte dei loro sciagurati paesi: vi domina l&#8217;isolamento, la solitudine, la precarietà e spesso sono più conosciute all&#8217;estero che in patria. Da noi invece costoro straripano. Antonio Ingroia da magistrato sgobbava di più e dormiva meno di Berlusconi, il suo grande avversario, cosa quasi impossibile per un comune mortale. Infatti non si limitava solo a fare il suo mestiere. Era anche perennemente in giro per convegni, parlava coi giornalisti, scriveva sui giornali ed era ormai una faccia famigliare sul piccolo schermo. Non contento, trovava inoltre il tempo di scrivere libri: cinque o sei almeno sono usciti dalla sua penna, tutti inesplicabilmente pubblicati. Un cannone. Il «prestigioso» incarico in Guatemala per conto dell&#8217;ONU dovette sembrargli una specie di consacrazione definitiva. Con tutte queste medaglie al petto pensò fosse giunto il momento di buttarsi in politica per condurre, crediamo, la battaglia finale. Si buttò. E si sfracellò pure. Ma non fece tragedie. Aspettò paziente. Di andare a fare il giudice ad Aosta, come gli aveva proposto il Csm, non aveva nessuna voglia, nonostante il luogo ameno e tranquillissimo, ideale per scrivere almeno un paio di libri all&#8217;anno. In Guatemala è probabile che non lo volessero più vedere, specie i suoi antichi fans nel paese degli Aztechi. Alla fine è arrivata una proposta accettabilissima dal governatore siciliano Crocetta: fare il presidente della “Riscossioni Sicilia Spa”. In pratica Ingroia sarà il Befera della Trinacria. E non si dimetterà dalla magistratura. Sul suo nuovo compito ha le idee chiarissime. Sono quelle di sempre.<em> «C’è chi teme sempre Ingroia»</em> ha detto infatti, rispondendo alle battute sarcastiche di quel bravo figliolo di Gasparri, <em>«lo temeva come magistrato, lo temeva come politico e adesso ovviamente lo teme alla guida di una società pubblica che in Sicilia è snodo di certi interessi. Non mi sorprende che io faccia paura a certi grumi di potere, ma vado avanti»</em>. “Snodo di certi interessi”, “certi grumi di potere”: è sempre lui, il nostro Ingroia. Vada, vada avanti. E chi lo ha mai fermato?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ROMANO PRODI 10/03/2013 </strong>A sentire l&#8217;ineffabile Romano sembrerebbe quasi che col decennio thatcheriano, finito più di vent&#8217;anni fa, lo stato in Occidente sia stato cacciato nelle catacombe; che i carichi fiscali si siano ridotti al lumicino; che il welfare system sia stato pressoché smantellato; e che lo stato abbia smesso di fare il ficcanaso. Naturalmente non è successo niente di tutto questo. Anzi, è molto più vero il contrario. In realtà, sul piano pratico, il cambio di rotta epocale non è mai avvenuto, e non poteva avvenire. Lo statalismo è un treno che corre su un piano inclinato da più di un secolo. Il merito principale della Iron Lady fu quello di ridare dignità politica al liberalismo economico, e con quello ad un semplice buon senso intriso, a differenza di quanto si favoleggia, di valori etici. Fu solo l&#8217;inizio di una Reconquista che durerà ancora per decenni e decenni. Per Prodi invece tale sdoganamento fu una specie di atto blasfemo. Sentitelo: <em>«Margaret Thatcher ha cambiato più di tutti il suo paese e ha cambiato l&#8217;idea stessa dello stato che fino ad allora era prevalente nel mondo occidentale. Diciamolo come va detto: la Thatcher ha ridotto lo stato a niente. Come nessun altro ha inteso modificare alla radice il patto fiscale tra cittadini e ha dato forma politica e dignità istituzionale alla ribellione anti-tasse trasformandola in una vera e propria dottrina economica diventata addirittura senso comune.»</em> Per Prodi anche la crisi attuale è figlia delle idee della Iron Lady, e ancor di più degli atti dei suoi stupidi epigoni: <em>«Oggi non si può non notare come la matrice innovativa delle idee thatcheriane si sia poi scontrata con fasi applicativi a dir poco drastiche che hanno finito con lo svuotare la carica di innovazione di quelle stesse politiche e hanno anzi creato le condizioni per l&#8217;esplosione della più drammatica crisi finanziaria (e ormai anche economica) del dopoguerra. Oggi però diventa legittimo domandarsi se questi disastrosi risultati siano stati prodotti da lei e dalle sue idee o dai suoi interpreti un po&#8217; fessi.»</em> Prodi dimentica che oggi viviamo una crisi debitoria; debiti pubblici e privati; che un&#8217;economia libera di «mercato», quella che piaceva a Maggie, la figlia del droghiere, raramente conosce spirali debitorie; che i debiti, pubblici e privati, crescono quando qualcuno li incoraggia e se ne fa garante, contro ogni logica di «mercato», sia esso lo stato o la banca centrale; e che quindi anche il «turbo-capitalismo finanziario» è figlio, in ultima analisi, dell&#8217;interventismo statale: quello classico rapina il reddito, quello «derivato», possiamo ben dirlo, rapina il risparmio.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>IL REGIME DI PYONGYANG 11/03/2013 </strong>La Corea del Nord è alla canna del gas, e il regime dà ormai segni di squilibrio. Qualche settimana fa le forze armate fecero sapere di aspettare solo <em>«l&#8217;ordine finale»</em> del Leader Supremo per<em> «trasformare in un batter d&#8217;occhio i regimi marionetta degli Stati Uniti e della Corea del Sud in un mare di fuoco».</em> Oggi la Corea del Nord minaccia le basi militari americane in Giappone e le stesse città giapponesi. Di queste mirabolanti spacconate – quelle del sottoscritto, al confronto, sono perle di ragionevolezza &#8211; ride ormai anche qualche cazzuto nord-coreano, ben nascosto nella sua tana, s&#8217;intende. Il Leader Supremo – è quello cicciotello che spicca nella marea di morti fame, non potete sbagliare – teme una congiura di palazzo, è evidente. Manifestazioni di fedeltà così tafazziane da parte delle forze armate suonano strane anche in un paese fuori di testa come il suo. Quindi c&#8217;è da sperare. E tuttavia il cazzuto nord-coreano è preoccupato. Vedi mai che in questo clima un po&#8217; isterico un super-missile nord-coreano di ultimissima generazione parta davvero: per essere sicuri di schivarlo bisognerà quantomeno espatriare.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong><strong>IL PARTITO LIBERALE ITALIANO 12/03/2013 </strong>Metterei l&#8217;accento in particolar modo su “italiano”. Perché in altre lande europee, da soli o intruppati nei grossi partiti, i liberali qualcosa riescono pur a combinare. Da noi, niente. Uno zero tondo tondo, senza neanche una virgola. Una spiegazione c&#8217;è: i liberali italiani non hanno mai amato la democrazia. I liberali italiani sono rimasti a Cavour, quando a votare erano pochini. Al progressivo allargamento del suffragio elettorale non si sono mai abituati. Alla volgare pratica della ricerca del consenso, che non significa necessariamente demagogia, non si sono mai abbassati. Al volgo non hanno mai parlato. E il volgo ha sempre visto in loro, nel migliore dei casi, e con un certo intuito, una curiosa cricca libresca, e nel peggiore dei casi i chierici dei padroni. Giunge ora notizia che il Partito Liberale Italiano, il partito che fu di Malagodi, ha candidato Ilona Staller, in arte Cicciolina, alle prossime elezioni amministrative della capitale. Vi sembra strano dopo quanto detto prima? Sbagliate. E&#8217; la tragicomica conferma di come i liberali italiani dimostrino una scarsissima considerazione per l&#8217;uomo della strada anche quando, per disperazione, scendono dal piedistallo e gli parlano.</p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (120)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 14:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM MARCO TRAVAGLIO 01/04/2013 Il fustigatore del Fatto Quotidiano rimprovera al M5S di aver perso un&#8217;occasione storica per liquidare il berlusconismo, per cambiare le sorti di questo paese e incamminarlo finalmente sulla via gloriosa della «democrazia compiuta», [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6515&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>U</em><em>n giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su </em><em><a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>MARCO TRAVAGLIO 01/04/2013</strong> Il fustigatore del Fatto Quotidiano rimprovera al M5S di aver perso un&#8217;occasione storica per liquidare il berlusconismo, per cambiare le sorti di questo paese e incamminarlo finalmente sulla via gloriosa della «democrazia compiuta», la «società perfetta» che è nei cuori di legioni di democratici antidemocratici. Una sciocca paura essere di accomunati alla corrotta partitocrazia, una malintesa caparbietà ha confuso la menti degli inesperti grillini. Costoro sono saliti al Quirinale per pretendere un impossibile incarico senza fare peraltro alcun nome: in breve per fare gli sbruffoni con l&#8217;ostentazione di tutta la loro purezza. Se invece di questa alzata d&#8217;ingegno da dilettanti si fossero presentati <em>«con una proposta chiara e netta: un paio di nomi autorevoli per un governo politico guidato e composto da personalità estranee ai partiti»</em>, nomi come Zagrebelsky e Settis, e di altri campioni indiscussi della «società civile» nel cui fanatismo il M5S poteva riconoscersi almeno in parte, il Pd e Bersani, e qualsivoglia parlamentare immune da berlusconismo, nel senso più largo del termine, non avrebbero mai potuto dire no senza cadere nell&#8217;infamia. Questo è un classico, intimidatorio ricatto giacobino. Bersani usò una variante buonista dello stesso metodo quando propose Grasso e la Boldrini per la presidenza delle Camere. Il suo era un tentativo di sedurre o quantomeno di spaccare il M5S con i nomi di due altri campioni indiscussi della «società civile». Travaglio fece fuoco e fiamme e nella sua stolida purezza ridusse Grasso in pochi giorni al rango di lacchè di Berlusconi. Se non l&#8217;avesse fatto, magari i grillini avrebbero avuto la lucidità necessaria per accogliere astutamente la mossa di Bersani come prologo necessario alla geniale contromossa oggi auspicata dallo stratega del manipulitismo italico. L&#8217;ennesima dimostrazione, comunque, che in assenza di una vera trasformazione, anzi, di una «conversione» socialdemocratica, la sinistra resta divisa tra il giacobinismo dalle buone maniere e quello dalle cattive maniere.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>GUIDO ROSSI 02/04/2013 </strong>A me sembra che i suoi articoli da vecchio saggio su “Il Sole 24 Ore” non abbiano né capo né coda, e si limitino a spolverare un sempre aggiornato conformismo con un moralismo compunto scortato sui due lati da una stuola di nomi illustri, seguendo in quest&#8217;ultimo aspetto l&#8217;esempio dell&#8217;imbattibile Barbara Spinelli. Per metter fine allo stallo politico italiano, condizionato da una democrazia malata che ha dato due terzi dei voti a due forze politiche irresponsabili, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-03-31/legolatria-nemica-stato-114401.shtml?uuid=Abhc8AjH">nel suo ultimo articolo</a> ha riproposto il teorema di Cuccia: le azioni si pesano e non si contano. Naturalmente nel nome della democrazia. Questo è il succo dei suoi paludati ragionamenti. Non voglio dire che voi non lo possiate cogliere. Ho solo il timore che i nomi di Benedetto Croce, di Nicolò Cusano, di Papa Francesco, di Alexis de Tocqueville e di Nicolò Machiavelli, e che ridicole parolette d&#8217;ordine dell&#8217;antiberlusconismo, come “egolatria” e “egoarca”, vi possano accecare. Anche perché non è affatto detto che dei grandi di cui si fa scudo capisca veramente molto. Per esempio, secondo Rossi, per Tocqueville il «fine ultimo della democrazia» è «una maggior eguaglianza di condizioni economiche dei cittadini». Ma Tocqueville non diceva affatto questo. Diceva che i «tempi di democrazia» erano caratterizzati dalla «uguaglianza delle condizioni», e non si riferiva affatto in primo luogo alle condizioni economiche. Tocqueville riteneva inevitabile l&#8217;avvento di questi tempi, e riteneva che in se stesso ciò fosse una cosa buona. Ma solo come il frutto di un lungo processo storico naturale. Tocqueville non santificava la democrazia – tanto che previde le forme terribili che il «dispotismo» avrebbe potuto assumere in «tempi di democrazia» &#8211; né condannava i regimi aristocratici. Anzi, dimostrava come proprio là dove l&#8217;aristocrazia era veramente viva, ed aveva un ruolo attivo nell&#8217;economia e nel governo del paese, come in Inghilterra, essa tendesse sempre più ad unire i suoi destini a quelli della borghesia, in modo tale che dai «tempi di aristocrazia» si passasse senza cesura evidente ai «tempi di democrazia». Per Tocqueville la democrazia non aveva alcun «fine ultimo». I «fini ultimi» della democrazia stanno nell&#8217;armamentario dei demagoghi, cui piace la piatta uguaglianza di una massa di schiavi. Ne “L&#8217;Antico Regime e la Rivoluzione” Tocqueville cita Mirabeau:<em> &#8220;Meno di un anno dopo l&#8217;inizio della Rivoluzione, Mirabeau scriveva segretamente al Re: «Confrontate il nuovo stato di cose con l&#8217;Antico regime (…) L&#8217;idea di formare una sola classe di cittadini sarebbe piaciuta a Richelieu: questa superficie tutta uguale facilita l&#8217;esercizio del potere. Parecchi periodi di governo assoluto non avrebbero fatto per l&#8217;autorità regia quanto questo solo anno di rivoluzione». Era questo un capire la Rivoluzione da uomo capace di guidarla.&#8221;</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>CASAPOUND 03/04/2013 </strong>Per giungere a una sua compiuta sgangheratezza alla vicenda dei marò mancava solo il tocco esilarante. Ora l&#8217;abbiamo, grazie allo smagliante contributo degli italiani tutti d&#8217;un pezzo, riunitisi davanti a Montecitorio per protestare contro un governo imbelle al motto di “Riprendiamoci i nostri soldati”. Magari con un blitz. Una pensata davvero magnifica. Dovete capirli: questi tromboni fanno parte integrante, pure loro, di quell&#8217;eterna Italietta che mostrano di disprezzare; la stessa che ha riservato loro una parte in commedia alla quale non vogliono assolutamente rinunciare. Tanto è comoda.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>BARBARA SPINELLI 04/04/2013 </strong>Anche se è una democratica notoriamente molto schizzinosa, a Barbara Spinelli Grillo in fondo non dispiace. Peccato solo che il vaffanculista abbia la testa oltremodo dura, e diffidi di tutti, anche delle forze politiche con le quali potrebbe lavorare per il bene dell&#8217;Italia. S&#8217;intende che di questa diffidenza è colpevole Berlusconi, sempre lui poveraccio, colui che ha sputtanato definitivamente la classe politica italiana. Della commissione dei dieci saggi nominata da Napolitano Barbara pensa il tutto il male possibile. Vede in essa il segno di una chiusura partitocratica della classe politica nei confronti delle istanze che la società civile ha espresso col voto. Questa pericolosa «oligarchia di sapienti» vuole solo «escludere l&#8217;alieno Grillo», quando l&#8217;alieno vero è Berlusconi, sempre lui poveraccio. E questo vuol dire ferire la democrazia. <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/04/03/news/oligarchie_sapienti-55831185/">Così scrive</a> su “La Repubblica”:<em> &#8220;È con la forza dell&#8217;inerzia che quest&#8217;ordine fa oggi quadrato contro Grillo, per neutralizzarlo e spegnerlo. Sbigottito dalla democrazia partecipata e dalle azioni popolari, il vecchio sistema si cura coi veleni che ha prodotto, indifferente alla vera nostra anomalia che è Berlusconi: anomalia che spiega Grillo e le sue rigidità. I veleni sono le cerchie di potenti, legati ai partiti e non all&#8217;elettore, e si sa che la democrazia, quando si moltiplicano le domande cittadine, secerne le sue ferree leggi delle oligarchie. «I grandi numeri producono il potere di piccoli numeri», disse tempo fa Gustavo Zagrebelsky: «L&#8217;oligarchia è l&#8217;élite che si fa corpo separato ed espropria i grandi numeri a proprio vantaggio. Trasforma la res publica in res privata.» </em>Anche tre anni fa bisognava far fuori Berlusconi, sempre lui poveraccio. Ma allora il Caimano era al governo. Il problema non era quello delle «oligarchie di sapienti” ma quello di una debordante democrazia che solo i cafoni possono apprezzare. <a href="http://www.lastampa.it/2010/05/23/cultura/opinioni/editoriali/chi-azzoppa-i-custodi-della-democrazia-hXJkzjuCnotHgyo4PcuLQL/pagina.html">Così scriveva</a> su “La Stampa”: <em>&#8220;Contrariamente a quello che si tende a credere, non è il suffragio universale a sparire per primo, quando la democrazia si spezza. Per primi sono azzoppati i suoi guardiani, che non mutano col cambio delle maggioranze e che sono le leggi, i magistrati, le forze dell’ordine, la stampa che tiene sveglio il cittadino tra un voto e l’altro. Anche le costituzioni esistono per creare attorno alla democrazia un muro, che la protegge dalla degenerazione, dal discredito, soprattutto dal dominio assoluto del popolo elettore. Quando quest’ultimo regna senza contrappesi, infatti, le virtù della democrazia diventano vizi mortiferi.&#8221; </em>Niente di nuovo. E&#8217; un giochetto vecchio come il cucco. Sanno sempre tutto loro. Loro chi? Ma loro, la vera Oligarchia dei Sapienti, le Spinelli e gli Zagrebelsky, il Comitato di Salute Pubblica Ombra in seduta permanente. A voi, babbei della società civile, non resta che obbedire.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>MAX PAPESCHI 05/04/2013 05/04/2013 </strong>Mostra monografica a Torino, al Castello del Valentino, dedicata all&#8217;artista Max Papeschi. Non ci crederete, ma anche questa cima ha un debole per i colpi ad effetto, ossia per trovatine del kaiser perfettamente prevedibili, di quelle fatte apposta per titillare servilmente la curiosità ebete di gente annoiata ma felice di gratificare il proprio ego intellettuale gustandosi in santa pace boiate autentiche ma autenticate. Sul sito blog del Sommo leggiamo che <em>«Il suo lavoro Politically-Scorrect, mostra una società globalizzata e consumista rivelandone i suoi orrori in maniera ironicamente realistica. Dal Topolino Nazista al Ronald McDonald Macellaio le icone cult perdono il loro effetto tranquillizzante per trasformarsi in un incubo collettivo.»</em> Questo sorprendente cumulo di banalità illustra alla perfezione la missione dell&#8217;artista beatamente integrato nella società globalizzata e consumista. Dico sorprendente perché tanta piattezza adolescenziale fa persino pensare al dolo. Che sia davvero un genio, allora?</p>
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		<title>Bunga Bunga People &amp; Positive Sex People</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 17:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;avevo detto (quasi) per scherzo: Le icone della “società civile” stanno in cima alla gerarchia del popolo virtuoso. Esse sono le riconosciute stelle di prima grandezza in tutti i settori della società civile senza virgolette: nelle arti, nella scienza, nello spettacolo, nelle attività imprenditoriali, nelle associazioni, nel volontariato, nel mondo accademico, nella chiesa, in cucina, nello [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6493&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://zamax.wordpress.com/2013/03/29/la-societa-civile-lantipolitica-e-bersani/">L&#8217;avevo detto</a> (quasi) per scherzo:</p>
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<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Le icone della “società civile” stanno in cima alla gerarchia del popolo virtuoso. Esse sono le riconosciute stelle di prima grandezza in tutti i settori della società civile senza virgolette: nelle arti, nella scienza, nello spettacolo, nelle attività imprenditoriali, nelle associazioni, nel volontariato, nel mondo accademico, nella chiesa, in cucina, nello sport <strong>e prossimamente nel sesso. </strong>Le icone della “società civile” sono per definizione <strong>persone di indiscutibile statura morale ed intellettuale</strong>, anche se in genere sono dei minchioni alla moda. Le icone della “società civile” <strong>nobilitano tutto ciò che toccano,</strong> anche il Festival di Sanremo, un tempo rubricato, non senza qualche ragione, tra gli ignobili passatempi degli “impresentabili”.</p>
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<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Parlavo delle &#8220;icone&#8221; ma il discorso valeva anche per la &#8220;società civile&#8221; all&#8217;ingrosso. Veniamo ora a sapere che <a href="http://www.lastampa.it/2013/04/03/societa/bologna-e-la-regina-italiana-del-sesso-E3ri4JTRwy8gSOH3J3AwvJ/pagina.html">Bologna è la capitale italiana del sesso</a>. Ma non pensate a qualcosa di sordido, a qualcosa di volgare, qualcosa di cui vergognarsi. Il bunga bunga della &#8220;società civile&#8221; è consapevole, è segno di progresso, non prevede olgettine, ed è un segno distintivo. Tra i &#8220;Bunga Bunga People&#8221; e i &#8220;Positive Sex People&#8221; la distanza è siderale.</p>
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<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">In due mesi spesi 546 mila euro in profilattici e sex toys. Battute Milano, Roma e Napoli. Il 19 aprile festa al “Matis” con Rocco Siffredi. (&#8230;) Quale sia il motivo che ha determinato l’affermazione della città emiliana è Marco Rossi, psichiatra e sessuologo, a spiegarlo: “Bologna, città studentesca, si è sempre dimostrata<strong> molto vivace culturalmente, intellettualmente e socialmente, forse perché la sua popolazione maschile pare essere storicamente fra le più dotate in Italia.</strong> [? Quel testa di c.... di Berlusconi è forse l'eccezione che conferma la regola? NdZ] Il fatto che Bologna si sia aggiudicata il riconoscimento di Loveville 2013 dimostra come le coppie qui, più che in altre città d’Italia, vivano un sesso complice, naturale ed appagante”. <strong>“Positive Sex People”</strong>, così li definisce l’esperto, che riconosce alle donne un ruolo determinante: “Sembra che all’ombra delle Due Torri le giovani emiliane siano tra le più spigliate e intraprendenti d’Italia, soprattutto nella prevenzione”. <strong>Non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità di sesso praticato, </strong><strong>a determinare l’affermazione di Bologna.</strong> (&#8230;) Le abitudini stanno cambiando e i sex toys non sono ormai considerati come un terzo incomodo in camera da letto, non scandalizzano quanto una volta e anzi sempre più coppie vi fanno ricorso &#8211; commenta il dottor Rossi &#8211; <strong>Il diffuso uso dei sex toys a Bologna dimostra ancora una volta che le donne Bolognesi sono le più consapevoli</strong> <strong>e sicure d’Italia</strong>, donne che vivono con naturalezza il proprio corpo e rivendicano un ruolo da protagoniste nella propria sessualità.”</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">
</blockquote>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Non c&#8217;è niente da capire. E&#8217; sempre Lei, l&#8217;Italia Migliore. Non vi lascerà in pace neanche nel settore pippe. La masturbazione è un&#8217;arte, ed Ella ve lo ricorderà presto, bifolchi.</p>
<br />Filed under: <a href='http://zamax.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/category/umorismo/'>Umorismo</a> Tagged: <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/sesso/'>Sesso</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/societa-civile/'>Società civile</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zamax.wordpress.com/6493/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zamax.wordpress.com/6493/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6493&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (119)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 13:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM MONI OVADIA 25/03/2013 Quando si tratta di liquidare un avversario politico, la prima mossa del giacobino è quella di negare al malcapitato la dignità di avversario politico. Ciò lo legittima ad usare mezzi non politici. La [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6481&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>U</em><em>n giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su </em><em><a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>MONI OVADIA 25/03/2013 </strong>Quando si tratta di liquidare un avversario politico, la prima mossa del giacobino è quella di negare al malcapitato la dignità di avversario politico. Ciò lo legittima ad usare mezzi non politici. La seconda mossa è quella di denunciare la profondità del male che sta corrodendo la nazione, e l&#8217;urgenza di porvi rimedio. Ciò gli permette d&#8217;eliminare l&#8217;infame in forza di una misura di salute pubblica, termine con cui i cultori della legalità nobilitano l&#8217;arbitrio. Alla manifestazione per l&#8217;ineleggibilità del Caimano promossa dai fanatici di Micromega c&#8217;era anche Moni Ovadia, il quale, in obbedienza stretta alla regola sopramenzionata, ha parlato di Berlusconi come <em>«di un Re Sole che non è un avversario politico perché è pieno di privilegi»</em>, e del berlusconismo come di «una patologia che si protrae da venti anni ma non per questo ciò significa che è meno grave». Attraverso le sue opere l&#8217;artista di origine ebraica è alfiere, credo di capire, di una tollerante, carnevalesca e cosmopolita fratellanza. Che a me andrebbe anche abbastanza bene, se non fosse che l&#8217;umanitarismo intransigente di queste icone della società civile, quando si tratta di abbattere il «male», si distingue immancabilmente per la sua disumanità.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Update 02/04/2013</strong> <a href="http://leparole-ipensieri.comunita.unita.it/2013/03/30/quel-nonsenso-ossequiante/#sociallink">Moni Ovadia ha risposto</a> sul sito web de &#8220;L&#8217;Unità&#8221; al mio ferale attacco con queste parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Google alert, questa settimana, mi ha portato un gioiello di logica proberlusconiana di raro pregio, apparso sul sito Giornalettismo a firma Massimo Zamarion. Lo riporto integralmente per la delizia del mio lettore: (&#8230;) L’estensore di questa perla mi definisce giacobino e fanatico perché chiedo, insieme ad altri cittadini, di applicare una regola fondamentale di ogni democrazia liberale ovvero che nessuno, si chiami Berlusconi o pinco pallino, possa essere candidato ad elezioni qualora sia titolare di concessioni pubbliche e, in particolare, nel campo dei media. Fare un appello raccogliendo firme per chiedere il rispetto della Costituzione e l’applicazione corretta di una legge vigente promulgata dal parlamento sovrano sarebbe «liquidazione di un avversario politico» con altri mezzi (quali? La ghigliottina? La garrota?). Come se non bastasse questa stupidaggine, Zamarion mi definisce disumano contro ciò che io stesso diffondo nei mie spettacoli, ovvero l’umanesimo etico e spirituale del mondo yiddish. Ma quel mondo glorifica lo splendore dell’uomo fragile, la bellezza malinconica dello sradicato che elegge come patria l’esilio e per questo sa librarsi fra cielo e terra. Berlusconi incarna l’esatto opposto di quell’umanità sublime perché celebra l’idolo del privilegio, della disuguaglianza, della mistica del capo. Non a caso non perde occasione per incensare Mussolini. Ma i suoi sacerdoti, apologeti del nonsenso ossequiente ai desideri del Principe, sono proni a tal punto che non si vergognano di chiamare umanesimo l’incessante sfregio della democrazia.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Me ne sono accorto solo ieri, e ho cercato di mandargli un commento in risposta. Ma sarà che sono arrivato fuori tempo massimo, sarà che sono imbranato, sarà che sono stato tremendamente efficace, il commento non è apparso. E allora lo riporto qui per la delizia del mio lettore:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">La mia rubrica è chiaramente provocatoria, spesso semi-umoristica e a questo fine usa parole pepate. Ma è leale e schietta. Non insinua, non allude, va dritta al suo scopo. Pur essendo me stesso e pur essendo dichiaratamente berlusconiano, i miei strali sono caduti impietosamente una volta anche su me stesso e spesse volte anche sul Berlusca. Chi vuole può controllare nell&#8217;archivio. (&#8230;) Lo scopo del mio attacco a lei era quello di inchiodarla alle sue contraddizioni. Nientepopodimeno. Che poi sono le contraddizioni di molti campioni dell&#8217;umanità del passato, pronti a ostentare una finissima sensibilità per tutto ciò che è umano, nella sua ricchezza, nella sua fragilità, nella sua diversità ecc. ecc. Lo stesso Robespierre si considerava un “intransigente” democratico e liberale, e nel 1791 fu il primo deputato a perorare in un parlamento europeo la causa dell&#8217;abolizione della pena di morte che descrisse così: omicidio giuridico, crimine solenne, vile assassinio, usanza barbara ed antica, il più raffinato esempio di crudeltà. Due-tre anni dopo ghigliottinava su scala industriale. Tocqueville notò poi come la letteratura pre-rivoluzionaria grondasse sentimentalismo e umanitarismo. Se lei dimostra tanta comprensione per questa povera umanità, tanto da fare dell&#8217;ebreo di cultura yiddish &#8211; cittadino del mondo per forza, e quindi quasi per forza sollevatosi sopra le miserie nazionalistiche e materiali &#8211; colui che meglio la interpreta e meglio la riscatta, perché poi da quelle altezze cede pure lei alla ridicola mostrificazione del Berlusca e alla caricatura della plebe che lo vota, nonché dei suoi “sacerdoti”? Perché poi cede a quel ridicolo concetto semi-religioso della democrazia proprio dei giacobini e alla ridicola semi-divinizzazione della Costituzione e al legalismo capzioso di chi cerca pretesti? Sono cose proprie dei millenarismi e delle ideologie. Che si sa, sono settarie per natura. Non vi accorgete che state professando una specie di Religione del Libro?</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong>BILL GATES 26/03/2013 </strong>La gente, specie quella che si fa passare per responsabile e consapevole, non ama gli imprenditori, ma di solito tale invidiosa disistima è inversamente proporzionale alla loro ricchezza. Ed è così che il massimo del disprezzo va al «padroncino», mentre quando supera un certo fatturato al ricco imprenditore è concessa la possibilità di diventare fascinoso, se appena appena costui ostenta «idee di progresso». Ed è per questo che molti magnati si danno a una ben pubblicizzata filantropia, sempre politicamente corretta, e in quanto tale spesso meschina e deprimente. Bill Gates, per esempio, ha appena lanciato un bando per l&#8217;ideazione e la progettazione di un super-preservativo di nuova generazione, mettendo a disposizione un fondo che potrà arrivare fino ad un milione di dollari. Neanche tanto, verrebbe da dire, se l&#8217;ambizione è quella di mettere al sicuro l&#8217;umanità dalle malattie sessualmente trasmissibili e dalle gravidanze indesiderate, garantendo nel contempo, al maschio soprattutto, grazie al prodigioso profilattico, un piacere al cento per cento «naturale». Un sogno messianico di natura erotica, direi, uno dei tanti che la «religione civile» produce, e come tale puntualmente destinato al disastro, e più figlio dei capricci dell&#8217;ancor ricco Occidente, o di quelli delle nomenklature dei paesi emergenti, che della sollecitudine per le plebi del vasto mondo: la sollecitudine vera, infatti, scalda il cuore.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>GIAN CARLO CASELLI 27/03/2013 </strong>Povero Bersani, non gliene riesce una. Ha lanciato Grasso alla presidenza del Senato nella speranza che la figura dell&#8217;ex procuratore nazionale antimafia gli portasse in dote il plauso della società civile ultra-legalitaria in misura sufficiente a rompere le fila dei neghittosi grillini. Ma i tempi corrono, gli ayatollah del partito della legalità sono stati risucchiati in una spirale rivoluzionaria e si stanno mangiando l&#8217;un l&#8217;altro, e quindi Grasso, per i più scalmanati almeno, è ormai la quinta colonna del berlusconismo nel campo della sinistra. Che da quelle parti i nervi siano a fior di pelle, lo dimostra anche la reazione del procuratore della repubblica di Torino alle parole dette da Grasso contro una certa giustizia-spettacolo che rovina carriere e discredita la giustizia. Caselli se ne è sentito personalmente ferito, e perciò ha preso carta e penna per chiedere al Csm di <em>«essere adeguatamente tutelato» </em>da quelle che ritiene<em> «accuse e allusioni suggestive».</em> Facciamo così: mettiamo che Caselli abbia ragione, mettiamo che il bersaglio del bieco Grasso fosse proprio lui. Rimane il mistero di questa sua strana suscettibilità a scoppio ritardato nei confronti di quelle <em>«accuse e allusioni suggestive»</em> che da vent&#8217;anni sono il marchio di fabbrica di certa garrula magistratura iper-presenzialista e di molte gazzette iper-democratiche.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>VIVIANE REDING 28/03/2013 </strong>La commissione europea ha appena pubblicato un rapporto sullo stato della giustizia nei 27 stati membri. I dati si riferiscono alla giustizia civile e l&#8217;Italia è nella coda del gruppo dove lotta strenuamente per l&#8217;ultimo posto in classifica insieme a una piccola manciata di contendenti che stentano ormai a tenere il passo lentissimo del nostro paese. Non sappiamo cosa succederà quando avremo i dati sulla giustizia penale &#8211; ammesso e non concesso che le formidabili imprese della nostra giustizia penale possano essere lette attraverso i dati – ma scommetteremmo nondimeno su un&#8217;altra strenua lotta. A presentare il rapporto è stata la commissaria europea alla Giustizia Viviane Reding. Qualcuno, uno dei nostri, sicuramente, le ha chiesto se l&#8217;inefficienza del sistema giudiziario italiano non dipendesse per caso dagli attacchi dei politici alla magistratura. La commissaria non ha voluto fare fatica. Perciò la risposta a una domanda così cretina è stata una risposta altrettanto cretina: «Giù le mani dai giudici!», ha detto, <em>«Se si vuole che la magistratura sia davvero indipendente, bisogna lasciarla lavorare»</em>. In Italia lo abbiamo fatto con fin troppa generosità, tanto che i giudici l&#8217;hanno<em> okkupata</em>, la politica: ora abbiamo ex magistrati che fanno i sindaci di grosse città; abbiamo ex magistrati capi di partito; abbiamo appena eletto un ex magistrato alla seconda carica dello stato; abbiamo già un famoso magistrato che ne mette in dubbio l&#8217;onore, essendosi sentito da quello ferito nell&#8217;onore; e tra i candidati alla presidenza della repubblica si fa il nome di un ex giudice ed ex presidente della Corte Costituzionale, oltre che attuale presidente onorario di una famosa associazione giacobina.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>RAIDUE 29/03/2013</strong> Il TuttoDante di Benigni si sta rivelando un disastro commerciale tanto che forse il programma sarà spostato in seconda serata. Il maledettissimo<em> share</em> è piombato al 4,5 per cento, che in sé sarebbe ottimo, per un programma sulla Divina Commedia, ma le aspettative dei poveri fessacchiotti di RaiDue erano per il 15 per cento. Senza contare che purtroppo Roberto non fa sconti e si fa pagare da Dio, nonostante l&#8217;arrivo di Papa Francesco e la crisi. Ecco cosa significa scommettere sui gusti della società civile progressista, colta e fine solo nelle pose, quella stessa marmaglia che invece non ha voluto assolutamente mancare all&#8217;appuntamento col Festival di Sanremo targato Fazio &amp; Littizzetto. La società civile progressista ama gli eventi in cui celebra se stessa e addita a ludibrio la società incivile. I dieci milioni di spettatori sono tutti lì. Funziona la serata unica sulla Costituzione più bella del mondo, o la performance dedicata alla storia e alla cultura del nostro paese, nella quale, s&#8217;intende, la cultura è sentita solo come un pretesto per distinguersi dagli iloti berlusconiani. Il giochino con TuttoDante non funziona. Dopo la prima puntata il contorno emotivo evapora, e rimangono solo Benigni e Dante, Dante e Benigni. Di Berlusconi nessuna traccia, neanche all&#8217;Inferno.</p>
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		<title>La società civile, l&#8217;antipolitica (e Bersani)</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 13:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia l’espressione “società civile” non ha un valore neutro: essa contraddistingue la parte più virtuosa della popolazione. Anzi, la sola virtuosa. Tale corruzione semantica è frutto della propaganda di sinistra. In cima ai pensieri della “società civile” sta la “questione morale”. La “società civile” e la “questione morale” cominciarono ad affermarsi come parole d’ordine [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6467&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">In Italia l’espressione “società civile” non ha un valore neutro: essa contraddistingue la parte più virtuosa della popolazione. Anzi, la sola virtuosa. Tale corruzione semantica è frutto della propaganda di sinistra. In cima ai pensieri della “società civile” sta la “questione morale”. La “società civile” e la “questione morale” cominciarono ad affermarsi come parole d’ordine della sinistra alla fine degli anni settanta, quando il comunismo, almeno come ideale politico, stava mostrando vistosissime crepe: venivano a galla i crimini del maoismo, Pol Pot non poteva nascondere i suoi, e la realtà degli arcipelaghi gulag veniva divulgata da Solzhenitsyn.</p>
<p style="text-align:justify;">Queste due espressioni servirono al “popolo comunista” per continuare a rivendicare la propria “diversità” nel momento in cui abbandonava la fede nel marxismo. Un comunista privato della fede, ma che mantenga intatta però la <em>forma mentis</em>, è un giacobino fatto e finito. Come disse Cochin, il giacobinismo è il partito del partito preso: da una parte i buoni, gli onesti, i democratici; dall’altra i cattivi, i disonesti, i fautori del dispotismo. I secondi verso il 1950 dal “popolo comunista” erano chiamati “forchettoni”; nel marzo del 2013 dalla “società civile” sono chiamati “impresentabili”.</p>
<p style="text-align:justify;">I padri della “società civile” e della “questione morale”, ossia dello sganciamento dal marxismo e dell’approdo al giacobinismo, furono Eugenio Scalfari ed Enrico Berlinguer. I primi tempi si beccarono, anche per questioni di leadership, ma alla fine si abbracciarono, perché con l&#8217;abbandono del marxismo nulla impediva ai giacobini di trovare una casa comune. E&#8217; per questo che “La Repubblica” è diventato il giornale della sinistra. Prima di dividersi ancora, s&#8217;intende, perché le sette generano sette. E&#8217; per questo che è nato “Il Fatto Quotidiano”.</p>
<p style="text-align:justify;">Noi chiamiamo “antipolitica” una forma giustizialista, demagogica e distruttiva di politica. Se questo è vero l&#8217;Italia repubblicana convive con l&#8217; “antipolitica” fin dalla sua nascita. E&#8217; cambiato, in parte, solo il suo vocabolario. Eugenio Scalfari ed Enrico Berlinguer sono i padri dell&#8217; “antipolitica” post-comunista. E&#8217; per questo che Enrico Berlinguer è venerato anche dagli azzeratori più scalmanati.</p>
<p style="text-align:justify;">Le icone della “società civile” stanno in cima alla gerarchia del popolo virtuoso. Esse sono le riconosciute stelle di prima grandezza in tutti i settori della società civile senza virgolette: nelle arti, nella scienza, nello spettacolo, nelle attività imprenditoriali, nelle associazioni, nel volontariato, nel mondo accademico, nella chiesa, in cucina, nello sport e prossimamente nel sesso. Le icone della “società civile” sono per definizione persone di indiscutibile statura morale ed intellettuale, anche se in genere sono dei minchioni alla moda. Le icone della “società civile” nobilitano tutto ciò che toccano, anche il Festival di Sanremo, un tempo rubricato, non senza qualche ragione, tra gli ignobili passatempi degli “impresentabili”.</p>
<p style="text-align:justify;">La “società civile” non fa politica, ma “antipolitica” per necessità di natura. La propria. Infatti per la “società civile” ogni dialettica politica è impossibile con la società altra da se stessa, quella incivile, ossia quella degli “impresentabili”. Il fine della “società civile” è di costruire la “democrazia compiuta”. Non la democrazia normale, imperfetta e incompiuta. La “democrazia compiuta” è un concetto millenaristico e antidemocratico, e sta alla “società civile” come la “terra promessa comunista” stava al “popolo comunista”. I sacerdoti della “democrazia compiuta” non credono a nulla, specialmente nella “verità”, ma hanno nella Costituzione il loro Corano.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel corso della sua espansione nei territori della società civile senza virgolette, la “società civile” ha stipulato una tregua coi “dhimmi”, in genere cattolici adulti, ai quali viene concessa una cittadinanza di serie B in cambio del riconoscimento della supremazia della “società civile” e del pagamento di un tributo politico, conosciuto generalmente come “idiotismo politico”.</p>
<p style="text-align:justify;">Più fessi dei “dhimmi” ci sono solo i “poteri forti”. I “poteri forti”, alla stregua della debosciata aristocrazia degli antichi regimi, hanno strizzato l&#8217;occhio alla “società civile”, e quindi all&#8217; “antipolitica”, nella convinzione di poterla neutralizzare. Sono stati proprio questi babbei all&#8217;ennesima potenza a dare il segnale dell&#8217;assalto decisivo agli “impresentabili” con lo strombazzato lancio del libro “La casta”, operazione che infinocchiò legioni di gonzi. Dopo le elezioni di febbraio una parte di questi babbei ha riposto le sue ultime speranze di salvezza nell&#8217;esercito degli “impresentabili”, al quale prima delle elezioni avevano augurato di sparire dalla faccia della terra.</p>
<p style="text-align:justify;">La cricca potente e illiberale della “società civile” ha scritto e imposto una recente storia patria a sua immagine e somiglianza. Il cui succo è questo: una cricca corrotta e para-fascista blocca il pieno dispiegarsi della “democrazia compiuta” in Italia. Un tempo era democristiana, poi craxiana, da vent&#8217;anni è berlusconiana. La bubbola spaziale è ripetuta da milioni di pecore ogni giorno. La “questione morale”, ossia la &#8220;lotta di classe&#8221; post-comunista, è l&#8217;arma di distruzione di massa della &#8220;società civile&#8221;. La verità è questa: la cricca della “società civile” blocca il normale dispiegarsi della normale democrazia.</p>
<p style="text-align:justify;">Il Partito Democratico non ha mai divorziato dalla “società civile”. Perciò non è un partito socialdemocratico. Perciò nella sua essenza la sua azione politica rimane “antipolitica”. La forma non cambia la sostanza. Questo è uno dei due motivi per cui il premier incaricato Bersani nel giro delle consultazioni ha visto le icone della “società civile”. Il secondo motivo è che Bersani con questa mossa mirava a sedurre i campioni dell&#8217; “antipolitica”, i grillini. I grillini sono i montagnardi della “società civile”.</p>
<p style="text-align:justify;">La fine della “società civile” è il presupposto per la normalizzazione della politica italiana, la quale è il presupposto per la maturazione della democrazia italiana e per fare dell&#8217;Italia un paese più civile e libero. Il berlusconismo ha rappresentato nei fatti l&#8217;opposizione e la resistenza politica all&#8217; “antipolitica” illiberale. Chi pensa di migliorare l&#8217;Italia prescindendo da questa realtà è un ingenuo. Ho già scritto, e lo scrivo da anni, che a dispetto delle apparenze la pulsione antidemocratica rappresentata dalla “società civile” e dalla “questione morale” sta crollando. Lo confermo.</p>
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		<title>Ciò che Galli della Loggia ha capito soltanto adesso</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 18:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Centro]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Galli della Loggia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver a lungo e con studio segato il ramo sul quale sedeva, il &#8220;Corriere della Sera&#8221;, per salvare se stesso e l&#8217;Italia dal radicalismo, e riportare tutti alla ragionevolezza, comincia a sperare nelle disprezzatissime truppe del Caimano, abbandonando alla sua sorte l&#8217;utile idiota Monti, lo statista che non capì un bel nulla. Il Corrierione [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6447&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Dopo aver a lungo e con studio segato il ramo sul quale sedeva, il &#8220;Corriere della Sera&#8221;, per salvare se stesso e l&#8217;Italia dal radicalismo, e riportare tutti alla ragionevolezza, comincia a sperare nelle disprezzatissime truppe del Caimano, abbandonando alla sua sorte l&#8217;utile idiota Monti, lo statista che non capì un bel nulla. Il Corrierione e Montezemolo invece hanno capito tutto. Adesso. Illuminato dall&#8217;esito delle elezioni, Galli della Loggia ha capito meglio ancora di loro.</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Un&#8217;oligarchia, quella del Centro, che ha dato la misura della sua mancanza di sintonia rispetto alla condizione politica reale del Paese quando ha deciso, segnando così la propria sconfitta, di contrapporsi frontalmente e sprezzantemente all&#8217;elettorato che fino ad allora era stato della Destra. Come si è visto allorché Monti si è rifiutato di prestare il benché minimo ascolto all&#8217;invito di essere il «federatore dei moderati» rivoltogli da Berlusconi: nonostante fosse ovvio che l&#8217;elettorato della Destra costituiva l&#8217;unico elettorato dove il Centro avrebbe potuto ottenere il consenso di cui andava in cerca. Perché questo errore? Forse per l&#8217;influenza dell&#8217;onorevole Casini e del cattolicesimo politico più sprovveduto, mai rassegnatosi al bipolarismo e invece sempre vagheggiante un&#8217;illusoria collocazione al di là della Destra e della Sinistra? No, non credo per questo; anche se certamente tutto questo ha contato. Sono invece convinto che nel paralizzare qualunque interlocuzione con il popolo della Destra da parte di Monti e dei suoi, nel far loro escludere qualunque approccio meno che ostile in quella direzione, ha contato molto di più quella sorta di generico interdetto sociale che da sempre la Sinistra si mostra capace di esercitare nei confronti della Destra stessa: in modo specialissimo da quando a destra c&#8217;è Berlusconi. È l&#8217;interdetto che si nutre dell&#8217;idea che la Destra costituisca la parte impresentabile del Paese, il lato negativo della sua storia. (…) La borghesia che conta, il grande notabilato di ogni genere, l&#8217;alto clero in carriera, insomma l&#8217;élite italiana, ha profondamente introiettato questo stereotipo (che come tutti gli stereotipi ha naturalmente anche qualcosa di vero). Uno stereotipo tanto più potente perché in sostanza pre-politico, attinente al bon ton civil-culturale. Con la Destra dunque l&#8217;élite italiana non vuole avere nulla a che fare: per paura di contaminarsi ma soprattutto per paura di entrare nel mirino dell&#8217;interdizione della Sinistra. Cioè di farsi la fama di nemica del progresso, di non essere più invitata nei salotti televisivi de La7, a Cernobbio o al Ninfeo di Valle Giulia; di diventare «impresentabile» (oltre che, assai più prosaicamente, per paura degli scheletri negli armadi, che non le mancano&#8230;). [Ernesto Galli della Loggia, perle scelte da <a href="http://www.corriere.it/editoriali/13_marzo_24/galli-della-loggia-il-centro-non-ha-capito_9a6bcae2-9451-11e2-bd1c-50cadb6c1382.shtml">“Ciò che il centro non ha capito”</a>, Corriere della Sera, 24 marzo 2013]</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Sono completamente d&#8217;accordo più che a meta col mister. Infatti queste parole mi sembrano riecheggiare non poco le solite fisime anti-bolsceviche di Zamax, tipo quelle espresse <em>prima delle elezion</em>i <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/12/14/monti-e-il-centrodestra/">qui</a> e <a href="http://zamax.wordpress.com/2012/12/13/monti-e-berlusconi-la-posta-in-gioco/">qui</a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">[Monti può] Candidarsi, senza però parlare all’elettorato conservatore, ostentando equidistanza ed europeismo paternalista, e radunando attorno a sé i nani e le ballerine dello sfatto centrismo italiano. Finirebbe come Martinazzoli. Da utile idiota. (…) Candidarsi per vincere e parlare all’elettorato conservatore. Questo significherebbe però accettare il «centrodestra» e legittimare il «berlusconismo». Il centrodestra è un parto di Berlusconi. Storicamente parlando, «berlusconismo» equivale a «nascita del centrodestra italiano». Ossia la normalizzazione e l’europeizzazione della politica italiana. L’odio profondo verso Berlusconi nasce dal fatto che l’esistenza del centrodestra, ossia la normalizzazione della colonna destra dell’edificio politico italiano, smaschera l’anomalia della sinistra, priva di una colonna dichiaratamente «socialdemocratica». La sinistra accetta di farsi chiamare «democratica» e perfino «comunista», ma non «socialdemocratica». Non avendo mai affrontato la «questione socialista», che è la vera questione morale della sinistra e dell’Italia tutta, la sinistra orfana del marxismo finisce per dividersi nel partito giacobino dalle buone maniere e in quello dalle cattive maniere. La damnatio memoriae del berlusconismo è necessaria per tenere in vita quest’anomalia, e per continuare a tenere soggiogata la «destra» in quella specie di Sindrome di Stoccolma che già pietrificò la Democrazia Cristiana. (…)</p>
<p style="text-align:justify;">L’altro giorno Stefano Folli sul Sole 24 Ore auspicava che Monti si candidasse per sbarrare la strada alla destra populista di Berlusconi. Questa posizione esemplifica tutta la pacata e vile stoltezza della grande stampa. Non è una prospettiva di vittoria. E’ la posizione di chi spera in un centro di massa critica sufficiente a negoziare con la sinistra una resa onorevole. (…) E con la riconfermata anomalia di un’architettura politica, tutt’altro che europea, al contrario di come molti imbroglioni cercano di far credere, fondata sul centro e sulla sinistra, riflesso storico dell’anomalia comunista, e del suo potere d’interdizione. Fin dalle dimissioni di Berlusconi la forza delle cose spingeva ad un incontro “storico” tra Monti e Berlusconi. La continuità dell’esperienza montiana può avere senso solo, e ripeto solo, se riconosce la positività storica dell’esperienza berlusconiana. Se non lo fa, si condanna al nulla di un centrismo che usa il linguaggio della sinistra per legittimarsi. (…) Se Monti vuole passare alla storia deve accettare Berlusconi, la destra, il centrodestra. (…) Spetta al mediocre Monti rompere l’incantesimo. Per la grande stampa e per i centristi sarà come andare a Canossa.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">P.S. – EGdL più di sei anni fa <a href="http://zamax.wordpress.com/2006/12/10/cime-abissali/">la pensava diversamente</a>: allora la colpa era della destra che non se l&#8217;intendeva con le élite, ora è colpa delle élite che disdegnano la destra&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">P.S. 2 &#8211; Grazie a <a href="http://vincenzillo.wordpress.com/">Vincenzillo</a>, abbiamo scoperto <a href="http://www.corriere.it/editoriali/12_dicembre_12/riflesso-condizionato_4b4b2eb6-4425-11e2-a26e-c89e7517e938.shtml">cosa pensava</a> EGdL prima delle elezioni,  in particolare sulla strategia del Centro: <em><br />
</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">C’è un ultimo enorme favore elettorale che si può fare a Berlusconi: quello di concedergli l’esclusiva della contrapposizione alla Sinistra (che per lui vuol dire giocare la carta dell’anticomunismo). Una contrapposizione, come si sa, che ha tuttora buoni motivi, ma che in Italia ha soprattutto una grande storia alle spalle e anche perciò un grande richiamo. Non fare questo favore a Berlusconi è affare del Centro, evidentemente. E dovrebbe essere un affare ovvio, mi pare: se il Centro non è contro la Sinistra oltre che contro la Destra, infatti, che razza di Centro è mai?</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"><em></em>Al post-elezioni l&#8217;ardua sentenza.</p>
<br />Filed under: <a href='http://zamax.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a> Tagged: <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/centro/'>Centro</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/corriere-della-sera/'>Corriere della Sera</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/ernesto-galli-della-loggia/'>Ernesto Galli della Loggia</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/mario-monti/'>Mario Monti</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/silvio-berlusconi/'>Silvio Berlusconi</a>, <a href='http://zamax.wordpress.com/tag/sinistra/'>Sinistra</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zamax.wordpress.com/6447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zamax.wordpress.com/6447/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6447&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (118)</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 14:32:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalettismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Vergognamoci per lui]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM LA BELLA POLITICA 18/03/2013 C&#8217;è la politica e c&#8217;è la bella politica. La bella politica è chiamata così perché è una sgualdrina. Se in politica la virtù scarseggia, nella bella politica il vizio prende il nome [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6434&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>U</em><em>n giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su </em><em><a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LA BELLA POLITICA 18/03/2013 </strong>C&#8217;è la politica e c&#8217;è la bella politica. La bella politica è chiamata così perché è una sgualdrina. Se in politica la virtù scarseggia, nella bella politica il vizio prende il nome di virtù. Per la bella politica questi sono stati giorni di sfrenato <em>bunga bunga</em>. Alla vigilia delle elezioni democratici e grillini se le davano di santa ragione. Tra “La Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano” era scoppiata la guerra. Un gruppetto di intellettuali fece un appello, prontamente ornato da tante belle firme dell&#8217;Italia saccente, per l&#8217;unico voto responsabile, il voto «utile» a favore dei democratici. Lo sconcerto per lo stallo provocato dall&#8217;esito del voto durò sì e no ventiquattro ore. “La Repubblica” si mise a fare gli occhi dolci ai «fascisti». Su «Il Fatto Quotidiano» il partito dei collaborazionisti alzò la cresta. Un gruppetto di intellettuali fece un appello, prontamente ornato da tante belle firme dell&#8217;Italia saccente, ai «cari amici» del Movimento 5 Stelle per l&#8217;unica scelta responsabile, il patto per il cambiamento tra democratici e grillini. Grazie a loro Grillo riuscì a dire qualcosa di sensato. <em>«L&#8217;intellettuale italiano»</em> scrisse sul suo blog, <em>«è in prevalenza di sinistra, dotato di buoni sentimenti e con una lungimiranza politica postdatata. L&#8217;intellettuale non è mai sfiorato dal dubbio, sorretto com&#8217;è da un intelletto fuori misura per i comuni mortali. Quando il pdmenoelle chiama, l&#8217;intellettuale risponde. Sempre!»</em> Per il crinito vaffanculista ciò significa che se non riuscirà a epurare i democratici, sarà distrutto e morirà nell&#8217;ignominia come fascista. Il regista Virzì lo ha già messo sull&#8217;avviso:<em> «Spero si voglia bene all&#8217;Italia. Chi disprezzò gli intellettuali fu Goebbels.»</em> Questi sciagurati non si smentiscono mai. Nel frattempo Bersani si trova nei panni del Caimano di due anni fa. Ha la maggioranza in un ramo del parlamento – per miracolo, grazie allo schifoso Porcellum &#8211; ma non nell&#8217;altro. Ma è convinto di trovarla per strada, pescando tra le truppe grilline al Senato un gruppetto di ragazzotti disposti a cambiar casacca, e fra i centristi qualche anzianotto in cerca di una poltrona. Fin qui la politica di Bersani. La bella politica sta in questo: che in caso di successo questa manovra gli varrà la nomea di statista, e la pattuglia dei voltagabbana sarà celebrata come un nobilissimo gruppo di Responsabili che ha a cuore le sorti del paese. E non mancherà l&#8217;incoraggiamento affettuoso dell&#8217;Associazione Nazionale Magistrati.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ENZO BIANCHI 19/03/2013 </strong>Dunque finalmente è arrivato: abbiamo il Papa Poverello, qui sibi nomen imposuit, per di più, Franciscum! Siccome la sapienza della Provvidenza è insondabile, e il suo onnipotente braccio agisce nel mondo nella più perfetta «maturità dei tempi», io oso credere, col permesso della Provvidenza, che il Papa Poverello sia capitato tra noi dalla Fine del Mondo, <em>frateli e sorele</em>, anche per confondere una buona volta la schiera fatua e petulante dei fautori nostrani di una Chiesa Poverella e Rinnovata, anzi, Rivoluzionata. Tra il mare di sospirose baggianate dedicate all&#8217;elezione di Papa Francesco non poteva mancare il contribuito del priore della Comunità di Bose, il quale su “La Stampa”, con un tratto di squisita delicatezza nei confronti dei predecessori del Poverello, ha intitolato il suo pezzo così: <em>“Il Pontefice che si è fatto uomo”</em>. Dovete sapere che il priore è fissato con l&#8217;uomo e l&#8217;umanità, che dalla sua penna vi vengono serviti in tale abbondanza da fare dei suoi scritti una melassa umanitaria capace di soffocarvi. Oggi il suo entusiasmo è tale che negli atti e nelle parole di Papa Francesco ha scorto il segno di promesse ineffabili, perfino di carattere lessicale: <em>«La semplicità di questo uomo e cristiano “salito sul trono di Pietro” (si può ancora usare questa espressione?) diventato vescovo di Roma&#8230;»</em>, così ha scritto nell&#8217;articolo. E che c&#8217;è di male in questa espressione? Io dico che questo è parlar chiaro. Non vi farà mica paura, bambinetti? E poi pure Gesù, che si fece uomo, e che non volle farsi Re, disse: <em>«Tu lo dici: io sono Re.»</em> E sulla croce dove morì, c&#8217;era scritto chiaro, tondo, e profetico, qualunque sia la ragione, anche derisoria, che guidò la mano che vergò quelle parole: <em>«Gesù Nazareno, Re dei Giudei»</em>. Addirittura in latino, greco ed ebraico secondo il Vangelo di S. Giovanni. Regni e Troni particolari, senza dubbio. Ma Regni e Troni. Tutta roba autentica, alla faccia del pauperismo linguistico.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>[(Rispondendo a un commento) E’ lei che fa confusione. Infatti io ho scritto che “Cristo non volle farsi Re” eppure disse “Tu lo dici: io sono Re”. “Regni e Troni particolari, senza dubbio”. Re non di questo mondo, ovviamente. Ma Re. E Re dei Giudei, Re d’Israele, nella sua accezione universalista, sottratta alla schiavitù del tempo e dello spazio, del “popolo salvato” nella Gerusalemme celeste. Quanto al trono petrino – lasciando stare le implicazioni derivanti dall’esistenza dello stato del Vaticano  – esso sta a indicare un primato la cui natura non contempla, nella sua essenza, interpretazioni “di questo mondo”, comprese quindi quelle democratizzanti. (Rispondendo ad un altro) Le faccio notare che questa rubrica è fatta così. Si tratta di prendere per il bavero o impallinare ogni giorno una persona. E l’unica maniera di rispettare il malcapitato è di guardarlo in faccia e parlare con franchezza, temperando il tutto, possibilmente, con un tocco d’umorismo.]</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>HENRY JOHN WOODCOCK 20/03/2013 </strong>Dopo il clamore della stampa giustizialista e l&#8217;arrivo in procura di Prodi, il caso De Gregorio non prometteva niente di buono per il Berlusca. Ma non avevamo fatti i conti con un fuoriclasse capace di cambiare da solo il corso di una partita apparentemente già segnata: Woodcock, il magistrato anglo-partenopeo specialista in bolle giudiziarie. Se la sinistra non l&#8217;ha mai veramente arruolato tra i suoi eroi un motivo c&#8217;è: la prudenza. E così il Gip del Tribunale di Napoli ha bocciato la richiesta di giudizio immediato nei confronti di Silvio e dei due compari De Gregorio e Lavitola, i protagonisti della supposta compravendita di senatori. Per il Gip le chiacchiere di De Gregorio sono generiche, non provano affatto l&#8217;esistenza di un “accordo corruttivo”, e le somme di danaro passategli – a suo dire &#8211; dal Berlusca per il tramite di Lavitola si potrebbero eventualmente spiegare come un finanziamento al suo movimentino politico. Magari voi pensate che per Woodcock ciò rappresenti un mezzo disastro. E&#8217; qui che sbagliate. Per lui un mezzo disastro è una grande vittoria, visti i precedenti. Si rimetterà al lavoro più rinfrancato che mai. Ne vedremo ancora di belle.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LIDIA RAVERA 21/03/2013 </strong>Quando scrisse, insieme a Marco Lombardo Radice, <em>“Porci con le ali. Diario sessuo-politico di due adolescenti”</em>, romanzetto di successo grazie all&#8217;inciucio di piccanti trasgressioni giovanili e impegno politico – il progressismo del secondo nobilitava il lato <em>bungaiolo</em> dei primi: funzionava così anche ai tempi del “regime” democristiano che si voleva abbattere &#8211; Antonello Venditti si chiedeva se il suo compagno di scuola si fosse salvato dal fumo delle barricate o fosse entrato, pure lui, in banca. Segno che neanche allora si pativa molto a fare i rivoluzionari, se in cambio della resa – ossia se mettevate la testa appena appena un pochettino a posto &#8211; un posticino in banca vi era assicurato. Anzi, con la “lotta”, ossia col vostro manesco, noioso e vezzeggiato protagonismo vi facevate un nome. E un nome è sempre un prezioso capitale agli inizi di qualsiasi carriera: basta guardare dove sono arrivati i <em>barricaderos</em>. Questi contestatori a prescindere furono un concentrato di conformismo <em>à la page</em>, e ambizioni vere non ne ebbero mai, a parte quella di ringiovanire con la loro presenza l&#8217;<em>establishment</em>. E&#8217; per questo che la nomina della scrittrice ad assessore alla cultura e allo sport della regione Lazio suona come la consacrazione – un po&#8217; tetra, burocratica, sovietica &#8211; di tutta una carriera.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>DANIELA SANTANCHE&#8217; 22/03/2013 </strong>I marò che erano tornati una buona volta a casa tornano in India. Il governo del «qui lo dico e qui lo nego» con la sua stoltezza e la sua debolezza adesso si è fatto un altro nemico: le famiglie dei marò, oltre a quelle dei pescatori indiani. Un fiasco che vale doppio. La prima volta che erano tornati in Italia, il governo aveva accolti i marò nel più demenziale dei modi: da capi di stato. Una pagliacciata che suonava come una <em>excusatio non petita</em> nei confronti dei due fucilieri e che trasmetteva l&#8217;immagine di un&#8217;Italia platealmente e ufficialmente partigiana nella vicenda. Anche quello un fiasco che valeva doppio. Il colpo di mano balzano dei giorni scorsi era figlio di un machiavellismo da disperati. Non poteva che essere, pure quello, un fiasco che valeva doppio. E infatti col dietrofront di oggi è raddoppiato. Intendiamoci, il governo, mi duole dirlo, ha fatto bene: la figura di merda se l&#8217;era garantita cacciandosi in un <em>cul-de-sac</em>. E&#8217; per questo che oggi non mi vergogno della combriccola montiana, nonostante il tragico umorismo di cui ieri ha dovuto per forza fare sfoggio, dopo certe ore penose, nell&#8217;assicurare famiglie fin lì troppo attonite per poter piangere che <em>«la pena di morte era esclusa»</em>. E&#8217; con questa battuta che il dramma vero è scoppiato. Oggi comunque me la prendo con altri campioni, pure loro doppiamente sprovveduti. Qualche giorno fa, vergognandomi per Terzi, avevo chiuso l&#8217;articoletto con queste parole: <em>«Quand&#8217;anche la cosa fosse stata contrattata sotto banco con le autorità indiane, è una soluzione che rischiamo di pagare salatissimo in termini d&#8217;immagine. Perché in questo momento ci sono centinaia di milioni di indiani che se sospettano e brontolano contro un governo, il loro, che su questo caso si è dimostrato inetto, debole e forse corrotto, non hanno invece il minimo dubbio, e lo gridano, che l&#8217;Italia si è confermata se stessa in tutto il suo splendore: il paese dei mafiosi e dei mancatori di parola. Lo dico ai cretini che oggi hanno ritrovato l&#8217;orgoglio nazionale.»</em> Evidentemente tra questi ci doveva essere anche l&#8217;onorevole Santanché, la pasionaria del Pdl, che ieri ha tuonato furibonda:<em> «Vergogna! I marò riconsegnati all&#8217;India. Ma dove è finito l&#8217;orgoglio nazionale?»</em> Ma nel cesso, cara mia, nel cesso, dove era sempre stato.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>[(Risposta ai commenti, rielaborata) I marò, anche per il loro bene, non avrebbero dovuto MAI tornare a casa. Ciò è servito a ingarbugliare la vicenda a tutto vantaggio del governo indiano, che ha avuto modo di dare una prova di magnanimità che non gli costava nulla o quasi, che caricava di responsabilità (e tentazioni) l’Italia, che caricava di facili illusioni le famiglie dei marò, che distoglieva l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica dalla posizione scomoda in cui si trovavano le autorità indiane; una manovra diversiva, insomma, a tutto nostro sfavore, che toglieva ulteriore linearità e forza di pressione ad un governo italiano che già aveva tergiversato troppo e malamente, e che sul quel poco o niente di linea negoziale non aveva cercato né trovato l'appoggio della diplomazia internazionale, specie quella comunitaria. Piaccia o non piaccia, il ritorno dei marò in India serve a rimettere le cose nel binario giusto – anche se i nostri cinguettanti e fatui ministri non si sono adoperati di proposito in tal senso, a dimostrazione che a volte si fa la cosa giusta senza sapere quel che si fa - a patto che il governo abbia voglia di giocare la partita in punta di diritto sgobbando duramente sul piano diplomatico, con una sola voce e con una sola linea, come andava fatto fin dall'inizio dopo l'errore fatale dell'attracco della nave coi marò. Trattenere a casa i fucilieri ci metteva dalla parte del torto agli occhi dell'uomo della strada del vasto mondo, perché costui capisce benissimo cosa vuol dire «mancare alla parola data», mentre rinuncia perfino a tentar di capire le sottigliezze del diritto. Quanto al caso visto dal lato degli "affari" e di Finmeccanica, dico che la diplomazia che si fa sotto il tavolo rischia di essere vana se quella che si fa sopra si è squagliata e non le offre riparo. Quanto alle rodomontate dei patrioti nostrani, esse non sono purtroppo che l’altra faccia della medaglia della stessa inettitudine. O quasi, diciamo.]</em></p>
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		<title>Una settimana di “Vergognamoci per lui” (117)</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Mar 2013 13:01:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM LUIGI ZINGALES 11/03/2013 Su quello strano tipo del liberale italico in politica che alla fine, per disperazione, «riesce a sperare pure nella palingenesi e nel Grillo di turno», avevo scritto appena dieci giorni fa. Be&#8217;, eccolo [&#8230;]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zamax.wordpress.com&#038;blog=579973&#038;post=6427&#038;subd=zamax&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>U</em><em>n giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su </em><em><a href="http://www.giornalettismo.com/">GIORNALETTISMO.COM</a></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LUIGI ZINGALES 11/03/2013 </strong>Su quello strano tipo del liberale italico in politica che alla fine, per disperazione, <em>«riesce a sperare pure nella palingenesi e nel Grillo di turno»,</em> avevo scritto appena dieci giorni fa. Be&#8217;, eccolo che si fa avanti in carne e ossa. Su <em>Il Sole 24 Ore</em>, il giornale che da quando è sceso dall&#8217;Olimpo montiano non si vergogna più di niente, l&#8217;economista che fu tra i fondatori di <em>Fare per fermare il declino</em> sfida Grillo a non rincorrere unicamente il successo politico, a dimostrarsi statista, <em>«a lanciare al Pd la possibilità della fiducia ad un governo»</em>, lasciando a una personalità del Pd, che abbia la fiducia della gente, la guida del governo, senza cercare poltrone per i suoi. Ciò attraverso un programma <em>«fortemente grillino»</em> articolato su tre temi: proposte anti-casta politica, proposte anti-casta economica e proposte istituzionali, tra le quali ci dovrebbero essere l&#8217;abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, il dimezzamento dei parlamentari con adeguamento degli stipendi e delle indennità alla media europea, e l&#8217;eliminazione di tutte le province. Non stupisce la cecità del professore sulla vera natura dei rivoluzionari: la storia offre a profusione esempi di questo specifico tipo di gonzaggine. Non stupisce più di tanto il cedimento su tutta la linea alla retorica del populismo anti-casta. Stupisce piuttosto la modestissima portata “liberale” delle proposte, con tutto quello che invece c&#8217;è da fare, e presto!, per fermare, adesso!, il declino.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>GIULIO TERZI 12/03/2013 </strong>Ce la dovremmo prendere col governo, ma siccome il ministro degli esteri è una delle nostre vittime preferite, proseguiamo volentieri con la meritoria opera di persecuzione nei confronti della Farnesina, che sulla faccenda dei marò in attesa di processo in India sta collezionando una serie impressionante di topiche. Dopo aver combinato il disastro cedendo all&#8217;inizio, dopo aver ostentato stupido ottimismo, dopo aver belato e brancolato nel buio per mesi, adesso si è risolta per una mossa molto avventata, da disperati, che rischia di trascinarci dalla parte del torto, almeno agli occhi di quel mezzo mondo emergente di cui l&#8217;India è tanta parte. I marò in «permesso voto» in Italia restano dunque nel nostro paese. Quand&#8217;anche la cosa fosse stata contrattata sotto banco con le autorità indiane, è una soluzione che rischiamo di pagare salatissimo in termini d&#8217;immagine. Perché in questo momento ci sono centinaia di milioni di indiani che se sospettano e brontolano contro un governo, il loro, che su questo caso si è dimostrato inetto, debole e forse corrotto, non hanno invece il minimo dubbio, e lo gridano, che l&#8217;Italia si è confermata se stessa in tutto il suo splendore: il paese dei mafiosi e dei mancatori di parola. Lo dico ai cretini che oggi hanno ritrovato l&#8217;orgoglio nazionale.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong><strong>BEPPE GRILLO 13/03/2013 </strong>Il tesoretto di Craxi non fu mai trovato, neanche a Hong Kong, perché non c&#8217;era. Bettino non si arricchì con la politica. Ma a Beppe piace lo stesso chiamarlo Bottino. Ed evocare per la milionesima volta il sogno di una generazione di esaltati: il Berlusca ad Hammamet. E chiamare <em>«questuanti»</em> i soliti noti del Pdl. Ed esprimere tutta la sua solidarietà ai magistrati di Milano. Quando vuole Beppe è ortodosso come il girotondino di qualche anno fa: un babbeo fatto e finito, ricorderete, in quanto a conformismo. D&#8217;altronde, tolte le pose futuristiche, in cosa si distinguono i militanti del M5S – non parlo di chi li ha votati – dai bigotti di sinistra? Nell&#8217;impegno un po&#8217; scomposto con cui indulgono nei sogni bucolico-giustizialisti dell&#8217;Italia sedicente onesta. Insomma, gridano più forte. La sinistra «istituzionale» li ha combattuti soprattutto in quanto irregolari e potenziali competitori, non certo per le idee. Ed infatti, in men che non si dica, dopo l&#8217;esito del voto ha riscoperto, senza vergognarsene, tutte le affinità elettive che la legano agli ex facinorosi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;APPELLO DEGLI INTELLETTUALI 14/03/2013 </strong>Dove non arriva, per pudore, il partito, arrivano loro, gli intellettuali. Non hanno bisogno di ordini. A loro basta l&#8217;istinto. Costituiscono una forza di complemento che spiana la strada, che parla forbito alla pancia del paese, nobilitandone le peggiori pulsioni. In breve, sono gli artefici del populismo politicamente corretto. Dopo di loro, e a dar loro man forte, arrivano le icone della società civile, tutti quei personaggi da operetta che la grande cricca progressista ha proclamato i migliori nei loro rispettivi campi. E dopo di questi, eccoti l&#8217;esercito dei centomila che non si stanca mai di firmare appelli, di sottoscrivere petizioni o dichiarazioni di solidarietà. Non poteva andare in maniera diversa con la preghierina indirizzata ai cari amici del Movimento 5 Stelle. E&#8217; chiarissimo che si tratta di un fenomeno patologico. Abbiamo il dovere di aiutare queste persone. Di illuminarle, di aprir loro gli occhi, usando il loro stesso linguaggio, l&#8217;unico che capiscano nella loro semplicità: chiamiamoli nani, ballerine, lobotomizzati, così, in ordine strettamente gerarchico. E&#8217; un atto d&#8217;amore.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>ULDERICO PESCE 15/03/2013 </strong>Il 16 marzo nell’Aula Pacis dell&#8217;università di Cassino ci sarà la prima nazionale del nuovo spettacolo di Ulderico Pesce dedicato ad Aldo Moro. La morbosa fascinazione degli artisti civilmente impegnati per la morte di Moro ha una spiegazione facilissima: i sensi di colpa della sinistra, dal cui seno nacque il terrorismo rosso, e il tentativo inconscio di rimuoverli con un&#8217;ossessiva e sempre aggiornata opera di depistaggio. Ma uno così spassoso non l&#8217;avevo mai sentito: <em>«&#8230;[Moro] doveva morire»</em>, dice, <em>«a ucciderlo non sono state le Brigate Rosse, a uccidere Moro e la sua scorta è stato lo Stato. Ma prima ancora di questa domanda bisognerebbe farsene un’altra: perché non hanno fatto nulla per impedire il rapimento? (&#8230;) La cosa che mi fa più ribrezzo è vivere in un Paese dove gli assassini di Moro sono ancora liberi&#8230; Bisogna restituire luce alla nostra memoria».</em> Sono passati 35 anni ma la superstizione è tutt&#8217;altro che estirpata. Caro Papa Francesco, se vuole bene all&#8217;Italia, cominci da qui la sua opera di evangelizzazione che le sta tanto a cuore, da questi pazzi furiosi.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>[(Risposta ai commenti) Ah ah ah... la retorica della documentazione, dei dati e degli argomenti... Mi ascolti bene: io-me-ne-in-fi-schio. La vostra documentazione è come quelle ventimila pagine obbligatorie di allegati che di prammatica accompagnano le inchieste più sballate. Gigantesche costruzioni barocche fondate sulla capziosa interpretazione dei mille particolari secondari che sempre fanno da sfondo a un fatto, o che da quello riverberano, e che inevitabilmente portano in superficie miserie e insufficienze. Con tale metodo i dottori della disinformazione possono dimostrare qualsiasi cosa, e negare qualsiasi verità. Specie quelle che fanno male. E già, bigotti. Le Brigate Rosse nacquero all'interno del PCI. I giovanotti delle Brigate Rosse si erano nutriti della propaganda e della “narrazione” della storia repubblicana fatte dal PCI e dal culturame di scelbiana memoria. Essendo giovanotti furono conseguenti con le conclusioni a cui portava quella sbobba velenosa. Al PCI quella propaganda e quella “narrazione” servivano per sfiancare il paese e per acquistare sempre più potere reale. Il compromesso storico doveva esserne il risultato alla fine degli anni settanta, quando il comunismo mondiale stava mostrando le crepe che lo avrebbero portato alla fine. Per Moro, il vero Moro, non quello falsificato dall'agiografia progressista dopo morto, colui che qualche mese prima di essere ucciso dal terrorismo comunista disse alto e forte in Parlamento che “la Dc non si sarebbe fatta processare in piazza”, il compromesso storico non era affatto un riconoscimento di quella “narrazione”, ma un tentativo, che lui riteneva ineludibile, di “costituzionalizzare” il PCI e di riportarlo alla democrazia occidentale. Chi si opponeva da “destra” a questa politica era nel suo pieno diritto: lo faceva per varie ragioni, fra le quali quelle di politica estera, e quella, secondo me sacrosanta, che non era saggio cedere all'aggressività del PCI. Le Brigate Rosse che si opponevano da “sinistra” a questa politica lo facevano in modo criminale, e perché erano imbevute dei miti della democrazia incompiuta (la “democrazia compiuta” è un concetto antidemocratico) e della resistenza tradita che il PCI di lotta e di governo aveva propagandato e che ancora oggi la sinistra non ha abbandonato. Ma il mostro rivoluzionario, che il PCI aveva nutrito, era c4406?s=25&amp;d=http%2scinde da questa verità di fondo, tutto quanto ci gira attorno viene mistificato.]</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I MONTAGNARDI IN PARLAMENTO 16/03/2013 </strong><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/465075/piccolo-mondo-comunista/">Sei mesi fa</a> li avevo definiti «montagnardi», come gli esaltati del gruppo radicale che durante la Rivoluzione Francese si era appollaiato sui banchi più elevati dell&#8217;Assemblea. Oggi, in obbedienza al loro <a href="http://www.beppegrillo.it/movimento/codice_comportamento_parlamentare.php">Codice di Comportamento</a>, i grillini rifiutano di farsi chiamare «onorevoli» e «optano», obbligatoriamente, per i termini «cittadine» o «cittadini»; e all&#8217;apertura del Parlamento della XVII legislatura hanno scelto di occupare gli scranni della parte superiore dell&#8217;emiciclo di Montecitorio. Per distinguersi, dicono loro. No, per farsi riconoscere, dico io, in tutta la loro settaria minchioneria, sorpassata solo da quella della sinistra «demdpress.com/page/3/</p>
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