Right Rugby sul misfatto Celtic League
Copio, incollo e sottoscrivo il pezzo di Abr su Right Rugby.
SCENARI PENINSULARI
Il sempre informato e tempestivo Rugby1823 tira le sue conclusioni su tutta la vicenda che sta portando lento pede l’Italia alla Celtic – Caos Italia ha sempre significativamente titolato i suoi post sull’argomento. La sua è una posizione non solo informata ma anche meditata, assieme a quella a caldo e a volte più tifosereccia dei forum degli appassionati. La posizione non meramente analitica ma anche propositiva di Rugby1823 sulla famigerata scelta del Consiglio Federale del 18 luglio riguardante i team italiani scelti per la Celtic League 2010/11 può essere sintetizzata nel seguente appello: “dirigenti, politici e tifosi veneti da un lato, Dondi dall’altro, entrambi sembrano giocare sull’ambiguità. Se è così, amen, se non fosse così allora è ora di essere coerenti”. La prima parte dell’analisi e del suo invito all’azione riguarda il movimento in Veneto, riconosciuta “culla” del rugby in Italia (solo per puntualizzare : noi preferiamo definire il Veneto “L’autentica Contea del rugby nella Penisola” essendo il rugby storicamente sorto altrove ed essendo diffuso anche da altre parti ma in modo puntuale e disperso). Essendo i veneti i primi responsabili dell’insuccesso di Treviso, coi loro consiglieri federali a non averlo votato, argomenta Duccio Fumero, essi dovrebbro riconoscere gli errori del “faso tuto mi” di Munari e Benetton da un lato e lo scetticismo ignavo di tutto il resto del movimento in Veneto dall’altro; a quel punto, un bel passo indietro e: “Si integri la candidatura trevigiana. La si trasformi in una candidatura veneta. Si uniscano, una volta tanto, le forze, gli sponsor, le istituzioni (…), le capacità, i bacini e tutto quell’humus ovale che fa grande il Veneto e ci si presenti con i Dogi”. A nostro avviso Rugby 1823, cui rendiamo il merito di tentare di proporre una soluzione interessante all’intricato caso, viene messo fuori strada da un errore di analisi peraltro parecchio diffuso; inoltre parte da un presupposto indimostrato ma dato per scontato. Andiamo con ordine.
PARTE PRIMA : CHI FU l’ASSASSINO?
L’errore analitico a nostro avviso sta nel dare per buona la voce di sen sfuggita da più parti (per rabbia e delusione, o forse per freddo depistaggio) e assumere che nel Consiglio “non tutti (i consiglieri veneti) hanno votato Treviso, anzi!”.
Ma chi l’ha detto?
Guardiamo i numeri; 7 sono i consiglieri veneti di nascita – Enore Bagatin, Carlo Checchinato, Francesco Mazzariol, Andrea Rinaldo, Luigi Torretti, Moreno Trevisiol e Zeno Zanandrea. Tra questi, aspettarsi onestamente un voto “veneto” da Checchinato e Zanandrea a libro paga Federale, piuttosto che da Mazzariol parmigiano da mo’, mi sembra perlomeno azzardato. Quindi di “veneti” da un punto di vista politico in Consiglio ne vediamo quattro, massimo cinque: Treviso di fatto ha preso nove voti, so what?
Veneti conto veneti
Va riconosciuto che tale diffusa leggenda metropolitana – i veneti primi affossatori dei veneti – troverebbe un fondamento nel campanilismo locale a volte eccessivo, ma la matematica non è una opinione. Di più: dar risalto alle dichiarazioni di questo o quell’esponente del rugby veneto, tiepido o contrario alla candidatura di Treviso, e quindi generalizzare e dipingerli tutti come proni al miope campanilismo, significa prima di tutto banalizzare una realtà imponente, diffusa e variegatissima. Significherebbe poi non aver compreso come la competizione tra concorrenti sia cosa buona e giusta, indice di presenza vera, di vitalità e passione. Chi sostiene la perniciosità della concorrenza tra club nel medesimo territorio, celebra il fusionismo tra club che farebbe la forza del movimento; ad esempio in Toscana, regione come dire, certamente più “collettivista” del Veneto individualista, pur essendo essa amche la indiscussa patria del campanilismo. A casa mia il fusionismo si chiama “cartello” e prima o poi cade, perchè non è connaturato al “mercato” inteso come luogo dove la domanda locale (di praticare e di tifare) si incontra con l’offerta locale (di strutture).
Treviso faso tuto mi
Nel caso specifico si imputa a Treviso un approccio “faso tuto mi” più da club che da potenziale franchigia a base regionale. Ci pare che sotto questo profilo la struttura della candidatura del team della Marca non sia granchè diversa da quella degli Aironi (incardinata al 99% su Viadana e i suoi sponsor), mentre i Pretoriani sono la fusione di tre club cittadini, una cosa successa tante volte ovunque senza bisogno di Celtic. Inoltre, Bando Federale all amano (erano ammesse candidature alla Celtic da parte di “società, franchigie e selezioni”), nessuno nè prima nè durante il Consiglio ha contestato a Treviso di essersi presentato come club singolo: ha solo preso meno voti di altri (ricordiamolo, 12 voti sono andati agli Aironi, 10 ai Pretoriani, 9 per Duchi e Treviso). Come se non bastasse, abbiamo descritto più volte l’apertura al resto del movimento veneto della candidatura della Benetton, guarda caso simbolicamente denominata Dogi e pronta a giocare a Padova e Rovigo. Spacciare per “arroganza” la chiarezza nella catena di comando (e chi si occupa di management sa bene quanto valga), la assunzione di responsabilità di chi ci mette grano, risorse e organizzazione, è favoletta destinata a colpire i semplici, da parte di chi non voleva per un sacco dsi motivi il club che più di tutti non solo merita ma ha effettivamente lavorato per far arrivare gli italiani in Celtic League.
E i altri fioi?
Gli altri club veneti, lungi dal boicottare la Benetton, dopo averci provato a assemblare una candidatura alternativa per conto loro (Padova Rovigo e Venezia), si sono rapidamente tirati indietro causa le difficoltà economiche del momento e han scientemente deciso di ripiegare al “livello due” (cosa che nostro avviso sarebbe molto corretta anche per altre parti d’Italia, segnatamente Parma e Roma), appoggiando esplicitamente o implicitamente la candidata Benetton a rappresentare il “Livello Uno” della Contea del rugby. Aldilà di qualche voce di sen sfuggita – i Veneti fortunatamente hanno le loro opinioni individuali, non sono un monoblocco nordcoreano – come ad esempio della presidente del Rovigo o a qualche politicante locale.
Crime Scene Investigation – Bologna (non Miami)
Questi sono i fatti che danno una lettura degli eventi in consiglio federale di Bologna abbastanza chiara: in sintesi, c’è stato chi ha saputo giocare la sottile partita del lobbying – non dei titoli e delle “evidenze” – meglio di Treviso. Altro che veneti traditori! A fregare Treviso sono state due decisive, sottili “mandrakate”: il voto segreto (evidente il perchè; chi l’ha richiesto? Ma soprattutto chi l’ha concesso, caro Presidente?) e la decisione (again, di chi?) di non limitare il voto alle sole tre candidature “serie” in campo, come sarebbe stato logico. I ben nove voti ai Duchi capitanati da Calvisano retrocessa e Parma ridimensionata sono un monumento di abilità tattica: tanto di cappello a chi (i Pretoriani, diciamolo) sapeva di giocare per il secondo posto e ha ottenuto dagli “amici” (5 consiglieri del Centro Sud, un paio di “federali” e qualche voto di legittimo scambio) di NON votare come seconda opzione nè Aironi nè tantomeno Treviso. Lungi da me alzare alti lai contro “Roma ladrona” o gli scaltri politicanti che affossano il merito sportivo: si sapeva che sarebbe stato un pomeriggio dei lunghi coltelli, i polli e le verginelle dovevano rimanere a a casa. Questa è a modesto avviso di chi scrive la più plausibile delle analisi sul come sia andata, supportata dalla aritmetica. Il resto è al più leggenda popolare, o freddo depistaggio per dividere ulteriormente il campo perdente (si sa, la sconfitta divide sempre già di suo), dando la colpa ai veneti dei guai veneti; è dai tempi del lupo e l’agnello di Fedro e Esopo che ogni tanto qualcuno prova a dipingere la vittima – in questo caso Treviso – come colpevole – assieme al Veneto tutto – per lavarsi la coscienza di aver giocato sporco.
PARTE SECONDA: LA SCELTA CELTICA
Avevamo esordito accennando, oltre al problema di analisi sopra affrontato, anche a un assunto indimostrato.
L’assunto è il seguente: entrare in Celtic League è buono e fa bene al rugby italiano.
La posizione di questo blog al riguardo è sempre stata esplicita: non è detto, dipende.
Non dipende tanto dalle intenzioni, sane e garantite (sulla carta) – far crescere la nazionale e quindi il movimento intero, a dire il vero con ottica top down un po’ da anni Novanta. Dipende piuttosto dal COME, dalle MODALITA’ con cui in Celtic si va. Va sottolineato che altrove di queste cose non si occupa la Federazione ma i club: a titolo di esempio è la Lega dei club inglesi a discutere con quella gallese se espandere o far morire la Edf Energy Cup. In Italia purtropppo la rappresentanza “sindacale” dei club è stata ammazzata dal contrasto di interessi tra club piccoli e grandi, sotto l’occhio compiaciuto della Fir.
In Celtic perchè ?
Data l’assenza della Lega (Lire), come mai la Fir ha deciso di surrogarla imegnando tempo ed energie in un affare che in teoria non dovrebbe riguardarla? Lasciamo perdere la lettura becera della lotta di potere per il controllo del rugby in Italia con annessi diritti televisivi e quant’altro: non riteniamo che ci siano spazi di gran lucro con gli sport minori, anche se la trentina di milioni del bilancio della Fir non sono pochi.
Diciamocela tutta: si va in Celtic perchè la Nazionale Fir ha fallito il Sei Nazioni 2009.
Dopodiché ha scaricato con abile mossa le responsabilità sue e di Mallett sul livello del gioco nel campionato italiano (ma non si sapeva già da prima? Prima non riuscivamo a vincerne lo stesso un paio di partite del 6Nazioni? E non ci stanno almeno dieci nazionali che giocano all’estero, checcentra il Super10? A proposito di livello, ben tre club italici hanno sfiorato il passaggio del turno in Challenge l’anno scorso [mio neretto, N.d.Z] e ora li ammazziamo tutti).
Armiamoci e partite, guida la Fir.
Si va in Celtic con un impianto adatto a due selezioni nazionali precostitiute, tipo Oaks rumeni; poco male, il rugby scozzeese è cresciuto dopo aver deciso un passaggio simile. Anche se noi crediamo che in un Paese vasto, da sessanta milioni di abitanti e cento province, il modello culturalmente e praticamente corretto sia quello francese-inglese imperniato sui club, più di quello scozzese. Ma tant’è. Modello a selezioni federali quindi, tipo Irlanda, con giocatori stipendiati princpipalmente dalla Fir e disolocazione geopolitica dei team regionali? Pas du tout: per mancanza di piccioli federali, s’è fatto ’sto ibrido al ribasso delle selezioni “private” ma “PILOTATE” dagli staff federali. Come dire, i soldi veri ce li mette la società ma guida la Fir che contribuisce alle spese per qualche centinaio di migliaia di euro (secondo il numero di giocatori di interesse nazionale schierati), contro un budget richiesto di almeno 5 milioni di euro. Non sta in piedi, se non per i disperati, quelli che prima o poi arriveranno a batter cassa e per i furbetti, quelli cui serve pubbicità locale e contatti per altri scopi, e poi ti piantano sul più bello coi debiti stile calcio.
Un approccio alla Bartali
Sono i prodormi dell’insuccesso; se a questi si aggiunge il probabile invio di due selezioni poco organizzate e competitive, si rischia di spegnere presto gli entusiasmi e l’interesse (Juve – Auronzo interessa solo una volta l’anno, per vedere i “nuovi”). Verrebbe da dire con Bartali: l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare. Ecco spiegate le perpessità, le resistenze, lo sconcerto e la fatica fatta ad accettare NON la Celtic League, ma QUESTA MODALITA’ di entrarci, da parte di molti appassionati e anche di molti club. In prima linea quelli veneti, tutti figli di iniziative locali e private: gente che dedica il suo tempo alla passione e chiede non di guadagnarci ma almeno di non rimetterci, e vuole farlo mediante l’INDIPENDENZA di giocare con i soldi propri e degli sponsor che riescono a procurarsi. E’ una questione di mentalità.
PARTE TERZA: IL PRESIDENTISSIMO
Scrive Rugby 1823: “Le parole di Dondi potrebbero essere deflagranti. Perché le sue parole dicono che queste votazioni sono state scandalose. Che è una scelta catastrofica per futuro del rugby italiano. Cioé, Dondi dice che i consiglieri federali hanno votato contro il rugby italiano. Probabilmente per interessi personali, per scambi di favore o, forse, proprio per far fuori Dondi”. Si aprirebbe quindi un problema autenticamente politico, la cui soluzione auspicata sarebbe un definire una exit strategy tra Dondi e la dirigenza di Treviso, destinata a ricondurre la Benetton a più miti consigli (fuori Munari, sottomettersi al controllo federale anche sul piano tecnico, in nome dell’interesse nazionale), per configurare una candidatura assolutamente vincente secondo i crismi federali. Si ma non si poteva farlo prima del voto? Perchè Dondi avrebbe atteso il “fattaccio” per farsi avanti con l’idea? Scenario: se fosse passata Treviso, resa da tale risultato ancora più “arrogante”, col cavolo che poi si sarebbe “piegata” a qualsiasi compromesso con la Fir … C’è qualcosa che non ci convince. Tra l’altro, al punto in cui siamo, puntare a ribaltare il tavolo prima delle scadenze (30 settembre per gli adempimenti formali da parte delle due prescelte) pur con il supporto del Presidente Fir, ci parrebbe oltremodo aleatorio: come reagirebbe una delle due prescelte qualora sopravanzata da Treviso? Come Treviso stessa. Che je direbbero allora? Meglio aspettare il pronunciamento della Celtic League che avverrà con calma entro un anno da oggi? Troppo rischioso per tutti.
E’ più semplice di così.
Noi la vediamo più lineare: se è vero che il Consiglio Federale ha preso una decisione contraria al volere del SUO Presidentissimo, allora questi dovrebbe trarne le immediate conseguenze e dimettersi. In alternativa, se ne ha la forza, costringa alle dimissioni chi ha cannato (Dondi è stato visto “cazziare” Checchinato alla fine del Consiglio). Questo sarebbe il segnale: se invece come crediamo non farà né l’una né l’altra, allora la sua indignazione è solo un barbatrucco, volto a trattare su base non irrigidita dall’odio la cessione dei molti giocatori trevigiani da mandare in Celtic, teso a sottrarre gli opulenti vivai veneti dal controllo esclusivo della Benetton e a tentare in generale di tener buoni gli irati sconfitti, per tenere assieme i cocci del rugby italiano in deflagrazione. (Guarda caso adesso sono tutti i Veneti irati e schierati all’unisono: come mai? Non erano divisi? Secondo alcuni, fiumi di prosecco avrebbero dovuto scorrere ai confini della Marca…) Purtroppo non siamo più ai giochi al parco, ogni azione ha conseguenze e chi le determina, per volontà o incapacità, se ne deve assumere le responsabilità: Benetton ha a questo punto tutti i diritti di tutelare come vuole e come riesce i propri investimenti e interessi, ricorrerendo a tutti i gradi di giudizio che potrà. E poi anticipiamo: finito il depistaggio dei veneti contro i veneti, assisteremo a grandi stracciamenti di vesti, ad altissimi sdegni da parte di chi, tifando per chi è stato privilegiato, dirà che non si fa così, che si dovrebbe essere più “sportivi” (detto da chi ha saputo – merito suo – vincere una battaglia politica e non sportiva, non è male …), che meglio sarebbe per tutti far buon viso a cattiva sorte, “un passo indietro per il bene del movimento” (non potevano farlo prima loro?) [mio neretto, N.D.Z.], si deve accettare il verdetto, dura lex sed lex; altrimenti si rompe il giocattolo (adesso che è tutto loro) …
CONCLUSIONE: COME SE NE ESCE?
Arrivati al punto in cui siamo, la Federazione come una Lady Macbeth cosciente del casino che ha combinato ma impossibilitata alle marce indietro suicide, può solo dire “What is done is done and never undone”.
- Escludere Aironi o Pretoriani per far posto a Treviso non si può più, a meno di clamorose e inopinabili cappelle di questi ultimi in fase di raccolta carte e fondi.
- Spingere Treviso a fondersi con Viadana: E perchè mai dovrebbero starci entrambe? I secondi in Paradiso ci sono già e tratterebbero dall’alto di na posizione non scalzabile, i primi mancano della mentalità per elemosinare: basta aver visto un Trofeo Topolino per capire la oggettiva superiorità organizzativa della Benetton, di gran lunga maggiore persino a quella della Fir stessa.
- Aspettare (o stimolare) il pronunciamento della Lega Celtica, interessata al turismo di Roma e Venezia ben più che alle indubbie bellezze della Bassa Padana: non siamo certi vorrano toglierci le castagne dal fuoco, se solo capiranno in che vespaio si metterebbero.
No, a questo punto temiamo che le strade rimaste siano tutte e solo impervie per il rugby italiano, siano esse la secessione, l’abbandono del rugby union della Benetton come sponsor, o i tribunali. Mi spiace non riuscire ad essere propositivo e positivo come Duccio di Rugby1823, cui rendo il merito (assiema agli appassoinati dei forum) di aver ispirato l’organicità di queste riflessioni e la volontà di condividerle pubblicamente. Sottolineao come esse siano e rimangano del tutto personali, esprimendo al massimo oltre alla mia la posizione anche del Socio Ringo aka Brett, col quale peraltro non mi sono consultato prima di espormi ma a cui Munari sta simpatico. A questo punto non rimane che sperare che ’sta farsa sia solo un brutto sogno, o meglio resta sperare in un colpo di scena, in un miracoloso colpo di coda al momento inatteso ma non impossibile nella patria di Machiavelli e dei Borgia.
UPDATE 1 (20/7): dal sito della Benetton rugby: dopo aver chiarito che la dimensione regionale e non locale nel progetto c’è sempre stata, cosi’ come la volontà di collaborare correttamente con la Fir, la società pluricampione della Marca conclude sportivamente come segue: “Benetton Rugby, i suoi giocatori e i suoi dirigenti, desiderano ringraziare i tanti appassionati veneti ma anche di altre regioni per il sostegno ricevuto ed in particolare i dirigenti delle società venete.Benetton Rugby non prenderà mai in considerazione l’idea di ritirarsi da una competizione (Campionato Italiano Super 10 o Campionato di Serie A) perché non ne condivide le regole o le decisioni. Ed assicura i propri sostenitori che onorerà come sempre il proprio impegno e la propria passione per il gioco del rugby.” Manco un disclaimer in legalese del tipo “.. salvo riservarci la verifica nelle sedi e con le modalità più opportune .. etc.etc.”. Personalmente lo leggo come un gesto di tregua in attesa di ulteriori “segnali”: un rimandare la palla in campo Fir.
UPDATE 2 (20/7): Giacomo Mazzocchi per l’agenzia di stampa il Velino, dopo aver elencato i solito mantra sui veneti contro i veneti già abbondantemente debunkato anche dal comunicato della Benetton, chiude senza volerlo con una informazione interessante: “Ho già dato avvio alla ricerca di un’alternativa all’attuale sede del Sei Nazioni in Italia” ci dice il presidente della Federugby Dondi. “Roma non sarà più la sede del Torneo a partire dalla stagione 2011. Purtroppo – prosegue – per quest’anno le cose sono andate troppo avanti: calendari e tutto il resto sono già predisposti ma il rugby italiano si è stancato delle promesse da marinai che ci arrivano da Roma, perché per lo Stadio Flaminio non si sta facendo niente. Neanche per l’edizione del 2011 abbiamo alcuna certezza che i necessari lavori annunciati saranno portati a termine. È per questo motivo – conclude – che non ritengo neanche chiuso il discorso della Celtic League: ho i miei seri dubbi che il budget presentato dai Pretoriani sia sostanziato per il 20 settembre dai soldi degli enti locali romani”. Buumm, ecco svelato l’arcano: Dondi sta toccando con mano gli esiti delle promesse romane. Oppure sta solo tentando di forzare la mano agli Alemanni distratti? O e’ quel “segnale” per i Veneti furiosi (mentre Benetton sfoggia calma olimpica)? Immagino i telefoni roventi.
UPDATE 3 (21/7): Esce allo scoperto Zeno Zanandrea vicepresidente federale (uno dei veneti di nascita che abbiamo definito “a libro paga Fir”) sul Gazzettino: “Abbiamo votato compatti per Treviso (i consiglieri veneti, ndr), lo do per certo. Noi non abbiamo tradito Treviso. Sono stati gli altri a coalizzarsi contro”. Abbiamo criticato da tempo, armati di logica e di un minimo di aritmetica, la favoletta consolatoria e depistante dei veneti killer del candidato veneto. Poi e’ arrivato il signorile comunicato della Benetton che tra l’altro ringrazia le altre societa’ rugbistiche del Veneto per il supporto, ora arriva questa netta dissociazione. Vera o falsa che sia – poco importa oramai – essa segnala comunque che qualche Consigliere inizia a capire che stavolta l’hanno combinata grossa. Sono parole pesanti anche perche’ Zanandrea sara’ membro della commissione che dovra’ valutare la solidita’ delle garanzie presentate da Aironi e Pretoriani. E rincara la dose: “Il Benetton non doveva avere problemi per essere ammesso in Celtic League. La candidatura dei Pretoriani non sta in piedi. Domani sarò a Roma per iniziare a spulciarne le caratteristiche e poi riferirò al presidente Giancarlo Dondi. La partita per il Veneto non è assolutamente chiusa”. Interessante che in Italia non si salga per una volta sul carro dei vincitori. Comunque andra’ a finire, e’ iniziata proprio bene ’sta avventura Celtica …
UPDATE 4 (22/7): nuove ufficiali dal sito Fir: “Il Presidente della Federazione Italiana Rugby Giancarlo Dondi, a seguito delle obiezioni mosse dalle entità sportive che hanno visto respinte le proprie richieste di partecipazione alla Magners Celtic League, ha dato mandato ai legali della Federazione al fine di verificare la correttezza e la legittimità della procedura seguita nel processo di valutazione delle candidature. Successivamente all’esito delle verifiche in atto, l’argomento potrà essere posto nuovamente all’ordine del giorno del Consiglio Federale”. Quali sarebbero le obiezioni mosse dalle entita’ sportive che hanno visto respinte etc.etc.? Non pare che il comunicato Benetton dica nulla del genere: si mormora di frotte di avvocati pronti a scattare, d’accordo, ma non ci sono sinora fatto mosse ufficiali. A chi sta rispondendo questo comunicato? La richiesta di verifica della “correttezza e legittimità” procedurale parrebbe tutta interna alla Fir. Se si volesse parlare di “procedure” come sottolinea il Socio, non serve essere un grand commis di stato per capire che a un concorso serio PRIMA si presentano titoli e garanzie reali e solo DOPO si stila la graduatoria. Invece nel caso han fatto l’esame ammettendo anche quelli che s’erano autoesclusi (i Duchi) tranne sospetto ripensamento finale (“no no, gioco anch’io”), senza verificare i documenti all’ingresso… Ma ’sti Advisor che li han pagati a fare? Tant’è. Siamo arrivati al regolamento di conti interno al Consiglio? Dondi ha deciso di mettere qualcuno alla gogna, di stanare i dissidenti, gli indisciplinati o quelli che credevano di potersi fare le loro piccole politichette personali anche su una decisione epocale del genere? Prima che la “fronda” contro di lui si organizzi? Invece di dare le dimissioni per manifesta incapacita’ di far rispettare i propri indirizzi strategici? Se fossimo alla corte di Re Luigi con Richelieu, Milady, il duca di Marlborough e d’Artagnan, ci sarebbe da pensare al complotto: i nemici storici di Dondi e della Fir (cioè … Munari?!) avrebbero sottilmente architettato la bocciatura della Benetton, al fine di far conflagrare le contraddizioni interne che ammazzeranno questo Consiglio.
UPDATE 5 (22/7): IL Gazzettino quotidiano del Nordest e’ fonte molto informata sul rugby. Interessa al suo lettore medio, quindi reperito ha le competenze minime necessarie per non confondere rugby union con rugby league, come fanno i Chiambretti e le Ripubbliche varie. Ivan Malfatto chiarisce le linee del ricorso legale avverso la decisione del Consiglio Fir che si dice la Benetton Rugby sembra intenzionata a presentare: “La contestazione dovrebbe basarsi sul principio che al voto del consiglio federale di Bologna andavano escluse le candidature non in ordine con i requisiti economici, secondo il capitolato d’ammissione inviato alle franchigie dalla Fir. Pretoriani e Duchi sembra non lo fossero. Quindi dovevano essere escluse. Non avevano il diritto di partecipare alla votazione. Invece sono state ammesse, una di loro ha vinto e sono create due commissioni ad hoc (tecnica e finanziaria) che valuteranno entro il 30 settembre la congruità degli impegni annunciati. Facile ora per le franchigie vincenti andare a battere cassa dagli sponsor, istituzionali o economici, con l’ok alla Celtic in tasca e arrivare alla data di scadenza con le coperture garantite. Secondo le regole, dettate e poi non rispettate dalla Fir, quelle coperture andavano garantite prima”. Lo abbiamo denunciato subito, la vera mandrakata in Consiglio è consistita principalmente nell’ammettere candidature-zombie, al solo evidente scopo di creare lo spazio di manovra per i giochini di scambio col secondo voto a disposizione. Il tutto condito e benedetto dalla opzione di voto segreto – scelta del tutto democratica, come del resto lo è il voto di scambio o la sua vendita. Per fare dell’ironia con chi finge ancora di non capire cosa sia successo per davvero a Bologna: come è stato riportato a verbale della riunione, “il suicidio del rugby italiano”. O come pensiamo noi sempre più saldamente, è l’inevitabile esplodere di tutte le contraddizioni accumulate in questo fallimentare 2009: la Celtic ma non per club, l’ossimoro di selezioni pagate da privati ma gestite e coordinate dai federali, la nazionale da rinforzare smantellando club e campionati. E poi il profuvlio di pensiero debole spacciato in non modiche quantità: il professionismo da corroborare tornando al semipro, il grido di dolore anti stranieri scarsi ma nessuno tocchi l’equiparato, il tentativo di trapianto di uno sport da dove si pratica a dove potrebbe andar di moda, etc.etc.
UPDATE 6 (22/7): la telenovela continua! Sempre dal Gazzettino, prima di tutto l’appoggio – congiunzione da parte del Presidente Dondi delle due azioni legali, quella prevista del club e quella federale, con contentino finale (state buoni se potete!): “Se troveranno errori sospenderò la delibera sull’assegnazione delle franchigie di Celtic League e riconvocherò il consiglio federale. E intanto mi attiverò con la Celtic per un’eventuale terza candidatura italiana“. Poi il retroscena “Dondi doc” sul Consiglio stesso: “Ho chiesto di non fare stupidaggini – svela - Ho detto: dobbiamo scegliere le due candidate migliori. Non ho fatto nomi. Ma tutti sapevano a chi mi riferivo. Invece è uscito quel risultato. Un colpo di mano. Ma io, Saccà, Barzoni e sei veneti abbiamo votato Treviso”. Il trio renderebbe i tre voti presi dall’accoppiata Aironi-Treviso e il “traditore” veneto sarebbe dunque uno solo (il Checchinato pubblicamente cazziato alla fine?), ma come concorda questo con la sua raccomandazione seguita da soli tre consiglieri? Aria di baruffa forte in casa … E’ una ricostruzione lievemente difforme rispetto a quella di Zanandrea e Mazzariol (“Abbiamo votato tutti e 7 compatti”), secondo cui Jago sarebbe uno dei tre non veneti sopra nominati da Dondi (Dondi incluso, il voto era segreto …), ma aiuta comunque a far giustizia della prima ricostruzione del consiglio, divenuta leggenda metropolitana (2-3 o più veneti contro Treviso). Guarda caso, a Treviso sta arrivando solidarietà a valanga da tutto il Veneto: dopo Petrarca e Venezia, arrivano quelle dei club di Oderzo, Trento, Piave, Jesolo, Rubano, Valsugana, Conegliano, Casale, Mogliano, Cus Padova, Montebelluna, Vicenza, Cus Verona, Bassano, Paese, Riviera, Belluno. Una vera ondata di indignazione verso la scelta della Fir, inclusiva di quelli che tra contradaioli di Siena sarebbero “gli acerrimi rivali” del club della Marca.
UPDATE 7 (22/7): Da Repubblica, allora, via il SeiNazioni da Roma? Alessandro Cochi, delegato allo Sport del Comune di Roma: “L’Amministrazione comunale vuole sottolineare l’attenzione che la città riserva da sempre al rugby e che sta costando ai romani circa 10 milioni di euro, cifra prevista per l’adeguamento dell’Impianto sportivo Stadio Flaminio al ‘Sei nazioni’ e che negli ultimi due anni è stato concesso gratuitamente. Le normative vigenti, il rispetto di leggi e regolamenti ci inducono a calcolare circa 2/3 anni per l’ultimazione del piano e i ritardi non sono dipesi dal cambio di Amministrazione, ma dai ritrovamenti archeologici nell’area. E’ comunque motivo di dispiacere sentire continui ultimatum e leggere di minacce che paventano la possibilità di portare via dalla Capitale un torneo così prestigioso come il ‘Sei Nazioni’, che bene si sposa con il grandissimo flusso turistico che contraddistingue Roma”. Capito? Non rompete, altrimenti ci spiacciamo.
UPDATE 8 (23/7): sempre dal Gazzettino, titolo fulminante, articolo del solito Ivan Malfatto pieno di informazione: “Le big venete pronte a dire addio al campionato”. In sintesi le notizie sono due: la prima e’ la conferma fattuale dell’inconsistenza della pietosa bugia da molti propalata dopo il Consiglio Federale – ad arte o per pigrizia mentale – sulla presunta spaccatura tra Treviso e il resto della Contea del rugby: se un effetto positivo il 18 luglio ha avuto, e’ proprio quello di aver compattato il rugby veneto come non mai, dai tifosi alle dirigenze. Tramontata la consistenza di tale leggenda metropolitana (ma non il tentativo di somministrarla ancora), c’è chi dà ragione alla tesi Dondiana di “un solo franco tiratore” in Consiglio (ma Checchinato, nel mirino, giura di aver votato Treviso come chiesto dal suo Capo), mentre altri seguono la tesi del vicepresidente Zanandrea: veneti compatti sette su sette, galeotto fu il voto di scambio tra Pretoriani e Duchi imbastito attorno alle ambizioni del calvino Gavazzi, neo rappresentante italiano presso il comitato del 6Nazioni, colui che il 18 luglio chiese e ottenne il voto segreto “in nome della democrazia”. Resta agli atti che la raccomandazione indiretta ma chiara del Presidente (“Ho chiesto di non fare stupidaggini”), sia stata seguita-capita solo da due consiglieri su diciannove, una chiara delegittimazione che spiega l’ira di Kahn-Dondi indipendentemente da chi ha vinto. Cosi’ come rimane a verbale la dichiarazione di un Consigliere: “questo e’ il suicidio del rugby italiano”. La seconda serie di notizie che confermano la pista del suicidio e’ tutta una serie prese di posizione e di prossimi incontri veneti al limite del “carbonaro”. Paiono dire che la tattica “spargi-solidarieta’ ” intrapresa da Dondi convince solo fino a un certo punto: tutti calmi per adesso in Veneto mentre gli avvocati affilano le penne, ma anche determinati a vedere risultati concreti, altrimenti ci si prepara “ai materassi” …. Il piu’ esplicito e’ Tommaso Pipitone presidente del Casinò di Venezia: “Fra le varie reazioni a caldo è stato ventilato anche l’abbandono (del Super10), come la più estrema”. Enrico Toffano del Petrarca Padova: “La prossima settimana noi quattro presidenti (di Petrarca, Treviso, Venezia e Rovigo) ci incontreremo per valutare. Ognuno ha i suoi problemi di budget. Una decisione come l’esclusione del Veneto dalla Celtic non fa altro che accentuare la voglia di…”. Di lasciare il Super 10 e ripartire dalla A2 come il Calvisano. Nel frattempo Il dg del Benetton Vittorio Munari e la presidente del FemiCz Susanna Vecchi (nel passato la piu’ critica tra i veneti sull’approccio Benetton) si sono gia’ incontrati a Rovigo e nulla trapela, mentre sul fronte federale Dondi saggia il terreno, confrontandosi col suo grande elettore nel Nordest, Tullio Rosolen. Per il quale il vecchio gioco del controllo attraverso la contrapposizione tra ricchi e poveri sembra finito: tutte le 113 società rugbistiche della Contea del Rugby si ritroveranno per determinare una strategia comune nell’assemblea del Comitato interregionale delle Venezie (Civ): “La data più probabile è giovedì 30 luglio alle ore 20. Lunedì è già convocato un consiglio straordinario del Civ” – afferma il presidente Roberto Bortolato.
UPDATE 9 (24/7): In silenzio i protagonisti “nordici”, oggi si fanno finalmente vivi i Pretoriani. Stranamente il comunicato stampa non e’ ancora reperibile nel loro sito, il quale oggi e’ pure attivo, ma riporta solo l’annuncio dell’acquisto di due nazionali, Valerio Bernabo’ e Giulio Toniolatti: potete comunque trovarlo qui. Inizialmente il comunicato gioisce e si congratula coi Consiglieri per la ottima scelta e ribadisce i perche’ di Roma: geopolitici – “I principi di rappresentatività territoriale”, – e di fedeltà alla linea – “e di profonda collaborazione tecnico-organizzativa con la FIR”. In verità ne aggiunge un terzo motivo: “di professionalizzazione del rugby italiano”; che ci azzecca direte, ve lo traduco: altrimenti ci toccava scalare al semipro come una Parma, una Padova, una Rovigo qualsiasi. Sarebbe oggettivamente la giusta dimensione anche per il rugby romano, così promettente a livello di tesseramento e di movimento giovanile, ma tant’è, noblesse oblige. Poi il testo si scaglia a testa bassa esprimendo “stupore e indignazione per le gravissime dichiarazioni del Vicepresidente Sig. Zeno Zanandrea, veneto”. Sono quelle riportate qui sotto in Update 3. A parte quel “veneto” quasi a spregio (code di paglia o regolamenti di conti loro; il livore e’ ulteriore conferma che di voti veneti i Pretoriani in Consiglio non ne han presi), si mettono le mani avanti nei confronti del comitato di revisione, dato che la prossima verifica delle garanzie inquieta non poco. Infatti il lamento che arriva da Roma e’ monocorde, dai dirigenti ai tifosi armati di bandierone: no no, cosa fatta capo ha, e’ la prima risposta quella che conta, Pretoriani in Celtic e’ deciso e non si torna indietro. Segnaliamo, gira intanto per Roma e dintorni un curioso graffito da muro di stadio: “CA3F” che starebbe per “Chabal (?!) al Tre Fontane”. La ragione del nervosismo si palesa nella parte finale della dichiarazione: “In merito al Comunicato Stampa diffuso nella serata di martedì scorso dalla FIR, i Praetoriani Roma Rugby esprimono,invece, massima serenità rispetto alla verifiche in corso del processo di valutazione culminato con il voto del Consiglio Federale, considerato l’alto profilo professionale dei promotori della candidatura romana”. Tradotto: Zanandrea e’ veneto ma tu caro Dondi no; anche se dici le stesse cose, a Roma ti vogliamo bene. Soldi? Ancora niente, ma stiamo sereni perche’ somos todos caballeros. Ai romani va riconosciuta la coerenza: l’avevan sempre detto che i piccioli sarebbero spuntati solo DOPO essere stati prescelti. Ecco perche’ andavano scartati PRIMA. Se ora ce la faranno a reperirli (e se non sono dei mona non vedo ostacoli), la exit strategy di Dondi più che non Treviso par sempre più un vicolo cieco.
UPDATE 10 (24/7): No, al NordEst non stanno silenti. Dal sito di Benetton Rugby: “Treviso, 24 luglio 2009 – Con riferimento a quanto riportato su una testata giornalistica locale, Benetton Rugby desidera comunicare di aver fatto formale richiesta alla Federazione Italiana Rugby, in data 20 luglio 2009, per l’ottenimento delle copie delle offerte delle altre partecipanti per l’assegnazione dei due posti in Magners Celtic League. Precisa, inoltre, di essere, a tutt’oggi, in attesa di ricevere la documentazione richiesta”. Mica han chiesto di sapere chi ha votato chi; conoscere le offerte dei concorrenti e’ legittima richiesta a un pubblico appalto, al fine di poter preparare altrettanto legittimo ricorso. Che non e’ diretto tanto al mitico porto delle nebbie aka Tar del Lazio, quanto e’ “bomba” destinata a cadere tra Dondi e Consiglio, con eventuali schegge verso la Lega Celtica e Super10, con buona pace di chi vorrebbe “congelare” il tutto. Ieri la Benetton aveva diramato un altro comunicato: “Benetton Rugby desidera comunicare il proprio stupore nel constatare come, quella che doveva essere una gara meritocratica con garanzie economiche per partecipare alla Magners Celtic League, di fatto sia stata decisa da una scelta politica a voto segreto. La nostra società, da sempre ha manifestato la sua aspirazione europea. E ritiene, nel corso della sua storia, di avere sempre onorato il gioco del rugby e di avere costantemente tenuto gestioni economiche impeccabili. Mai Benetton Rugby avrebbe rinunciato al suo diritto di competere ai massimi livelli consentiti, per mettere il proprio futuro agonistico nelle mani di una scelta politica che non tiene minimamente in considerazione la meritocrazia conquistata sul campo da rugby. Desideriamo ancora ringraziare le società del Triveneto che ci hanno manifestato il loro sostegno. E siamo orgogliosi che siano così tante. Per quanto è nelle nostre possibilità, ci facciamo un punto di onore di non deluderle”. Oggi chiede la carta, ieri dettava la linea. Dondi muoviti, a breve partono gli avvocati.





PERDUTA NAZIONE, AVITO SUOLO/
ISOLE TRA I MONTI, STRADE PEI MARI/
UNICO ASILO ED ETERNO CONFORTO/
PER TE PROSPERIAMO/
LIBERI E RIVERENTI
(by Ismael, il superstite della baleniera Pequod, ex vice-mozzo in prova con contratto a termine, ex pallido scudiere del grande ramponiere Queequeg, il superbo selvaggio sgusciato fuori dall’uovo nel cuore del continente nero; colui che il fato, una misteriosa congiunzione astrale e la provvidenza divina congiurarono insieme e inesplicabilmente a salvare dalla furia di Moby Dick, la balena bianca)

Ultimi commenti