Italia

La sindrome Berlusconi degli ex DC

Bisognerà appuntare prima o poi  una medaglia al petto del valoroso Giovanardi quale ultimo rappresentante sano della razza democristiana. Che la vittoria berlusconiana nelle elezioni del 1994 abbia avuto effetti devastanti sulla psiche dei sopravvissuti della Balena Bianca non credo vi siano ormai più dubbi. Quando nell’anno fatale l’elettorato bianco saggiamente decise di ridere in faccia all’offerta suicida del polo di centro, la grigia forma di resa firmata senza nemmeno l’ebbrezza estetica di un tragico e preventivo harakiri dal becchino Martinazzoli, degno epilogo a sua volta dell’estenuante eutanasia che l’egemone sinistra democristiana stava mettendo in atto da un ventennio e più, in quel solo momento rivelatore tastarono con mano la superiorità di un dilettante coraggioso con una visione strategica nei confronti di tutte le tattiche dei professionisti dell’agone politico, quali essi si credevano. Videro con sollievo – e umiliazione – che non era scontato  l’atterraggio morbido in terra postcomunista del nostro paese, subliminalmente vaticinato da quel monumento stalinista alla menzogna storica costituito dalla statua di Aldo Moro con l’Unità in tasca; che esso dipendeva in gran parte invece dalla diserzione dalla lotta e dalla rappresentitività politica di un partito nominalmente moderato che non aveva saputo mettere argine all’aggressività della falange marxista che da decenni si stava mangiando il paese dal di dentro in virtù di una autentica solidarietà mafiosa o piduista tra compagni, ancor oggi viva in tutti i segmenti della società. Non ebbero allora la necessaria tranquillità di scandagliare in profondità la misura del risentimento verso quel parvenu che pure li aveva raccolti naufraghi.

E da allora, son passati più di due lustri, questo post traumatic stress disorder viene declinato in tutte le sue più diverse forme a seconda dell’individuo affetto dalla patologia. Ma nell’ex democristiano recuperato alla vita politica dal Cavaliere (direttamente o indirettamente, perché anche Andreotti sarebbe stato spacciato senza la creazione di una vera opposizione nel paese) esso assume soprattutto le forme del sogno di una grande, scintillante giocata in contropiede che faccia saltare il banco della politica e che mai non arriva, dall’ultima Thule dell’Italia di Mezzo, la nuvoletta di fumo che avvolge l’esoterico mistero del Genio Politico di Marco Follini, alle grosse puntate nel Casinò della politica del pensionando aspirante kingmaker Cossiga, agli Adepti  della Setta del Grande Centro  e i loro mai dissigillati Libri Sibillini. E forse in tutto questo stupefacente campionario di infantilismo politico la loro unica vera consolazione è di aver fatto scuola, e di aver formato una sorprendente, vanagloriosa e impotente pattuglia di Radicali Unionisti nell’arte del cerchiobottismo autogratificante. Saranno proprio loro gli ultimi a morire democristiani?

Update: sulle ultime mene democristiane leggetevi questo illuminante post di Ismael.

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3 thoughts on “La sindrome Berlusconi degli ex DC”

  1. Ciò che induce sgomento è la perseveranza di certi personaggi.
    Simile a quella che invade la sinistra, fermarsi lì dove termina il proprio naso.

    In partica, credo che Giovanardi non resterà Udc.

    Complimenti!

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