L’infantilismo dei volenterosi

Tornano i volenterosi, come annuncia dal suo blog Jim Momo:

«Nil difficile volenti», è il motto che fa da titolo al manifesto dei volenterosi, promosso da Daniele Capezzone (Rosa nel Pugno, presidente della Commissione Attività produttive della Camera), Paolo Messa (coordinatore di “Formiche”), Nicola Rossi (Ds) e Bruno Tabacci (Udc) […] Così hanno lanciato un manifesto, a cui hanno già aderito il giuslavorista Pietro Ichino, gli economisti Francesco Giavazzi, Alberto Alesina, Enrico Cisnetto, Giuliano Da Empoli, Franco Debenedetti, Alberto Mingardi, Maurizio Ferrera, Fiorella Kostoris, Gustavo Piga, l’ex segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, e il senatore della Margherita Antonio Polito.

Arrivano i nostri, insomma, dopo che a Fort Apache non è rimasta più anima viva. Eccola qua, tutta questa bella gente che si muove a babbo morto e stecchito, una bella parata autoassolutoria dopo che al fronte (delle elezioni, se non di cos’altro? Ma insomma!) non uno di loro che si fosse fatto vedere. A rischio di essere sgradevole (bisognerà pure parlar chiaro, o no?) ripeto quanto scritto qualche giorno fa a proposito della personalità non proprio lineare di uno dei succitati campioni:

Resta il caso Giavazzi e il suo rifiuto antropologico di affrontare virilmente i nodi politici della questione italica, che implicherebbero una scelta di campo non proprio salutare: egli esercita quotidianamente la sua intelligenza in un comodo ed innocuo liberalismo salottiero anticorporativo, sospiroso come una sinfonia tchaikovskiana anche se assai meno sollazzevole: prediche inutili davvero, e per colpa sua.

E questo perché, come scrissi in un commento da Jim Momo qualche tempo fa, e volendo essere sgradevole una seconda volta:

Il tavolo dei volenterosi non ha la minima possibilità di successo non fosse altro perché non ci sono nel parlamento italiano un 50% e nemmeno un 40% e forse neanche un 30% di liberali doc. Scusi la franchezza, ma se fosse solo una questione d’intelligenza, anche un idiota capirebbe che per sbloccare la situazione italiana c’è una sola soluzione:
1) Vittoria politica del centrodestra (sotto la guida di Berlusconi: altri non ne vedo all’orizzonte per il momento)
2) Creazione di una massa critica di liberisti numericamente significativa e compatta nell’azione politica – militante – all’interno del centrodestra, che, prefiggendosi un obiettivo ben preciso, sappia perciò tatticamente accantonare dannose diatribe su altri temi della vita politica (pacs, ecc.)
Io ho sempre riconosciuto in voi radicali un residuo di giacobinismo: venite nel centrodestra e sfruttatelo a fin di bene. In caso di esito felice potremmo festeggiare con una terapeutica scazzottata da western all’italiana tra clericali e libertini.

E col gusto di essere sgradevole una terza volta, ripeto quello che ho scritto qualche giorno fa a proposito di una certa forma patologica postdemocristiana:

E forse in tutto questo stupefacente campionario di infantilismo politico la loro unica vera consolazione è di aver fatto scuola, e di aver formato una sorprendente, vanagloriosa e impotente pattuglia di Radicali Unionisti nell’arte del cerchiobottismo autogratificante. Saranno proprio loro gli ultimi a morire democristiani?

E allora via con i “rovesciare la prospettiva”, “Immaginare una scuola…, una sanità …, una previdenza …. ecc. ecc.” “Chiedere tutto questo è difficile, è vero. Ottenerlo difficilissimo. Ma è terribilmente necessario. Noi pensiamo che sia un dovere volerlo fortissimamente.” Praticamente già una dichiarazione di resa. Mancano solo le “risposte forti” e i “l’Italia ce la può fare”.

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18 thoughts on “L’infantilismo dei volenterosi

  1. Su questo punto non sono d’accordo con Phaistidio. I volenterosi fanno una proposta politica concreta che ha una limitata chance di successo. Se tutte le iniziative vengono tacciate come un’occasione per andare sui media ciò dovrebbe valere anche per le nostre iniziative: mi rifiuto di pensare che il manifesto per dare un’anima libertaria al centrodestra o la raccolta di firme di Benedetto (firme di Martino, della Prestigiacomo e di altri 11 deputati di Forza Italia) a favore dell’eutanasia siano solo occasioni per andare sui media. Penso invece che chiunque esprima delle posizioni liberiste o liberali vada appoggiato, perché dà forza a quelle posizioni anche se restano minoritarie.
    Che poi abbiano scarse chance di succeso è un altro discorso.

    Ciao,
    Gionata

  2. Molto di quello che scrivi è vero…discussioni da salotto…

    Però non bisogna dimenticare che, se un fenomeno è ristretto ai salotti è anche perchè qualcuno impedisce che la “parola” prenda forma.

    Mi spiego con alcune domande

    Siamo sicuri che BERLUSCONI è stato, è e sarà un liberale?
    Quanto BERLUSCONI & co. hanno impedito la nascita di una cultura liberale?
    Quanti ricatti del tipo “se non stai con me, non supporto finanziariamente il tuo partito” ci sono all’interno della Cdl?
    Quanta volontà c’è, a cominciare da chi si professa “realista” di essere liberale?.

    Molto spesso il “realista” è colui che pensa al proprio orticello sicuro della “benevolenza” che arriva dall’alto (per esempio, da Forza ITALIA).
    Questo tipo di “gramigna” è difficile da estirpare perchè ha in mano i soldi e le posizioni di potere e di conoscenze.

    Difatti è molto difficile andare contro i “vecchi” perchè i “vecchi” ricattano.

    E così, un giovane volenteroso liberale, si trova davanti ad un bivio. O “adeguarsi” (perdendo il suo carattere liberale) o si mette da parte a discutere sui blog.

    Purtroppo, siamo sommersi da un mare di melma ideologistica (a sinistra) e populista (a destra) che ci rende incomprensibili all’esterno.

    Basta leggere nell’ultimo numero dell’Economist l’articolo sul ruffiano di Stato ROSSI.
    Gli inglesi mi fanno quasi compassione nel loro tentativo (vano) di capirci qualcosa.
    Cercano di elogiare il ROSSI perchè ha la laurea ad HARVARD nella speranza che almeno lui spieghi qualcosa di come vanno esattamente le cose in ITALIA. Poi, alla seconda colonna dell’articolo, esausti, i poveri inglesi ci descrivono tutti come mafiosi.

    Certamente non è vero e finanche ingeneroso per l’ITALIA continuare con questo stereotipo ma, se mi metto nei panni dei poveri giornalisti anglosassoni, li capisco.

    Tutta colpa dei “realisti”….

  3. Sembra che il “problema più importante per noi…”
    sia quello di stabilire chi sia liberale e chi non lo è.
    Anzi, ancora meglio, sia quello di stabilire le differenza fra liberali, liberisti, liberal, libertari, neolib…
    Anche all’interno di Tocqueville ci fu una lunga disputa tesa ad accertare queste fondamentali differenze.
    Tanto che mi ispirò una vignetta, inserita nel forum, nella quale si diceva:
    “Specchio, specchio delle mie brame,
    chi è il più liberale del reame?”

    In attesa che noi decidiamo a chi assegnare il titolo di liberale DOC, “loro” fanno le feste dell’Unità, a base di salsicce e birra, con contorno di pistolotto propagandistico e…vi fregano.
    Già. ma chi sarà il più liberale?
    Boh…

  4. X GIANO

    Puoi essere liberale moderato, liberale liberista libertario, cattolico liberale….

    Non importa che liberale sei.

    Una cosa però è sicura.

    Se fai la legge elettorale “porcata” prima delle elezioni per mero tatticismo, non sei un LIBERALE…sei un populista.

    E c’è una grossa differenza….credimi…

  5. Sono d’accordo con Giano che le disquisizioni sulla quintessenza liberale lascino un po’ il tempo che trovano. E sono d’accordo con lui anche sul fatto che mentre da questa parte si discute “loro” okkupino terreno macinando il loro solito “sporco” gioco.
    A Daniele dico che non mi faccio nessuna illusione sulla realtà assai prosaica e magari umiliante all’interno di una forza politica anche “nuova” come Forza Italia (non credo che nel passato le cose fossero tanto diverse né che nel futuro lo saranno); che non mi faccio nessuna illusione sui ritardi culturali della destra italiana e, se vuoi, sulla sua sguaiatezza tutt’altro che “europea”; che sono perfettamente d’accordo sulla sua definizione di Rossi; e che tuttavia tutto questo non cambia di un millimetro il fatto che solo remando all’interno di questa coalizione si potrà ottenere qualcosa di positivo e DECISIVO per le sorti di quel paese che purtroppo sarebbe il nostro…
    A Gionata dico: vogliamo vincere la guerra, sì o no? O vogliamo accontentarci di qualche romantica iniziativa che serve più che altro ad acquietare la coscienza. Specifico tuttavia che io sono contro l’eutanasia e che normalmente sarei etichettato con quella brutta definizione di “teocon”.
    Il mio “realismo” consiste in questo: si stabiliscano delle priorità, si concentrino le forze e si miri al bersaglio grosso. Amen.
    Se passa di qua dico a Jim Momo che non se la prenda (anzi lo linko, veda un po’ che onore!). Ringrazio tutti per i commenti e soprattutto quei delinquenti della Redazione di Tocqueville che danno tanto spazio a un blogger novellino, anche se non più giovane, come me.

    @ Nessie
    Buondì, signora Saura! Come vede sono iperattivo. Temo però che ciò sia dovuto all’eccitazione di avere questo nuovo giocattolo, il Blog, tra le mani.
    So long.

  6. Non ci sono liberali che fanno “porcate”.
    Ci sono solo coglioni prestati alla politica che fanno porcate.
    C’è una bella differenza, hai ragione…:)

    A proposito “coglioni” si può dire.
    Lo ha detto anche Enzo Biagi in diretta TV da Fazio.
    Ciao

  7. Visibilità, questo è il motore del “tavolo”.
    Non nego ci sia anche la necessaria “volontà” ma il suo ruolo è minoritario.

    Dove vanno senza fondamenta ? A portare la buona novella ? E chi li ascolta se li hanno già zittiti una volta ?
    Ammirevole l’iniziativa, per carità, ma inutile.

    Complimenti Zamax

  8. Grazie Zamax 🙂
    A proposito, ti ringrazio perché qualche tempo fa, non ricordo in quale blog, c’era un tuo commento che riportava una considerazione di Tocqueville in merito alla democrazia.
    L’ho copiata perché esprime perfettamente, parola per parola, la mia idea.
    Ciao 🙂

  9. Per vincere la guerra non si dovrebbe cominciare facendo fuori i possibili alleati, soprattutto quelli “dietro le linee nemiche”.

    Ciao,
    Gionata

  10. Sei diventato VIP in una settimana: viene pure Phastidio a commentare! 😉
    Io, comunque, non sarei così drastico sul tavolo capezzoniano: iniziativa senz’altro condannata all’inanità e al chiacchiericcio simil-liberista, ma vista la grama razione di vecchiume che passa al convento della Finanziaria va bene tutto, purché si adoperino le parole giuste (merito, concorrenza, individuo, stato minimo).
    Quando un grande statista avrà reso questi termini prassi politica – cioè nell’anno del mai – ci divertiremo a smascherare i liberisti per forza o – peggio – per sbaglio. Prima, bisogna marciare uniti e turarsi il naso.

  11. @ Gionata
    Ma scusa, Gionata, è il contrario. Ti pare che io voglia far fuori proprio i “possibili alleati” solo perché uso un linguaggio brusco e schietto, che quando ci vuole, ci vuole? Io sto dicendo che bisogna assolutamente che tutti quanti si trovino su posizioni “liberiste” (e chi voglia intendere, intenda) facciano massa critica all’interno di una coalizione e in virtù di una disciplina mirata programmaticamente al conseguimento di un obbiettivo (non cento) riesca a indirizzarne il programma, in modo che la compattezza compensi il numero e si trasformi in una forza trascinante. Per questo ho parlato dell’accantonamento tattico di quelle questioni etiche che servirebbero adesso solo a sfilacciare e a disperdere le forze. (Preciso qui, a scanso d’equivoci, in relazione all’eutanasia, che io non “pretendo” che la legge positiva si conformi al mio giudizio morale in merito). Ora tutto questo si può fare solo nel centro-destra, piaccia o non piaccia. Capisco che a taluni si rizzino i capelli solo a sentir parlare di “destra sociale” e a dare un occhiata alle filosofie nostrane da Tramonto dell’Occidente dei vari Alemanno e compagnia, ma non ci possiamo nascondere che questo è niente rispetto ai Comunisti di tutti i colori, ai Verdi, ai Correntoni, ai postcomunisti “moderni” che mirano alla toscanizzazione dell’Italia, ai demopauperisti della Margherita. Se vogliamo col nostro ariete abbattere il muro di Berlino dell’Italia dell’Est (definizione coniata, se ricordo bene, dall’ex colonnello di Craxi, Intini, che evidentemente se l’è scordata); se vogliamo far crollare il Partito della Conservazione sindacal-confindustriale-veterocorporativo-retoricoresistenziale i radicali ora unionisti vogliono darci una mano? Mi rifiuto di pensare che tanta gente intelligente, anche se non di mio gusto, evidentemente, sul piano di certe scelte etiche di fondo, voglia continuare a fare la figura degli servi sciocchi dell’Unione. Abbiano la forza di liberarsi del Padre e diventino adulti: ma è mai possibile che nel 2006 ci sia ancora un Pannella che si incapriccia di questo o quel giovane (eh, non fate i maliziosi!) come un imperatore romano e lo nomini amministratore delegato della sua tribù?

  12. @ Giano
    Era nel blog dell’Anarca.
    E’ una nota preparatoria di un discorso parlamentare del novembre 1841, intitolata: “Mon instinct, mes opinions”
    Voilà l’original:
    “J’ai pour les institutions démocratiques, un goût de tête, mais je suis aristocrate par instinct, c’est-à-dire que je méprise et crains la foule. J’aime avec passion la liberté, la légalité, le respect des droits, mais non la démocratie. Voilà le fond de l’âme. Je hais la démagogie, l’action désordonnée des masses, leur intervention violente et mal éclairée dans les affaires, les passions envieuses des basses classes, les tendances irréligieuses. Voilà le fond de l’âme.
    Je ne suis ni du parti révolutionnaire, ni du parti conservateur; mais cependant et après tout, je tiens plus au second qu’au premier. Car je diffère du second plutôt par les moyens que par la fin, tandis que je diffère du premier tout à la fois par les moyens et la fin. La liberté est la première de mes passions. Voilà ce qui est vrai.”

  13. @ Ismael, marinaio ultrasemplice della baleniera Pequod e aiutante di scarso rendimento dell’arponiere extracomunitario Queequeg:
    Chi l’avrebbe detto che avrei cominciato la mia carriera da blogger come agitatore politico?

    @Monica
    Io lo chiamerei velleitarismo.
    Accidenti che fatica tenere un blog soprattutto per uno come me.
    “La scansafaticaggine est la la première de mes passions. Voilà ce qui est vrai.”

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