Dura Veritas

Grande articolo oggi sul Giornale di Gianni Baget Bozzo.

MA LA CARITÀ NON SI SACRIFICA ALLA VERITÀ

È costume del laicismo italiano dire alla Chiesa Cattolica quello che deve fare per essere cristiana. Forse ciò nasce dal riconoscimento del ruolo pubblico della Chiesa, forse invece è solamente un modo di combatterla. E la lezione del laicismo italiano è molto semplice: essi vogliono che la Chiesa sia carità senza verità (1). Il maestro di questo pensiero è certamente Eugenio Scalfari, che invita i cattolici ad amare il diverso in quanto diverso. E ciò vuol dire una sola cosa: accettare la verità del diverso come propria verità. «Farsi tutto con tutti» dice San Paolo ed i laicisti italiani lo intendono così: per essere cristiani occorre accettare la verità dell’avversario e svuotarsi, ridursi, rimpicciolirsi.
Ciò è stata a lungo un’idea diffusa tra i cattolici progressisti e lo è tuttora. Il priore di Bose che va per la maggiore, Enzo Bianchi, ha scritto un libro intitolato La differenza cristiana in cui egli esprime la stessa linea di Scalfari: essere cristiani significa alienarsi nella verità dell’altro, conformarsi.
Fortunatamente abbiamo un Papa che ha attraversato il Novecento con mente aperta e cuore libero e sa che il Dio che si definisce come carità è anche il vero Dio. Il Cattolicesimo è a suo modo la coincidenza dei contrari, come insegna Nicola Cusano, e non può pagare la carità al prezzo della verità. Lo prova l’esperienza più significativa del Cristianesimo: il martirio. Il martirio è esattamente il rifiuto di conformarsi all’altro al prezzo della propria vita. Conformarsi all’altro vuol dire rinunciare al Cristo e conformarsi ai poteri di questo mondo. La Chiesa Cattolica è stata la più perseguitata di tutte le chiese perché è rimasta legata alla sua verità: Gesù Cristo.
In genere queste critiche alla Chiesa vengono da sinistra e non credo che Giordano Bruno Guerri appartenga alla sinistra. Ovviamente c’è anche un laicismo di destra e sappiamo quanto consistente. Se c’è una cosa che dovrebbe essere considerata di competenza ecclesiastica è l’amministrazione dei sacramenti. La Chiesa non dà i sacramenti senza condizione e quindi in riferimento alla verità di chi riceve il sacramento, della sua conversione. La Chiesa non giudica la coscienza di nessuno, sa che infine Dio conosce i suoi anche quando essa non li conosce (2). Il suffragio cristiano va all’anima di Piergiorgio Welby perché è battezzato ed ha diritto all’intercessione ecclesiale.
Il primo sentimento che il vescovo Fisichella ha espresso alla notizia della morte di Welby mediante l’interruzione dello strumento che lo manteneva vivo è stato di rispetto e di preghiera. Ma Welby ha legato la sua morte all’affermazione del principio del diritto a disporre della propria morte: e questo è un principio che la Chiesa non ritiene vero.
Il funerale pubblico significava un riconoscimento di un atto politico voluto esattamente per combattere la posizione della Chiesa. E siccome la Chiesa è legata dalla verità che professa non può concedere questo fatto. È il medesimo principio per cui i primi cristiani rifiutavano di dare onore divino agli imperatori romani. La Chiesa non ritiene di dover bruciare nemmeno un anello di incenso di fronte al dio del nostro giorno: l’opinione pubblica (3).
Il laicismo è dominante in Italia ed in Europa e vuole che la Chiesa diventi irrilevante applicando come assoluto il principio di compassione. Così la compassione diventa resa, presenta il Dio morto di compassione di cui ha parlato Zarathustra; o il «Gesù idiota» che rifiuta di riconoscere il male come Nietzsche che ha descritto l’anticristo.
È strano trovare che uno scrittore che aveva capito tutto annunciando la morte di Dio, tutto ciò che sarebbe stato il Novecento, ci venga ora riservito dagli atei colti come se non sapessimo il latino. La loro indignazione è violenta, ed essi ci comunicano «il sentimento di vergogna e di ripugnanza». La violenza della parola indica un’avversità profonda, quella che il Cristianesimo sempre suscita, e soprattutto il Cattolicesimo, in coloro che ne sentono il fascino e lo esprimono respingendolo con decisione.
Un amore alla vita che termina scegliendo la morte suscita rispetto ma non accettazione. È sempre il problema della carità della verità, una carità che il laicismo non gradisce ma che il Cattolicesimo non può non offrire perché Gesù Cristo ha detto di sé: «Io sono la Verità».

Gianni Baget Bozzo, IL GIORNALE, 24.12.2006

(1) Anche se Baget Bozzo non lo dice in realtà non c’è nessuna Carità fuori della Verità, perché sarebbe come dividere il Figlio dal Padre, Cristo da Dio.

(2) Questo è il fondamento roccioso del diritto positivo – diritto intermedio – della civiltà “cristiana-occidentale”. Come ho scritto nel mio post Il laico Dio, Dio, con la forza del suo sigillo,  ha sottratto per sempre agli uomini il giudizio definitivo, condannando il giudizio degli uomini all’interlocutorietà e rendendolo quindi permeabile alla tolleranza, com’è nel disegno di Dio che vuole uomini liberi. Fuori da questa prospettiva, la tolleranza è fondata sulla sabbia e l’orgia (bello il termine, eh?) libertaria si trasforma facilmente in dispotismo.

(3) La Chiesa ha il pieno diritto di sfidare l’opinione pubblica e questo suo pubblico intervento vivifica la società. Chi vuole cacciare nel privato religione e morale, con ciò rinnegando uno dei tratti fondanti e ineludibili della liberaldemocrazia, la pubblicità, in realtà consegna al diritto positivo l’esclusiva della morale, e fonda uno stato etico per rinuncia al pubblico dibattito sulle questioni etiche, portando passo dopo passo la società ad una sorta di atrofizzazione morale foriera di esiti disastrosi. E invece proprio nella liberaldemocrazia il dibattito sulle questioni etiche dev’essere aperto e vasto in modo direttamente proporzionale a quel processo di allontanamento del diritto positivo dalla rigidità etica chiamato tolleranza. Come ho scritto nel mio post già citato:

L’autentica libertà civile implica che alla progressiva liceità dei comportamenti pubblici e privati si accompagni l’incondizionato diritto di critica morale pubblico e privato.

Questo è in Italia l’unico patto stipulabile tra cosiddetti laici e cosiddetti cattolici.

Links: segnalo, sull’altra sponda, queste ragionevoli considerazioni di JCF. Comprendo, anche se non posso condividere, queste note di Phastidio.

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6 thoughts on “Dura Veritas

  1. Non posso che sottoscrivere tutto. Che la Carità non possa fare a meno della Verità è un fatto indigesto per il senso comune del mondo contemporaneo ma proprio per questo dev’essere riaffermato con forza e senza tentennamenti.

    Auguri di Buon Natale,

    Bernardo

  2. Molte grazie e buona … digestione se non sei riuscito a sottrarti alla formidabile tirannia dei riti profani del Natale!

  3. Con tutto il rispetto, ma ci sono molte argomentazioni assurde. Provo a segnalartene alcune:

    1. “la lezione del laicismo italiano è molto semplice: essi vogliono che la Chiesa sia carità senza verità”; hai mai pensato che forse manca proprio la carità? Vendi il fasto di tutte le chiese del mondo e debellerai la fama e la povertà nel mondo. E non parlarmi di povertà spirituale, che poi mi incavolo!

    2. “La Chiesa non giudica la coscienza di nessuno, sa che infine Dio conosce i suoi anche quando essa non li conosce”; infatti le scomuniche le manda mio nonno;

    3. “La Chiesa non ritiene di dover bruciare nemmeno un anello di incenso di fronte al dio del nostro giorno: l’opinione pubblica”; ha pensato bene infatti di bruciare al rogo Giordano Bruno, Giovanna d’Arco, etc (il che vuol dire migliaia di persone – senza considerare crociate e persecuzioni);

    4. “Dio, con la forza del suo sigillo, ha sottratto per sempre agli uomini il giudizio definitivo”; ti sbagli: il Papa è infallibile (dogma della Chiesa);

    5. “tolleranza”; ma parliamo della Chiesa cattolica?

    http://fabiosacco.blogspot.com/

  4. Mi fa piacere quanto hai scritto sul mio post: “comprendo, anche se non posso condividere”. Credo che da simili posizioni possa e debba derivare un dialogo proficuo tra chi crede, chi non crede e chi ha creduto.

  5. E mi fa molto piacere quello che tu scrivi. Infatti su certe questioni che riguardano le più intime convinzioni di ognuno di noi, ci si trova quasi con le spalle al muro ed allora è meglio dire chiaramente quello che si pensa, sia pur col maggior tatto e riguardo possibile, sapendo di poter ferire i sentimenti di qualcuno. Proprio nelle vicende dove la riflessione sofferta e il pudore della parola dovrebbero imporsi eccoti la cagnara da guerre di religione e le carnevalate anticlericali. Sono cristiano, per convinzione, non solo per educazione, non posso pensare che sia bene ciò che penso sia male; non possono nemmeno pretendere che il diritto positivo, la legge di questa terra che ci ospita, coincida con la morale, la mia morale. Non è mai stato così.

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