Bene & Male, Esteri

Maometto il rivoluzionario e la fine dell’Islam

Tutti i fenomeni religiosi o parareligiosi postcristiani – in senso culturale, non cronologico – le eresie cristiane propriamente dette, i vecchi e moderni millenarismi, compresi i totalitarismi di destra e sinistra, hanno questo in irriducibile antitesi col Cristianesimo: la pretesa di creare il Regno di Dio su questa terra e quindi un proprio ordine sociale; piccolo, autonomo e isolato dal resto della società – tendenza presente già nella chiesa primitiva e condannata da S. Paolo che prescriveva di ubbidire ai magistrati – oppure grande e universalistico, la si chiami Città del Sole, Soluzione Definitiva o Comunismo. La caratteristica mancanza di libertà viene psicologicamente compensata sia dall’autoattribuzione della virtù (puri si definivano i Catari, dal greco khataròs) e/o dalla designazione di un Satana in carne e ossa sul quale sfogare le energie represse. L’annientamento o la conquista è la grande valvola di sfogo. L’Islam è il primo grande e confuso fenomeno di questo tipo e vi è un sottile legame tra il rovesciarsi post-rivoluzionario dei suoi eserciti di sudditi-fedeli in Asia, Africa e Europa nel VII secolo dopo Cristo e quello post-rivoluzionario degli eserciti napoleonici di sudditi-cittadini in Europa più di mille anni dopo.

Per parlare della logica rivoluzionaria dell’impresa di Maometto occorre fare una premessa concernente la fisiologia dell’espansione democratica moderna. Possiano chiamare democrazia la forma statuale della libertà individuale nell’era moderna. I suoi liberali difensori però sbagliano, facendo il gioco dei giacobini, nell’investire il concetto di democrazia di un valore morale. Errore che Tocqueville si guardò bene dal fare. Egli chiama genericamente uguaglianza delle condizioni il risultato inevitabile di questo travaglio storico che stava prendendo forma sotto i suoi occhi, al di qua e al di là dell’Oceano, e avvisò (e fu profeta dei totalitarismi) che in tempi di democrazia il dispotismo avrebbe potuto assumere forme oppressive quali mai si erano viste in precedenza.  Il trapianto della forma democratica, in altre parole, laddove i tempi non fossero maturi e non fosse in armonia con i costumi poteva portare al collasso delle istituzioni di un paese e alla presa del potere di minoranze settarie organizzate. Quando Metternich affermava di temere i liberali, perché dietro i liberali vedeva i democratici, e dietro i democratici i repubblicani, e dietro questi i socialisti e i rivoluzionari con la ghigliottina, era più un profondo conoscitore della realtà dei suoi tempi che un acido conservatore. Va sottolineato con forza che nella sua Democrazia in America Tocqueville ritornava insistentemente sull’importanza  dei costumi di una nazione, ovvero su quanto in una realtà democratica lo spirito di libertà e di responsabilità individuale (le due cose vanno di pari passo e sono inseparabili) fosse radicato in un popolo, perché naturalmente un sistema democratico vivo non è un congegno ad orologeria, un alambicco costituzionale la cui bella architettura e le parti ben distribuite ne garantiscano indefinitamente il funzionamento, ma in ultima analisi è un sistema fondato sulla fiducia o, per dirla con gli anglosassoni, sul consensus. Nell’era moderna il primo grande esempio di questo trapianto è stato il rapporto Francia-Gran Bretagna nel ‘700. L’illuminismo inglese (e possiamo fare i nomi di Locke, di Hume, di Gibbon, di Smith) non fu la causa delle libertà inglesi, ma l’effetto di queste ultime nel campo culturale. Viceversa l’illuminismo francese fu un fenomeno riflesso, di importazione. L’intellighenzia francese in generale ammirava, apprezzava queste libertà ma non riusciva a coglierne il nesso coi profondi meccanismi sotterranei della società inglese, ad accettarne la volgarità e causava soprattutto, in quella di matrice aristocratica, il disgusto per lo spirito affaristico e borghese dell’aristocrazia isolana. Voltaire stesso che beneficiò di questa libertà, confessava di sentirsi in un paese a lui estraneo, completamente differente da quelli del continente. Priva del suo retroterra, del suo indispensabile humus, in terra francese la democrazia, o meglio la libertà, divenne un fatto ideologico. L’ateismo serafico e tranquillo di Hume divenne odio contro la religione, la libertà dei costumi divenne un libertinismo dai tratti a volte criminali (Sade), la pratica democratica nelle mani di minoranze settarie  di novelli professionisti della politica, che si servivano di un popolo passivo per mettere le istituzioni di fronte al fatto compiuto (che è il tradimento principe dello spirito democratico), servì per coprire formalmente la violenza, l’assassinio e le epurazioni: la Francia cadde come un gigante senza anticorpi. Quando alla democrazia non si arriva naturalmente per lunghi passaggi intermedi, la sua anima universalistica schiaccia impietosamente tutte le differenze in un dispotismo illiberale. In questo senso il Comunismo in Russia e poi nel resto del mondo extra euro-americano non è che una prima forma brutale e criminale di secolarizzazione democratica. Fatalmente il fascino democratico agisce profondamente nella mente di un popolo diviso in caste senza immaginare che i rivoluzionari non gli prospettano altro che un’uguaglianza da schiavi.

Un’altra necessaria premessa è che il Cristianesimo nel mondo greco-romano trionfò perché molte cose ormai vi si predisponevano. Prima con l’Ellenismo seguito alle conquiste di Alessandro Magno, e poi con l’Impero Romano, le conquiste civico-filosofico-culturali delle democrazie cittadine greche e della repubblica romana avevano elevato prepotentemente il concetto della dignità individuale, mentre d’altra parte proprio il collasso delle libertà greche, a processo culturale però ormai maturato, e quello delle libertà repubblicane romane, avevano tolto ogni illusione, perlomeno nel campo filosofico, nella possibilità di una piena realizzazione dell’uomo nelle sole istituzioni terrene. Di qui la nascita e l’affermarsi delle due grandi scuole filosofiche stoica ed epicurea, vere eredi del lascito socratico-platonico, che ricercavano nell’armonia interiore la perfezione di sé e la propria serenità. In un mondo siffatto le singole figure della vasta moltitudine degli dei, da quelli originati da retaggi animistici ancestrali, a quelli della famiglia, della tribù, della città, insomma la pittoresca compagine mitologica di superuomini che replica, eternandoli, i pregi e i difetti degli uomini in un loro mondo senza morte, per di più in un pantheon continuamente arricchito dalla conquista militare romana, si vanno sempre più sbiadendo e di pari passo col crescere della dignità individuale e del valore autonomo della sua interiorità si va disegnando la figura purificata di un Dio universale e personale. Fuori da questo sviluppo naturale, il monoteismo può essere espressione di una casta regnante, la quale eleva a religione di stato un culto per scopi politici, riunendo trono e popolo nella venerazione di un Dio unico e universale, ma nello stesso tempo simbolo di dominio e ammonimento ai sudditi, come sembra essere stato il caso dello Zoroastrismo in Persia, prima con gli Achemenidi e poi con i Sassanidi.

Nel secolo di Maometto, gli Arabi apparivano come l’etnia culturalmente meno indicata all’impiantarsi del monoteismo. Nel corso della loro antichissima storia erano rimasti refrattari a qualsiasi influenza civilizzatrice; l’espansione indoeuropea, sia che venisse dall’Europa, sia che venisse dal continente indiano, si era arrestata ai limiti del deserto. Solo nel sud della penisola arabica, nell’attuale Yemen, si era sviluppata una discreta civiltà sedentaria – vari regni, come quello mitico di Saba, tutti allora in completa decandenza – ma nel centro e nel nord dell’immenso e arido paese, anche nelle zone a contatto con i regni ellenistici succeduti alla conquista di Alessandro Magno, poi con le province asiatiche dell’Impero Romano e quindi con quelle dell’Impero Bizantino, oltre che con l’eterno Impero Persiano, la civiltà araba rimaneva quella di sempre, nomade e tribale.

“Componenti essenziali nella caratteristica del più antico e autentico arabismo sono il deserto, il nomadismo e il vincolo tribale. […] Il nomadismo, fondato su un’economia pastorale, e la necessità di periodici spostamenti per sfruttare i magri pascoli, restano i tratti fondamentali del modo di vita di questi antichi Arabi, e una radice schiettamente araba (badw, aggettivo bàdawi con plurale badawiyyìn) ha fornito il termine per designare il fenomeno anche fuori del mondo arabo in senso stretto. Gli Arabi sono stati e sono i beduini per eccellenza. […] Essenza e quasi simbolo di queste elementari condizioni di vita dell’arabismo nei secoli immediatamente precedenti a Maometto è il vincolo tribalizio, l’unica salda e riconosciuta struttura sociale per quell’ambiente e quell’età. […] …la società beduina si regge tutta sul principio della solidarietà ed autorità tribale, in gruppi genealogici variamente articolati che la posteriore antiquaria araba ci presenta in rigida e ingannevole schematizzazione. […] Fuori della tribù, cui si appartiene o per diretto vincolo di sangue o per affiliazione (walà, tahaluf), non vi è vita possibile, se non nella precaria esistenza del disperato e del bandito, come è cantata dal poeta Shànfara. La religione della maggior parte di questi Arabi […] è un elementare polidemonismo, con elementi di feticismo e animismo. Gli Arabi adoravano uno svariato pantheon di divinità, nessuna delle quali ha però mai assunto forme sviluppate e personali, nè è mai arrivata a sormontare decisamente sulle altre dando luogo a un enoteismo.[…] Tutte queste figure divine erano dagli arabi adorate in semplici forme idolatriche: pietre e rocce sacre, alberi, rozzi idoli antropomorfici o teriomorfici, taluni di importanza e culto strettamente locale, altri di più larga diffusione intertribale.” (Francesco Gabrieli, Maometto e le grandi conquiste arabe)

In quell’Arabia v’erano però piccole colonie giudaiche e cristiane con le quali molto probabilmente Maometto venne a contatto e non è da escludere che alla sua conoscenza del monoteismo giudaico e cristiano abbia contribuito la sua attività di agente carovaniere. Il genio rivoluzionario di Maometto sta nell’aver capito che, in una società divisa in tribù e le cui svariate divinità erano in parte anche espressione di questo frazionamento, il monoteismo, espressione di una civiltà superiore (come i principi democratici di uguaglianza per i rivoluzionari dei tempi moderni) poteva essere la strada che lo avrebbe portato al potere. La formula di fede dell’Islam “Non v’è altro dio che Allàh e Muhammad è il suo profeta” è la parola d’ordine di un nucleo rivoluzionario. Il monoteismo, la religione dell’unico Dio per sua natura parla all’individuo; Maometto se ne fece portavoce ed unico interprete, e funzionò come esca per gli scontenti e gli ambiziosi. Maometto infine si fece Re, laddove Cristo si comportò assai diversamente:

“Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: ‘Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!’. Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo Re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.” (Giovanni, 6, 14-15)

E se il monoteismo fu la scala che portò Maometto al potere, il suo successivo consolidamento ebbe bisogno di una legge contenente una vasta quantità di precetti sufficiente a plasmare in profondità la nuova società; la confusa sistemazione Coranica di materiali letterari tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento non è altro che il disegno e la storia di questo consolidamento. Il monoteismo di Cristo significò liberazione, il monoteismo di Maometto significò sottomissione. Maometto ha legato la religione al suo potere e ha radicato il suo potere con la creazione di istituzioni terrene; laddove Cristo le ha definitivamente sciolte, Maometto ha legato la Gerusalemme terrena alla Gerusalemme celeste: morta l’una, morirà anche l’altra.

Oggi in Occidente molti parlano, più spesso con accenti di orrore ma non di rado con una sorta di morbosa, malcelata ammirazione, della vitalità dell’Islam, che è del tutto apparente. L’Islam fin dalla sua nascita, è una società che vive solo se cresce e conquista. Quando si ferma rinsecchisce. Avendo Maometto non solo creato una religione, ma anche disegnato un modello di società terrena sostanzialmente immodificabile, egli con questo ha paralizzato in tutti i campi le capacità creative dell’individuo – come nelle società totalitarie -, per cui tutte queste energie individuali represse vengono canalizzate per una sorta di primordiale principio organico nella loro unica possibilità di espressione: l’aggressività verso gli infedeli e la conquista. Nell’arte, nella scienza, nella letteratura l’Islam è stata essenzialmente una civiltà assimilatrice, non creatrice. Creare vuol dire speculare e quindi necessita di spazi di libertà. Grandi creatori furono i Greci, nelle loro microscopiche realtà democratiche ante litteram. Ma ecco allora che quando la conquista viene meno e rifluisce come una marea, ecco che l’Islam si trova piegato su se stesso e niente ha da offrire alla creatività e all’attività individuale. Così è successo per l’ondata araba e poi per quella turca. Mentre l’Occidente cristiano progrediva, nel mondo islamico era come se il tempo si fosse fermato. E’ vero che l’Islam non è quel moloch che si potrebbe supporre, così come non è mai esistito un Islam puro. Nella sua storia ha saputo dimostrare, differenziandosi localmente nella vasta area geografica della sua espansione, anche una notevole elasticità. Ma questa elasticità ha in ogni caso un suo limite invalicabile, oltre il quale l’Islam non esiste più. L’Islam, si irrigidisca o si addolcisca, non riesce ad uscire dalla sua sfera. Se l’Islam si è separato dalla modernità è perché più in là non poteva andare, pena l’autodissoluzione. E’ sbagliato pensare che all’interno dell’Islam vi siano degli elementi che adeguatamente sviluppati possano portare alla democrazia. O per meglio dire l’Islam non può convivere indefinitamente con la democrazia, cioè con lo sviluppo delle libertà individuali. Come già scrisse Alexis de Tocqueville ormai 170 anni fa, in tempi quindi non sospetti:

“Maometto ha fatto discendere dal cielo e ha messo nel Corano non solo dottrine religiose, ma anche massime politiche, leggi civili e criminali e teorie scientifiche. Il Vangelo, invece, parla solo dei rapporti generali degli uomini con Dio e fra di loro. Al di fuori di questo non insegna nulla e non obbliga a credere nulla. Questo soltanto, fra mille altre ragioni, basta a mostrare che la prima di quelle due religioni non può dominare a lungo in tempi di civiltà e democrazia, mentre la seconda è destinata a regnare anche in questi secoli come in tutti gli altri.” (Alexis de Tocqueville, La Democrazia in America, Libro Terzo, Parte Prima, Capitolo Quinto)

Si può piuttosto dire che nella natura totalitaria dell’odierno radicalismo islamico, vi è qualcosa che è dovuta al suo contatto con l’Occidente, così come nel secolo scorso il nazionalismo arabo, che parve una sorta di rivitalizzazione di un mondo islamico sempre più alla deriva, nacque sotto lo stimolo culturale dell’Europa. L’Occidente infatti da sempre esporta i veleni che inevitabilmente la libertà produce. Solo che dove vengono prodotti coesistono con gli anticorpi che li combattono, mentre laddove vengono inoculati piegano anche i giganti. Anche i Bin Laden e i Khomeini, come prima di loro i Lenin e i Pol Pot, hanno fatto, per così dire, sulle orme di Maometto le scuole rivoluzionarie in Occidente. Oggi l’apparente vitalità islamica ha due concause fondamentali. La prima strutturale: l’espandersi irresistibile delle libertà individuali, in un mondo indirettamente ma già pervasivamente occidentalizzato; fenomeno che si può, anzi si deve, cercare di governare, ma che combattere significa andare contro natura: da ciò l’irresistibile naturale pressione alla quale è sottoposto l’Islam, impegnato nei giorni nostri in una vera e propria lotta per la vita, e alla quale non sopravvivrà. La seconda causa, accidentale, è l’aiuto che gli è venuto in questa lotta illusoria proprio dal nemico che vuole combattere: la tecnologia occidentale. Stiamo assistendo ad un grandioso colpo di coda della Jihad, cui seguirà il collasso. Di questo presentimento di morte si fece interprete l’Ayatollah Khomeini quando disse “o saremo felici conquistando il mondo oppure guadagnandoci il paradiso morendo tutti come martiri”. Gli odierni martiri dell’Islam sono veramente dei kamikaze e assomigliano nella loro cupio dissolvi ai suicidi di massa degli adepti  di qualche setta. L’Islam sta morendo, in una grande esplosione ingannatrice come la luce di quelle stelle morenti che gli astronomi chiamano Supernove. Nel lungo termine perciò non vi è un pericolo di colonizzazione islamica dell’Occidente, ma piuttosto quello di restare sotto il cumulo di macerie provocato da questa esplosione. Dopo di che l’Islam si spegnerà lentamente, bruciando a lungo nelle proprie ceneri.

Non per questo gli sforzi dell’Occidente sono vani, al contrario: innanzitutto per parare questo colpo di coda, e poi per arare con costanza il campo mediorientale, perché le piantine delicate hanno bisogno di più cure. I frutti già si vedono, anche e proprio in Irak. Assisteremo a un lungo interregno nel quale ambiguamente istituzioni quasi democratiche e precetti islamici convivranno. Poi questi ultimi scompariranno. In un discorso precedente a quello di Ratisbona Papa Benedetto XVI aveva detto:

“Le popolazioni dell’Africa e dell’Asia ammirano, sì, le prestazioni tecniche dell’Occidente e la nostra scienza, ma si spaventano di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo, ritenendo questa la forma più sublime della ragione, da insegnare anche alle loro culture. La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto di libertà ed eleva l’utilità a supremo criterio per i futuri successi della ricerca. Cari amici, questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio – il rispetto di ciò che per l’altro è cosa sacra. Ma questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio.”

Discorso accolto malissimo dai liberal di casa nostra, che se invece fossero meno prevenuti avrebbero potuto aver l’intelligenza di capire che il discorso era rivolto soprattutto a quella parte del mondo islamico che con la Jihad non ha niente a che fare; a quegli uomini che professano, sì, e in buona fede, una religione sbagliata, ma che nel loro cuore albergano quei sentimenti di giustizia che, per usare un linguaggio biblico, saranno computati a loro giustificazione. La Chiesa Cattolica, che è sempre sottovalutata e che invece vede sempre lontanissimo, già si prepara a raccogliere questi orfani religiosi.

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62 thoughts on “Maometto il rivoluzionario e la fine dell’Islam”

  1. Marrano! non farai crollare in me lo spirito spirito LIBERALE….
    Ma riconosco la profondità di analisi… gran post… compliments!

  2. ciao Zamax, complimenti per quel che scrivi che e’ interessante e ragionato. ti invito a iscriverti a TRN (http://www.therightnation.org), che vedo gia’ nel blogroll e postare (anche) da noi. fammi sapere (e.g. con un commento da me o via mail). ciao e a presto – Vincenzo

  3. Essendo un liberale, l’accusa finale, rivolta ai liberal, non mi tange.

    Nel merito, direi che la Chiesa ha ragioni che un Liberale non deve comprendere.
    E viceversa!

    Ma la Casa è pronta a nominarti Cappellano Supremo!
    😀

    Potrei suggerire, senza darti da fare, per carità, di impegnare le tue superbe competenze anche in un’analisi del periodo in cui anche la Chiesa pretese di farsi Re su questa Terra?
    E non è per polemizzare, beninteso!
    Del resto sarebbe da stupidi farlo con l’unica Istituzione umana che è durata due millenni.

  4. @ Maedhros
    Hai detto bene: essendo un liberale e non un liberal l’accusa non ti tange. Ma nell’anno 2006, anzi 2007, vedere il particolare bigottismo laicista di certi “liberali” saltar su solo perché il prete number one parla di “timor di Dio”, è un po’ sconfortante. Siano un po’ uomini di mondo, via!
    Per il resto ti assicuro di non essere poco sorpreso di scoprirmi nelle vesti di avvocato della Chiesa Cattolica: mai stato in vita mia un tipo tutto Chiesa e Famiglia (neanche il contrario a dire il vero). Dopo un po’ che mi frequentano i miei nuovo conoscenti mi dicono sempre la stessa cosa: “Ma io credevo che tu fossi di sinistra!!!” Io! Uno di quei nazisti bushisti berlusconiani negri ed ebrei che ha avuto il fegato di esporre la bandiera yankee (dopo averla comprata con gesto di sfida in una bancarella del centro di Treviso – vabbè, non era Reggio Emilia – scegliendola con calcolata lentezza tra un mare di bandiere della grande baldracca chiamata Pace) sulla facciata di casa mia, che sta pure sopra una Banca!
    Le mie … molto generaliste competenze (che tu chiami “superbe”) cerco di farle bastare e brillare con modulazioni sapienti, come un compositore di musica che ti porta a spasso con variazioni sul tema per mezz’ora senza che neanche te ne accorgi.
    La sfida che mi proponi è dura, non tanto dal punto di vista concettuale (ho già una traccia in testa), quanto perché dovrei puntellarla con un po’ … di fatti, nomi e date. Dovrei studiare, ri-studiare e consultare. Comunque non dispero. Ma vorrei anche concedermi qualche vacanza intellettuale, concentrandomi su qualche altro argomento, per esempio … le belle donne, che come ho scritto una volta a Watergate, sono delle Dee, che io ADORO quando DIO NON MI VEDE. 😀

    @ vfiore
    Va bene, ti faccio sapere presto: non è un modo per congedarti, eh! 🙂 . E’ già tanto stare dietro a ‘sto blog! Ho seguito, senza capirci molto, le alterne vicende interne alla Right Nation e perciò mi sono tenuto un po’ in disparte. In generale mi spiace questo frazionamento all’interno della blogosfera di centrodestra. Nonostante le divisioni penso che una certa qual collaborazione e amichevole relazione tra i vari protagonisti dovrebbe sempre rimanere. Non dico di più. Son cose che vedo un po’ da lontano.

  5. Bene, non dispero neanch’io allora.
    E prometto persino di essere paziente.

    Vedi, il fatto è che i tuoi scritti sono una specie di folgorazione per me, e probabilmente il tuo modo di scriverli (le variazioni sul tema) ha una parte importante in questo.
    Io non sono un credente, pur essendo convinto fermamente della superiorità culturale e sociale del Cristianesimo, ma da un po’ di tempo sono stato letteralmente inchiodato su una croce (mi si perdoni il paragone ardito) da una manciata di parole, quasi banali, di Benedetto XVI: “senza Dio i conti non tornano”!

    Sono stato costretto ad ammetterlo.
    E la cosa mi ha disordinato un po’ i processi intellettivi.
    (non so spiegarmi meglio)

  6. Beh, direi che ormai sei un saggista “fatto e finito”, come si dice. Attento a non fare indigestione di complimenti..! Del resto, sono ampiamente meritati.
    Letto due volte: ci ho trovato molti punti di contatto con quanto esponevo nella rece di Ipotesi su Gesù. La correlazione tra ideologie millenariste e autoattribuzione della “purezza” da parte di cerchie settarie di “eletti”, poi, non sarà mai ribadita a sufficienza.
    Nell’era del misticismo fai-da-te (tanto vagamente spiritualista nelle premesse quanto esageratamente praticone in concreto), è importantissimo far notare che un centro dogmatico, un punto di caduta cui ridurre le visioni particolari ad unum, costituisce una “Cassazione teologica” indispensabile per impedire che le religioni si trasformino in una babele di capi e capetti in lotta tra loro. Ricorda nulla, lo scenario? Magari la perenne situazione di un certo credo con grande seguito nelle fasce tropicali??

  7. Grande post saggio Zamax!

    Credo che anche l’occidente debba battersi il petto e scendere dal piedistallo della superbia… Se tutti i popoli riconoscessero i primi errori e, soprattutto, i pripri limiti, avremmo un mondo più tollerante.

    Ciao

  8. Che post. Non fossi alla vigilia di 10 ore di lavoro consecutive lo leggerei. Le mie cose lunghe non le posto mai, mi limito a cacchete stitiche. Domani ho tempo e ti leggo con attenzione.

  9. @ Gabbiano
    Ho scritto “liberal” apposta, perché non vi fossero equivoci. Ma tutte queste parole, “democratico”, “liberale”, sono da prendere con le pinze. Basti pensare che in Francia e negli Stati Uniti la stessa parola “liberal” significa esattamente l’opposto.
    @ Maedhros
    La pazienza è una virtù che va coltivata. Quindi sei avvertito! Parole impegnative le tue, anche per me …
    @ Monica
    Se mi chiami saggio, forse non è del tutto un caso. Essendo un grande ammiratore di Seneca e Montaigne, che della definizione del saggio e della saggezza hanno fatto la chiave di volta della loro opera, mi hanno probabilmente trasmesso un qualcosa della loro forma mentis, un incedere, per così dire, della riflessione e della scrittura un po’ fuori dai tempi, anche se evidentemente c’era una predisposizione.
    @ GMR
    Guarda che ti ho messo nel blogroll. Dunque non hai proprio mollato del tutto. Anche se non mi sono mai fatto vivo con qualche commento, prima di impatanarmi col mio blog, avevo cominciato a leggere il tuo, via Ismael. Eh, io sono all’inizio, quando è facile scrivere cose lunghe, lo so bene …
    @ Ismael
    Saggista “fatto e sfinito” vorrai dire! Non è tutto nuovo quello che ho scritto, comunque. Ho fatto un’ulteriore retata di commenti scritti in giro per Tocqueville quando ero bachelor e non sposato a un blog. Una prima raccolta l’avevo riunita in un commento “monstre” di tre-quattro pagine inviato allo PseudoSauro, che ebbe il fegato di leggerlo tutto e di commentarlo! Minacciò seri provvedimenti se non mi fossi fatto un blog: ed adesso, eccomi qua! Ah, ma com’era bella la vita da flaneur (“a” con l’accento circonflesso, ma non so come si fa) della blogosfera; come un uccellino andare in giro e posarsi ora su un ramo ora sull’altro e cinguettare un commento ora di qua, ora di là! Ho provato il brivido ancora una volta ieri sera, dopo che mi ero liberato dal mostro qui sopra. Invece adesso:
    1) Ho il pensiero del blog: cosa scriverò domani? Mi ero ripromesso di scrivere brillanti cazzate un giorno sì e uno no, allo scopo di rilassarmi con qualche disimpegnato esercizio di scrittura. Col piffero! Ogni volta che ho davanti lo schermo bianco, mi sento destinato a tracciare destini di via, vita e verità! Dev’essere una malattia cerebrale …
    2) Ho già fatto una mezza promessa a Maedhros su un tema vasto come la parte equorea della sferica terra. E lui è un tipo che quando s’incazza, s’incazza nero. Non solo, è capace, lui sì, di crocifiggermi con qualche velenosissimo epigramma nel suo blog di finanza ma soprattutto di dintorni.
    3) Ho già fatto una mezza promessa a te, di un post su “spirito” e “sensi” a confutazione di un elzeviro di (Massimo) Adinolfi, che è un tipo assai ostico e in gamba e buonissima penna.
    4) Sto leggendo, con interesse in verità, uno smilzo libriccino del filosofo Carl Schmitt, pegno d’amicizia internettiana con lo PseudoSauro.
    5) Ho fatto un’altra grande cazzata. Mi sono fatto convincere da due Adepti della setta Tolkieniana, due bruttissimi ceffi di nome Verdefoglia e Ismael, a fare la conoscenza col Maestro. Vincendo la puzza sotto il naso (invero ne ho molto poca, ma evidentemente qualcosa restava) ho acquistato, dopo aver leggiucchiato qui e là nel corso di questi anni, il primo volume del Signore degli Anelli – la Compagnia dell’Anello -: cribbio! 520 pagine! Ma questo Tolkien era un fenomeno, almeno quanto a prolificità letteraria. Capirai, adesso dovrò leggerlo veramente. E poi sono io a dire agli altri di non prendersi degli impegni! A proposito di acquisti di libri, mi viene in mente un’altra mia grandissima impresa. Fu quando acquistai un libretto con la sceneggiatura, scritta in forma di romanzo, del più bel film di François Truffaut: “L’uomo che amava le donne” (non credere che io sia un fanatico di questo regista, anche se è la seconda volta che lo elogio). Lo rigirai in mano per un po’, finché non vidi una bella ragazza accompagnata dalla madre avvicinarsi alla cassa, dove – guarda un po’ – c’era un altro esemplare umano del genere femminile. Mi avvicinai anch’io, posai il libretto sul banco col titolo bene in vista e gettai uno sguardo assassino (almeno è quello che credo io) a tutte e tre …
    Bene, hai capito: questa è una di quelle cazzate brillanti che vorrei scrivere un giorno sì ed un giorno no.
    6) Vado anche a lavorare! Compreso il sabato mattina!
    P.S. Anche quando scrivi i commenti, caro Ismael, ti esprimi con un’intelligenza disorientante e con un Esprit de Finesse linguistico che secondo me mette in soggezione i tuoi abituali e potenziali lettori. Me compreso.

  10. Complimenti per il post, ma, a mio avviso, c’era materiale per tre post.
    Leggere post più sintetici è più semplice sul pc!

    Meriti dunque un commento articolato. Io amo i numeri, dunque, ordino le risposte.

    1. “Fenomeno religioso postcristiano in senso culturale e non cronologico” sa molto di classifica. Come dire: noi siamo la Verità, gli altri derivano solo da noi. Il che è ovviamente culturalmente falso, in quanto è il cristianesimo a derivare da altre religioni, sia orientali sia occidentali, in termini di dogma e di gestualità. Ma questo lo sai benissimo anche tu.

    2. “la pretesa di creare il Regno di Dio su questa terra e quindi un proprio ordine sociale; piccolo, autonomo e isolato dal resto della società” tutto ciò corrisponde anche al monachesimo cristiano, in particolare all’idea di Bernardo di Clairvaux (italianizzato in Chiaravalle) del XII sec.

    3. “L’annientamento o la conquista è la grande valvola di sfogo. L’Islam è il primo grande e confuso fenomeno di questo tipo” sai benissimo che non è vero, in quanto le migrazioni sono un fenomeno sociale ben più antico. Ed il cristianesimo non è esente, anzi basa la sua forza sulla “conversione” (più o meno volontaria) dell’infedele.

    4. “l’illuminismo francese fu un fenomeno riflesso, di importazione.” ti sbagli di grosso. L’illuminismo nasce in Francia e viene esportato in Europa. Ma mentre i sovrani europei diventano “illuminati” (più per convenienza che per spirito), la Francia non vede l’attuazione delle sue idee.

    5. “L’ateismo serafico e tranquillo di Hume divenne odio contro la religione” forse perchè il clero francese era tra i più corrotti e potenti al mondo? Ricordo le figure di Richelieu e Mazzarino.

    6. “In un mondo siffatto le singole figure della vasta moltitudine degli dei, [..] si vanno sempre più sbiadendo e di pari passo col crescere della dignità individuale e del valore autonomo della sua interiorità si va disegnando la figura purificata di un Dio universale e personale” la divinità nel mondo greco e romano vive insieme alla gente, non c’è nessun dio assolutamente superiore agli uomini. L’antropologia religiosa è forte. Il dio unico cristiano è tuttavia fortemente avversato dal popolo e dal ceto dirigente, in quanto vuole distruggere la Tradizione. Il dio cristiano non è affatto puro, ma rappresenta un tentativo esterno di impossessarsi delle masse. L’impero è in crisi (morale e militare) e c’è chi ne vuole approfittare.

    7. “Maometto infine si fece Re, laddove Cristo si comportò assai diversamente” anche i papi si sono fatti re. L’esempio più scellerato appartiene forse a Innocenzo III, anche se Gregorio VII e Bonifacio VIII non sono da meno. La lotta tra Federico II e lo sleale Onorio III (l’amico di S.Francesco) durante il XIII secolo evidenzia quanto il papa volesse non solo usurpare col tradimento e la menzogna i legittimi re, ma come volesse essere signore assoluto del mondo.

    8. “Il monoteismo di Cristo significò liberazione, il monoteismo di Maometto significò sottomissione.” Gesù stesso afferma che il suo è un giogo, anche se dolce.

    9. “Maometto ha legato la religione al suo potere e ha radicato il suo potere con la creazione di istituzioni terrene” stesso discorso per il cristianesimo

    10. “L’Islam sta morendo” mi sembra al contrario che stia “invadendo” l’Europa moltiplicando le nascite

    11. “a quegli uomini che professano, sì, e in buona fede, una religione sbagliata, ma che nel loro cuore albergano quei sentimenti di giustizia che, per usare un linguaggio biblico, saranno computati a loro giustificazione” anche loro pensano di essere nel giusto (tutte le religioni sono convinte di possedere la Verità), ma preferiscono mandarvi tutti a bruciare all’inferno.

    Sul resto sono abbastanza d’accordo. Bel post. Ho voluto segnalare ciò su cui non sono d’accordo, perchè è inutile elogiarci e basta, non credi? Meglio trovare soluzioni ai problemi.

    Ancora complimenti,
    Fabio Sacco

    http://fabiosacco.blogspot.com/

  11. Per Fabio Sacco. Le intenzioni dei vari Papi che tu citi erano intenzioni oplitiche e temporali, ma il frutto è stato benefico: un controllo reciproco tra vari centri di potere. Papi, Imperatori, Re, Parlamenti vari si dividevano conflittualmente il potere, che non esitava nella appropriazione totale da parte di un califfo o di un imperatore bizantino o cinese o di un teocrate tibetano e quel che vuoi. Non contano le intenzioni, ma il bilanciamento di vari poteri che confliggono senza mai sopraffarsi del tutto a vicenda. I Patriarchi orientali sottomessi completamente al potere politico imperiale non fecero un favore alla libertà.

  12. Data la tarda ora, mi scuserete per aver scritto Onorio III, anzichè Gregorio IX.

    @GMR: tutto ciò che dici sarebbe anche giusto, a patto che i papi siano dei sovrani, il che è manifestatamente assurdo. “Date a Cesare quel che è di Cesare” l’ha detto un certo Gesù, mica io. Trovami un passo del Vangelo in cui si dice che Pietro ha potere temporale ed è un re.
    I sovrani combattevano legittimamente tra loro; al contrario, i papi avrebbero dovuto occuparsi solo dello spirituale. Lottare per il potere temporale usando strumenti spirituali è il leit motiv del papato.

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  13. Fabio Sacco, queste sono astratte regole di correttezza che non servono a nulla a capire la storia, che è conflitto di forze. Le intromissioni del Papa nella lotta politica servivano proprio (e involontariamente, lo ammetto) a creare spazi politici non totalmente asserviti ai poteri monarchici o imperiali. Il potere spirituale, se non ha una garanzia temporale sua propria e non garantita dalla benevolenza statale, è servo del potere temporale, con conseguenze totalitarie. Esattamente quello che accadeva in oriente ai patriarchi ortodossi. Ti consiglio di leggerti le analisi sulle rivendicazioni di indipendenza di Papa Gelasio, fondate proprio sul falso storico della donazione di Costantino. Ne trovi un accenno nel saggio introduttivo alla “Libertà degli antichi e dei moderni” di Benjamin Constant, scritto da Pier Paolo Portinaro.

  14. Mettiamola così: Gesù diceva che il papa non doveva farsi Imperatore, ma anche che un Papa con un minimo di forza politico/temporale avrebbe fatto il suo lavoro in maniera più indipendente e avrebbe perfino fatto bene all’Imperatore, impedendo a quest’ultimno di sostituirsi a Dio (date a Dio quel che é di Dio). Chiaro poi che nella realtà materiale il Papa non puntava al minimo, ma al massimo. Toccava poi all’Imperatore limitarlo. Insomma, si chiama dialettica. Quanto poi alle cose dette da Gesù, attenzione alla lettera, che uccide. Insomma, da buon cattolico non mi faccio impressionare né dalla logica e tantomeno dalla coerenza, che lascio ai musulmani.

  15. E’ sempre difficile dire cosa sarebbe stato meglio. Il Papa (e i comuni italiani) impedirono a Federico II di diventare un autocrate orientale? O magari sarebbe stato meglio, per l’Italia, lo sviluppo di un potere centrale pù forte? Acora oggi il nostro problema è la debolezza del premier. Una cosa è sicura: in tutto quel caos medievale delle lotte tra Papato e Impero non vi era spazio per autocrati orientali assoluti. E questo grazie anche (sottolineo anche) alla indipendenza politica del Papa. E poi mettiamoci pure lo ius publicum romano, il diritto consuetudinario tribale germanico, il personalismo cristiano, la radice giudaica, la filosofia greca, i primi privilegi preliberali medievali, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, un bel caos che impediva a un solo potere di prevalere. Cosa che invece in età moderna tra giacobinismi e nazismi è accaduto per la prima volta (e sottolineo per la prima volta).

  16. Senza contare che Innocenzo III tendeva a cointrollare l’Imperatore, ma non ad eliminarlo politicamente. Federico II potè diventare adulto e regnare grazie a Innocenzo III, rimandando di almeno un secolo il decadimento plurisecolare dell’imperatore tedesco, che condannò la Germania al nanismo politico per secoli. Insomma, non possiamo paragonare Innocenzo III a un califfo. Senza contare che comunque c’era lo ius publicum del diritto romano, che era un inizio di garanzie di protezione dei diritti personali. Insomma, nel campo dei diritti della persona va proclamata la superiorità dell’occidente senza se e senza ma e questa superiorità va attribuita a tutte le componenti dell’occidente, Papa compreso. Le correnti di pensiero post-illuministiche dovrebbero recuperare questo orgoglio, senza cercare di appropriarselo in toto e senza, al tempo stesso, dismetterlo di botto pascolando in un indistinto rispetto anodino per tutte le culture.

  17. “Mettiamola così: Gesù diceva che il papa non doveva farsi Imperatore, ma anche che un Papa con un minimo di forza politico/temporale avrebbe fatto il suo lavoro in maniera più indipendente e avrebbe perfino fatto bene all’Imperatore, impedendo a quest’ultimno di sostituirsi a Dio (date a Dio quel che é di Dio).” Dove lo dice? In quale passo del Vangelo?

    Innocenzo III non voleva che Federico II diventasse imperatore e, seppur tutore, l’ha visto appena due volte in diciasette anni! Quel gran pezzo di me–a ha dilapidato le sue fortune, fatto uccidere Filippo di Svevia (fratello di Enrico e figlio di Barbarossa) per nominare imperatore Ottone di Brunswick che pensava un burattino facile da manovrare. Appena ha capito che non era così ha dovuto subire Federico II. Nel frattempo, poneva in chiaro che la Sicilia era feudo papale (ed aveva ottenuto ciò dopo la morte di re Enrico e la reggenza di Costanza) e che mai Federico doveva unire i suoi regni. Innocenzo III – lo sapeva anche san francesco d’assisi – era un gran pezzo di m—a!
    Il successore, Onorio III non valeva niente, ma il successivo ancora, Gregorio IX, era forse ancora peggio di lui. Aveva cercato di uccidere Federico II con tutti i mezzi e lo scomunicò nel 1227 perchè non partì per la crociata in Terrasanta, in quanto vittima di una epidemia. partì l’anno dopo da scomunicato, nonostante Gregorio IX avesse fatto uccidere i fedeli che andavano dal Nord a Brindisi x partire x la crociata! Un Papa che fa uccidere dei crociati!
    Conquistata Gerusalemme con trattative (era sempre re di Gerusalemme sulla carta, per aver sposato isabella di Gerusalemme), il Papa si scagliò contro di lui perchè non aveva sterminato gli infedeli, ma aveva trattato!
    Nel frattempo, aveva diffuso la voce che Federico era morto e utilizzò il denaro datogli da Federico – come dimostrazione della volontà di fare la crociata – per conquistare la Sicilia! Anche Gregorio IX è un gran pezzo di mer-a!
    E non parlo di Bonifacio VIII!

    Wojtyla sapeva benissimo che la Chiesa aveva commesso errori. Fu rimproverato dai bigotti, che dicevano che la Chiesa non deve chiedere scusa a nessuno!
    Prima di difendere sempre e comunque l’operato dei pontefici, bisognerebbe pensare con obiettività!

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  18. @ GMR
    Complimenti caro medico dei pazzi. Non sbagliavo dunque a vedere una certa qual “affinità elettiva” in te. Oltre a dimostrare una conoscenza della storia notevole. Io ho letto vari libri su quel periodo e mi sono fatto un’idea non dissimile dalla tua, ma confesso che avrei dovuto riprenderli in mano per rimettere a fuoco un po’ i fatti. Sottolineo queste tue frasi, che mi tolgono quasi le parole di bocca:
    “Il potere spirituale, se non ha una garanzia temporale sua propria e non garantita dalla benevolenza statale, è servo del potere temporale, con conseguenze totalitarie. Esattamente quello che accadeva in oriente ai patriarchi ortodossi.”
    “Quanto poi alle cose dette da Gesù, attenzione alla lettera, che uccide. Insomma, da buon cattolico non mi faccio impressionare né dalla logica…”
    “Insomma, nel campo dei diritti della persona va proclamata la superiorità dell’occidente senza se e senza ma e questa superiorità va attribuita a tutte le componenti dell’occidente, Papa compreso. Le correnti di pensiero post-illuministiche dovrebbero recuperare questo orgoglio, senza cercare di appropriarselo in toto e senza, al tempo stesso, dismetterlo di botto pascolando in un indistinto rispetto anodino per tutte le culture.”

  19. @ Fabio Sacco
    Ti prometto una risposta articolata a breve, magari in un post.
    Quanto a questo post, ammetto che è una cosa folle. Ero lì lì per buttarlo alle ortiche, o meglio per depositarlo da qualche parte. Poi ho pensato anche di spezzettarlo, e mandarlo a puntate. Alla fine, nonostante come prodotto sia proprio “fuori dal mercato”, l’ho pubblicato tale e quale. Fin dall’inizio di questa avventura mi sono proposto di seguire il mio istinto e così ho fatto. E ho trovato anche dei lettori!

  20. @ Fabio Sacco
    Ma perché t’incazzi così? Secondo me nelle tue vene scorre purissimo sangue anticlericale da qualche generazione … 🙂

  21. @Zamax: fai benissimo a scrivere d’istinto! Così rimani anche “verace”! ovviamente il rischio di scrivere inesattezze rimane (e come vedi sono il primo ad averle scritte).
    Mi incavolo perché non mi piace il manicheismo, nel caso concreto che tutto il Bene sia dalla Chiesa e tutto il Male dagli altri!
    Sono anticlericale quando se lo meritano. Quando il clero si comporta come parla la loro religione, sono a loro favore.

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  22. complimenti davvero, è la prima volta che ti leggo e ho trovato chiarezza, eloquenza e rigore logico.
    continuerò nella frequentazione, e nell’attesa di altri squarci di intelligenza mi leggo il passato del tuo blog.
    mi permetto due osservazioni a tuoi ospiti:
    la prima all’ottimo madhros: la chiesa è la seconda istituzione umana ininterrotta in ordine di tempo, l’altra è più antica di una manciata di secoli, e, per quanto molto meno influente sulla storia del’umanità della chiesa romana, gode tutt’ora ti ottima salute. la sua longevità, e soprattutto la sua integrità fa il paese che la ospita l’unico al mondo a possedere alcune particolarità, tra le quali l’attività commerciale più antica (un albergo), e una tradizione magica e sciamanica ancora viva e intatta. ti ho già detto abbastanza, vediamo se indovini di cosa sto parlando
    la seconda al “pessimo” fabio sacco:
    nel suo primo commento fa un endecalogo di osservazioni sul post di zamax, quasi tutte errate o malposte (mia opinione).
    non ho qui tempo per commentarle tutte, e non voglio occupare abusivamente lo spazio concesso, mi limiterò a due o tre, mantenendo la numerazione originale.
    1. “Fenomeno religioso postcristiano in senso culturale e non cronologico” sa molto di classifica. …… quanto è il cristianesimo a derivare da altre religioni…… – Vero, in parte, ma de Vangelo ciò che è nuovo, e unico e non più proposto da religioni o filosofie postcristiane è la buona novella che siamo tutti FIGLI di Dio, basta volerlo. questo nessunao aveva avuto il coraggio di dire prma, e nessun altro dopo

    4. “l’illuminismo francese fu un fenomeno riflesso, di importazione.” ti sbagli di grosso. L’illuminismo nasce in Francia e viene esportato in Europa.- Falso, l’Illuminismo nasce in Ingilterra almeno cent’anni prima di quello francese, ed è illuminazione vera,pratica e pragmatica. infatti non ha nome particolare perché non necessita di autocelebrazioni. quello francese èp osteriore, derivato, elitario, malcompreso e ideologico, tanto da porre le basi a tutti i totalitarismi successivi

    6. “In un mondo siffatto le singole figure della vasta moltitudine degli dei, [..] si vanno sempre più sbiadendo e di pari passo col crescere della dignità individuale e del valore autonomo della sua interiorità si va disegnando la figura purificata di un Dio universale e personale” ……Il dio cristiano non è affatto puro, ma rappresenta un tentativo esterno di impossessarsi delle masse. L’impero è in crisi (morale e militare) e c’è chi ne vuole approfittare – Falso, l’impero è in crisi perché il dio di Cristo libera le masse, liberando la dignità del singolo incividuo. difatti la prima conseguenza della diffusione del cristianesimo è il crollo della schiavitù, la struttura economica alla base dell’impero. la crisi lorale e militare dell’impero infatti avverrà qualche secolo dopo, e per altri motivi

    7. “Maometto infine si fece Re, laddove Cristo si comportò assai diversamente” anche i papi si sono fatti re. Vero, ma si parla di Cristo, non dei suoi vicari. Maometto si definiva profeta e si fece re, Cristo era il Figlio dell’Uomo e tale rimase fino alla morte, tanto da pronunciare la famosa frase sulla moneta,che è poi la base dell’idea cristiana della laicità dello stato

    9. “Maometto ha legato la religione al suo potere e ha radicato il suo potere con la creazione di istituzioni terrene” stesso discorso per il cristianesimo. vedi punto precedente, si parlava di Cristo, e non dei cristiani

    scusate la lunghezza, e non mene voglia il fabiosacco
    un saluto, baron litron

  23. complimenti Maedhros: la casa reale giapponese è la più antica regnante, e con lo Shinto ha mooolto a che fare

  24. Molte grazie, Baron Litron: che razza di nome! Mi fa pensare ad un cultore di pellegrinaggi … alle osterie venete di una volta! 😀 Hai anticipato un po’ delle mie spiegazioni a Fabio Sacco. Per il momento vi annuncio che dello scintoismo non so assolutamente un bel nulla, a parte le “bonzerie” della Madama Butterfly di Puccini.

  25. Rispondo a Baron Litron (non conoscevo Baron Litron e ho cercato su internet. Trovate qui: http://www.geocities.com/luoghistorici/Testi/Baronlitron.html)

    1. il fatto non cambia: il cristianesimo è una miscela di altre religioni. Che poi siano state miscelate per ottenere qualcosa di nuovo, non cambia il “plagio”.

    4. Illuminismo. Se si considera il legame dell’ill. con la mentalità e gli ideali della borghesia, oppure con la rivoluzione industriale e scientifica, far nascere l’ill. in Inghilterra è cosa facile. A mio avviso (non solo mio,ovv), tuttavia, l’illuminismo filosofico nasce in Francia. Cmq è una questione secondaria, accademica.
    Totalitarismi derivati dall’uso della ragione? Ne conosco molti di più derivati dal non uso della ragione.

    6. il cristianesimo delle origine non è contro la schiavitù (questo pensavo lo sapessero ormai tutti). “Ognuno resti nella sua condizione” ti ricorda niente? E poi le masse rimasero fedeli alla vera Religione, non si fecero certo deviare dagli infedeli! I primi infedeli furono i patrizi, che certo non potevano e volevano rinunciare a sfruttare gli schiavi.

    7. lasciamo perdere la questione dell’idea di laicità dello Stato cristiana, che è meglio.

    7-9. conveniamo dunque sull’usurpazione dei papi. Presero il potere temporale con l’inganno (donazione costantino) e tradendo Gesù.

    Cmq potevi rispondere anche altre. Ormai, Zamax ci perdonerà! 🙂
    Sullo scintoismo, non so quasi nulla.
    Ripeto a Zamax quanto detto nell’altro post a non ricordo chi: sai argomentare senza dare giudizi sugli altri quale “pessimo”? Non siamo a scuola e tu non sei un insegnante.

    http://fabiosacco.blogspot.com/

  26. oops, dimenticavo, l’istituzione non è lo shintoismo (religione animista antichissima ma non organizzata), ma l’impero giapponese, a tutt’oggi il più antico centro di potere ininterrotto esistente sulla terra

  27. E dire che mi sembra sempre di scrivere banalità affrettate! Grazie, comunque.
    L’itinerario internautico che ti ha portato ad aprirti un blog è pressoché identico a quello percorso anche da me un anno e mezzo fa – mese più, mese meno –, per giunta accompagnato dalle stesse riflessioni accessorie:
    1) Scrivere significa liberarsi di se stessi (devo questa osservazione a Malvino, eh già). All’inizio c’è sempre molto da dire, poi le linee di contenuto tendono a ripetersi come timbri armonici indefiniti. Bravo è chi riesce a mascherare la monotonia degli argomenti sotto una spessa coltre di invenzioni linguistiche, come ad esempio il succitato medico nihil-luciferino. Ma quanti blog inizialmente stimolanti – molti dei quali ideologicamente opposti al mio gusto e alla mia sensibilità – vedo invecchiare precocemente…
    2) e 3) Le promesse informali sono quelle più vincolanti 🙂
    Occhio, perché l’Adinolfi somiglia a una saponetta: quando pensi di averlo agguantato, scappa sul più bello.
    4) Ovvio che, una volta concluso il volumetto, recensirai il tutto per la gioia degli affezionati lettori!
    5) Parlare della koiné tolkieniana in termini di “setta” corre il rischio di equivocare proprio un punto di principio centrale, nella visione promossa da Ale (e, moooolto più modestamente, dal sottoscritto :-): l’inclusività biblica della mitologia ideata dal Gran Professore. Tieni presente che la suddivisione in tre volumi di ISDA fu un escamotage dell’editore Allen&Unwin per scaglionare la pubblicazione del ponderoso testo e difendersi da eventuali insuccessi di vendita. La tripartizione non fu mai digerita da Tolkien; il testo integrale, appendici comprese, conta oltre 1250 pagine…
    Solitamente consiglio di partire da ISDA anche ai lettori più maturi come te. Per palati fini sarebbe meglio l’opera postuma (Il Silmarillion e suoi derivati), ma iniziando da lì si rischia di non cogliere la sistemazione stilistica e letteraria attraversata dal Fellow durante tutto l’arco della sua vita artistica. La Compagnia dell’Anello è come un diesel: si piglia alla lunga, ma appaga come capita raramente. Le Due Torri e Il Ritorno del Re diventano galoppate, vedrai.
    Visto che le grazie femminili, giustamente, ti coinvolgono sopra ogni cosa, è opportuno che tu ne scriva.
    Ah, naturalmente dovrai rendicontare anche di ISDA, neh!
    6) Anch’io, più o meno!
    Ciao!

  28. “Il fatto non cambia: il cristianesimo è una miscela di altre religioni. Che poi siano state miscelate per ottenere qualcosa di nuovo, non cambia il “plagio”.”

    Che strana idea, molto ingenua. Mi hai copiato? Si, anche tu. Fabio Sacco, sei intelligente, ma hai un modo di vedere le cose rigido e correttistico. Una religione non è “quel giorno Gesù ha detto X e poi è successo Y e qundi ti ho beccato merlo”. Anzi, in generale la dscussione e l’analisi non possono mai essere così rozze. Caro Fabio, devi affinare la tua tecnica di discussione, tenderla meno al “avevo ragione io, ti ho fregato”. Non ci vuol niente a trovare la fonte X e dare torto a qualcuno. Se vai su scholar.google.com puoi dimostrare “scientificamente” tutto e il contrario di tutto.

    Quanto ai “plagi”, le idee sono sempre miscele di altre idee. Anche le altre religioni erano a loro volta plagi, e spesso plagi interni. L’ebraismo rabbinico proviene da fasi precedenti che ha “plagiato”, e così l’induismo vedico, e così via.

  29. Il cristianesimo è una religione del Libro. Se poi il Libro serve solo per i propri fini… Se, come credono i cattolici, tutto il Libro è Parola di Dio, non vedo come sia possibile affermare che alcune cose sono vere, mentre altre no.
    Certo, l’interpretazione è necessaria, ma se una questione è esposta in modo chiaro, difficilmente si può travisare il testo.
    Se un cristiano dice:”Gesù ha detto x e y”, mi deve dire dove l’ha detto. Mi sembra almeno correttezza storico-filologica, oltre che dialettica. Mettere in bocca a qualcuno (o Qualcuno) affermazioni mai dette non mi pare una soluzione giusta.

    Tu affermi che il fatto che la religione cristiana sia una miscela di altre religioni è un’idea strana, ingenua, ma io ti posso dimostrare coi fatti che questo è vero. Forse sono rigido, è vero, ma penso di essere anche corretto nelle analisi. Quando sbaglio, mi piace che mi sia dimostrato l’errore e non gradisco risposte quali: “E’ così e basta”.

    Le antilogie vengono da mooolto lontano; ricorderai certamente l’Encomio di Elena.

    E’ vero: quasi tutte le religioni plagiano le altre, chi più, chi meno. Il problema sta, tuttavia, a mio avviso, nel mantenersi fedeli nelle proprie idee e non apportare modifiche “per convenienza”.

  30. “Il cristianesimo è un religione del libro” lo dicono i musulmani, che pensano che il Corano sia creato ab aeterno in lingua araba. Il cristianesimo NON E’ una religione di un libro. E’ al contrario la religione di un relazione umana, la relazione tra gli uomini e un altro uomo, Cristo Gesù. Proivilegia la comunicazione verbale e l’immagine, non la parola scritta. E della relazione umana e della comunicazione verbale mantiene tutto: conraddittorietà, ridondanza, incoerenza, emozionalità, capacità di accettare le miserie terrene e i compromessi.

    I vangeli sono un supporto che genera la parola di Dio, ma NON SONO in sé la parola di dio. La parola di Dio è il credente che legge e che reagisce emozionalmente, accontentandosi dei vangeli come generatori e NON sostitutori della presenza reale del Cristo sacrificato. Parola di Dio non sono le parole scritte, che sono spesso intenzionalmente contradittorie e paradossali. E’ parola di Dio NON nel senso che va seguita ed eseguita letteralmente, ma come inizio, miccia di un processo emozionale e storico e reale e materiale e carnale e sanguigno. Fabio, questo ti sfugge completamente, tutto preso dal tuo letteralismo. Sei veramente la prova provata che per un certo tipo di mentalità moderna, procedurale e meccanica e pedante si adatta meglio il letteralismo coranico che il processualismo cristiano.

    Il cristianesimo è un modo di pensare che va oltre il letteralismo delle parole, che anzi diffida dell’interpretazione letterale. In un passo famoso Gesù diceva ai suoi discepoli che le parabole NON devono essere raccontate in modo da poter essere capite, e addirittura che lui le raccontava in modo tale da essere incomprensibili.

    Gesù disse tante cose, tra l’altro proibì ai discepoli di predicare ai non ebrei, in un altro passo addirittura inizialmente rifiuta di aiutare una donna fenicia e chiama i non ebrei “cani” (e non cagnolini, come si traduce di solito). Solo l’insistenza della donna fenicia gli fa cambiare idea. Qual è il significato? Sai andare al di là delle parole?

    Se non sai andare al di là delle parole, come potrai mai parlare con gli uomini e con e donne? Scendi dalla tua cattedra e vai per le strade. Non ascoltare le parole, ma la parola.

  31. Ho detto che è ingenuo cercare di sminuire il cristianesimo definendolo una miscela di altre idee. Certo che è una miscela, non c’è nulla di male. Male è chiamare questa miscela “plagio”, come hai fatto tu. Oppure chiamalo pure plagio, ma a patto di sapere che tutto è, in un certo senso, plagio, e non c’è nulla di male.

  32. @ baron litron
    Mi sono informato sul personaggio e ho anche ascoltato la semplice e bella (è davvero carina dal punto di vista melodico: di solito queste canzoni “folk” sono una lagna) Canson ‘d Baron Litron.
    @ Ismael
    Come tu hai ben capito, “Setta” e “Adepti” erano una di quelle sorridenti provocazioni di cui faccio spesso uso per sondare il grado di suscettibilità e la personalità dei miei interlocutori…
    Le recensioni? Hai voglia! Ormai non ho neanche tempo di leggere! Questa è una TUA provocazione…
    In quanto alle donne, sono le uniche che potrebbero spingermi a guardare con interesse alle promesse del paradiso mussulmano! Perché ovviamente nel regno delle cose VISIBILI sono le incontrastate regine ed io alla bellezza mi inchino umilissimamente. Al secondo posto del podio vedo il gatto. Al terzo l’uomo.
    @ GMR e Fabio Sacco
    Sto preparando “Le undici risposte alle undici domande” sempre che abbiate poi la pazienza di leggere. E poi ognuno si tenga le sue idee!

  33. Leggo adesso l’ultimo commento di GMR, con il quale concordo perfettamente. Tra i miei cliché ci sono frasi come: “Il Vangelo si legge col cuore” oppure “La logica del discorso non è la logica della realtà” o “Anche Gesù, abbassatosi alla condizione umana, dice: chi vuol intendere, intenda” o anche “Non esiste un linguaggio intrinsicamente talmente eloquente da sostituirsi alla realtà” e così via…
    A riguardo delle “contraddizioni” evangeliche, e sulle relative spiegazioni, avrei anche delle ambizioni … sempre che non arrivino i fulmini dal Sant’Uffizio!

  34. la mia interpretazione del passo della donna fenicia è molto semplice: Dio migliora dalla relazione con gli uomini. Non solo Dio/Gesù insegna agli uomini, ma gli uomini (e le donne) possono inseganre a Dio/Gesù, e fargli imparare qualcosa. Certi rabbini compoino la stessa operazione analizzando il rapporto Dio/Mosè, e in particolare il famoso episodio in cui Dio tenta di uccidere Mosè.

  35. La religione del Libro è quella dei Farisei, come ho cercato di spiegare nelle prime due puntate della blognovela “Il laico Dio”. Nel post “Cinque domande e cinque risposte” a questo proposito avevo scritto:

    Nel Vangelo ci sono parole che “sembrano disumane” come:
    Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me. (Matteo, 10, 37)
    E come facciamo noi umanamente ad amare una persona che non abbiamo mai visto? Più dei nostri genitori e figli? Ma Lui è la Verità, la Via e la Vita. E allora noi dobbiamo amare la Verità più dei nostri figli e genitori. E l’ovvio corollario è che chi non ama la Verità più dei propri figli e genitori, non ama nemmeno quei figli e quei genitori. Sappia dunque chi sente di amare davvero, che egli ama, in senso evangelico, la Verità più dell’oggetto del suo amore: lo ama nella verità.”

  36. GMR: ci rincorriamo. Ora devo andare. Ti darò la mia versione sull’episodio della donna fenicia, che è un po’ differente. Magari stasera se finisco le undici risposte!

  37. @GMR: in effetti, il catechismo cattolico afferma (|108) che il cristianesimo non è una religione del libro. Tuttavia, (|135) “Le Sacre Scritture […] sono veramente Parola di Dio”.
    Inoltre, voglio nuovamente sottolineare come l’interpretazione sia un problema. Non solo il tipo di interpretazione, ma soprattutto l’interprete. Secondo la Chiesa (|119) “il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa”, per cui rimane un grave conflitto di interessi. La storia è testimone di quanto la Chiesa abbia interpretato le Sacre Scritture per i propri vantaggi temporali.

    @Zamax: (penso di parlare anche a nome di GMR) attendiamo con ansia il tuo post, per cui lo gradiremmo obiettivo storicamente e filologicamente.

    Nota: ho cambiato il template del mio blog… che ne dite? Suggerimenti? Se si, c’è un post apposito sul mio blog. Scusa la parentesi, Zamax!

    http://fabiosacco.blogspot.com/

  38. E certo, si capiva che provocavi…ma ti diffido dal comportarti come me.
    Siamo veneti, ci piace mettere la pulce nell’orecchio altrui e “sondare il grado di suscettibilità e la personalità” dei nostri interlocutori.
    Poi, di solito, finisce tra amichevoli scazzottate davanti all’osteria! 🙂
    Ah, mi unisco alla lista dei postulanti un nuovo post: visto che giochi di parole ti regalo??

  39. Caro Fabio Sacco, ammetto che il magistero della Chieasa potrebbe crearmi qualche problema. Non credo di essere disposto ad accettare eventuali imposizioni.
    Oppure, potrei anche assumere una posizione raffinatamente dialettica, in cui al tempo stesso rivendicherei il mio diritto all’eresia e al tempo stesso continuerei ad accettare la necessità del magistero petrino come cosa buona e giusta.
    Ecco, farei questo. Tutto insieme, solito caos.
    In ogni caso, scusami eventuali disarcionamenti dettati dalla mia foga.

  40. Zamax, certo i Farisei 8che poi sono gli ebrei di oggi, storicamente discesi dalle correnti farisee) mettono al centro la Torah (cioè l’Antico Testamento). Ma attenzione: non proprio il testo della Torah, ma tutto l’insieme delle infinite interpretazioni possibili della Torah. Infatti, per loro Dio è pensiero infinito e onnicomprensivo, e la Torah contiene il pensiero di Dio ma solo a patto di essere disposti a interpretarla in tutti gli infiniti modi possibili. Tale libertà li avvicina al cristianesmo. La differenza è che però il cristianesimo pone al centro non le infinite interpretazioni intellettuali del testo, ma la declinizaione relazionale e emozionale del testo.

  41. Questo blog sembra diventato il bar … di un seminario! Per dare un po’ di aria a queste pareti ammuffite ci vorrebe più che un post un bel poster di Playboy. Il pensiero fisso alle … femmine è un byproduct della religione e un segno distintivo del genio cattolico! Comunque, calma e gesso. Siccome GMR mi ha irresistibilmente stimolato, questa sera pubblico un post con la spiegazione (ehm, ehm) della pagina evangelica succitata. Quando dicevo che la religione del Libro è quella dei Farisei l’intendevo come un’attitudine archetipica valida anche al di fuori del mondo giudeo-cristiano. Chiarisco che io accetto il magistero petrino. Perinde ac cadaver! Domani pubblicherò il post con le undici risposte, che non potranno però essere esaustive, perché sennò dovrei scrivere un tomo lungo così, sempre che ne fossi in grado. La mia unica obbiettività sarà di dire quello che penso. Fabio, non caricarmi di responsabilità: la tua ansia fa venire a me, l’ansia! Il tuo blog è diventato più austero: non sarà che a frequentare brutte compagnie hai cominciato a far penitenza?
    Ismael: ci vediamo fuori! Del bar. 😀

  42. Più che austero, il blog di Fabio Sacco mi pare sparito. Non vedo un cazzo. Blog annichilito sulla via di Damasco?

  43. Ciao Zamax, condivido in massima parte la tua profonda analisi. Ho solo un appunto da fare: se è vero che l’Islam è una supernova che sta morendo, però l’Occidente sta facendo di tutto per gettarsi nel suo incendio. Mi riferisco a paesi come l’Inghilterra, dove le autorità tollerano tribunali islamici e non fanno atterrare Geert Wilders per “ragioni di ordine pubblico”. Insomma, io credo che l’Islam, nonostante le sue interne contraddizioni, stia vincendo. Già alla sua nascita l’Islam era “morente” sul piano culturale, non aveva le carte per vincere sul piano culturale con le altre civiltà. E tuttavia ha vinto con la violenza. Ha distrutto il nord Africa, la Persia e gran parte dell’India. La forza dell’Islam è la violenza. Non sottovalutiamolo.

  44. So della faccenda Wilders. Vedo tutte le debolezze e le dabbenaggini che sembrano disegnare una progressiva “resa” dell’Occidente. Ma non sarà così. La “spina” islamica sta anche risvegliando una nuova coscienza da noi, una più profonda consapevolezza dei “valori” della nostra civiltà, anche da parte dei non cristiani (pur se rimane in loro un fondo di contraddizione, a mio avviso). Quando l’Islam era vittorioso era sì rozzo, ma aveva oltre alla forza delle armi, anche la forza dell’universalismo, che aveva acquisito proprio dal Cristianesimo; l’aveva pervertita ad un disegno terreno, ma rimaneva una forza di attrazione potente per il singolo in un mondo diviso in caste. Oggi non è più così. Nel lungo termine crollerà.

  45. Ciao Zamax, non ci conosciamo, e ho letto il tuo articolo su rivoluzione e islam per caso. Sono felice delle tue conclusioni, lo spero anch’io che abbia fine, ma puoi dirmi come fai a essere sicuro di questo?hai notizie particolari su cio’? Se puoi rispondermi ti sarei grato..ciao.

    1. Salve Max. Letto tutto? Eroico!
      Scusa il ritardo, ma oltre a lavorare, a scrivere qualche post qui e da qualche altra parte, sono con grande mia vergogna in una fase infantile di “templatite” acuta… per non scoraggiarmi rido di me stesso… ah ah ah
      Notizie particolari? Nessuna. Badiamo bene che però sto parlando in termini epocali, anche se capisco che possa sembrare comodo fare il “profeta” in questo modo. Ma è il solo onesto. La mia tesi fondamentale è che l’occidentalizzazione del mondo è una forma indiretta di una sua cristianizzazione. Questo noi facciamo fatica a capirlo, ma fuori dai confini dell’Occidente Cristiano (in senso più largamente culturale, non in senso strettamente religioso) questo è sentito quasi istintivamente. E’ l’universalismo cristiano (chè è l’altra faccia dell’elevazione della dignità del singolo individuo) che sta alla base della civiltà euro-americana. Anche senza la forza delle armi esso si propaga inesorabilmente sotto mille forme diverse in tutto il mondo, a dispetto delle apparenze. Prima o poi questa questa influenza culturale reclamerà i suoi diritti anche nel campo apertamente religioso. Ad esempio noi in Occidente pensiamo a Gandhi come un simbolo della spiritualità indiana. E’ un grosso errore. Lo scrittore anglo-indiano Naipaul negli anni ’60 fu autore di un libro sull’India intitiolato “An area of darkness” e a proposito di Gandhi che , ricordiamecelo, visse per parecchi anni in Sudafrica, scrisse in una pagina illuminante “and it is revealing to find, just after his return from South Africa, how Gandhi SPEAKS CHRISTIAN, WESTERN simplicities with a new, discovering fervour…” ecc. ecc. Spero di ritornare con un post che ho da lungo in mente sulla questione.

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