Undici domande e undici risposte

Il nostro simpatico collega dell’accusa, il focoso pubblico ministero Fabio Sacco, ha notificato non meno di undici capi d’imputazione a quel nostro parto mostruoso battezzato col nome di Maometto il rivoluzionario e la fine dell’Islam, ai quali vedo di rispondere ordinatamente uno dopo l’altro.

1. “Fenomeno religioso postcristiano in senso culturale e non cronologico” sa molto di classifica. Come dire: noi siamo la Verità, gli altri derivano solo da noi. Il che è ovviamente culturalmente falso, in quanto è il cristianesimo a derivare da altre religioni, sia orientali sia occidentali, in termini di dogma e di gestualità. Ma questo lo sai benissimo anche tu.

Con non cronologico intendevo dire che dopo il trionfo del Cristianesimo nel mondo greco-romano, lontano da quest’area si potevano benissimo verificare dei fenomeni religiosi a sé stanti. Viceversa in Occidente e nelle zone limitrofe influenzate dal Cristianesimo tutto cambiò. Il perché l’ho già detto: il Cristianesimo, ponendosi a completamento dell’Ebraismo, ha il carattere fino allora sconosciuto di Religione Rivelata. E’ Dio che viene incontro agli uomini, parla loro direttamente e conferma le loro più riposte speranze, quelle esplorate dai filosofi anche fuori dal mondo Ebraico, perché il Cristianesimo non è contro natura. Inoltre la nuova Religione ha un carattere universalista, si rivolge a tutti i popoli, perché si rivolge ad ogni Singolo Uomo, al Padrone e allo Schiavo, e non è legata ad alcuna razza o nazione. In quanto anche fenomeno culturale il Cristianesimo nel suo aspetto liturgico può avere in parte preso del tutto naturalmente dalla ritualità religiosa preesistente.

2. “la pretesa di creare il Regno di Dio su questa terra e quindi un proprio ordine sociale; piccolo, autonomo e isolato dal resto della società” tutto ciò corrisponde anche al monachesimo cristiano, in particolare all’idea di Bernardo di Clairvaux (italianizzato in Chiaravalle) del XII sec.

Proprio per le ragioni suesposte vi era il pericolo che un’interpretazione erroneamente mondana della parola di Cristo, potesse spingere alcuni fedeli al rifiuto e al disconoscimento delle regole della società in cui vivevano. Sarebbe stata una nuova forma dell’intransigenza ebraica contro i Gentili. Errore, come già scritto, combattutto da S. Paolo, laddove prescrive di ubbidire ai magistrati e a ciascuno di rimanere nella propria condizione. Perché, agli effetti della salvezza, la fede e la carità, la moralità e il pieno compimento della libertà interiore cristiana, sono indipendenti da qualsiasi ordine sociale. Quindi netta distinzione tra norma morale e norma civica (solo concepibile col superamento del problema della morte, al quale il Dio Cristiano dà una risposta – non un’indefinita speranza frutto della speculazione – indicando il destino ultraterreno dell’uomo). Va da sé però che a lungo termine i benefici influssi della filosofia cristiana avrebbero profondamente plasmato l’Occidente. La confusione tra norma morale e norma civica conduce ai millenarismi, i Regni di Dio su questa terra. A differenza di questi ultimi, piccoli o grandi, ma sempre caratterizzati da forme totalitarie,  il Monachesimo, che fu favorito anche dalla struttura tendenzialmente ad isole autarchiche del Feudalesimo, non ha intenti sovversivi nei confronti della società né si pone come nuovo modello di società per l’insieme degli uomini. 

3. “L’annientamento o la conquista è la grande valvola di sfogo. L’Islam è il primo grande e confuso fenomeno di questo tipo” sai benissimo che non è vero, in quanto le migrazioni sono un fenomeno sociale ben più antico. Ed il cristianesimo non è esente, anzi basa la sua forza sulla “conversione” (più o meno volontaria) dell’infedele.

In queste nuove società di tipo totalitario (impossibili nel mondo precristiano ed extracristiano) nate dal pervertimento della chiarificazione Cristiana tra legge e morale (che laddove non sviluppa la libertà individuale conduce al suo contrario) la pressione interna esercitata sul singolo ha un bisogno fisico di scaricarsi all’esterno e viene canalizzata dal potere politico nella conquista. Per questo io vedo nelle conquiste Islamiche dei segni anticipatori delle future conquiste totalitarie rivoluzionarie rosse e nere. Non parlo di altri fenomeni estranei a questa logica, compresa la formazione degli imperi coloniali susseguenti alle scoperte geografiche e il loro aspetto missionario.

4. “l’illuminismo francese fu un fenomeno riflesso, di importazione.” ti sbagli di grosso. L’illuminismo nasce in Francia e viene esportato in Europa. Ma mentre i sovrani europei diventano “illuminati” (più per convenienza che per spirito), la Francia non vede l’attuazione delle sue idee.

Le idee che poi saranno chiamate illuministe nacquero nel mondo culturale-scientifico anglo-olandese del XVII secolo. Ma la condizione determinante del loro manifestarsi fu lo sviluppo delle libertà individuali soprattutto in Inghilterra. Per questo dico che esse furono un effetto e non la causa di queste libertà. E in verità non si potrebbe nemmeno parlare di un illuminismo inglese (dove il fenomeno culturale più caratteristico fu propriamente l’empirismo). Non si può invece pensare all’Illuminismo francese se non ci si immagina un popolo, ma soprattutto una comunità intellettuale, che ha di fronte e si può dire sotto gli occhi l’esempio vivente dell’evoluzione della società inglese. Ma questa comunità in generale non era capace di percepire tale evoluzione come un naturale e graduale progresso di tutte le componenti della società. Le libertà inglesi furono sentite come qualcosa di a-storico e vennero ideologizzate, e perciò rivendicate come i valori assoluti di una metafisica rivoluzionaria. Non basta la figura consapevole di Montesquieu a determinare il profilo dell’Illuminismo, che fu disegnato definitivamente per la posterità dai vari Voltaire e Rousseau, D’Alembert e Diderot ecc. In terra francese l’Illuminismo divenne millenaristicamente Una Nuova Era, A New Age; in essa fu battezzata con quel nome che deriva dai Lumi. Lumi, come Cristo era la luce del mondo.

5. “L’ateismo serafico e tranquillo di Hume divenne odio contro la religione” forse perchè il clero francese era tra i più corrotti e potenti al mondo? Ricordo le figure di Richelieu e Mazzarino.

Posso sbagliarmi, ma fu mi sembra il gran reazionario Joseph De Maistre a definire l’ateismo serafico e tranquillo [mia definizione] di Hume veleno più potente e pericoloso di quello delle dottrine di Voltaire. E non aveva neanche tutti i torti. Ma io volevo sottolineare la differenza a livello sociologico dello sviluppo di questo sentimento antireligioso. Forse avrei dovuto scrivere odio generalizzato e incontrollato per chiarire meglio il mio pensiero. In una società adusa alle pratiche concrete della libertà, e dove l’opinione pubblica si divide e si confronta, il senso del limite e l’istinto di autoconservazione rimane forte e vigile. Ma in una società digiuna da tutto questo, com’era quella francese del XVIII secolo, è la demagogia a regnare e a darle il proprio contributo è anche quell’aristocrazia che, scherzando col fuoco, da tale ondata sarebbe stata spazzata via. Ecco al proposito una paginetta esemplare del solito Tocqueville sul diverso corso degli eventi dall’altra sponda della Manica:

La nostra filosofia irreligiosa fu predicata tra loro [gli inglesi] anche prima che la maggior parte dei nostri filosofi venisse al mondo: fu Bolingbroke che ammaestrò Voltaire. Durante tutto il diciottesimo secolo l’incredulità ebbe in Inghilterra rappresentanti celebri. Scrittori abili e profondi pensatori ne sposarono la causa; ma non poterono mai farla trionfare come in Francia, perché tutti coloro che avevano qualcosa da temere dalle rivoluzioni si affrettarono a venire in soccorso della religione riconosciuta. Anche quelli che erano più vicini alla società francese di quel tempo e non giudicavano false le dottrine dei nostri filosofi le respinsero come pericolose. Grandi partiti politici, come accade sempre fra i popoli liberi, trovarono interesse a vincolare la loro causa a quella della Chiesa; si vide Bolingbroke stesso divenire alleato dei vescovi. Il clero, animato da tali esempi e non sentendosi mai solo, difese energicamente la propria causa. La Chiesa d’Inghilterra, nonostante il vizio della sua costituzione e gli abusi di ogni genere che formicolavano in essa, sostenne vittoriosamente l’urto; scrittori, oratori uscirono dalle sue file e si schierarono con ardore a difesa del cristianesimo. Le teorie che gli erano ostili, dopo essere state discusse e confutate, furono infine respinte dallo sforzo stesso della società, senza che il governo se ne immischiasse.” (Alexis de Tocqueville, L’Antico Regime e la Rivoluzione, Libro III, Capitolo II)

6. “In un mondo siffatto le singole figure della vasta moltitudine degli dei, [..] si vanno sempre più sbiadendo e di pari passo col crescere della dignità individuale e del valore autonomo della sua interiorità si va disegnando la figura purificata di un Dio universale e personale” la divinità nel mondo greco e romano vive insieme alla gente, non c’è nessun dio assolutamente superiore agli uomini. L’antropologia religiosa è forte. Il dio unico cristiano è tuttavia fortemente avversato dal popolo e dal ceto dirigente, in quanto vuole distruggere la Tradizione. Il dio cristiano non è affatto puro, ma rappresenta un tentativo esterno di impossessarsi delle masse. L’impero è in crisi (morale e militare) e c’è chi ne vuole approfittare.

Anche il Dio Cristiano è antropologico, anzi massimamente antropologico. Ma non abbassa la natura divina a quella umana, ma eleva quest’ultima a quella divina, che è la nostra vera. Perché oggi siamo in una situazione di mezzo, irrisolta: Dio, attraverso il Figlio, ha voluto abbassarsi alla condizione umana, istruendoci sulla sua vera natura, indicandoci una via di salvezza, a compimento della nostra vera natura, come un padre che mandi un immacolato messaggero per riportare tutti i suoi prodighi figli nella loro vera casa. La crisi morale dell’Impero Romano comincia con la sua nascita, in quanto la sua organizzazione implicava necessariamente il crollo della forma repubblicana, adatta più ad una Città-Stato al centro magari di un sistema satellitare di potere, non certo alla vastità delle terre e al numero dei popoli inglobati dalle conquiste militari romane. Il declino e l’imbarbarirsi della vita politica e civile fu il prezzo da pagare per gettare le fondamenta dell’Impero. Il moltiplicarsi dei culti e il sincretismo religioso dei Romani (tanti Dei, nessun Dio) hanno lavorato per il trionfo di quell’unico Dio che era già un bambino in fasce nella mente dei filosofi, i quali in ogni caso alla proficuità di un rapporto tra gli Dei (al plurale) e l’uomo non credevano più, sia li sentissero lontani sia se ne facessero beffe. Furono solo degli anticipatori. La restaurazione pagana tentata da quel notevole personaggio che fu Giuliano l’Apostata era un anacronismo. Le virtù repubblicane non potevano tornare con un ritorno al paganesimo. Le forme di Divinizzazione di tipo orientale dell’Imperatore andavano di pari passo con l’involuzione dell’Impero e niente avevano a che fare (anzi!) col Cristianesimo, ma la centralizzazione del potere finì poi paradossalmente per favorirlo e a diffonderlo (con le buone e le cattive?) al momento dell’ascesa al trono di Costantino.

7. “Maometto infine si fece Re, laddove Cristo si comportò assai diversamente”.  Anche i papi si sono fatti re. L’esempio più scellerato appartiene forse a Innocenzo III, anche se Gregorio VII e Bonifacio VIII non sono da meno. La lotta tra Federico II e lo sleale Gregorio IX (l’amico di S. Francesco) durante il XIII secolo evidenzia quanto il papa volesse non solo usurpare col tradimento e la menzogna i legittimi re, ma come volesse essere signore assoluto del mondo.

Lascio qui la parola, a beneficio del lettore, in attesa magari di un post futuro che affronti il problema della posizione della Chiesa nel periodo di mezzo, all’esperto nominato dal Collegio di Difesa Giovanni Maria Ruggiero, le cui cognizioni storiche non devono sorprendere in quanto medico dei pazzi, e quindi di una fetta non trascurabile dell’umanità; di quell’umanità che ha ritenuto suo dovere morale indagare in lungo ed in largo, nel passato, nel presente e nel futuro; di quella stessa fetta non trascurabile dell’umanità di cui ben riposti indizi – che non sfuggono alla sensibilità all’esperto – potrebbero far ragionevolmente concludere che anche il sottoscritto faccia parte:

Le intenzioni dei vari Papi che tu citi erano intenzioni politiche e temporali, ma il frutto è stato benefico: un controllo reciproco tra vari centri di potere. Papi, Imperatori, Re, Parlamenti vari si dividevano conflittualmente il potere, che non esitava nella appropriazione totale da parte di un califfo o di un imperatore bizantino o cinese o di un teocrate tibetano e quel che vuoi. Non contano le intenzioni, ma il bilanciamento di vari poteri che confliggono senza mai sopraffarsi del tutto a vicenda. I Patriarchi orientali sottomessi completamente al potere politico imperiale non fecero un favore alla libertà. […] Le astratte regole di correttezza non servono a nulla a capire la storia, che è conflitto di forze. Le intromissioni del Papa nella lotta politica servivano proprio (e involontariamente, lo ammetto) a creare spazi politici non totalmente asserviti ai poteri monarchici o imperiali. Il potere spirituale, se non ha una garanzia temporale sua propria e non garantita dalla benevolenza statale, è servo del potere temporale, con conseguenze totalitarie. Esattamente quello che accadeva in oriente ai patriarchi ortodossi. Consiglio di leggere le analisi sulle rivendicazioni di indipendenza di Papa Gelasio, fondate proprio sul falso storico della donazione di Costantino. Se ne trova un accenno nel saggio introduttivo alla “Libertà degli antichi e dei moderni” di Benjamin Constant, scritto da Pier Paolo Portinaro. […] Mettiamola così: Gesù diceva che il papa non doveva farsi Imperatore, ma anche che un Papa con un minimo di forza politico/temporale avrebbe fatto il suo lavoro in maniera più indipendente e avrebbe perfino fatto bene all’Imperatore, impedendo a quest’ultimno di sostituirsi a Dio (date a Dio quel che é di Dio). Chiaro poi che nella realtà materiale il Papa non puntava al minimo, ma al massimo. Toccava poi all’Imperatore limitarlo. Insomma, si chiama dialettica. Quanto poi alle cose dette da Gesù [ “Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”] attenzione alla lettera, che uccide. Insomma, da buon cattolico non mi faccio impressionare né dalla logica e tantomeno dalla coerenza, che lascio ai musulmani. […] E’ sempre difficile dire cosa sarebbe stato meglio. Il Papa (e i comuni italiani) impedirono a Federico II di diventare un autocrate orientale? O magari sarebbe stato meglio, per l’Italia, lo sviluppo di un potere centrale pù forte? Ancora oggi il nostro problema è la debolezza del premier. Una cosa è sicura: in tutto quel caos medievale delle lotte tra Papato e Impero non vi era spazio per autocrati orientali assoluti. E questo grazie anche (sottolineo anche) alla indipendenza politica del Papa. E poi mettiamoci pure lo ius publicum romano, il diritto consuetudinario tribale germanico, il personalismo cristiano, la radice giudaica, la filosofia greca, i primi privilegi preliberali medievali, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, un bel caos che impediva a un solo potere di prevalere. Cosa che invece in età moderna tra giacobinismi e nazismi è accaduto per la prima volta (e sottolineo per la prima volta). […] Senza contare che Innocenzo III tendeva a controllare l’Imperatore, ma non ad eliminarlo politicamente. Federico II potè diventare adulto e regnare grazie a Innocenzo III, rimandando di almeno un secolo il decadimento plurisecolare dell’imperatore tedesco, che condannò la Germania al nanismo politico per secoli. Insomma, non possiamo paragonare Innocenzo III a un califfo. Senza contare che comunque c’era lo ius publicum del diritto romano, che era un inizio di garanzie di protezione dei diritti personali. Insomma, nel campo dei diritti della persona va proclamata la superiorità dell’occidente senza se e senza ma e questa superiorità va attribuita a tutte le componenti dell’occidente, Papa compreso. Le correnti di pensiero post-illuministiche dovrebbero recuperare questo orgoglio, senza cercare di appropriarselo in toto e senza, al tempo stesso, dismetterlo di botto pascolando in un indistinto rispetto anodino per tutte le culture.

Io considero, retrospettivamente, l’indipendenza – e la furiosa lotta per quest’indipendenza durante tutto il Medioevo – dello Stato Pontificio necessaria allo sviluppo delle libertà civili moderne. A parte quella cattolica, infatti, tutte le altre confessioni cristiane hanno prima o poi piegato il capo al potere temporale: quella ortodossa già nell’alto Medioevo mentre quelle protestanti per affermarsi si adattarono a divenire in effetti delle Chiese Nazionali, e a venire a patti coi Principi, quando da loro non fossero state addirittura fondate, come nel caso della Chiesa Anglicana. Non negli Stati Uniti, ma la loro storia è posteriore all’affermarsi del Protestantesimo. Considerando inoltre la tendenza – quasi un carattere ereditario – alla frammentazione delle Chiese Protestanti, nella genesi degli stati nazionali moderni e della loro vita politica democratica il vero deuteragonista di questo sviluppo, come un convitato di pietra la cui forza indirettamente tutelava anche il clero delle confessioni scismatiche e in generale la dignità della religione, è stato il Papato.

8. “Il monoteismo di Cristo significò liberazione, il monoteismo di Maometto significò sottomissione.” Gesù stesso afferma che il suo è un giogo, anche se dolce.

9. “Maometto ha legato la religione al suo potere e ha radicato il suo potere con la creazione di istituzioni terrene” stesso discorso per il Cristianesimo.

Queste due domande hanno un’unica risposta. Oltre a quanto già spiegato nel Laico Dio, aggiungo che quando Gesù dice “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” egli stabilisce, fra l’altro, indirettamente, due cose: attesta che vi è un Dio superiore e distinto da Cesare e che nessuna autorità terrena può essere divinizzata. Stabilisce la relatività di qualsiasi autorità terrena e che essa non può sostituirsi a Dio. La norma emanata dall’autorità terrena rimane valida, ma dentro un cerchio delimitato. Essa ha valore temporaneo in quanto mortale l’autorità che l’ha emanata e, in senso lato, valore contrattuale, in quanto non si contratta con un’ Autorità Suprema, Immortale e Onnipotente. L’adunanza dei fedeli, la Chiesa, vive nella società, ne riconosce le regole di convivenza, ma non trae da essa, ovvero dagli uomini, il magistero etico. Tutto ciò determina un nuovo rapporto del singolo con la società alla quale egli ora concede un’adesione condizionata. Non vi è più spazio per un’etica di gruppo, che sia a livello tribale o statale. In verità non poteva esservi completamente neanche prima, ai livelli pervasivi e totalitari che avremmo conosciuto successivamente a Cristo. La situazione era ambigua per l’uomo inteso come animale sociale; egli era ancora parzialmente in catene. Ciò che significò – anche a livello di comunità – la venuta di Gesù io la chiamo la chiarificazione cristiana. Ma proprio in seguito a questa chiarificazione, la perversione di questo nuovo rapporto poteva portare ai risultati opposti. E il primo grande caso fu l’Islam. In quella sua formula di fede – parola d’ordine rivoluzionaria io la chiamo – Maometto/Cesare costituisce Dio mallevadore della sua autorità. Maometto/Cesare e Dio legiferano insieme. Il Dio di Maometto parla agli uomini, non all’Uomo. La legge della comunità è l’unica direzione morale della coscienza individuale. Non vi è spazio per l’interiorità. Non vi è una Chiesa e non vi è posto per un Clero nella struttura Islamica, quando significativamente perfino nell’Antico Testamento vi erano già i Leviti.

L’espressione giogo soave o leggero significa semplicemente che non è un giogo.

10. L’Islam sta morendo” mi sembra al contrario che stia “invadendo” l’Europa moltiplicando le nascite.

Ho spiegato in lungo e in largo perché l’Islam sta morendo. Non sono preoccupato del numero dei mussulmani, che fra l’altro è ragionevole prevedere che anche dal punto di vista delle nascite si europeizzeranno presto. Sono preoccupato dall’atonia culturale dell’Occidente e dell’Europa in particolare, che temo sia preda di una sindrome, spero e non credo mortale, bizantina che ci assicurerà una lunga e dorata decadenza prima di finire in bocca non al mondo islamico, ma agli Indiani e ai Cinesi. Mai come nel XXI secolo l’unione di intenti, l’unione strategica tra Stati Uniti e Europa è vitale. Di questo scriverò in seguito. In ogni caso, tra due generazioni i figli degli immigrati mussulmani saranno cristiani o indifferenti.

11. “a quegli uomini che professano, sì, e in buona fede, una religione sbagliata, ma che nel loro cuore albergano quei sentimenti di giustizia che, per usare un linguaggio biblico, saranno computati a loro giustificazione” anche loro pensano di essere nel giusto (tutte le religioni sono convinte di possedere la Verità), ma preferiscono mandarvi tutti a bruciare all’inferno.

E’ vero: tutte le religioni sono convinte di possedere la Verità, almeno quelle monoteiste che discendono dal tronco dell’Ebraismo. E non può essere che così. Altrimenti semplicemente non sarebbero religioni. Solo una religione può essere quella giusta, lo si voglia o no. Con la precisazione che per il Cristianesimo l’Ebraismo non è tanto una religione sbagliata, quanto morta. Non per questo, e in questo non vi è incertezza nella dottrina cristiana, chi professa un’altra religione o non ne professa affatto è condannato a bruciare all’inferno, perché si presume sempre la buona fede tanto più quando si sia nella totale ignoranza. Come ho scritto più volte, Dio –  e solo Lui – scruterà nel cuore di ogni uomo. E in quello delle donne: mi si stringe il cuore al pensiero di veder bruciare all’inferno tanta divina bellezza!

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6 thoughts on “Undici domande e undici risposte

  1. La Casa la manda assolto, caro Zamax.

    Ma è costretta ad operare uno stralcio relativamente a quest’affermazione:
    “In ogni caso, tra due generazioni i figli degli immigrati mussulmani saranno cristiani o indifferenti.”
    Disponendone altresì il rinvio alla Procura per un supplemento d’indagine.
    😀

  2. Con il “deuteragonista” mi hai spedito sul dizionario, lo confesso. Tra l’altro, il contesto dove compare quel termine riferisce di un’interpretazione storiografica della “protestantizzazione” che mi giunge del tutto nuova. Ci penserò su.
    Poi dici che “tra due generazioni i figli degli immigrati mussulmani saranno cristiani o indifferenti”. E ideologizzabili in quanto schiacciati dallo sradicamento, aggiungo io. Quindi occhio a dare per facilmente acquisita la futura assimilazione degli islamici di terzo/quarto pelo: gli attacchi a Londra del 2005 insegnano.
    Visto che provochi, però…sì, lo ammetto: anch’io trovo che, al confronto della potenziale minaccia costituita dal Dharma e dal confucianesimo, l’Islam faccia la figura della bratacomiomachia se paragonata all’Iliade e all’Odissea. Ottimo spunto per il futuro, anche da parte mia, questo.

  3. Sinceramente, mi hai deluso.
    Sai, perché? Semplice, questo post è un’apologia del Cristianesimo, anzi, un’apologia del solo Cattolicesimo. Mai un rimprovero, mai un distinguo. Insomma, una Chiesa Romana santa ed immacolata.
    Un tribunale della ragione (per dirla alla Kant) è possibile solo laddove la ragione trionfa. Laddove la fede prende il sopravvento e non lascia spazio alla razionalità, tutto è concesso alla fede e nulla alla ragione. La ragione serva della fede. Ma la ragione serva della fede non è più ragione, ma semplice strumento di copertura. La fede, da sola, non regge lo scontro con la razionalità – lo sapeva anche Tommaso d’Aquino – e, dunque, deve esprimersi in termini pseudo-razionali.
    I principi della logica sono la base della razionalità, se questi non sono applicati o applicabili, si fa un salto nell’abisso. Purtroppo, sotto c’è il vuoto. La colomba leggera, mentre nel libero volo fende l’aria di cui sente la resistenza, potrebbe immaginare che le riuscirebbe assai meglio volare nello spazio vuoto di aria (Kant), ma si sbaglia.
    Il principio di non contraddizione e del terzo escluso sono la base della razionalità; non si può prescindere da essi. Un’affermazione quale: “l’espressione giogo soave o leggero significa semplicemente che non è un giogo” evidenzia bene l’infrazione.
    Dunque, da parte mia, ritengo inutile ogni discussione se la ragione si prostituisce e non adempie al suo compito.

    http://fabiosacco.blogspot.com/

  4. Caro Fabio Sacco, sulla razionalità che secondo te sarebbe solo logica potrei scrivere un post. E prima o poi lo scrivo, se non fossi così pigro (lo so, lo ho già detto, Ismael).

  5. @ Maedhros
    Quella è una mia scommessa, un po’ provocatoria, basata però sul convincimento, lo ripeto ancora, che a dispetto delle apparenze l’Islamismo sta crollando. Qui lo dico e qui lo ripeto.
    @ Ismael
    Ti ho spedito sul dizionario? Solo una volta? Tu mi ci mandi molto più spesso. Anzi ho perfino il sospetto che alcuni termini da te usati siano semplicemente dei neologismi di puro conio ismaelita. 😉
    Sicuramente il protestantesimo è legato alle “rinascite” nazionali dal tardo medievo in poi. Anche dal punto di vista letterario. Ti sei mai chiesto come mai l’anticlericalismo e il laicismo tutto d’un pezzo siano tipici dei paesi latino-cattolici? Perché in quei paesi la Chiesa Cristiana ha conservato il suo carattere universalista – cattolico -, mentre nei paesi protestanti con le loro confessioni semiaddomesticate (esagero un po’), parlare contro la religione avrebbe significato, almeno in parte, parlare contro il “sentimento nazionale”. Ciò ha favorito una crescita più equilibrata e meno avvelenata della contesa politica.
    Purtroppo nell’affrontare temi così vasti, non vedendo mai arrivare la fine, ben presto ci si ritrova col fiatone e allora anche il periodare si fa eccessivamente sentenzioso ed ellittico.
    “Indifferenti” è un aggettivo infelice. Sui figli dell’Islam vale quanto ho detto a Maedhros. Rischio solo io!
    L’accenno agli Indiani e ai Cinesi rientrava nel quadro più ampio della scena mondiale. Questo l’ho scritto qualche tempo fa (ho fatto bene a costruirmi un magazzino di osservazioni sparse di qua e di là, forse un presentimento):
    “Il XXI secolo sarà un periodo di eccezionale sviluppo, foriero però anche di grossi problemi. Un paese che diventi una grande forza economica o militare senza sviluppare un’adeguata maturità democratica, è fatalmente tentato da una politica di potenza quando non [=oppure] è squassato da rivolgimenti interni. Ci saranno quattro o cinque giganti di questo tipo fra qualche decennio. Da questo scenario l’Europa ha molto di più da temere che gli Stati Uniti. Solo in Europa e negli USA ci saranno condizioni riunite di ricchezza economica, potenza militare e solidità democratica. Solo l’unione di esse costituirà un deterrente sufficiente a garantire l’equilibrio. Se l’Europa si tirerà indietro da questo suo compito storico, sarà condannata all’emarginazione e sarà la prima vittima dell’instabilità mondiale.”
    Ricordiamoci il formidale sviluppo economico europeo nei decenni antecendenti la prima guerra mondiale!

  6. @ Fabio Sacco
    GMR sempre mi precede!
    “Mi contraddico, e forse anche spesso [mia traduzione], ma la verità non la contraddico mai”: questa citazione di Montaigne che ho messa nell’intestazione del blog è un virile e tranquillo sberleffo ai sofisti di tutti i tempi, dai giocolieri della parola di piccolo cabotaggio agli illustri “fideisti” (altro che ragione!) della “logica del discorso” (anche Kant) nonché ai futuri suoi commentatori (di Montaigne) accampati fra i “grammatici” della filosofia. Il linguaggio è una convenzione; nessun linguaggio è talmente eloquente, per sua propria natura, da sostituirsi alla realtà e da non necessitare della collaborazione attiva di chi ascolta. Cristo stesso, assumendosi le limitazioni della natura umana, disse: “Chi vuol intendere, intenda.” Non esiste un mondo neutro, una legge neutra e neanche un linguaggio neutro. Perciò chi non vuol capire, non capisce.
    La logica ha un suo impero, ma limitato. Chi lo vuole estendere oltre, diventa un idolatra. La ragione è superiore alla logica. E non vado oltre perché sennò il mio nume tutelare mi sgrida.
    Per il resto ho fatto l’avvocato, se vuoi, del Cristianesimo e anche della Chiesa Cattolica. Della religione e dell’istituzione. Del singolo comportamento di coloro che si definiscono cristiani e del clero, alto e basso, non rispondo; ma faccio notare che anche loro fanno parte dell’umana imperfettissima marmaglia.
    Che tu sia deluso, non mi sorprende. Lo avevo messo in preventivo. Sono cose che non si risolvono col mito della “discussione”. Ci vuole tempo e “pena”. Ma non è il caso di drammatizzare! Via!

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