Il prof. Tocqueville e il socialismo

Una Scuola per il partito democratico

Questo si propone di essere l’ULIBO, la nuova Università Libera di Bologna intitolata, ahinoi, ad Alexis de Tocqueville. Siccome le teste dure da convincere all’interno del popolo rossodemocratico saranno molte, ci permettiamo di proporre all’attenzione del senato accademico questa lezione dell’eroe eponimo dell’emerito nuovo istituto, Alexis de Tocqueville in persona. 

PRESENTAZIONE

Ho per le istituzioni democratiche un gusto della mente, ma sono aristocratico per istinto, cioè disprezzo e temo la folla. Amo con passione la libertà, la legalità, il rispetto dei diritti, ma non la democrazia. Questo il fondo dell’anima. Odio la demagogia, l’azione disordinata delle masse, il loro intervento violento e mal illuminato negli affari, le passioni invidiose delle classi basse, le tendenze irreligiose. Questo il fondo dell’anima. Non sono né del partito rivoluzionario né del partito conservatore. Ma tuttavia e dopotutto tengo più al secondo che al primo. Infatti dal secondo differisco nei mezzi piuttosto che nel fine, mentre dal primo differisco, insieme, nei mezzi e nel fine. La libertà è la prima delle mie passioni. Questa è la verità.

IL SOCIALISMO  

Il primo tratto caratteristico, di tutti i sistemi che portano il nome di socialismo, è un appello energico, continuo, immoderato alle passioni materiali dell’uomo […] Il secondo è un attacco talvolta diretto, talvolta indiretto, ma sempre continuo, ai principi stessi della proprietà individuale […] Il terzo è una sfiducia profonda nella libertà, nella ragione umana; è un profondo disprezzo per l’individuo considerato in se stesso, allo stato di uomo; ciò che giustifica l’idea che lo Stato non deve essere soltanto il dirigente della società, ma, per così dire, il maestro, il precettore, il pedagogo di ogni uomo; deve sempre porsi a lato di lui, al di sopra di lui, attorno a lui, per guidarlo, mantenerlo, trattenerlo; in una parola, è una graduale confisca della libertà umana […] Il socialismo è una nuova formula della servitù […] L’assolutismo professava quest’opinione: che la saggezza è solo nello Stato, che i sudditi sono degli esseri deboli e infermi che bisogna sempre tener per mano, per paura che non cadano, non si feriscano […] dunque pensava su tale punto, precisamente come i socialisti di oggi […] Tutto questo grande movimento rivoluzionario non sarebbe sfociato che in questa società, quale ce la dipingono i socialisti, regolamentata, disciplinata, compassata; ove lo Stato si incarica di tutto; ove l’individuo è niente; ove la collettività riunita riassume in se stessa tutta la vita; ove il fine assegnato all’uomo è unicamente il benessere […] ma questa è una società di animali sapienti, piuttosto che di uomini liberi e inciviliti […] Per fare una società di questo tipo, la rivoluzione era inutile; sarebbe bastato perfezionare l’antico regime […] Luigi XVI aveva insegnato pubblicamente nei suoi editti questa teoria, che tutte le terre del regno erano state in origine concesse condizionatamente dallo Stato, che per questa ragione era l’unico vero proprietario, mentre tutti gli altri non erano che dei possessori, il cui titolo restava contestabile e il diritto imperfetto. Questa dottrina trova la sua sorgente nella legislazione feudale, ma non fu professata in Francia che all’estinguersi del feudalesimo, e mai d’altronde fu ammessa dalle corti di giustizia. E’ questa l’idea madre del socialismo moderno. E’ curioso vedere che con le sue radici si rifà al dispotismo regio […] Democrazia e Socialismo sono due cose non soltanto differenti, ma contrarie. Consisterebbe per caso la democrazia nel creare un governo più opprimente, più interessato ai particolari, più limitato degli altri, con  questa sola differenza, che lo si farebbe eleggere dal popolo e che agirebbe nel nome del popolo? Ma in tal caso non si farebbe altro se non dare alla tirannide un volto legittimo che prima non possedeva, e assicurarle così la forza e l’onnipotenza che prima le mancavano. La democrazia allarga la sfera dell’indipendenza individuale; il socialismo la restringe. La democrazia riconosce un valore assoluto ad ogni uomo (in quanto uomo), e assegna a ciascun individuo tutto il suo valore come soggetto politico; il socialismo invece non fa di ogni uomo che un agente, uno strumento di partito, un numero. La democrazia e il socialismo non si incontrano che su una parola: l’uguaglianza; ma anche qui quale differenza: la democrazia vuole l’uguaglianza nella libertà, e il socialismo vuole l’uguaglianza nella soggezione e nella servitù.

Links: The Mote in God’s Eye   L’indolente   Il blog dell’Anarca

10 thoughts on “Il prof. Tocqueville e il socialismo

  1. Ha del fascino, la confluenza verso le fertili vallate liberali che coinvolge un po’ tutte le ideologie uscite con le ossa rotte dal XX secolo. Il fenomeno, dalla caduta del Muro in avanti, ha assunto proporzioni bibliche.
    E’ bello vedere la contaminazione di idee all’opera tra sbandate, fesserie e qualche notevole rivisitazione del Verbo – che ha nel suo DNA esattamente la propensione simbiotica a tutto campo.
    Epperò, in questo come in moooolti altri frangenti, mi sembra il caso di dire: troppa grazia. Non vorrei che tutto questo entusiasmo neoliberale (il -neo sta per “di recente conversione”) portasse certi nuovi adepti a ritenere di poter estromettere da un filone culturale chi ci è sempre stato benissimo e non ha nessun genocidio da farsi perdonare.
    Invece – sarà un lustro che lo noto vieppiù – a sinistra s’avanza un’antipatica spocchia professorale. Arrivano, estrapolano citazioni di Tocqueville e di Stuart Mill – sarà l’assonanza – avulse da contesti chilometrici e storicamente contingentati, agitano il ditino e ti rimproverano di essere un conservatore, non un liberale.
    Tu allora li guardi, li compatisci e li rabbuffi: figli miei, la morale e la politica sono sfere ben distinte. Ma vi si capisce, data la provenienza gramsciana, se vi era sembrato diversamente.
    Vedrai. I tipi di Bologna millanteranno di essere il “lievito riformatore” del centrosinistra. Hanno ancora ambizioni da mosche cocchiere azioniste, da depositari di una “coscienza critica” per pochi eletti.
    Matureranno, si spera.

  2. E difatti loro “cominciano” caratteristicamente con una “scuola”. Già questo dice tutto … Ma lasciamo stare!
    Ti voglio spiegare piuttosto com’è nato questo post, per riflettere insieme sui misteri dell’anima umana. Stavo dando un’occhiata alla homepage di Tocqueville per vedere dove avessero incasellata la tua simpatetica epopea sul lungo grissino piemontese. Sarà su “Politica”, pensavo. E invece niente. Guardo di qui, guardo di lì: nulla trovo. Fino a quando, con mio sommo raccapriccio mi accorgo che hanno scaraventato il tuo post al number one, come articolo di fondo. Non ci ho visto più per l’invidia. Avevo bisogno di immediata soddisfazione; e siccome anche le passioni perverse accendono l’ingegno, mi è venuta l’idea di un lavoretto facile facile di copiatura, tanto per far sentire la mia presenza … 😉

  3. Quello che sorprende nel socialismo è il riconoscimento della superiorità morale dello Stato che ci governa, ci indirizza, ci sostiene.

    Se consideriamo che lo Stato è costituito e retto da uomini questo sarebbe come ammettere la nostra nullità di fronte ad altre persone come noi.
    Una cosa abbastanza insolita. Credo che chi lo fa consideri lo Stato come un’entità astratta superiore, una specie di divinità, e non come una somma di uomini che decidono per lui quale sia il suo bene.

  4. Monica, siccome ci sono in giro ancora dei simpaticoni che s’ostinano a credere che il “vero socialismo” non sia ancora mai stato “realizzato” (già questo verbo – “realizzare” – rivela tutta una forma mentis), bisognerebbe sempre sottolineare con forza che le parole di Tocqueville sono antecedenti l’opera di Marx e tutti gli innumerevoli esperimenti comunisti che hanno piagato il pianeta terra da un secolo a questa parte. Quindi il comunismo, e l’orrore comunista, era già nella carta e nei fumi dell’imberbe filosofia socialista per chi volesse capire.

  5. E’ vero, ieri ero headliner su TocqueVille. E’ la seconda volta che mi capita; la prima fu per il commento che postai a Luglio, dopo che Israele decise di aprire il fronte Nord.
    Sorpresa e commozione: colgo l’occasione per ringraziare l’aggregatore da qui. Comunque il tuo post ieri era tra gli “scelti dalla redazione” nel trafiletto “cultura e religione”, mica cotica! 🙂

  6. E’ agghiacciante!

    Quando assisto a cose del genere, mi trovo a rammaricarmi del fatto che Dio non opera nel Mondo, e che quindi questi disadattati non ne assaggeranno l’ira.

    Bisognerà far dire una Messa di Espiazione.

  7. Infatti, guarda caso, il socialismo si radica perfettamente dove ci sono stati regimi feudali: Russia, Cina, Indocina ecc. Lì trovano già una formidabile macchina già predisposta e basta solo cambiare un po’ i colori e le divise.
    Beota è poi il mito della “rivoluzione tradita” e del “vero socialismo mai realizzato”. Serve solo ai gonzi alla ricerca dell’Araba Fenice. Peccato che da noi di questi gonzi, ce ne siano ancora tanti. Nemmeno l’evidenza apre loro gli occhi.

    • E’ tratto da un discorso pronunciato da Tocqueville davanti all’Assemblea costituente il 12 settembre 1848. Io l’ho trovato in una ampia nota a piè di pagina di un vecchio libro a lui dedicato a cura di Lorenzo Caboara edito da Hoepli. Non so se ne trovi traccia in internet in lingua italiana, ma in francese credo proprio di sì.

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