Italia

Campane a morto per il Corriere

Morto nell’anima da decenni, come avevamo scritto qualche tempo fa, ora anche il corpo del Corriere comincia a dare segni di cedimento. E nella fisiologia di questi monoliti putrefatti la fine arriva presto, come le crisi che si avvitano in progressione geometrica. Inquadrate in una prospettiva storica le lotte di potere che si concentrano in questi giorni sul quotidiano di via Solferino sono noiose e poco interessanti. Guardiamole un po’ da lontano e vediamo poi se non è il caso di dare un colpetto sulla spalla dei Grandi che vi si accapigliano sotterraneamente per bisbigliare al loro orecchio che stanno sgomitando ottusamente per l’alloro di un cadavere. Ma sarebbe invano: Dio acceca chi vuol far perdere. Forse anche il molto intelligente, il molto capace, il fine stratega, il serafico buddha, insomma colui che sarà ricordato come il becchino del Corriere, Paolo Mieli, a quest’ora comincia a dare segni di nervosismo. Eppure proprio i segni ultimamente erano stati piuttosto chiari, segni di uno stato patologico: ne fanno testo le umilianti arrampicate sugli specchi dei Galli della Loggia e dei Giavazzi, oggetto ormai di aperto scherno. 

Il Corriere, incarnazione incartapecorita del pensiero debolissimo, quella saggezza da vecchio eunuco abituato a servire,  è diventato col passar degli anni sempre più una postazione di rilevamento sismografico dei movimenti di potere in Italia. Movimenti in alto, si capisce, nel sesto o settimo cielo. Là dove, nel periodo di interregno dell’Unione e sola sua ragione di vita, le oligarchie si stanno combattendo, anche con l’artiglieria giudiziaria quando serve, prima di alzare definitivamente bandiera bianca e nella consapevolezza che la modernità sta vieppiù reclamando i suoi diritti, nel tentativo di metter mano in modo piratesco e sistematico, anche con la scusa spudorata delle privatizzazioni, su tutto il patrimonio pubblico e privato flottante, con lo stile di quella classe politica comunista (e non a caso) che nei paesi dell’Est abbandonò la nave e i passeggeri al proprio destino non prima di essersi costruita un proprio latifondo industrial-finanziario. 

Di qui le concentrazioni bancarie, i favori al mondo della distribuzione rossa, che si aggiungono a quelli preesistenti di natura fiscale, con le liberalizzazioni ad hoc, l’inquietante e progressivo sovrapporsi della burocrazia sindacale a quella dell’amministrazione pubblica, in una lenta usurpazione dei compiti di quest’ultima, l’inciucio sindacal-confindustriale alle Ferrovie, la rapacità faccendiera degli enti locali intorno a municipalizzate e multiutilities, l’occupazione militare di tutte le istituzioni culturali e … tutto il resto perché sicuramente ho dimenticato qualche cosa.

Ma perché tutto questo si concretasse, e prima che si stabilizzi con soddisfazione di tutti e soprattutto si rinsaldi sufficientemente da sostenere il peso di un non imprevedibile rovesciamento politico, c’era bisogno all’esterno di far quadrato contro la scalpitante plebaglia berlusconiana e fascioleghista e all’interno di tener buoni i romantici squadristi della sinistra pura e dura e la forza intemperante della corporazione giudiziaria. Questa è stata la mission in negativo del Corriere, esplicitata – per chi volesse leggerla nel suo vero senso – dal famoso fondo di Mieli con la dichiarazione di voto a favore dell’Unione alla vigilia delle ultime elezioni. Questo significa anche che la reputazione del glorioso quotidiano è stata cinicamente sacrificata alla voracità dell’avvizzito establishment politico ed economico.

Ma oggi, e un po’ troppo in anticipo sui tempi previsti, le acrobazie logiche e lessicali per giustificare tutto e il contrario di tutto sono  spezie sempre più forti che non bastano però a coprire il lezzo emanato dalle pagine del quotidiano. Anche la politica razziale che il quotidiano ha riservato al mondo imprenditoriale, additando al pubblico disprezzo i furbetti del quartierino e i descamisados della pianura padana e il loro caudillo Berlusconi, non incanta più nessuno ora che la lotta al suo interno è scopertamente tra pezzi da novanta dall’inappuntabile pedigree. E’ curioso come da noi, nel paese dei vituperati padroncini, e soprattutto nel milieu intellettuale gauchiste, orfano dei cerebrali paradisi marxisti, si subisca il fascino di una surrettizia nobiltà di danari che nel mondo anglosassone farebbe ridere. 

Il Corriere è finito non perché cambierà (se cambierà) l’equilibrio dei poteri al suo interno, ma perché la commedia è finita. Saranno i suoi lettori ad abbandonarlo, come fecero a suo tempo gli elettori democristiani con la balena bianca. Al suo confronto anche il freddo giacobinismo di Repubblica sembra fatto di carne e sangue. Noi formuliamo un desiderio, nel caso Berlusconi dovesse tornare alla guida del governo: senza esagerare, per quanto in suo potere, a fin di bene e a titolo d’ammonimento per il futuro, usi pure una certa dose di putiniana e nel nostro caso liberale spietatezza contro gli italici boiardi delle privatizzazioni. Giusto un po’ di sangue per placare l’ira del popolo.

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9 thoughts on “Campane a morto per il Corriere”

  1. Il Corriere, ormai, più che una linea editoriale rappresenta un modo (arcigno e settario) di concepire il rapporto tra la classe politica e le persone comuni.
    Il punto di vista dei “poteri forti” e dei loro organi di rappresentanza (di cui il Corriere fa indiscutibilmente parte) è che il contatto tra la cittadinanza e classi dirigenti debba essere mediato da imprescindibili “patronati di trasmissione” autoreferenziali e autoproclamatisi tali, senza la cui intendenza rendere sterile – se non impossibile – la formazione di un consenso strutturato. Berlusconi, con il suo partito-fisarmonica, ha sfidato e irritato proprio i sacerdoti di quella concezione aristocratica della convivenza associata.
    La battaglia interna al patto di sindacato è talmente annosa – e talmente poco interessante – che ogni volta devo ripassarmi i nomi e gli schieramenti in campo. Il fronte anti-mielista, dopo il colpo messo a segno con il siluramento giudiziario di Tronchetti, sembrava in procinto di sistemare un prodiano di ferro alla direzione del quotidiano. Però adesso tutto tace, staremo a vedere.
    Comunque non è per nulla “curioso” che a sinistra piaccia di più la nobiltà di sangue della nobiltà di spada. Senza avventurarmi in difficoltosi excursus sulle radici ideologiche della contrapposizione destra/sinistra, vale la pena ricordare che l’essere “di sinistra” da sempre fa centro sul culto quasi esoterico della predestinazione. Da sempre. Vedasi ad esempio la plurisecolare disputa tra filosofia (“di destra”, sempre ammesso e non concesso che metterla in questi termini abbia senso) e gnosi (“di sinistra”, idem come sopra).
    O tra cattolicesimo e protestantesimo.
    Vabbè, mi taccio e saluto!

  2. Concezione aristocratica della vita associata, che io descrissi negli “Zombies”, pur affibiandola ai “Senatores” del giornale, come “liberalismo ottocentesco da grandi e consapevoli proprietari terrieri”, e che oggi ci viene continuamente sventolata sotto gli occhi con la mitologia della “classe dirigente”, alla quale sotto sotto, e significativamente, guardano con interesse anche i postmarxisti, ritrovandoci le impronte familiari del Comitato di Salute Pubblica di giacobina memoria. Attrazioni fatali tra ideologie ormai trincerate in un puro conservatorismo.
    L’aggettivo “curioso” era usato nella folle speranza che qualche sinistrorso coscienzioso e abbastanza onesto passasse di qui e si convertisse alla causa del popolo!

  3. Bel post, e ancora di più i due commenti. Bella l’idea della sinistra innammorata della nobiltà di sangue. Rischio di scambiare troppa affettuosità, e per questo do per scontati un paio di insulti volanti, che non trascrivo nemmeno. Immaginateveli da soli.

  4. “Il Corriere, incarnazione incartapecorita del pensiero debolissimo…” è davvero efficace. Io da tempo lo chiamo il CorServa. E più cresce il malloppo in termini di quantità di pagine, più aumenta la sua inconsistenza. Tant’è vero che è costretto a ricorrere a gadget “voluminosi” per incrementare le vendite (da Paperino a Valentina Crepax).
    Quel che però mi chiedo è come faccia Budda-Mieli a cascare sempre in piedi. Dopottutto, una batosta alle vendite ce l’ha data quella sua scellerata iniziativa dell’endorsement prima delle elezioni.

  5. Un’interpretazione niente male della madre di tutti i sepolcri imbiancati.
    Resto dell’idea però che Repubblica faccia più schifo, probabilmente perché contro i “romantici picchiatori” della sinistra radicale e le intemperanze della corporazione giudiziaria non spreca neanche una ramanzina.

    Credo che ti linkerò agli “stati avanzati di depravazione” che ho riportato oggi.

    P.S. – “Celebrale” è un refuso, o un vocabolo che non conosco?
    Nel secondo caso, che significato ha?

  6. Grazie a tutti per i commenti. Preferirei stare qui mille volte piuttosto che andare a lavorare … beh sì!
    @ GMR Vedo che il tuo blog sta riprendendo vita. Non ho la più pallida idea di cosa sia la “psicoterapia cognitiva”. Tempo permettendo cercherò di approfondire. Fino ad oggi non credevo che gli psicoterapeuti (si dice così? boh! Vado di fretta!) fossero degli esseri umani: ma il tuo caso mi fa ricredere …
    @ Nessie
    Pensa che quella espressione ero lì lì per eliminarla! Mi sembrava solo una trovatina rindondante …
    @ Maedhros
    Grazie per il link. La Repubblica fa certamente più schifo ma almeno non fa finta di essere un giornale moderato. Puro veleno e puro giacobinismo.
    Sono venuto a trovarti in questi giorni ma hai scritto pappardelle lunghe così… E io non faccio neanche in tempo quasi a finire le bozze che ho buttato giù…
    “Celebrale” non significa un cazzo, per dirla schiettamente alla Maedhros 🙂 Refuso, che ora correggo.

  7. Caro Zamax,
    che dire se non esprimerti sinceri complimenti !?
    Un post FAN-TA-STI-CO!

    Andrebbe girato a Via Solferino, Ufficio del Direttore. Hai visto mai che, per 2′, possa scendere dal suo piedistallo.
    “Saranno i suoi lettori ad abbandonarlo, come fecero a suo tempo gli elettori democristiani con la balena bianca”, diciamo che anche in questo Il Corriere ha dato il suo buon contributo…

    Salutoni

  8. @ Maedhros
    Io ho scritto piuttosto goffamente “del corporativismo della magistratura”; tu invece, molto meglio, “della corporazione giudiziaria”. Adotto la tua lezione, che alleggerisce una frase già notevolmente sovraccarica. Quindi correggo.
    @ Monica
    Ero incerto se scrivere questo post, perché questa mia sul Corriere rischia di sembrare un po’ una monomania. Ma insomma questo giornale è una vergogna! Mi ricorda molto quell’altra vergogna: la razzia per decenni di voti “moderati” da parte di quella DC che poi li spendeva a sinistra …
    E riguardo al “saccheggio” del nostro paese ho sempre in mente un documentario che vidi qualche anno fa sul canale televisivo franco-tedesco ARTE (sinistrorso come pochi e ferocemente antiberlusconiano, ma anche con alcuni interessanti programmi). Trattava dei cambiamenti sociali ed economici negli anni immediatamente successivi alla caduta del Muro. Ad un certo si tratteggiava la figura di un ex capoccia del partito comunista polacco a livello locale che in un amen si era trasformato in capitalista accumulando una piccola fortuna che suscitava il risentimento della popolazione della sua cittadina. Me la ricorderò per tutta la vita la figura di questo incredibile cafone con Mercedes, megavilla, vestito alla cacciatora, con tanto di teste di animali impagliate alle pareti del salotto di casa sua, che aveva l’impudenza di giustificarsi con tutta l’arroganza della sua ex professione dicendo che “tutta questa gente mi invidia, ma è colpa loro se stanno così, perché non hanno capito che i tempi stavano cambiando …” Avrei voluto spaccare il televisore!

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