Il sogno comunista di D’Alema e Bersani

Come tutti i popoli che tengono in gran conto la furbizia, l’Italia è un paese di creduloni; e un paese dove la stolida consequenzialità dello Straniero ha sempre avuto puntualmente la meglio. E dunque niente di meno sorprendente che due squisiti esemplari dell’antropologia comunista come il capace funzionario Bersani e il suo gelido capetto D’Alema vengano gratificati della nomea di riformisti, personaggi con la testa sulle spalle, di solide e fattive vedute, alieni da ogni avventurismo.

Non per stolida o sagace consenquenzialità, ma per solidarietà settaria e predatoria, la sinistra marxista è stata l’unica forza politica a perseguire coerentemente nella nostra penisola una strategia di potere, che è il fine di ogni filosofia comunista nella sua essenza e purezza. Cosicché mentre gli altri partiti alla meno peggio, tra sciatterie e intrallazzi vari, tiravano avanti la loro esistenza nel solco della normale vita democratica, il partito comunista con coscienza professionale procedeva sistematicamente passo dopo passo all’occupazione militarizzata della società italiana, con la precipua caratteristica che ne disvela l’affinità elettiva con la conquista islamica: ogni pezzo di stivale sul quale metteva mani o piedi era destinato a far parte della Dar al-Islam comunista per sempre. Il risultato è che oggi, come in una piramide rovesciata, mentre le fortune della Umma – la comunità dei fedeli – comunista sono al minimo storico, le fortune della conquista –Dar al-Islam -sono al massimo. A dimostrazione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto poco la libera democrazia e il libero consenso stiano alla base del potere del Grande Oriente Diessino. 

Ora, persa ogni speranza nell’opzione democratica, rivelatasi insufficiente quella giudiziaria, e prima del definitivo tracollo elettorale il Quartier Generale Diessino ha puntato tutto, lucidamente, su l’opzione tecnocratica. Il disprezzo di D’Alema per rifondaroli e compagnia è grande, ma è il disprezzo del vero comunista, del leninista di stoffa togliattiana, per il dilettante dagli eroici furori che non sa piegarsi a quel pragmatico cinismo che è la sola forma di moralità comunista. E quindi in cuor suo D’Alema rimprovera, e giustamente, al coacervo ecopacificista e altermondialista della sinistra antagonista di essere poco comunista. Di  non capire per esempio che lui e il suo abile braccio destro stanno lavorando al completamento della Dar al-Islam comunista, con la premeditata desertificazione di quel sottobosco economico – le piccole corporazioni kulake – che intralcia la via alle grandi corporazioni: avremo l’universale municipalizzata rossa, la grande distribuzione rossa, la grande finanza rossa, tutto in nome della difesa dell’italianità beninteso; e la grande burocrazia rossa, quando al sindacato rosso sarà data in appalto, definitivamente, l’amministrazione pubblica.

Per la mentalità comunista l’alleato di oggi è il nemico di domani, ma già oggi è suo strumento involontario. Nel campo dell’Unione delle Nomenklature – Prodi, l’establishment di danari (a prestito) e i postcomunisti – ciascuno gioca per sé e con gli altri; e siccome nella logica interna ai Direttorii, ai Triumvirati e Duumvirati, c’è sempre l’esito finale di un Dominus incontrastato, ciascuno gioca con la riserva mentale di sopraffare l’altro al momento opportuno, ereditandone già confezionata la rete d’influenze e potere. Quando la macchina rossa si sentirà abbastanza in forze, allora porterà l’attacco ai cosiddetti Poteri Forti, gli utili idioti che hanno stretto l’alleanza con i marxisti così come le Signorie chiamavano lo Straniero nell’Italia del Rinascimento. Questo è il quadro di un processo portato al suo logico compimento, se non troverà ostacoli. La forma definitiva e vittoriosa del comunismo italiano sarà un capitalismo di stato, alla russa o alla cinese, ma nel nome dell’italianità, controllato da un onnipotente Partito Democratico di stampo tosco-emiliano: ricorda qualcosa del passato?

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8 thoughts on “Il sogno comunista di D’Alema e Bersani”

  1. insomma i “borg” di star trek sarebbero l’evoluzione futura del PCI di ieri… i DS quindi una forma larvale temporanea?
    notevole….. bel post…

  2. Cavolino che post!
    Forse uno dei più intensi che abbia letto da te…

    Mi manca l’epilogo, o meglio, il probabile epilogo secondo la tua visione.
    Prendo la lametta intanto ?

  3. Analisi perfetta.
    Putroppo non è tanto un sogno quanto un’inesorabile marcia verso quel fututo comunista che il “furbo” popolo italiano si è liberamente scelto e che si merita.

  4. Molto ben scritto, molto ben pensato. E’ proprio così …..

    C’è però una consolazione: come tutti quelli che si credono molto furbi, i comu commettono prima o poi la sciocchezza che li perde.
    In fin dei conti se c’è qualcosa di simpatico in questo freddo e gelatinoso D’Alema, è che alla fine c’è sempre qualcosa che gli va storto. Non copula mai, non finisce mai, è un “interruptus” costituzionale…..

  5. Ineccepibile. Sono anni che sostengo che il loro modello è proprio la Cina: libertà per i singoli di arricchirsi purché non si disturbi il Grande Manovratore, ovvero la rete di potere economico costruita attorno al partito ed ai suoi clientes. Anche perché i sinistri hanno capito da tempo (inizialmente a loro spese…) che chi ha la pancia piena, il portafogli gonfio ed il cellulare ultima moda in tasca, tanta voglia di fare la rivoluzione non ce l’ha, e neppure di ribellarsi democraticamente al potere votando per qualcun altro. Il bello è che un sistema simile in Italia c’è già: basta venire in Toscana per rendersene conto. Toscanizzare l’Italia.

  6. @ Gabbiano
    Grazie, ma non riesco a cogliere l’allusione a Star Trek perché sono un analfabeta in materia. Le sole cose che mi vengono in mente sono le orecchie a punta e i pigiamini attillati… 🙂

    @ Ismael
    Per poco non mi fai venire un colpo con quel “bella Zamax”! Per il resto cosa vuoi che ti dica, c’è qualche temerario che mi prende sul serio… 🙂

    @ Monica, Pippo, Grisostomo Adam Hayek
    Grazie a tutti. Ho scritto che questo è “il sogno comunista”, cioè l’inevitabile sviluppo della loro strategia nel XXI secolo in un paese moderno come l’Italia, se tutto andasse per il verso giusto, il “loro” verso. Ma spero e credo che non succederà. Nel desiderio di acciuffare il pomo d’oro della vittoria, si sono staccati dal tronco del paese reale, e si sono appollaiati insieme ai “poteri forti” in un ramo che sta per spezzarsi: riusciranno nell’impresa prima del crollo? That’s the question.

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