I fiori del malessere comunista

Mentre la sinistra ciancia di partito democratico dalla sua pancia escono fuori i puri e duri anche se scemi del terrorismo comunista: bella contraddizione che dovrebbe qualcosa pur suggerire all’orecchio delle teste fini acquartierate nei piani nobili dei giornali italiani. Giusto due settimane fa denunciavo la riposta logica comunista che sovrintende ad ambedue le inconciliabili opzioni non politiche che lacerano oggi il maggior partito dell’Unione: quella massimalista e quella tecnocratica. Beh, li guardino in faccia questi nuovi apprendisti sicari dell’ideologia comunista: sono il frutto in carne ed ossa della loro furbizia. Da Togliatti a Berlinguer, dalla caduta del Muro alla Cosa Occhettiana, da Tangentopoli all’Ulivo, mai che abbiano voluto confrontarsi una volta per tutte, virilmente, con la questione centrale della sinistra italiana: la questione socialista. Sperando nell’oblio e nell’arrendevolezza di una popolazione rassegnata al matrimonio combinato nelle altissime sfere coi reduci del marxismo, e fidando a ragione nella complicità vile dei nostri massmedia, hanno creduto di sfangarla per l’ennesima volta con qualche escamotage lessicale.

Ecco che però proprio loro non hanno fatto i conti con quella Storia del cui sacro Tempio si atteggiano a custodi. Se c’è una colpa alla quale li si può tranquillamente inchiodare è proprio quella di aver abbandonato il loro popolo: quello lontano, al pari di quello berlusconiano, dai salotti televisivi, dalle notti bianche, dalle avventure finanziarie tra banche e assicurazioni, dalle fisime piccolissimoborghesi e dalle fregole liceali degli altermondialisti e degli ecopacifisti, dai Pacs e anche dai Dico e dalle filosofie utilitaristiche dei ricchi.

No! Loro volevano bel belli approdare, con il record mondiale del salto della quaglia, infischiandosene con sprezzo e alterigia tutta comunista della realtà, a quel Partito Democratico che come sinistra esiste solo negli Stati Uniti d’America; proprio l’eclatante spudoratezza di tale operazione di marketing doveva servire a nascondere sotto la cipria e il cerone delle feste e dei ludi dell’imperialismo debole veltroniano, e sotto il tappeto delle patinate riviste repubblichine e mieliste titillanti un pubblico ultraborghese e pantofolaio con ogni new entry nel catalogo delle omologate trasgressioni, le enormi arretratezze culturali e le irrisolte questioni interne alla storia del socialismo italiano, sulle quali la perdurante intransigenza bolscevica ha posto il veto ad ogni discussione. Ma la tattica dell’aggiramento sistematico dell’ostacolo di un passato scomodo come unica strategia è stato pagato dalla sinistra a prezzo carissimo col prosciugamento di ogni rigolo di vita politica nel suo organismo. Cosicché l’unica anima rimasta al Partito del partito preso è quella rivoluzionaria.

A sinistra non c’è un vecchiotto ma onesto partito socialdemocratico, onestamente progressista, onestamente liberale, onestamente radicaleggiante e onestamente anche zapaterista, e non c’è nemmeno un onesto sindacato socialdemocratico, bensì un sindacato schizofrenicamente diviso, tale e quale il partito gemello, tra voraci concupiscenze affaristiche ravvivate più che soddisfatte dall’occupazione progressiva della pubblica amministrazione, e la tossica dipendenza dalle zaffate velenose dell’ideologia veterocomunista. In mezzo il nulla della non politica.

E nulla purtroppo ci è impietosamente risparmiato di questa nauseabonda ultradecennale commedia: disperatamente noiose e puntuali ci dobbiamo sorbire, troglodicamente confezionate dal servidorame giornalistico, le solite frasi fatte dei maggiorenti diessini e cigiellini sul tener la guardia alta e sul pericolo delle infiltrazioni e la solita dolorosa sorpresa, quando è perfettamente inutile puntare il dito su qualche cattivo maestro, se non si riesce a venir fuori da decenni di razzismo politico praticato con la regolarmente aggiornata demonizzazione dell’avversario, solo ingentilita nelle espressioni ai massimi livelli, ma contigua nella sostanza, che come un filo rosso, dalla questione morale Berlingueriana, alla pulizia etnica di Mani Pulite, alla Magistratura sedicente Democratica, alla serietà al governo dell’Unione Prodiana, serpeggia sempre sul crinale della guerra civile a bassa intensità.

La via giustizialista al potere, espressione legale dello stesso sentimento giacobino che anima i vecchi e nuovi brigatisti, nelle forme sbracate e parafasciste del Dipietrismo o in quelle auguste e pensose di certi costituzionalisti di laicissima compunzione, è stato il patto col diavolo che Mefistofele-Violante ha offerto alla classe politica postcomunista, che ha lucrato un altro dorato ventennio di vita a sbafo: ora la cambiale sta per scadere. E si mostra con la faccia plebea dei militanti della periferia suburbana e l’urlo belluino dei terroristi con la stella a cinque punte, i figli bastardi concepiti nella lussuria della doppiezza ideologica che gli eredi di Togliatti non hanno voluto mai riconoscere.

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19 thoughts on “I fiori del malessere comunista”

  1. Dunque abbiamo varie forme di giacobinismo violento nella sinistra e in particolare nel PCI-PDS-DS, nelle figure delle toghe. Ovvero, la via giudiziaria al socialismo. Stante così le cose, non stupisce più di tanto che i Brigatisti non scontino mai fino in fondo la pena, che esistono sconti di pena e indulti.
    Ho scritto anch’io sull’argomento, analizzando altri aspetti sul perché in Italia abbiamo ciclicamente un terrorismo che torna a colpire, grazie ai suoi cattivi maestri, protettori nonché mandanti linguistici e non: la vetero teoria dell’odio di classe, propugnata di recente perfino da Sanguineti.

  2. Capperi… sottoscrivo tutto e ci rimetto il solito Schmitt: la sua “inimicizia assoluta” e il “nemico pubblico”. Antropologicamente l’uomo e’ fatto cosi’, e fino Sigmund Freud si rassegno’ a questa evidenza: quando manca un’identita’ condivisa ognuno combatte la sua battaglia ideologica all’interno dello Stato – o cio’ che ne rimane. Oggi sono i rimasugli del marxismo, domani sara’ qualcos’altro, ma quando il nemico non viene identificato fuori dalla societa’, finisce per moltiplicarsi al suo interno. (Cicero pro domo sua) 🙂

  3. Molto d’accordo.
    E’ nei cromosomi socialisti la dissimulazione, il creare e allevare figli bastardi per poi disconoscerli con finta sorpresa, l’indicare bersagli che poi vengono colpiti da altri, “sedicenti” rossi.

    La cosa, se possibile, a mio avviso si ancor più aggravata da quando la “visione” socialista si è irrimediabilmente schiantata addosso a un Muro crollato nel 1989.
    Da allora annaspano senza più stelle polari (proletariato, lotta di classe etc.etc.), mantenendo il metodo classico, quello della dissimulazione e dell’occupazione del potere Tolgiattian Gramsciana.
    I giornalai, come i saltimbanchi, seguono devoti in attesa delle briciole che cadono dalla tavola. E le anime belle “Riformiste” e “Volonterose” giocano agli apprendisti stregoni con ‘sti qui, senza capire che non cambieranno mai pelle: il Dna non cambia.
    ciao, Abr

  4. Abr, se poi a questa “dissumulazione” comunista e postcomunista togliattian-gramsciana, fatta passare con la patacca della realpolitik ci aggiungi pure la taquiya islamica, allora è proprio il caso di dire che ci coltiviamo un rettilario simile a quello di Indiana Jones, caduto nella fossa, ne “I predatori dell’Arca perduta”. 🙂 Poveri noi!

  5. @ Nessie
    Ho letto. Detto molto sinteticamente e semplicemente l’atteggiamento ipocrita della sinistra nei confronti dei “compagni che sbagliano” è sempre stato questo: ” Cari compagni, voi avete ragione, i democristiani, i socialisti, i Berlusconi ecc. sono dei fascisti, dei mafiosi, dei servi degli Amerikani, dei stragisti di Stato, ma sbagliate a combatterli in questo modo. Dobbiamo farlo nella legalità e infine condannarli in un tribunale regolare. Quei porci criminali!!!”
    @ Lo PseudoSauro
    Avevo un presentimento, nello stesso momento in cui scrivevo “guerra civile a bassa intensità” e mi tornava alla mente l’ “inimicus”: adesso salta fuori Lo PseudoSauro! 🙂
    Per combinazione, proprio oggi in un lungo articolo nelle pagine centrali del Giornale sulle prospettive politico-culturali della Destra (intesa nel senso più largo), l’insospettabile di simpatie “spengleriane” Geminello Alvi in una singola frasetta ha messa insieme la strana coppia di “giganti come Hayek e Carl Schmitt”. Segno dei tempi? Per te sicuramente!
    @ Abr
    (No go podùo comentàr el to post su Inghiltera-Italia de rugby, parché me son semplicemente – ancora ‘deso no ghe credo – desmentegà dea partìa! Propio el giorno dea rinàsita de “Castoro” Troncon che ‘l gà ciapà in man a squadra come che ‘l sa far lu…) 😦
    Le cose secondo me potranno cambiare a sinistra, come ho già scritto, solo dopo lo sfascio dell’Unione e la ricomposizione della sinistra intorno ad un progetto liberalsocialista: per far questo, ovviamente, dovranno andare a Canossa. Tertium non datur.
    @ Maedhros
    Infatti, io è da tempo che sostengo che non c’è mai stata una Norimberga per i crimini del comunismo! 😉
    O.T. Oggi quello schianto di napoletana di Mara Carfagna ha detto, con grande sdegno dei progressisti, che uno più uno fa due, ovvero che i gay sono costituzionalmente sterili: le bacio i piedi, le ginocchia, l’ombelico e la fronte! (perché non sono il suo fidanzato) 😀

  6. In realtà, l’aggettivo giusto sarebbe “contrattualmente”, non “costituzionalmente”.

    Ma alla Carfagna lasciamo dire quello che vuole…. 😉

  7. E questo sarebbe un post sintetico? In più hai anche avuto il coraggio di fare pubblicità comparativa con il mio, della serie “cambierebbe i suoi due fustini con questo?”… siamo ai sotterfugi, dunque! 🙂

    Seriamente: l’intransigenza sulla prassi (materialista) produce sempre uno sdegnoso “sprezzo della realtà”, nel senso che, se la storia si ostina a non seguire i destini inesorabili che l’intellighentzia le aveva preconizzato, allora l’apparato mette il muso e dissimula (dis)onestamente la sua inadeguatezza spacciandola per “coerenza”.
    Questo atteggiamento porta ad avere classi dirigenti nominalmente “fedeli alla linea”, ma in completa solitudine. Generali senza truppe – quant’è ironico che, a scontare cotanto contrappasso, siano proprio i nipotini di colui che ebbe a domandarsi “Quante divisioni ha il Papa?”!
    La dialettica continua è lo spauracchio di ogni (ipocrita) materialismo, perché sottintende l’adeguamento dell’intelletto alle cose e non – quello che sarebbe il punto qualificante del radical/comunismo – viceversa. Quindi niente confronto interno, se non apparente, sul nucleo qualificante della proposta politica. E, di poi, sparpagliamento della base elettorale in mille rivoli di culturame disarmonico, magari descritto come “pluralismo”: ma invece è solo l’inacapacità di governare un bel pezzo di mondo – un mondo ormai totalmente estraneo al metro conoscitivo caro alla sinistra italiana.

  8. Caro Zamax,
    a sinistra sono in barca senza remi, e in mare aperto.
    Non si tratta soltanto di una mancanza di strategia politica quanto di inesistenza di obbiettivi ideologici.
    Dopo l’89 si sono aggrappati al garantismo sociale, poi, con la caduta della Prima Republica a quello giudiziario intravedendo, forse non a torto, la porta della resurrezione.
    Ma non hanno saputo cogliere il coraggio di affrontare quella crisi che gli avrebbe dato l’opportunità per chiudere i conti col passato e attuare un cambiamento.
    Son lì, fermi e immobili, attaccati alle loro convinzioni costruite sull’avversione verso ogni soggetto o situazione che destabilizza il loro credo.
    Amato contro Giordano, Rutelli contro Di Pietro, Di Pietro contro Mastella, il maggior sindacato contro Prodi, Bertinotti contro se stesso, Prodi contro tutti.
    In mezzo, un Paolo Cento chè è forse l’espressione più realista, e più inquietante di questo Governo.
    Le loro mitologie non li porteranno da nessuna parte e i conflitti sembrano essere l’inizio dello smottamento.

  9. @ Maedhros
    Ma la donna è donna! Se poi dalla sua deliziosa boccuccia escono a fin di bene degli innocenti spropositi a me piace ancor di più!
    E l’uomo è l’uomo! In fin dei conti gli rimane sempre dentro qualcosa dello sporco caprone barbarico in attesa della donna e dell’opra sua altamente civilizzatrice.

    Se tua moglie non ha ancora scritto a Repubblica, come spero, dille pure che è tutta colpa di quel fissato (con le femmine) di Zamax. Ed è vero! 😀

    @ Ismael
    Con questi “sotterfugi” ci possiamo scambiare i lettori, altro che storie! 😉
    Tutto quel che hai scritto dopo “seriamente”, nell’inconfondibile stile ismaelita, l’hai scritto così, in due minuti, come veniva veniva? Per fortuna ho trovato un errore di battitura – “inacapacità” – che ha disegnato nell’angolo sinistro della bocca un mezzo sorriso di maligna soddisfazione… ih, ih, ih…

    @ monica
    Sinceramente, anch’io da tempo vedevo lo smottamento. Ma credevo di vedere doppio, tanto mi sentivo solo in questa opinione. Io spero che la frana venga giù tutta, anche a costo di qualche dolorosa ammaccatura per il nostro paese, sennò dal fattore K non ne usciremo mai. Come hai fatto notare anche tu, con decine e decine di iscritti alla CGIL indagati, oggi Epifani dice che “il suo sindacato non accetta lezioni da nessuno”: ma cos’è? Uno scherzo? Nooo, baaaasta, baaaasta, per amor di Dio….

  10. Hai cambiato il template…bello. Inizi a raccapezzartici, vedo!
    Il refuso è la prova provata della scrittura “lì per lì”. Un soggetto particolarmente malizioso arriverebbe a insinuare che io l’abbia seminato di proposito!

  11. @ Ismael
    Per fortuna il brutto vizio della malizia non l’ho mai avuto. Da ragazzo ero un vero allocco, da questo punto di vista, ma ciò non mi ha lasciata alcuna amarezza: al contrario, guardo oggi a “quel” giovane con molta simpatia. La scuola della vita mi ha insegnato solo la prudenza, e a quella m’attengo. Spero che sarà così anche per te. 🙂
    @ Ismael & Monica
    Per quanto riguarda il template: succede così, che al fine settimana ho un po’ più di tempo, per baloccarmi in capricci estetici. WordPress ha di bello che offre una scelta vastissima di templates, molti piuttosto accattivanti ed eleganti, e già ben organizzati, tutti però piuttosto rigidi in quanto a layout, al tipo e alla grandezza dei caratteri, al colore ecc. Questo – ordinato, chiaro, elegante, sobrio – era uno dei miei preferiti fin dall’inizio, ma non prevedendo la giustificazione del testo (giudicate voi la debolezza!) l’avevo scartato. Sabato sono capitato in “Macromonitor”, un blog curato da Phastidio, che ha cambiato veste adottanto questo stesso template e allora c’è stato un ritorno di fiamma per il primo amore…
    Vedremo quanto durerà. Magari intanto cambierò colore ogni settimana: periodo blu, periodo verde, periodo rosso…

  12. L’attuale classe dirigente sinistra è composta da epigoni, una casta estenuata per cui la procedura ha sostituito o quasi l’ideologia e la fede è diventata rituale. Non rivoglio i Togliatti, o i Gramsci, capiamoci, vorrei al contrario che a destra cadesse il complesso d’inferiorità verso la cultura, intesa come “roba di sinistra”, atteggiamento che poi genera il rifiuto tout court della cultura, con atteggiamenti a volte imbarazzanti.

  13. @ JFC
    Riguardo al “complesso d’inferiorità”, credo che il fenomeno in Italia abbia assunto dimensioni particolari e quasi patologiche proprio a causa del settarismo marxista che ha irreggimentato un vero e proprio esercito di “intellettuali”: di qui, negli “infedeli”, un generalizzato e perfino vantato disprezzo nei confronti di una “cultura” discreditata. Il che vuol dire che la rifondazione della sinistra è una necessità per l’intero paese, e anche per la controparte politica, per restaurare un clima di “sana” competitività. Oh, nulla di speciale! Solo una normalità “europea”: almeno quella…

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