La paura di vincere

Da settimane ormai il Corriere della Sera replica lo stesso editoriale vergato con tocco personale dall’augusta mano di tutte, ma proprio tutte, le illustri sue firme; e tuttavia non tanto personale da ingannare chi abbia mantenuto un minimo d’indipendenza di giudizio. Il contenuto, di una noia mortale: occorre trovare una nuova maggioranza, emarginare quella che si è scoperta essere – ora – una sinistra rivoluzionaria irriformabile (così l’ineffabile Mieli impara a scrivere cose  – e ormai son scritte – a cui nemmeno lui crede), allargare al centro, isolare Berlusconi e, ça va sans dire, evitare a tutti i costi le elezioni, prevedibilmente disastrose. Ma non è affatto una grande strategia, è la scelta obbligata dei disperati. Uscita barcollante dalle urne, prostrata dall’esperienza di qualche mese di governo, l’imprescindibile Unione – l’interfaccia politica degli apparati economici-finanziari-sindacali-culturali dell’Italia dell’Est – sull’orlo di una crisi di nervi, si è ridotta adesso ad una tattica temporeggiatrice che non disdegna d’adoprare tutte le arcinote arti della più scalcagnata seduzione politica. Tipo, il fumo negli occhi di una aperta e democratica disponibilità – ora, e solo ora, ben s’intende – a  ridiscutere con animo fraterno la improvvisamente necessarissima, vitale e non più rinviabile modifica della legge elettorale; patetica iniziativa, se la CDL avesse occhi per vedere, che serve solo a stornare l’attenzione dell’opinione pubblica dalla paralisi della maggioranza ed a impaludare il dibattito politico. Ma a quanto pare fanno invece tanto d’occhi a queste profferte di bipartisanship – e fatta pur la tara alle interessate esagerazioni dei mainstream media – le due formazioni politiche minori del centrodestra, l’UDC e la Lega Nord; la prima, sulla quale agiscono ancora le riposte ma mai sopite ansie di riscatto di una classe politica umiliata strategicamente dal parvenu Berlusconi, lusingata nei suoi sogni centrorestauratrici, la seconda allettata da una duratura e sicura rendita parlamentare del suo nordico isolazionismo: particolarismi, anche se di segno diverso, alimentati ad arte e spudoratamente nel nome del superiore interesse nazionale.

Per nostra fortuna il Cavaliere, da autentico animale politico e con cesariana rapidità d’iniziativa, non potendo, come Odisseo per il canto delle Sirene, mettere dei tappi di cera agli orecchi dei suoi compagni di navigazione, ha tuttavia cominciato subito a far terra bruciata intorno a pastrocchi in tal senso; ergendosi astutamente a portavoce del popolo della Casa delle Libertà, ha messo con chiarezza le mani avanti, dichiarando urbi et orbi che il bipolarismo non si tocca e che non c’è necessità – ora – di una modifica della legge elettorale. La discussione sulla quale altro non è infatti che il cavallo di Troia, spinto ben addentro l’accampamento della CDL, intorno alla quale costruire una nuova maggioranza, che per l’ampio respiro di siffatta iniziativa politica – che le gazzette italiche non mancheranno di magnificare – si sentirebbe in qualche modo legittimata a governare il paese, almeno fino all’indebolimento comprovato e rassicurante dell’armata berlusconiana. Progetto temutissimo dallo stesso Prodi, che nell’eventuale sterilizzazione del peso parlamentare della sinistra antagonista vedrebbe crollare uno dei pilastri sui quali si fonda la sua leadership. Tanto temuto, che la triste consapevolezza che i suoi grandi elettori, i poteri forti, i DS e volente o nolente, anche la Margherita, stanno lavorando ad un’altra maggioranza e ad un altro governo, si è dipinta in questi giorni di crisi nel volto del professore emiliano, spietatamente rimarcata proprio dalla stampa amica.

La sfida decisiva di Berlusconi è ora quella di far capire ai suoi generali – la truppa non ha problemi in questo senso – che siamo ad un passo della vittoria del paese reale nei confronti delle oligarchie che lo tengono in ostaggio; una lotta che va avanti dall’assopirsi della stagione del terrorismo, all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso (!), e che vide in Craxi il primo protagonista. L’Italia, avendo convissuto con l’anomalia di un’opposizione maggioritariamente comunista, non ha potuto mai giovarsi né di una normale democrazia dell’alternanza, né di una minoranza parlamentare costruttiva che fosse di pungolo all’inevitabile maggioranza democristiana; col risultato che la mela bacata rossa ha finito per guastare anche la mela sana bianca. Costretti dalla glaciazione internazionale della guerra fredda e da quella nazionale di un comodo quanto obbligato antifascismo a convivere per decenni, tanto hanno finito per assomigliarsi nella pura e reazionaria gestione del potere, che col venir meno della minaccia comunista mondiale, e quindi della discriminante atlantica, di fronte alle spinte della modernità si sono trovati compagni di strada. Il provincialismo della mistica del Centro nei democristiani nasce proprio da questa mancata evoluzione; per cui, al contrario di quanto essi continuano imperterriti a dire, l’alternativa alla sinistra negli altri paesi europei si chiama proprio destra, nemmeno centrodestra. Così in Francia dove con questo nome si designano sia i gollisti sia, fino a qualche tempo fa, i liberali di Giscard d’Estaing, e dove ai seguaci di Le Pen o di Philippe de Villiers si appioppa il nome di estrema destra; così in Gran Bretagna coi conservatori; così in Germania con la CDU-CSU; così in Spagna, dove addirittura il Partito Popolare altro non è che l’evoluzione dell’Alianza Popular dell’abile Manuel Fraga Iribarne che negli anni settanta raccolse il voto dei nostalgici franchisti.

Ma, come nell’Impero Bizantino lo splendore della perfezione burocratica costituiva l’altra faccia della medaglia della putrefazione della società, così in Italia l’esemplare ramificazione capillare del sistema di potere del Partito Democratico, della Triplice Sindacale, delle SuperBanche e della Cupola Confindustriale, – in sintesi, l’esercito costoso delle clientele – è l’altra faccia di un consenso popolare che si sta vieppiù sgretolando. Questo sistema, a dispetto delle apparenze, è maturo per crollare, come è caduto a Praga, a Varsavia o a Bucarest. L’Italia, dopo la riunione tedesca, è l’unico paese (non geograficamente) ancora diviso rimasto in Europa. Non si abbia paura dei fantasmi: un paese che non cambia mai è un paese dove tutto cambia improvvisamente. Il centrodestra, anzi, chiamamola, da europei adulti, per nome, la Destra di Berlusconi ha il dovere morale di tirare il collo senza pietà a questa sinistra mummificata e di porre fine ad un dopoguerra irrespirabile che dura da sessant’anni,  e che vede grottescamente nei replicanti delle Brigate Rosse gli ultimi giapponesi.

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9 thoughts on “La paura di vincere

  1. Caro Zamax, molto piacevolmente ti scopro, ti ringrazio per aver linkato Xavier e mi affretto a fare altrettanto con te. Complimenti per il post e auguri vivissimi.

  2. Ciao Xavier. Tu non immagini quanto il tuo saluto mi sia stato benefico oggi. Una giornata di quelle che si vogliono dimenticare. Rogne, rogne e ancora rogne. In più il tormento dell’emicrania. Insomma, ero proprio depresso, cosa strana per uno come me. Alle sette di sera, per disperazione, (e dal posto di lavoro, hush-hush!), mi son collegato ad Internet e ho visto il tuo messaggio: un piccolo raggio di sole, e mi è bastato!

  3. Situazione complessa, caro Zamax.
    Anche Silvio ne sa qualcosa… Per cercare di non gettare in fumo 13 anni di lavoro e di impegno che ha prodotto il Bipolarismo in Italia, credo che egli stia lavorando di sponda non solo i moderati dell’Unione ma anche il Premier: le aperture alla riforma della legge elettorale sono un forte segnale a non cedere alle tentazioni “centriste” e multipartitiche che un sistema tedesco potrebbe innescare.

    Nel frattempo bisognerà tenere insieme gli alleati per arrivare “tosti” al prossimo voto.
    E il collante è ancora lui…

    Un salutone

  4. @ Monica
    Mah, la mia opinione è che se la “destra” avesse superato l’esame di maturità, alle offerte della sinistra avrebbe semplicemente riso in faccia. Non ci si fa dettare l’agenda politica, per una sorta di complesso d’inferiorità nei confronti del “culturame” di sinistra e degli aedi progressisti che infarciscono le pagine dei giornali e le trasmissioni televisive, da una controparte politica che è lì per lì per tirare le cuoia. La sinistra è assediata dalla realtà e dovrebbe esserlo anche dalla destra: ma dalla lampada di Aladino made in China comprata con lo sconto e senza scontrino al mercato delle pulci della suburbia metropolitana ha tirato fuori, ma guarda un po’ che fantasia!, la questione della legge elettorale. E guardiamoli allora, questi fessi della CDL (ma come si fa a parlare della successione di Berlusconi e a lamentarsi dell’italica gerontocrazia se il settantenne aspirante sciupafemmine è ancora molto più sveglio di tutti i ragazzotti appena cinquantenni del suo quartier generale, nonostante i pochi capelli per di più trapiantati, il cuore ritoccato, le rughe ripassate col ferro da stiro?), dicevo questi fessi della CDL tutti col nasino in su a rimirar incantati cotanto miracolo! Ma no, non ci credo…
    Povero il nostro condottiero! 😦

    @ Vfiore
    Arrossisco…di piacere! 🙂

  5. Invece, vuoi vedere che questi son capaci di soccorrere il Titanic votando il rifinanziamento della missione in Afghanistan?

    Anche Berlusconi però, il suo contegno nei giorni della crisi di governo (bella questa, il governo è in crisi da quand’è nato) è stato quanto mai ambiguo.
    E induce il sospetto di un bel baratto: il dodecalogo prodiano non contempla la riforma televisiva e il conflitto di interessi (beninteso, nessun sacrificio da parte dei rossi, visto che di conflitti di interesse ne hanno una caterva, e sono certamente ben rappresentati in Raiset).

    La Destra diventerà matura quando riuscirà a fare a meno anche di Berlusconi. Ricattabile e ricattante, quest’ultimo, per molteplici ragioni. E deve anche liberarsi dalle incrostazioni socialisteggianti residuanti dalla genesi impropria che buona parte di essa ha: le ceneri del fascismo.
    Certo, allo stato non si vede proprio come possa fare sia l’una che l’altra cosa.

    E quindi continuiamo a scavare…..

  6. Non dobbiamo dimenticare che se ci troviamo in questa situazione è solo perché in campagna elettorale Berlusconi ebbe il coraggio di prendere il toro per le corna; se aspettavamo i suoi colonnelli, avevi voglia! Generali si diventa o ci si conferma in battaglia. E dunque è semplicemente inutile criticare l’anomalo Berlusconi, con tutte le sue magagne e i suoi interessi, se nessun altro, come sarebbe potuto accadere in questi giorni, dimostra carisma, iniziativa, chiarezza, decisione e leadership. E per quanto riguarda le incrostazioni socialisteggianti, se non fosse stato per il solito Berlusconi al momento di creare il Polo delle Libertà, a quest’ora al posto di quelle avremmo avuto ancora un’inutile estrema destra parafascista. Purtroppo questa è la realtà! E tuttavia quanta strada è stata fatta, a destra. Basta guardare dall’altra parte…

    E perciò continuiamo a scavare… 😉

  7. Ma io quello non lo nego.
    Né i meriti di Berlusconi, né l’assoluta mancanza a destra di qualcuno che possa prenderne il posto in questo momento.

    Ma di occasioni ne ha sprecate tante anche lui, soprattutto quando era al governo. S’è sempre rifiutato di affondare il colpo.
    I motivi spesso erano oggettivi, d’accordo, di sistema per intenderci. Molte volte anche soggettivi però.

    E se non l’ha affondato allora (e pare neanche ora abbia voglia di farlo), non lo farà mai. Ma quel colpo deve essere dato.
    Criticarlo quindi non mi sembra inutile, se con tutti i suoi meriti un suo superamento sembra comunque necessario.

  8. Oh, mai io non mi riferivo in particolare a te! 🙂
    E’ che spesso vedo serpeggiare dalla “nostra” parte politica un certa disillusione su certe “tare” culturali che sembrano perdurare a dispetto di tutto e di tutti. Tipo la “destra sociale” & C. ecc. ecc. E non sfugge a nessuno che la personalità di Berlusconi è di quelle portate per propria natura a quadrare il cerchio e a cercare il compromesso. Vedi certi esercizi acrobatici in politica estera: atlantismo e pacche sulle spalle con Putin, difesa dell’Occidente e appoggio senza se e senza ma all’entrata in Europa della Turchia! In questo Berlusconi è molto, molto italiano. Ma in “questo” momento non ci resta che chiudere un occhio.
    I difetti li vedo benissimo. E di fatti che mi hanno fatto disperare nella passata legislatura ce ne sono stati parecchi. Ne cito solo uno: il caso Abu Omar. E’ gravissimo che il governo di Berlusconi non abbia avuto il coraggio di assumersi – e con orgoglio! – le proprie responsabilità. Fu anche segno di cecità, in quanto avrebbe avuto facilmente il sostegno popolare (Paura di vincere!!!). E perse l’occasione per dimostrare chiarezza in politica estera, per dare un salutare cazzotto sui denti all’ala militare della magistratura rossa, e per sfidare l’ipocrisia dei media. E per far sentire la presenza di uno Stato serio.

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