Body & Soul

Per i manichei tutto è fuori del corpo, per gli utilitaristi tutto è dentro. E’ il patto Molotov-Ribbentrop contro l’integralità della persona in anima e corpo. Per gli uni il corpo è Satana, per gli altri è Dio. Un Dio, che va servito a suo modo, intendiamoci, con la sua logica, che è mortale. E quindi ciò che è suo, la relatività, va adorata e rispettata con la massima precisione: di qui i vari gradi di dignità della vita, di qui la monomaniaca ricerca scientifico-feticistica di sapere con la massima esattezza possibile l’ora, il minuto, il secondo e il nanosecondo dell’alba e del tramonto dell’animale detto uomo. Insomma: il noiosissimo e meschinissimo aspetto tecnico del voyerismo della nascita e della morte. Ma se non esiste lo spirito, dov’è la libertà interiore, dov’è la libertà morale? Se tutto è nel corpo, sia pur nella sua fantasmagorica complessità e raffinatezza, dov’è la libertà se non nell’atto e nella piena e totale disponibilità di se stesso? Negando o trascurando il valore della libertà interiore, la sola che mantenga libero l’uomo anche quando è in catene, la sola che sappia soffrire nell’animo i dardi dell’oltraggiosa fortuna, ai moderni profeti della libertà non resta altro che rivendicare la libertà nell’atto, fatte salve nebulosissime clausole di non aggressione, fino all’assurdo teorico e pratico; come se l’uomo, fin dalla sua nascita e per il solo fatto di vivere, non contraesse obblighi morali non scritti col prossimo. Perciò, dopo il nichilismo della società della volontà generale, dello Stato e del Partito; dopo il nichilismo della Nazione e della Razza sorta in reazione al primo nichilismo; dopo il compromesso del nichilismo debole della società del welfare; avremo il nichilismo dello Stato minimo utilitarista: un ossimoro perché nella società dell’utile anche il cosiddetto capitalismo sarebbe spazzato via. Con la sua etica dell’investimento, col rifiuto della tesaurizzazione, con la sua rinuncia virtuosa a  qualcosa oggi, per avere di più domani, il capitalismo è il meno materialistico dei sistemi economici e abbisogna di fiducia e pazienza, almeno da un punto di vista più largamente sociologico; fiducia nei risultati a lungo termine, pazienza nelle difficoltà del singolo e nelle disuguaglianze sociali contingenti che il dinamismo economico comporta; mentre l’invidia patologica è il sentimento basico dei sistemi statici di ridistribuzione della ricchezza.

Ma soprattutto le due fazioni, che sotto varie denominazioni infestano l’umanità dalla notte dei tempi, fra le molte colpe di cui si sono macchiate – tutte singolarmente meritevoli dei pianti e dello stridor di denti della Geenna – hanno quella imperdonabile di aver confuso la mente del popolo di Dio e anche di quello non di Dio su certe elementari nozioni di moralità. Tipo quel robusto e sonoro comandamento: non desiderare la donna d’altri. Anche qui i novissimi utilitaristi vanno a braccetto coi bigotti manichei: provi piacere a guardare una donna? La vuoi! La vorresti! E’ il corpo che parla! Per i primi la norma è disumana perché l’uomo è il corpo, per i secondi è giustamente disumana perché l’uomo è fuori del corpo. Ma come? Se io, andando a zonzo per la città, senza una meta e con la testa programmaticamente fra le nuvole, con l’atteggiamento ricettivo del vero cacciatore di fuggevoli impressioni, vengo improvvisamente e piacevolmente folgorato dalla visione di un notevolissimo esemplare femmina della razza umana, che è la preda più ambita di una caccia del genere, con un volto espressivo di soggiogante bellezza e la regale corona dei serici capelli e l’occhio spietato della dea, ma che in più magari ha una certa grazia felina nella figura, specialmente in quello snodo critico fra il tronco e le gambe, quel curvo raccordo che solo la natura sa disegnare e che coordina armoniosamente & visibilmente l’elastico corpo sino all’ultimo muscoletto delle dita del piedino e attizza il fuoco della sensualità in ogni maschio che abbia superato il quindicesimo anno di età; se, come regolarmente mi accade quando nessuno mi può sentire, non riesco a trattenermi dal sibilare tra i denti una non troppo onorevole esclamazione (quella!); e se, vinto dall’incanto della visione, non riesco nemmeno a trattenermi dal voltarmi indietro ed indugiare nella contemplazione estatica della sinuosa scia della cometa; tutto ciò significa che io desidero quella donna, che io la voglio? Che brutta e rivelatrice malattia credere in un Dio che chieda agli uomini cose contronatura! Io omaggio la bellezza e la onoro. Attrazione non significa desiderio: identificare l’attrazione con il desiderio è un ragionamento da schiavi! Così come l’oscenità non è la nudità del corpo, ma un corpo spogliato dello spirito: che riduce l’uomo alla sola carne, nell’umiliazione e nell’esibizione della malattia o nell’orgoglio e nell’esibizione della salute, laddove lo spirito riscatta quella e illumina questa.

Advertisements

18 thoughts on “Body & Soul

  1. Sottoscrivo in pieno. Tanto per non cambiare. Tant’è vero che ci fu un periodo (oggi remoto) dove Eros e Agape erano inscindibili.

  2. Mi permetto di non essere d’accordo con la tua fascinosa descrizione. E, credimi, mi costa grande rincrescimento. La nostra capacità di contemplazione estetica esiste, ma esiste purtroppo anche la nostra volontà corrotta dalla disobbedienza che ci ha meritato la cacciata dall’Eden e la perdita dell’innocenza primitiva. Per cui scindere contemplazione e governo della volontà ci è diventato impossibile. Noi siamo in grado solo di volgere al male anche gli atti che di per sé sono più belli e più puri. Non ho paura di passare, dicendo così, né per retrogrado, né per calvinista, né per bigotto integralista e nemmeno per homo medievalis fuori tempo. La realtà del male che pervade e ci circonda è innegabile e, tanto per fare un usatissimo esempio, i nostri media sono pieni di immagini di donne (o di uomini) superbelli che solo teoricamente sono oggetto di godimento estetico. In realtà sono un invito proprio a quel desiderio che va contro il buonvolere di Dio. Che non esige da noi comportamenti contro natura, ma solo il rispetto della nostra integrità continuamente minacciata dal principe di questo mondo. Dalle cui catene ci possiamo slegare alla condizione di volgerci alla croce che Cristo ha portato per primo. Condizione da schiavi la nostra? No, condizione da liberi e da figli se seguiamo la sua via. Via che nasce nella rinuncia e che termina nel trionfo della gioia e della gloria.
    Forse qualcuno dirà che ho ripetuto le solite geremiadi. Forse. Però solo per questa strada siamo in grado di vincere il più nero dei nostri oppressori: il nostro io fradicio di male.

  3. @ Xavier
    Non volevo certo fare l’araldo della volgarità e dell’esibizionismo, come quella che tu porti ad esempio, e come è chiaro da quanto ho scritto nelle ultime righe. Per provare il punto, mi son dipinto al peggio, e in tono semiumoristico, ma nel cerchio della verità.
    Non posso però altrettanto chiaramente accettare queste tue affermazioni, se portate all’estremo: “Per cui scindere contemplazione e governo della volontà ci è diventato impossibile. Noi siamo in grado solo di volgere al male anche gli atti che di per sé sono più belli e più puri.” Perché sarebbe la fine dell’arte e delle arti, delle quali hai dato involontariamente una stupenda definizione: contemplazione e governo della volontà. La vittoria di Apollo su Dioniso. E in questo senso l’arte è un’ancella della religione, ed è una vittoriosa esplorazione dei sensi.
    E’ Gesù che dice “Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo cavalo e gettalo via”: il tuo occhio, non l’oggetto della tua percezione. Ed è Maometto invece che mette il Burka alle donne. La bellezza non è un “cibo impuro”. Saper guardare la bellezza, senza scandalo, cioè senza la corruzione del cuore: ecco l’arte!

  4. Accetto il saggio rimbrotto. Probabilmente, ma, al solito molto sinceramente, la penna mi è un po’ sfuggita sopra le righe. E poi mi piace il tuo “saper guardare la bellezza senza la corruzione del cuore”. Non saranno molti, ma ammetto che c’è chi ci riesce.
    Va bene. Quaeso mihi ignoscas.

  5. e siamo solo biochimica e scariche elettriche e ricezione della luce riflessa sugli oggetti da parte dei nostri bastoncelli, e l’emozioni sono solo un sapiente dosaggio di ormoni sciolti nel sangue che nutre e informa il cervello? solo carne e materia?
    oppure, scendendo nell’infinitamente piccolo, il mucchio di molecole ordinate che ci compone è fatto di particelle infinitesime tenute insieme da forze debolissime, e circondate dallo spazio vuoto? tutto spirito, illusione e polvere rossa?
    entrambi, direi io, e ciò che riempie il vuoto e svuota la materia è la nostra anima, vero ricettacolo di mondo e vera porta sull’infinito.
    il bello, la sua creazione e la sua contemplazione (anche carnale, soprattutto quando si trasforma in brividi e liquidi e rantoli) è una delle soglie tra il mondo che noi vediamo e chi dentro di noi vede il mondo.

  6. Quasi mi dispiace dover commentare, perché il tuo post è talmente perfetto (il climax è all’altezza dello “snodo critico fra il tronco e le gambe”, una criticità che molte pecorone dai pantaloni a vita bassa sono manifestamente incapaci di cogliere su di sé) che dovermi produrre in queste brevi note mi fa sentire come un bombolettaro intenzionato a scrivere parole d’amore sulla Pietà di Michelangelo.
    Eppure sai – lo sapevi già mentre buttavi giù la prima stesura, confessa! – che mi corre l’obbligo di puntualizzare un certo passaggio del tuo discorso. Quando stigmatizzi l’avvento dello “stato minimo utilitarista”, rischi di deprecare la base ideale di un assetto politico-istituzionale che, nel mio piccolo, vado perorando da qualcosa come tre lustri a questa parte.
    Lo stato è una somma di monopoli apoditticamente e autoritativamente determinati, è una concentrazione di competenze eminentemente etiche che può predicarsi solo ed esclusivamente dell’utilità. Gli istituti collettivi a bagno nella Storia perseguono il massimo dell’utile per il maggior numero di persone – che altro dovrebbero (potrebbero) fare?
    Io ho speso molto del mio tempo a raccontare (alla meno peggio) come lo gnosticismo e il materialismo si fingano nemici per potersi meglio reggere bordone dietro le quinte. Ma in questo mondo il contrappunto dialettico tra quelle due concezioni soteriologiche (beccati ‘sti paroloni, Zamax!) è imprescindibile, perché rinvia alla molto umana tentazione di scindere perfettissimamente ragione e istinto. Anche nel governo della convivenza associata: per cui, se stato utilitarista ha da essere, che sia il minimo dei minimi. Se non altro ci sarò data l’opportunità di non liberarci della libertà, di dover operare scelte morali che trascendano l’atto puro e semplice. Lui (L maiuscola) voleva significarci anche questo, secondo me.
    Ammazza quant’ho scritto.

  7. @ Ismael
    Hai ragione e confesso. Quello è il punto debole del post. Non perché abbia intenzione di rimangiarmi alcunché. Solo che può essere frainteso, tanto che il mio prossimo post voleva vertere proprio su quel punto. Con un gran bel discorso magniloquente su giusnaturalismo e giuspositivismo, sulla condanna della società “libera” a essere “cristiana”, sulla espansione a “fisarmonica” di questa società, tra la trasgressione e l’eterno ritorno al decalogo (mai allo stesso punto di prima però, e il segmento di risulta è lo spazio guadagnato dalle libertà civili controbilanciato dal ritrovato primato del diritto naturale) ecc. ecc. Con “stato minimo utilitarista”, con l’accento posto sull’ultimo aggettivo, (lo “stato massimo utilitarista” sarebbe l’inferno!) intendevo appunto la fase “patologica” o “trasgressiva” di questo processo, la sua deriva ideologica, ecc. ecc.

    Hai perfettamente ragione anche nell’individuare il climax. Anzi il post è nato proprio da lì, dalle due parole “snodo critico”, col suo sottofondo scherzoso: il resto è venuto da sé, sopra e sotto. A mo’ di protesta, contro il tetro grigiore delle discussioni professorali, la falsa disinvoltura delle chiacchere televisive, e la volgarità che come una condanna sembra accompagnarsi al sesso parlato e scritto, volevo descrivere con grazia leggera ma anche con verità una scena molto comune dell’attrazione tra i sessi.
    Pensa che bel cimento sarebbe per un artista riuscire a scrivere con perfettissima innocenza una leggiadra poesia ispirata allo snodo critico e offrirla in dono all’amata: un trionfo!

  8. @ Xavier
    Ma, caro Lino, nessun “rimbrotto”, per amor del cielo! Il tuo commento anzi mi ha indotto a fare una piccola modifica, nelle ultime righe (attrazione/desiderio) per chiarire meglio il mio pensiero.
    Di mio in più ho un gusto un po’ spericolato per l’ironia e lo spettacolo del mondo me ne offre ogni giorno innumerevoli occasioni di impiego. Mi perdono col fatto che l’impiego anche contro me stesso, e le mie debolezze.

  9. @ Ismael di nuovo
    Hai talmente ragione sul punto “debole”, che quella infatti è stata l’ultima parte scritta. Sentivo il bisogno di rielaborare e ampliare il concetto, ma poi, ai primi sintomi di stanchezza, il diavoletto tentatore dei bloggers della domenica ha cominciato a spifferarmi all’orecchio: ma sei pazzo? Ma chi te lo fa fare? Ho obbedito. Al diavoletto.

  10. @ Baron Litron
    Ma in piemontese non si usano le maiuscole? O è una sorda protesta contro la grandeur franciosa?
    La tua ultima frase si potrebbe rendere con l’immagine del dito di Dio che incontra il dito dell’uomo…

  11. no, no, non usare le majuscole è soltanto flaccida mia pigrizia. e inoltre, mi fa fare attenzione ad usarle per i nomi davvero degni. continua a scrivere, sei sempre fonte di freschezza.

  12. Io mi avvento direttamente sull’incipit!

    Ove io ritenga che l’anima sia emanazione del corpo (pur riconoscendo che si possa benissimo invertire i ruoli), e che entrambi non sussistano separatamente (se non come altro dal singolo corpo e dal singolo spirito), sono da considerare un utilitarista? O magari un materialista?

    No, perché in tal caso avrei qualcosa da ridire.

  13. @ Maedhros
    Che Maedhros si “avventi” non mi sorprende proprio! Lui, i suoi interlocutori, li prende per il collo! 😀

    Mi accorgo benissimo che i miei post hanno sempre qualcosa di “grandioso”, e non parlo dei risultati, quanto del fatto che invariabilmente tendono ad abbracciare con un solo sguardo l’uomo e la storia (bum!). Di qui il pericolo di cadere in qualche semplificazione di troppo; in questo caso il termine “utilitarista”. Come ho già scritto una volta, sta all’intelligenza del lettore prendere con le pinze certe definizioni. A questo proposito ricordo che anche Stuart Mill, di cui conosco appena appena l’opera, si era reso ben conto della conseguenza logica del determinismo della filosofia utilitarista (“il necessitarismo assoluto”): la negazione della libertà e responsabilità individuale. In qualche modo cercò di porvi rimedio … con qualche gioco di parole.

    Ma questo non c’entra con la tua domanda. Alla quale risponderò col prossimo post (che non sarà dunque quello cui accennavo a Ismael: quando si dice la forza dei propositi! Ma io sono un uomo e mi assolvo, tié!) che si intitolerà, dopo “Body & Soul”, “Corpo & Anima”. Chiarirò meglio concetti già espressi, con acribia quasi didattica!

    In ogni caso certamente anima e corpo non sussistono separatamente. Vivendo nel mondo sensibile, in verità, anche quando parliamo di anima, involontariamente pensiamo ad una specie di esistenza parallela. Ma noi siamo interamente corporei e tuttavia abbiamo un’anima: e allora cos’è l’anima? Alla prossima.

  14. Che Maedhros si “avventi” non mi sorprende proprio! Lui, i suoi interlocutori, li prende per il collo!
    ———————————————-

    Ma no! E’ solo cattiva stampa….
    😉

    Attendo ansioso (il prossimo post).

  15. Il corpo è solo la decadente e abominevole prigione dello Spirito. L’attrazione coincide con il desiderio, che è opera del Creatore Malvagio, artefice della tunica di carne. La donna incitando l’uomo al desiderio e all’accoppiamento ha la colpa gravissima di perpetuare questo mondo diabolico. Il connubio tra uomo e donna è un’aberrazione. I feti si formano per opera dei demoni, e la loro produzione è maledetta. Il matrimonio è meretricio e va abbandonato!

  16. @ Antikosmikos
    Disprezzare la creazione significa disprezzare Dio. A me la creazione piace. Ne riconosco i limiti ma è un prologo della perfezione. Eva soprattutto: la trovo spettacolare. Se questo è il mondo, pensa che bello il Paradiso! Allegria!

  17. Il Vero Dio ha creato solo lo Spirito. L’artefice della creazione materiale è un altro Dio, il Creatore Malvagio, e alla sua opera va il mio disprezzo. Il Paradiso è del tutto estraneo a questa natura carnale.

  18. @ Antikosmikos
    Pur di guarirti dalle tue nefande concezioni ereticali, e per salvarti l’anima oltre che il corpo, ti rivelo un segreto, che mi ha spifferato all’orecchio in persona Colui che disse “Io sono l’Alfa e L’Omega”: nel Paradiso la natura carnale non sarà rinnegata, ma superata, e con tutto il bello stile della Nuova Gerusalemme. Così l’anima finalmente non convivrà col corpo, ma sarà tutt’uno con esso, anzi con …Lui, nella Copula Mistica alla quale tutti aneliamo. Pensa che bello!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s