Bene & Male

Il paradosso cristiano

Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio, e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. (Giovanni, 8, 1-11)

In questo famoso episodio evangelico vediamo gli scribi e i farisei – il ramo secco della fede – tendere una trappola a Gesù: se egli avesse raccomandato il rispetto della Legge Mosaica, la sua fama di bontà e longanimità fra i seguaci sarebbe stata scossa; se al contrario avesse comandato di lasciare andare libera l’adultera avrebbe bestemmiato la stessa Legge. Ma Gesù non risponde con la parola. Fa un gesto misterioso: si china e si mette a scrivere per terra. In verità già questo è un gesto dimostrativo ed una risposta; ma che non viene compreso. Significa:

Di quale Legge parlate? La Legge di cui parlate è quella che Dio, nel suo intervento straordinario, abbassandosi come ho fatto io,  ha ordinato a Mosè di mettere in pratica tra la vostra gente, come sta scritto: “In quel tempo mi ha ordinato di insegnarvi prescrizioni e decreti perché li pratichiate nella terra dove state per passare a prenderne possesso” (Deuteronomio, 4, 14). Ma questa Legge è scritta sulla terra perché è fatta per la terra. E come per le cose scritte sulla terra, ecco, viene la tempesta e le porta via. Ricordate invece, piuttosto, che Dio vi ha dato anche un’altra legge, una Legge di Vita, come sta scritto: “Vi ha rivelato la sua alleanza, ordinandovi di praticarla: le dieci parole, e le ha scritte su due tavole di pietra (Deuteronomio, 4,13).  E come per le cose scritte, cioè incise, sulla pietra, ecco, viene la tempesta e non le porta via.

Ma essi non capiscono, e insistono nell’interrogarlo. Allora Gesù alza la testa e dice “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Che significa:

Voi avete chiuso il vostro cuore alle parole di vita eterna, come sta scritto: “Non odiare il fratello nel tuo cuore; correggi francamente il tuo compatriota e non gravarti di un peccato a causa sua. Non vendicarti e non serbare rancore ai figli del tuo popolo. Ama il prossimo come te stesso. Io sono il Signore.” (Levitico, 19, 17-18,) e come già io stesso vi ho detto: “Amerai il Signore Dio Tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” (Matteo, 22, 37-40). E avete al contrario pervertito la gerarchia delle due leggi, volendo incidere sulla pietra, eternandolo, quello che sta scritto sulla terra e che è fatto per cambiare e perché sia temperato dalla misericordia. Ma io non vi dico che la Legge che Mosè vi ha data è sbagliata. Sta a voi cambiarla e usare misericordia, oppure applicarla, senza pietà. Avanti dunque, chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. Oppure, volete cambiarla questa Legge che, vedete, scrivo di nuovo sulla terra, e che domani non si vedrà più?

Quando poi Gesù dice alla donna: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” ribadisce due concetti che stanno alla base della civiltà cristiana. L’espressione non condannare (che è un altro modo di dire non giudicare) va intesa in senso biblico e significa che nessuno può sostituirsi, sulla terra, al giudizio finale di Dio. E quindi è una condanna dell’idolatria della Legge Mosaica, nella quale erano caduti gli scribi e i farisei. Significa, per usare un linguaggio moderno, rimettere il diritto positivo al suo posto, marcare la sua natura terrena e cangiante, ed è un invito alla sua continua rimodellazione, che diventa un obbligo morale di misericordia, quando la società sia in grado di assorbire quelle che in concreto diventano delle depenalizzazioni. Nel contempo però Gesù, con quel “non peccare più” ribadisce il valore supremo della Legge Morale, e quindi l’esistenza di un diritto naturale. Come ho già scritto altre volte, questo elastico rapporto tra la Legge Morale e la Legge Positiva definisce il campo delle libertà civili dell’Occidente. Fenomenologicamente esse si ampliano sempre con un primo impulso di trasgressione, in cui la libertà si accompagna alla negazione della Legge Morale e quindi di un diritto naturale; ma lo spirito di autoconservazione della società ben presto ne frena la carica distruttiva: non si torna indietro alla situazione precedente e il segmento di risulta di questo processo è in effetti una più grande e concreta libertà civile, ma allo stesso tempo la società si trova costretta a ribadire la supremazia e la necessità di un diritto naturale. E’ la sua forma di pentimento. E questo pentimento è il prezzo della sua libertà. Cosicché la società se vuole rimanere libera, volente o nolente, deve rimanere cristiana. Ma a pagare il prezzo dell’inutile trasgressione saranno sempre i cristiani; e questo è il paradosso cristiano: il mondo sarà necessariamente sempre più cristiano e i cristiani saranno sempre perseguitati.

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8 thoughts on “Il paradosso cristiano”

  1. Interessanti riflessioni sull’essenza del Cristianesimo: “se la società vuole essere libera, volente e nolente, deve rimanere cristiana (…) il mondo sarà necessariamente sempre più cristiano , e i cristiani saranno sempre perseguitati”. E infatti è proprio ciò che avviene. Purtroppo il martirio non fa per me. Gli ebrei ti stroncano di querele con le loro ADL. Gli islamici lanciano mortifere fatwe. E noi? Il silenzio degli agnelli in Darfur, in Turchia, in Indonesia, nelle Filippine, a Timor Est, nelle Molucche. E ora Bagnasco minacciato di morte con la stella a cinque punte e con un proiettile nella busta. Massì, tanto è cristiano….

  2. E se confondessimo Cristianesimo e Cattolicesimo? Forse è il Cattolicesimo ad essere il bersaglio preferito. La storia delle persecuzioni è costellata da diverse motivazioni.

    Le prime persecuzioni romane nacquero per un motivo molto semplice: l’incapacità dei primi cristiani di rapportarsi al mondo romano come cives di un impero universale basato sulla visione del principato augusteo. In particolare i Romani guardavano con sospetto chi non si dedicava alle istituzioni civili, è questo è il segreto della grande tenuta dell’impero nei secoli, retto dagli eserciti e dai municipia, organizzati su una base rappresentativa locale.

    Quando poi il Cristianesimo cresce, come organizzazione ecclesiastica di tipo piramidale, connessa ai riti organizzati nelle diocesi, qua e là nell’impero, viene a cozzare contro una istituzione principesca di tipo orientale, che univa sacro e profano. Nel dominato di Diocleziano, all’epoca delle più cruente persecuzioni, l’avversario è già la Chiesa. Però è cambiato il rapporto del potere con la religione. Mentre con Augusto siamo a un ritorno della tradizionale unione/separazione di IUS e FAS, nell’ambito complessivo della Religio, che comportava un ufficio pubblico e uno tipicamente privato, il primo fatto di auspicia e il secondo di divinità protettrici delle case e dei campi, con Diocleziano siamo oltre. Egli ha una visione sacrale e unitaria del potere del Dominus e non a caso inizia una grande persecuzione in Oriente, laddove è nato il monoteismo, che mette in discussione l’unitarietà del potere imperiale. Pochi anno dopo il successore Costantino capisce qual è il problema: i cristiani, organizzati nella Chiesa, sono irriducibili rispetto alla questione dell’imperatore/dio. Solo con Gelasio si arriva alla separazione dei troni, che tuttavia scompare, fino a Napoleone.

    Io credo che il “cristianesimo” (cioè la religione di Cristo, il Messia) nel suo complesso sia legato alle conquiste della civiltà occidentale. Ma non il cattolicesimo inteso come organizzazione della religione su base gerarchica, pienamente identificata con la Chiesa di Roma.

  3. @ Nessie
    Il mio accenno alle “persecuzioni” riguardava più che altro una logica interna all’Occidente, cioè già cristiana e matura. Voglio dire che in Occidente i cristiani saranno sempre “sopportati” e tendenzialmente emarginati, perché il naturale impulso verso la libertà si colora nella maggior parte dei casi di un sentimento d’odio o d’insofferenza verso la morale. Ma una libertà così conquistata è un frutto avvelenato che presto produce effetti contrari a quelli sperati. Il riflusso che ne consegue porta ad un recupero – non sul piano normativo (o almeno non principalmente), ma su quello culturale – dell’eterno Decalogo. Il risultato è che si amplia il ventaglio dei comportamenti “legali”, ma questo non equivale, nella maturata coscienza dell’opinione pubblica, ad una loro “santificazione”. E quindi rimane intatto, ed è vitale, il diritto incondizionato di critica morale, cioè di mettere in discussione la “liceità” (morale) di tali comportamenti.
    L’esempio più eclatante di questi tempi è la questione “omofoba”.

  4. @ Watergate
    Il grande Milan mi ha impedito di dare una risposta al tuo impegnativo commento. Intanto mi hai dato lo spunto per un piccolo e “provocatorio” post.

  5. La grande dichiarazione di Berlusconi, lo smemorato di Arcore, me ne ha fatto venire in mente uno anche a me 🙂 ma ho preferito tacere. Rinvio alla prossima settimana, quando starete godendo e vi arriveranno i frutti avvelenati 😛

  6. Maestro, ho un problema con il sesto del Decalogo.
    Voglio dire, considero quei comandamenti tutti santissimi, e ritengo che il quinto, il settimo e l’ottavo (rafforzati dagli ultimi due) siano i più importanti per l’ordinato dominio di Cesare.
    Non mi soddisfaceva appieno l’imperativo di onorare il padre e la madre, ma sono giunto alla conclusione che il pezzo che consideravo mancante, e cioè “quando se lo meritano”, fosse sottinteso nel precetto.

    Ma col sesto mi struggo mica male.
    Il disagio ruota tutto intorno alla mancata definizione degli atti impuri, e non credo che sia accettabile in questo caso che ognuno li definisca come gli pare.
    Occorre un’interpretazione autentica, o quantomeno autorevole in senso dottrinale.

    Vienici in soccorso, ti prego!
    😀

  7. @ Maedhros

    Se vai qui:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Dieci_comandamenti

    ti accorgerai che quanto scritto nelle famose tavole di pietra è stato oggetto di varie sistemazioni. Che io sappia (ma può darsi che mi sbagli) nella Bibbia non si parla di “atti impuri” (un’espressione vasta come l’universo e moooolto cattolica 😉 ). Forse l’hanno messo per non ripetere due comandamenti quasi (quasi!) identici: “non commettere adulterio” e “non desiderare la donna d’altri”.

    Tuttavia questo non cambia le cose. Non cadiamo nel feticismo dell’interpretazione “letterale”, non tanto perché “sbagliata” ma perché “insufficiente”. La cosa importante è spiegare perché Cristo dica che le “dieci parole” si riducano nell’essenza a quei “primi” due comandamenti citati da Gesù (Matteo, 22, 37-40).
    Che come noterai non corrispondono nemmeno a quelli del Decalogo “tradizionale”.
    Per la confusione dei “sapienti”.

    I “dieci comandamenti” sono inseparabili uno dall’altro; sono le dieci facce della stessa realtà.

    Vorrà dire che mi toccherà fare un post sull’argomento. Se poi arriveranno gli strali del Vaticano mi difenderò accusando quel diavolo di Maedhros, che mi ha indotto in tentazione. Ma non credo che succederà… 🙂

  8. Ah ecco! M’ha fregato il catechismo!
    😀

    Ma quindi il sesto può essere infranto solo da coloro che si promisero davanti a Dio.
    Mi sa che dovrai affrontare anche quest’aspetto nel tuo post.

    Io intanto mando una mail al Vaticano, con il link al tuo sito….
    😉

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