E adesso Sarko dovrà ri-fare i francesi

Sarkozy ha vinto. La grande partecipazione al voto lo ha favorito. Gli elettori centristi e dell’estrema destra lo hanno sostanzialmente premiato e non hanno ascoltato i loro leader, Bayrou e Le Pen. Ciò significa anche la vittoria dell’approccio politico del nuovo presidente francese, ostentatamente estranea alla logica dei partiti e alle tattichette delle transazioni di piccolo cabotaggio (capito Casini?),  quella forma che è già sostanza in quanto nello sclerotizzato panorama transalpino è una relativa novità. Diciamolo: è una riedizione berlusconizzata, quindi modernizzata, del gollismo. Secondo i primi sondaggi nel campo di Bayrou (che aveva detto democristianamente – ma che brutta malattia! – che non avrebbe votato Sarkozy) il 40% dei suoi sostenitori ha votato Sarkozy contro il 38% per la Royal, e il resto si è astenuto. Nel campo di Le Pen (che aveva invitato all’astensione) invece ben il 63% degli elettori ha votato per Sarkozy e solo il 12% per la Royal. E’ un fatto importante culturalmente, e che mi sembra invece  sottovalutato, che d’ora in poi anche la figura del brillante e sulfureo leader della Francia ultranazionalista avrà qualcosa di démodé. Gli roderà molto, al vecchio leone, che i suoi siano stati sedotti dal messaggio ragionevolmente nazionalista, ragionevolmente identitario, ragionevolmente sécuritaire (e quindi con qualche possibilità di applicazione concreta)  dell’aggiornato semipopulista di purissima origine …ungherese, per di più screziata d’ebraismo.

Nell’attesa dell’arrivo del nuovo presidente, favoleggiato in Italia come cattolico e liberale, dentro e fuori la Sala Gaveau, la folla di migliaia di simpatizzanti ha intonato spontaneamente la Marsigliese, il canto giacobino della repubblica nata dalla Rivoluzione francese. Nessuno avvertiva l’intima contraddizione di un tale atteggiamento e se qualcuno avesse fatto delle osservazioni al riguardo, sarebbe stato giudicato stravagante o peggio. Ciò dice molto della temperie culturale dentro l’esagono: i conti con l’eredità culturale della Rivoluzione Francese si faranno, e si stanno facendo, ma con calma. E Sarkozy, animale politico, queste cose le sa benissimo. Per cui nel suo sentito ed ecumenico discorso di ringraziamento al popolo francese, ha alternato la solita insolita franchezza su alcuni temi, soprattutto l’identità culturale francese:

Le peuple français s’est exprimé. Il a choisi de rompre avec les idées, les habitudes et les comportements du passé. Je veux réhabiliter le travail, l’autorité, la morale, le respect, le mérite. Je veux remettre à l’honneur la nation et l’identité nationale. Je veux rendre aux Français la fierté d’être Français. Je veux en finir avec la repentance qui est une forme de haine de soi, et la concurrence des mémoires qui nourrit la haine des autres.

ma anche occidentale, con un non troppo velato accenno alla condizione femminile nei paesi mussulmani:

Je veux lancer un appel à tous ceux qui dans le monde croient aux valeurs de tolérance, de liberté, de démocratie et d’humanisme, à tous ceux qui sont persécutés par les tyrannies et par les dictatures, à tous les enfants et à toutes les femmes martyrisés dans le monde pour leur dire que la France sera à leurs côtés, qu’ils peuvent compter sur elle.

La France sera au côté des infirmières libyennes (bulgares) enfermées depuis huit ans, la France n’abandonnera pas Ingrid Betancourt, la France n’abandonnera pas les femmes qu’on condamne à la burqa, la France n’abandonnera pas les femmes qui n’ont pas la liberté. La France sera du côté des opprimés du monde. C’est le message de la France, c’est l’identité de la France, c’est l’histoire de la France.

ad un vago cerchiobottismo su tutto il resto. Bocca chiusa, anzi sigillata, sul terreno economico, invero poco adatto alla liturgia del trionfo. Beneaugurante un accenno, applaudito, agli Stati Uniti:

Je veux lancer un appel à nos amis Américains pour leur dire qu’ils peuvent compter sur notre amitié qui s’est forgée dans les tragédies de l’Histoire que nous avons affrontées ensemble. Je veux leur dire que la France sera toujours à leurs côtés quand ils auront besoin d’elle.

Mais:

Mais je veux leur dire aussi que l’amitié c’est accepter que ses amis puissent penser différemment, et qu’une grande nation comme les Etats-Unis a le devoir de ne pas faire obstacle à la lutte contre le réchauffement climatique, mais au contraire d’en prendre la tête parce que ce qui est en jeu c’est le sort de l’humanité tout entière.

E’ finita com’è incominciata. Con la folla che intonava l’inno nazionale:
Marchons, marchons!

E questa è la nazione con cui Sarko dovrà fare i conti. Bonne chance!

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17 thoughts on “E adesso Sarko dovrà ri-fare i francesi

  1. E’ andata bene, un ottimo risultato. L’Europa delle alleanze geostrategiche non potrà non cambiare: se riesco a trovare le mezzore necessarie alla bisogna, ci scrivo sopra anch’io.

  2. Il discorso di Sarko è stato istituzionale, da Presidente, ma mi pare senza rinunce alle sue idee che si sostanziano essenzialmente in una: seppellire il maggio ’68. Se ci riuscirà sarà non solo una lezione per la Francia che l’attende da molto tempo, ma per tutta l’Europa, Italia in primis, dove i figli ed i nipoti del ’68 regnano ed imperano. Sarà molto dura per monsieur Sarko, ma mi auguro di cuore che ci riesca. E credo inoltre che la sua amica Angela Merkel cercherà, per quel che potrà, di dargli una mano.
    D’altra parte tra un mese ci sono le elezioni politiche; vedremo se i Francesi continueranno per la strada iniziata così bene.

  3. Il risultato è importante soprattutto perché arriva dalla punta di diamante dell’antiamericanismo europeo “istituzionale”. Adesso è vitale che alle elezioni politiche vi sia un effetto trascinamento e che Sarkozy possa godere di una maggioranza stabile. E’ probabile, perché gli stessi francesi che gli hanno dato fiducia si rendono conto adesso di non poterlo azzoppare. Ma non è sicuro. Prevedo comunque rese dei conti all’interno del campo centrista.

  4. vogliono la grandeur…per questo lo hanno votato…poi i nazionalismi si devono riepmpire di contenuti concreti.
    Una cosa e’ vincere le elezioni, l’altra e’ concretizzare un idea di governo.

  5. Non credo vogliano la “grandeur”. Semplicemente si rendono conto che devono cambiare, per sopravvivere con una certa “importanza” in questo mondo. E allora si stabilisce tra il leader e il popolo che lo ha eletto un tacito accordo, che trasmesso in chiaro fa così:
    “OK, lo sappiamo tutti. Prima o poi dovremo lavorare di più, dovremo rinunciare a tutte quelle garanzie che oggi abbiamo, insomma dovremmo essere più “liberali” (orribile parola in Francia); ma sappiamo anche che abbiamo bisogno di più sicurezza e di un minimo recupero dei valori “tradizionali”. Allora, siccome la prima parte del discorso ancora ci urta le orecchie insopportabilmente, intanto balocchiamoci con la seconda parte. Poi … si vedrà.”
    Vedremo.

    Tutto il mondo è paese, Parigi o … Salerno! 😀

  6. Caro Zagazig, si ricordi sempre che lei è ideologicamente sospetto! La sezione intelligence del mio blog in certi casi si mette in moto automaticamente…! 😎

  7. I miei servizi di intelligence mi hanno appena recapitato un bollettino sulle sue attività, all’uopo avvalendosi di un mezzo tecnico che al giorno d’oggi compartiamo solamente con la C.I.A., “internet” (è assai improbabile che lei ne abbia mai sentito parlare): sembra dunque che lei si sia fatto schipetaro e se la passi senza provare la benché minima vergogna con le giovani femmine del paese delle aquile, non disdegnando puntate nella Crna Gora. Luoghi ben conosciuti all’occhio di falco della Repubblica di San Marco! Non lontano da dove lei si trova nel villaggio di Perasto (Bocche di Cattaro) la Serenissima aveva un suo avamposto. Manteniamo sul posto ancora qualche agente segreto in grado di passare la frontiera… 😎 😎 😎

  8. Se ho ben capito, questo Zagazig originario di Salerno è emigrato nei domini da mar della Serenissima. Peccato che, a quanto pare, sia ideologicamente incapace di apprezzare questa fortuna. Che sia amico del Sultano, l’usurpatore di Costantinopoli?

  9. Leggo meglio: emigrato non proprio nei domini da mar, ma là vicino. In pieno territorio ottomano, dunque. Ahi, ahi, prega di non essere catturato a Lepanto, giannizzero.

  10. Questo Zagazig è un “comunista mistico meridionale”, una combinazione micidiale che dovrebbe costituire in teoria la più spaventosa variante del tipo italico medio, se non fosse per la zingaresca simpatia del personaggio. Cosa faccia in questo momento dall’altra parte dell’Adriatico lo sa Iddio…!
    A occhio a croce fare il Sultano nel suo harem non dovrebbe dispiacergli proprio; eppoi, a pensarci bene, la pigra sensualità (l’unica vera, non quella efficientista del bianco occidentale) del Sultano è proprio quella di un “comunista mistico meridionale”…
    Un comunista mistico e caldo meridionale non può abbracciare un’Idea, ma lo può fare se quell’Idea s’incarna in una curvilinea figlia del popolo, la Madonna della Voluttà col fuoco nelle vene…

  11. In realta’ sono in Albania per ovviare all’errore di Karl Marx: non erano gli operai da richiamare all’unione ma contadini e montanari.

    Quanto alla figlia del popolo e’ muslimana e il padre e’ rispettato insegnante in una madrassa turca a Tirana…di Lepanto vidi le insegne in quel di Pisa.

    Se vi assumo come biografi quanto volete?
    🙂

  12. Di solito bastòno i miei agenti segreti, ma questa volta hanno fatto un buon lavoro. Abbiamo indovinato quasi tutto!
    Intanto ho inserito il suo nome nello schedario.
    Caro GMR, per dirti della pericolosità del personaggio, sappi che una volta è stato pescato in condizione di clandestinità nella sua stessa seconda patria. Leggi qua:

    http://zagazig.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1263592

    Sono cose incredibili!
    A quanto pare Albanesi e Napoletani s’intendono a meraviglia!

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