La sconfitta del Corriere

 Appena sette mesi fa, era il primo post del mio blog, scrivevo questo:

[…] Montezemolo ha scaricato apertamente Berlusconi, parlando di “occasione perduta” e ha dato pubblicamente e spudoratamente atto di forte impegno riformista (sic) al presente governo. Chi, nel centrodestra, pensi di avere una visione strategica della lotta politica è bene che una volta per tutte perimetri per bene il campo nemico: perché qui non ci troviamo di fronte solo al problema di una fazione massimalista di sinistra, di per se stessa micidiale zavorra per qualsiasi ipotetico riformismo, ma ad un processo di sedimentazione trentennale che ha depositato in quel fondale chiamato Unione le polveri reazionarie di tutte le oligarchie economiche, politiche, sindacali e culturali italiane; processo che è ormai giunto a maturazione, simile ad un’inerte stratificazione geologica. Aspettarsi un segno di vitalità da tale composto è un’illusione.

Quello che oggi è in crisi è questo coacervo. Non tutta la politica, come alcuni componenti di questo coacervo cercano ora furbescamente di contrabbandare. Nel momento del crollo dell’Italia dell’Est si cerca di creare la massima confusione.  La Grandissima Stampa, la Grandissima Confindustria, le Grandissimissime Banche, avevano appoggiato la campagna elettorale di Prodi. Erano sicure, o costrette a essere sicure,  che l’anomalia Berlusconi sarebbe stata polverizzata cosicché anche la farfugliante nullità Don Abbondio Prodi, con una maggioranza così schiacciante da parcheggiare in parlamento la sinistra pura e dura, sarebbe riuscita a  contemperare i loro conservativi interessi con il riaggiustamento economico-finanziario del paese. Una mezza modernizzazione, giusta quel tanto per non toccare chi non doveva toccare. Le cose andarono in maniera diversa. Hanno pazientato per un po’, facendo finta di niente, non vedendo e scrivendo assolutamente nulla del malessere del volgo. Poi hanno detto basta. Bisognava fare un casino mondiale, in cui nessuno capiva più nulla. Intanto beccatevi ’sta Casta, politici! Politica anno zero. O 1992. E poi, via al bombardamento a tappeto: malessere? Macché malessere, rivolta sociale! Però Berlusca con la sua truppa di schifosi padroncini padani e cafoni siculi non pensi di approfittare della situazione, chiedendo, come un malfattore, anzi, un golpista, le elezioni. Ma chi crede di essere? E allora giù a scrivere che il Cavaliere per paura cavalca il malcontento, mentre la verità è che sono loro che se la stanno facendo sotto e hanno paura di esserne travolti assieme al governo Prodi. Montezemolo, lo stesso che definiva “pericoloso, questo federalismo”, e che durante la campagna per il referendum costituzionale remò contro sostenendo la sostanziale inutilità della riforma berlusconiana, oggi parla di improcrastinabili riforme costituzionali; lo stesso che invitava un ritorno alla concertazione, al momento del suo insediamento, oggi parla del sindacato dei fannulloni.

Ma il lancio, se confermato, di Veltroni a guida del PD e futuro candidato Premier è una sconfitta del Partito del Corriere della Sera e di Montezemolo, e una vittoria di quello di Repubblica. Vittoria logica, perché fondata su presupposti più solidi. La sinistra aziendalista prima corteggiata e poi maltrattata dal quotidiano di Mieli ha preferito tornare, spaventata e indispettita, a casa.  La politica ha risposto all’offensiva della Casta, che doveva dividere la destra e la sinistra,  e mettere insieme gran parte della sinistra con una piccola parte della destra,  non dividendosi, né a destra né a sinistra. All’ecumenismo mancino e paesano di Prodi succederà l’ecumenismo mancino e dorato dell’incantatore Veltroni, ma la filosofia rimarrà la stessa. La decadenza ha bisogno, per sopravvivere, del fasto: quale miglior cerimoniere allora dell’imperatore romano, come ostinatamente continuava a chiamare se stesso il basileus bizantino di Costantinopoli fino alla caduta della città sul Bosforo nel 1453?

Tanta è la confusione che perfino Vittorio Feltri arriva all’ingenuità davvero rimarchevole di parlare di ostracismo del centrodestra nei confronti di Montezemolo: ma, caro Feltri, sarà lo stesso reggitore di Confindustria a respingere qualsiasi cooptazione. Ora, vista la mala parata, tornerà a cuccia, scommettiamo? E al momento di scegliere da che parte stare, politicamente, la pax montezemoliana all’interno del mondo delle imprese salterà come un tappo. Non mancano poi coloro, tra i reduci pannelliani dell’avventura Unionista, che nell’universale scomunica montezemoliana della politica vedono una scappatoia dai propri errori troppo seducente  per resistervi. E non manca poi chi, con quindici anni di ritardo, scopre la verità, e non la dice nemmeno tutta.
Per costoro, oggi, ci sarebbe solo Canossa.

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7 thoughts on “La sconfitta del Corriere

  1. “La decadenza ha bisogno, per sopravvivere, del fasto: quale miglior cerimoniere allora dell’imperatore romano […]?”

    Geniale. Ma il tratteggio dello scenario è magistrale dal primo all’ultimo punto.
    Complimenti. Woody.

  2. Ho letto anch’io il pezzo di Feltri dove fa quell’affermazione, a mio avviso, assai balorda.
    Montezuma è parte integrante di questo sistema. Come pure il Corserva che ora si trova mazziato e cornuto dopo l’endorsement “Mellifluo” del marzo dell’anno scorso a favore di Prodi.
    Tant’è vero che il Budda-Mieli ha prontamente corretto (si fa per dire) il tiro a favore del nascituro Piddì. E siccome finora, non ne ha azzeccata una, c’è speranza che anche questa volta si faccia un solenne autogol.

  3. Grazie per i commenti.
    A dire il vero comincio a sospettare di aver sviluppato una monomania verso il Corriere. Faccio anche fatica a licenziare questi post che mi sembrano ormai un po’ ripetivi. Diciamo che lo considero un dovere democratico, come dicono serissimi alla nostra sinistra, ehm, ehm…
    La sera, quando li scrivo, nel momento dell’esaltazione, nel pensier mi fingo The Whip of the Italian Conservative Party…
    Mi fingo, eh!

  4. Secondo me, bisogna stare attenti a quel che proporrà Veltroni. Può darsi che sia il vecchio polpettone di Prodi rinverdito da qualche nuova salsa e da qualche nuovo sapore. Se sarà così,sarà ovviamente tutto come prima. L’unica novità vera che può offrire Veltroni è lo sganciamento dalla sinistra estrema. Non credo però che avrà il coraggio di farlo. Credo purtroppo che saranno i soliti proclami solenni infiocchettati di buonismo tipo salice piangente.

  5. @ Xavier
    S. Gualtiero da Roma, Roma nostra, Roma verace, ha già fatto un miracolo: Luca Cordero di Montezemolo Franzo Stevens d’Arcais y Gomes y Lopez y Gonzales y sobretodo de Vallombrosa è tornato bbono!!!

    “E so’ ppiù vivo, e so’ ppiù bbono
    no, nun te lasso mai
    Roma capoccia
    der monno infameeeeeeeee!!!!!!”

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