Le confessioni di Calearo

Mentre Montezemolo, after a week or two in the wilderness vainly practising lion-heartedness, is already taking the not so long way home, praising the mellifluos nonentity Veltroni just as he used to give credit to the mumbling nonentity Prodi; quando ormai il disegno del partito del Corriere della Sera e di Montezemolo sta per fallire, e non c’è più tempo per vorticosi e interminabili giri di parole; è ora la disperazione di Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, presidente contestatissimo dell’Associazione degli Industriali di Vicenza, e importante vassallo nel sistema feudale della Confindustria nouvelle vague di Re Montezemolo, a mettere nero su bianco quello che per mesi la schiena non diritta, la parola non schietta, e la provincialissima furbizia di questi campioni della modernità hanno impedito loro di dire. Se l’avessero detto subito, mi sarei risparmiato mesi di traduzioni dal Corrierone. Riporto per intero l’intervista concessa a Paolo Possamai, e pubblicata oggi 28 giugno 2007 nella Tribuna di Treviso. Le evindeziazioni in grassetto sono mie.

VICENZA. Nel giorno dell’assemblea vicentina, Calearo spiega senso e obiettivi del suo incontro con Enrico Letta. Il presidente vicentino ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio alla fine della scorsa settimana a Verona. “Letta è un amico e una persona che stimo – dice Calearo – e voleva spiegarmi come il governo punta al recupero del Nord, e voleva ascoltare come il Nord sente il governo”.

Cosa è emerso dal confronto tra voi?

“Innanzitutto, lo stesso Letta mi pare ammetta che il governo è in grave difficoltà. Lui stesso dubita molto possa durare a lungo. Il malessere del Nord è palpabile. Gli studi di settore e in generale le politiche fiscali attuate da Visco generano una sorta di Stato di polizia, un’atmosfera di paura e di sfiducia generalizzata verso Roma. il distacco tra Roma e Nord è palese, non ci sentiamo affatto rappresentati da questo governo. I migliori dei nostri parlamentari, come Paolo Giaretta, non sono ascoltati. Esponenti capaci e stimabili di questo governo, come Bersani e Letta, non sono posti nella condizione di realizzare pur ottimi progetti di liberalizzazioni e sviluppo per l’economia”.

Ma il governo non ha fatto nulla di buono? Non ha nemmeno tentato di sistemare i conti pubblici?

Il riassetto della finanza pubblica è avvenuto. Il merito va riconosciuto. Ma non sanno spiegare le poche cose buone che hanno saputo fare. E comunque il governo paga pure la distanza siderale che esiste tra la gente e la CASTA. Se giro per le aziende o in aeroporto, al ristorante o tra gli amici, NON SI FA CHE PARLARE del libro di Stella. Mette a nudo un livello scandaloso di privilegio, una dimensione di spreco che fa a pugni con la vita agra e piena di sacrifici cui la gente è costretta.  Pure in questo senso appare urgente una seria riforma della politica. Badate che la vittoria di Tosi a sindaco di Verona, come quella di altri candidati leghisti, individua un bisogno di politica semplice e di buona amministrazione. La gente sente vicino Tosi, distante Prodi.

A questo punto quale evoluzione si augura?

“Il cuore di tutto è la modifica della legge elettorale. Sono convinto che non andremo a elezioni anticipate, anche perché ci sono troppi parlamentari new entry che aspettano la pensione. Penso che andremo ad un governo tecnico, a una formula istituzionale. In questo sfacelo, VINCEREBBE DI SICURO BERLUSCONI, ma non credo che sarebbe una situazione ottimale. Il paese ha bisogno di cambiare leadership, a destra come a sinistra. Siamo bloccati da una dozzina d’anni nell’antagonismo tra Prodi e Berlusconi, occorre voltare pagina. Ma soprattutto occorre rifare la legge elettorale, per consentire ai cittadini di scegliere davvero i propri rappresentanti in Parlamento. Altrimenti sarà sempre il segretario di partito o il potentato di turno a decidere di mettere in lista la moglie o l’amante, e noi ce la dovremo sorbire”.

Di cos’altro dovrebbe occuparsi il governo tecnico?

“Partiamo intanto dicendo che questo governo è morto, non vedo come possa recuperare la fiducia del Nord: non riesce a fare scelte forti sul futuro, avendo una visione strabica generata da una sinistra di stampo cubano e una sinistra laburista senza attributi. Da questo commistione mistico-catto-comunista emerge sempre un compromesso al ribasso. Detto questo, e messo in archivio Prodi, occorre un governo che governi, che faccia la legge elettorale, che investa sul futuro del paese in termini di infrastrutture e riduzione del debito, che punti davvero al federalismo fiscale”.

E quale arco temporale di azione dovrebbe avere questo governo futuro?

“Il traguardo dovrebbe consistere nel 2009. Potremmo andare a votare in un turno unico per le politiche e le europee. In questo periodo dovremmo cercare di perseguire il più difficile degli obiettivi: ricreare una classe dirigente degna di questo nome, degna degli ideali di cui furono portatori Dc e Pci, capace di fare sognare ancora il paese e di fargli correre davvero una sfida su scala europea. In questo senso mi pare necessario superare il dualismo Prodi-Berlusconi, che sono limiti oggettivi al cambiamento. Perché Sarkozy in Francia o la Merkel in Germania possono affermare la loro leadership e i loro programmi di rinnovamento, e in Italia questo processo non può avvenire? Non è un’utopia”.

Che giudizio dà al riguardo della candidatura di Veltroni alla guida del nascente Partito Democratico?

“Dovrei dire che non mi riguarda, non essendo iscritto a quel partito, e a nessun altro. Ma in generale, in termini di metodo, la designazione non mi piace perché proviene dall’alto. Non giudico la persona, osservo che viene interpretata come una sorta di salvatore. Sicuramente la persona è capace e esperta, magari non è l’unica scelta per chi sta a sinistra”

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2 thoughts on “Le confessioni di Calearo

  1. Sono convinto anch’io che Veltroni non sia l’unica scelta per chi sta a sinistra. Anzi credo che molti della sinistra sceglieranno l’estrema, come spesso e volentieri hanno fatto. Non credo che basti un discorso per fare un partito. E, di conseguenza, un governo che governi. E di Walter, gente come Parisi ed altri non mi paiono certo innamorati. E mi pare, tra l’altro, che stiano affilando le armi.

  2. @ Xavier
    Grazie per avermi avvertito che i commenti non funzionavano. Ultimamente a quanto pare i meccanismi s’inceppanno…
    Ho fatto un “update” alle opzioni che ha sbloccato la situazione. Boh!
    Io credo che la candidatura di Veltroni sia quasi letale per i tifosi di quel partito tecnocratico-centrista-che guarda a sinistra che era nei sogni di Confindustria, dei Letta e dei Bersani & C.; e credo che sia anche una mezza vittoria per il moribondo Prodi, che in fondo, con Veltroni, vede confermata la sua ecumenica filosofia politica. Già ora, anche se qualcuno mugugna, ci si sta adeguando, cercando di evitare guai maggiori…
    Adesso a questi supposti strateghi della politica tocca sperare, dico “sperare”, nel miracolo Veltroni…
    I Mieli & C., a parte la puzza sotto il naso e le altissime frequentazioni nel ridicolo salotto della finanza peninsulare, so’ proprio nati in Italì…

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