ICI e terreni agricoli: chi deve pagare veramente?

Questo è un post su un argomento che mi annoia mortalmente: l’ICI. Ma ho un dubbio che mi tengo addosso ormai da qualche anno e voglio liberarmene. Anche se la cosa non tocca le mie tasche.

Fin dalla sua comparsa una quindicina d’anni fa, nella mia zona (provincia di Treviso) è invalsa l’abitudine di far pagare l’ICI sui terreni agricoli – mediante bollettini informativi da parte degli enti comunali o di quelli preposti all’esazione dell’imposta –  anche a coloro (la grande maggioranza) i quali non sono imprenditori agricoli (a titolo principale o non).  Siccome ho il forte sospetto che ciò riguardi in generale tutta Italia, a questo proposito voglio far notare:

che il D.L. 30/12/92 N° 504, istitutore dell’ICI, all’Art. 2 (Definizione di fabbricati e aree), lettera C, dice espressamente: per terreno agricolo si intende il terreno adibito all’esercizio delle attività indicate nell’articolo 2135 del Codice Civile, il quale articolo, con D.L. 18/05/2001, N° 228, Art. 1 è stato ridefinito nel modo seguente:

Art. 1 – Imprenditore agricolo

1. L’articolo 2135 del codice civile è sostituito dal seguente:

È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse.

Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge».

2. Si considerano imprenditori agricoli le cooperative di imprenditori agricoli ed i loro consorzi quando utilizzano per lo svolgimento delle attività di cui all’articolo 2135 del codice civile, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, prevalentemente prodotti dei soci, ovvero forniscono prevalentemente ai soci beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico.

che la Circolare del Ministero delle finanze n. 9 del 14/06/1993, concernente l’esenzione per i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984, dice che, non sono interessati (all’elenco dei comuni nei quali i terreni agricoli sono esentati dal pagamento dell’ICI):

– i terreni, diversi dalle aree fabbricabili, sui quali non vengano esercitate le attività agricole intese nel senso civilistico (art. 2135 del codice civile) di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame ed alle connesse operazione di trasformazione o alienazione dei prodotti agricoli rientranti nell’esercizio normale dell’agricoltura: appartengono a questo primo gruppo i terreni normalmente inutilizzati (cosiddetti terreni “incolti”) e quelli, non pertinenziali di fabbricati utilizzati per attività diverse da quelle agricole (ad esempio: attività industriali che non diano luogo però ad utilizzazioni edificatorie perché in tal caso il terreno sul quale si sta realizzando la costruzione sarebbe considerato area fabbricabile.

– Non sono parimenti, interessati all’elenco i terreni, sempre diversi dalle aree fabbricabili, sui quali le attività agricole sono esercitate in forma non imprenditoriale: appartengono a questo secondo gruppo i piccoli appezzamenti di terreno (cosiddetti “orticelli”) coltivati occasionalmente senza strutture organizzative.

– I descritti terreni, del primo e del secondo gruppo, non avendo il carattere di area fabbricabile né quello di terreno agricolo secondo la definizione datane dalla lettera c) dell’art. 2 del decreto legislativo n. 504/1992 RESTANO OGGETTIVAMENTE AL DI FUORI DEL CAMPO DI APPLICAZIONE DELL’ICI PER CUI NON SI PONE IL PROBLEMA DELL’ESENZIONE.

Ricapitolando:

1. Terreno agricolo ai fini dell’ICI non significa terreno ricadente nelle Zone Agricole dei Piani Regolatori Generali dei Comuni (naturalmente nel caso vi sorga una costruzione residenziale [update: nuova o che abbia perso i requisiti di ruralità],  il fabbricato con una sua delimitata area di pertinenza viene debitamente denunciato al Catasto Fabbricati con un proprio numero di particella e una propria rendita catastale).

2. Anche quando ricade in Zona Agricola, rispetto al P.R.G. comunale, il terreno deve essere adibito all’esercizio delle attività indicate nell’articolo 2135 del Codice Civile e quindi oggetto di attività imprenditoriale.

3. Qualora non lo sia, detto terreno non gode di esenzioni (come quelle previste per esempio dal già menzionato art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984), né di riduzioni (come quelle previste per gli imprenditori agricoli a titolo principale all’Art. 9 del D.L. 504/92), ma semplicemente resta fuori dal campo di applicazione dell’ICI, ossia non è soggetto all’imposta.

Questa è la mia opinione. Ma tutti coloro ai quali ne ho fatto cenno, mi hanno guardato come un marziano. E di quelli strani.

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12 thoughts on “ICI e terreni agricoli: chi deve pagare veramente?

  1. Quanto alla prescrizione tra parentesi di cui al riepilogo numero 1, ci si potrebbe scrivere sopra per decine e decine di cartelle.
    Tu dici, nel caso, che il fabbricato viene accatastato “con un proprio numero di particella e una propria rendita catastale”, ma la procedura di registrazione non è per nulla lineare come sembra. L’immobile va considerato rurale o urbano?
    Dice: che domande, è ovvio che un fabbricato situato in aperta campagna sia da considerare rurale. Eppure il D.L. 557/1993 (incluse successive modifiche e integrazioni) afferma che l’immobile deve essere utilizzato quale abitazione dai soggetti imprenditori (definiti all’art. 8 della Legge 580/1993, che si sovrappone allegramente alla normada te riportata), che la superficie del terreno asservito deve rispettare precisi vincoli di estensione e che lo stesso – mutatis mutandis – vale per il volume d’affari generato dallo sfruttamento dell’area.
    Morale della favola: se sei un pensionato ultraottantenne che possiede una stamberga in aperta campagna – disabitata, del tutto inagibile e priva di allacciamenti a qualunque infrastruttura primaria – a scopo silvicoltura (pioppi), non sussiste la correlazione diretta tra possesso dell’immobile e utilizzo del fondo. Ergo il fabbricato diventa urbano ex lege! Quindi scatta l’ICI.
    Ma non si preoccupi ingengere – dice l’impiegata dell’ufficio tributi -, basta spuntare un classamento infimo e magari ottenere il certificato di ingabilità. E certo, però intanto quello che era “zero” diventa magicamente “poco”. Moltiplica per il numero di tutti i soggetti coinvolti dall’accertamento (guardacaso quasi tutti non residenti nell’area comunale, ché coi votanti si passa alla modalità vellutata) e la locuzione “allargamento della base imponibile” si riempie di significato. Un significato sinistro.

    (ovviamente faremo ricorso dopo averli lasciati provvedere d’ufficio: ti terrò aggiornato, secondo noi il caso di specie, semplicemente, non rientra esplicitamente tra quelli elencati nella norma 🙂 )

  2. La prescrizione tra parentesi era generalista, in quanto non entrava direttamente nel punto che mi stava a cuore. Anche se probabilmente dalle tue parti, nella bassa veronese, tracce di “aperta campagna” se ne trovano ancora in abbondanza, sai bene che nella “campagna” veneta (appena ai margini dei centri urbani dei mille paeselli che la punteggiano) pullulano vecchie e meno vecchie case ristrutturate, ricostruite, ampliate, (oppure costruite negli “allegri” anni del boom tra la fine della guerra e gli anni ’70) che sono delle pure e semplici “residenze” che con l’attività agricola di tipo imprenditoriale non hanno niente a che fare. Pur trovandosi in “zona agricola” secondo i PRG comunali. A queste mi riferivo.

    Quante sono poi le persone che possiedono, intorno alla propria abitazione, o più lontano, dei piccoli appezzamenti: i classici “uno-due-tre campi” per usare una nostra espressione locale? Questi sono i terreni a cui mi riferivo.

    Premettendo che ad ogni modo l’ICI non è altro che una piccola confisca annuale del patrimonio famigliare, il vostro caso, direi, è il classico prodotto della tragica incertezza normativa regnante nel nostro paese che oramai nessuno sa più sbrogliare. Basti pensare che quando l’ICI fu istituita gran parte dei fabbricati o non erano accatastati o non era stata loro attribuita una rendita (mi vengono a questo proposito perfino dubbi di costuituzionalità, ma lasciamo stare). Per cui si ricorse allo stratagemma bizantinesco della “rendita presunta”: olè!

    Non prendertela troppo con le impiegate dell’Ufficio Tributi. Anch’io ci ho avuto a che fare e alla fine, in questo caos ingovernabile e indecifrabile, mi hanno fatto anche un po’ pena (quelle che sinceramente si interessavano ai problemi e … magari erano anche graziose… )

  3. Infatti l’ordine di “furbizie” che rappresenti dà origine alla ratio complessiva delle norme in vigore. Volevo solo significarti il vicolo cieco in cui ci si può infilare nella pretesa di anticipare tutta la casistica possibile in sede di stesura legislativa. Oltre ad avere una discreta applicabilità generale al filo conduttore delle tue (mie) riflessioni, è anche una filosofia foriera di innumerevoli seccature e incomprensioni.

    (delle due impiegate una è particolarmente gradevole nel fisico e nelle maniere, in effetti…e l’altra è molto competente, aspetto che in ambito lavorativo viene prima di tutti gli altri)

  4. Non ho letto tutto il post, ma la questione dovrebbe ridursi a questo: se il terreno e’ agricolo, qualsiasi immobile vi sia costruito sopra, anche una megavilla, e’ considerato pertinenza del terreno, per cui non rientrando nel catasto fabbricati, non paga nessuna ICI.
    Quando un fabbricato e’ “urbano” (cioe’ non pertinenza di un terreno agricolo), il terreno e’ pertinenza del fabbricato e non paga, ma paga solo l’edificio. Quando il terreno e’ agricolo, e’ il fabbricato che e’ considerato pertinenza del terreno e non paga. Per cui perche’ un terreno possa considerarsi agricolo e i suoi fabbricati pertinenza, e’ necessario che a possederlo sia un vero agricoltore. Dovrebbe trattarsi di un problema del genere.
    In effetti probabilmente esistono moltissimi casi di edifici che non sono piu’ di proprieta’ di agricoltori da decenni ma risultano ancora pertinenze di terreni agricoli, per cui non pagano nessuna ici, che e’ MOLTO salata (molto piu’ dell’ irpef che si paga allo stato sul reddito catastale dell’immobile)
    Comunque coraggio, io sulla mia vecchia casa semidiroccata dove abito in campagna in comune di venezia pago solo 1100 euro di ici… piu’ tutto il resto… Guadagnando poco, pago circa il 70 per cento di tasse sul mio reddito (perlopiu’ ipotetico, cioe’ su valori catastali), pur non facendomi alcuna previdenza (altrimenti sarei sotto del 10 per cento, cioe’ dovrei pagare di tasse piu’ di quanto guadagno). Le tasse patrimoniali sono un fardello pesantissimo, da rovina, per chi ha poco reddito, e deve pagare sempre e comunque.

  5. @ Diaz
    L’intervento del forse non ancora grosso coproprietario terriero & latifondista capitalista & evasore fiscale Ismael ha spostato il discorso su un aspetto dell’ICI che non era l’oggetto del mio post, che riguardava principalmente i “terreni ricadenti in zona agricola, rispetto alle indicazioni dei PRG comunali, non coltivati in forma imprenditoriale”.
    Non entro sulla questione dei requisiti delle costruzioni rurali che ha dato luogo a varie controversie legali.
    Preciso che comunque anche gli imprenditori agricoli a titolo principale “devono” pagare l’ICI sui terreni (al contrario di come qualche volta si sente dire), solo che godono di riduzioni non trascurabili, per cui quelli piccoli spesso non pagano nulla.
    In effetti, per quanto riguarda la prima casa, nella maggioranza dei casi il peso dell’Irpef è nullo.

    Mi sorprende però che tu per una vecchia casa semidiroccata (e presumo prima e unica casa e quindi con delle riduzioni) paghi la bellezza di 1.100 € (!) di ICI all’anno. C’è qualcosa che proprio non quadra. Nei casi in cui l’abitazione, per quanto grande, è vecchia e non è stata più restaurata o ristrutturata di solito le rendite catastali derivanti dagli accatastamenti orginali sono molto basse. Oppure è stata accatastata di recente per la perdita dei requisiti di ruralità, ma in quel caso nella denuncia di accatastamento urbano doveva essere messo ben in evidenza lo stato di vetustà e precarietà dell’abitazione che avrebbe abbassato notevolmente la rendita catastale. Oppure non è stata accatastata e le è stata attribuita (da chi?) una rendita presunta del tutto astratta e arbitraria. Magari lo avrai già fatto, ma penso che dovresti rivolgerti ad un tecnico del settore edilizio della tua zona, prima ancora che a un commercialista.

  6. Ciao Zamax, devo prendermi un fine settimana di vacanza per leggermi i tuoi ultimi densissimi 15 post. Un giorno ti incrocerò tra le calli di Venezia e berrò con te vino rosso veneto. Intanto stasera ho cenato con uno psichiatra Russo e uno psichitra Azero, quest’ultimo nomato Murad Sultan (sic), sicuramente discendente di un qualche gurrirero di Lepanto. Ho brindato con lui all’antica battaglia. Ora sono gonfio di grappa, per colpa del Russo che mi ha sfidato (hic!).

  7. Ma carissimo GMR, queste cose le puoi fare, ma non le devi promettere! Così crei un senso di colpa a me che già m’immagino un essere vivente, un essere razionale, insomma un uomo con la testa sulle spalle che passa il fine settimana penando a leggere le mie omelie; e pure a te, che oramai hai scritto quello che hai scritto.
    Anch’io mi son lasciato andare sventatamente a promesse del genere. E credi che me le sia dimenticate? Manco per sogno! Ogniqualvolta arrivo sul blog Zamax la prima cosa che penso è questa: 1) Devo scrivere un post su alcune riflessioni del filosofo Severino che ho promesso ad un tale Marco; 2) Devo scrivere un post sulle femmine degli umani che ho promesso al proletario nello spirito – fotografo epicureo – comunista mistico meridionale – italo-albanese – frequentatore di spiagge Zagazig 3) ecc. ecc.
    L’unica scusa è che sei gonfio di grappa!
    Non so se te ne rendi conto ma hai appena scritto che l’Azero, lo psichiatra musulmano laico fin che vuoi, ha appena brindato e non credo con aranciata. E per di più a Lepanto! Non dico di più, ché sennò la notizia ferale arriva agli orecchi appuntiti dei suoi confratelli caucasici. Cose turche!

  8. hai perfettamente ragione e non sei un marziano, ma uno che sa leggere la legge.
    I terreni posseduti dai non agricoltori che non li affittano ma li utilizzano personalmente non sono soggetti ad ici perchè non producono reddito.
    Sono agricoltore, a proposito produco il migior vino di tutta l’emilia, pago l’ici sui terreni agricoli (e senza agevolazioni e riduzioni perchè aimè sono anche professore e pertanto soggetto diversa contribuzione pensionistica) ed ho un terreno vasto di 6000 mq in città perinebìnza di una casa e non è soggetto ad ici
    spero tu possa fare cancellare la tua.
    auguri fabio rota di reggio emilia

  9. @ Fabio Rota

    Grazie, 1+1 di solito fa 2, ma se nessuno te lo conferma, alla fine cominci a dubitare del tuo cervello.

    Dunque lei:
    1) Produce il miglior vino di tutta l’Emilia
    2) E’ anche professore
    3) Possiede una casa in città con un terreno di pertinenza di ben 6.000 mq (in città!!!)
    Che dirle? La invidio. 😉

    Io sono un povero disgraziato: non possiedo casa, e nemmeno un ciuffo d’erba di terreno. E quindi sono interdetto dall’ICI e non ho bisogno degli auguri, dei quali in ogni caso la ringrazio.
    In compenso mi do arie di playboy…

  10. se il calco dell’ici da un risultato basso tipo 6,50 euro la si deve pagare comunque o si può farne a mento?

    1. Mi sembra – mi sembra! – che l’importo minimo sia ancora di € 12,00 annui, ma solo nel caso – raro – che i Comuni non indichino loro un importo minimo. In pratica vuol dire che bisogna informarsi in Comune. Basta controllare nei loro siti internet: > Tributi > ICI. A quel che mi risulta sono quasi sempre inferiori a quella cifra. Se i 6,50 € fossero superiori a tale cifra, ma la metà – 3,25 – inferiore, allora si dovrebbe pagare in un unica rata.

  11. Passate le sbornie possiamo tornare sulla pertinentissima, per me, questione che ha posto Zamax. E’ esattamente il mio caso (prov di Siena) in zona di com montana. Casa all’urbano su propria particella e attorno terreno agricolo. Non faccio l’agricoltore. Non so perché, ma non ho mai pagato l’ICI sul terreno. Sono evasore o marziano????

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