E il socialismo è di destra?

Certo, si può uscire dall’Italia, si può uscire dall’Europa, varcare i confini del globo terraqueo, e infine uscire dal mondo materiale, e allora sì, già tra il terzo e il quarto cielo, quando la musica delle sfere celesti si sposa con la luce azzurrina, nel puro mondo della Teoria dove tutto si concilia, anche la Sinistra può essere liberista. Ma con questi artifizi retorici da dopolavoro ferroviario non credo che si possa gabbare all’infinito il buon senso dell’uomo in carne ed ossa. Non di più di quanto si potrebbe farlo accingendosi a buttar giù, senza molta fatica, anzi con un bel po’ di copia-incolla dal pamphlet del duo Giavazzi-Alesina, un libretto dal titolo birbantello: “Il socialismo è di destra”.

Certo, destra e sinistra sono nomi, convenzioni; come conservatorismo e progressismo. Definizioni che vanno prese con le pinze. E usate in modo intelligente, con un tacito accordo, per la comodità di tutti. Tuttavia noi viviamo nella storia. Perciò sinistra e destra non possono essere buttati e giocati nel tavolo della polemica culturale e politica come se fossero materiali inerti dal taglio geometrico che nella loro forma più sublime s’incastrano uno nell’altro, annullandosi a vicenda. Questo lavarsi le mani, questo uscire dalla storia, è già invece una scelta politica, clamorosamente contraddittoria, ma nei fatti funzionale alla parte politica – non prendiamoci in giro, suvvia – di gran lunga più statalista.

E’ sintomatico piuttosto che la liquidazione del common sense (che ai liberali qualcosa dovrebbe pur importare) riguardo ai significati di destra e sinistra accomuni, nella realtà materiale del nostro paese, nella realtà concreta di questi giorni, sia il qualunquismo confindustriale montezemoliano sia quello dei vaffanculisti.
Che ci dicono oggi gli agit-prop del Corriere della Sera?
Che destra e sinistra non significano più nulla.
Che ci dice oggi il nuovo Conducator dalle ossessioni anali? Qualcosa di solo leggermente diverso:
Che destra, centro e sinistra non significano più nulla.
Che vanno dicendo i neomoralisti della casta di Via Solferino?
Che il parlamento è un ricettacolo di parassiti.
Che va dicendo in piazza il Savonarola rosso non a caso applaudito dall’uomo d’ordine Di Pietro?
Che il parlamento è un ricettacolo di parassiti.
Che ci dice oggi il giovane-vecchio di belle speranze Casini, portavoce nominalmente destrorso del partito montezemoliano?
Che ci vuole un Governo di Salute Pubblica: un’elegante soluzione autoritaria.
Che cosa sogna in fondo il giacobino-fascista vaffanculista?
Un bel Comitato di Salute Pubblica: una sbracata soluzione autoritaria.

Ho scritto una volta che le colpe del Corsera, e del suo direttore Mieli, dal 1992 in poi, nel degrado della vita politica italiana sono enormi: lo ribadisco. L’antipolitica salottiera, sussiegosa e danarosa degli happy few ha alimentata quella della piazza. La sinistra, stoltamente, ha creduto di salvare capra e cavoli cavalcandola senza fare i conti con la propria storia. Adesso, nel 2007, si ritrova in casa ancora qualche epigono del terrorismo e nelle orecchie l’urlo belluino dei veri fascisti della piazza vaffanculista. Questa sinistra, che non riesce nemmeno a essere socialdemocratica (magari lo fosse! L’Italia – io parlo della penisola che s’addentra nel Mediterraneo, a scanso d’equivoci – avrebbe fatto un grande passo in avanti) dovrebbe mutarsi, con un colpo di bacchetta magica, in una sinistra liberale, che dico?, liberista! Vedo, oggi, nella pagine del Corriere qualcuno evocare perfino in Veltroni il possibile Sarkozy (lo Zar di Francia) italiano. Veltroni, il compagno di notti bianche (detto senza insinuazioni) del sindaco di Parigi Delanöe?
Ma dai, cari amici, liberisti per un giorno poco ruspanti, diciamo che siamo andati al bar, abbiamo alzato un po’ il gomito, e ci siamo divertiti a sparare cazzate in santa pace.

Update: se c’è una cosa che detesto sono proprio questi giochetti di parole, questi paralogismi su destra e sinistra, con i quali si può dimostrare tutto e il contrario di tutto. E quando vanno in onda strombazzati sulle nostre piazze mediatiche significa che sotto sotto c’è qualche imbroglio. L’ho detto, sono nomi, convenzioni il cui uso ha una sua ragione: la comodità dialettica. S’intende, la dialettica di tutti i giorni. Non quella delle profonde speculazioni filosofiche e gli approfondimenti storici. In quest’ultimo caso è assai più fruttuoso e sensato contrapporre socialismo e liberalismo. E allora sì, nel primo fenomeno rientrano esperienze storiche come il fascismo e il nazismo. Ma allora potremmo agevolmente anche noi giocare con le parole e chiederci: ma Mussolini, ex massimalista di sinistra, era di sinistra o di destra? E Adolfino Hitler, fondatore del PARTITO NAZIONALE SOCIALISTA DEI LAVORATORI TEDESCHI, ché questo significa partito nazista anche se, significativamente, molti ancora non lo sanno, era di destra o piuttosto di sinistra? Queste vane discussioni su destra e sinistra, che non possono portare a nulla, perché il problema, semplicemente, non esiste, sono fatte apposta per creare un clima di confusione. Il titolo del libro di coloro che gridano nel deserto, non vestiti di stracci, ma con l’appoggio dei potentati economici e mediatici italiani altro non è che una miserrima trappola retorica per il popolo evidentemente considerato babbeo.
La vera questione, e l’onesta domanda, cari Giavazzi e Alesina, non è se il liberismo sia di sinistra, ma:

La sinistra italiana del 2007, questa sinistra fatta di uomini in carne ed ossa, di politici, di militanti, di elettori può essere liberista?

E può esserlo più degli uomini in carne ed ossa, i politici, i militanti e gli elettori che compongono la destra italiana del 2007?

E può, in Italia, nel 2007, dopo Cristo,  intraprendere una qualsiasi parvenza di politiche liberiste un governo, una maggioranza di governo che non abbia al suo centro un partito che si chiama Forza Italia? La qual cosa invece è  la Conventio ad excludendum del progetto montezemoliano?

La domanda sono elementari. Le risposte pure. Io parlo dell’Italia. I-T-A-L-I-A: non so voi.

E poi, scusate, non avete un po’ di considerazione di voi stessi? Non avete paura che da qui a qualche anno sarete ricordati, non per i vostri contributi accademici e scientifici, ma per aver partecipato a questa farsa?
Pensateci.

Quanto a Grillo, vabbè, non sarà il duce. Facciamo l’Eremita Pietro?

Nota di Maedhros: [….] non basta fare proposte liberiste in economia per essere dei liberali. I tre ambiti sacrali (vita, libertà e proprietà) sono indissolubilmente legati, non sono concepibili separatamente (altra cosa che Mingardi sembra non capire). Puoi liberalizzare tutto quello che vuoi in campo economico, ma se non rispetti l’intangibilità del miracolo che sta alla base della nostra esistenza, se non ti arresti attònito ed ossequioso di fronte ad esso a partire dai primi istanti, quella sarà solo farina del diavolo, un mero giocattolo dal buon funzionamento che l’apprendista stregone elargirà graziosamente a soggetti che rimarranno dei sottoposti, materiale per il costruttivista.

Link: Leggete questa analisi del “Giavazzismo” by Ismael, il superstite della baleniera Pequod, ex pallido scudiere del grande ramponiere Queequeg, il superbo selvaggio sgusciato fuori dall’uovo nel cuore del continente nero…. Insomma, leggetevi Moby Dick, altro che “Il liberismo è di sinistra”… P.S. L’analisi di Ismael è molto sottile, e va al di là del problema dell’insostenibilità della posizione politica di Giavazzi; è una vera e propria messa in discussione dello stesso pensiero liberale di Giavazzi.

Advertisements

16 thoughts on “E il socialismo è di destra?

  1. No, ovviamente il socialismo non è di destra. E’ la intelighentia di sinistra che può, legittimamente e con grande considerazione mediatica, sostenere tutto ed il contrario di tutto. Almeno come immagine virtuale. La realtà, ciò che sa esprimere concretamente un governo sinistra-ispirato e composto, risulta tuttavia la solita vecchia minestra.

  2. Ottimo post. Servono munizioni al futuro Piddì. E ancora una volta si è sdoganato il “solferinicamente corretto” autoreferenziale. Due gonzi solferinici scrivono giavazzate: altri due gli fanno eco.m Prima c’era la casta e i castaroli che impazzano ai botteghini. Chi l’ha scritto? Uno che proviene proprio dall’Unità, Stella. POi arriva il “vaffa day” di massa del solito sinistrume di “lotta e di sgoverno”… E allora conviene davvero credere che non è per caso. Ma se dici che è un piano preordinato ti mettono lo scolapasta in testa e aprono per te, i reparti psichiatrici a dispetto della legge 184. Guarda caso, inventata proprio da loro. Ciao.

  3. Stavo per contestare l’incipit.
    Poi mi sono accorto che in realtà andava bene, ma solo nell’accezione che in Teoria si può sostenere tutto, qualsiasi stronzata; non che l’ennesima giavazzalesinata sia (anche solo) teoricamente degna.

    Quella gente parte da un fine da dimostrare, ed imbastisce poi quattro cazzate in croce per giustificarlo, facendo così anche finta di avere “pensiero” ed impressionando gli allocchi (e quanti ce ne sono, signor mio).
    In realtà è semplicemente un modo diverso di “portar la borsa”, in attesa di qualche spicciolo di potere, di autorevolezza ex lege.

    Non esiste prostituta più squallida di un intellettuale!

  4. E a proposito di sciocchezze, Mingardi ci rimprovera in sostanza il mancato apprezzamento della presenza a sinistra di proposte liberiste.

    Ora, a parte il fatto che con le proposte la sinistra ci si riempie la bocca, mentre con i fatti ci ha storicamente sempre svuotato le tasche, converrà Mingardi che una cosa è proporre qualcosa di liberale da sinistra e un’altra è affermare la paternità mancina di ogni liberalità.

    Poi, è fin troppo facile bastonare quelli che in Italia si contrappongono alla sinistra, ma non è che questo significhi qualcosa ai fini di quell’affermazione.
    In Italia semplicemente manca la Destra, dai tempi di Giolitti forse, sicuramente da quando i sinistri arbitrariamente piazzarono a destra l’eretico socialista Mussolini.

    E non mi pare abbastanza per rivendicare dignità ad una tesi quale quella di Giavazzi, che somiglia molto a quella, fatta da un notevole coglione nei commenti ad un mio post, secondo cui Stalin, Mao, Pol Pot e compagnia brutta in realtà non erano dei veri comunisti.

    Il noto umanesimo marxista insomma….
    ma andassero a cagare!

  5. ma quante storie..addirittura Grillo fascista…

    La sinistra liberista?..e che e’…
    A me dispiace solo che i comunisti siano ancora al Governo.
    Dovremmo abbandonarlo anche se cosi’ facendo faremmo contento Silvio.
    E’ ormai chiaro che la dignita’ non coincide col potere.
    Poi quanto a prostituzione la ‘destra’ italiana dovrebeb ricevere l’Oscar visto che “l’hanno data” tutti a Berlusconi…pseudo intellettuali e non.
    🙂

  6. Purtroppo, il socialismo ha infettato anche persone che si definiscono di destra e che lo sono , se si ritiene automaticamente di destra chi si pone su posizioni conservatrici in campo sociale e religioso, senza considerare l’aspetto economico. L’esperienza storica del fascismo, in questo , ci ha lasciato una sgradevole eredità

  7. “Tuttavia noi viviamo nella storia.”
    Proprio cinque minuti fa in una discussione dicevo le stesse parole.

    “La sinistra, stoltamente, ha creduto di salvare capra e cavoli cavalcandola senza fare i conti con la propria storia.”
    Giusto. Purtroppo, se dici una cosa del genere ti viene risposto che allora tu sei dalla parte dei corrotti, dei farabutti. Bah. Mi conforta non essere l’unico a pensarla così.

    Su destra e sinistra, io credo che abbiano un senso strano, contraddittorio, qui in Italia. Ma sono d’accordissimo che non vadano liquidate, bensì approfondite.

  8. L’inventore di tutta quella roba era un fuoriuscito socialista.
    Il fascismo non era che un’eresia socialista, così come il nazismo.
    Se non si capisce questo, non si è capito un cazzo!

    @ JCF
    Io vorrei pure rovesciare i termini di quello che affermi, dichiarando che non basta fare proposte liberiste in economia per essere dei liberali.
    I tre ambiti sacrali (vita, libertà e proprietà) sono indissolubilmente legati, non sono concepibili separatamente (altra cosa che Mingardi sembra non capire). Puoi liberalizzare tutto quello che vuoi in campo economico, ma se non rispetti l’intangibilità del miracolo che sta alla base della nostra esistenza, se non ti arresti attònito ed ossequioso di fronte ad esso a partire dai primi istanti, quella sarà solo farina del diavolo, un mero giocattolo dal buon funzionamento che l’apprendista stregone elargirà graziosamente a soggetti che rimarranno dei sottoposti, materiale per il costruttivista.

  9. Rispondendo un po’ a tutti:

    Se c’è una cosa che detesto sono proprio questi giochetti di parole, questi paralogismi su destra e sinistra, con i quali si può dimostrare tutto e il contrario di tutto. E quando vanno in onda strombazzati sulle nostre piazze mediatiche significa che sotto sotto c’è qualche imbroglio. L’ho detto, sono nomi, convenzioni il cui uso ha una sua ragione: la comodità dialettica. S’intende, la dialettica di tutti i giorni. Non quella delle profonde speculazioni filosofiche e gli approfondimenti storici. In quest’ultimo caso è assai più fruttuoso e sensato contrapporre socialismo e liberalismo. E allora sì, nel primo fenomeno rientrano esperienze storiche come il fascismo e il nazismo. Ma allora potremmo agevolmente anche noi giocare con le parole e chiederci: ma Mussolini, ex massimalista di sinistra, era di sinistra o di destra? E Adolfino Hitler, fondatore del PARTITO NAZIONALE SOCIALISTA DEI LAVORATORI TEDESCHI, ché questo significa partito nazista anche se, significativamente, molti ancora non lo sanno, era di destra o piuttosto di sinistra? Queste vane discussioni su “destra” e “sinistra”, che non possono portare a nulla, perché il problema, semplicemente, non esiste, sono fatte apposta per creare un clima di confusione. Il titolo del libro di coloro che gridano nel deserto, non vestiti di stracci, ma con l’appoggio dei potentati economici e mediatici italiani altro non è che una miserrima trappola retorica per il popolo evidentemente considerato babbeo.
    La vera questione, e l’onesta domanda, cari Giavazzi e Alesina, non è se il liberismo sia di sinistra, ma:

    La sinistra italiana del 2007, questa sinistra fatta di uomini in carne ed ossa, di politici, di militanti, di elettori può essere liberista?
    E può esserlo più degli uomini in carne ed ossa, i politici, i militanti e gli elettori che compongono la destra italiana del 2007?

    La domanda è elementare. La risposta pure.

    E poi, scusate, non avete un po’ di considerazione di voi stessi? Non avete paura che da qui a qualche anno sarete ricordati, non per i vostri contributi accademici e scientifici, ma per aver partecipato a questa FARSA?
    Pensateci.

    Quanto a Grillo, vabbè, non sarà il duce. Facciamo l’Eremita Pietro?

  10. Ottimo come al solito, ma non sono d’accordo. I nomi hanno sempre un significato e i termini “destra” “sinistra” vanno considerati nella loro accezione storica anche se ormai sembrano privi di senso. Nell’ancien regime la destra era composta dalla nobilta’ e dal clero, mentre la sinistra dal terzo stato e la loro posizione era relativa al re che stava al centro. Tutti si riconoscevano nel potere regale che consideravano di derivazione divina, il che sanciva la sacralita’ dello Stato: la societa’ era indiscutibilmente divisa in classi la cui esistenza non veniva messa in discussione da alcuno. Dopo le rivoluzioni borghesi (la borghesia faceva parte del terzo stato)la destra fini’ per rappresentare la conservazione mentre la sinistra la rivoluzione. Perdonami la lezioncina di storia, ma penso che serva a spiegare quello che verra’ in seguito. Di fatto, le rivoluzioni hanno prodotta una frattura nel potere che prima era contemporaneamente sacro e profano, pure nella sua continua ridefinizione ed assestamento. La concezione rivoluzionaria rimuove quindi il sacro dal potere e lo sostituisce con il profano. Cosa che nella cultura europea continentale si evolvera’ nel Diritto, mentre in quella anglosassone nel Mercato. Ebbene: si tratta in entrambi i casi della sacralizzazione del profano che colma il vuoto creato dal cambiamento. Ergo: le ideologie materialiste sono _tutte_ di sinistra in quanto ispirate a meri criteri economici. Con la contrapposizione ideologica tra liberismo e socialismo, molti sono giunti a pensare che il primo sia di destra e il secondo di sinistra, ma cio’ avviene semplicemente perche’ la conservazione e’ stata spazzata via e considerata ormai un arnese del passato. A loro modo, i due modelli economici – e bada che non intendo la filosofia liberale – sono entrambi rivoluzionari in quanto tendono ad abbattere gli Stati Nazionali: a sostituire Diritto Pubblico con Diritto Privato, considerato che il modello anglosassone e’ ormai vincente su quello europeo-continentale. Ammesso che potesse esistere ancora un conservatorismo come nella prima meta’ del novecento – cosa assai dubbia perche’ ormai assimilato a fascismi, nazismi, etc. – questo si baserebbe su criteri identitari e userebbe indifferentemente delle due teorie economiche a seconda delle necessita’. La massima di J. Evola – che opero’ la difficile sintesi delle varie teorie conservatrici che vengono inscritte nella Rivoluzione Conservatrice – e’ particolarmente illuminante (l’ho riportata sul mio blog) “Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza”. Direi che la questione e’ (ideologicamente) risolta: la destra non ha un suo approccio economico predeterminato e considera la filosofia un fatto eminentemente personale: non di massa, pertanto, non puo’ che considerare il tentativo di superamento degli Stati Nazione, della liberta’ conseguente all’autodeterminazione, delle leggi che ogni popolo liberamente si da (ultimo residuato del sacro), alla stregua di una rivoluzione. E’ la solita storia di Carl Schmitt, di cui abbiamo perlato tempo fa. Credo che in quest’autore ci sia davvero la spiegazione di cio’ che s’intende per destra e sinistra: l’una si condensa ormai nello Stato (quindi nel Diritto Pubblico), mentre l’altra nel Mercato.

  11. Carissimo, grazie per il link e per avermi fatto riandare con la mente al ricordo del mio insostituibile Queequeg. Bei tempi, quando si andava per mare a cercare nientemeno che il Diavolo “in bestia”…
    Anche JCF dice bene, ma le sue riflessioni (sul blog) necessiterebbero di qualche chiarimento sul vincolo di “identità” applicato agli schieramenti politici. Ora vado; devo pensare a come trovare le mezzore necessarie per rispondere a un lettore che mi contesta quel fatto dell’individuo e della persona, a proposito del combinato disposto etica+economia.

  12. E’ sempre stupefacente vedere come ci sia gente che continua nella mala pratica che denunciava T. S. Eliot: trafigge il tutto come si fa con le farfalle, e poi lo appende al muro.
    E lo mostra compiaciuto a quelli che ritiene suoi scolari.

    Ci vorrebbe pudore!

    La vera caratterizzazione della sinistra (o del socialismo) è la pretesa di poter spiegare il mondo, usando peraltro tomi che somigliano molto ai brogliacci che riportano gli orari ferroviari.

    Il liberalismo (e non uso la parola destra) invece ti mostra l’uomo, e ti dice “lascialo libero, purché rispetti l’uguale libertà degli altri”. E scommette che l’ordine risultante da questo rifiuto di plasmarne (con gli orari ferroviari, e le relative coincidenze) l’esistenza sarà il migliore possibile.
    Nè rifiuta la socialità, poiché l’uomo esiste solo in società, e non v’è concetto più sociale di quello del mercato (libero scambio).

    Finora non è mai stato smentito.

    In attesa della prossima fatale presunzione, compagni……

  13. Penso che “i sistemi” non siano di destra e di sinistra, sennò allora oggi potremmo dire viviamo in un mondo di destra! che cazzata la “sinistra” c’è, è tangibile. Lo spettro politico segue i valori, i sogni, certo il socialismo è di sinistra ma non è vero che rappresenta la sinistra come non è vero che il liberismo rappresenta la destra, e tantomeno il fascismo. Il problema di tutti malintesi è il fatto del forte spostamento a sinistra che si ha avuto negli anni 60. Quando cominci ad avere metà della popolazione comunista vuol dire che il comunismo è centrosinistra, mentre il liberismo o il cattolicesimo è di destra, DC-PC. Insinuare minimamente che il partito fascista fosse di sinistra è fuorviante, la sinistra è ugualianza, il nazifascismo che è corporativista non socialista, è l’ideologia più lontana al concetto di ugualianza.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s