Italia

Gli eufemismi del piccolo stratega

A Luca Cordero di Montezemolo, che al momento della sua ascesa allo scranno più alto della Confindustria predicava il ritorno alla concertazione e alla moderazione dei toni, e oggi, sul punto di lasciarlo, predica uno sbracato decisionismo, vorremmo sommessamente ricordare che le decisioni difficili un leader di governo le può prendere quando riesca a raccogliere il consenso di una solida maggioranza parlamentare; meglio ancora quando auspicabilmente, in forza di un carisma inusuale, riesca nel contempo a trascinarsi dietro quello della maggioranza dell’opinione pubblica. Ma se il problema della mancanza di queste decisioni sta nei numeri, allora non è vero che esso dipenda dalla legge elettorale. Perfino questa orribile legge elettorale ha dato ad una coalizione, che l’ha spuntata alle ultime elezioni per poche migliaia di voti, una maggioranza parlamentare che, per quanto esigua al Senato, le avrebbe permesso di governare, se questa maggioranza parlamentare fosse stata lo specchio di una maggioranza politica. Solo che la coalizione Unionista, avallata dalla sua Confindustria, non era fondata su un progetto di governo, ma sull’antiberlusconismo: per questo i notabili dei salotti buoni vi si erano accodati, nella riposta speranza di poterla egemonizzare. Se il problema stesse semplicemente nei numeri, com’è chiaro a qualsiasi persona non ancora stordita dalla grancassa dei media nostrani, allora anche questa legge elettorale con ogni probabilità oggi darebbe, in caso di elezioni, una solida maggioranza al centrodestra.

E quindi bisogna essere conseguenti. Cosa c’entrano i problemi del paese e in particolare, dal punto di vista economico verosimilmente più caro a Montezemolo, quelli della produttività del lavoro e del debito pubblico, con la necessità di un governo istituzionale o tecnico che faccia, non si sa perché, solo e rapidamente una nuova legge elettorale? Se invece di essere quella figura mediocre che è, specializzata nell’arte tutta italica del dire e non dire, esattamente come i tanti piccoli protagonisti di una politica additata ultimamente dai giornali allineati al pubblico disprezzo, il Piccolo Napoleone della sedicente Classe Dirigente Confindustriale invocherebbe, urbi et orbi, la necessità di un governo detto istituzionale, detto tecnico, detto – più propriamente – di Salute Pubblica, che avochi a sé le improcrastinabili decisioni di cui l’Italia ha bisogno e che con la legge elettorale non hanno niente a che fare: tagli draconiani alla spesa pubblica prima ancora che abbassamento delle tasse. Sennonché anche un governo di Salute Pubblica, a meno di un vero e proprio commissariamento della democrazia in Italia – nell’Anno Domini 2007 -, avrebbe bisogno di una maggioranza parlamentare che lo sostenga. Un governo tecnico è solo un gioco di parole. Non esiste. Un tecnico, solitamente un esperto nel campo dell’economia, nell’esercizio del suo mandato parlamentare oppure quando è chiamato a guidare un ministero o addirittura un governo, diventa ipso facto un politico, come lo diventerebbero, al suo posto, un calciatore, un giornalista, una ballerina o un operatore ecologico. Problemi politici deve affrontare.

Ah se potessimo tornare ai tempi di Cavour, di Sella e Minghetti! Quando la centralizzazione si sposava con un liberalismo ottocentesco tagliato con l’accetta, e con pochi scrupoli democratici! Quale scenario ideale per soluzioni tecniche! E com’è concupito dai Sergio Romano & C. del Corriere della Sera! Che sconsideratamente non riflettono sul vulnus democratico di tali soluzioni, sull’esemplare lezione di diseducazione politica, prima o poi pagata a carissimo prezzo.

Ma creare un clima emergenziale tale da realizzare questo disegno da apprendisti stregoni per ora e per fortuna  è solo un bel sogno. Da impotenti. Nell’attesa e nella dura realtà agli strateghi del Corsera non resta che spiare affannosamente dal buco della serratura ogni più piccolo indizio di rupture da parte dello stupor mundi Veltroni.

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15 thoughts on “Gli eufemismi del piccolo stratega”

  1. @ Maedhros
    Eh, ho ricominciato con un compitino facile facile! Giusto per uscire dal torpore.

    Ismael è troppo educato per dire le cose che gli ho messo in bocca, ma avevo disperatamente bisogno di un fustigatore: ho scelto quello più buono. 😉

  2. Lcdm è un individuo riprovevole e scostante, perdipiù intellettualmente disonesto, parlo per frequentazioni dirette. Quello che vuole è un governicchio che sovvenzioni gli appetiti “tattici” di una imprenditoria dal fiato e dagli orizzonti corti: rottamazioni, cunei e poco più.
    Lui e i suoi amici, i “ggiovani” pininfarin-calearo-marchigiani possono sopravvivere solo in vitro; non sarebbero infatti in grado di reggere una imprenditoria incentivata ad innovare veramente per competere, uscendo finalmente dal circolo vizioso e viziato del corporativismo concertativo.
    ciao, Abr

  3. Gentile autore,

    ti comunichiamo che il tuo post, ritenuto particolarmente valido dalla nostra redazione, è segnalato nella homepage della Tv della Libertà, all’interno della sezione dedicata alla blogosfera.

    Il fine è quello di segnalare ai nostri lettori i contenuti più validi rintracciati nella blogosfera, soprattutto sugli argomenti che saranno oggetto delle nostre inchieste.

    Nel caso tu fossi contrario a questa iniziativa, ti preghiamo di segnalarcelo via e-mail a questo indirizzo chiedendo la rimozione del tuo post. Provvederemo immediatamente.

    Distinti saluti,

    La Redazione-web della Tv della Libertà.
    web@latvdellaliberta.it

  4. Perfino Battista elogia Veltroni?…il suggeritore Fini ha colpito ancora!!..:-)…
    E’ vero che i tecnici sono i primi a diventare politici…ma in questo Paese anche i populisti come Grillo aspirano a diventare poltronisti al Parlamento..come tutti vorrebbero diventare allenatori della Nazionale di calcio.
    Se solo Berlusconi accettasse di cambiare la veramente orribile legge elettorale (non t’interessa votare per le persone?) non si correrebbe il rischio di Direttorii ad hoc.

    p.s. se tornassimo a Cavour probabilmente non potresti manco scrivere in un blog…però puoi iniziare a farti crescere la barbetta e indossare occhialini rotondi.
    🙂

    p.s. 2 passa da me..ho pubblicato un post ossigenante.

  5. Mi compiaccio dell’effetto-sveglia generato dalle mie (?) parole!
    Articolo nel più puro stile Zamax, anche nel bersaglio prescelto: mi fa sorridere pensare a quali e quante dosi di corrispondenze, editoriali e simil-veline made in Corriere (con relative capziosità) tu ti debba sorbire per muovere le tue giuste critiche al coté confindustrial-montezemoliano. Io non compro più il Corsera da almeno un anno.
    Prima di eclissarmi, quoto e straquoto la seguente proposizione:

    “Un tecnico, solitamente un esperto nel campo dell’economia, nell’esercizio del suo mandato parlamentare oppure quando è chiamato a guidare un ministero o addirittura un governo, diventa ipso facto un politico, come lo diventerebbero, al suo posto, un calciatore, un giornalista, una ballerina o un operatore ecologico. Problemi politici deve affrontare”

    Quel che dici è talmente vero che le figure “tecniche”, proprio perché cooptate in virtù di un loro fantomatico agire “oggettivo”, in concreto diventano i servi più biechi, i cani da guardia più sfacciati degli interessi di parte che ne reclamano i servigi. Vedi Padoa Schioppa sul caso Visco/Speciale, per esempio. Alla faccia del contegno professorale.

  6. Bravo Zamax… parole chiere. Anche io ho scritto qualcosa sul discorsetto di lucaluca… Contento di essere sulla stessa frequenza

  7. “diseducazione politica”, dici. Già. L’esempio della Nazionale è perfetto. Da noi solo i politici non sanno fare i politici. Gli altri sono tutti più bravi e più onesti di loro. Mah. Un giorno, quando smetterò di lavorare, farò una ricerca worldwide per vedere se in occidente esistono altri casi oltre al nostro sciagurato paese.

    L’altra faccia del tecnico per me è il magistrato showman. Io sto meditando un post sulla diseducazione politica che ha dominato troppe coscienze progressiste di questo Paese nel dopoguerra. Un po’ complesso, ma prima o poi gliela farò. Titolo provvisorio: “Di chi è figlio De Magistris? – Breve storia di un incesto”

    Su Luca e il suo gruppetto degli amichetti e sulla loro inconsistenza imprenditoriale, Abr mi conferma un’impressione che avevo, non suffragata finora da conoscenza diretta degli interessati.

  8. @ Abr
    Urca che cattivo. In quanto ai suoi “amici” ricordo soprattutto Maurizio Beretta, da lui voluto come Direttore Generale di Confindustria: un nome, un volto, una carriera che è tutto un programma. Lo guardi in faccia e capisci cos’è la Confindustria Montezemoliana, senza essere Lombroso!

    @ La Tv della libertà
    Grazie per l’attenzione. Devo fare una confessione: è stato proprio il fatto che Luca Cordero y Gomez y Gonzales y Martinez de Vallombrosas y Montezemolos abbia sparlato di Michela Vittoria Brambilla che ha acceso in me il fuoco Donchisciottesco del cavalier errante difensor di donzelle! E invece è proprio lui il Grillo dei salotti buoni, il qualunquista politicamente corretto.

    @ Ismael
    Grazie, anche se il post è in realtà molto di routine. Una rimasticatura, ma che ci vuoi fare? Luchino se le va proprio a cercare le famosissime stroncature zamaxiane.
    “Solo” da un anno non compri più il Corriere? Dio, quanto sei giovane!

    @ Zagazig
    Berlusconi non deve accettare di cambiare la legge elettorale ADESSO. Sai quanto andremo avanti? Altro che qualche mese! Prodi rischierebbe di finire la legislatura!
    Son passato da te. Sai cosa diceva Catone, non so più se il Vecchio o il Giovane, citato da Seneca? Più o meno, cito a memoria:
    “Non è un gran peccato entrare in un bordello, l’importante è venirne fuori!”
    Stoica saggezza!
    Sono entrato nel tuo e ne sono uscito, ma a gran fatica! Quelle morbide curve, che l’occhio soppesava come fossa una mano, mi sono rimaste nella testa, come l’eco seducente del canto delle sirene…

    @ Gabbiano
    Eh, Lucaluca ci perseguita con le sue rodomontate politicamente corrette da liceale figlio di papà. Quindi ci tocca sculacciarlo.

    @ Vincenzillo
    Vero che c’è un legame tra il protagonismo (ormai al limite del ridicolo) dei magistrati e le intemperanze confindustriali. Le scorciatoie di Tangentopoli, alimentate sia dalla sinistra sia dai salotti buoni, hanno reso isterico il paese. Se le cose vanno male è solo perché non ci sarebbero i “buoni e i bravi” al governo. Questo è il succo della lezione politica impartita al popolo bue dai nostri grandi giornali. Tutti ad aspettare il salvatore della patria, la “miracolosa” legge elettorale, la “miracolosa” riforma istituzionale, oppure a difendere il “miracoloso” talismano della nostra “sacra” Costituzione. Intanto nessuno si muove, aspettando Godot…

  9. Anche io mi sono risvegliato. Invidio la tua capacità di comprendere il tempo presente. Io vivo in un altro mondo.

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