Softcore politicamente corretto

L’homepage del sito internet di Repubblica di oggi 24/12/2007 ha i seguenti rimandi:

LE IMMAGINI Tyra Banks donna dell’anno per “Ok”: “Amo le mie curve”

LE IMMAGINI Una causa contro Heidi Klum “Ha copiato i nostri gioielli”

REPUBBLICA TV Penelope in versione lesbo nel videoclip del fratello

LE IMMAGINI L’ex della Lohan a un tabloid “Ha anche disturbi sessuali”

SPECIALE CALENDARI Un anno in bianco e nero con la regina di Miss Italia

OPERAZIONE GOSSIP Tra lingerie da diva e Lato B ecco i pettegolezzi di Natale

LA MODA SEXY DI JLO Velvet: l’intimo italiano firmato Jennifer Lopez

Mentre quella del Corriere della Sera nell’angolo superiore a destra ci delizia con l’immagine di Miss Francia, impegnata a prosciugare a forza di voluttuose leccate una colata bianca lattiginosa:

GUARDA SU CORRIERE TV: Foto osé, Miss Francia rischia la corona. Troppo sexy per uno yogurt.

Più sotto una ninfetta asiatica:

CALENDARI 2008 La sfida dei dodici mesi, Oriente e Occidente > Le foto

Mentre in fondo a sinistra, oltre a:

SCANDALO Orge e festini con minorenni: calcio inglese a luci rosse

spiccano le grazie abbondanti di una succintamente svestita e invitante Beyoncé, mollemente curva a novanta gradi:

LE IMMAGINI Beyoncé, la Marilyn nera torna al cinema

Dico, queste sono le gazzette democratiche, laiche & repubblicane della superiore società civile, che si lamenta sussiegosa del degrado e della volgarità della politica. In fondo quello che dà più fastidio non è tanto l’esplosione di femmine curvilinee ed ammiccanti, capolavori della natura che Dio ha creato, ma questa disinvoltura da mezze seghe, bisognosa della scusa di una notiziola per sparare la figa in prima pagina.

Buon Natale a (quasi) tutti

Copio-incollo dal blog di Maedhros:

Appello, ora la moratoria per l’aborto

C’è anche una pena di morte, legale, che riguarda centinaia di milioni di esseri umani. Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu ora riflettano sulla strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti

di Giuliano Ferrara

Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.
Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.
La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri.
Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore.
E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica.
Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.

© Copyright Il Foglio, 19 dicembre 2007

Euroveltronismi

È ancora lontana la decisione sulla collocazione del Pd al Parlamento europeo. Lo ha detto ieri a Bruxelles il segretario Walter Veltroni, precisando che fino alle elezioni europee del 2009 ciascun parlamentare del nuovo partito in cui sono confluiti Ds e Margherita manterrà l’attuale collocazione, distribuita fra socialisti e liberali. Dopo si deciderà. La componente cattolica del Pd infatti, che fa parte dei liberali europei, non accetta di confluire in un gruppo socialista non riformato. Di qui la richiesta di Veltroni di «costruire insieme questo incontro». Ma le affermazioni del sindaco di Roma, che al Parlamento europeo ha incontrato i gruppi dei socialisti e dei liberali, non sono state apprezzate dal Pse che chiede più chiarezza. Decisa la replica del capogruppo dei socialisti al Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz: «Sono disposto ad aprire il nostro gruppo, ma ho fatto già tutto quanto potevo. Ora sta a voi decidere dove volete andare». (Il Giornale, 6 dicembre 2007)

Le acrobazie dialettiche di Veltroni, davanti alle quali ci si scappella nel paese dei furbi e degli utili idioti, ché le due cose s’accompagnano e spesso s’identificano, al loro debutto fuor della corona delle Alpi cominciano già a far girare vorticosamente le sfere dei trogloditi europei. La commedia degli equivoci ebbe un gustoso prologo qualche mese fa – vado a memoria – quando, ad un’adunata della nuova sinistra italiana, un pezzo grosso dei socialisti europei mancò poco che stramazzasse al suolo senza più respiro per la mancanza di qualsiasi bandiera cremisi. Non si rese conto, poveretto, ch’egli non doveva vergognarsi d’un passato comunista; non si rese conto che post-comunisti + utili-idioti non riescono in Italia nemmeno a essere decentemente socialdemocratici tanto rimangono tardo-giacobini; che ogni riferimento, anche indiretto, nel nome e nel simbolo, al socialismo italiano e al cinghialone sepolto in Africa, doveva essere accuratamente & democraticamente evitato nella Repubblica Popolare Italiana.

La forza delle cose

Non è il titolo di una pellicola di Wim Wenders. Ma la chiave per leggere la storia oramai non più solo recente d’Italia.

Voci dal sen sfuggite, o voci dal sen lasciate sfuggire, e come di prammatica prontamente smentite, le accuse di Berlusconi a Casini di aver ucciso la CDL, col suo pervicace tentativo sotterraneo di creare un centro politico in prospettiva alleato con la sinistra, sono la fotografia di fatto delle forze reali che si muovono sotto la superficie vociante e concitata della politica italiana. La rinnovata freddezza di spezzaferro D’Alema nei confronti di Veltroni e le sue strizzate d’occhio alla misteriosa Cosa Bianca dei vari Montezemolo, Pezzotta, Mastella, l’operazione sponsorizzata dal Partito del Corriere della Sera per rimpolpare a destra la nuova Unione egemonizzata dal Partito Democratico e per permetterle di abbandonare al proprio destino la Cosa Rossa, riportano indietro le lancette dell’orologio all’immediato dopo elezioni del 2006. Il disegno di disarcionare Prodi e portare alla guida del governo l’ala dalemiana dei DS, come premio contrattato con il piccolo establishment confindustriale per l’epurazione dei trozkisti, fallì con la peraltro naturale ascesa alla leadership del nuovo Partito Democratico di Veltroni e della sua ecumenica filosofia pansinistrorsa, sponsorizzata dal Partito di Repubblica. Acconciatisi alla sconfitta, i grandi strateghi del Corriere – che non ne imbroccano una ma hanno sempre l’aria di aver ragione – hanno cominciato a lanciare dolci messaggi d’amore a Veltroni affinché si acconciasse Lui, l’Unto della Nuova Sinistra, a riuscire là dove D’Alema aveva fallito. Il laico e vero Papa Re dell’Urbe, che non si nega anzitempo nessuna entratura nelle stanze del potere, è andato al Lingotto a titillare gli orecchi del bel mondo della grande industria e della grande banca coi soliti discorsi ispirati ad un cerchiobottismo à la page che molto promette e nulla impegna. Questo succedeva nel campo d’Agramante, Re dei Mori; frattanto nel campo dei Cristiani, l’Udc di Cesa e Casini per rispondere alle accuse di tiepidezza verso la causa berlusconiana e di doppiogiochismo, si rifugiava con calore in una mezza verità, cioè in una menzogna, rivendicando che la priorità del partitino uscito dai lombi stremati della balena bianca morente era sempre quella di mandare a casa Prodi, senza però specificare cosa avrebbe fatto poi.

Scavando dunque sotto la superficie, e al di là dei nomi dei protagonisti, andiamo ad impigliarci sempre nelle radici profonde del fenomeno più caratteristico della politica italiana degli ultimi decenni, il coagularsi progressivo intorno alla sinistra di tutte le forze conservative del paese. Dentro le mura di Bisanzio il Partito della Conservazione di Repubblica si batte con quello della Conservazione del Corriere della Sera per la leadership del potere. Ogni tanto, per gettare fumo negli occhi, nella pubblica piazza viene frustato qualche rappresentante delle piccole corporazioni che non contano un piffero. Oggi Bertinotti, mentre i suoi compagni di partito accusano il governo di essersi appiattito su Confidustria, manda un avvertimento pesante a Prodi e indirettamente a Veltroni, annunciando che “il progetto dell’Unione è fallito”. Il che fa scrivere ad un preoccupato Edmondo Berselli, su Repubblica:

A questo punto, affidare la crisi dell’Unione a un rito come la verifica di gennaio equivale a un atto di ottimismo implausibile. Se il centrosinistra ha una speranza, essa dipende semmai dalla capacità residua dei suoi due leader principali, Prodi e Veltroni, di reinventare un profilo strategico. Ormai per Prodi non è più possibile il galleggiamento: si tratta di provare a mobilitare il governo su alcuni punti di programma, in cui il suo riformismo possa misurarsi costruttivamente con le aspettative frustrate della sinistra radicale (e magari anche offrendo finalmente agli italiani l’idea di un’azione visibile contro problemi quotidiani come l’inflazione, il prezzo del carburante, l’aumento delle tariffe a parità di servizi scadenti). Per Veltroni, il compito è ancora più difficile: deve tessere la tela della politica futura, con il suo partito a vocazione maggioritaria, senza giocarsi la politica presente, ossia ciò che resta dell’Unione. Ma entrambi, Prodi e Veltroni, non possono pensare di muoversi fuori sintonia. Lo devono a una certa idea di politica, ma soprattutto a quei cittadini che hanno votato alle primarie di due anni fa, hanno scelto l’Unione alle elezioni del 2006 e hanno designato il leader del Pd alle primarie del 14 ottobre. Perché prima degli interessi di parte, e alla pur legittima logica di ogni forza politica, non bisognerebbe dimenticare che il centrosinistra si è formato come somma di partiti, ma è stato indicato nelle urne da un voto di popolo: verso il quale quei partiti e i loro leader dovrebbero avvertire qualche perdurante senso di responsabilità.

Capito? Adesso qualcuno mi spieghi come dalla sinistra, dalla sinistra-centro o dal centro-sinistra, o dalla collaborazione con essa, ci si possa aspettare una raddrizzata economico-istituzionale liberale della penisola. Non è forse meglio, non è forse semplicemente più razionale, aspettare che questo castello marcio crolli e lavorare invece per diventare una mafia influente all’interno di una futura maggioranza popolar-liberale per ora alquanto all’amatriciana? O forse qualcuno in alternativa preferisce ancora credere ai miti liberal-chic molto italioti di una salvifica classe dirigente? Dirigente, appunto.