La forza delle cose

Non è il titolo di una pellicola di Wim Wenders. Ma la chiave per leggere la storia oramai non più solo recente d’Italia.

Voci dal sen sfuggite, o voci dal sen lasciate sfuggire, e come di prammatica prontamente smentite, le accuse di Berlusconi a Casini di aver ucciso la CDL, col suo pervicace tentativo sotterraneo di creare un centro politico in prospettiva alleato con la sinistra, sono la fotografia di fatto delle forze reali che si muovono sotto la superficie vociante e concitata della politica italiana. La rinnovata freddezza di spezzaferro D’Alema nei confronti di Veltroni e le sue strizzate d’occhio alla misteriosa Cosa Bianca dei vari Montezemolo, Pezzotta, Mastella, l’operazione sponsorizzata dal Partito del Corriere della Sera per rimpolpare a destra la nuova Unione egemonizzata dal Partito Democratico e per permetterle di abbandonare al proprio destino la Cosa Rossa, riportano indietro le lancette dell’orologio all’immediato dopo elezioni del 2006. Il disegno di disarcionare Prodi e portare alla guida del governo l’ala dalemiana dei DS, come premio contrattato con il piccolo establishment confindustriale per l’epurazione dei trozkisti, fallì con la peraltro naturale ascesa alla leadership del nuovo Partito Democratico di Veltroni e della sua ecumenica filosofia pansinistrorsa, sponsorizzata dal Partito di Repubblica. Acconciatisi alla sconfitta, i grandi strateghi del Corriere – che non ne imbroccano una ma hanno sempre l’aria di aver ragione – hanno cominciato a lanciare dolci messaggi d’amore a Veltroni affinché si acconciasse Lui, l’Unto della Nuova Sinistra, a riuscire là dove D’Alema aveva fallito. Il laico e vero Papa Re dell’Urbe, che non si nega anzitempo nessuna entratura nelle stanze del potere, è andato al Lingotto a titillare gli orecchi del bel mondo della grande industria e della grande banca coi soliti discorsi ispirati ad un cerchiobottismo à la page che molto promette e nulla impegna. Questo succedeva nel campo d’Agramante, Re dei Mori; frattanto nel campo dei Cristiani, l’Udc di Cesa e Casini per rispondere alle accuse di tiepidezza verso la causa berlusconiana e di doppiogiochismo, si rifugiava con calore in una mezza verità, cioè in una menzogna, rivendicando che la priorità del partitino uscito dai lombi stremati della balena bianca morente era sempre quella di mandare a casa Prodi, senza però specificare cosa avrebbe fatto poi.

Scavando dunque sotto la superficie, e al di là dei nomi dei protagonisti, andiamo ad impigliarci sempre nelle radici profonde del fenomeno più caratteristico della politica italiana degli ultimi decenni, il coagularsi progressivo intorno alla sinistra di tutte le forze conservative del paese. Dentro le mura di Bisanzio il Partito della Conservazione di Repubblica si batte con quello della Conservazione del Corriere della Sera per la leadership del potere. Ogni tanto, per gettare fumo negli occhi, nella pubblica piazza viene frustato qualche rappresentante delle piccole corporazioni che non contano un piffero. Oggi Bertinotti, mentre i suoi compagni di partito accusano il governo di essersi appiattito su Confidustria, manda un avvertimento pesante a Prodi e indirettamente a Veltroni, annunciando che “il progetto dell’Unione è fallito”. Il che fa scrivere ad un preoccupato Edmondo Berselli, su Repubblica:

A questo punto, affidare la crisi dell’Unione a un rito come la verifica di gennaio equivale a un atto di ottimismo implausibile. Se il centrosinistra ha una speranza, essa dipende semmai dalla capacità residua dei suoi due leader principali, Prodi e Veltroni, di reinventare un profilo strategico. Ormai per Prodi non è più possibile il galleggiamento: si tratta di provare a mobilitare il governo su alcuni punti di programma, in cui il suo riformismo possa misurarsi costruttivamente con le aspettative frustrate della sinistra radicale (e magari anche offrendo finalmente agli italiani l’idea di un’azione visibile contro problemi quotidiani come l’inflazione, il prezzo del carburante, l’aumento delle tariffe a parità di servizi scadenti). Per Veltroni, il compito è ancora più difficile: deve tessere la tela della politica futura, con il suo partito a vocazione maggioritaria, senza giocarsi la politica presente, ossia ciò che resta dell’Unione. Ma entrambi, Prodi e Veltroni, non possono pensare di muoversi fuori sintonia. Lo devono a una certa idea di politica, ma soprattutto a quei cittadini che hanno votato alle primarie di due anni fa, hanno scelto l’Unione alle elezioni del 2006 e hanno designato il leader del Pd alle primarie del 14 ottobre. Perché prima degli interessi di parte, e alla pur legittima logica di ogni forza politica, non bisognerebbe dimenticare che il centrosinistra si è formato come somma di partiti, ma è stato indicato nelle urne da un voto di popolo: verso il quale quei partiti e i loro leader dovrebbero avvertire qualche perdurante senso di responsabilità.

Capito? Adesso qualcuno mi spieghi come dalla sinistra, dalla sinistra-centro o dal centro-sinistra, o dalla collaborazione con essa, ci si possa aspettare una raddrizzata economico-istituzionale liberale della penisola. Non è forse meglio, non è forse semplicemente più razionale, aspettare che questo castello marcio crolli e lavorare invece per diventare una mafia influente all’interno di una futura maggioranza popolar-liberale per ora alquanto all’amatriciana? O forse qualcuno in alternativa preferisce ancora credere ai miti liberal-chic molto italioti di una salvifica classe dirigente? Dirigente, appunto.

Advertisements

4 thoughts on “La forza delle cose

  1. …tra crolli e macerie mi sa che alla fine non rimane più nulla.
    Gli ex Paesi comunisti e la Cina dimostrano che l’azzeramento delle strutture politiche si paga nei decenni e che la via per il cambiamento deve essere graduale.
    Non vorrei che alla fine di questo percorso che tu immagini ci si ritrovasse con un solo partito e un Berlusconi bizantino che passa il potere per captazione.

  2. Sì, ma la maggioranza popolar-liberale (nei cui confronti, come presumo tu abbia intuito già da qualche tempo, sono assai bendisposto) che fisionomia politica assumerà?
    Io ho più di un timore, se penso che un eventuale fallimento della tattica berlusconiana potrebbe far deglutire l’elettorato “moderato” all’ennesimo cetaceo di destra a parole e di sinistra nei fatti.

  3. @ Zagazig
    Ma non ti pare invece che sia proprio l’attuale vuoto politico a sinistra la gamba mancante della politica italiana? Da dove vengono i Grillo, i “casseurs” no-global, gli spettri del terrorismo brigatista? La sinistra è divisa tra il popolo di idealisti delusi e incattiviti che nulla hanno da perdere, e il popolo dei diritti acquisiti (dalla pubblica amministrazione, al mondo dell’agricoltura anti OGM, alla “grande industria” auspicante un liberalismo selettivo) che punta i piedi contro ogni cambiamento. A destra è il contrario, se permetti. C’è un popolo di centrodestra, che farà anche schifo a certi liberali con la puzza sotto il naso, ma che ha un certo grado di omogeneità, nonostante i capricci dei leader politici. E’ questo è un merito dell’improbabile Cavaliere, nonostante tutto, e della sua azione politica. Questo, piaccia o non piaccia, è il capitale su cui costruire la nuova Italia. O vogliamo buttare via anche questo?

  4. @ Ismael
    E’ per questo che io dico che i “liberali” in “questo” momento storico non devono disperdere le loro forze. Che succederà se, come mi auguro, il Cavaliere, o chi per lui, vincerà le prossime elezioni, e alcuni di loro se ne staranno a sinistra, inservibili come ferri vecchi, mentre gli altri si guarderanno in cagnesco a ogni polemica sui “valori”? Meno le forze sono grandi, più bisogna concentrarle, o no? Non in un partitino, ma nell’azione politica. Magari con una “whip” che parli sottovoce ma che frusti a sangue i poco disciplinati. E poi quando arriverà il momento dei Pacs, dei Dico ecc. ognuno vada per la sua strada, senza che questo pregiudichi il resto dell’attività di governo. Purché tutto ciò sia chiaro fin dall’inizio, se non all’intera coalizione o partito, almeno alla setta segreta & potente dei seguaci della libertà, meglio ancora se con un bel patto siglato col sangue: è tanto difficile capirlo?

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s