L’ultimo tentativo delle nomenklature

I Bizantini cominciarono a prenderle di brutto dai Turchi nell’XI secolo dopo Cristo. Nel 1453 Costantinopoli, capitale dell’Impero Romano, era ridotta a poco più di un’enclave dentro i confini dell’Impero Ottomano. Ma la particolare posizione geografica della città, posta com’era fra due bracci di mare su due lati e chiusa in diagonale da mura imponenti sul lato di terra, aveva fino ad allora reso vano ogni tentativo di conquistarla. Il sultano Maometto II decise di farla finita una volta per tutte, con mezzi imponentissimi. Nuovi giganteschi cannoni di fabbrica europea furono forgiati allo scopo. Gli assalti furibondi e lo sbriciolamento sistematico dei bastioni della città greca sul Corno d’Oro proseguivano senza risultati apparenti. Ma alla fine, da qualche parte, una porticina si aprì. E fu la fine, senza rimedio. Costantinopoli era una nave che non poteva sopportare la benché minima falla.

E un bastimento del genere era anche il governo Prodi. Il caso Mastella è un accidente secondario, benché fatale. Berlusconi l’aveva capito. La strategia di non tendere alcuna mano alla sinistra attuata fino alla ribellione di Fini era giusta. Fini aveva ceduto all’impazienza. Tant’è che con la caduta di Prodi in un amen i rapporti all’interno della CDL come per incanto sono ritornati quelli di qualche mese fa.

Prodi si è trovato ad essere alla fine il più tenace difensore, per motivi personali, dell’alleanza pansinistrorsa. Crollato insieme a lui anche il Partito della Conservazione di Repubblica, vedrete che ora sarà l’altro Partito della Conservazione, quello del Corriere della Sera, a rialzare la testa. Aspettiamoci fin d’ora untuose omelie sulla necessità di dar vita, per senso di responsabilità, ad un governo istituzionale che faccia le improrogabili riforme di cui ha bisogno il paese. Notare che saranno gli stessi giornali – Corriere, Stampa, Sole 24 Ore – che con gran sprezzo del buon senso, e con lo stesso tartufismo paternalistico, assicurarono gli italiani della bontà dell’armata prodiana, a riciclare la vecchia idea del Governo dei Migliori, cioè un commissariamento di fatto della democrazia parlamentare sulla scorta dell’emergenza, accettato da una classe politica impaurita da operazioni squisitamente politiche come “La Casta”, possibili solo in un paese a volte straordinariamente ingenuo, ed immemore, come l’Italia. In realtà un patto che prevede la cooptazione ufficiale dell’economia rossa, rappresentata da D’Alema e Bersani, nello stagionato establishment industrial-finanziario, rappresentato da Montezemolo, nell’illusione di poter guidare una modernizzazione addomesticata del paese mediante un paraliberismo asimmetrico ad uso e consumo delle nomenklature. Un capitalismo di Stato nelle mani di un comitato centrale, l’ultima veste di quell’Italia dell’Est che sta crollando finalmente in questi giorni con vent’anni di ritardo sul resto dell’Europa.

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10 thoughts on “L’ultimo tentativo delle nomenklature

  1. Montezemolo ha già detto quest’oggi che occorre “mettere da parte gli interessi particolari”, dimenticare ciò che divide per “perseguire l’interesse generale” o qualcosa del genere, cito liberamente.
    In soldoni significa insediare a Palazzo Chigi un governo di stimatissimi tecnici a bassa gradazione politica e, nel frattempo, alzare le quotazioni dei poteri vicarianti non-elettivi a maggior gloria dei padronati confindustriali e rossoaffaristi.
    Una specie di Cina mignon, detta come va detta. Vedremo che numeri hanno in Senato, i D’Alema, i Marini, i Rutelli eccetera. Di sicuro ieri sera è morto il prodismo come coscienza critica (numericamente determinante) del cattolicesimo democratico nella sinistra.

  2. @ Ismael
    Una “piccola Cina” era proprio quello che avevo in mente, come metafora. Sono convinto che, nel nostro piccolo, stiamo vivendo momenti “rivoluzionari”. Nessuno potrà arrestare questi sviluppi oramai. Quello che io rimprovero ai “liberali” che fanno le pulci a Berlusconi e al centrodestra (di cui vedo tutti i limiti) è che non si rendono conto che presupposto vero per ogni riforma – elettorale, economica, istituzionale – è la fine di un’anomalia “culturale” che sopravvive solo in Italia e tiene in ostaggio il paese, arrivando perfino a distorcere il comune senso delle parole (vedi il “liberismo di sinistra”). Inoltre non capiscono che un conto è essere statalisti o criptosocialisti ed avere in mano, da decenni e a tutti i livelli, le leve del potere; e un conto è avere confuse idee criptosocialiste del tipo di quelle ritornate in auge nel seno di Alleanza Nazionale, e non averle in mano, le leve del potere. Nel primo caso il “riformismo” è un controsenso nelle tasche e nella mente; nel secondo qualche concessione “identitaria” potrebbe anche bastare come merce di scambio.

  3. Chi conosce la storia intende quale appellativo hai rivolto a Mastella.. 🙂 …

    Allora come ci si sente all’alba di una nuove era feconda di libertà?

  4. @ Zagazig

    1) Caro dottore in storia, mi scoccia far finta di aver capito l’allusione. Mi mandi una e-mail in segreto e mi illumini. Così poi faccio una bella figura nel mio blog. Mi raccomando, acqua in bocca! Quando, salito in alto, sarò un galoppino della corte di Re Silvio, la saprò io ricompensare. Non dubiti!

    2) Rilassato. Non euforico. Riconciliato con la realtà, non col buono o con l’ottimo. Sta crollando un castello di carte. Quello che avevo descritto nel primo post del mio blog:
    https://zamax.wordpress.com/2006/12/03/romano-p-ciambellano-delle-oligarchie/

  5. ..beh ci fu un traditore che aprì per soldi quella porticina..uno di dentro…Costantinopoli cadde per mano di un costantinopolese.
    Con quest’ultimo aggettivo mi libero del titolo posticcio di dottore in storia.
    Benchè debba aggiungere che nel Medio Evo tante guerre si evitavano col denaro…pagando il doppio i mercenari degli latri e riducendoli così all’inazione.

    Auguri e complimenti per il post fondante e per la sensazione di relax.

    p.s sa..di questi tempi viene a ‘tutti’ di fare un salto sul carro del vincitore..e lei potrebbe essere un ottimo arpione visto che sul carro ci sta da tempi insospettabili…ma se un ravvedimento dovesse convincermi a fare il salto del fagiano, come già fu per personaggi del calibro di Giuliano Ferrara, calibro che non ho, allora, in quel caso, cercherò di rivolgermi direttamente al Doge di Arcore per spiegargli, magari a Capri, mentre Apicella suona la chitarra, di come io sia stato ingannato dai rossi per tanti anni e di come un giorno di gennaio abbia improvvisamente accolto la luce della libertà…(e per questo cerco, incarichi, soldi, potere e protezione ….naturalmente).
    🙂

  6. Se la Kerkoporta fosse lasciata aperta per tradimento o concitazione dopo una sortita, data la frenesia di quelle ultime ore a Bisanzio, non si può sapere. Si sa solo che il destino della città era segnato, assediata da 200.000 turchi e difesa da 15 volte meno soldati tra greci, veneziani, genovesi e catalani: prima o poi sarebbe caduta.

    Esattamente come Prodi sarebbe caduto prima o poi, perchè la gente rifà sempre gli stessi errori e perchè nemmeno il Piddì riesce ad essere d’accordo con se stesso, figurarsi tutte le sinistre di tutti i tipi assieme.
    L’eredità di Prodi è importante: dice che la sinistra non può governare nemmeno quando a gestirla ci sta un testa quedra stolido e tetragono.
    ciao, Abr

  7. @ Zagazig
    In realtà sono leggermente preoccupato. Sono stato troppo fedele alla causa per essere premiato. L’esperienza storica dimostra che in questi casi si hanno poche chance. Io non mi illudo, caro mio. Per lei invece la vedo bene. Si ricorderà del “repubblicano” e gentile epicureo Orazio che l’Imperatore Augusto magnanimo volle tuttavia sotto la sua ala protettiva: diventi il fotografo personale di Silvio Augusto e della sua splendida corte, e diventi il cantore per immagini delle mirabolanti “donnesche imprese” del Don Giovanni della Brianza. Wow!

    @ Abr
    La caduta di Prodi è la fine di tutte le furbizie, a meno che non riesca – ma non credo – l’ultima furbata del governo istituzionale. Se dovessimo andare alla elezioni, il giorno dopo dell’eventuale trionfo berlusconiano sarebbe anche l’inizio della ricostruzione della sinistra, di cui l’Italia ha pur bisogno, su basi non menzognere.

  8. diventi il fotografo personale di Silvio Augusto e della sua splendida corte, e diventi il cantore per immagini delle mirabolanti “donnesche imprese” del Don Giovanni della Brianza. Wow!

    scriverò una lettera su carta d’Amalfi… 🙂 ..

  9. @ Zagazig
    Lo stato febbrile di questi giorni mi ha improvvisamente illuminato e ha concesso a me, dopo tanti secoli, di scoprire l’arcano: ad aprire la porticina non fu un costantinopolese, ma un costanti-napoletano. L’ho visto, in sogno: un italiano rinnegato, agente segreto del Sultano, che si era fatto le ossa in Albania come procacciatore di femmine per il suo harem…il suo vero nome non si seppe mai…ma prese il nome turco di Zakaçik…

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