Zamax Lucilio suo salutem 2

E’ un periodo nero. Dieci giorni fa, era domenica pomeriggio, una giornata stupenda, alla mia prima uscita in bicicletta – non era programmata ma non resistei al primo, vero, caldo sorriso della primavera – sono stato protagonista di una caduta tragicomica, in una stradina a mezza via tra la periferia e la campagna. Siccome cerco sempre il piacere, e lo spirito agonistico da solo non mi basta e neanche mi alletta, vedo di contemperare lo sforzo fisico con la visione del paesaggio. Quest’ultimo può essere di tre tipi: naturalistico, architettonico, umano (c’est à dire la femme). Tanto ero appunto in quel frangente rapito nella contemplazione di uno di questi paesaggi, sulla natura del quale manterrò un religioso silenzio, che non mi accorsi di una di quelle maledette striscie gommate trasversali alla carreggiata chiamate “dissuasori di velocità”. Respiravo a pieni polmoni, copulando idealmente con l’intera natura, le braccia libere dall’impaccio dei manubri, e senza il profilattico del caschetto protettivo, che mal s’addice all’estasi panteista, quando il mio velocipede si imbizzarrì come un cavallino selvaggio al contatto col diabolico aggeggio partorito dalla civiltà. Abdicando ad un tentativo goffo e innaturale di surplace, rovinai lentamente ma inesorabilmente, come una nave che cola a picco, in mezzo alla strada, per fortuna deserta, sbattendo la parte sinistra della testa e testando le notevoli proprietà abrasive di un asfalto vecchio e granuloso sulla gamba. Siccome l’uomo è sempre l’uomo, il primo pensiero non fu di verificare le mie condizioni, ma di sfuggire alla vergogna e di trovare un cantuccio nascosto dove rintanarmi a leccare le ferite.

C’erano ancora venti chilometri da fare per tornare a casa e li pedalai tutti come un cane bastonato, la zampa sanguinante, senza nemmeno la forza di guaire, cercando di scansare gli sguardi curiosi della gente che incontravo per strada. La mattina seguente mi risvegliai con una faccia da pugile suonato, l’occhio sinistro tumefatto e nero, lo zigomo istoriato da geroglifici vermigli. La gamba, sotto il ginocchio, gonfia e dolorante, era grattugiata come una strada da riasfaltare, e solcata da una rete di sottilissimi canali d’irrigazione sanguigna. Nella mia depressione confidavo ormai solo nel medico di famiglia, dal quale speravo di lucrare qualche giorno di riposo, cioè di vacanza. Ma costui è un uomo tutto d’un pezzo, di quelli di una volta. Mi rispedì a casa – e al lavoro – dichiarando che non c’era nulla da fare, solo aspettare paziente l’opra del tempo, ma che dovevo considerarmi – me lo disse rincuorandomi, a mo’ di carota dopo la randellata iniziale – abile ed arruolato.

Ora dei segni del primo giorno mi è rimasto in faccia ancora una specie di “ombretto” maligno e beffardo sulla palpebra dell’occhio sinistro: non ti dico le smorfie che faccio per far capire, a chi mi guarda in un modo un po’ strano, che l’altro occhio non è così, e che il vezzoso pastrocchio è di origine traumatica… Che catastrofe!

Caro discepolo, avventure come queste devono però esserci di conforto. Gli uomini virtuosi sono destinati non solo a sopportare il male, ma anche a soffrire in silenzio e a non essere creduti. Se l’Onnipotente ci sottopone a queste prove, è segno che Egli ci ama, come un severo allenatore ha a cuore la tempra dell’atleta. Vale.

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9 thoughts on “Zamax Lucilio suo salutem 2

  1. Quando capita a me – e sono un grand tombeur, non soulement de femmes – ai curiosi dico sempre: “Una rissa giù al porto”. Mi guardano interrogativi e più non dimandano.
    Vale, Abr

  2. Per forza, sei un ex rugbista alto così.

    Io ho provato con:
    “E’ stato il marito di una delle mie molte amanti, un uomo non di mondo, anzi un caprone senza il minimo senso dell’umorismo”
    Ma è destino dell’uomo virtuoso non essere creduto.
    O tempora, o mores!

  3. Donna, tutto si fa, per te,
    donna, sembrava impossibile,
    sei tu solo tu che l’Universo
    e il Mondo fai girar…
    (e a volte fai cader…)

    ..almeno somigliava ad Alida Chelli?..o addirittura alla Mangano mondina?
    🙂

    ..o fu un paesaggio di alberi in fiore ad azzoppare l’alfiero!!??

  4. Ma adesso come stai? E’ successa anche a me una brutta caduta in bici sulla pista ciclabile, mentre c’era il bordo di un cordolo che mi ha fatto fare un sobbalzo. Niente di grave, ma per un po’ non ho voluto saperne della bicicletta. Poi ritorna la fiducia. Auguroni!

  5. comprendo il tuo ego frustrato, reduce da una caduta dal marciapide sulla via principale del paese (la donna è sempre la donna) 😛

  6. Dopo essermi praticamente rifatto le ginocchia, a dodici anni ho appeso la bici al chiodo. Camminare sempre – tant’è che in molti mi ritengono un po’ suonato per questo, ma lasciamo perdere – pedalare mai.
    Ristabilisciti in tempo per un commento a volo d’uccello sul dopo elezioni, però. Sennò finisce che mi fai preoccupare!

  7. Tranquilli, tranquilli. Il volo in bici l’ho fatto, ma forse i voli pindarici del blogger sono andati troppo in là, sulle ali dell’ebbrezza letteraria. In realtà sto già friggendo per ritornare in sella. Il brutto tempo per fortuna mi aiuta a sopportare il forzato riposo. La faccia è quasi a posto. La gamba non mi fa quasi più alcun male. Solo c’è sotto il ginocchio un crostone nero, duro e spesso, che continuo a palpare con meraviglia: sembra il profilo altimetrico della Cordilgliera delle Ande… oddio, ricomincio!…
    Oh, Ismael, è bellissimo camminare. Se si avesse tempo sarebbe lo sport più bello del mondo. Penso quasi con invidia a quei viaggiatori di una volta – persone normali, non esploratori! – che facevano decine e centinaia di chilometri a piedi per spostarsi da una città all’altra.

  8. Che piacere risentirti!
    Ben temprato, per giunta…… 😀

    Mai caduto con la bicicletta. Ma per solidarietà preventiva mi sono quasi ammazzato con la moto.

    E non c’erano neanche donne nei paraggi.

    P.S. – Li abbiamo SDRENATI !!!
    😀

  9. Anch’io non ero mai caduto in bicicletta, fino al momento fatale. Mi consola il fatto di essere caduto per nobilissimi motivi.
    Virilmente. 😉

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