E’ finito il dopoguerra

Le facce della sconfitta 

Sono quelle, da schiaffi, dei direttori del Sole 24 Ore, del Corriere della Sera e della Stampa, gli ineffabili e inossidabili Ferruccio Serenissimo De Bortoli, Paolo Buddha Mieli, Giulio Mummia Anselmi, e del presidente uscente di Confindustria, Luca Cordero y Lopez y Gonzales y Martinez de Vallombrosa di Montezemolo. Mallevadori dell’avventura prodiana nel 2006 presso l’opinione pubblica italiana moderata; patrocinatori dei vari tentativi di scalzare dal posto di primo ministro un Prodi troppo ben disposto verso le forze politiche bolsceviche, naturalmente senza passare per le elezioni; sponsorizzatori, a nome della casta veteroindustriale della campagna mediatica contro gli ex compagni della casta politica, per dire “noi non c’entriamo”, per tirarsi fuori dal pasticcio che loro stessi avevano combinato, per schivare il fuoco dell’antipolitica, e per favorire la nascita di un governo di salute pubblica guidato dagli amici degli amici; silenziosamente àuspici, fino all’ultimo, di un pareggio elettorale, grazie anche all’ufficialmente orribile ma provvidenziale Porcellum, che avrebbe ricondotto le parti ad una debole soluzione istituzionale, permeabile a influenze extrapolitiche; questi signori, dunque, si sono acconciati con sapienza, da stagionati cortigiani d’altri tempi – verosimilmente sotto lo sguardo sbalordito del povero, sedotto, abbandonato e volenteroso Tabacci – all’esito senza discussione del voto, salutando amabilmente i miracoli della schiarita bipartitica: una possibile nuova stagione politica per l’Italia, una promettente governabilità, una costruttiva bipartisanship nelle riforme istituzionali. Bravi! Con tutta probabilità il loro nome sopravvivrà alla cronaca di questi anni, come protagonisti di un eccezionale case history di antropologia comparata.

Il suicidio della sinistra

Il risultato complessivo della sinistra è disastroso. Veltroni, in virtù dell’istinto gregario, della disciplina di partito ancora comunista dell’elettorato di sinistra, è riuscito a compattare i ranghi e a fare il pieno di voti dalla sua parte, prosciugando quasi tutte le fonti di approvvigionamento. Ma questa compattezza fagocitante insieme alla modestia del risultato significa che la sinistra è sterile e non offre più nulla di appetibile all’uomo della strada. Geograficamente, ha difeso con ostinazione il suo recinto emilianoromagnolo-toscano-umbro-marchigiano, anche se le mura a difesa della linea del Po risultano piuttosto sbrecciate; ha conquistato qualche isolata piazzaforte: una piccola regione di appena 300.000 abitanti come il Molise, grazie all’enfant du pays Di Pietro; ha vinto in una regione un pelino più grande, di all’incirca 600.000 abitanti, come la Basilicata, da tempo oggetto di investimenti pubblici-grandindustriali; ed è politicamente maggioranza nella città, e solo la città, di Roma, fulcro dell’apparato burocratico-amministrativo italiano. Ciò significa che la superficiale riverniciatura democratica non riesce più a nascondere il fatto che essa rappresenta il volto politico delle nomenklature peninsulari. E’ accaduta una cosa straordinaria: nel parlamento del paese con lo storicamente più forte partito comunista occidentale non vi sarà più spazio per nemmeno un singolo rappresentante nominalmente socialista o comunista. Questo è il redde rationem del patto mefistotelico di Mani Pulite, che ha esentato la sinistra dal travaglio di una reale e sofferta trasformazione socialdemocratica, in armonia con la realtà continentale europea, che è la nostra realtà. Senza nemmeno prendere in considerazione l’evoluzione del Partito Laburista britannico, in qualche modo i socialismi tedesco, francese o spagnolo hanno cercato di reinventarsi un’identità che permettesse loro di entrare come corpi ancor vivi nel nuovo mondo globalizzato. La sinistra italiana ha saputo rispondere solo con il mimetismo democratico. E’ pacifico che la scomparsa di socialisti e comunisti è solo virtuale. E’ assolutamente certo che il problema di questo sdoppiamento della personalità, passato il momento delle convulsioni postelettorali, sarà l’oggetto del dibattito politico interno alla nuova opposizione.

L’astrattezza dei liberali

Cari liberali, voi rimproverate chi ha una concezione statica dell’economia, la cui variabile è solo la ridistribuzione della ricchezza; una visione statica, e quindi astratta e ideologica. Ma chi, sconfortato dal panorama politico, da colbertismi e criptonazionalismi, ha deciso di astenersi dal voto ha fatto lo stesso sbaglio: come spesso è capitato in passato ai seguaci nostrani più intransigenti di questa confraternita filosofica, ha ragionato con un piedino almeno fuori della realtà, senza fare i conti con le dinamiche della storia e della politica. Non siete proprio voi che c’insegnate che una società libera e democratica si forma laddove si possa sviluppare il più aperto, e a lungo andare proficuo, scontro, incontro o conflitto di interessi fra gli individui e i blocchi sociali? E che esiste anche una competitività politica e sociale, sorella di quella economica? E allora come non accorgersi che la vittoria della barbara gentaglia leghista-berlusconiana segna un riequilibrio e uno sblocco epocale, culturale e politico, nel nostro ingessato paese? Sono la vittoria, e solo la vittoria, berlusconiana; e la sconfitta, e solo la sconfitta, della fazione giacobina – antifascista – veteroresistenziale – comunista – postcomunista – democratica; che sanciscono la pacificazione italiana, non quella stretta di mano di scenografica teatralità che piace tanto, da sempre, alla vanesia furbizia italica. Chi avrebbe mai immaginato di poter leggere un giorno, nel giornale principe della fazione, queste parole:

Le critiche e le perplessità che questo giornale ha manifestato nei suoi confronti restano tutte. Il leader di Forza Italia è il campione di un’Italia populista, insofferente alle regole e diffidente nelle istituzioni. È il videocrate che riduce l’etica ad estetica, e che vive la politica come opportunità e non come responsabilità. Ma nonostante tutto questo, bisogna prendere atto che la “pancia” del Paese è con lui. Il muro di Arcore è caduto per sempre: le demonizzazioni e le ghettizzazioni non servono più a niente e a nessuno.

Egregio Massimo Giannini, non è però il muro di Arcore quello che è caduto; è il Muro di Berlino crollato in Europa vent’anni fa e che il golpe di Mani Pulite ha tenuto in piedi in Italia fino ai nostri giorni, a perpetuare l’infinito dopoguerra di una redditizia intimidazione antifascista: sono gli anni del ritardo italiano.

Update del giorno dopo:

Uomini ma anche caporali.

Il dilettante allo sbaraglio, l’attempato giovinotto, l’eterno bamboccione, e il falso modesto Zamax, nonostante le sue pose filosofiche, sovente si fa ancora prendere al laccio – voluttuosamente – dalla vanità. Sono piccole e umilianti vergogne che aiutano a vivere, purché le si riconosca. Come disse nella sua consolante saggezza il vecchio Catone, cattolico ante literam, citato da Seneca, già citato una volta a memoria da Zamax, che non ha voglia di verificare perché scopo della sua vita è eguagliare l’ineguagliabile Enzo Biagi: “non è un gran peccato entrare in un bordello, l’importante è venirne fuori”. Ora dunque costui si è ficcato in testa che Galli della Loggia da qualche tempo occhieggi l’unprofessional blog per trarne nutrimento. Come tutto il mitico Corrierone, che ultimamente è soprattutto una scuola di vita, anche l’augusto suo editorialista primeggia nel sentenziare amabilmente a cose fatte. Ma qualche tempo fa, nel fumo della battaglia e quando fischiavano le pallottole, era tutta un’altra canzone

Update di qualche giorno dopo:

Le elezioni del 13 aprile 2008 hanno l’aria di essere di quelle che passano direttamente nei libri di storia. E in quei libri di storia resterà chi saprà comprenderne il senso profondo… (Paolo Mieli, Corriere della Sera, 20 Aprile 2008,)

E al riguardo, e di nuovo al contrario di molti, credo che le prossime elezioni di aprile saranno epocali, alla stregua di una terza e definitiva guerra punica… (Zamax, 28 Febbraio 2008,)

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14 thoughts on “E’ finito il dopoguerra

  1. Bisognerebbe chiedersi che tipo di malattia mentale affligge Giannini per portarlo a considerare l’insofferenza per le regole e la disaffezione per le istituzioni come cose malvage e stigmatizzabili in sé.

    Mai che gli passi per la testa a ‘sti profughi del pensiero che magari quell’insofferenza e quella disaffezione, quando non il vero e proprio schifo (tipo quello che mi veniva nei confronti dell’istituzione Ministero degli Esteri Italiano nei 18 mesi appena trascorsi), le regole e le istituzioni se le meritano tutte.

    Comunque, caro Zamax, nunc est bibendum. Certo.
    Purché poi seguano i fatti.

    Perché se quelli non seguono, è un attimo tornarci, in quel dopoguerra.

  2. E’ chiaro che delle “loro” istituzioni e delle “loro” regole hanno fatto un feticcio. Indiscutibili come il Decalogo di quella religione che spesso disprezzano. Naturalmente i “compagni” delle leggi normali, quelle che valgono per tutti, quando hanno voluto, se ne sono sempre fatti beffe, in nome, beninteso, del superiore interesse democratico, della “democrazia sostanziale”. Gli esempi, inutili enumerarli.
    Però piano piano stanno mollando l’osso.

    Adesso tocca al Berlusca e alla sua banda. Poco più di tre lustri or sono eravamo costretti a scegliere, bene o male, tra due morti viventi, la DC e il PCI. Oggi Berlusconi ci ha condotti fin qui.
    Sono moderatamente ottimista.
    E che i liberali dimostrino un po’ di costruttivo pragmatismo, sapendo in anticipo che dovranno sorbirsi ogni tanto intrugli poco gustosi.

  3. direi che era l’ora; e che i nodi, tirati da mani fintamente pulite o meno, prima o poi inevitabilmente giungono al pettine, con tutte le loro dipietriche ipocrisie. poi in questo caso, siamo pur sempre in italia.
    noto inoltre che ancora una volta un opinionista di repubblica dimostra di non avere capito un fico. l’emblema attuale della sinistra.

  4. Ti sei mantenuto… 🙂 …

    Attenzione ora amico mio i comunisti saranno tutti nell’anonimato tranne il sottoscritto mistico menscevico meridonale.

    Quanto al resto…andate avanti voi…che noi tutti vi seguiamo.. 🙂 …spero che i ragionamenti sui massimi sistemi signifcheranno concretamente qualcosa in più di un potere lungo cinque anni.

    Angurie cmq..anche ai lirici greci citati alla latina

  5. @ Gio
    Ma secondo me qualcosa capisce. Ma è come quando dopo una sconfitta disastrosa i bollettini di guerra governativi parlano di “ritirata strategica”. Certe verità sono troppo dure da dire. Si dicono a metà, per non abbattersi troppo.

    @ Zagazig
    Forse volevi dire “ti sei contenuto”? Nel senso che non sono uscito per strada con la bandiera? In realtà, senza che nessuno mi vedesse, diciamo una decina di volte, mi sono lasciato andare a posture da tifo calcistico, col pugno chiuso della mano destra a menare uppercut per aria. Ma è finita là, come la pace dopo l’orgasmo…

    Farò un post prossimamente da stratega politico della sinistra. Faranno bene ad ascoltarmi.

    “Nunc est bibendum”? Arrischio, senza consultare Google Search, giuro: l’originale è forse di Menandro?
    Adesso guardo se ho fatto giusto…

  6. @ Zagazig
    No, di Alceo.
    Che sciocco! Mi avevi messo sulla giusta strada, parlando di lirici greci, (tra i quali Alcmane, quello delle “cavalle venete”, se ben ricordo) ed io ho citato un commediografo di età ellenistica…

  7. zamax, maedhros, mi unisco al brindisi. io mi sto godendo la vittoria in India, dove sono in viaggio di nozze.
    Volesse il cielo che sia davvero finito il dopoguerra. Nel poco tempo che mi avanza tra la piscina, una capatina in citta’, una mangiata di riso e pollo speziato, e gli zuccherosi doveri coniugali, sto intrattenendo una bella litigata via mail con una veterocomunista di trent’anni, nostalgica di falce e martello. Proprio non si capacita della sconfitta, e io stragodo nel ribadirle che non e’ solo una sconfitta, e’ l’eliminazione dall’arco costituzionale! E anch’io come te mi sono messo a fare un po’ da stratega per la sinistra del futuro… per ora solo in privato, un giorno chissa’. Magari a me invece di Galli Della Loggia mi legge, non so, un Rizzo, un Polo, un Colombo, e zacchete mi ritrovo citato su qualche bel giornale di quelli giusti! Altro che Corriere… 🙂

  8. @ GMR & Ismael
    Quand’è che imparerò anch’io a dire lo stesso? C’è qualcosa tra l’orgoglio e il pudore che finora me l’ha impedito. Uhm…

    @ Vincenzillo
    In piscina? Ma non ti butti nelle acque del sacro Gange come un vero indiano? E la tua signora non ha ancora il bollino rosso in fronte? Spero almeno che tu abbia l’elefante personale in garage! Per tutte le braccia di Shiva! 🙂

    Se dovessi descriverti il clima in Italia, non ti parlerei di euforia, nemmeno dalla “nostra” parte. C’è una senzazione di calma e di sollievo, come se qualcosa di Inevitabile, lungamente aspettato, fosse accaduto.
    E’ vero, è la fine di un’epoca, ma secondo me per la sinistra è ancora l’anno Zero, e il progetto democratico tutto da rifare.
    Quanto a me, mi giungono notizie che mi leggono perfino dal continente indiano… 😛

  9. Ho scritto un racconto sul mio percorso nel meetup di Beppe Grillo, un’esperienza che mi ha lasciato molto perplesso, che mi ha molto cambiato, che mi ha permesso di evidenziare una realtà a me del tutto sconosciuta, dove ho scoperto che inganno e menzogna regnano nella nostra società al di sopra dell’immaginabile.

    Censure, manipolazioni, sotterfugi e lati oscuri nel mondo inquieto ed inquietante di Beppe Grillo …

    http://mondogrillo.net/meetup/la-ragnatela-del-grillo/

  10. Piccolo contributo al post:

    L’industria della coscienza …

    Cosa hanno in comune gli ex leaders del Partito Comunista Italiano di allora, diventati poi neo leaders della sinistra odierna, ed i loro sostenitori di sempre, ovvero quell’esercito di ex comunisti prima convinti poi neo democratici per clonazione, composto da migliaia di pseudo-intellettuali, artisti, registi, scrittori, poeti, cantautori, ovvero tutti coloro meglio conosciuti come i profeti del 68 nonché paladini dei poveri di ieri e di oggi?

    Ma chi fa parte dell’industria della coscienza? Chi oltre all’attuale e ben nota leadership politica di sinistra – i noti Piero Fassino, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto, Antonio Di Pietro – ne fa parte? Ecco alcuni nomi illustri: Beppe Grillo, Roberto Benigni, Dario Fo, Marco Travaglio, Michele Santoro, Gino Strada, Nanni Moretti e tanti altri come loro che da sempre si adoperano incessantemente a tenere ben sveglie le coscienze altrui e ben alti i propri profitti grazie al sentimento spinto di matrice sinistra. Già, perché sono migliaia i cultori dell’ideologia buonista ancora attivi, e hanno tutti – salvo qualche rarissima eccezione – un denominatore comune: un cospicuo conto in banca. E così fu che la cosiddetta elite della coscienza si inventò paladina dei poveri, per poi in seguito spacciarsi per la parte migliore del paese, la parte più buona, quella sana …

    http://new-italy.net/i-falsi-profeti/industria-della-coscienza/

  11. #

    relli

    *

    Da: gianni tirelli su ottobre 18, 2010
    alle 6:13 pm

    Replica

    #

    LA FAMIGLI BERLUSCONI – UNA STORIA SUD AMERICANA

    “Le parole di Roberto Saviano in difesa dei magistrati mi fanno orrore”, avrebbe dichiarato la primogenita di Silvio Berlusconi. Certo che, come il padre per la giustizia, ha una singolare e personalissima idea del concetto di orrore! Se Saviano, isignto della laurea in magistratura ad honoris causa, avesse dedicato questa prestigiosa onoreficienza a, Marcello Dell’Utri, Vittorio Mangano, Previti, Cosentino e al venerabile maestro Licio Gelli, avrebbe ottenuto un unanime plauso di tutta quella banda di cialtroni e filibustieri di questa maggioranza, e dei figli del nostro presidente del Consiglio, in primis. Una segnalazione particolare, poi, per il lupanare di Arcore alla direzione del giurato amico Emilio Fede e del procacciatore di corpi, sig. Lele Mora.

    Pover uomo, Sivio Berlusconi, ingannato, tradito e umiliato proprio da coloro che, da sempre, ha reputato e sbandierato come i suoi più fidati servitori. Del resto, il trasformismo intellettuale, è caratteriale degli infami che, d’avanti ti lavano la faccia e, lontano da sguarrdi indiscreti, ti sputtanano e ti fottono. Ma poi, Emilio Fede, basta guardarlo in faccia per avere un riscontro certo sulla sua miseria morale e vuotezza intellettuale.

    Ritornando alla figlia Marina e alla sua evidente malafede (confortata e conclamata dalle sue aberranti affermazioni, che peggiorano ulteriormente la cicostanza del padre padrone e pappone), risulta stupefaciente il fatto, che non abbia speso una sola parola (in perfetta sintonia con la società a delinquere capeggiata dal nano malefico) sui comportamenti paterni che hanno infangato l’onore dell’Italia nel mondo, la dignità degli italiani ed esposto a pubblico ludibrio le famiglie, i parenti e i fidanzati di signorine compiacenti indotte alla prostituzione.

    Soffermandomi per un attimo sul contenuto di questa mia nota, ho come l’impressione di descrivere la storia di una volgare, equivoca e sporca faccenda famigliare, ambientata nel torbido di una favela di Caracas dove, la quotidianità, è scandita dal turpiloquio gridato di trafficanti di droga, e il contrattare di povere prostitue in ragione di un prezzo più congruo. Un’aria di intimidazione, di tradimento, di ricatto, raggiro e minacce, si mescolano all’odore acre di bordello, di fogna e di miseria morale che trasuda da ogni baracca e camminamento. Capisco del resto, che il parallelo con il casato berlusconiano, non rende giustzia ai motivi di tanto degrado morale e materiale, essendo lo stesso il risultato dello strapotere, dell’arroganza e dell’ingordigia della peggiore feccia umana alla guida delle nazioni – ill frutto velenoso di un sincretismo demoniaco, partorito dalla convergenza ideologica fra potere politico, economico e mediatico e che vede, in Silvio Berlusconi, il suo autorevole fautore.

    Gianni Tirelli

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