Fattore F, Italia

Le quattro moschettiere

Jules Massenet è uno dei miei idoli artistici. Avendo la sua musica il potere di deliziare la sensibilità di chi ha orecchio per quest’arte, egli è inviso a molti tristi grammatici del pentagramma. E continua a subire l’ostracismo di molti critici con la puzza sotto il naso, i quali, avendo molta dottrina ma scarsa sensibilità musicale, si rifugiano nell’ortodossia tedesca, che abbonda di provvidenziali stampelle filosofiche. Sono convintissimo che nei prossimi decenni anche per lui le barriere crolleranno, com’è già successo quasi completamente per il nostro Giacomo Puccini. Ma non sono qui per parlare di musica, bensì ancora una volta del fattore F come femme, cioè di donne. Il grande compositore Claude Debussy, uomo di squisita sensibilità e direi quasi di squisita sensualità, ma con un fondo di misoginia nel cuore, così descrisse la musica di Massenet, nel suo ameno libretto Il signor Croche antidilettante:

E’ noto, d’altra parte, come questa musica sia scossa da fremiti, da slanci, da abbracci che vorrebbero essere eterni. Le armonie son come braccia, le melodie come nuche [è vero: per questo l’amo, NdZ]; ci si china sulla fronte delle donne per sapere ad ogni costo che cosa accada all’interno… I filosofi e la gente in buona salute affermano che non vi accade nulla, ma questo non basta a distruggere in modo assoluto l’opinione contraria, e l’esempio di Massenet ne è una prova (almeno in senso melodico); questa preoccupazione, inoltre, gli varrà nell’arte contemporanea un posto che già suscita verso di lui una sorda invidia, il che dimostra che non si tratta di un posto disprezzabile.
La fortuna, che è donna, non poteva negare i suoi favori a Massenet, sia pure riservandosi il diritto di essergli qualche volta infedele; e non mancò di farlo.

E’ imperdonabile questa leggerezza, che tuttavia colpisce spesso l’uomo colto più ancora dell’uomo della strada, che del fattore F ha, nel peggiore dei casi, una bestiale consapevolezza. Se infatti tutta la creazione primordiale o primaria origina da Dio, tutta la creazione derivata, ossia quella umana, e quella artistica in particolare, origina dalla donna. L’amor che move il sole e l’altre stelle, scrisse Dante alla fine del Paradiso riferendosi a Dio, ma avrebbe mai scritto questo verso senza la sua Beatrice? E che sarebbe stato dell’arte di Petrarca senza la sua Laura? E di quella di Boccaccio senza le sue graziosissime donne? Fu l’amor d’Angelica a minare l’equilibrio strategico fra le potenze del mondo ariostesco dell’Orlando Furioso, e senza Dulcinea del Toboso mai si sarebbe incamminato verso la gloria e l’immortalità El ingenioso hidalgo Don Qujote de la Mancha. Il romanzo moderno manco sarebbe nato. E sarebbe mai nata la grande letteratura russa senza la Tatjana di Puškin? E non è forse vero che tutta la letteratura tedesca sbocciò nello stesso istante in cui Goethe andò a sbattere contro gli occhi di Lotte a Wetzlar? E’ vero, è Dio l’amor che move il sole e l’altre stelle, ma gli uomini spesso dimenticano ch’è la donna a far girare la terra.

Nonostante tutta la verbosa aria fritta sul progresso e sulla civiltà, ne abbiamo avuta una clamorosa conferma in questi giorni. Sembrava proprio una delle tante, inimitabili gaffe del nostro condottiero brianzolo, il lussuoso parco femmine del nuovo governo. Invece ha avuto ancora ragione lui. Chi s’attendeva accigliate reprimende sulle pagine dei sempre autorevoli giornali stranieri, è rimasto spiazzato: anch’essi hanno dovuto piegarsi all’ondata di entusiasmo popolare sollevata dalle quattro moschettiere di Re Silvio. A riprova che il caldo e conciliante Cattolicesimo delle Madonne e delle Marie Maddalene sta trionfando, i popoli delle civili latitudini settentrionali d’oltralpe come un sol uomo hanno alzato il loro grido di rivolta contro la tristezza disumana del Protestantesimo: anche per Crucchi e Britons è tempo finalmente di avere le loro belle pollastrelle al governo.

Ma ecco qui, uno dopo l’altra, in ordine rigorosamente alfabetico, le nostre quattro fuoriserie:

1. Nominare Ministro delle Pari Opportunità un privilegiatissimo fiore della Natura come Mara Carfagna, è una di quelle alzate d’ingegno per cui la patria di Leonardo Da Vinci va giustamente famosa pel mondo. Ma nel tumulto generale neppure l’autorevolissima Bild, la gazzetta più letta di tutta la Germania e forse del pianeta, se n’è accorta; e anzi ha già sistemato sulla capigliatura corvina di Mara Karfagna la corona di più bella ministra del globo. Io credo che la sapienza sempre discreta di Dio l’abbia promossa a simbolo del riscatto partenopeo dalla piaga biblica della munnezza; e credo anche che l’Onnipotente, che tutto vede, abbia avuto compassione dei salernitani e li abbia voluti compensare per tutti i disgraziati, tipo Pecoraro Scanio, ai quali la città tirrenica ha dato i natali coi suoi leggendari e generosi lombi. Ma il suo esordio non è stato felice, anche a causa dei maramaldi della blogosfera come il sottoscritto, che temo l’abbiano terrorizzata. Oltremodo preoccupata dell’effetto poco istituzionale della sua prorompente, naturale e non volgare carnalità, Mara si è presentata scioccamente al giuramento col grembiulino del primo giorno di scuola, un completino grigio, giacca e pantaloni, da direttrice del personale con problemi di frigidità, e un caschetto di capelli neri da collegio militare in testa. Voglio tuttavia credere che la lava vulcanica che scorre nelle vene di una figlia del Vesuvio erutti in superficie rivestendola dello splendore di fuoco dei suoi veri colori: Mara è veramente un frutto privilegiato dell’attività genitale meridionale, concepito assai piacevolmente in una notte gravida di auspici straordinariamente favorevoli. Passava una cometa quel giorno? 

2. Mariastella Gelmini, nuovo Ministro dell’Istruzione e della Ricerca, ammorbidisce la maniacale appropriatezza del gesto e della parola con un sorrisetto consapevole che può dare alla testa all’uomo fatto più ancora che allo sbarbatello. Questo dovrebbe bastare. Ma per il grande pubblico, della TV soprattutto, Mariastella cala sempre l’asso nella manica: un paio di occhialetti da dottoressa sexy, o meglio, professoressa sexy, che non lasciano adito a dubbi.  Il messaggio è inequivocabile: in un quadro legale e sentimentale ortodosso Mariastella è pronta ad incendiarsi. Questa è la quintessenza della carica erotica del cattolicesimo lombardo.

3. Fianco a fianco delle sue slanciate compagne d’armi, Giorgia Meloni, nuovo Ministro delle Politiche Giovanili, fa figura di trottolina delle Silvio’s Angels. La pasionaria derechista ha gli occhioni blu da fanciulletta del Mulino Bianco, e forse proprio per questo l’hanno scelta per il ministero che si prende cura dei mocciosi, ma lo sguardo deciso e quasi duro, oltremodo piccante, è quello di una tipa cazzuta, o “tosta” come dicono i compaesani del suo villaggio natale, Roma, presso Tivoli. Fosse stata ragazza negli anni ’70 avrebbe costretto il suo compagno a ore e ore di massacranti discussioni politiche – senza alcuna pietà perché in politica i sentimenti non contano – prima di concedersi con impeto rivoluzionario. In quello la vedo focosa.

4. La morbida spilungona Stefania Prestigiacomo, la decana delle moschettiere, è la bella Limousine del parco femmine del nuovo governo; un’aristocratica Rolls Royce per eleganti scampagnate tra i laghi e i colli, ed è per questo che è stata nominata Ministro dell’Ambiente. Lady Prestigiacomo, Princess of Sicily, la cui famiglia vanta fra gli antenati Roberto il Guiscardo, ha già ricevuto l’applauso galante della Coldiretti per aver affermato la necessità d’introdurre a scuola l’educazione ambientale portando i bambini “in campagna a zappare la terra e a mungere le mucche”. Madame Jobert, Duchessa di Montmorency, sua vecchia amica, a exprimé toute sa confiance en disant “C’est une fille merveilleuse, elle se débrouillera magnifiquement. Le peuple l’aimera, j’en suis sûre.”

Intanto gli opposti schieramenti del Parlamento in questi primi giorni di legislatura sembrano i campi d’Agramante re dei Mori e di Carlo imperator romano in una scena dell’Orlando Furioso, il cui ordinato sferragliar d’armi è mandato in vacca dalle Angeliche di turno. Grida entusiastiche e gran sfregamenti di mani accompagnano l’arrivo delle nuove elette; i dardi di Cupido colpiscono a destra e a manca; l’Amore Universale s’installa, celebrato da Don Silvio; e i nomi delle nuove gnoccone fanno già il titolo dei giornali. Ma siccome poi non posso credere che un luogo di perdizione pur rozzo come il Parlamento sia popolato solo da bruti, non ho alcun dubbio che il bel volto soave ed espressivo di Maria Antonietta Coscioni farà segretamente battere molti cuori, specie fra i discepoli più fini del culto di Afrodite.

Tuttavia, fra le stelle della politica, la più bella del reame non è una delle nostre moschettiere. Per una volta il sottoscritto è lieto di conformarsi con voluttà alla schiavitù del politicamente corretto; confesso infatti di aver perso la testa per una magnifica negra, un’autentica gazzella della savana subsahariana, quale si disperava ancora di trovarne traccia, la Segretaria di Stato agli Esteri del governo transalpino dell’era Sarkozy, Rama Yade; costei ha soggiogato la piazza di Parigi, sulla quale però s’addensano fin d’ora nubi tempestose, scatenate dalla fredda rivalità della Regina di Francia Carla Bruni. Ciò forse farà scattare il dardo della gelosia e dell’invidia anche nelle quattro moschettiere, che si sentiranno in dovere di vedere malizia e offesa laddove ci sono puro amore e ammirazione. Se chiederanno vendetta, non fuggirò, ché non voglio in alcun modo dispiacere al bel sesso: sono pronto a farmi gettare nudo e indifeso nella gabbia delle quattro leonesse, e a subire il martirio.

Update del 18 maggio 2008:

New entry. Per una sorta di legge del contrappasso il Meridione delle cornacchie avvizzite e nere sta sfornando ultimamente tutta una serie di ragazzone ben carrozzate che non guardano in faccia nessuno. Però, questa Elvira Savino: è laureata in economia con 110 e lode, e chi lo mette in dubbio? Ha fatto il Master ecc.ecc., e chi lo mette in dubbio? Ha fatto cinque anni ecc.ecc., e chi lo mette in dubbio? Poi sfila in Parlamento col suo bel corpo strizzato in abitini attillatissimi, troneggiante dall’alto di vertiginosi e sgargianti tacchi a spillo da pornostar; e provoca una mezza tempesta ormonale tra i maschi dell’emiciclo; che si riverbera nelle pagine di gossip dei giornali. Ma lei ha qualcosa da ridire. Simpatica. Adorabile, pure questa. Femmena.

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Italia

Arrivano i nostri!

Tanto abbiamo frignato che finalmente pure noi, figli della Serenissima, abbiamo i nostri eroi al governo. Tre in tutto. Due addirittura sono miei compatrioti, i trevigiani Zaia e Sacconi. L’unico rammarico – ma non si può avere tutto dalla vita – è che arrivino dalla zona di Conegliano, cioè dalla Sinistra Piave, quando invece è notorio che noi della Destra Piave siamo molto più in gamba. Nonostante questo ci incoraggia il fatto che anche da quelle terre parzialmente civilizzate siano usciti grand’uomini come il calciatore Alessandro Del Piero o l’immortale librettista di Mozart, Lorenzo Da Ponte, ebreo convertito, prete spretato, gran puttaniere e valoroso difensore delle patrie lettere quando andò lungamente ramingo in paese straniero.

Luca Zaia, il nuovo ministro per le politiche agricole, è un ragazzotto asciutto e slanciato che dimostra più dei suoi rotondi quarant’anni. Zaia è un trevigiano DOC, ossia senza grilli per la testa ma amico della vita. Ha percorso un cursus honorum perfetto per un esemplare della nostra razza: diplomatosi al liceo bene dei campagnoli, la prestigiosa scuola enologica di Conegliano, laureatosi dipoi in quel di Udine in scienze della copula animale settore bestiame grosso, si è fatto le ossa non nell’azienda meccanica di papà, dove peraltro fece l’incontro decisivo con Gian Paolo Gobbo, allora semplice apostolo della Padania e attuale sindaco pro forma della Treviso del Generalissimo Gentilini, bensì come PR della discoteca Manhattan: naturale prologo, almeno dalle nostri parti, alla carriera politica nelle schiere della Lega Nord, e vera scuola di vita, vista l’ottima organizzazione propagandistica dimostrata in seguito, che gli ha permesso di sfracellare gli avversari politici nelle elezioni provinciali per due volte di seguito. Per dire: Luca era ancora sconosciuto quando muri e caseggiati abbandonati lungo le strade della Marca Gioiosa et Amorosa si riempirono di scritte inneggianti al futuro ministro: Forza Zaia, W Zaia.

Sotto la sua presidenza più che di ronde la Marca si è riempita di rotonde piccole e grandi, perché la sicurezza stradale è stata un suo chiodo fisso. Voci maligne si sono levate quando in autostrada è stato beccato a 193 km/h dalla polizia, ma ingiustamente, in quanto una tromba d’aria aveva appena devastato la nostra patria e Luca stava tornando trafelato nella stanza dei bottoni a bordo non di un’auto blu – pregasi notare – ma della sua utilitaria BMW per coordinare gli interventi d’emergenza.

Per dimostrare che la sua amministrazione non scialacquava ha messo sotto contratto sei asini in carne e ossa. Questo è stato il suo colpo di genio. Economici ed ecologici, i mussi tosaerba lungo le strade sono diventati una celebrità nazionale come il radicchio trevigiano e il Prosecco di Valdobbiadene. Arrivato poi come un uragano alla vicepresidenza della regione Veneto, è stato arrestato dal paron de casa Giancarlo Galan, che lo ha consegnato nelle mani di Berlusconi pur di liberarsene. Farà bene, perché è furbo.

Il nuovo Ministro del Lavoro & della Salute & delle Politiche Sociali (!), Maurizio Sacconi, è un capitano di lungo corso della politica italiana. A riprova della sua intelligenza ha passato tre lustri nella parte giusta della sinistra, quando questa era ancora sotto l’influenza nefasta dello spaventoso moralismo bolscevico dalla lingua biforcuta di Mortimer Berlinguer, cominciando come mozzo del bastimento craxiano alla fine degli anni ’70. Erano i tempi della Milano da bere, ossia della movida ambrosiana, quando Craxi ebbe il merito grandissimo di riportare un pezzo di sinistra sui solchi di una più conciliante umanità. Non toccato dal ciclone di Mani Pulite, rimase però fedele fino all’ultimo al PSI. Profugo, trovò scampo sulla zattera berlusconiana a metà degli anni ’90.

Sacconi, almeno all’orecchio ostrogoto del sottoscritto, favella in italiano senza particolari inflessioni o accenti, cosa notevole per un veneto e notevolissima per uno della Sinistra Piave, e segno di una vocazione mediatrice. Amico e collaboratore di Marco Biagi, conosce il mondo sindacale come le sue tasche. Pur essendo, ripeto, uno della Sinistra Piave, è uomo esperto e capace, e ha capito subito che il Presidente del Consiglio lo ha messo lì per togliergli molte castagne dal fuoco senza rompere troppo i coglioni, ché Silvio ha ben altre cose cui pensare, vista la spettacolare compagine femminile del nuovo governo.

Renato Brunetta, nuovo ministro della funzione pubblica, è un economista ma è soprattutto veneziano. La cosa non è affatto senza conseguenze. Per il veneto dell’entroterra e quindi soprattutto per i campagnoli della Marca – gente coi piedi per terra – fuori dell’ambiente anfibio della laguna il veneziano diventa un tipo poco affidabile, come un pesce fuor d’acqua: per qualcuno ancora della nostra gente che ha conservato i sani principi del buon tempo antico, l’epiteto “veneziano” significa “imbranato” o “bizzarro”. Il veneziano è cittadino del mondo, anche quando è lazzarone, e sarebbe un tipo disincantato anche se il destino gl’impedisse di superare i confini del sestiere di Castello o Dorsoduro. Questo spiega perché Brunetta sia di cultura politica laico-socialista, cosa che suona come una brutta e strana malattia, pericolosamente vicina al comunismo e al libertinismo, agli orecchi dei sani ragazzi terraioli, che sanno ancora distinguere tra la superbia del peccato e il peccato in sé, verso il quale dimostrano al contrario moltissima indulgenza e nel quale si allenano con cristiana sollecitudine pur di non lasciare disoccupata la misericordia.

Oggi il professore veneziano ha fama di liberista. A Brunetta le filosofie tremontiane fanno venire il latte alle ginocchia, ma il professore è uomo di mondo. Senza mai polemizzare apertamente continua a scrivere imperterrito porcherie pericolosamente mercatiste e, in cuor suo, forte della posizione storica di consigliere economico del presidente, mira a diventare l’eunuco che conta alla corte dell’Imperatore Silvio.

Brunetta è di una simpatia contagiosa ma è anche un tipetto assai ostinato e pignolo. Puntiglioso e vivace come una servetta delle baruffe chiozzotte, nelle disfide dialettiche, coi suoi occhi chiari e sgranati e il sorriso perennemente stampato in faccia, riesce puntualmente a mandare fuori dei gangheri gli avversari, specie quelli che alla Natura sono venuti fuori permalosetti, come il Druido della Valtellina ad esempio.

Brunetta è alto un metro e mezzo, ma come Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure, ha un coraggio da leone. Al momento della foto di gruppo della nuova compagine ministeriale come un fulmine si è fiondato bel bello a fianco della Prestigiacomo, l’attraente pertica sicula di chiarissimo sangue normanno. Ammetto: io non ci sarei mai riuscito, neppure dall’alto di tutti i miei notevolissimi 176 centimetri nudi e crudi. Piccolo grande Brunetta!

[pubblicato su Movimento Arancione]

Bello & Brutto, Italia

Venus Bitch University

DIALOGO PLATONICO DEL XXI SECOLO (ovvero raccolta differenziata commenti presente e precedente post… under construction…)

Zamax: Lo so bene che qualcuno dirà che Fini non ha detto quello che i media hanno riportato e che poi ha di nuovo puntualizzato che ecc. ecc… ma, insomma, ad una certa età e con una certa esperienza, o si sparano con candore virtuose cannonate in tutta coscienza, o si cerca di articolare il proprio pensiero il modo tale da lasciare il minor spazio possibile alle mistificazioni.

(Mentre scrivevo questo vedevo con assoluta chiarezza Zamax come nuovo protagonista della politica italiana passare il 90% del suo tempo a sparare cannonate e il 10% a tornire riguardose precisazioni…)

Vincenzillo: Io quella sera ero davanti alla tv e ho seguito il discorso di Fini. Vi assicuro che ha detto esattamente quello che dice Zamax, usando quasi le stesse parole: “i fatti incruenti di Torino da un punto di vista sociologico-politico, e solo da quello, erano più allarmanti o significativi dell’assurdo omicidio degli emuli veronesi dell’Arancia Meccanica”. [scritte in precedenza da Zamax, N.d.Z.] Ha perfino usato la stessa intonazione (tipo l’inciso “e solo da quello”). A ulteriore riprova di due fatti:
1. I giornali italiani ci godono a distorcere i fatti e le parole e a fomentare polemiche sul nulla. Cosa in cui riescono benissimo grazie all’ignoranza e alla malafede di molti giornalisti.
2. Zamax è già pronto a scendere in campo per la libertàààà!!!

Zamax: Ah così ha detto Fini? Ma forse prima dell’intervista in TV si era lasciato sfuggire qualche parolina da un’altra parte… boh! Comunque son polemiche dal fiato corto.
P.S. – Adesso capite perché la lista dei ministri ritarda, eh? I problemi riguardo al nome del prossimo ministro della giustizia e al posticino da assegnare a Ronchi sono solo una cortina fumogena che nasconde il vero nodo della questione: quale incarico affidare al sottoscritto. Perché Silvio mi vuole, assolutamente mi vuole, se non al timone, molto ma molto vicino al nocchiero del suo governo. Gli è venuta un’idea geniale: dopo i ministri di serie A veri e propri, e i ministri di serie B “senza portafoglio”, ha deciso motu proprio & ad personam – in via eccezionale – di creare la nuova e trasparente figura del ministro “con le tasche vuote”, che a dispetto del nome non esattamente pomposo avrà un ruolo centrale nell’azione di governo.
E’ vero che non è proprio la mia vocazione, come ha ben intuito Nessie: io mi vedrei con molta naturalezza nel ruolo di “guru-artista-commediografo-attore-filosofo-attorniato-da-femmine-adoranti” ma per il bene della Patria farò questo sacrificio, perché io non invidio affatto i politici, per quanti soldi prendano: la politica è una mezza schiavitù.
Già Seneca per qualche anno – e per la fortuna dei sudditi – resse quasi da solo le sorti dell’Impero Romano; poi implorò Nerone – virilmente, eh! – che gli restituisse la libertà di scrivere i suoi libri immortali.
Montaigne era in giro a cavallo e se la spassava magnificamente nel suo Grand Tour per l’Italia quando gli comunicarono ufficialmente che glielo avevano messo in quel posto, eleggendolo in contumacia sindaco di Bordeaux. Resistè eroicamente al quel colpo che avrebbe ammazzato un toro, e obbedì da vero saggio, tornando a casa col passo rilassato del turista.
E allora, perché non dovrei anch’io obbedire quando la patria chiama?

(Non prenderò un soldo. Ci rinuncio. Ho invece chiesto a Silvio per ragioni di efficienza un numero robusto di collaboratrici, che sceglierò in base alla bellezza, perché è ora di finirla con questo razzismo politicamente corretto contro le oche giulive di bell’aspetto.)

Zagazig: “i fatti incruenti di Torino da un punto di vista sociologico-politico, e solo da quello, erano più allarmanti o significativi dell’assurdo omicidio degli emuli veronesi dell’Arancia Meccanica”.
..ed è comunque una str……poi spieghiamo a Fini cos’è la piramide di Maslow.

Zamax sei stato sostituito da un dottorando in diritto d’impresa!!!.. dovresti abiurare il tuo duce o al contrario dedicargli una poesia come fece a suo tempo il nuovo Ministro dei Beni Culturali.
Questo è il canovaccio per riuscire nel partito.

A Silvio

Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

(Sandro Bondi)

..l’è un gran governo!!!!..

Zamax: Ogni giorno se ne impara una! La Piramide di Maslow non la conoscevo: per fortuna c’è Wikipedia che ci aiuta tutti a non fare brutta figura e a rispondere brillantemente quasi in tempo reale… se uno non fosse pigro come il sottoscritto! La Piramide può aspettare e alla prima occhiata non m’è piaciuta affatto…
Non sono deluso. Da qualche parte te l’avevo già detto, se ricordi bene, che non mi facevo nessuna illusione sulla riconoscenza dei politici. Avevo pronosticato per te un buon posticino qual fotografo di corte, e niente è ancora perduto: adesso chiamo ‘o maestro (Apicella). E comunque ora la via per la gloria nel mondo della cultura è spianata. Certo che impegolarsi in una tenzone poetica con Sandro Bondi è davvero una cosa che fa tremare i polsi. Comunque ci provo:

A Silvio Augusto

Come Fratello Sole coi raggi tuoi infiammi il nostro cuore.
Come Sorella Luna alzi la marea del nostro amore
e con ferma dolcezza aggioghi l’onda del nostro dolore.
Nei nostri petti qual Marte Invitto infondi ardore;
e di gioia giovinetta annunci rechi qual Mercurio Corridore.
O di Giove il saggio consiglio òffrici – piccolo padre! – a tutte l’ore,
e del nettare di Venere saziaci, porgendo corone di fanciulle in fiore!

(Zamax)

Zagazig: Zamax meglio tu!!!!!..anche come poeta!!!

Zamax: Beh grazie! Certo il componimento di Bondi era limato, controlimato, meditato, contromeditato, e infine sublimato in un osso di seppia. La mia era tutt’al più un’improvvisazione. Tuttavia chi storcesse il naso per la metrica, sbaglierebbe: il mio infatti è un blank verse shakespeariano rimato che ho personalmente brevettato. Non per vantarmi, ma sono Poet Laureate: alloro conseguito presso la prestigiosa Venice Beach University (CA). Lì vicino c’è un villaggetto innaffiato dagli spruzzi dell’Oceano Pacifico. Sua unica attrattiva – a parte l’amenità del luogo – un pittoresco baraccone colorato stile Old New Orleans: è la Venus Bitch University, dove studenti dotati ma poveri in canna si guadagnano con carmi e odi i favori di cortigiane d’altri tempi…

Zagazig: ..la poesia non paga Sir Zamax…

Zamax: Il vero poeta ha per mira l’immortalità, quindi non ragioniam di questo, ma guardiamo e passiamo…

Il Mango di Treviso: Certo che Bondi…..

Zagazig: Mango e che fai, mi attacchi un Ministro senza contraddittorio?!!..

Zamax:

A Sandro

Uomo buono
Uomo tollerante
Uomo gentile
Uomo sapiente
Uomo schietto
Uomo amico
Uomo vero
Uomo uomo

(Zamax, anche a nome del Mango e di Zagazig)