Italia

Arrivano i nostri!

Tanto abbiamo frignato che finalmente pure noi, figli della Serenissima, abbiamo i nostri eroi al governo. Tre in tutto. Due addirittura sono miei compatrioti, i trevigiani Zaia e Sacconi. L’unico rammarico – ma non si può avere tutto dalla vita – è che arrivino dalla zona di Conegliano, cioè dalla Sinistra Piave, quando invece è notorio che noi della Destra Piave siamo molto più in gamba. Nonostante questo ci incoraggia il fatto che anche da quelle terre parzialmente civilizzate siano usciti grand’uomini come il calciatore Alessandro Del Piero o l’immortale librettista di Mozart, Lorenzo Da Ponte, ebreo convertito, prete spretato, gran puttaniere e valoroso difensore delle patrie lettere quando andò lungamente ramingo in paese straniero.

Luca Zaia, il nuovo ministro per le politiche agricole, è un ragazzotto asciutto e slanciato che dimostra più dei suoi rotondi quarant’anni. Zaia è un trevigiano DOC, ossia senza grilli per la testa ma amico della vita. Ha percorso un cursus honorum perfetto per un esemplare della nostra razza: diplomatosi al liceo bene dei campagnoli, la prestigiosa scuola enologica di Conegliano, laureatosi dipoi in quel di Udine in scienze della copula animale settore bestiame grosso, si è fatto le ossa non nell’azienda meccanica di papà, dove peraltro fece l’incontro decisivo con Gian Paolo Gobbo, allora semplice apostolo della Padania e attuale sindaco pro forma della Treviso del Generalissimo Gentilini, bensì come PR della discoteca Manhattan: naturale prologo, almeno dalle nostri parti, alla carriera politica nelle schiere della Lega Nord, e vera scuola di vita, vista l’ottima organizzazione propagandistica dimostrata in seguito, che gli ha permesso di sfracellare gli avversari politici nelle elezioni provinciali per due volte di seguito. Per dire: Luca era ancora sconosciuto quando muri e caseggiati abbandonati lungo le strade della Marca Gioiosa et Amorosa si riempirono di scritte inneggianti al futuro ministro: Forza Zaia, W Zaia.

Sotto la sua presidenza più che di ronde la Marca si è riempita di rotonde piccole e grandi, perché la sicurezza stradale è stata un suo chiodo fisso. Voci maligne si sono levate quando in autostrada è stato beccato a 193 km/h dalla polizia, ma ingiustamente, in quanto una tromba d’aria aveva appena devastato la nostra patria e Luca stava tornando trafelato nella stanza dei bottoni a bordo non di un’auto blu – pregasi notare – ma della sua utilitaria BMW per coordinare gli interventi d’emergenza.

Per dimostrare che la sua amministrazione non scialacquava ha messo sotto contratto sei asini in carne e ossa. Questo è stato il suo colpo di genio. Economici ed ecologici, i mussi tosaerba lungo le strade sono diventati una celebrità nazionale come il radicchio trevigiano e il Prosecco di Valdobbiadene. Arrivato poi come un uragano alla vicepresidenza della regione Veneto, è stato arrestato dal paron de casa Giancarlo Galan, che lo ha consegnato nelle mani di Berlusconi pur di liberarsene. Farà bene, perché è furbo.

Il nuovo Ministro del Lavoro & della Salute & delle Politiche Sociali (!), Maurizio Sacconi, è un capitano di lungo corso della politica italiana. A riprova della sua intelligenza ha passato tre lustri nella parte giusta della sinistra, quando questa era ancora sotto l’influenza nefasta dello spaventoso moralismo bolscevico dalla lingua biforcuta di Mortimer Berlinguer, cominciando come mozzo del bastimento craxiano alla fine degli anni ’70. Erano i tempi della Milano da bere, ossia della movida ambrosiana, quando Craxi ebbe il merito grandissimo di riportare un pezzo di sinistra sui solchi di una più conciliante umanità. Non toccato dal ciclone di Mani Pulite, rimase però fedele fino all’ultimo al PSI. Profugo, trovò scampo sulla zattera berlusconiana a metà degli anni ’90.

Sacconi, almeno all’orecchio ostrogoto del sottoscritto, favella in italiano senza particolari inflessioni o accenti, cosa notevole per un veneto e notevolissima per uno della Sinistra Piave, e segno di una vocazione mediatrice. Amico e collaboratore di Marco Biagi, conosce il mondo sindacale come le sue tasche. Pur essendo, ripeto, uno della Sinistra Piave, è uomo esperto e capace, e ha capito subito che il Presidente del Consiglio lo ha messo lì per togliergli molte castagne dal fuoco senza rompere troppo i coglioni, ché Silvio ha ben altre cose cui pensare, vista la spettacolare compagine femminile del nuovo governo.

Renato Brunetta, nuovo ministro della funzione pubblica, è un economista ma è soprattutto veneziano. La cosa non è affatto senza conseguenze. Per il veneto dell’entroterra e quindi soprattutto per i campagnoli della Marca – gente coi piedi per terra – fuori dell’ambiente anfibio della laguna il veneziano diventa un tipo poco affidabile, come un pesce fuor d’acqua: per qualcuno ancora della nostra gente che ha conservato i sani principi del buon tempo antico, l’epiteto “veneziano” significa “imbranato” o “bizzarro”. Il veneziano è cittadino del mondo, anche quando è lazzarone, e sarebbe un tipo disincantato anche se il destino gl’impedisse di superare i confini del sestiere di Castello o Dorsoduro. Questo spiega perché Brunetta sia di cultura politica laico-socialista, cosa che suona come una brutta e strana malattia, pericolosamente vicina al comunismo e al libertinismo, agli orecchi dei sani ragazzi terraioli, che sanno ancora distinguere tra la superbia del peccato e il peccato in sé, verso il quale dimostrano al contrario moltissima indulgenza e nel quale si allenano con cristiana sollecitudine pur di non lasciare disoccupata la misericordia.

Oggi il professore veneziano ha fama di liberista. A Brunetta le filosofie tremontiane fanno venire il latte alle ginocchia, ma il professore è uomo di mondo. Senza mai polemizzare apertamente continua a scrivere imperterrito porcherie pericolosamente mercatiste e, in cuor suo, forte della posizione storica di consigliere economico del presidente, mira a diventare l’eunuco che conta alla corte dell’Imperatore Silvio.

Brunetta è di una simpatia contagiosa ma è anche un tipetto assai ostinato e pignolo. Puntiglioso e vivace come una servetta delle baruffe chiozzotte, nelle disfide dialettiche, coi suoi occhi chiari e sgranati e il sorriso perennemente stampato in faccia, riesce puntualmente a mandare fuori dei gangheri gli avversari, specie quelli che alla Natura sono venuti fuori permalosetti, come il Druido della Valtellina ad esempio.

Brunetta è alto un metro e mezzo, ma come Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure, ha un coraggio da leone. Al momento della foto di gruppo della nuova compagine ministeriale come un fulmine si è fiondato bel bello a fianco della Prestigiacomo, l’attraente pertica sicula di chiarissimo sangue normanno. Ammetto: io non ci sarei mai riuscito, neppure dall’alto di tutti i miei notevolissimi 176 centimetri nudi e crudi. Piccolo grande Brunetta!

[pubblicato su Movimento Arancione]

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3 thoughts on “Arrivano i nostri!”

  1. Ho un’ottima opinione su Zaia: colui che per primo in Italia ha deciso di usare dei muli per la manutenzione del verde pubblico.

    Un grande! 🙂

    Prossimamente sul mio blog qui su WordPress un post sull’importanza del mulo nella civiltà futura.

    http://testepensanti.wordpress.com

  2. @ Mango
    E’ bene che il mondo lo sappia. 😉
    Spero che a Berlusca serva da esempio per combattere la malainformazione all over the world…

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