Esteri, Fattore F

Calamity Sarah

Gli americani se n’erano dimenticati. Fin da quando le mollezze della civiltà avevano infettato una volte per tutte anche le coste del Pacifico s’erano dimenticati di come erano fatte le donne di frontiera, le mamme con la pistola dalla pellaccia dura di una volta. Ma lassù, in Alaska, la razza non s’era ancora estinta. Questa realtà sbalorditiva l’hanno toccata con mano definitivamente alla Convention Repubblicana di St. Paul: Sarah Palin predicava serrando decisa le mascelle e i graziosi labbrucci – cosa sempre affascinante, e provocante, in una femmina dai lineamenti delicati – e puntando gli indici delle due mani come due Colt dritti al cuore di una platea adorante dove spiccavano i copricapo tipici dei vaccari yankee.

Prima di diventare governatore Sarah Palin è stata giocatrice di basket, commerciante di pesce, giornalista, reginetta di bellezza e sindaco; si è affiliata alla National Rifle Association e al movimento Pro Life; si è sposata e ha fatto una carrettata di figli, uno Down, una figlia non Down ma già più pazza di quelle di George Bush, una sventurata che si è fatta mettere incinta da uno sbarbatello, un giocatore di hockey – il che è tutto dire – uno scavezzacollo che dopo aver avuto la cattiva idea di spargere allegramente il suo giovane sperma, ha avuto l’idea ancora più cattiva di spargere qualche parola di troppo nella blogosfera, dichiarando bel bello la sua contrarietà allo sbocciare del frutto dell’amore di una serata di bisbocce.

Sarah Palin non s’è persa d’animo; ha preso il Winchester; si è recata a casa del malcapitato; si è presentata alla madre di lui tuonando con tutta calma: “Dov’è quel fi-glio di put-ta-na del mio fu-tu-ro ge-ne-ro?” Il poveretto s’era nascosto in bagno. Sarah ha sparato allora un colpo di avvertimento bucando il soffitto: “Se non vieni fuori di lì il prossimo colpo lo riservo per la palla destra, quello successivo per la palla sinistra, e l’ultimo per quella proboscide che non ha ancora imparato a stare al mondo.” Il giovanotto è venuto fuori a testa bassa. Lei lo ha preso per un orecchio: non c’è stato bisogno di alcuna parola.

Ed è volata immediatamente a St. Paul, per confermare nella fede le pecore smarrite della casa del Grand Old Party. Nel suo infiammato discorso ha messo subito in chiaro l’intenzione di combattere lobbisti, trafficoni e mantenuti della politica, e di mettersi al servizio della gente comune, come ha fatto lassù nell’arcadia ghiacciata tra eschimesi, foche, lupi, salmoni, alci e caribù; e di voler condurre la sua patria all’autarchia energetica: no way, listen here, no way che l’America finisca per farsi ricattare come quelle mezze seghe di europei dai bolscevichi. Ogni angolo dei cinquanta stati sarà trapanato fino all’ultima goccia di petrolio e si procederà con la costruzione di centrali nucleari e pure di centrali a carbone. Full speed ahead.

L’unico serio ostacolo all’avanzata travolgente del governatore in gonnella venuto dal freddo è arrivato, e non poteva essere altrimenti, dalla perfidia femminile, inconcepibile in noi maschi, che del genere umano rappresentiamo uno stadio evolutivo non ancora dirozzato, quando dai mainstream media un parterre cinguettante di giornaliste progressiste ha sollevato dubbi sulle capacità della superwoman di conciliare le vantate incombenze di madre a tutto tondo di cinque figli, le cure del bimbo Down, e i sacrosanti e nient’affatto trascurabili doveri coniugali di mogliettina sexy di Mr. Palin, con le mansioni formali di Vicepresidente, con quelle dietro le quinte di badante del vecchio Mc Cain, e con quelle reali di Presidente degli Stati Uniti d’America: ma la fiera Calamity Sarah ha risposto con uno sguardo di sfida al subdolo attacco delle galline democratiche, sibilando tra i denti parole che non si sentivano dai tempi di Ronnie: “You old bitches, you ain’t seen nothing yet”.

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12 thoughts on “Calamity Sarah”

  1. @ Vincenzillo
    Permettimi un minimo di distacco. L’atletismo cristiano di certe sette protestanti tende spesso a confondere il cielo con la terra e fare il ventriloquo di Dio nel momento del successo, e non di rado in intraprese troppo terrene. Invece il Cristianesimo vuole che si trovi un senso alla sconfitta, alla frustrazione, al dolore e infine alla morte: insomma alle traversate nel deserto.
    Parlo in nome della prudenza, non dello scetticismo.

  2. zamax, tutto il distacco che vuoi. Peraltro anche io l’ho già recuperato. Il mio brivido lungo la schiena credo che fosse per tutto l’insieme: idee, oratrice, uditorio infiammato. C’è una parte di me che ha un forte bisogno di credere, e di sperare, e certi uomini e certi eventi la alimentano (a parte che a metà discorso le continue interruzioni della folla osannante hanno cominciato a infastidirmi non poco).

  3. @ Vincenzillo
    Ehm, sono stato serioso nel commento. Il fatto è che anche le più democratiche delle adunate politiche sollecitano il nostro istinto gregario (e pure gli anticorpi). Niente di male, la politica ha bisogno anche di entusiasmo e bollicine, un po’ di cinema da mettere preventivamente in conto.

  4. @ pmorone
    Mai noi siamo destrorsi: crediamo, obbediamo, combattiamo!!!

    “Inquietante” è un aggettivo portato in auge dalla sinistra… 🙂

  5. @Zamax
    Giorni fa sono stato alla presentazione di una Banca di Credito Cooperativo, ed un Prof. di Politica Economica era d’ accordo con me nell’ affermare che alla finanza va “iniettato” un pò di sano Trotzskysmo.
    Lo sappiamo tutti cosa bisogna fare per vivere bene, e per non far crollare le borse o quant’ altro, ma il problema e che poi troppa gente dovrebbe andare a lavorare.

  6. @ pmorone
    Diciamo che l’uomo è sempre tentato di imboccare invitanti e illusorie scorciatoie. In fin dei conti gli incontrollati debiti privati dei paesi “liberali” sono il surrogato degli incontrollati debiti pubblici dei paesi statalisti. (Parlo a spanne, s’intende, io preferisco di gran lunga i paesi “liberali”, preferibilmente “senza trucchi”) La filosofia facilona del tipo “andate e consumate” non ha niente a che fare con un corretto “capitalismo” (parola mistificatoria che odio, e di concezione “marxista”); il denaro a costo zero non seleziona la qualità degli investimenti, e colpevolmente non premia il risparmio. A cosa servono le banche se non a premiare con un interesse chi mette il proprio capitale – raccolto rinunciando a qualcosa – a disposizione di chi ne ha bisogno per investimenti “giustificati”, in un’ottica di ottimizzazione spazio-temporale delle risorse finanziarie? In senso lato anche il risparmiatore è un imprenditore.

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