CheSbancata!

Che le cose stessero precipitando cominciai a sospettarlo qualche mese fa. C’erano stati pure dei segni premonitori. Una volta, al primo grosso cedimento delle borse, dalla banca, la mia banca, una banca locale, molto locale, diciamo una banca campagnola, mi avevano telefonato per assicurarsi che fossi al corrente della cosa; della fragilità, della volatilità, della debolezza dei mercati, del momento non proprio buono; insomma della brutta malattia che si stava mangiando con entusiasmo e appetito crescente la polpa della gestione patrimoniale: “Non si preoccupi” risposi “so tutto, grazie della sollecitudine”. Poi qualche tempo dopo, in banca, l’impiegata con cui parlavo, gettando uno sguardo sui conti del mio tesoro, non riuscì a trattenere un “mamma mia!”. Era sinceramente mortificata, ma ero sotto solo del 7%. La rincuorai. Recitai perfino qualche sommaria poesia d’ispirazione austriaca, che è la scuola di pensiero economico che più m’aggrada, visto che non s’ingarbuglia con troppe cifre. Per lei dovette essere un quarto d’ora di piacevole ricreazione, questo tipo un po’ strano, nella folla dei piccoli artigiani e commercianti con l’occhio di falco per le frazioni decimali. E non cambiai nulla. Questo sorridente ottimismo ha lasciato il segno: ora sarò sotto almeno del 15%, ma nessuno mi telefona più, tranquillizzato ormai dal mio inguaribile eroismo. Per me va bene così, non voglio far soffrire la gente. E poi i soldi non sono tutto, e in questo mi compiaccio che anche il Papa sia d’accordo con me.

Poi arrivò il giorno fatale. Mi telefonano, non per le mie ardite speculazioni finanziarie, ma per questioni burocratiche: “Eh sai, le nuove norme…ci sarebbe da fare un questionario…”. “OK, OK no problem. Passo domani”. Il questionario – roba privata privatissima, entre nous, si capisce – ricordava molto alla buona uno di quegli studi di settore da allegare alla dichiarazione dei redditi. Lo riempi di dati, dai al computer una scrollatina augurale, da maestro, come ai tempi del flipper, e controlli il risultato: “congruo” o “non congruo”. Nel secondo caso significa che il fisco, pur abbastanza fesso, non è abbastanza fesso da crederti, e che quindi sarebbe salutare dare una rimpolpatina ai ricavi. Insomma, la storia era anche abbastanza divertente. Ma pur essendo uomo con la testa di norma fra le nuvole, ossia della razza che si perde in un bicchier d’acqua nelle piccole cose ma che dimostra sorprendente vitalità, determinazione e sangue freddo nelle occasioni cruciali, poiché il lavorio incessante di un’immaginazione malata l’ha preparata a tutto, mai avrei potuto supporre di essere sul punto di sperimentare una delle più grandi sorprese della mia vita.

“Complimenti. Sei uno dei migliori, uno dei più solidi clienti della banca in assoluto.” “Chiiiii? Io? ….minchia!” Ricordo che dissi proprio “…minchia!”, che con la favella veneta c’entra come i cavoli a merenda, ma ci voleva qualcosa di esotico per sottolineare la straordinarietà dell’evento. Non è cosa di tutti giorni, infatti, entrare in banca filosofo e poveraccio ed uscirne filosofo e ricco sfondato, pur senza aver guadagnato un centesimo, o una lira, come si diceva nel secolo passato, ma è così che mi sentii allora. L’entrata (o l’uscita) della banca è sopraelevata di circa un metro e mezzo sul piano stradale, un Brunetta per lungo ad occhio e croce, ma a me parve di guardare il paesello come Napoleone dall’alto delle Piramidi: il luccichio dell’opulenza esteriore aveva finito di annebbiarmi la vista e il cervello.

Ora mi sento ancora meglio: la consapevolezza di essere un piccolo magnate locale, e il virtuoso sentimento borghese del piccolo risparmiatore fiducioso che non abbandona il campo di battaglia, vanno di conserva nel formare uno stato psichico assai gratificante. Più i mercati vanno giù, e più mi tirano su: è un nutrimento spirituale, una dolce euforia che fa bene qui, e fa bene …qui.

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9 thoughts on “CheSbancata!”

  1. Tu almeno hai un conto e un reddito.. 🙂 …viva il riccone!!!
    Io quest’anno col fisco ero come alla dogana ..”nothing to declare”. Di certo mi faranno un accertamento visto che non ho presentato dichiarazione.
    🙂

    OFF TOPIC
    Pubblichi libri?

  2. Minchia 3 volte: magari!!! Sarebbe poetico…
    Impiegatuccio (parlando degli studi di settore non mi riferivo a me stesso) e neanche pubblico! Così non posso neanche far finta di lavorare, e obbedire alla mia vocazione contemplativa! Sono un veneto “gran lavoratore”, ma solo nel senso schiavistico del termine. Un fesso!!! Ah quelle douleur …ça suffit!

    Tu piuttosto, vai in giro per il mondo, furoreggi nel paese delle aquile, fotografi le bellezze della natura, ivi comprese le fanciulle in fiore dei Balcani, un giorno sei in spiaggia, un giorno in montagna, ti sposti in Mercedes, ma come fai?
    O è l’arte – inesplicabile – di vita meridionale o sei uno zingaro! O forse, in cuor tuo, credi ciecamente nella Provvidenza e l’Onnipotente – il Boss dell’Universo che si fa beffa dei calcoli economici – giustamente ti premia. Sei un Ratzingeriano puro e duro, nei fatti e non nelle parole, ed è quello che conta, perfetto discepolo!

  3. ..amo la carità!!!… 🙂 …
    Più picaro che zingaro, in balia di Ananke come tutti ma cerco di non pensarci come i personaggi omerici.
    Dovresti scrivere libri con argomenti leggeri trattati in modo serio.

  4. A tutto pensa Zeus padre. Meglio ancora se la bella Atena ha un debole per te (come per Odisseo) e intercede presso il Boss sordacchione dell’Olimpo.
    Quanto alla carità mi è venuta in mente la scena di un vecchio “indipendent movie” americano degli anni sessanta (Faces, di J. Cassavetes) nella quale un comico che si esibiva in un bar diceva (più o meno, vado a memoria):
    “Hey folks, the government has declared war on poverty: well, I’m the first to surrender!”

    Casomai scrivere libri “seri” in modo divertente!

  5. Casomai scrivere libri “seri” in modo divertente!

    Questo lo fanno in tanti..gli americani in primis.
    Sul comodino ho una bellissima “FISICA dei supereroi. La fisica spiegata con gli eroi dei fumetti.”
    Scrivi un libro sulle oscenità nei ricevimenti matrimoniali del trevigiano.
    🙂

  6. Scusate il ritardo.

    @ Zag
    Non sarebbe una brutta idea. Penso che l’oscenità sia democraticamente diffusa in tutta Italia, ma in effetti sono vent’anni che tento di schivare matrimoni et similia, che si sono trasformate in maratone pop-luculliane dalle quali si esce stremati e abbruttiti. Forse con la recessione si tornerà alla ragionevolezza…

    @ linitux
    Quizas quisiste decir “veneto polentone”: en el sentido que soy “muy inteligente”, es decir “boludo” como siempre yo fue orgullosamente… 😀

  7. maratone pop-luculliane dalle quali si esce stremati e abbruttiti

    questo sembra un buon soggetto… 🙂 ..sapresti descriverle bene..accetta qualche invito per spirito di sacrificio e poi intingi la penna nel fuoco.

    Linitux ha dimenticato gli osei!!!

  8. Si va in piazza per contarsi non piu’ per contare.
    Si va in piazza per riempire spazi vuoti.
    Si va in piazza per auto celebrarsi.
    Si va in piazza per vedere giullari fare politica.
    Si va in piazza per vedere i politici fare i giullari.

    Una volta si andava in piazza per attaccare la politica.
    Oggi si va in piazza per rispondere al suo appello.

    E lo chiamano neo-68?
    Ma per favore, statevene a casa.

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