Ho firmato l’appello per Eluana

Ho firmato l’appello per Eluana. Perché è una buona battaglia, e sarà utile anche se sarà persa. Non starò qui a strologare da incauto inesperto attorno al concetto di provvedimento di “volontaria giurisdizione”, quale in effetti è la “sentenza” della Corte d’Appello di Milano: solo mi informo e leggo che “è sempre revocabile e non acquista mai efficacia di giudicato, quindi non è ricorribile in Cassazione”. Il che sembrerebbe dare un margine di manovra in più al Governo. Ma non è questo il punto. Il punto è che lo scontro istituzionale non è nato ora con la contrapposizione fra il presidente del consiglio e il capo dello stato; è nato con la decisione indebita della magistratura di togliere alla diretta interessata il potere di decidere da sé sulle ultime e più intime questioni concernenti la vita e la morte. Qui siamo di fronte a un problema di libertà, e di libera volontà. Ma non è quella del padre di Eluana, né quella della sua famiglia. La tutela paterna, o di chi per lui, obbedisce a un ordine naturale che è giusto rispettare e può estendersi molto nei suoi poteri quando si eserciti su una persona incapace per menomazioni fisiche o mentali di provvedere a se stessa, finanche a dover prendere decisioni rischiose e potenzialmente fatali, in caso di grave malattia, in ordine alle cure da scegliere. E ciò in accordo con la ragione e lo stato di necessità. Ma non può estendersi a quello che è, di fatto, un potere di vita e di morte. In quel caso la famiglia, che di norma deve essere difesa  vigorosamente dalle ingiustificate intrusioni dello Stato, regredirebbe allo stato pre-civile di tribù o di clan. Anche se nella storia purtroppo si è dimostrato spesso, nelle sue manifestazioni patologiche, la tomba delle libertà civili, in realtà lo Stato, quello che Locke identifica con la “società civile”, nasce e si sviluppa con la nascita e con lo sviluppo delle libertà individuali, a loro garanzia e difesa. E’ sorprendente vedere, in un inedito scambio di ruoli con i spesso disprezzati aficionados cattolici della famiglia, sedicenti liberali rimettere in questo caso proprio alla famiglia, in modo del tutto inappropriato, un tale incondizionato potere e farsi araldi di questo compunto dispotismo domestico.

Non occorre essere colti, e nemmeno intelligenti, per capire che la ricostruzione di una volontà presunta – su questioni di vita o di morte – basata su una ricerca di natura indiziaria quand’anche ampia e puntuale, ha il sapore irridente di una beffa amara. Oh non mancheranno esempi di una giustizia che si avvale pure in questi casi – in mancanza di meglio – di una filosofia benintenzionatamente probabilistica nei paesi di antica civiltà liberale! Non è un motivo per replicare errori e arbitri.

Ma basta aver la pazienza di leggersi le pagine che schizzano il quadretto psicologico di Eluana Englaro nel provvedimento della Corte d’Appello di Milano, sulla base di sbocconcellate chiacchiere e personali ricordi, per rendersi conto di come sia degno di un romanzetto d’appendice di serie B o di un simposio sui massimi sistemi tra i protagonisti del Grande Fratello. Alla perfezione stilistica tele-nazional-popolare manca solo un aggettivo, che faccio fatica a scrivere: “solare”. Sì, Eluana era una ragazza “solare”, una ragazza piena di vita, irrequieta, scossa da un sano, giovanile fremito di ribellione; mica una triste beghina: come avrebbe potuto mai accettare la sua attuale situazione, anche solo in prospettiva?

Eluana non può parlare, non può nemmeno ragionare, per qualche freddo poeta col misurino sensista è addirittura morta. Ma noi non possiamo sostituirci ad essa: la morale ci lega le mani e nessun stato di necessità ci obbliga ad intervenire. In quanto al problema dell’accanimento terapeutico, è un concetto che ognuno può allargare o restringere a volontà, perché, ovviamente, in qualsiasi genere di infermità tout se tient, anche la nutrizione e l’idratazione. Ma cozza non solo contro il più elementare senso di umanità ma anche contro il più elementare buon senso considerare “accanimento terapeutico” la nutrizione e l‘idratazione mediante sondino nasogastrico di una paziente che quando fa comodo è giudicata totalmente priva di sensibilità; un’operazione per di più condotta da persone che giorno e notte da molti anni si prendono cura amorevolmente di Eluana e non chiedono altro di continuare a farlo in silenzio: non siamo in presenza né di sofferenze né di disagi, tranne i nostri forse, e il fatto che le speranze di guarigione siano prossime o uguali allo zero non cambia la sostanza. Questa morte per fame e per sete che si vorrebbe accompagnare ora con la corte amabile delle tecniche sedative, somiglia molto ai dolorosi pasticci umanitaristi di certe condanne a morte in Occidente. Una pallottola in testa, coi metodi barbari della giustizia cinese, troncherebbe una vita con più pietosa efficacia, se qualcuno si prendesse la responsabilità di premere il grilletto.

E’ dunque la magistratura che si è resa responsabile di un’usurpazione: lo scontro istituzionale è nei fatti e nei fatti è ridotto ad un rapporto di forze.

Berlusconi. Se Berlusconi fosse “solo” quel furbacchione schiavo dei sondaggi di cui si favoleggia con larghezza di aggettivi nei media, non si sarebbe cacciato spericolatamente – come sanno anche i sassi – in una vicenda che spacca traumaticamente in due il paese, e che rischia d’inimicargli una fetta non trascurabile dell’elettorato che lo sostiene. Abbracciare l’ortodossia cattolica in casi estremi come questo equivale, dal punto di vista politico, a viaggiare con una bomba in tasca, ma gli acculturati benpensanti di specchiata liberalità che scrivono nelle gazzette dello stivale fanno finta di non saperlo, anche se si fregano le mani dalla soddisfazione. Per l’abominevole criptoperonista, con alle spalle una maggioranza parlamentare tranquilla, nel bel mezzo di una crisi economica senza precedenti, sarebbe stato molto più comodo fare il pesce in barile, manifestare una personalissima adesione alle posizioni etiche della Chiesa e sospirare la propria rispettosa impotenza di fronte al dettato costituzionale. Ma, non contento, c’è chi arriva ad immaginare, con l’ingegno sottile dell’ottusità conclamata, perché l’antiberlusconismo è oramai malattia ferale tra le mura del Sinedrio laico-repubblicano, manovre machiavelliche da parte di un imbecille che dopo sedici anni di vita politica ai vertici – e con gran dispetto dei pretoriani della democrazia – non si è ancora deciso di diventare un dittatore fatto e finito; pianificate, nefande manovre atte a sommuovere l’edificio istituzionale, con il corpo innocente di Eluana usato come provvidenziale ariete per sfondare la porta della cittadella democratica.

Italia. Sempre ai summenzionati personaggi, che hanno un debole per un concetto estetizzante della liberaldemocrazia, questo popolo che s’accapiglia e strepita sul caso Englaro fa un po’ schifo, comme d’habitude. Certo, che nel confronto tra gli opposti campi la cacofonia volgare del partito preso giochi un ruolo non trascurabile, non solo è possibile: è certo. Ma è un bene che sui temi etici il paese sia scosso da tensioni, è bene che l’opinione pubblica si divida, perché significa che è viva, e che in essa sopravvive l’idea del diritto naturale, che è l’unica vera difesa per la libertà dell’individuo. Il diritto naturale, per sua natura, può solo vivere, nella coscienza dell’individuo e in quella della società. E non può essere nemmeno una Legge della Legge, una sorta di preinquadramento minimo della legislazione scritta; perché, come ho già scritto una volta,

“in ultima analisi non vi può essere alcuna definitiva soluzione “tecnica” ai problemi concernenti la democrazia e le libertà individuali. E’ anzi una pericolosa illusione indulgere in simili propositi. E questa consapevolezza dovrebbe essere in realtà il primo dei rimedi e delle precauzioni. Avviene nella società quanto capita normalmente alla singola persona: la tentazione di fuggire alla sofferenza spirituale connaturata all’esistenza umana crea l’illusione di poter trovare una formula magica e indolore di “pratiche” regole di comportamento.”

Il diritto positivo, scritto, vive nella schiavitù del tempo e dei luoghi ed è costretto a cambiare in continuazione. Il diritto naturale può e deve informare di sé il diritto positivo, e anche quando viene sconfitto esso esercita la sua funzione benefica temperando gli eccessi. Anzi, si può dire che tutta la civiltà cristiana-occidentale è costruita su queste utili sconfitte. Un diritto positivo, per assurdo ipoteticamente perfetto, privo del soccorso dell’idea del diritto naturale vivente nella società, costituirebbe un argine debolissimo all’irrompere degli arbitri contro la persona.

Andreotti & Scalfaro. E’ consolante che non siano della partita il campione di un cristianesimo di piccolissimo cabotaggio, guardingo, inodore, insapore, di inossidabile conformismo, con tutta la prudenza del serpente  e nulla del candore della colomba, e l’integerrimo idolatra della nostra beneamata Costituzione.

Auspicio. Per i cristiani nessuno è “proprietario” in assoluto della sua vita, per ubbidienza a Dio però, non agli uomini: ma qui siamo oltre, e anche chi non è credente dovrebbe capirlo. I sostenitori della totale autodeterminazione sembrano disposti, in certi casi, ad appaltarla a terzi: è una bella contraddizione. La sapienza di Dio è più grande di quella degli uomini: è umana presunzione credere che una vita “vegetativa” che continui fino alla morte sia priva di significato. E’ saggezza sia umana che divina lasciare una porta aperta alla speranza: e Dio non ha mancato di confondere i sapienti più d’una volta.

Update: Eluana Englaro è morta un’ora dopo che avevo finito di scrivere l’articolo. Dunque l’ala nera della morte l’ha rapita con la fretta furtiva del ladro: ma costui non sa che il male sarà sempre il servo sciocco della provvidenza.

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23 thoughts on “Ho firmato l’appello per Eluana

  1. “I sostenitori della totale autodeterminazione sembrano disposti, in certi casi, ad appaltarla a terzi: è una bella contraddizione. La sapienza di Dio è più grande di quella degli uomini: è umana presunzione credere che una vita “vegetativa” che continui fino alla morte sia priva di significato. E’ saggezza sia umana che divina lasciare una porta aperta alla speranza: e Dio non ha mancato di confondere i sapienti più d’una volta.”

    complimenti: lapidario ed esauriente. nessuno di noi può sapere quanto vale la PROPRIA vita, finché questa non è messa in pericolo. e nessuno degli altri dovrebbe poterne decidere, proprio perché non lo sa.
    dicono che il sonno della ragione generi mostri, ma i più lerci li produce quando è ben sveglia…..

  2. Grazie Baron, e sai perché? Perché, per umana debolezza, dopo la la notizia della morte di Eluana avevo cancellato quelle ultime parole, che trasudavano sfida e ottimismo: “e Dio non ha mancato di confondere i sapienti più d’una volta.”
    Ma col tuo commento mi hai smascherato. E sculacciato. E ben mi sta. Vedi che Dio discretamente si fa sempre sentire?

    E allegria.
    Dopo un po’, i lieti son sempre lieti, qualunque cosa accada.
    I tristi son sempre tristi, qualunque cosa accada, anche quando ridono. Brutte cornacchie necrofile. Facce da funerale metafisiche.

  3. Burocrati mortiferi. Ecco cosa sono.
    Sul mio blog ho appena affrontato un’epica tenzone con una degna rappresentante della categoria. Purtroppo la mia scarsa lucidità, la mia abbondante ignoranza – nonché la mancanza di tempo – mi ha impedito di tirare fuori argomenti decisivi come quelli da te illustrati.

    Primo, il rapporto tra lo stato e la famiglia. E’ proprio vero che lo stato deve intervenire il meno possibile, all’interno della famiglia, ma non deve mai lasciare “potere di vita o di morte”. Guarda caso, invece, i burocrati mortiferi, gli stessi che solitamente vogliono le mani dello stato dovunque, in questo caso non le vogliono.

    Poi, giustissimo anche questo: “Il diritto naturale, per sua natura, può solo vivere, nella coscienza dell’individuo e in quella della società. E non può essere nemmeno una Legge della Legge, una sorta di preinquadramento minimo della legislazione scritta; perché, come ho già scritto una volta, “in ultima analisi non vi può essere alcuna definitiva soluzione “tecnica” ai problemi concernenti la democrazia e le libertà individuali. E’ anzi una pericolosa illusione indulgere in simili propositi.” Questa concezione del diritto è molto rara in Italia. I burocrati mortiferi partono sempre dal diritto positivo, cioè dall’idolatria della costituzione, dalla statolatria. Come se stesse lì la fonte del diritto. Hai voglia a fargliela capire.

    Infine, condivido in toto anche il tuo “auspicio”.

    Ultima cosa: stiamo attenti, eh, che il Berlusca fino a ieri voleva scardinare la repubblica per ripristinare il fascismo usando Eluana come grimaldello. E magari domenica sera ci riprova usando il Milan, chissà. Anche se, senza Kakà, sarà più difficile. Delirio.

    ps. Ieri mattina anch’io ho scritto un post con lo stesso titolo.

  4. @ Vincenzillo
    Lo scandalo, in questa vicenda, è che i “burocrati mortiferi” non avevano neanche il diritto positivo dalla loro parte. Avevano una “sentenza” che non era una sentenza, ma un provvedimento che “consentiva” il distacco del sondino e non l’obbligava. Era una “sentenza” che creava un diritto, non un dovere. Ma era un diritto che la Cassazione e la Corte d’Appello hanno creato, non solo impropriamente visto che le leggi si fanno in parlamento, ma anche calpestando con espedienti vergognosi il diritto – su una questione di vita e di morte – di una persona che non poteva esprimere la propria volontà. Le anime sensibili fautrici dell’assoluta “autodeterminazione” – e guai a toccargli un ditino della loro assoluta sovranità – dimostrano a volte una bocca buonissima nel bersi argomenti risibili quanso si tratta dell’ “autodeterminazione” degli “altri”. Una truffa, con l’arredo impeccabile di tutti suoi timbri e di tutte le sue firme, è sempre una truffa. E questo dovrebbero capirlo tutti, anche coloro ai quali il cristianesimo (scrivo “c” minuscolo, così li accontento ah ah ah) fa proprio schifo, perché qui siamo ancora fuori della dottrina cristiana.
    E poi, tutti quei lacrimevoli calvari, tutti quei religiosi silenzi, quei “devastati” corpi in croce: è proprio vero che fuori del Cristianesimo c’è solo la sua parodia.

  5. @ Vincenzillo
    Sono contento che hai firmato. Io di solito mi tengo alla lontana dalle folle firmaiole, perché so bene che spesso è lo zelo di parte che le anima. Ma è giusto opporsi a queste usurpazioni del diritto e far sentire la propria voce: è così che una società vive, o meglio, sopravvive.

  6. @ Vincenzillo
    Curiosità: nel post ho scritto “Eluana Englaro è morta un’ora dopo che avevo finito di scrivere l’articolo.” Pare invece, dalle notizie ufficiali di oggi, che sia morta proprio quando lo stavo finendo.
    Conosco Paluzza, il paese dove la seppelliranno: ci ho passato l’anno del servizio militare.

  7. Anch’io ho firmato, purtroppo invano, per Eluana Englaro. E anch’io sono confortato dal fatto che vicino alla mia firma non c’è quella di Scalfaro e di Andreotti. Piccole, ma significativa soddisfazioni.

  8. Lo so, lo so.
    Ma sono cattolico, e non posso ammazzarmi. Potrei morire di dispiacere, ma dubito che ci riuscirei senza il soccorso di qualche equipe medica specializzata in spedizioni anticipate al creatore. In compenso però, se sopporteremo con lieto animo queste oltraggiose offese, l’ufficio stampa del Paradiso, che giammai falla, mi ha mandato una e-mail informandomi che ci spetteranno 5 punti di bonus utili per ottenere una cuccetta di prima categoria tra le nuvole lassù, con vista premio sull’Onnipotente.

  9. Sono d’accordo sul fatto che Berlusconi è uno spericolato, forse si sta rincoglionendo anche un pò perchè in questa storia ha sbagliato quasi tutto tranne la scelta di mandare in onda il GF.
    Ed ora si trova sul groppone una legge che non avrebbe mai voluto avere la responsabilità di fare.
    Si diciamo che è stato valoroso e spericolato.

    Alla magistratura attribuisci il “togliere alla diretta interessata il potere di decidere da sé sulle ultime e più intime questioni concernenti la vita e la morte” che mi preoccupa perchè è fuor di discussione che questa scelta le era stata prima negata dal vuoto legislativo (normale ai tempi in cui ebbe l’incidente) e poi dall’incidento stesso che l’ha posta nelle condizioni di non poter decidere. La cosa è in re ipsa. Non andrebbe manco spiegata.

    Sono d’accordo sul fatto che la sentenza potesse essere discutibile. E che sia una forzatura.
    O comunque non necessariamente condivisibile.

    Il corpo innocente di Eluana non l’abbiamo mai visto. Ci è stato negato. E’ stato il tabù da non far vedere al popolo. Altrimenti non ci sarebbe stata ‘storia’.
    Vederla solo in quella fotina sorridente nel fiore degli anni è come vedere un fantasma. E’ come dire che era già morta.
    La verità, la giustizia e la giustezza, anche e a maggior ragione quella del diritto naturale, ha bisogno di verità. E nel caso di Eluana la verità era concretissima, amara ma nascosta.
    I giudici sono stati discutibili, l’occultazione di Eluana pure.

    Non ci sono vinti, solo sconfitti.
    Per arrivare al punto in cui siamo arrivati il concorso è comune ed è frutto delle comuni testardaggini.

    Io rispetto la sua Fede ed il suo credo signor Zamax.
    Ma in verità non riesco a immaginarmi di passare l’eternità in Paradiso a lodare il suo Signore.
    Piuttosto ho la consapevolezza naturale più antica del suo Credo che sostiene che Dio “..ci nutre una speranza, una fiducia, che ci anima a ciò che non sarà”.
    Cioè la vita.

    Con rispetto e l’onore delle armi.

  10. @ Zagazig
    Ho rimesso a posto il Suo commento, a mio insindacabile giudizio, ma sulla base di uno studio attento del testo e grazie al profilo psicologico e filosofico che si può ricostruire grazie alla massa notevole dei suoi interventi presso il nostro blog. Sono certo di aver interpretato al meglio la sua volontà.
    Il fatto che sia venuto fuori così sbrindellato credo sia stato dovuto ad un estremo tentativo dell’Onnipotente, nella sua infinita longanimità, di evitarle di scrivere cose di cui Lei un giorno potrebbe pentirsi. Beninteso, “amaramente”. La mano del Signore voleva trattenerla, come fece col braccio d’Abramo, ma Lei non ha voluto ubbidirle. Lassù qualcuno l’amava.
    Non disperi. Finché c’è vita c’è speranza e la porta è sempre aperta. Inoltre sappia che in me trova un amico con solidi agganci nella nomenklatura celeste.

    Sto preparando un secondo articolo sulla vicenda che risponderà anche alle Sue sempre graditissime osservazioni.

    Se non sono indiscreto, mi saluti la morosa balcanica.

  11. Ricostruzione filologica del testo perfetta. Implica una profonda conoscenza della mia persona.

    Se potesse essere utile al suo secondo articolo il testo che ho citato in fondo al mio commento e’ di un tale Semonide, licenzioso poeta lirico greco del 600 a.c. circa, piu’ famoso per la sua misoginia.
    Resta inteso che Semonide credeva nel suo Dio, che pero’ era Zeus Cronide, ma non si riteneva degno dei Campi Elisi.

    Ho portato i saluti alla morosa che li ha accettati con entusaismo e ricambia.

  12. Ciao Zamax, il tuo è il post migliore che ho letto sul caso Eluana. Hai spiegato con precisione che ci troviamo di fronte ad un abuso giuridico. Però mi viene da fare una considerazione a margine: Beppino aveva chiesto “giustizia” (in realtà ingiustizia) a ben sette tribunali. Sei gli hanno dato torto, uno gli ha dato ragione e la sentenza di quell’uno vale più delle altre sei sentenze. Insomma, non tutta la magistratura è insana. Ma è una questione statistica: se tu dedichi la tua vita a passare da un tribunale all’altro, prima o poi trovi quello che ti da ragione. Prima o poi riesci a trovare una fessura nel sistema giuridico attraverso cui passare. Adesso quella fessura si allargherà, fino a diventare un canyon.
    Ma il problema è più profondo. La volontà di Eluana è stato ricostruita in maniera farsesca. Ma ammettiamo che Eluana avesse lasciato un testamento biologico dal notaio, con tutti i crismi e i timbri. Ammettiamo che nel testamento biologico Eluana avesse scritto di preferire la morte allo stato vegetivo. Ebbene, anche in qual caso io non la avrei lasciata morire. Il concetto stesso di testamento biologico, secondo me, è una aberrazione giuridica. Infatti io oggi non posso disporre della mia volontà di domani. Gli esseri umani cambiano spesso idea, e hanno il diritto di cambiarla in continuazione. Se ieri volevo morire piuttosto che vivere in stato vegetativo, oggi che sono in stato vegetativo posso avere cambiato idea, ma non posso dirvelo, e voi mi state facendo morire di sete…
    Per farla breve, io non credo che il testamento biologico l’eutanasia siano espressioni di una cultura che esalta la “libertà individuale”, ma espressioni di una cultura cripto-nazista secondo cui i disabili, i minorati, i comatosi e tutti i malati terminali sono solo “gusci vuoti” o “vite indegne di vita” (come le chiamava la stampa nazista). Chissà perché nessuno si ricorda dell’Aktion T4. Io ho cercato di tirarlo fuori dall’oblio nel mio ultimo post.

  13. Grazie.
    E’ stata la Cassazione ad aprire le porte allo scioglimento di questa vicenda, quasi suggerendo la soluzione, con argomenti ridicoli. Ma hanno il timbro della Cassazione, per così dire, per cui agli scrupoli legalitari di certi farisei bastano ed avanzano. Comunque è vero, anche lì finalmente hanno trovato gente disposta ad un’interpretazione “attivamente democratica” del diritto.
    Sono d’accordo sul fatto che il testamento biologico sia da un punto di vista etico e psicologico un autoinganno.
    In quanto all’eutanasia sono quasi sicuro che prima o dopo si arriverà alla sua legalizzazione, esattamente come si è arrivati all’aborto, per il semplice fatto che la maggioranza lo vorrà. Da un punto di vista storico-sociale queste battaglie, anche se perse, hanno valore proprio in vista di quel giorno, in modo da circoscriverne i limiti della sua applicazione il più possibile. Senza questa opposizione viva nell’opinione pubblica è facile prevederne le derive.
    Il concetto di “autodeterminazione” di cui si fanno belli molti sedicenti amanti della libertà, in realtà è rozzo e barbaro. Che, al di fuori della volontà di Dio, l’uomo abbia una sua sovranità e il diritto ad una sua ultima parola è indubbio: ma la cosiddetta autodeterminazione lo declina solo in senso egoistico, come se l’uomo non intessesse, per il solo fatto di vivere, degli obblighi morali nei confronti degli altri in generale e dei suoi famigliari ed amici in particolare. Per Platone, Epicuro, Seneca – senza neanche parlare del Cristianesimo – libertà era elevarsi ad un ordine etico che aveva bisogno di grande spirito d’indipendenza per far fronte allo “spirito del mondo”. “Libertà è ubbidire a Dio” scrisse Seneca. “La verità vi farà liberi” disse Cristo. Dopo 2000 anni di affinamento cristiano, i moderni profeti dell’autodeterminazione se ne dimenticano con bella disinvoltura quanto si tratta dell’autodeterminazione di un bambinetto ancora ingabbiato nel corpo della madre.
    In quanto alle evocazioni cripto-naziste vanno usate con cautela, secondo me, cercando di non amalgamare suggestioni culturali, anccorché giustificate, con le persone che oggi, per motivi diversi e con diversi gradi di intransigenza, sostengono legislazioni favorevoli a forme più o meno aperte di eutanasia.

  14. zamax, “In quanto alle evocazioni cripto-naziste vanno usate con cautela”. Giusto. Tuttavia lavorare come pubblicitario mi ha insegnato a stare attento a una cosa che si chiama impatto. Oggi esiste tutto un filone d’opinione liberal, pacifist-abortist-eutanasist-ecologist-animalista, che nel tempo ha elaborato strategie e linguaggi molto potenti. La parola chiave è “diritto”, i mostri più evocati sono il nazismo (vedi il paragone insistito e orripilante col Papa e con Israele), la fine del mondo, l’estinzione delle specie, la mostrificazione dell’uomo a cui sono addossate tutte le colpe di questo mondo etc. Ebbene, a volte mi chiedo se a un linguaggio così forte non si debba rispondere con pari violenza verbale e iconica. Di solito io mi rispondo che alla lunga usare un tono più pacato, più riflessivo, meno sensazionalista, paga, perché non aggredisce e non allarma troppo, e che nel tempo funziona di più, soprattutto su certi temi e per certe battaglie. Ma non ne sono più tanto sicuro. Vorrei conoscere anche l’opinione di un “dotto ignorante” come te.

  15. Scusa Zamax, una piccola nota a piè di pagina. Tu dici che è errato evocare suggestioni cripto-naziste, e Vincenzillo aggiunge che “esasperare i toni” non paga. Ebbene dissento da entrambe le affermazioni. In primo luogo, la stampa nazista usava ESATTAMENTE GLI STESSI ARGOMENTI DEI LIBERALI DI OGGI: l’eutanasia come scelta di “libertà”, come “diritto” del malato, come “liberazione” da una condizione dolorosa. Avete presente il film “Io accuso”, commissionato dalla Gestapo nel 1941? Se non avete di meglio da fare, ne parlo nel mio ultimo post. Nella liberale Olanda oggi – non sotto l’occupazione nazista – l’eutanasia assume apertamente una connotazione eugenetica (infatti si pratica “l’eutanasia” ai neonati malformati) e pure economica (infatti si incentiva l’eutanasia sui vecchietti inutili e sui costosi malati terminali). E me la prendo anche con l’imbecillità anglosassone dell'”aplomb”. La Fallaci non ha tenuto un tono pacato. Quando siamo di fronte a questioni di vita e di morte, è ingiurioso tenere un tono “pacato” e ammorbidire tutte le affermazioni, facendole precedere da un “se mi consentite”, “a mio parere”, “con rispetto” ecc. Mi viene in mente un brano di uno scrittore cattolico oggi dimnticato, Hernest Hello, sullo “uomo mediocre”: l’uomo mediocre ha paura di fare affermazioni troppo ardite, tiene sempre un tono pacato ecc.

  16. @ Vincenzillo e Reginadistracci
    Preciso che io ho parlato di suggestioni “cripto-naziste” (ho letto il post di reginadistracci nel suo blog), “ancorché giustificate”: e quindi possono essere giustificate, non ho detto di no. Ho parlato di cautela, non di errori. Gli argomenti in favore di pratiche eugenetiche si assomigliano sempre, e pure la retorica falso-umanistica, in quei quadretti in cui il gelo del cuore si accoppia contro natura con l’appello strappalacrime. Anche Chesterton ne ha scritto, avendo in mente la sua “liberale” Gran Bretagna degli anni ’20 o ’30 del secolo scorso. Sappiamo bene che in Svezia si praticarono più o meno apertamente. Credo che anche negli Stati Uniti negli anni ’30, penso a livello di singoli stati e non federale, vi fu qualcosa del genere, ma non ricordo bene (ne parla anche la regina nel suo post). Bisogna ammettere che l’esempio portato del film “Ich klage an” è impressionante. Ma non mi sorprende. Il fatto è che in un paese libero, dove cioè soppravvive un’opinione pubblica forte, le derive possono essere evitate, pur restando l’eutanasia un male, mentre con altri regimi, come quello nazista, dopo il primo passo è difficile fermarsi. E’ per questo che più sopra ho scritto:
    “Da un punto di vista storico-sociale queste battaglie, anche se perse, hanno valore proprio in vista di quel giorno, in modo da circoscriverne i limiti della sua applicazione il più possibile. Senza questa opposizione viva nell’opinione pubblica è facile prevederne le derive.” Di solito è proprio nei paesi “liberi” che le teorie più stravaganti e criminali nascono, proprio perché sono paesi “liberi”; ma proprio per questo lì trovano degli anticorpi sufficienti a combatterne le manifestazioni più estreme. Quando la malattia si sposta altrove, in paesi meno “liberi”, allora fa strage.
    Quando dicevo invece si stare attenti a non fare l’amalgama ecc. ecc. volevo semplicemente dire di stare attenti a distinguere tra le persone e le opinioni, cioè nei limiti del possibile cercare di non offendere qualcuno dandogli implicitamente del nazista, per fare un esempio semplice e brutale. Quindi non si tratta di evitare “affermazioni ardite” o “ammorbidire i toni”. Se si riesce a dire tutto con schiettezza e anche con durezza, ma senza ferire il prossimo, gli argomenti acquistano maggior forza: naturalmente questa è una situazione ideale, che nella realtà non si realizza mai perfettamente. Se la situazione poi precipita, allora mettiamoci l’elmetto e scendiamo in guerra.

  17. Spero che chi parla di eugenetica e di eutanasia con questa disinvoltura sia pronto a prendersi personalmente il carico di chi vuole salvare.
    Invece mi sembra che tutto si riduca ad imporre ad altri le scelte ed a sobbarcare ad essi completamente il carico.
    Non fila.

  18. Reginadistracci, in realtà la mia posizione voleva essere più interlocutoria che assertiva. Infatti scrivevo “Ebbene, a volte mi chiedo se a un linguaggio così forte non si debba rispondere con pari violenza verbale e iconica.” E più sotto, dopo aver risposto che di solito i toni più pacati pagano, aggiungevo “Ma non ne sono più tanto sicuro.”
    Ecco, io mi trovo esattamente a questo punto. Intorno a me vedo lanciare accuse pesanti, allarmi cosmici, insulti etc. Io stesso non mi tiro facilmente indietro, e il mio blog ne è una testimonianza. Però vedo anche che su di me certi argomenti non fanno più presa (tipo il papa-nazi o Israele-nazi, o “sbrighiamoci che il mondo sta per finire”). Nemmeno nella mia famiglia fanno presa, e non sono mica tutti laureati informati e sgamati come me. Anzi. E allora mi chiedo: è più utile ribattere “nazista sarai tu” o portare argomenti che la gente comune può capire e apprezzare fino in fondo? O, anche, alimentare la speranza in altro modo, creando esempi postivi? Cioè: non è che i giochi veri si fanno con l’educazione, famiglia e scuola, dopo di che uno può urlare e strepitare quanto vuole senza smuovere poi troppo, in un senso o nell’altro (se non con la violenza fisica)?

  19. Anch’io penso che sia una battaglia persa, perché comanda la maggioranza. Tuttavia, mi scuso se ho anche solo leggermente frainteso la sua replica al mio precedente commento nel suo blog. Comunque, resto dell’avviso che bisogna dire “nazista” a chi selo merita: quando ci vuole ci vuole. Molto semplicemente, detesto la retorica della pacatezza. Ci farò sempre una pessima figura, sarà una strategia comunicativa perdente, ma sono fatta così. Io a Filippo Facci glielo direi in faccia che cosa è. Signor vincenzillo, lei ha ragione, bisogna mettere la ragionevolezza davanti agli insulti. -gli argomenti razionali convincono più degli insulti. Ma io non facevo l’apologia dell’insulto, bensì l’apologia della passione.
    Per finire, vi segnalo questo eccellente commento sul blog Filo a Piombo:
    http://filoapiombo.blogspot.com/2009/02/dallaktion-t4-al-progetto-eluana.html

  20. @ Zag
    Be’, per quanto numerosi i casi veramente “problematici” riguardano sempre una parte infinitesimale della popolazione. Che lo Stato, tanto volte impiccione e sperperatore a sproposito, venga in aiuto alle famiglie proprio in quei casi invece mi sembra doveroso.
    E’ ovvio che parlarne così è “facile”. Poi se capita a te resti annichilito. Non è una colpa sentirsi mancare di fronte a questi colpi del destino ed aver voglia di fuggire. E’ umano. E’ perfino giusto in un certo senso, perché testimonia della nostra vera natura, che rifiuta la morte e la malattia. E tuttavia non possiamo fuggire. Anche se con ogni probabilità, per non dire con quasi certezza, non salveremo nessuno: ma la guarigione non è qui la questione essenziale.
    Per quanto riguarda l’“accanimento terapeutico”, si sa, è un’espressione vaga che ognuno può interpretare a piacere, tanto più che per i profani – e per me – diventa assai difficile valutare l’invasività o meno di tecniche medicali sempre più progredite e complesse. La legge dovrà soprattutto preoccuparsi, nei limiti del possibile, di essere chiara abbastanza da rendere impraticabili eventuali abusi. E’ ovvio che la legge non potrà imporre quello che potremmo definire l’eroismo o la santità da un punto di vista cristiano, e quindi dovrà avere una certa elasticità. Ma nello stesso tempo la ragione di tutti dovrebbe comprendere che non si possono concedere margini di manovra troppo grandi, soprattutto quando saranno terzi, parenti e medici, a sovrintendere al rispetto dei limiti valicati i quali si entra nel cosiddetto accanimento terapeutico.
    E’ opportuno che si cerchi di scrivere intorno all’individuo, date determinate condizioni, un cerchio d’indipendenza in cui ciascuno potrà fare le proprie scelte e dalle quali la legge s’asterrà. Da un punto di vista morale (per chi ci crede) la lotta tra il bene e il male continuerà anche dentro quel santuario di libertà civile. Rimarrà sempre una zona di non-detto – necessariamente, ed è bene che sia così – nella quale avranno libero gioco l’opinione e la coscienza di pazienti, famigliari, medici.
    Riguardo all’eutanasia il problema è questo: può lo Stato dare la sua benedizione alla soppressione di una vita? Non parlo qui delle sentenze capitali: la Chiesa, quella che si dice tifi per la “vita a tutti i costi”, infatti non è oggi contro la pena di morte per questioni dogmatiche, ma per ragioni umanitarie, in quanto reputa che la nostra società sia abbastanza forte e matura per abbandonare un deterrente così drastico, e sia quindi “giusto” agire oggi con “misericordia”. Ma la questione della pena di morte per quasi tutto il corso della storia è sempre stato un non-problema. Ed anche oggi in molte parti del mondo è sentito come un capriccio da ricchi. Il “non uccidere” è una condanna morale di ogni violenza verso il prossimo, ed anche verso se stessi, ma non “delegittima” la forza coercitiva e punitiva che abbiamo liberamente affidato allo stato in base al patto sociale.
    Da un punto di vista cristiano, l’eutanasia viola il “non uccidere”, e colpevolmente dimostra una non-fiducia in un Dio misericordioso che sappia sciogliere al meglio i nodi della vicenda; e in un Dio che sappia calcolare i pesi che possiamo sopportare. Naturalmente, in certe situazioni, questa ortodossia comporta quella sorta di eroismo già menzionata. Ma non ritengo che si possa parlare di “intolleranza” quando ci si batte contro la legalizzazione dell’eutanasia. E’ vero che la legge regola, e condanna penalmente, non moralmente; che assolve penalmente ma non “santifica”; è vero che la tolleranza è un tacito accordo fra noi per creare, compatibilmente con le esigenze della società, una zona di “non punibilità” di quegli atti e comportamenti che reciprocamente ci potremmo rimproverare, perché ognuno ha una sua etica o una sua visione del mondo. Non ritengo che il suicidio assistito rientri nei limiti di questa tolleranza.

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