Non ci resta che la mula

Con l’implacabile regolarità delle piogge monsoniche, pure nell’Anno Domini MMIX si è abbattuta sullo stivale  l’ennesima tempesta mediatica attorno al circo di Michele Santoro. Io cerco disperatamente di fuggire, ma ovunque mi giri la peste sembra starmi alle calcagna. Perché Dio continua ad affliggere i nostri poveri orecchi con la stanca cacofonia mille volte recitata di ridicole trasgressioni e propositi di censura bellicosi come grida manzoniane? Ti abbiamo offeso, Onnipotente? Di Santoro, televisivamente parlando, ho perso le tracce da quando si fece la cresta rossa per fulminare la bionda pollastrella di cui anche quell’anno, come ogni anno, s’immaginò Pigmalione: un caso patetico, sul quale saggiamente i media chiusero pietosamente un occhio e mezzo. Non ricordo il nome della trasmissione – era già Anno Zero? – né della signorina. Quest’anno avevo una mezza idea di darci ogni tanto un’occhiata, perché al contrario delle stagioni passate ad illustrare la beltà femminile non era la solita ragazza seriosa con fisime intellettuali, ma un toco de mula (“un pezzo di ragazza”, dialetto veneto-triestino) come Margherita Granbassi, la classica ragazzona sana, sorridente e simpatica che ti accende una voglia irresistibile di mettere qualcosa sotto i denti. Poi per fortuna ho resistito alla tentazione, ché intristita non la volevo vedere. Ma, venendo a noi,  perché quegli incorreggibili testoni del centrodestra si preoccupano tanto di gente viziata cui manca solo la soddisfazione di provare l’orgasmo di una finta e applaudita esecuzione? Gliela vogliamo proprio concedere? Le messe cantate di Santoro oramai attirano solo la truppa dei fedeli della palingenesi nazionale e del culto della legalità, che si beve avidamente liturgie, litanie e prediche tornite e lucidate da anni di pratica confessionale. Siccome a parte la setta non lo prende sul serio più nessuno, nel momento topico di ogni puntata tira fuori il coniglio dal cappello, ossia richiama con un fischio dalla tana il suo rottwailer di nome Vauro, che gli è fedele da una vita, come e più di Argo ad Ulisse, e lo lascia abbaiare e ringhiare feroce per una trentina di secondi. Dopo di che si ritorna a cuccia e pure i devoti se ne vanno in pace. Lasciamoli divertire. Se dovesse sentirsi minacciata, prima o poi sarà la stessa sinistra democratica a procedere all’epurazione della torma giustizialista: in quel caso, sottobanco, per il bene della patria, potremmo anche dare una mano.

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10 thoughts on “Non ci resta che la mula”

  1. e poi sta moda del reggiseno di fuori… anche la Ventura lo sfoggia con orgoglio.

    il resto, Vauro-Santoro-Travaglio, meglio lasciar perdere.

  2. @ Zillo
    Anche la Ventura? Eh non seguo molto la TV, comunque è già abbastanza rassicurante. Pensavo ormai si fosse già al seno di fuori.

    @ Zag
    Ma che razza di pensieri berlusconiani! E comunque oltre ai fedeli a dar una mano agli ascolti c’è sempre la razza malata dei voyeur della pornopolitica.

  3. no e’ solo che parliamo di tv pubblica e questi sono i risultati di ieri

    Michele Santoro ha vinto la serata tv con l’Annozero “riparatore” dedicato alle polemiche post-terremoto. La trasmissione ha avuto 5.276 mila spettatori, con il 20,8 di share, 3,4 punti in più rispetto alla trasmissione di gioverdì scorso. Maria De Filippi con il “Concerto” di Amici ha fatto il 18% di share e quasi 4 milioni di spettatori. La fiction con Fiona May su Rai Uno ha fatto lo stesso share della De Filippi con oltre cinque milioni di spetattori.

    ..si puo’ pure attaccare Santoro e company ma chissa’ perche’ gl’italiani lo seguono…forse perche’ a torto o a ragione e’ l’unico che smuove un atmosfera ormai da anni ’50.

  4. Gli anni ’50 erano splendidi. De Gasperi, Scelba, Coppi, Istvan Nyers. Mancava solo Berlusconi per essere un’epoca perfetta.

  5. @ Zag
    Anche il Festival di Sanremo fa grandi ascolti. Non certo per qualità intrinseche, nemmeno qualità appetibili per i gusti del “popolo”, ma perché è diventato un “happening” dove l’Italia non si sa perché si ritrova per vedere cosa succede, “se” succede. Lo stesso vale oramai per i programmi di Santoro.

    @ GMR
    C’era già, ma nessuno aveva ancora scoperto il suo genio. Cantava canzonette francesi e già rimorchiava migliaia di ragazze, più ancora di Cassano, l’Adone delle 700 conquiste e dei 9.000 gol.

  6. Bè mula è mula. Anche con questo, e contando pure il fatto che la vestono con magliette incomplete – c’è la crisi, bisogna capirli – la mia volontà di vedere il circo barnum all’opera è di un infinitesimo prossima a zero. Bisognerebbe guardarlo in mute quel programma, ma poi alla visione mulesca o mulana che sia se ne sovrapporrebbero altre meno gradevoli e allora tanto vale vedersi Walker Texas Ranger che sai cosa ti dà.
    Per medesimo ordine di motivi non capisco questo gran
    parlare vilipeso ogni volta che i clowns lì dentro
    emettano verbali flatulenze dall’inconfondibile aroma di decomposta parte nota. Fregarsene e basta?

    1. A dire il vero sono dieci anni che “me ne frego” di Santoro & C.. Ho scritto che ne avevo perso le traccie da quando lui si “era fatto la cresta rossa”, ma ciò mi serviva solo per scrivere una spiritosaggine. Fregarsene, pregiudizialmente, sì, trovo che sia una cosa molto democratica. Democratica.

  7. Anche il Festival di Sanremo fa grandi ascolti. Non certo per qualità intrinseche, nemmeno qualità appetibili per i gusti del “popolo”, ma perché è diventato un “happening” dove l’Italia non si sa perché si ritrova per vedere cosa succede, “se” succede.

    ..i giudizi sono opinabili…lo share meno…fare una televisione slegata dagl’indici di ascolto era un opzione comunista dirigista..con la democrazia liberale e il sistema di finaziamento pubblicitario..santoro e sanremo..vanno bene enetrambe…del resto inziano con San tutti e due.
    Ma anche Ballando con le stelle della Clerici pluripremiato e seguito programma dell’anno a voler dare un giudizio personale e’ peggio della corazzata potemkin. O e’ godibile e istruttivo vedere Emanuele Filiberto che s’impegna nella rumba?
    🙂

    1. Purtroppo anche nel sistema democratico-liberale-capitalista l’immoralità e la volgarità regnano. La cosa non mi tocca perché non mi sono mai fatte illusioni. Ed è un buon segno, perché vuol dire che la libertà fa progressi. Caro Zag, il nostro destino, il mio e il tuo, è quello di tutti i giganti dell’umanità del passato, che pagarono l’eroica e massimamente morale volontà di essere se stessi, solo se stessi, con l’essere ignorati e rinnegati dai loro contemporanei. Non so sei tu sia d’accordo.

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