Italia

Escrescenze plutocapitaliste

Il fatto è che nel frattempo il mondo è cambiato, attorno a lui. Berlusconi è figlio di un’epoca di vacuità della politica: il mercato la scavalcava impunemente, ignorando ogni regola; l’imprenditore-speculatore sembrava più lungimirante e realista del politico di professione. Il liberalismo dogmatico regnò per decenni, e Berlusconi fu una sua escrescenza. Ma questo mondo giace oggi davanti a noi, squassato dalla crisi divampata nel 2008. La regola e la norma tornano a essere importanti, il realismo dei boss della finanza è screditato, la domanda di politica cresce. È quel che Fini presagisce: senza dirlo si esercita in toni presidenziali, conscio del prestigio miracolosamente sopravvissuto del Colle. La crisi del 2007-2008 è sfociata in America nella sconfitta di Bush, ma quel che Pierluigi Bersani ha detto in una recente conferenza è verosimile: «Il capitalismo non finisce, ma finisce una fase ad impronta liberista della globalizzazione. E non finisce perché c’è Obama, ma c’è Obama perché finisce». Questo spiega come mai Berlusconi – a seguito della sentenza Mills che lo indica come corruttore di testimoni e della vicenda Noemi in cui appare come boss che esibisce private sregolatezze fino a sfidare il tabù della minorenne – irrita più che mai chi ci guarda da fuori. (…) Berlusconi va oggi controcorrente: all’estero non ha altra sponda se non quella di Putin, figura tipica di politico-boss. Tuttavia la società italiana gli crede ancora, e questo consenso varrà la pena studiarlo, con la stessa umile immedesimazione mostrata da Obama. Varrà la pena studiare perché gli italiani somigliano tanto ai russi, come se anch’essi avessero alle spalle regimi disastrosi. (Barbara Spinelli, La Stampa)

Berlusconi “escrescenza” del liberalismo dogmatico: sarebbe sufficiente perlustrare velocemente qualche motore di ricerca per scoprire la notevole frequenza di certi termini nel linguaggio dei nazisti e dei comunisti; pur avendo la ragionevole certezza che la Spinelli non faccia parte né dei primi né – con qualche riserva – dei secondi, non posso però non annusare nell’espressione un vago istinto “liquidatorio”. Tanto più che la diaconessa dell’eurodemocrazia, pur risparmiandoci la parola “cricca”, ci rifila poi però tre volte la parola “boss”, il che non è bel segnale di magnanimità liberale, sia di quella dogmatica sia di quella addomesticata. Tanto più che se il nostro Silvio si presenta alla festa di compleanno di una diciottenne – pubblicamente, non di nascosto, insieme a decine di persone e ai genitori della ragazza – alla nostra allarmata signora appare come un “boss che esibisce private sregolatezze fino a sfidare il tabù della minorenne”: come s’adoprano, quando vogliono, in sbrigative crocifissioni queste anime sensibili e democratiche! Tanto più che secondo la Pizia di Parigi gli italiani oramai somigliano tanto ai quei russi che nello spirito son rimasti ancora per molti aspetti servi della gleba. Curioso: per i Soloni – sempre gli stessi – che ci rompono i marroni da mezzo secolo e passa, fino a qualche decennio fa somigliare ai russi sarebbe stato un gran complimento. Oggi è un’offesa sanguinosa.

Ecco, lo dico con la massima serenità, io credo nell’uso di questo linguaggio vi siano tutti i segni di una sorta d’arianesimo intellettuale; e credo perciò che con grande senso della responsabilità nei confronti dell’Italia tutta la signora Spinelli dovrebbe chiarire la propria posizione rispondendo senza ambiguità a queste tre domande:

  1. Perché ha definito Berlusconi “escrescenza”?
  2. Perché ha usato per ben tre volte la parola “boss”?
  3. Perché ha scritto che gli italiani somigliano ai russi?
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6 thoughts on “Escrescenze plutocapitaliste”

  1. Lungi dal voler analizzare, qui e nel post a questo precedente, la – atavica si direbbe – rabbia intollerante che contraddistingue il giornalista cosi detto di sinistra, operazione peraltro vana stante la evidente immotivata natura della stessa, quel che rimane nel leggere certi parti d’umano ingegno è… un ché di buffo. Un termine a definire meno connotante temo di non riuscire a trovarlo. Pochi concetti e ben confusi, come diceva il tale; conditi di qualche luogo comune qui e là, che non guasta per aumentar entropia.
    Per quanto abbiano cercato di mascherarla, è evidente che la puzza al naso da oratore in posizione rialzata rimane. Anche se capisco non facile il perdere un’usanza da lunga data fatta propria, e indossata come abito sopra ogn’altra cosa.
    Eviterei di crucciarmi per l’analisi sintattico grammaticale del testo: il giornalista è ahimè figlio di quella stessa generazione che concorre letteralmente a formare, gli sproloqui ormai vivi, come zombie, nel quotidiano d’ognuno. Per quanto da operatori della carta stampata, sovente come si vede già mancanti in fatto di contenuti, io continuo insperabilmente ad esigere una quota minima di rigore espressivo; ma tant’è. Le letture in ogni caso me le scelgo, nessun problema.

    Ma alla fine insomma, la domanda rimane: se non ci fosse lui, il nano malefico, il satiro, il gran intrallazzatore, l’anticristo fatto persona o comunque lo si voglia definire, tutti questi giornalisti e giornaletti – e non solo, decisamente – di cosa parlerebbero?

  2. A me certa gente fa abbastanza pena.
    Il problema è che, per esempio dove lavoro io, i dirigenti leggono solo Repubblica e si identificano in pieno in questa forma di aristocrazia dei miei coglioni – “forma” sempre nel senso di Gestalt, eh.

  3. Gli intllettuali italiani nutrono un disprezzo quasi razzista per i loro connazionali che non votano a sinistra. Vedi la Spinelli, che addirittura ci paragona ai servi della gleba. Fra un po’ ci daranno dei negri e degli ebrei… E così, col loro razzismo, si uniscono al coro dei razzisti stranieri, che sputano su Berlusconi e sull’Italia. Vedi Times di Londra e vedi dieci domande a Berlusconi su Opendemocracy.

  4. Qualche errore di grammatica può capitare a chiunque; e non è molto elegante, e neanche giusto, rimarcarlo. Però questi maestrini se lo meritano. E’ curioso che siano proprio loro ad accettare e far proprie le accuse – ridicole – di “sciovinismo” al nostro supposto Conducator. In realtà essi rappresentano la versione più colta dell’ “insicurezza” italiana, che gli stranieri istintivamente sentono marciandoci sopra da sempre, e che è dovuta, io credo, dall’effetto combinato della tarda unità italiana e dalle profondissime radici storiche e culturali delle nostre realtà particolari. E ‘ proprio questo tipo di gente che oscilla pericolosamente tra l’esterofilia da accattoni e il più becero nazionalismo. E quindi state tranquilli che se Berlusconi fosse davvero il Duce sarebbero tutti là col braccio destro alzato.

  5. che noia Berlusconi….ormai ha fatto tutto quello che poteva fare..anche le boccacce ha finito…:-)..le battute sono sempre le stesse…le ossessioni pure…
    A me annoia e basta..e’ un disco rotto.
    Gl’italiani come i russi?
    Tutto il mondo..o quasi..e’ caprone eprche’ non anche gl’italiani.
    Vedrai Zamax quando tornera’ il tempo delle sinistre (ma quando?) tutti si dichiareranno socialisti.

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