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Contrordine compagni: turatevi il naso!

Sappiamo bene che arrivarci con due o tre decenni di ritardo è un geloso privilegio dell’intellighenzia di sinistra. Singolarmente refrattaria, per nobiltà di lignaggio, alle più palpabili evidenze, non ha mai voluto riconoscere alcun merito alla saggezza popolare, che non fosse quello di obbedire pedissequamente al verbo della casta degli imbroglioni della democrazia. Ci voleva l’ottimo Eugenio Scalfari per riabilitare la plebe destrorsa che per lustri e decenni si turò il naso votando DC. Tutta brava gente che aveva ed ebbe mille volte ragione, ed in cambio ne ricevette solo disprezzo. Ora che a giudizio dell’infallibile sciamano della tribù laica & democratica siamo alla vigilia di un nuovo 1922; ora che finalmente dopo quasi un ventennio di maldestri tentativi pure un povero pagliaccio come Berlusconi sta per diventare un dittatore fatto e finito; ora dunque non bisogna assolutamente ripetere l’errore di popolari e socialisti di allora, quando, stupidamente attaccati alla propria purezza identitaria, rifiutarono di far fronte comune contro la barbarie mussoliniana.

Apprendiamo allora dal prefetto della fede democratica che “Le persone politicamente mature” – così sono rinominati i cittadini responsabili e non più fessacchiotti che mentre con una mano vergano il proprio voto sulla scheda elettorale, con l’indice e il pollice dell’altra stringono la punta del loro delicato nasino –

“sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo.”

A noi popolani della libertà in fondo fa piacere che pure a sinistra si cominci a ragionare come normali esseri umani, ma fossi una pecorella del loro gregge drizzerei gli orecchi con particolare attenzione all’avvertimento lanciato dalla Pravda di Largo Fochetti. Chi non s’adeguasse infatti alle direttive del partito de La Repubblica sarebbe oggettivamente colpevole di frazionismo, di collaborazionismo col nemico e, in ultima analisi, un nemico del popolo; un atteggiamento solo nel migliore dei casi spiegabile con qualche forma subdola di turba mentale (con tutte le ovvie conseguenze del caso) giacché

“Aldo Schiavone ha scritto ieri che la polverizzazione del voto è frutto di un narcisismo patologico: per dimostrare la nobiltà e la purezza della propria scelta si getta nel secchio dei rifiuti la sovranità popolare.”

 E per essere ancor più chiari cari scribacchini, artisti, filosofi e “anime belle” tutte, sappiate che oggi sono finite le vacanze, perché se è vero che

“l’analfabetismo politico degli italiani è molto diffuso tra quelli che parteggiano per la destra” il flagello purtroppo “non risparmia la sinistra.”

 Anzi,

“per certi aspetti a sinistra questa assenza di educazione politica è uno dei suoi connotati, in particolare tra i sedicenti intellettuali che sono forse i più analfabeti di tutti.”

Capito cari compagni di viaggio o utili idioti che dir si voglia? Ecco una bella, classica e vivente lezione di mentalità comunista in pieno XXI secolo, la vera e grande anomalia italiana, tanto grande che a chiamarla ancora col suo nome s’alzano a sproposito torme di sopraccigli – non certo il mio né quello di tutte le persone sagge che non si fanno minimamente impressionare dagli schiamazzi delle gazzette della penisola – e tanto connaturata alla vostra fazione per cui voi manco ve ne accorgete, neanche ora che come da perfetta logica di partito, mille volte tristemente replicata nella storia miserabile dei trinariciuti, vi si accomuna nell’analfabetismo politico con i furfanti della destra. Perché, ça va sans dire, il male non può essere che geneticamente di destra. Sarebbe perfino spassoso, e antropologicamente interessante, se voi non continuaste a dormire il sonno degli ebeti, osservare questo vecchio e incorreggibile trombone, il nostro, o meglio il vostro vero Mikhail Suslov da ormai quattro decenni, scrivere panzane così irrimediabilmente plateali e oscene da condannare allo scherno chiunque ne fosse l’autore, se non fossero buttate giù da vero maestro della menzogna con la più distaccata e ipnotizzante serietà.

Nonostante la veneranda età, e col conforto, s’intende, di un parere medico qualificato, io sono del parere che tirare la barbetta e mollare qualche sonoro ceffone a mo’ d’esempio al più grande e sistematico divulgatore dell’antipolitica del dopoguerra sarebbe cosa assai utile all’educazione dei nostri concittadini. Io credo che in un quadro di civiltà certe provocazioni come questa:

“Col passar degli anni questo analfabetismo è diventato drammatico. Il rifiuto della politica ne è la conseguenza più negativa. Gli italiani si sono convinti che la politica sia il male che corrode il paese. Perciò una larga parte dei nostri concittadini ha delegato la sua rappresentanza ad un giocoliere che ostenta il suo odio contro la politica e il suo qualunquismo congenito e festevole, all’ombra del quale sta nascendo un potere intrusivo, autoritario, concentrato nelle mani di un solo individuo.”

dovrebbero essere punite mandando l’asino dietro la lavagna. Scriveva un intelligente ed eroico reazionario come Augustin Cochin, all’inizio del secolo scorso:

“…un’altra pratica caratteristica delle sette è quella di perseguitare. Prima del Terrore sanguinoso del 1793 ci fu, dal 1765 al 1780, nella repubblica delle lettere, un Terrore incruento, di cui l’Enciclopedia fu il Comitato di salute pubblica e d’Alembert il Robespierre. La prima falcia le reputazioni come il secondo le teste; la sua ghigliottina è la diffamazione, l’infamia, come si diceva allora: il termine lanciato da Voltaire si usa nel 1775, nelle società di provincia, con precisione giuridica. “Segnare d’infamia” è un’operazione ben definita, che comporta tutta una procedura: inchiesta, dibattimento, sentenza, fino all’esecuzione, cioè alla condanna pubblica al disprezzo, un altro di questi termini del diritto filosofico, di cui non riusciamo più a valutare la portata.”

Il gran maestro di cerimonie della setta de La Repubblica, il Grande Vecchio di questa generale opera di diffamazione della politica italiana, dai clerico-fascisti, corrotti e golpisti democristiani, ai ladri socialisti, ai corrotti, ladri e mafiosi berlusconiani, dall’epoca del centrosinistra in poi è stato proprio lui, il nostro immarcescibile Eugenio. Ha costretto l’Italia moderata alla scelta obbligata del primum vivere, ha ostacolato ogni modernizzazione del confronto politico, ha creato i suoi figli degeneri, dal celodurismo giustizialista dei dipietrini, allo sgangherato sanculottismo dei grillini, sui quali ora, come da copione, aleggia sinistramente l’accusa di trozkismo.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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