El caballero Berlusconi triunfa en España

Qualche giorno fa José Saramago, fiero comunista (lo dice lui, mica lo dico io) e scrittore tanto impegnato da vincere perfino il Nobel, senza neanche alzare il gomito ha vergato per El País un articoletto demenziale intitolato “La cosa Berlusconi”: la quale cosa è una bestia immonda a mezzo tra l’ebreo dal naso adunco, il negro lascivo e Hitler; e il popolo italiano è qualcosa che vuole somigliarli. Lo riporto qui interamente tanto è spassoso:

Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondanti dell’umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l’intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L’ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembri molto improbabile che Dante l’abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica quotidiana della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o a dettami morali”. La definizione calza senza fare una piega alla cosa Berlusconi, a tal punto che sembra essere più la sua seconda pelle che qualcosa che si indossa per l’occasione. È da tanti anni che la cosa Berlusconi commette crimini di variabile ma sempre dimostrata gravità. Al di là di questo, non solo ha disobbedito alle leggi ma, peggio ancora, se ne è costruite altre su misura per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, per quanto riguarda i dettami morali invece, non vale neanche la pena parlarne, tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Berlusconi è oramai da molto tempo caduto nella più assoluta abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino rovinoso attraverso cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che hanno formato l’Italia del XIX secolo, durante la lotta per l’unità, divenuti poi guide spirituali per l’Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell’immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno?

E lasciamolo divertire. E’ preoccupante piuttosto vedere come la lebbra berlusconiana abbia oramai valicato la frontiera un tempo gloriosa dei Pirenei. Ci sono due possibili spiegazioni al fenomeno: 1) o vi può essere berlusconismo senza Berlusconi, e quindi si tratta di una patologia acquisibile per semplice trasmissione virale, senza necessariamente passare per il costante lavorìo di armate mediatiche atte a corrompere i costumi morali di una nazione; 2) oppure gli spagnoli sono hijos de puta más o menos como quei mafiosi degli italiani, il che mi sembra un’ipotesi molto più sensata, vista la fratellanza genetica e culturale di noi lazzaroni latini. Infatti, come titola El País, el diario de los Grandes de España, en el sentido de la inteligencia y de la moralidad civil por supuesto, inesplicabilmente anche in suolo iberico il Partido Popular vince nonostante la corruzione. Scrivono indignati i Republicones iberici:

Valencia non punisce Francisco Camps. Camps è arrivato ad assicurare in campagna elettorale che il risultato delle europee lo avrebbe assolto. Continua ad essere indagato, presso il Tribunale Superiore di Giustizia di Valencia, però potrà far valere il fatto che i cittadini della sua comunità non puniscono il PP. Anzi rafforzano l’appoggio al suo partito in rapporto ad alcune precedenti tornate elettorali, con un vantaggio di quasi 15 punti, molto superiore agli 11 punti delle elezioni politiche generali del 2008, anche se al di sotto dei 18 punti delle autonomiche. E’ stata la comunità con la maggior partecipazione al voto. Altro caso di “immunità” elettorale alla corruzione è quello di Carlos Fabra, che quante più accuse gli sono mosse, tanto più se ne avvantaggia.  Alle elezioni generali il PP vinse a Castellón di cinque punti e ora mantiene 11 punti di vantaggio.

Madrid si dimentica di Correa. Neanche nella Comunità di Madrid il PP paga il prezzo degli scandali del caso Correa o dello spionaggio. Il PSOE resta indietro di 12 punti. Altro esempio di “immunità” elettorale alla corruzione: a Pozuelo de Alarcón, dove il sindaco del PP si è dimesso ed è indagato, sono arrivati al 62% dei voti, con più di 40 punti di vantaggio. A Madrid, UPyD è la terza forza.

Vincono pure nelle Baleari. In questa comunità, il PP è indagato per corruzione, però il suo elettorato [negri, ebrei e berlusconiani!!! N.d.Z.] non solo non lo punisce, anzi il PSOE passa dalla vittoria per un punto alla sconfitta per sette punti.

Españoles, un beso a todos! amigos! hermanos!

Advertisements

7 thoughts on “El caballero Berlusconi triunfa en España”

  1. non credo che non ti sia accorto che i delinquent italian e quelli spagnoli hanno le stesse idee politiche trattando si di PP…cioè Centrodestra…:-)..e figurati…chi dubitava.
    Ne eravamo sicuri. C’è un mio amico che dice che ama frequentare Cuba che pensa che l’unica e logica soluzione in Italia sarà la mazza. Io sono menscevico e gli dico no sbagli.
    Ma..quin sabe!!??

    P.S.
    Non sapevo che Hemingway fosse uno scrittore da niente come tutti quelli che vincono il Nobel…stò giusto appunto leggendo Per chi suona la campana e mi sembra un gran libro.

    1. E’ bello vedere che siamo fatti tutti della stessa pasta. E perché questo speciale razzismo verso i destrorsi italici?

      P.S. Ma Hemingway il Nobel lo avrà vinto negli anni cinquanta! Era ancora una cosa parzialmente seria. Conosco piuttosto bene l’opera di Hemingway, avendolo letto quasi tutto da ragazzo. Purtroppo stilisticamente ha fatto scuola, nel senso che il suo periodare secco e breve, senza orpelli, con pochi avverbi, frutto di studio e cesello, solo superficialmente “facile”, è diventato il modello per una scrittura mortalmente noiosa e piatta. Secondo me i suoi migliori libri restano “Addio alle armi” e “Fiesta” (The sun also rises). Ma il classico che veramente resterà nella storia della letteratura sono “I quarantove racconti”.

      1. ce li ho e li ho letti i quarantanove racconti…con annessa intervista allo scrittore
        🙂
        Belli anche quelli ambientati a Milano

  2. “è diventato il modello per una scrittura mortalmente noiosa e piatta.”
    Sono d’accordo.

    “le viscide zampe della cosa Berlusconi”… hahaha… Saramago è proprio ridicolo.

  3. Sinceramente non vedo un grande razzismo nei confronti delle persone di destra in Italia, forse perchè abito in Lombardia e qui le persone di sinistra sono una minoranza abbastanza silenziosa, il problema secondo me non è affatto il delirio di qualche scrittore arteriosclerotico, anche perchè se si va aguardare cosa scrivono i blog filoberlusconiani di boiate anche più grosse se ne trovano a iosa, e sinceramente mi preoccupa molto di più in questa maggioranza di governo la mediocrità che mi sembra paragonabile a quella dei politici di sinistra.
    Il problema di Berlusconi che mi è sempre sembrato evidente dal 1994 è la vanità e la ricerca del consenso fine a se stesso ad ogni costo, che lo porta ad evitare azioni e politiche che possano fargli perdere qualche voto, nel caso del tentativo di abolire l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per esempio aveva calato le brache penosamente, quando poi sento dire che dato che c’è una crisi non è il momento di fare riforme mi sembra di vedere un dentista che mi dice che se un dente è marcio è meglio non fare niente.
    Capisco che il paragone tra i 13milioni e 600mila voti delle politiche e i 10milioni e 800 mila voti delle europee per il PDL non desti molta preoccupazione, ho sentito dire da qualcuno che la minore partecipazione degli elettori possa aver punito sopratutto il PDL , nonostante nel 1994 sia succeso esattamente l’opposto, FI aveva guadagnato 2 milioni di voti dalle politiche alle europee.
    Il problema dell’elettore di destra è che è molto meno disponibile a turarsi il naso di quello di sinistra, non serve a niente avere idee migliori, come sono senza dubbio sono quelle liberali, se poi i risulatati concreti sono così scarsi…
    e affermare che gli italiani non si sono resi conto delle grandi cose fatte da Berlusconi per colpa di un complotto della sinsitra internazionale è ridicolo, nel 2006 ha perso contro una banda di mentecatti grazie aun semplice fatto, se vai a guardare la crescita del PIL nel 2003-2004-2005 in Italia e nel resto del mondo lo capisci facilmente, è impossibile avere una crescita zero in un periodo di crescita mondiale, e pansare che chi stava al governo non ne abbia nessuna colpa è ingenuo.

    1. 1) Razzismo: esageravo scherzosamente.
      2) Un premio Nobel che scrive su uno dei principali quotidiani europei non è esattamente un blog.
      3) E’ da più di 15 anni che l’Italia cresce sistematicamente meno che gli altri paesi. Anche quando il fortunato Prodi, che ha governato per circa metà di questi, più o meno come Berlusconi, si beccava sempre le migliori congiunture internazionali l’Italia cresceva sempre metà degli altri paesi europei, o per meglio dire c’era sempre lo stesso gap dei periodi in cui governava lo “sfortunato” Berlusconi.
      4) Nel 94-95 Berlusconi è caduto sulle pensioni, quando gli alleati hanno fatto dietro-front;
      con l’articolo 18 ha fallito: magari se fosse stato il dittatore di cui si favoleggia avrebbe potuto vincere la partita, o no?
      5) Nessuno dice che Berlusconi non è riuscito nella “rivoluzione liberale” per un complotto internazionale; non c’è dubbio che il “mostro” Berlusconi lo ha creato la sinistra italiana, e non c’è dubbio che la sinistra si sia attivata sistematicamente presso i media stranieri per veicolare tale immagine; stranieri che, chi per sentimenti politici, chi per sport, non hanno perso l’occasione per tirar fuori il solito armamentario di cliché sui difetti della penisola.
      6) Considero la vittoria di Berlusconi – quella definitiva del 2008, dopo la quale anche la cupola industrial-finanziaria e i suoi giornali si sono “arresi” a Berlusconi, nel senso che in loro c’è sempre stata la speranza segreta di espellere una volta per tutte l’anomalia dell’outsider Berlusconi – con tutto il suo seguito di leghisti, di piccoli e medi imprenditori ecc. ecc., una grande svolta nel potere reale nel paese, e quindi una sua concreta democratizzazione. Una premessa necessari a qualsiasi politica “liberale”.
      7) Se su questo ultimo punto Berlusconi ha in effetti ancora combinato poco, a sua parziale scusante ha la sfortuna di essere incappato in congiunture internazionali pessime e le forbidabili resistenze che trova nelle forze politiche avverse, nei sindacati, nella magistratura e un po’ tutti i settori della società e perfino nei suoi alleati politici. Ma non si può negare che sia stato l’unico grande personaggio politico italiano che abbia messo la questione sul tavolo.
      8 ) La sinistra nel concreto si è sempre puntualmente messa ferocemente di traverso a riforme di tipo “liberale”. L’unica cosa che ha fatto o tentato di fare sono le “bersanizzazioni”, spiegabili col fatto che aveva contro categorie, sì “egoiste” come tutte le altre categorie, ma senza santi in paradiso: parrucchiere, tassisti…
      (che poi in particolare i “corporativisti” di Alleanza Nazionale si siano erti a difensori di questi ultimi, via, fa parte della normale miseria della politica, che non può impressionare uomini di mondo come Zamax o Pietro…)

  4. Meno male che è giunto a Roma Gheddaffi persona affidabile e stimata a livello internazionale per spezzare le catene della propaganda comunista ed una lancia africana in favore del premier.
    Penso che dopo la conferenza stampa di oggi molti in Europa si ricrederanno su Silvio. Con un testimonial del genere NYT, Guardian, El Pais e Saramago certamente cambieranno idea.
    🙂

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s