Esibizionismo islamico

Ovvero quando l’Islam diventa un capriccio democratico. Da un po’ di tempo succede così: il signor Ahmed (Tizio), essendo pio e avendo delle fisime intellettuali che il contatto con l’Occidente e la babele dei diritti hanno potentemente stuzzicato, ed essendo annoiato dalla vita e non sentendosi abbastanza vittima per trovarvi gusto, ha dunque l’alzata d’ingegno di mettere il burqa alla propria mogliettina. Così ora se la porta in giro, come una cagnetta con lo scafandro, per vedere l’effetto che fa. S’intende, son cose che si fanno solo in Europa, o nei covi dei fanatici della Dar al-Islam. Quando torna al suo paesello nel Maghreb la coppietta si guarda bene d’indulgere in certe stravaganze: la povera donna morirebbe di vergogna, e il signor Ahmed (Tizio) si farebbe rider dietro da tutti i Mohamed (Caio) e Youssef (Sempronio) del quartiere. Ormai infatti nei villaggi del Maghreb, anche quelli più tradizionali dove ogni famiglia ha il suo bel dromedario in garage, quando una donna intabarrata all’inverosimile calpesta l’acciottolato polveroso dei vicoli del paese, le femmine, pure quelle anzianotte, ridacchiando si dicono l’un l’altra: “Poveretta, è appena tornata dall’Europa.” Questo sfogo naturale, che risponde appieno alla salute mentale dell’uomo e perfino della donna – perfino di quella musulmana – è ora invece negato agli abitanti delle nazioni civili. L’occhio spietato del Grande Fratello Politicamente Corretto ci segue in ogni dove e ci impone il “non vedo, non sento, non parlo”; e il “non sghignazzo”, pure quello. Cosicché se a qualche renitente al verbo democratico capita di incrociare il proprio sguardo con uno di questi fantasmi cimiteriali – nell’occasione arrivato dal Bangladesh – in un luogo pulsante di vita come un supermercato della Marca Trevigiana, e di avere qualcosa da ridire al riguardo, tanta è la carica intimidatoria di questa immateriale superpolizia, che al Direttore la risposta riesce ortodossa, sciocca e indegna di commenti come se gliela avessero scritta in un foglietto: “Fare la spesa è un suo diritto, noi non siamo razzisti e non troviamo nulla di male se uno osserva le proprie tradizioni”. Amen.

Non lontano dal luogo di quest’ultimo delitto vive il sottoscritto. Da quando le figlie di Maometto sono arrivate in paese – sono ormai parecchie stagioni – invece di andare in giro tutte nude al pari delle nostre svergognate, come mi sarei aspettato col tempo, le vedo di anno in anno più infagottate; anche d’estate, nonostante il caldo vero, il caldo percepito, e il caldo sventagliatoci in faccia dagli ayatollah del cambiamento climatico. Molto speravo nella corruzione dei costumi tipica dell’ammirevole civiltà cristiana per riconciliare con l’umanità, specialmente quella maschile, queste sventurate. Qualche settimana fa mi sono rabbuiato di colpo incontrando una ragazzetta di sette-otto anni che sgambettava sola per strada: un velo, per quanto vezzoso e sgargiante nei colori, le copriva i capelli e le si chiudeva sul collo come una sciarpa: un piccolo fulmine e una piccola nuvola nera innocente a ciel sereno. “Eh no, stiamo esagerando. Qui stiamo esagerando.” mi son detto trattenendo freddamente un sentimento di rivolta.

E non è finita, perché c’è poi quella che è vissuta sempre da noi, che è venuta su come le nostre figlie, insomma con tutte le perdonabili manie delle nostre stronzette locali, che s’improvvisa islamica solo per spirito di fronda, o per conformismo democratico da aspirante progressista (scommettiamo?), e si mette il velo anche contro il parere dei genitori. Il solito sociologo, come da Manuale delle Giovani Marmotte, la spiega invece così: “A quelle ragazze viene negata una diversa identità alla quale sentono di avere diritto. Così finiscono per cercarne un’altra nei loro valori, riscoprono la religione e la cultura di provenienza nella quale finiscono per trovare un fattore di ancoraggio. La loro battaglia per la moschea ‘segreta’ si spiega anche così”. Sfido chiunque a capirci qualcosa: una diversa identità? Quale identità se poi non potendola ottenere la cercano nella religione e la cultura di provenienza? Non è quella veneta, italiana, europea, cristiana, occidentale e non è nemmeno quella araba e islamica: di che stiamo parlando? E chi gliela nega? Grande confusione sotto il cielo. Caro sociologo, si dia una rinfrescata. Vada in piscina. Se vede una signorina con pigiamino e cappuccio beatamente in ammollo chieda lumi a lei. Avrà il coraggio, spero.

In linea di massima – ma non assolutamente – sono contrario a iniziative legislative in materia. Dire che il burqa – o niqab che sia – vada messo fuori legge perché simbolo di segregazione o lesivo della dignità della persona sembra sensato, ma è una strada che potrebbe aprire la porta all’arbitrio. La legge che vieta “di fare uso in luogo pubblico, salvo giustificato motivo, di caschi o di qualsiasi altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona” o le norme che presiedono ai criteri di identificazione da parte dell’autorità pubblica sembrano aggirabili. V’è inoltre da dire che il proliferare di norme in materia di costume o addirittura di gusto svilisce la legge ed allontana il cittadino dal senso di responsabilità. E mi hanno sempre fatto ridere – amaramente – quei sindaci ansiosi di emettere ordinanze in fatto di mutande e magliette, o quei piani regolatori che vogliono dire la loro perfino sulle tinteggiature degli edifici.

Prima di arrivare a tanto, ci sarebbe un altro mezzo, molto meno invasivo, molto democratico, molto socialmente civile e civilmente sociale, per mettere in riga le teste dure. La società, per istinto di conservazione, ha sempre saputo crearsi dei tabù senza dover ricorrere per forza alla legge. Se la libertà ci concedesse di prendere in giro – nei media soprattutto –  queste pagliacciate insieme a tante altre cose, anche serie, forse per i segregazionisti islamici le cose diventerebbero un più difficili e per le signorine grottescamente ultratimorate un po’ più respirabili: à la démocratie comme à la démocratie, o no? Ma il Grande Fratello Democratico non vuole. E allora cosa vuole?

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22 thoughts on “Esibizionismo islamico

  1. Ho trattato anch’io l’argomento, sebbene con un taglio diverso dal tuo. E cmq è un bel post.

    “Dire che il burqa – o niqab che sia – vada messo fuori legge perché simbolo di segregazione o lesivo della dignità della persona sembra sensato, ma è una strada che potrebbe aprire la porta all’arbitrio”.

    In Francia nelle scuole l’hanno fatto, e senza tanti tentennamenti. Del resto c’è poco da scegliere: su quello straccio malsano e antiigienico c’erano già le mani degli integralisti islamici.
    Temo che se usiamo il motto “à la démocratie comme à la démocratie”, per paradosso perderemo la democrazia.
    Se non funziona la satira, si può sempre ripiegare con l’ufficio igiene: quella roba puzza e avere vicino una tipa intabarrata in quel modo significa avere sintomi di svenimento. Come è capitato alla sottoscritta su un autobus pubblico. Ciao

    1. Ho visto il tuo post. …grintosetto, direi, come c’era da aspettarsi.
      Mois je dis “à la démocratie comme à la démocratie”, mais VRAIMENT. Ossia con piena libertà pubblica e privata di critica, anche corrosiva ed irridente.
      La soluzione francese è sintomatica dell’irrisolta schizofrenia statalista d’oltralpe, che vuole accogliere con assoluta neutralità tutte le religioni o le culture forestiere, senza tener conto in prima istanza del concetto che della persona hanno le stesse. Ne consegue che a poco a poco si formano delle tribù all’interno della società. A quel punto la citoyenneté républicaine va a farsi benedire e allo Stato tocca passare dall’esibita neutralità alla “repressione”, rischiando di scivolare in forme larvate e moderne di cesarepapismo. E l’impressione è che lo faccia più per ribadire la propria superiorità che per difendere la dignità della persona. Tuttavia non dico che in certi casi non possa divenire inevitabile.

  2. Infatti l’assimilazionismo francese non è riuscito a evitare quello che loro stessi chiamano “communitarisme”, lo stesso che avrebbero voluto evitare. Ma questo miracolo non riesce a compierlo nessuno stato, nemmeno gli Usa. Basti pensare a certi quartieri metropolitiani nei suburbia con le coloured gangs armate che si fronteggiano a vicenda, dove la polizia non entra nemmeno. In fondo a fare la differenza, è pur sempre il numero.
    L’integrazione è possibile solo quando è fortemente selettiva sia in termini in termini qualitativi che quantitativi.

  3. Zamax, yo solo digo una cosa, si voy a un pais en donde las leyes me prohiben llevar un trapo en la cabeza que me cubre la idem mas el rostro, entonces no me lo tengo que poner porque si no, estoy en contra de la ley, lo que significa que los poderes encargados de hacer cumplir las leyes me podrian (y deberian) sancionar, si no, me voy a vivir a un pais en donde me dejan llevar cosas en la cabeza y en donde para exteriorizar mi enojo o rabia hacia los habitantes naturales de donde me encuentro, voy a tener que recurrir a otro medio (Salvo en el caso que quiera ir a juntar miel y no permitirle a la abejas que me piquen, esta seria una excepcion de la ley antedicha). Claro y sin tantas explicaciones. Pero si, es verdad, los medios de comunicacion perversos nos ponen en la cabeza que, como al principio estas gentes pusieron el grito en el cielo de que era una tradicion y que todos esos eran comentarios racistas, ahora cualquiera que emita una opinion publica al respecto es racista, cuando digo publica me refiero en un lugar donde hay gente que no lo conoce a uno y no, por ejemplo, en el bar jugando al 3-7 con los amigos.
    Aqui en Argentina ocurre una situacion similar con las Madres de Plaza de Mayo, desgraciadamente vistas en el exterior como semi-madonnas, senoras que no tienen nada que hacer y que no encontraron mejor entretenimiento que ir a despotricar
    contra los militares que hicieron desaparecer a sus hijos o nietos, pero, ohhhh que nadie diga nada sobre los civiles o militares que estos hijos o nietos hicieron desaparecer, los periodistas de bajo nivel profesional, que son la mayoria debido a la gran proliferacion de medios de comunicacion y que se dedican a repetir lo que dice algun guru tendencioso del periodismo rescatado por el canal oficial, nos han metido tal idea en la cabeza. Entonces que ocurre, nadie se atreve a emitir un juicio al respecto y mucho menos con el gobierno actual dirigido por una presidenta casada con un ex-presidente ex-montonero, es mas, no solo eso, sino que recìben una cantidad de dinero que creo ni ellas saben cuanto ($$$), dan conferencias en Europa (!!!), tienen una Universidad (???) y otras
    cosas mas (###).

    Pero es verdad, la ley no escrita de las costumbres de la gente puede mas que cualquier ley escrita, aunque en ultima instancia, esta ley escrita tiene sus origenes en las buenas costumbres de la gente, con una observacion, cuando me refiero a las costumbres de la gente estas son aquellas naturales en la cual todos sabemos lo que es correcto y lo que no es correcto, aunque aqui tendriamos otro problema, quien determina que una costumbre es correcta?

    En conclusion, con mi aporte no llegamos a nada, con lo que las cosas va a seguir como hasta ahora. 🙂

    1. Muy interesante lo que me dices sobre las Madres de Plaza de Mayo – me atrevo escribir en castellano – pero de ninguna manera sorprendente. Estoy seguro que en realidad se trata de una minorìa de militantes politicas, que no tiene nada que ver con todas las “madres” de los desaparecidos. Algo similar ocurre en Italia con algunas asociaciones de victimas de la epoca del terrorismo de los setentas. En general es tipico de minorias organizadas de monopolizar causas “democratas”, y asì “indiscutibles” para tratar de lograr rentas de varia naturaleza.
      En fin, volviendo a nuestra Italia, estoy en favor por el momento de una accion energica de “moral suasion” frente a esas actitudes, porqué en verdad no estamos ni siquiera tratando de hacerlo.
      Hasta pronto.
      El Boludo de las tres Venecias (y siempre muy orgulloso de serlo!)

  4. zamax, “a poco a poco si formano delle tribù all’interno della società.”
    Vero. Capita ovunque, non solo in Francia, anche in Scandinavia.

    “Se la libertà ci concedesse di prendere in giro – nei media soprattutto – queste pagliacciate insieme a tante altre cose, anche serie,”
    Già, non poterlo fare è il vero tabù culturale. E qui si torna sempre alla maledetta setta, col suo maledetto politically correct.

    nessie, “L’integrazione è possibile solo quando è fortemente selettiva sia in termini in termini qualitativi che quantitativi.”
    Interessante. Suona vero.

    1. Eh sì, è un po’ tutto vero. Io dico “calma e gesso” sia sul versante della faciloneria, sia su quello della paura. Non possiamo tenere indefinitamente a bagnomaria gli immigrati, ma neanche conceder loro la cittadinanza dopo cinque anni, come vuole Fini ora, ad esempio. Nel medioevo era assai più facile per un forestiero divenire cittadino di Firenze che divenire cittadino di Venezia. Ma questo alla lunga non rese né più solida né “democratica” la città toscana. La “gente nova” serviva come massa per la lotta fra le fazioni; e fu così che Firenze fu la città dei Ciompi, dei Savonarola ma anche di una delle più potenti signorie italiane, i Medici. Venezia, al contrario, più conservatrice, più prudente, restò una Repubblica e conservò una società più coesa.
      Poi, sebbene trovi “la selezione in termini qualitativi” assai ardua sul piano pratico e odiosetta dal punto di vista “filosofico”, non vedo perché non vi possa essere però una politica dell’immigrazione che tenga conto, ad esempio, che slavi e romeni, nonostante che il massiccio e improvviso afflusso abbia portato con sé anche un bel numero di delinquenti o disperati, sono molto più facilmente assimilabili di gente – magari rispettabilissima – arrivata dalle terre dell’Islam.

  5. zamax, “La “gente nova” serviva come massa per la lotta fra le fazioni”.
    Ops, mi ricorda qualcosa.

    “non vedo perché non vi possa essere però una politica dell’immigrazione che tenga conto, ad esempio, che slavi e romeni […] sono molto più facilmente assimilabili di gente […] arrivata dalle terre dell’Islam.”
    Sono d’accordo. Ma te le vedi le nostre nobili coscienze democratiche? D’Alema si arruolerebbe in Hamas, Lerner si incatenerebbe davanti alla casa di Bossi a Gemonio, la Bignardi si sposerebbe con un’islamica.

  6. Si può certamente fare una politica dell’immigrazione, ma se la si fa in base a puri pregiudizi i risultati non è detto che siano granchè.
    Non sono politicamente corretto, anzi…
    Dico questo perchè per mia esperienza personale vedo benissimo che i lavoratori provenienti dai paesi islamici sono più volenterosi rispettosi e onesti, mentre albanesi, slavi e compagnia bella sono spesso presuntuosi poco ubbidienti e lavativi.
    Non per niente qui in Lombardia i piccoli imprenditori immigrati sono molto più diffusi tra i provenienti da paesi islamici che tra quelli dell’europa dell’est, culturalmente è molto più dannoso essere vissuiti in un paese comunista che in un paese islamico.
    Da questo punto di vista la mia impressione politicamente scorrettissima è che Zamax risenta della sua notevole vicinanza dal punto di vista etnico con i paesi dell’est, ma non può generalizzare questo nel resto del mondo civile.

    1. Gli albanesi, come sai, non sono slavi e in maggior parte sono musulmani, al loro particolarissimo modo. Ma son quisquilie. Nel mio ultimo commento invece ho fatto notare proprio che “gente magari rispettabilissima” (venuta dai paesi islamici) non è detto che sia più facilmente assimilabile di gente venuta dall’est europeo (magari delinquenti e disperati). Alla lunga. Non mi vorrai dire che il gap culturale (non inteso in senso necessariamente qualitativo) tra un paese europeo ex comunista e l’Europa Occidentale è più grande di quello tra un paese islamico, oppure la Cina, e la stessa Europa Occidentale? Per quel che so io, ad esempio, gli immigrati arrivati dal Bangladesh o dal Pakistan sono lavoratori silenziosi e diligenti che non danno fastidio a nessuno, però ogni tanto saltano fuori fatti cruenti di cronaca dovuti proprio allo shock culturale con l’Occidente. E se questo problema per il momento mantenuto all’interno delle famiglie dovesse un giorno presentarsi nella forma di uno scontro della loro comunità con la nostra società, cosa potrebbe succedere? Che ci sia un problema – grosso – tra Islam e Occidente nessuno lo può negare. Ne dobbiamo tenere conto.
      In quanto alla “notevole vicinanza” devo dire che in effetti la mia nonna paterna era di un paese quasi al confine con la Slovenia e aveva uno di quei stranissimi cognomi friulani che “odorano” molto di Europa Orientale.
      Ma perché sei sempre così di cattivo umore? 🙂

  7. zamax, “Che ci sia un problema – grosso – tra Islam e Occidente nessuno lo può negare. Ne dobbiamo tenere conto.”
    Sono d’accordo. Infatti le comunità islamiche hanno già dimostrato quali pericoli possano nascondere in seno, anche tra i nati in occidente, gli attentati di Londra devono insegnarci qualcosa.

    zamax… o dovrei dire zamaxich?

    1. Be’ non esageriamo. Quelli terminanti in “ich” in italiano sono proprio di origine slava senza se e senza ma. Terminava in -us.

  8. Che ci sia un problema è ovvio, ma dubito che questo possa essere risolto più facilmente con una azione della politica e generalizzando piuttosto che affrontando razionalmente ogni aspetto e facendo si che gli elementi migliori si possano assimilare, il mio pizzaiolo egiziano, il mio collega marocchino ( che facendo il caposquadra tiene in riga un buon numero di piemontesi lombardi e veneti ), hanno un integrazione economica nella nostra società tale che hanno forti incentivi a mantenere la loro fede in Allah entro i limiti ben precisi.
    Gli attentati di Londra ( 52 morti, 700 feriti )ci possono insegnare la stessa cosa dell’attentato di Oklahoma City ( 168 morti, 800 feriti ), gli attentati di
    Londra erano opera di fanatici islamici, l’attentato di Oklahoma City di un gruppo di fanatici cristiani, credere che i primi siano più pericolosi dei secondi è idiota.
    Quello che volevo dire è che molte volte lo shock culturale nasce dalla ghettizzazione, per cui l’idea stessa di dire “dobbiamo difenderci dall’islam” porta gli islamici a isolarsi, non esistono culture fisse e immutabili, ma chi pensa che si possa difendere una cultura con la legge dimostra di esserne privo, la mia radicazione nel territorio in cui sono nato, la conoscenza della mie origini e l’orgoglio della mia “cultura” sono armi molto migliori per affrontare chi è diverso da me, e per valutare gli individui, che per un liberale sono l’unica entità esistente.
    Il numero di fatti cruenti da parte di immigrati islamici non mi sembra superiore, anche dal punto di vista dell’incidenza sulla dimensione dei gruppi, di quelli che avvengono nel meridione italiano.
    Dobbiamo difenderci dai fanatici, dai parassiti, dagli ignoranti che cercano di semplificare quello che non sanno risolvere, e se in questi gruppi ci sono islamici ovviamente non dobbiamo concerede passaporti etnici, ma neanche credere in una superiorità a priori della nostra civiltà.
    A proposito di cattivo umore, il problema è che nonostante tutta la mia buona volontà non riesco a nascondere l’idea che anche tra Lombardi e Veneti ci sia uno scontro di culture mica da ridere, è divertente notare che un’analisi genetica fatta sulle popolazioni europee ha evidenziato che la regione in cui c’è la maggior affinità genetica con gli africani è il Veneto, questo per la logica ragione che le migrazioni per la maggior parte della storia umana si sono verificate per via terra e il percorso terreste tra Africa e Europa più veloce da attraversare passa dal Veneto.

    1. Che fossimo i più bastardi d’Italia c’erano pochi dubbi, vista la storia e la geografia. Quello africano mi sembra un sorprendente “arricchimento”.
      Bisogna tener conto – vado a naso – anche dei rapporti della Serenissima con le coste africane. Alessandria d’Egitto, ad esempio, era uno dei porti più importanti per il commercio veneziano. La presenza di neri – neri proprio neri, non nordafricani – a Venezia in epoca rinascimentale è documentata dalla pittura. Mi viene in mente Paolo Veronese. E nei grandi “teleri” del ‘500, sui quali venivano illustrate scene corali di vita cittadina, ricordo con sicurezza, e stupore, di aver visto gondolieri – o barcaioli – neri. E infine il “Moro Otello” non doveva essere del tutto un’invenzione letteraria.
      Per il resto, dici in parte cose anche giuste – secondo me – sulla metodologia d’assimilazione (che non si devono isolare ecc. ecc.) ma mi sembra che sottovaluti grandemente il problema culturale. Io sono del parere che, al di là delle apparenze e al contrario di quanto molti pensano, in realtà tutto il mondo si sta irresistibimente “occidentalizzando”, perché le popolazioni del mondo, inconsciamente o no, sentono che quel “modello” (parliamo a spanne, s’intende) risponde meglio alla natura “libera” dell’uomo. E tutto ciò provoca delle grandiose crisi di rigetto, che però alla lunga non potranno fermare il processo.

      1. A proposito di “negri” in Veneto mi viene in mente adesso una cosa. Qualche settimana fa, per questioni di lavoro, chiacchierando con una signora del paese dove abito, una giovane e bella donna coi capelli e gli occhi neri, ma bianchissima di carnagione e dai tratti somatici perfettamente “europei”, venimmo a parlare delle nostre origini (tutti e due abbiamo cognomi pochissimo diffusi, ma il mio è inequivocabilmente veneto) e lei mi disse – con mia grande sorpresa – di avere sangue africano; che il suo nonno, o il suo bisnonno, lo chiamavano “El moro” perché era proprio scuro di pelle; che questa africanità era una cosa risaputa ma si perdeva nei tempi. Io scherzando le diedi della marocchina…

  9. Più che sottovalutare in modo ottimistico il problema culturale sono molto pessimista sulla possibilità concreta di soluzioni “politiche”, anche perchè vedo molte persone che ne parlano come necessità, ma nessuna proposta realistica e che abbia maggiori possibilità di funzionare della pura e semplice assimilazione per “convenienza personale”.
    La politica non ha i mezzi nè fa parte dei suoi fini risolvere certi problemi, dovrebbe accontentarsi di rendere possibile una maggior certezza del diritto, e gia questo asciugherebbe molta dell’acqua in cui nuotano i fanatici più pericolosi.

  10. pietro, “credere che i primi siano più pericolosi dei secondi è idiota”.
    Anche istituire un paragone tra attentati, laddove io non l’avevo minimamente fatto, è idiota. Così come non vedere la differenza che, pur a parità di pericolosità, sussiste comunque tra i due, è idiota.

  11. Confrontare due avvenimenti è un semplice tentativo di analizzare i fatti e il modo in cui sono trattati dai politici e dai media, ovviamente sono due fatti diversi, ed io ho solo paragonato la pericolosità, che è l’argomento principale utilizzato nei confronti dell’Islam.

    Perchè paragonare i due fatti è idiota?
    Vincenzillo, da quando serve la tua autorizzazione per farlo?

    Le differenze si possono evidenziare solo se non si ha paura di ragionare, usare a priori metri diversi per valutare l’Islam e il Cristianesimo è solo una forma speculare di politicamente corretto.

  12. Il paragone in sé non è idiota. Diventa idiota – uso con un certo piacere l’aggettivo da te introdotto nel dibattito – quando viene adoperato come espediente per scavallare il punto in questione: la pericolosità e l’origine culturale di quel particolare fanatismo che cresce e si alimenta all’interno delle comunità islamiche in occidente. Non la pericolosità degli attentati in generale, né la pericolosità del fanatismo religioso in generale, ma, ripeto, la pericolosità e l’origine culturale di quel particolare fanatismo che cresce e si alimenta all’interno delle comunità islamiche in occidente.

    “usare a priori metri diversi per valutare l’Islam e il Cristianesimo è solo una forma speculare di politicamente corretto.”
    Questa, poi, è davvero comica. “Politicamente corretto” è esattamente l’opposto: sforzarsi di usare a priori lo stesso metro, la pericolosità sociale, dimenticando apposta il fattore culturale che, si sa, risulta sempre scomodo nelle discussioni e puzza di razzismo al solo nominarlo.

  13. Un mio, ma non mio, piccolo contributo alla pugna: http://www.davidegiacalone.it/index.php/costume/invidia_del_fondamentalista
    Che c’entra e non c’entra parlando di un lato della faccenda qui non in esame, ma prologo e finale dello stesso c’entrano si, ribadendo la superiorità del nostro mondo civile rispetto al ‘loro’, senza se e senza ma. Altri ne ha fatti Giacalone più pertinenti, ma questo è l’ultimo e l’ho letto oggi.
    Di esclusivamente mio posso di dire d’aver apprezzato nell’articolo di Palma più il lungo commento di Andrea Asoni dell’articolo stesso, e di questo tuo, Zamax, assolutamente l’immagine pittoresca del dromedario in garage. Molto gustosa. Per il resto concordo in toto, è chiaro che costoro fanno ciò che fanno per un eccesso di libertà che in patria difficilmente troverebbe tollerata, e così per un misto di reazione al nuovo a loro preesistente e orgoglio patrio all’estero, nonché accondiscendenza nostra quella si, fanno quello che fanno. Alcuni di loro sia detto, ma quei pochi determinano un clima e marcano il passo per il resto della carovana, che se la deve prendere innanzitutto coi propri connazionali se da noi si trova talvolta investita dagli eccessi di intolleranza che ben sappiamo. E infine arriva l’italiano intelligente, a dire che la colpa è solo nostra, e il cerchio si chiude.
    Direi che fanno bene a comportarsi come si comportano se noi glielo permettiamo.

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