Spatuzza, il pentito che parla il linguaggio delle procure

Quand’era un efficiente, fantasioso ed entusiasta tagliagole mafioso Gaspare Spatuzza parlava il linguaggio dei picciotti; però ora che è stato folgorato sulla via di Damasco, invece di usare il linguaggio delle sacrestie, usa quello delle procure. Per cui, al suo esordio nel processo d’appello per concorso in associazione mafiosa nei confronti di Marcello Dell’Utri, quest’uomo rinato a nuova vita si è sentito in dovere  di mettere subito in chiaro da che parte sta, pronunciando una di quelle  parole d’ordine del luogocomunismo antimafioso che equivalgono ad una vera professione di fede:

Ho fatto parte dagli anni Ottanta al Duemila di un’associazione terroristico-mafiosa denominata Cosa Nostra. Dico terroristica per quello che mi consta personalmente, perché dopo gli attentati di via D’Amelio e Capaci, ci siamo spinti oltre, come l’attentato al dottor Costanzo (Maurizio ndr) e quello a Firenze dove morì la piccola Nadia.

Già nel 1993, Violante, allora presidente della Commissione Antimafia, così rispondeva su Repubblica alle domande di D’Avanzo:

Mafia, camorra e P2 hanno avuto complici nello Stato e forse li hanno ancora. Ma che io sappia, non ci sono elementi che possano coinvolgere settori dei Servizi nell’attuale strategia terroristica-mafiosa. Questo non vuol dire che non si debba affrontare la questione degli apparati d’ informazione.

Sempre Violante nello stesso anno diceva:

E’ in corso una vera e propria strategia terroristico-mafiosa contro i cittadini inermi. E’ ormai evidente che non si tratta di isolate, seppur gravissime, intimidazioni. C’è qualcosa di molto più grave che non ha precedenti in un arco di tempo così breve. Inoltre, la diversa qualità tra questo attentato e i due precedenti induce a pensare che sulla base di uno stesso indirizzo agiscano organizzazioni diverse. Questa strategia terroristico mafiosa presuppone una circolazione di ordini, informazioni e persone sospette che, in un arco di tempo ragionevole, non può non essere intercettata dai moderni e adeguati apparati preventivi e investigativi a disposizione dello Stato.

Di strategia terroristica-mafiosa, nel 1995, parlava anche Pier Luigi Vigna, Procuratore della Repubblica di Firenze, in un seminario tenuto a Roma. Da allora la S.P.E.C.T.R.E. terroristico-mafiosa è diventata un tòpos della letteratura antimafiosa. Solo un mese e mezzo fa, in merito alla vicenda assai poco commendevole che ha visto come vittima il giudice Mesiano, ignaro protagonista di un video mandato in onda da Canale 5, uno dei grandi nomi di questa letteratura, l’immortale Peter Gomez, scriveva:

Si tratta di un metodo tra il terroristico e il mafioso. I giornalisti che partecipano a questo gioco si chiamano complici e non sono semplici dipendenti del Cavaliere che piegano la schiena per salvare la carriera o il posto di lavoro. […] Ma, contro il terrorismo e la mafia ci vuole fermezza e coraggio. Se qualcuno ancora ce l’ha è venuto il tempo che lo dimostri.

Update del 07/12/2009: Gio è tanto matto da far la fatica di scrivere un commento che è molto, ma molto, più lungo del mio piuttosto rachitico post. Fra l’altro  esprimendo più compiutamente anche il mio pensiero; ragion per cui lo rubo con destrezza e lo integro direttamente nel post.

Povero Falcone, che non ha mai creduto in cupole ed è morto isolato ad opera di quelli che subito dopo, e sino ad ora, lo hanno idolatrato. Avrebbe riso in faccia a pentitelli di questa risma, che ben sanno di poter campare grazie ai copioni recitati che altri tali e quali s’aspettano; e loro che uomini di disonore sono ma mica scemi, tosto recitano. Avrebbe loro riso in faccia, perchè vera memoria storica della mafia, e perchè senza riscontri di sorta alcuna nemmeno li avrebbe fatti parlare.

Lasciamoli giocare i loro giochi macabri, il tempo finirà con l’avere ragione di loro un’altra volta, inevitabilmente.

Oggi le cose vanno così, le si prova tutte pur di abbattere l’anticristo di Arcore, e se un pentito ti può dare una mano, grazie ai concorsi esterni di una legge frutto di ingegneria giuridica d’interpretazione, perchè no? Col fatto che m’è toccato sapere di striscio e solo perchè qualcuno intercetta i Valorosi e i Fini, che il medesimo avrebbe fatto nome anche di certo Mancino. Nicola Mancino. Quel Nicola Mancino. La notizia da allora non l’ho più udita e senza stupore direi che me l’aspettavo.

Però mi chiedo, dal basso della mia intelligenza modesta, ma pratica, e di empirica curiosità: qualcuno davvero crede alle cose che questo/questi dice/dicono (metto il plurale, confidente che nel breve futuro questo diverrà a senso compiuto)? Esiste davvero uomo talmente infoiato dal suo mal vivere, causa l’anticristo di cui sopra, che riesce a farsi andar bene trame che vedono un nascituro Berlusconi politico – e ancora non ho capito se fattivo, o addirittura prima di pensarselo, il suo agone, che i tempi mica collimano; ma son sicuro che troveranno modo di farcela rientrare una giustificazione retroattiva ad inversione di entropia – essere artefice delle stragi di mafia che semmai hanno portato al colle tutt’altro genere di uomini, della tipologia del ‘non ci sto’? Davvero è verosimile il pensare uditori attenti e pendenti, oltre l’evidente necessità di sputtanare via stampa e tv il su menzionato una volta di più?

Leggo il Giacalone d’oggi, coi suoi dilettanti dell’antimafia, leggo lo Sciascia d’ieri dei professionisti della stessa, e mi vien da ridere. Poi m’accorgo che gente che sembra volerci credere, a queste panzane, pare essercene davvero, e il riso pur continuando muta timbro, come quando vedi la donna tagliata in due dal mago e lo sai del prestigio, deve esserci, e aspetti che il gioco si concluda con donne reintegrate e applausi corali. Perché come di nuovo va dicendo il Davide, è vero che trattative tra mafia e istituzioni ci furono, e ci sono: sono quelle tra pentiti, presunti, e inquirenti ansiosi; come è vero che nella storia recente nostra in quel periodo ci furono si accordi sottaciuti per destabilizzare il Paese, portandolo alla fine nelle mani di Berlusconi, e furono la attenta, chirurgica opera di espianto politico attuata dalla bella stagione di mani pulite, che in fondo minuziosa non lo fu poi tanto perché spazzolò senza troppa cura tutto ciò che incontrava che non fosse d’appartenenza di certo spicchio parlamentarte, più loro protégé. Con scia di sangue, svilimento della lingua italiana e in generale del più intimo senso di Giustizia.

È che non ci sono più i professionisti di una volta. Quello che rimane sono principianti avanzati, per lo più accecati da livori a motivazione singola, che finiscono col bersi tutto lo sciroppo che viene loro dato, senza controllare se sia medicina, o piuttosto lassativo.

Così attendo, col riso obliquo e l’applauso pronto a scoppiare. Non son sicuro alla fine applaudirò, ma il bello di non essere stati comunisti, e di non essere ora ciò che questi ora sono, è poter guardare negli occhi e puntare eventuale dito. Non lo si fa, ma il dato fa tutta la differenza.

Poi c’è chi ti dice che i tempi non sono cambiati. È vero: per certa gente, per questa gente, i tempi non sono mai cambiati; per tutti gli altri il mondo invece va avanti, e se i primi non s’accorgono della cosa beh, peggio per loro. (Gio)

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13 thoughts on “Spatuzza, il pentito che parla il linguaggio delle procure”

  1. Povero Falcone, che non ha mai creduto in cupole ed è morto isolato ad opera di quelli che subito dopo, e sino ad ora, lo hanno idolatrato. Avrebbe riso in faccia a pentitelli di questa risma, che ben sanno di poter campare grazie ai copioni recitati che altri tali e quali s’aspettano; e loro che uomini di disonore sono ma mica scemi, tosto recitano. Avrebbe loro riso in faccia, perchè vera memoria storica della mafia, e perchè senza riscontri di sorta alcuna nemmeno li avrebbe fatti parlare.
    Oggi le cose vanno così, le si prova tutte pur di abbattere l’anticristo di Arcore, e se un pentito ti può dare una mano, grazie ai concorsi esterni di una legge frutto di ingegneria giuridica d’interpretazione, perchè no? Col fatto che m’è toccato sapere di striscio e solo perchè qualcuno intercetta i Valorosi e i Fini, che il medesimo avrebbe fatto nome anche di certo Mancino. Nicola Mancino. Quel Nicola Mancino. La notizia da allora non l’ho più udita e senza stupore direi che me l’aspettavo.
    Però mi chiedo, dal basso della mia intelligenza modesta, ma pratica, e di empirica curiosità: qualcuno davvero crede alle cose che questo/questi dice/dicono (metto il plurale, confidente che nel breve futuro questo diverrà a senso compiuto)? Esiste davvero uomo talmente infoiato dal suo mal vivere, causa l’anticristo di cui sopra, che riesce a farsi andar bene trame che vedono un nascituro Berlusconi politico – e ancora non ho capito se fattivo, o addirittura prima di pensarselo, il suo agone, che i tempi mica collimano; ma son sicuro che troveranno modo di farcela rientrare una giustificazione retroattiva ad inversione di entropia – essere artefice delle stragi di mafia che semmai hanno portato al colle tutt’altro genere di uomini, della tipologia del ‘non ci sto’? Davvero è verosimile il pensare uditori attenti e pendenti, oltre l’evidente necessità di sputtanare via stampa e tv il su menzionato una volta di più?
    Leggo il Giacalone d’oggi, coi suoi dilettanti dell’antimafia, leggo lo Sciascia d’ieri dei professionisti della stessa, e mi vien da ridere. Poi m’accorgo che gente che sembra volerci credere, a queste panzane, pare essercene davvero, e il riso pur continuando muta timbro, come quando vedi la donna tagliata in due dal mago e lo sai del prestigio, deve esserci, e aspetti che il gioco si concluda con donne reintegrate e applausi corali. Perché come di nuovo va dicendo il Davide, è vero che trattative tra mafia e istituzioni ci furono, e ci sono: sono quelle tra pentiti, presunti, e inquirenti ansiosi; come è vero che nella storia recente nostra in quel periodo ci furono si accordi sottaciuti per destabilizzare il Paese, portandolo alla fine nelle mani di Berlusconi, e furono la attenta, chirurgica opera di espianto politico attuata dalla bella stagione di mani pulite, che in fondo minuziosa non lo fu poi tanto perché spazzolò senza troppa cura tutto ciò che incontrava che non fosse d’appartenenza di certo spicchio parlamentarte, più loro protégé. Con scia di sangue, svilimento della lingua italiana e in generale del più intimo senso di Giustizia.
    È che non ci sono più i professionisti di una volta. Quello che rimane sono principianti avanzati, per lo più accecati da livori a motivazione singola, che finiscono col bersi tutto lo sciroppo che viene loro dato, senza controllare se sia medicina, o piuttosto lassativo.
    Così attendo, col riso obliquo e l’applauso pronto a scoppiare. Non son sicuro alla fine applaudirò, ma il bello di non essere stati comunisti, e di non essere ora ciò che questi ora sono, è poter guardare negli occhi e puntare eventuale dito. Non lo si fa, ma il dato fa tutta la differenza.
    Poi c’è chi ti dice che i tempi non sono cambiati. È vero: per certa gente, per questa gente, i tempi non sono mai cambiati; per tutti gli altri il mondo invece va avanti, e se i primi non s’accorgono della cosa beh, peggio per loro.
    Lasciamoli giocare i loro giochi macabri, il tempo finirà con l’avere ragione di loro un’altra volta, inevitabilmente.

      1. Accidenti. Questa non me l’aspettavo, come disse l’Elio de le storie tese all’x-factor di settimana l’altra insignito del premio di giudice pro-tempore (non lo guardo. giuro. ci capitavo per caso, le cavallette, una terribile inondazione e tutto il resto, chè la morosa a volte mi ci porta forza maggiore. però quella comparsata vale sette sanremi).
        E’ che te mi conosci da poco, altrimenti sapresti che le mie risposte a volte divengono enciclopediche. Solo quando devo svestire un comunista, però: barba, capelli, completo da matrimonio e tutto il resto. Il lavoro del sarto al contrario va fatto con cura.
        Poi di solito replico in dimensioni nella media. Quasi sempre insomma insomma.

  2. Eh, ma volete mettere Andreotti che statista, lui sì che aveva lo spessore: lui si era fatto processare, mica come Berlusconi che dribbla con le leggi creative le aule di tribunale. L’argomentaio “giustizialista” conta biblioteche di references una più suggestiva dell’altra.
    Fai le riforme? Sbagli, perché i problemi sono sempre ben altri. Punti al piccolo cabotaggio in attesa di tempi migliori? Fai riformicchie ad personam nonostante una maggioranza strablindata.
    Sto cominciando a credere che non ci sia ruolo in commedia più semplice da recitare a soggetto che quello del “libero pensatore”.
    (Bloggo sporadicamente e allora ho frequenti, innocue minieruzioni, come un vulcano a scudo 🙂

    1. A proposito. Una cosa semplice semplice che non si dice mai delle disavventure mafioso-giudiziarie di Andreotti, e che pure è vera come 1 + 1 = 2, è che Andreotti è stato salvato da Berlusconi; perché se nel frattempo Berlusconi non avesse creato, organizzandola, un’opposizione reale, non solo politica, nel paese, il suo processo avrebbe avuto le caratteristiche di un tribunale rivoluzionario, o poco meno. Questo per stare ai “fatti”, quelli veri, e non alle comode, retoricamente, astrattezze formali.

      P.S. Vulcano “a scudo”? Eccheccacchiodirobaè? Guarda che qui siamo tra gente normale, gente per bene, gente senza grilli per la testa, mica ad un convegno di scienziati pazzi… 🙂

      1. Eh eh…quelli a scudo sono i vulcani bassi e larghi perché eruttano magma fluido. Sbuffano getti di lava di continuo e ti puoi fidare di loro: abbaiano ma mordono raramente. Gli altri sono vulcani a cono, tipo il Vesuvio: quelli sono fatti di materiale viscoso, per cui hanno episodi violentissimi e sporadici di esplosione, tipo una bottiglia di Valdobbiadene tenuta troppo al caldo e aperta con troppa foga.
        Insomma, sono innocuo, dai. 🙂

  3. gio scrive: “Esiste davvero uomo talmente infoiato dal suo mal vivere, causa l’anticristo di cui sopra, che riesce a farsi andar bene trame che vedono un nascituro Berlusconi politico – e ancora non ho capito se fattivo, o addirittura prima di pensarselo, il suo agone, che i tempi mica collimano”

    La Berlusconite può questo e molto altro.

    1. La berlusconite può invertire anche la freccia del tempo, ciò che ai fisici non è dato. Non mi stupirei se riuscisse a vincere la forza di gravità, o ridare la vista ai ciechi; poteri erroneamente attribuiti a Lui, che in realtà scopriamo appartenere
      esattamente alla di Lui controparte.
      Poi dicono che la politica non offre spunti di spassosa distrazione.

  4. I deliri sulle cupole terroristico-mafiose sono ridicoli, ma anche la mitologia sul Berlusconi salvatore della patria fa degnamente il paio.
    Mi sembra sintomo di una visione dell’elettorato come una mandria di pecoroni, che in assenza della salvifica presenza del Silvio non avrebbero saputo cosa votare, e dell’idea che non possa succedere come in tutto il mondo dove al cadere di una classe politica c’è un fisiologico ricambio, e non come succede adesso una selezione in base alla fedeltà al capopartito che porta all’espulsione di qualsiasi persona che per competenze, volontà o indipendenza di giudizio possa sembrare pericolosa per il traballante potere personale delle cariatidi di partito.
    In realtà il centrodestra è maggioranza nel corpo elettorale e vincerebbe tranquillamente le elezioni senza il bisogno di sottostare alle pretese della Lega come dimostra tranquillamente il ripetuto trionfo di Formigoni in Lombardia, in assenza di Berlusconi ci sarebbe stato qualcun altro.
    Forse Zamax nella sua adorazione per il capo non si rende cnto che c’è una sostanziosa parte dell’elettorato tendenzialmente di centrodestra che non vota perchè considera questa classe politica una selezione dei più incapaci lacchè, come diceva Montanelli, buone idee in mano a mentecatti.
    Ma come il solito le minoranze rumorose che brandiscono i crocifissi come una clava sono molto più apprezzate de Zamax rispetto alla maggioranza silenziosa che di fronte agli sprechi di denaro pubblico come Alitalia, la TAV e il ponte sullo stretto impreca silenziosamente e continua il proprio lavoro, e si incazza quando vede utilizzati 300 milioni di euro per quella porcata elettoralistica che si chiama Lavori Socialmente Utili ( nella attuale finanziaria ) mentre l’aggiornamento dei coefficenti di trasformazione per disinnescare la bomba del deficiti pensionistico che doveva essere fatto nel 2005 viene colpevolmente rinviato per ridicola ignavia.
    Ma come dice Zamax bisogna guardare le cosa dall’alto, i fastidiosi particolari concreti sono una nullità di fronte al progresso portato da 15 anni di attività politica di Berlusconi.

  5. Speriamo che Spatuzza si riveli l’ennesima tafazzata per i pm e becerame vario.

    Ma a proposito di processi fuffa, in questi giorni ho scoperto un’insospettabile arma utile contro Travaglio e il resto della truppa di Santoro e Scalfari: i libri di Gomez. Infatti – presente il Gomez in persona – durante Annozero è stato citato il suo libro, laddove si afferma che i pm dell’attuale processo Mills contro Berlusconi NON sono mai riusciti a dimostrare il passaggio dei soldi da un soggetto all’altro, senza il quale la corruzione, va da sé, non può sussistere. Eppure, il processo va avanti lo stesso. The trial must go on! Viva il Gomez!

    1. Ma ormai la creatività giurisprudenziale ha raggiunto tali livelli che questi ostacoli oggi sono delle semplici bazzeccole. Per dirla con linguaggio dei semplici, i processi a Berlusconi sono diventati dei veri e propri processi alle intenzioni: fra non molto, in mancanza di meglio, si accuserà il Berlusca di aver peccato col pensiero.

      1. Cioè: da noi accusano, per non poter arrestare, e in Svezia o meglio America danno il Nobel?
        Singolare come paese che vai, usanza che trovi.

  6. Alcune accuse contro Berlusconi per quanto non siano penalmente rilevanti fanno comunque pensare male, il fatto che la società che ha fininziato Berlusconi per la costruzione di Milano2 gestisse i patrimoni in Svizzera di alcune famiglie di mafiosi trafficanti di droga è provato da documenti bancari al di là di ogni ragionevole dubbio, infatti quando Travaglio l’aveva detto in televisione e Berlusconi l’ha querelato Berlusconi ha perso la causa e ha dovuto anche pagare i danni.
    Auguro con tutto il cuore a chi ritiene irrilevante il coinvolgimento nel riciclaggio di denaro proveniente dal traffico della droga di evere un drogato in famiglia…..

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