Italia

A sinistra la democrazia non va più di moda

Aria di crisi tra i progressisti e l’amata democrazia? In verità, negli appena due secoli, o poco più, di storia della democrazia moderna, i progressisti l’hanno amata più a parole che nella sostanza. I più disinteressati e seri tra i conservatori-reazionari l’hanno sempre avversata vedendoci solo il male; i conservatori-liberali l’hanno spesso contrastata vedendoci, insieme al bene e all’inevitabilità, anche il male che ne doveva, almeno per un certo tempo, venire. E non avevano torto, quest’ultimi, se consideriamo che i totalitarismi del novecento sono fenomeni concepibili solo in tempi di democrazia e di proclamato universalismo dei diritti, ancorché pervertito dall’odio di classe o ridotto al microcosmo nazionale o razziale. Sono stati, nel mondo europeo-occidentale, i due secoli per eccellenza delle “masse” e dei “popoli”. E’ importante tenerlo a mente, oggi, per rendersi conto dei pericoli insiti nel processo democratico, considerato in senso lato, che ha investito i nuovi giganti del pianeta terra e in generale i paesi del mondo extra-occidentale. Ed è una cosa che dovrebbe far riflettere coloro che spingono con leggerezza incosciente, anche qui da noi, nel Primo Mondo, per trasformare molto prematuramente l’ONU in un efficiente organo di democrazia planetaria.

Se però sono stati i secoli delle “masse” e dei “popoli” ciò significa che sono stati anche i secoli di chi li ha creati come concetti politici: le “avanguardie” e le “minoranze organizzate”. Con l’affacciarsi della democrazia moderna, o per meglio dire, del suo primo grande simulacro continentale dopo il prolungato parto anglosassone, fece la sua lugubre apparizione durante la Rivoluzione Francese anche il suo primo interprete, mediatore, tutore e giudice: il Comitato di Salute Pubblica; evocato, guarda caso, proprio in questi giorni come deus ex machina della situazione politica italiana da uno dei nostri ultimi comunisti sulla breccia, dal nome profetico di Migliore, perché il Fato ha già deciso di farlo passare alla storia come il Romolo Augustolo dell’impero rosso nostrano. I progressisti hanno amato il popolo e la democrazia perché, e finché, a quanto pare, potevano proporsi come demiurghi di masse passive e servili, quando non impaurite; e i controrivoluzionari usciti dalle loro stesse file usarono le loro stesse armi. Comunismo, fascismo e nazismo non sono state, cara avanguardista Barbara Spinelli, “escrescenze” di una democrazia esagerata e senza “limiti”, ma di una democrazia prima distorta e poi sequestrata da avanguardie di militanti.

Ma ora in Occidente, per fortuna, dopo due secoli di apprendistato, il popolo non è più una massa manovrabile tanto facilmente sul tavolo della politica. Ora il popolo è passabilmente, nella maturità dell’era democratica, solo una somma di individui, ciascuno dei quali con la sua testa pensante. E questo alla sinistra, massimamente in Italia, dispiace. Il giocattolo non funziona in più. Di fronte agli esiti imprevisti del suffragio universale è tutto un gran parlare di democrazia “malata”, di “anomalie” e di “populismo”. E quindi? E quindi è ovvio che per il consesso tartufesco dei Druidi Democratici la democrazia vada virtuosamente “imbragata”. Come? Col rispetto di “regole” sempre più invasive; con la trasformazione della Costituzione in una laica “Religione del Libro”, di cui loro sono, a proprio capriccio, i custodi e gli interpreti; con l’appello universale alle Istituzioni e ai Giudici. Costoro non sono i difensori della democrazia contro le minacce di un regime potenzialmente autoritario: sono, loro, nel pieno rispetto del loro pedigree politico-culturale, gli araldi di un fascismo o comunismo “debole”, sotto le spoglie “corrette” di una democrazia nei fatti commissariata.

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6 thoughts on “A sinistra la democrazia non va più di moda”

  1. Il rispetto per la volontà della maggioranza degli italiani mi sembra sia un optional anche a destra, se si considera che quando gli italian hanno avuto la possibilità di esprimersi esplicitamente sul federalismo lo hanno bocciato senza appello, tra quelli che hanno votato contro e quelli che ritenevano il federalismo un argomento irrilevante e non si sono neache mossi da casa l’86% degli italiani si è dimostrato contario o disinteressato all’argomento.
    Nonostrante ciò quei quattro gatti della lega contnuano a fare di tutto per imporlo alla maggioranza degli italiani.
    Come i referndum del 1983 in cui una maggioranza schiacciante di italiani (mediamente il 70% degli aventi diritto) ha chiesto esplicitamente:
    1) un sitema elettorale maggioritario
    2) l’abolizione del ministero dell’agricoltura ( e la lega lo vuole forse perchè tra i sui deputati ci sono molti grossi imprenditori agricoli? )
    3) l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ( e il governo Berlusconi tra il 2001 e il 2006 ha triplicato i rimborsi elettorali
    4) la responsabilità dei giudici ( e non se n’è fatto niente )
    5 la privatizzazione della RAI ( ma creare un concorrente privato di Mediaset era pericoloso, il silvio al di fuori dell’italia ha sempre fatto miseramente fallimento )
    se questi ti sembrano esempi di rispetto della volontà della maggioranze degli individui e non un esempio di arbitrio da parte di una casta di politici autoreferenziale significa che ti stai fumando troppa roba cattiva, cambia spacciatore……

  2. Ho letto anch’io la Spinelli sulla Stampa e anch’io ho avvertito quell’aria da “democrazia commissariata”. C’è poco da fare, è un tipo umano connaturato alla democrazia. Li trovi dovunque, dall’ufficio alla birreria, dalla scuola al supermercato, dal pensoso giornalista allo sguaiato ospite in tv. Una volta il serioso Law&Order era un tipo umano inequivocabilmente di destra, a cui si contrapponeva la “fantasia al potere”, l’irresponsabile e ridanciano sovversivo. Oggi, in Italia, una sinistra senza più fantasia e con un potere culturale leggermente calante ma ancora molto forte, ha arruolato i tutori della Legge, il tipo umano ben rappresentato da un Travaglio o da un Di Pietro. Quello che a noi suona lugubre e mortifero, per loro è un dolce canto armonioso, l’unica salvezza rimasta. Scambiano i rintocchi funebri del campanile con la campanella dei pompieri accorsi a salvarli. Eppure ormai è chiaro per chi suona la campana della storia.

    1. Domani su Giornalettismo.com uscirà il mio pezzo sul misfatto e sul dopo-misfatto. Oggi completerò e rifinerò la bomba: roba che se Pietro la legge gli viene un infarto…

  3. Più che una bomba l’articolo in questione è una palla, l’ho letto e mi sono annoiato perchè è il solto elenco di colpe del passato che ovviamente tu descrivi evitando accuratamente qualsiasi riferimento alle persone che OGGI sono alleati col Silvio.
    Il fatto è che ho una buona memoria e ricordo bene cosa dicevano e facevano gli attuali alleati di Berlusconi negli anni 70 e 80, e tutta la ricostruzione che fai di quel periodo selezionando solo ciò che ti fa comodo sarebbe un buon esempio della Neolingua orwelliana e tu dei trinariciuti sbeffeggiati da Guareschi.
    La critica che ti faccio è la stessa che ti viene fatta anche su quel covo di comunisti che è Noise From Amerika, di valutare qualsiasi cosa con i paraocchi dell’ideologia, tu parli di un Berlusconi che ha neutralizzato gli estremisti, poi in realtà si vedono gli estremisti premiati e i moderati trattati come appestati, fino all’assurdo di buttare nel cesso un esplicito impegno ( Berlusconi aveva detto che le candidature in Veneto sarebbero andate a chi prendeva più voti alle europee ) e prender a pesci in faccia una persona semza dubbio capace e rispettabile come Galan.

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