Italia, Schei

Deficit di memoria

Si sa come, purtroppo, a sinistra sia ancora vivo l’istinto del branco. O del gregge, a seconda delle circostanze. E così, al richiamo del muezzin dell’Islam democratico-postcomunista, nella blogosfera e sui giornali di riferimento è tutto un fiorire di grida di dolore nei confronti del nuovo grande crimine di Bettino Craxi: il debito pubblico. Dolore del tutto nuovo, perché non è che negli anni settanta e ottanta al popolo di sinistra e alla sua classe politica del debito pubblico importasse qualcosa: anzi, non importava proprio un kaiser. Non solo, ma a dispetto delle leggende metropolitane sul CAF, il PCI, pur essendo all’opposizione, partecipava attivamente alle decisioni concernenti la spesa pubblica. La Madre di tutti i Debiti Pubblici fu la Legge Finanziaria, istituita, guarda caso, nel 1978: l’esito molto terragno della breve stagione del Compromesso Storico tra DC e PCI, quello tutto spirito e moralità di Berlinguer. Per capire come andavano le cose, da questo punto di vista, negli anni del cinghialone, è tutto da leggere un divertente articolo di Repubblica del 1985, dal seguente ed eloquente titolo: Finanziaria, Fanfani mediatore tra pentapartito e comunisti.

Dovrebbe essere poi perfettamente inutile ricordare come il PCI riprendesse responsabilmente e meritoriamente a denunciare i pericoli del protofascismo craxiano non appena avesse finito di sbrigare in bella compagnia le pratiche dell’assalto alla diligenza. Superpartito di lotta e superpartito di governo, il PCI. Per tutti gli anni ’80 nella sua seconda veste tenterà di far parte a pieno titolo della maggioranza, quella orrida maggioranza che allo stesso tempo e nella sua prima veste dipingeva come un pericolo per le istituzioni democratiche. In un articolo sempre di Repubblica, e sempre del 1985, vengono riassunte le condizioni del PCI per un governo di “programma”, anche guidato, si badi bene, dallo stesso Craxi. Fra queste si chiede di far chiarezza sui “diritti” dell’opposizione:

Ruolo dell’ opposizione: il PCI chiede il pieno rispetto dei suoi diritti, a cominciare dalla Rai per finire agli istituti di Credito e agli Enti pubblici. Chiede cioè che l’apparato dello Stato non sia suddiviso e diretto esclusivamente dagli uomini dei partiti di governo.

Proprio così: un’equa spartizione nella RAI, negli Istituti di Credito, negli Enti Pubblici, negli apparati dello Stato. Papale papale.  Non sembra che il quotidiano della questione morale, all’epoca, si mostrasse scandalizzato.

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