Gli inamovibili della RAI

Uno dei grandi misteri irrisolti della rivoluzione berlusconiana, o per meglio dire, della catastrofica inefficienza del suo regime, è il continuo moltiplicarsi delle sinecure televisive dei soliti teleimbonitori di sinistra. “Moltiplicarsi” in effetti non è la parola giusta. Meglio sarebbe dire “sommarsi”. Infatti la caratteristica fondamentale di ogni programma di stampo sedicente democratico e progressista è che esso non soggiace ad alcuna politica editoriale o legge di mercato. Semplicemente non è più rimuovibile: a differenza di quanto capita ai comuni e mortali programmi, la sua rimozione non rappresenterebbe la presa d’atto che la trasmissione è arrivata in tutta naturalezza alla fine della sua lunga pista; nooo, sarebbe piuttosto una ferita nel corpo vivo della nostra democrazia, un danno esiziale al pluralismo della nostra informazione. Non vi ricordate come Floris fece il suo esordio alla RAI col suo Ballarò? Certo che no. Non volete. Doveva da una parte sostituire Santoro, colpito dall’editto bulgaro berlusconiano, e allora in procinto di partire per un esilio ottimamente stipendiato in un lussuoso resort strasburghese-lussemburghese-bruxellois; e dall’altra parare l’attacco del crociato Antonio Socci col suo Excalibur. Poi Santoro tornò in RAI, ma col cavolo che Floris smontò le tende del suo accampamento televisivo: da otto anni è lì, fermamente convinto, come i suoi colleghi di resistenza a Saxa Rubra, di essere una colonna della democrazia. Don Chisciotte Socci fu invece mandato a casa col suo ronzino e il suo spadone di latta dopo appena due anni, come un appestato, e senza che nessuno gridasse all’emergenza democratica. Quello che fa restare a bocca aperta è che queste balle risibili e ricattatorie facciano restare a bocca aperta quei poveri mentecatti che noi di destra abbiamo eletto in parlamento.

E così, con lo scopo per definizione irraggiungibile di pareggiare i conti con l’orrida e rassicurante melassa del tinello di Vespa (i “salotti” necessitano di un minimo di QI), un po’ alla volta la RAI è stata incredibilmente okkupata da tutta una serie di piccoli e grandi sultanati indipendenti, nessuno dei quali indispensabile al buon funzionamento della democrazia italiana: quello di Santoro, quello di Floris, dell’Annunziata, della Gabanelli, di Augias, di Fazio, della Dandini. Magari ce ne sarà qualcun altro, che ora non mi viene in mente: chi li conta più ormai? Qualcuno di questi programmi raggiunge un’audience di qualche milione di telespettatori, qualcuno è visto dai quattro gatti più devoti, ma grosso modo è sempre la stessa setta che fa le processioni in piazza, i processi sui giornali, va a messa da Santoro, a vespero da Floris, si confessa dall’Annunziata, sonda la profondità del male dalla Gabanelli, fa gli esercizi spirituali da Augias, si rinfranca l’animo da Fazio, e se la spassa infine dalla Dandini. Gli opposti salotti della contessa Serena Dandini da Sylva e di Corrado Augias danno veramente la misura del grado di perversione di questa religione civile. Le trasmissioni della Dandini sono infatti pietose, e dico pietose perché molti hanno già detto che sono penose, però vanno avanti misteriosamente da lustri. Funzionano così: chi vi entra, invece di farsi il segno della croce, si stampa in faccia un mezzo sorriso, che si riverbera nei mezzi sorrisi di tutti gli altri compagni di combriccola e nel sorrisone benedicente della profetessa. Il riflesso di questo piccolo esercito di dentature colpisce mortalmente al cervello il telespettatore politicamente simpatetico nella cui debole testolina s’insedia regalmente in trono il seguente messaggio: que-sto-è-un-pro-gram-ma-in-ten-zio-nal-men-te-co-mi-co. Altrimenti col piffero che qualcuno lo capisce. Mentre Corrado Augias conduce il suo programma Le Storie con aria da gelido censore in una sorta di Sinedrio, o di Lubianka, dove non vola una mosca, dove dopo un po’ viene meno perfino il respiro, e vi assale un bisogno insopprimibile di ruttare o scoreggiare, giusto per creare condizioni ambientali più favorevoli alla vita dell’uomo. Non vi corre un brivido giù per la schiena, quando costui e il suo inappuntabile ospite, in obbedienza alle convenienze, non certo alla natura, per combattere la temperatura polare emanata dai loro augusti discorsi, si schermiscono con qualche sorrisetto?

Ora io dico che alla RAI c’è veramente bisogno di aria fresca. Questa sbobba ammazza lo spirito e la morale più di dieci GF messi insieme. Auspico che si faccia piazza pulita di tutte queste rendite di posizione; e che una volta tanto trionfi davvero quello spirito riformista e liberale di cui il Cavaliere si era fatto, un tempo, paladino. Vai, Silvio!

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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10 thoughts on “Gli inamovibili della RAI

  1. Eh caro il mio zamax, c’è un problema di fondo che si potrebbe chiamare “allevamento”. Mi spiego. Per nascere, crescere e irrobustirsi, un galletto di qualità come Santoro ha bisogno di anni e anni di pratica, esperienze, prove ed errori, direbbe il buon filosofo della scienza. Ed è proprio così, scientificamente, che Santoro & Company sono stati allevati. In ambiente protetto, lisciati, nutriti e aizzati da chi oggi – per inciso – si trova nell’imbarazzante situazione di dover stare dietro alle proprie creature, per uno di quei rovesciamenti da apprendista stregone. Ebbene, nel centro-destra questa volontà di creare una politica culturale di qualche respiro non c’è. La tv è vista solo come territorio da occupare tatticamente, non strategicamente. Mancando questa volontà politica, è chiaro che l’inerzia è tutta dalla parte di chi, invece, per decenni portò avanti la famosa egemonia culturale.
    Oggi nel centro-destra non c’è niente di simile all’orizzonte. Nessuna visione, nessuna politica culturale. Nessuna visione della tv a lungo termine. Il che può anche essere un bene, perchè i pochi cervelli che ci sono hanno un briciolo di indipendenza in più, ma è un male perché viene a mancare il contraltare credibile di quegli odiosi personaggi da baraccone, tutti perfettamente allineati, con una potenza di fuoco spaventosa. Come ha invitato a fare Sandro Bondi (non a caso di provenienza PCI), la storia dell’egemonia culturale andrebbe studiata a fondo fin dalle sue origini gramsciane. Non certo per ripeterla con segno politico opposto, ma perché avrebbe molto da insegnare per il futuro a quegli zucconi di Fi e del PdL.

  2. E non solo rai. Hai letto qui?
    La coincidente pubblicazione di questi due articoli, il tuo e il da me linkato, è a tratti angosciante. Toccherà farmi un buon rosso per soprassedere.

  3. La RAI fa abbstanza schifo, indipendentemente dal colore politico dei giornalisti, il TG2 marchiato AN-Leganord è più noioso di Augias, le rendite di posizione dei raccomandati di partito ci sono da tutte e due le fazioni, la cosa che penso dia particolarmente fastidio a Zamax molto probabilmente è il fatto che mentre Ballarò ha sempre fatto 2-3 milioni di spettatori e Santoro dai 5 ai 7 milioni il suo caro Socci non ha mai raggiunto il milione di spettatori nella stessa fascia oraria, la forza di Santoro sta nel fatto che la sua trasmissione fa incassare di pubblicità più soldi di quanto costi, se Berlusconi fosse un liberale e non un socialista di serie B avrebbe venduto la RAI, e le rendite di posizione sarebbero sparite da sole, si sa fin troppo bene che l’intenzione non è questa, una privatizzazione anche parziale della RAI ridurrebbe le poltrone da distribuire ai lacchè, se poi come sta succedendo adesso la gestione del centrodestra della RAI ha peggiorato i conti con un rosso di 120milioni che sarà caricato sulle spalle del contribuente per Zamax è un particolare irrilevante.
    Il problema ben evidenziato da Vincenzilo è che i politici di sinistra si rendono conto che un Santoro nonostante la sua indipendenza e la sua scarsa utilità in termini di consenso e di propaganda elettorale è utile proprio dal punto di vista “culturale” come anche tutti gli altri personaggi che tanto fanno schifo a Zamax, mentre il centrodestra ha un alergia per i personaggi troppo indipendenti e una preferenza per i lacchè e le persone umilmente sottomesse ad ogni cambio di strategia del Capo, non per niente un ottimo personaggio di Destra come Giordano Bruno Guerri è stato segato proprio dai caporalmaggiori del Popolo delle Libertà, insomma come il solito la fedeltà al Partito annebbia la vista a Zamax che in mezzo ad affermazioni condivisibili è costretto a mettere affermazioni assurde come quella del Berlusconi Liberale……

  4. Io però non credo alla “politica culturale”. La “politica culturale” mi fa pensare solo ad una cultura piegata dal militantismo politico. Nel miglior dei casi si può pensare di limitare i danni di questo militantismo politico; e in questo senso credo che non si possa e non di debba opporre una “politica culturale” ad un’altra. Più decisione e più libertà sì, ma le “politiche culturali” applicate finiscono sempre per essere delle consorterie.

    Per il resto riporto quanto scritto di là in un commento:

    Ricordate il dibattito sulla “forma” e la “sostanza” della legge? A sinistra funziona così: un giorno ci si serve della prima per inchiodare il malcapitato, e quello dopo ci si serve della seconda per superare, in nome della democrazia sostanziale, le quisquilie formali e inchiodare sempre lo stesso malcapitato.
    Per i programmi televisi intelligenti e democratici vale la stessa regola, ma applicata sempre a favore dei soliti noti. La “politica editoriale” vorrebbe che tali programmi non fossero unidirezionali (a dir poco) e di un certo spessore Kulturale (stiamo parlando del servizio pubblico! Pubblico! Dove non conta solo il vile denaro!!!) e la legge di mercato vorrebbe che gli stessi riuscissero a non essere visti solo dai soci del club delle anime perse di via Ferlinghetti di Casalpusterlengo di Sotto. Se hanno gli spettatori vale la seconda opzione, in prima battuta, se non li hanno vale la prima. Onde per cui non li smuovi. Onde per cui un po’ alla volta ci sono solo loro. Onde per cui diventano un po’ alla volta un monopolio. Onde per cui è impossibile far confronti con programmi alternativi.
    Anche in questo ambito, in realtà, succede quello che è successo più largamente nella società italiana, in tutti suoi settori: l’okkupazione della nomenklature da parte della sinistra.

  5. Dato che io non sono di sinistra la mia critica è proprio sul fatto che il centrodestra fa pena proprio dal punto di vista della qualità “culturale” il fatto che non ci sono programmi “alternativi “a quelli di sinistra è dovuto semplicemente alla scarsa qualità sia culturale che dal punto di vista delle professionalità.
    Il fatto che attualmente il 90% della RAI è governata da uomini con la tessere di partiti di destra ma frignare come bambini sull’okkupazione delle nomenklature è stupido, gli spazi per fare nuovi programmi ci sono, è la gente che manca.

    1. Questa della mancanza a destra di gente con sale in zucca e capacità di condurre programmi kulturali è una leggenda metropolitana, propagandata dalla sinistra. Invece è stata spesso ostracizzata. Che poi le forze politiche di destra l’abbiano trascurata non è una leggenda metropolitana, ma se la sinistra ha fatto il contrario non è certo per nobili motivi.

      1. Quindi il fatto che la maggioranza dei direttori di rete Rai di destra e del consiglio di amministrazione della Rai di destra non sia in grado di trovere un decente conduttore di destra a cui affidare qualche trasmissione, per la quale data l’offerta attuale della Rai c’è uno spazio enorme nei palinsesti, non è dovuta alla scarsità dell’offerta, ma al fatto che i dirigenti Rai di destra sono dei babbei?
        L’idea che l’unica soluzione ad una carenza della destra sia cacciare le persona di sinistra mi sembra abbastanza ridicola.
        O sono i politici di destra che ostracizzano le persone con un po di sale in zucca per il semplice fatto che le persona con sale in zuccanon si accodano alle decisioni del capo ad ogni voltafaccia ma ragionano con la propria testa?
        La critca che facevo era questa semplicissima , facendo anche l’esempio di Giordano Bruno Guerri:
        i politici didestra vorrebbero conduttori e uomini di spettacolo umilmente supini al volere del partito e dispsti a seguire il capo fino alla morte, ma da che mondo è mondo la prima caratteristica dei lacché è la scarsa intelligenza.

  6. zamax, anche a me piacerebbe che la cultura e la politica andassero ciascuna per i fatti propri, fatti salvi i naturali e vitali collegamenti tra le due sfere. Ma come si fa a spezzare la catena attuale, a interrompere questa maledetta inerzia che sappiamo benissimo da che parte va?

    Una “politica culturale” è estranea al DNA del PdL. Ed è un bene. Il problema, però, è che senza nessun tipo di “consorteria” le energie rimangono isolate e temo che non riusciranno mai a smuovere l’inerzia di un colosso tanto forte e pesante. Non si può nemmeno aspettare che i Conduttori Democratici muoiano di vecchiaia, perché sono tutti relativamente giovani. Il più vecchio credo sia Santoro, ma quello non si muove più nemmeno con le cannonate. Per me è necessario agire spezzando l’isolamento dei singoli, trovando magari nuove forme di “consorteria”, non più legate al Comitato Centrale, peraltro inesistente nel PdL.

    1. Così rimaneggiato, il D.L. sulla politica culturale viene controfirmato dal Presidente della Repubblica, nonché solo Sovrano – rammentate e baciate le mani – di Zamaxopoli.
      (accidenti, ci stiamo democristianizzando…)

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