Lumi da Parigi?

Chissà se il risultato delle elezioni regionali francesi riuscirà a svegliare dall’eterno letargo i cervelloni della sinistra italiana. Ne dubito. Se non fossero così zavorrati dalla mitologia antifascista, oggi nella versione antiberlusconiana, forse potrebbero anche coglierne il dato che più dovrebbe balzare all’occhio italico non foderato di spessa mortadella emiliana: non la vittoria, ma la vittoria del partito “socialista”.

Diciamo subito in primo luogo che il dato delle elezioni regionali in Francia ha un significato politico più importante di quanto accada per quelle italiane, e minori conseguenze pratiche. Sebbene anche in Francia, patria della centralizzazione e di una burocrazia tanto grandiosa quanto miracolosamente ancora funzionante, le piccole capitali come Lione, Nantes, Bordeaux, Tolosa o Marsiglia si stiano pian piano affrancando dal complesso d’inferiorità nei confronti della Ville Lumière, nella testa del francese medio l’Esagono continua ancora grosso modo a comporsi di due entità: Parigi e “la provincia”, ossia tutto il resto. Per cui il Presidente di Regione rimane ancora una figura non molto lontana da quella di un importante ma grigio funzionario, il cui nome viene spesso dimenticato perfino dai suoi amministrati. Cosicché per i francesi queste elezioni rappresentano soprattutto l’occasione per sfogarsi e mandare avvertimenti alla classe politica, senza incorrere, per così dire, in alcun “pericolo”. Tuttavia, l’indicazione uscita dal voto delle regionali è forte: al secondo turno il partito di Sarkozy ha preso appena il 36% dei voti, mentre la sinistra organizzata intorno al PS – con una forte presenza dei Verdi e qualche rimasuglio comunista – è stata premiata col 54% dei voti, senza avere avuto e soprattutto sentito il bisogno di contrarre alleanze spurie con centristi ed altra strana fauna.

Diciamo in secondo luogo che questo scenario si replica più o meno uguale in tutti i piccoli e grandi paesi europei quando la sinistra vince incardinandosi su di un forte partito socialista, socialdemocratico o laburista. Ciò significa che dalla maggioranza degli elettori di quei paesi il partito socialista, nonostante la ragione sociale e la netta coloritura politica, laica e magari anche radicaleggiante, che vinca o che perda viene sentito come una forza “nazionale”, responsabile e non partigiana. Ma questo non accade in Italia, la grande anomalia. E questo è il grande problema che la nostra sinistra evita ancora di affrontare a viso aperto, preferendo cavalcare il mito comodo dell’anomalia altrui. E in questo si distingue particolarmente quell’umanità superiore che, sonnecchiando nello spirito, motteggiando schifata e non capendo una mazza, vivacchia in maniera sopraffina sulle rive della Senna. Come fa a diventare una forza politica “nazionale”, come fa ad essere sentita come una forza “nazionale”, una sinistra che in obbedienza al retaggio comunista – ma se ne rendono conto sì o no? – mentre predica l’amore universale per i diversi di tutte le specie, per sentirsi viva continua a coltivare il mito della propria diversità, aggiornandolo di decennio in decennio secondo le mode più accattivanti e più opportune – noi comunisti, noi antifascisti, noi onesti – e scavandosi così la fossa giorno dopo giorno? Ci provò il “socialista” Craxi a farla uscire da questa maledizione, e lo si volle archiviare come un criminale. Ancor oggi ogni timido passetto in avanti in quella direzione viene bollato come collaborazionismo, revisionismo, tradimento. Ci pensano come anticorpi maligni gli scemi+scemi della purezza democratica a rimettere in riga il reprobo colpevole di tale misfatto: i siamo-tutti-Saviano, i vaffanculisti, gli adoratori della legge. E’ una corrente irrazionale, isterica, nel fondo violenta, che la nazione, più che riconoscere e decifrare, sente al livello più elementare, avendone paura. Berlusconi se ne fa interprete e le contrappone con gusto blasfemo perché inconcepibilmente casalingo il Partito dell’Amore. E a sinistra ridono, esattamente come i folli.

Diciamo allora in terzo luogo che in realtà in Italia l’unico partito “italiano”, e il meno settario, è proprio il partito ad personam di Berlusconi. In questo sta la sua razionalità; ed è per questo che vive nel “popolo” nonostante goffaggini catastrofiche e nonostante l’umana carne già debole di per se stessa dalle sue parti sia ancora più debole; è per questo che la più disorganizzata delle forze politiche tanto più vince quanto più la posta è alta e meno legata a interessi particolari o locali; ed è per questo che sopravvivrà a Berlusconi. Le altre forze politiche italiane, parrocchie, parrocchiette, tribù, clan e club, non so.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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24 thoughts on “Lumi da Parigi?

  1. Non avendo nulla da eccepire mi permetto un accorato OT. Per questa tornata avevo quasi deciso di “andare al mare”, come disse il tizio. Il pessimo spettacolo offerto dal PdL mi aveva abbastanza fatto cadere le braccia. Volevo dare il segnale: Berlusca, sveglia! Fai qualcosa di centro-destra! Poi, però, ho sentito Bersani gridare in tv e Grillo dal vivo, ieri andando a prendere la metro in piazza Duomo. E mi son detto: no, non si può dare una chance a questi qui. Un po’ come ha detto Cordoba ieri sera a proposito di Roma e Milan. Tuttavia un po’ di voglia di dare una strigliata a sto PdL ce l’ho ancora. Che faccio? E qui arriva la consulenza che chiedo all’insigne politologo-futurologo zamax: si può dare la Lombardia come già acquisita o no? Sappi che tutto dipende dal tuo responso…

  2. la Lombardia è più che acquisita anche perchè Formigoni non è certo un galoppino di partito qualsiasi, dalle tue parti penso che avranno poco da montarsi la testa, la prima cosa che dovranno fare sarà trovare 100 milioni per coprire il deficit della sanità, e prima delle elezioni ovviamente si sono guardati bene dall’alzare le tasse….
    A parte questo tutto il discorso che hai fatto non considera un piccolo particolare, che è proprio quello che ha fatto partire la campagna dei giornali di centrodestra contro l’astensionismo, che la sinistra francese, se si considerano gli individui che danno la propria prefernza e non le poltrone conquistate è altrettanto minoritaria di quella italiana, l’aritmetica di quinta elementare dice che prendere il 33% in un elezione a cui ha votato l’80% degli aventi diritto significa essere votati dal 26.4% degli elettori ( il PD nel 2008 ), ora, vincere come la sinistra in Francia prendendo il 52% in un elezione a cui ha partecipato il 50% degli aventi diritto è esattamente la stessa cosa.
    Il fatto è che si sa bene che l’astensionismo colpisce preferibilmente il centrodestra, la speranza dei crociati del berlusconismo è proprio che la gente continui a turarsi il naso, ma sarebbe meglio non contarci troppo, la speranza di persone come te che i trionfi del Berlusconismo siano irreversibili potrebbe scontrarsi contro la dura realtà dei fatti, se sai fare quattro calcoli sai bene che basterebbe un ulteriore astensionismo del 5% per mandare a casa Berlusconi e compagnia bella alle prossime elezioni politiche.

    1. Alle prossime, alle prossime. Fra tre anni, intanto. Poi si vedrà. Poi.

      Vedo per altro verso che la retorica dei fatti e dei numeri, che sa essere ottusa anche più di quella degli ignoranti e dei burini, continua a fare strage. Tanti bei calcoli fatti su premesse inesistenti. Come se l’astensionismo dovesse colpire in modo quasi esclusivo il centrodestra! Il fatto è che da 65 anni in Italia – questo è il dato che non si vuole prendere in conto e che è quello più importante e che è quello più visibile – la sinistra non riesce ad avere una “massa critica” sufficiente per vincere, al contrario di quello che succede in tutta Europa, compresa ovviamente la Francia.

      1. Nela mia impolitica equidistanza tra le fazioni in sanguinosa lotta ti posso ricordare che la stupidaggine di considerare l’astensionismo come composrto al 100% da voti persi dal centrodestra è di fonte berlusconiana.
        Trovo estrememente divertente utlizzare gli argomenti dei trinariciuti contro loro stessi.

  3. zamax, temi il ritorno del Lombardo-Veneto, ma in versione leghista? Dopotutto i tizi non avevano mica sventolato il bandierone proprio dal campanile di San Marco?

    1. Niente affatto. Anche i discorsi a spanne che si fanno in questi giorni, spesso interessati, sul sorpasso della Lega al nord non stanno minimamente in piedi. La Lega diverrà probabilmente il primo partito in Veneto (ricordiamoci che il fenomeno leghista nacque in Veneto, e originariamente più per ragioni culturali-linguistiche che politico-economiche), ma a destra il PDL rimarrà il partito più grosso in tutto il resto del nord. E teniamo in conto che la Lombardia da sola è una piccola nazione da dieci milioni di abitanti. No. Temo piuttosto che una vittoria troppo marcata della Lega possa far dimenticare a certe teste calde che senza il Berlusca la Lega non va da nessuna parte.

  4. C’è da dire una cosa, per essere politicamente scorretti, che presso il 90% della popolazione lombarda ( perlomeno nel nord ovest della Lombardia ) i veneti sono una brutta razza, come si dice “i terroni del nord” perchè hanno la superbia del burino arricchito, che si illude di essere grande per puri meriti personali, senza considerare il fiume di spesa pubblica che nel dopoguerra ha creato tutte quelle infrastrutture in zone depresse ( vedi Valdastico ) senza le quali sarebbero ancora con le pezze al culo.
    Che la mentalità delle popolazioni locali fosse particolarmente adatta ad una crescita economica ordinata è senza dubbio vero, senza un comncreto rispetto del lavoro e della proprietà privata non sarebbero giunti da nessuna parte, ma un poco di umiltà non guasterebbe ogni tanto.
    Detto questo lombardo-veneto è attualmente un ossimoro, tra i milanesi purosangue da almeno 5 generazioni come me c’è più simpatia per i siciliani che per i veneti.

  5. E certo, vuoi mettere che infrastrutture coi baffi ci ha dato mamma Italia? “Vedi Valdastico”, ha il coraggio di scrivere questo buffone senza senso del ridicolo, forse non ricordando che il moncone di arteria viaria dove adesso passa quella caricatura d’autostrada doveva chiamarsi “Trento-Rovigo”. Non si parla della fame, della miseria nera, dell’emigrazione di massa, di quanto tutti i proverbi popolari, da duecento anni a questa parte, alludano alla parabola discendente intrapresa sul gradiente Veneta Repubblica-Impero AustroUngarico-Italia. I lombardi, vendutisi di buon grado ai dominatori stranieri già in tempi non sospetti, forse si permettono il lusso di disprezzare l’altrui uscita dal sottosviluppo perché il loro, di benessere, deriva da contropartite assistenziali di ben altra risalenza storica, che diamine.
    Pietro, se non l’avessi capito: non solo non persuadi nessuno, con le tue scrotalate saccenti, ma per giunta rafforzi ed esasperi i convincimenti opposti ai tuoi.

  6. Vedo che di fronte ad un’asservazione elementare, cioè che dove è stata costruito quel moncone d’arteria c’è stato uno sviluppo significativo, mentre prima non c’era niente, si passa agli insulti ( che di solito sono sintomo di mancanza di argomenti.
    Non mi interessava convincere nessuno, stavo usando la retorica del leghista lombardo medio ( ne conosco personalmente centinaia ) MI se,bra pacifico il fatto che per esplicita ammissione di politici democristiani di mia conoscenza l’autostrada in questione fosse una pura e semplice operazione ellettoralistica visto che la chiamavano PI-RU-BI loro stessi, quindi se poi non è stata completata potrebbe anche essere una logica conseguenza della sua genesi.
    I volgari insulti che proferisci senza vergogna sono perfettamente coerenti con l’idea che suggerivo sull’assoluta inconsistenza di stupidaggini come il Lombardo-Veneto e la Padania.
    IO non sono un militante nè un simpatizzante di nessuna forza politica per cui non ho nessun’ interesse a convincere chicchessia, ma la frase “Non si parla della fame, della miseria nera, dell’emigrazione di massa, di quanto tutti i proverbi popolari, da duecento anni a questa parte, alludano alla parabola discendente intrapresa sul gradiente Veneta Repubblica-Impero AustroUngarico-Italia” può esere applicata tale quale a Napoli, alla Calabria e a tutto il Sud Italia.
    Perchè gli stessi argomenti se usati nei confronti degli extracominitari o dei meridionali debbono essere considerati “raffinate analisi politiche” mentre se usate nei confronti dei veneti sono “scrotalate saccenti” ?

    1. Diciamo piuttosto, col senno di poi, e fino ad un certo punto, che l’assenza dell’intervento statale nello sviluppo economico del veneto è stata una benedizione. Almeno nel dopoguerra. Perchè prima, dal 1866 al 1945, per i veneti l’Italia è stata più matrigna che madre. Lo Stato Imprenditore poi l’abbiamo ammirato dalle parti di Marghera e basta, per fortuna. Raggiunto il benessere però l’assenza dello Stato si è fatta sentire, proprio là dove doveva esserci. Da questo punto di vista il duo Berlusconi-Galan ha lavorato bene.

      Delle preferenze dei milanesi saprai tu, ma la cosa non mi fa piangere. Ti faccio notare, però, che mentre il Veneto è una delle regioni più omogenee e ben caratterizzate d’Italia, della Lombardia non si può dire altrettanto. Basti pensare a quel pezzo grosso – molto grosso, almeno territorialmente – di Lombardia costituito dal bresciano e dal bergamasco, i cui abitanti nella mentalità e perfino nella parlata si apparentano, per ovvie e consistenti ragioni storiche, a quelli degli antichi e liberi territori della gloriosa Serenissima.

      1. Gianni Brera cercò di rivoltare la frittata, sostenendo invece che erano i veronesi ad essere per metà lombardi. Peccato però che i veronesi – a loro modo – parlino dialetto veneto al cento per cento.

  7. Piccola aggiunta:
    Come dice Zamax in altri frangenti, c’è una desolante mancanza di senso dell’umorismo tra certe persone.
    E non rispondo personalmente al turpiloquio da osteria di Ismael perchè la megalomania va incoraggiata, più in alto si sale più dolorosa è la caduta, come si dice “gli Dei accecano coloro che vogliono perdere”….

  8. IO invece mi sto divertendo un sacco a seminare zizzania, solo che quando dico certe cose, a differenza del fazioso idottrinato tipico non ci credo fondamentalmente neanche io.
    E sopratutto non uso certi termini, probabilmente tu abituato al linguaggio del politico italiano tipico ritieni il rispetto personale un optional, ma chiamare ” buffone senza senso del ridicolo” una persona è una semplice volgarità, se Ismael ha poco di cervello dovrebbe perlomeno chieder scusa del linguaggio, perchè qualsiasi discorso, anche irritante o sbagliato che sia andrebbe contestato nel merito, non insultando me e i lombardi come “venduti”.

    1. E’ meglio che ti rileggi. Io ho chiuso un occhio molte volte. Come ho fatto con i gentiluomini che commentano i miei pezzi su Giornalettismo.

  9. Già Pietro, rileggiti, va’ là. E medita sul fatto che una prospettiva storica va incrociata ai suoi sbocchi, tanto per replicare sui miei modelli di lettura involontariamente filo-meridionalisti: uguali o analoghe le condizioni iniziali (anche se dopo avvenimenti decisamente dissimili), un filino diversi gli esiti alla lunga, tanto per deporre il bazooka e sguainare il fioretto.
    Su di te e sulle tue generalizzazioni da angiporto: ti sei meritato la paga con la stessa simpatica moneta, provocatore da due soldi che non sei altro. A maggior ragione se hai l’abitudine di graffire sui muri tanto per vedere l’effetto che fa, “non credendoci” nemmeno tu.

  10. Io sono lombardo, da qualche generazione. Non li vediamo così male i veneti da qui, tutt’altro, anche perchè appunto arrivando a Bergamo e poi a Brescia è tutta una spianata di graduale continuità tra le due etnie regionali. Bastino le architetture imprecative a svelare, ci fossero dubbi – e da queste si capisce sempre lo stato di un popolo, o frazione del medesimo. Piacciono anche alla morosa i veneti, e lei è emiliana. Le piacciono gli spazi, il verde, la pulizia, altrochè. E la gente certo.
    Per quanto riguarda me e la gente che conosco la supposta antipatia non esiste; poi non saprei, io abito la Lombardia, mica il mondo.
    Comunque guarda che la Lega crescerà pure, MA a discapito della sinistra: è da lì che arrivano i voti stanchi e sconsolati. Dubito riesca a succhiarne davvero ai sodali di percorso.

  11. “Ancora una volta l’amore ha vinto sull’invidia e sull’odio”.
    Silvio Berlusconi 30 marzo 2010 (ah ah ah …ridono ancora a sinistra?)

  12. in Piemonte la sinistra ( divisa ) ha preso il 51% dei voti, ma questo Feltri non l’ha detto per cui non ve ne siete accorti.
    A sinstra hanno preso una bella e meritata bastonata, ma ormai al Nord è Berlusconi che non va da nessuna parte senza la lega, non il contrario come credeva Zamax…
    Pensare che solo due giorni fa c’era gente che comentava così “Comunque guarda che la Lega crescerà pure, MA a discapito della sinistra: è da lì che arrivano i voti stanchi e sconsolati. Dubito riesca a succhiarne davvero ai sodali di percorso.”

  13. Si attaccano a Grillo (anti TAV) come deflettore di voti dalla Bresso (pro TAV), implicando la sommabilità di due essenze così irriducibili sul piano dei contenuti…avanti così, nel futuro prossimo si finirà ad assistere a competizioni, puramente “interconfessionali”, tra Lega e Pdl (anche se la faccenda, specie in Veneto, è più complessa).

  14. In Piemonte la “sinistra divisa” è al 51% tenendo conto della lista UDC al 4% e di una lista “Moderati per Bresso” al 3%. In caso di elezioni politiche una coalizione con dentro tutte le sinistre (attuali) non avrebbe mai l’appoggio dell’elettorato UDC o di quello “moderato”. Se poi acrobaticamente (la TAV? qui lo dico e qui lo nego!) la lista Grillo si fosse alleata alle regionali con la Bresso, più o meno sarebbe successo lo stesso. Il problema della sinistra, ripeto, non sono le alleanze, le sommatorie dei partitini: è che non riesce ad avere massa critica, a conquistare fette di elettorato. E’ come un’azienda che mira ad ingrandirsi solo mangiandosi i pesci piccoli, ma che non riesce ad avere una crescita propria. Il che suona ancora abbastanza “comunista”…

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