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Diamo una medaglietta al bambino Michele

Mezzo domatore da circo e mezzo santone, Michele Santoro mise in piedi il suo spettacolo televisivo oramai un quarto di secolo fa. La formula che ne ha decretato il successo presso la plebe sanguinaria dei rossi è di una brutale semplicità: une affaire; un imputato; il tribuno del popolo, lui; i galoppini del tribuno del popolo; le tribune del popolo; gli ospiti di sinistra: s’intende, in veste di accusatori; e – democraticamente, per facilitare il compito di chi ha la spiacevole tendenza a bersi il cervello – un egual numero di ospiti di destra: s’intende, in veste di difensori. E’ un vecchissimo schema di cui gli sventurati si fanno prigionieri accettandone le premesse. Chi risponde è già mezzo condannato, e passa il suo tempo a cercare di divincolarsi dalle spire dell’idra di accuse e allusioni che gli piovono addosso.

Prendere le cose per questo verso inquisitorio è una monomania della sinistra. L’indice puntato verso l’uomo della strada, che in quel momento con grande probabilità sta solo pensando in santa pace alla fregna o al pallone, dovrebbe essere il vero simbolo dei democratici: il medio puntato valorosamente verso l’alto dovrebbe esserne la giusta risposta. Sempre che si trovi la lucidità e la forza di non confondersi, la qual cosa purtroppo necessita di allenamento. Già alle prime elezioni dell’epoca repubblicana – 62 anni fa – i democristiani, allora freschi freschi, ancor prima di mettersi a tavola, furono additati dai discepoli del Migliore come “forchettoni”. Ma queste erano cose serie. Sul versante cazzate, invece, trent’anni or sono la sinistra decise che era ora di occuparsi anche di calcio: fu così che l’umanità riconoscente alla superiore cultura e indipendenza della terza rete si arricchì del “Processo del lunedì”. Sì, proprio il processo biscardiano, di cui a sinistra as usual hanno cancellato il file dal disco fisso della memoria storica, e che ora magari qualcuno sarebbe capace di far passare come un’orripilante testimonianza del becerume dell’Italia berlusconiana.

Il sottoscritto, cui la salute mentale non difetta, e non accetta ricatti, non ha mai guardato in vita sua un’intera puntata del circo di Santoro. Istruitosi in fretta dopo qualche assaggio di trasmissione, l’ha respinto nell’unico modo saggio: in toto. Da vent’anni lo diserta con soddisfazione e profitto. Malauguratamente questa politica lungimirante non è stata adottata dai fessi del centrodestra, incapaci d’ignorare o di respingere al mittente inviti al suicidio. Pure Berlusconi, che spesso arriva con l’istinto là dove non l’aiuta l’intelligenza, l’ha capito solo qualche anno fa, ma troppo timidamente ha invitato i destrorsi a regolarsi di conseguenza. Che infatti hanno fatto orecchi da mercante ed irretiti dal fascino del male e dal gusto della sfida – l’esca ideale per gli ottimisti – hanno continuato a fornire di vittime sacrificali il tempio di Santoro. Senza di quelle, le messe democratiche sarebbero finite già da un bel po’. Non basta, a pareggiare i conti, qualche “incidente”, qualche battibecco più accalorato del solito che poi rispunta ostinatamente nelle piazze del web; come di recente, quando il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, ha fulminato in contropiede Marco Travaglio rammentandogli velenosamente in perfetto stile travagliesco certe sue certo fortuite e certo sfortunate frequentazioni siciliane. L’altezzoso campione della legalità è sembrato, per una volta, uno dei pesciolini impigliati nella rete santoriana; ma al contrario di molte delle sue vittime, ha avuto una reazione penosa: ha guardato Santoro come il primo della classe guarda la maestra che ha tradito il suo cocco, e gli si è raggelata in volto un’isteria da femmina violata, sempre assai sgradevole in un uomo, prima di esplodere una salva di aggettivi non proprio lusinghieri contro l’infame Franti della gazzetta berlusconiana. Poi, con più calma, ha lamentato di non avere in televisione il tempo per rispondere in modo articolato – lui, l’uomo dei fatti – alle insinuazioni: poveretto. Si rifarà, è ancor giovane.

Mentre Santoro, che dalla televisione ha avuto tutto, ed è arrivato in tutta sicurezza, nonostante tutte le sue perigliose battaglie democratiche, ad una certa non più verde età, oramai mira solo a raggiungere l’agognato martirio; che nelle società bonaccione dell’Occidente – come l’Italia – è privilegio solo della supercasta dei bambini ultraviziati. E diamogliela, questa medaglietta.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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4 thoughts on “Diamo una medaglietta al bambino Michele”

  1. Per fortuna non guardo la televisione italiana da anni, mi accontento di leggere le notizie essenziali sui vari quotidiani online e di guardarmi qualche approfondimento dal satellite ( CNN,BBC,Euronews )che fortuniatamente dano pochissimo spazio ai lacchè della politica italiana, non li considero la bibbia ma perlomeno sono un po meno provinciali, si nota comunque che dove la televisione lottizzata dai partiti è residuale le mezze cartucce che diffondono la propaganda di partito non hanno spazio, mentre i cialtroni come Santoro e Feltri si guadagnano da vivere bene, il sig Porro mi sembrava abbastanza credibile ma poi da quando ha fatto carriera mi sembra diventato un ascaro come tanti altri.
    Sinceramente il problema per me è sempre lo stesso, qualsiasi difetto della sinistra italiana, che a me ha sempre fatto abbastanza schifo non rende, per esempio meno ridicolo il baciamano del Silvio al terrorista Gheddafi, oltre a ciò non vedo nessun problema nella cialtronaggine della sinistra, se ci fosse un governo di destra decente sarebbero SEMPRE rimasti all’opposizione, mentre nel 2006 ha perso solo grazie ad un pessimo governo che ha sprecato 5 anni litigando e senza risolvere un millesimo dei problemi del paese.
    Se ti dico che hai votato e sostiena una banda di incapaci, e che ne pagheremo tutti le consegiuenze, il fatto che la sinistra faccia schifo è una risposta assolutamente irrilevante.
    Se la fame di poltrone e di soldi pubblici dei partiti ( lega compresa ) e l’ ovvio interesse di Berlusconi per un mercato in cui quattro leggi ben scritte possono intralciare l’unico concorrente come l’attuale mantengono la RAI a spese del contribuente ci sarà sempre un mercato delle vacche sottobanco per cui si lascia spazio a Santoro e poi si finanziano con denaro pubblico schifezze come “Barbarossa” che a fronte di incassi ridicoli è costato come 150 puntate di ANNOZERO.
    In fondo a me Santoro non dà assolutamente fastidio, lui sta nel suo brodo e io nel mio, chi propone come fai tu di farne un martire probabilmente non lo ritiene così insignificante.

  2. “L’indice puntato verso l’uomo della strada, che in quel momento con grande probabilità sta solo pensando in santa pace alla fregna o al pallone, dovrebbe essere il vero simbolo dei democratici: il medio puntato valorosamente verso l’alto dovrebbe esserne la giusta risposta.”
    Condivido.

    Sai, mesi fa, quando il mio tasso di masochismo era maggiore e quindi frequentavo molto di più il tribuno, mi ero accorto di una cosa: qualcuno dei più scafati tra gli ospiti di centro-destra, come Belpietro, esordiva sempre cercando di smontare le PREMESSE del discorso santoriano. E ci riusciva pure bene. Ma era una vittoria di Pirro. E lo si capiva subito dallo sguardo luciferino di Santoro, il quale reagiva con maestria, rapidità e furbizia: faceva un sunto brevissimo e naturalmente distorto dell’intervento di Belpietro e lo lanciava, come una bistecca sanguinolenta, nelle fauci delle sue belve, prima fra tutte il cherubino Travaglio. Alla fine hai ragione tu: già il trovarsi lì seduto ai piedi del tribuno metterebbe chiunque, automaticamente, in posizione di vittima sacrificale.

  3. anch’io ho capito la lezione in un vergognoso ritardo. All’inizio pensavo che i destrorsi avessero il dovere di battersi valorosamente nella fossa dei leoni santoriani, poi ho capito che a tacere e a lasciare parlare quei giacobini, facendo si con la testa, ci si guadagna soltanto. Infatti l’estremismo piazzaiolo di Santoro e company non sposta un voto a sinistra: lusinga quelli che di sinistra già sono e fa arrabbiare quelli di destra, rendendoli ancora più di destra. Farina ha detto che le trasmissioni di Santoro gli portano bene: il giorno dopo ogni trasmissione, i destrorsi arrabbiati corrono in edicola, facendo aumentare le vendite diLibero. E poi ho capito meglio anche quello che dici tu: le accuse e le insinuazioni sono sostenzialmentedelle tecniche per non farti parlare, costringendoti a spendere tutto il tuo tempo a disposizione a difenderti. La lega è spesso vittima di questo trucco. Tutte le volte che un leghista va in trasmissione, partono le accuse di razzismo e xenofobia, e così il leghista in televisione passa il suo tempo a spiegare ogni volta da capo che vietare ai rom di derubare la gente non è razzismo. Ciò detto, è comunque necessario che qualcuno si renda il compito di rispondere alle requisitorie di Travaglio. Guai a lasciare cadere. Ma per rispondere, basta qualche bell’articolo ragionato e pacato a mezzo stampa.
    Auguri di un buon venerdì santo.

    1. Grazie; ricambio.

      P.S. Nell’articolo ci sono alcune espressioni volgari – che dalle mie labbra raramente spuntano – con riferimento al rapporto tra i sessi. Non le scrivo mai a cuor leggero, perché ci si abitua facilmente a questo genere di sapide espressioni, fino ad abusarne, e perché si rischia di essere fraintesi.

      Ma sono l’Infame Franti, e qualche sana provocazione si può anche giustificare.

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