La Chiesa di Ratzinger

Non era poi difficile indovinare che con l’ascesa al soglio pontificio del pastore tedesco di piccola taglia ma di non piccolo ingegno Joseph Ratzinger per la Chiesa Cattolica si sarebbe aperto un periodo aspro e di confronto col mondo. Non certo per le belliche volontà di Benedetto XVI, ma per il carattere particolare – ma non esclusivo, ovviamente – che avrebbe assunto il suo pontificato, nel quale la priorità sarebbe andata alla chiarezza e alla testimonianza: un segno dei tempi in tempi confusi, senza essere per questo particolarmente drammatici; tempi positivamente segnati dal disgelo post-comunista e dalla stordente accelerazione dei processi di globalizzazione, alla preparazione dei quali non fu estraneo un papa di “sfondamento” come Giovanni Paolo II.

Ratzinger è andato incontro alla sfida col carattere mite, riguardoso e determinato che gli è riconosciuto, ma con piena consapevolezza. Col senno di poi – nostro ma non dell’Onnipotente, che tutto vede e prevede – si può dire che vi si fosse preparato per tutta una vita. Ha cominciato con segnare onestamente e correttamente i limiti del “dialogo” interreligioso, che è l’unica maniera proficua con la quale impostarlo, soprattutto entro la famiglia delle religioni monoteiste. Lo ha fatto a suo modo, ma con nettezza: rimarcare ciò che vi è di comune nelle loro radici non è altro, infatti, che rimarcarne ciò che vi è di differente ed inconciliabile. Una religione rivelata non può essere che una e una sola, come una sola è la verità. Fermo restando che si presuppone sempre la buona fede in chi professa una religione differente, e che questo “sarà computato a sua giustificazione”. Avrà scontentato coloro che plaudono alla stracca liturgia del dialogo che i media compiacenti propagano, dove tra vicendevoli complimenti si gira stucchevolmente intorno alle cose, ma i più seri e i più onesti non avranno potuto che apprezzare.

Sul fronte interno ha messo fine, per il momento, alle mai sopite illusioni – che sempre spunteranno e sempre saranno deluse – di evoluzione democraticista della Chiesa Cattolica. La Chiesa Cattolica non può essere sovranamente collegiale. Ciò sarebbe la negazione della sua essenza, che si basa sul primato di Pietro. Essa, sul piano dogmatico, non si nega alla ricchezza dei contributi dell’ingegno umano, e particolarmente a quelli di chi ad essa appartiene, ma esige una “conferma”. Come la Rivelazione, completata dalla resurrezione di Cristo, fu una “risposta” alle ansie e alle congetture degli uomini, e al Logos dei filosofi, non una loro negazione, giacché lo Spirito di Verità aleggiava sopra la terra fin dal principio, così nei successori di Pietro – non necessariamente i migliori e i più profondi degli uomini ma in grazia del loro particolare carisma – la Rivelazione si arricchisce e si chiarisce in tutte le sue sfaccettature, accogliendo o correggendo quanto penetrato dalla mente umana. In questo la Chiesa Cattolica ribadisce la sua natura straordinaria, irriducibile a quella di qualsiasi entità puramente mondana. E questa diversità sola sta alla base del concetto di laicità e di separazione tra Stato e Chiesa. Chi vuole democratizzare la Chiesa Cattolica non solo distrugge la “chiesa”, ma distrugge pure lo “stato” transeunte e non totalizzante della migliore tradizione giudaico-cristiana-occidentale.

Sul piano del confronto con la società non ha potuto che ribadire la sua dottrina morale. La Chiesa Cattolica ne ha viste e vissute troppe per farsi impressionare dalla marea montante della libertà dei costumi. Essa non ne contesta, tranne che nei casi più gravi, la “legittimità”. Ma allo stesso tempo, di fronte ad un mondo anticristiano ed evidentemente insicuro cui la libertà nella legge non basta senza la benedizione cristiana, mantiene intatto il suo patrimonio dottrinario e ne dà testimonianza. Anche se il prezzo sarà alto, la Chiesa non si piegherà. Potrà perdere consensi al suo interno, ma ne potrà acquistare al di fuori. I tempi di difficoltà sono tempi di semina. E la Chiesa non ha fretta. E sa che una società “cristiana” non è una società di fedeli, ma una società che suo malgrado impara dall’esperienza che allontanandosi dal nucleo dei suoi insegnamenti ne paga carissime le conseguenze; cosicché vi ritorna, magari maledicendola. Prima dell’ennesima ribellione e dell’inevitabile pentimento.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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6 thoughts on “La Chiesa di Ratzinger

  1. Sinceramente non vedo questo scontro, anche tu per descriverlo devi andare a scavare nel passato remoto ( Vandea ) oppure prender come esempio 4 esaltati che da una vita fanno i mangiapreti di professione ( Dawkins e Co ).
    L’unica cosa che vedo OGGI, è una situazione che può esser descritta, in base ai fatti concreti così:
    C’erano per stessa ammissione del Papa un certo numero di preti che si divertivano ale spalle ( letteralmente ) di minorenni innocenti.
    Questa cosa era nota ( perlomeno a me ) da almeno 20 anni, procesi e condanne definitive ce ne sono state parecchie negli USA.
    La colaborazione della Chiesa nel punire penalmente simil criminali è stata a di poco scarsa.
    Adesso queste cose sono diventate di dominio pubblico e questo ha indubitabilmente deteriorato l’autorità morale della Chiesa.
    Se quando dici che la Chiesa potrà perdere consensi al proprio interno ma ne guadagnerà fuori intendi dire il trend attuale di diminuizione dei cristiani nel mondo occidentale e crescita nel terzo mondo perfettamente d’accordo, ma di gravissime conseguenze nell’allontanarsi della Chiesa sinceramente non ne vedo in nessuna società.

  2. “La colaborazione della Chiesa nel punire penalmente simil criminali è stata a di poco scarsa.”

    non riesco a capire come la ciesa avrebbe potuto collaborare nella punizione PENALE di quei crimini.
    quella spetta ai tribunali, che agiscono dietro denuncia.
    e non è spostando un prete da una parrocchia a un’altra che si sfugge ai mandati d’arresto.

  3. In Italia, e nel resto del mondo esiste il reato di FAVOREGGIAMENTO, che consiste ( dice il codice penale italiano, nel “aiutare il colpevole di un reato a eludere le investigazioni dell’autorità, o a sottrarsi alle ricerche di questa”, chi era a conoscenza di casi di pedofilia da parte di prelati, e non li ha denunciati corrisponde abbastanza a questa figura di criminale.
    Dato che si sono conosciuti casi di pedofili di cui si era a conoscenza e che non sono stati denunciati dai diretti superiori ( come il vescovo di Miami appena mandato a casa a scarpate nel didietro da BXVI ) non ci si deve stupire se tra chi non ha grande fiducia nell’esistenza di una giustizia divina la scarsa considerazione per la giustizia terrena possa sembrare una semplice presa per i fondelli …….

  4. … comunque, meno male che la Chiesa è ed è sempre stata lì per i peccatori – e non per i santi 😉

    Post interessantissimi in questo blog! Complimenti.

  5. Caro Zamax, hai dei pensieri sul neopaganesimo di Quirino Principe? Se si, mi piacerebbe avere la tua opinione.

  6. Non ne ho, perché del mitteleuropeo Quirino Principe per il momento so solo che è un critico musicale, di cui ho visto in libreria due tomi poderosi, uno su Mahler, e uno su Strauss (Richard); che è anche una personalità di grande cultura e indipendenza intellettuale; che ha anche studiato – mi pare – l’opera di Tolkien. Insomma musica e filosofia tedesca + Tolkien + neopaganesimo. D’istinto mi metto sulla difensiva.

    P.S. Ho comprato per la prima volta un libro di Tolkien tre anni fa. Lo scrissi anche in un commento di questo mio blog. Approfitto dell’occasione per confessare che nonostante i numerosi approcci non ho ancora incominciato a leggerlo. Ma non disperate e che almeno la mia onestà mi meriti il perdono di gente magnanima come voi, amici!

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