Draquile e avvoltoi

In fin dei conti è da sempre l’aspirazione segreta e vera di ogni dissidente italiano che si rispetti: sfilare con grazia leggiadra sul tappeto rosso che conduce al tempio splendido di luci dello star-system; un trionfo vacuo, il fine leggero di una vita leggera. La dissidenza in Italia è infatti una posa. E’ un’attività frivola che condotta con arte e perseveranza è premiata a volte da successi sbalorditivi. Significa frequentare le stanze dorate del potere, ricevere omaggi da tutte le combriccole, essere perennemente avvolti dalla luce accattivante dei riflettori con l’aria di essere capitati lì per caso e quasi a malavoglia. Significa costruire un impero reticolare di mille solidissimi agganci recitando la parte del povero sventurato in lotta con l’establishment. Significa presidiare le casematte del potere con così sicura baldanza da atteggiarsi capricciosamente a contropotere. C’è chi per questa strada degna dei più incredibili trafficoni balzachiani è arrivato al premio Nobel per la letteratura senza che il suo nome alla “letteratura” fosse stato mai accostato: trionfo strano e mostruoso! E mostruosamente italiano!

Così oggi, come nella più pianificata ed inevitabile delle carriere burocratiche, dopo molta televisione – molta televisione di stato – molto teatro, un indefesso e proficuo presenzialismo nelle piazze democratiche, qualche interpretazione cinematografica, una partecipazione al Festival di Sanremo – tanto per non lasciare nulla d’intentato – la realizzazione di tre o quattro film prodotti e distribuiti senza tanti problemi, e a volte pure premiati, come capita di regola agli artisti che vegetano nelle catacombe delle dittature, per la quarantasettenne ragazzaccia della Dissidenza Italiana e per il suo coraggioso filmaccio, Draquila, è arrivato il gran giorno del debutto al Festival di Cannes. Per Hollywood è solo questione di tempo. Prima del debutto doveva però arrivare l’invito. Questo è un tema delicato su cui i media di casa nostra – noblesse oblige – hanno fatto gli gnorri con tratto assai signorile: un invito che solo i malevoli di regime – come noi – e i cineasti falliti possono chiamare privilegio.

Berlusconi da vivo continua a calamitare l’attenzione della razza noiosa degli artisti più impegnati e civilmente coraggiosi come Mussolini lo fa da morto: i rischi infatti sono i medesimi. Draquila è la sua ultima incarnazione cinematografica, e si annuncia come un Caimano più perfido e risoluto, o disperato. Infatti secondo la magnanima interpretazione della signorina Guzzanti il terremoto in Abruzzo dell’anno scorso fu proprio quel bel macello agognato, mezzo previsto e spietatamente sfruttato che serviva al vampiro per tirarsi fuori dalla melma dei suoi casini: un dono di Dio, cui forse la sempre efficace intercessione del Vaticano non fu estranea. Per strano che possa sembrare in questo delirio è nascosta una mezza verità. Il terremoto è stato in realtà provvidenziale, ma molto più per i trionfi mondani della signorina Guzzanti che per le fortune berlusconiane. Le menzogne acrobatiche ci smascherano: l’accusatio fin troppo manifesta contro lo Psiconano è l’excusatio non petita della Guzzanti. Peccato che Charlie Brown Bondi, il ministro del gran rifiuto – non esattamente una cima dal punto di vista caratteriale – con le goffe e innocue impuntature dei bonaccioni sia riuscito puntualmente a recitare la parte del cattivo in questa farsa, invece di inchiodare la Guzzanti alla sua cattiva coscienza con qualche pubblico pizzino, velenoso ed elegante, degno del bel mondo chiacchierone che mischia cultura e celluloide.

Così all’Impallinato Speciale, il povero nonnetto Berlusconi, che ha avuto il fegato di protestare contro la nomea di dittatore invocando come testimone a discarico proprio la televisione pubblica, dove la vasta truppa antifascista gli tira le freccette ogni giorno, la Sabina ha risposto con soave perfidia da perfetta svampita, visto che stava sulla Croisette: “Ma che sta dicendo? Lo sanno tutti come funziona la TV in Italia. Non può dire certe cose proprio a me.” (Infatti la pasionaria vi ha messo piede ventitré anni fa.) “Per affermare questo ci vogliono i fatti che vanno poi anche argomentati.” (I “fatti” e gli “argomenti”: è così che oggi vi tappano la bocca, a tutti i livelli.) “Se lui vuole la Repubblica presidenziale è senz’altro un suo diritto, ma per averla non continui a inquinare il parlamento con i suoi fisioterapisti e sovvertendo i principi costituzionali. Questa si chiama eversione e colpo di stato”.

Voilà.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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One thought on “Draquile e avvoltoi

  1. “invece di inchiodare la Guzzanti alla sua cattiva coscienza con qualche pubblico pizzino, velenoso ed elegante, degno del bel mondo chiacchierone che mischia cultura e celluloide.”

    Eh, lì non c’è molto da fare: o ci sei tagliato, o non lo sei. O fai pratica da una vita – come tutti i sedicenti ribelli e gli epurati più integrati del mondo – o niente. O sei sostenuto dalle armate dei liberi giornalisti, o sei fregato. Bondi è fregato. Purtroppo e prevedibilmente.

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