E io che credevo di essere cattivo…(2)

A SINISTRA LA DEMOCRAZIA NON VA PIU’ DI MODA (Zamax, 13 dicembre 2009)

Aria di crisi tra i progressisti e l’amata democrazia? In verità, negli appena due secoli, o poco più, di storia della democrazia moderna, i progressisti l’hanno amata più a parole che nella sostanza. I più disinteressati e seri tra i conservatori-reazionari l’hanno sempre avversata vedendoci solo il male; i conservatori-liberali l’hanno spesso contrastata vedendoci, insieme al bene e all’inevitabilità, anche il male che ne doveva, almeno per un certo tempo, venire. E non avevano torto, quest’ultimi, se consideriamo che i totalitarismi del novecento sono fenomeni concepibili solo in tempi di democrazia e di proclamato universalismo dei diritti, ancorché pervertito dall’odio di classe o ridotto al microcosmo nazionale o razziale. Sono stati, nel mondo europeo-occidentale, i due secoli per eccellenza delle “masse” e dei “popoli”. (…) Se però sono stati i secoli delle “masse” e dei “popoli” ciò significa che sono stati anche i secoli di chi li ha creati come concetti politici: le “avanguardie” e le “minoranze organizzate”. (…) I progressisti hanno amato il popolo e la democrazia perché, e finché, a quanto pare, potevano proporsi come demiurghi di masse passive e servili, quando non impaurite; e i controrivoluzionari usciti dalle loro stesse file usarono le loro stesse armi. (…) Ma ora in Occidente, per fortuna, dopo due secoli di apprendistato, il popolo non è più una massa manovrabile tanto facilmente sul tavolo della politica. Ora il popolo è passabilmente, nella maturità dell’era democratica, solo una somma di individui, ciascuno dei quali con la sua testa pensante. E questo alla sinistra, massimamente in Italia, dispiace. Il giocattolo non funziona in più. Di fronte agli esiti imprevisti del suffragio universale è tutto un gran parlare di democrazia “malata”, di “anomalie” e di “populismo”. E quindi? E quindi è ovvio che per il consesso tartufesco dei Druidi Democratici la democrazia vada virtuosamente “imbragata”. Come? Col rispetto di “regole” sempre più invasive; con la trasformazione della Costituzione in una laica “Religione del Libro”, di cui loro sono, a proprio capriccio, i custodi e gli interpreti; con l’appello universale alle Istituzioni e ai Giudici. Costoro non sono i difensori della democrazia contro le minacce di un regime potenzialmente autoritario: sono, loro, nel pieno rispetto del loro pedigree politico-culturale, gli araldi di un fascismo o comunismo “debole”, sotto le spoglie “corrette” di una democrazia nei fatti commissariata.

MADAME BARBARA, GUARDIANA DELLA RIVOLUZIONE (Zamax, 4 marzo 2010)

Ora, se c’è gente che non si fida del “popolo” è proprio la genia dei giacobini, e in genere tutte le prime scelte della razza umana che si sono susseguite dal ceppo originario fino al popolo viola. Pure il conservatore non si fida del popolo. Ma è più onesto. Lo prende per un orecchio, gli dice che è brutto, sporco, cattivo e che fino a quando non sarà presentabile e non avrà raggiunto l’età della ragione, sarà meglio che di certe cose si occupi lui, il notabile, e anche per il suo bene. Il giacobino è invece il ventriloquo, l’avvocato, il magnaccia, e il kapò del popolo. Se non obbedisce lo bastona. All’uopo, s’inventò a suo tempo un organo onnipotente e onnisciente, il Comitato di Salute Pubblica, la cupola dove tutto si decideva, regolamenti di conti fra i vari boss compresi. Fu il modello dei Comitati Centrali dell’epoca sovietica. Per dirla in modo poetico, e sulla scorta di un esempio illustre, potremmo dire che rappresentava un «popolo trascendente» che guardando lontano frenava se stesso. Diciamo pure un popolo eletto, una casta di bramini, il clero di una religione civile, cui la Consulta fa solo da paravento: nella Repubblica Islamica si chiamano Guardiani della Rivoluzione.

CHI AZZOPPA I CUSTODI DELLA DEMOCRAZIA  (Barbara Spinelli – che ha il fegato di citare perfino Tocqueville: è un crimine!!! –  La Stampa, 25 maggio 2010)

Contrariamente a quello che si tende a credere, non è il suffragio universale a sparire per primo, quando la democrazia si spezza. Per primi sono azzoppati i suoi guardiani, che non mutano col cambio delle maggioranze e che sono le leggi, i magistrati, le forze dell’ordine, la stampa che tiene sveglio il cittadino tra un voto e l’altro. Anche le costituzioni esistono per creare attorno alla democrazia un muro, che la protegge dalla degenerazione, dal discredito, soprattutto dal dominio assoluto del popolo elettore. Quando quest’ultimo regna senza contrappesi, infatti, le virtù della democrazia diventano vizi mortiferi. Nella sua descrizione degli Stati Uniti, Tocqueville chiama i guardiani i «particolari potenti»: sono la stampa, le associazioni, i légistes ovvero i giuristi. In loro assenza «non c’è più nulla tra il sovrano e l’individuo»: sia quando il sovrano è un re, sia quando è il popolo.

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