E io che credevo di essere cattivo… (3)

Mentre qualcuno – di volenteroso –  ci credeva pure, ai finiani. La “strategia” dei “finiani”, che è poi una forma mentis, che è poi una disposizione dello spirito, è questa: strizzare l’occhio a chi, a suo dire,  “ha il senso delle istituzioni”; a chi, a suo dire,  “ha il senso della legalità”; a chi, a suo dire, “sa raccogliere con intelligenza ed equilibrio le sfide della globalizzazione e dei fenomeni migratori”; a chi, a suo dire,  “rigetta il populismo di chi liscia il pelo alla ggente e non prende le dure e responsabili decisioni che la gravità della situazione economica impone”; a coloro – gli economisti – che le cose le possono dire, tanto non tocca a loro decidere; e poi continuate pure voi. Se si vuole piacere, come piacerebbe tanto al Cavaliere, meglio essere sinceri, come il Cavaliere. E’ un piccolo segno di onestà, segno di una vita morale, dopotutto. Mentre la piacioneria seriosa è capace di piegarsi a tutto, ipercorrettamente. Com’è sempre facile prevedere:

Sennonché anche per recitare questa parte, e senza nemmeno entrare nella questione del ruolo istituzionale di Fini, bisognerebbe dimostrare coerenza e lealtà. Se si parla di riforme in campo economico, ad esempio, e specialmente in questi tempi di panico “antimercatista”, non si possono far circolare bei pensierini di stampo quasi ultraliberista e poi, calma e gesso, concionare di condivisioni e concertazioni, come se scornarsi con Tremonti su queste cose poi non volesse dire far fischiare le pallottole con Epifani. (Zamax, 1 maggio 2010)

E difatti. Alle prime voci di una nuova manovra economica, termine pomposo di cui si servono i governi di solito per giustificare le collette con le quali raccattano denari con tutti i mezzi possibili che non siano manifestamente criminali, i “finiani” invece di incazzarsi neri contro quel Berlusconi che non fa una minchia di serio, riescono a far rimpiangere la placida ovvietà degli Angeletti e dei Bonanni.  Per quella più guerresca di Epifani, c’è tempo. Ma con buona volontà potrebbero anche arrivarci.

Qualsiasi manovra economica che non ponga al centro del proprio progetto il rilancio del sistema Paese ci vede perplessi. Le manovre si fanno attaccando sprechi e classi agiate e non mettendo in difficoltà lavoratori dipendenti. Con questo non voglio dire che tutti i ricchi evadono il fisco. Ma devono pagare proporzionalmente al loro tenore di vita. In Italia c’è un meccanismo di sperequazione fra i ceti piu deboli e quelli agiati inaccettabile. (Fabio Granata)

E’ auspicabile che Berlusconi coinvolga tutto il Pdl e la coalizione in scelte che vanno valutate con attenzione. La crisi economica internazionale e le decisioni dell’Europa richiedono una manovra significativa che deve però puntare sul taglio degli sprechi e delle spese lievitate negli ultimi anni cercando di evitare interventi orizzontali che rischiano di essere impopolari. E’ auspicabile che Berlusconi coinvolga tutto il Pdl e la coalizione in scelte che vanno valutate con attenzione per evitare che valutazioni soltanto contabili creino problemi nel rapporto tra governo e pubblica opinione. (Italo Bocchino)

Update:  Ma non dovevano dare un scossa laica & liberale alla destra,  i pionieri delle nuove generazioni italiche?

Il Paese, come una famiglia, deve rimboccarsi le maniche e rimanere unito, consapevole che solo con un grande sforzo potremmo superare il momento presente. D’altra parte però vale la pena ricordare al manovratore [Tremonti & il governo, NdZ] : “adelante Pedro! Con juicio…” (Luca Belotti)

Non si preoccupi, carissimo Sancho Panza Belotti, il juicio è una risorsa inesauribile di tutti i governi italiani.

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2 thoughts on “E io che credevo di essere cattivo… (3)

  1. Gli economisti le cose le possono dire, ma se poi chi deve prendere decisioni fa l’esatto contrario, per difender il proprio portafoglio ( e non per piacioneria) come il tuo amico Silvio chi poi ne paga le conseguenze potrà pur considerarlo un inetto inutile pallone gonfiato ?
    In USA, Germania, UK e Francia le frequenze che si sono liberate per effetto del passaggio al digitale terrestre sono state messe all’asta per usi diversi ( radio, televisione, telefonia, internet, servizi vari ) con incassi per lo stato tra gli 8 miliardi di euro della germania e i 15 miliardi di dollari in USA.
    Sono cifre che potevano render meno pesante la prossima manovra.
    La riforma delle pensioni Dini era sostenibile e sufficiente, se nel 2005 , come era necessario si fossero aggiornati i coefficenti di trasformazione, e non nel 2015 come vogliono fare adesso i nostri cari governanti che con la loro finanza creativa hanno sprecato 10 anni.
    Tu pensi che sia onestà, a me sembra solo malgoverno e inettitudine, in fondo già ai tempi di Mani Pulite quando i forcaioli peggiori erano erano gli amici e i dipendenti del Silvio, ho sempre pensato che è meglio essere governati da un ladro capace che da un onesto mentecatto.
    Ma questo non mi impedsce di pensare che un paese che mette in galera gli imprenditori e i politici ladri per 30 anni ha prospettive molto più rosee di un paese in cui se la classe politic fa schifo l’unica soluzione è impedire che si sappia troppo in giro ( c’è TROPPA libertà di stampa in Italia ), Thomas Jefferson diceva “If asked to choose between a government without newspapers or newspapers without a government, I should not hesitate a moment to prefer the latter”, ma evidentemente era un pericoloso comunista.
    Forse tu pensi il contrario.

  2. Cosa che non avevo scritto, ma che forse tu ignori, le frequenze che si sono liberate per il passaggio al digitale terrestre sono state generosamente regalate a chi già possedeva emittenti televisive (RAI, Telecomitalia e INCREDIBILE” Mediaset ).
    Ma Berlusconi è abituato a simili trattamenti di favore, se il suo amico Craxi ( che con grande gratitudine il Silvio ha lasciato morire solo come un cane ) no avesse costretto gli enti previdenziali pubblici a comperare a prezzi molto convenienti ( per il venditore ) l’invenduto della fallimentare operazione Milano3, Berlusconi sarebbe solo un bancarottiere come molti, un FALLITO.

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