Legalità, patriottismo repubblicano e speriamo pure ghigliottina

(…) Noi vogliamo sostituire, nel nostro paese, la morale all’egoismo, l’onestà all’onore, i principi alle usanze, i doveri alle convenienze, il dominio della ragione alla tirannia della moda, il disprezzo per il vizio al disprezzo per la sfortuna, la fierezza all’insolenza, la grandezza d’animo alla vanità, l’amore della gloria all’amore del denaro, le persone buone alle buone compagnie [le caste! NdZ], il merito all’intrigo [le cricche! NdZ], l’ingegno al bel esprit, la verità all’esteriorità [il berlusconismo! NdZ], il fascino della felicità al tedio del piacere voluttuoso [le alcove! NdZ], la grandezza dell’uomo alla piccolezza dei «grandi»; ed un popolo magnanimo, potente, felice ad un popolo «amabile», frivolo e miserabile [i teledipendenti! NdZ]; cioè tutte le virtù e tutti i miracoli della Repubblica a tutti i vizi ed a tutte le ridicolaggini della monarchia [di Cesare Berlusconi! NdZ]. Noi vogliamo, in una parola, adempiere ai voti della natura, compiere i destini dell’umanità, mantenere le promesse della filosofia, assolvere la provvidenza dal lungo regno del crimine [la mafia! NdZ] e della tirannia [lo Stato “deviato”!, NdZ]. (…) Date al popolo francese questo nuovo pegno della vostra sollecitudine nel proteggere il patriottismo, della vostra giustizia inflessibile verso i colpevoli e della vostra devozione alla causa del popolo. Ordinate che i princìpi della morale politica che vi abbiamo or ora sviluppato siano proclamati, nel vostro nome, dentro e fuori della Repubblica. (Discorso pronunciato il 18 piovoso, anno II – 5 febbraio 1794 – dal “dittatore” Robespierre, qualche mese prima che, con un grandioso sospiro di sollievo del popolo, tagliassero la testa pure a lui)

(…) li invitiamo a non dimenticare mai ciò che in questi giorni, formidabili, abbiamo determinato, imponendo finalmente all’opinione pubblica l’idea di una destra attenta ai valori della legalità e testimone di patriottismo repubblicano: lo abbiamo fatto a Palermo insieme a Gianfranco Fini in Via d’Amelio, in Parlamento modificando radicalmente, e sostanzialmente fermando, la sciagurata legge sulle intercettazioni telefoniche e ambientali. Lo abbiamo fatto imponendo le dimissioni di Brancher, di Scajola e di Cosentino e reclamando quelle di Verdini. Lo abbiamo fatto sostenendo l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine contro tutte le mafie militari [le mafie militari? Questa è nuova, perbacco! NdZ] ma anche economiche e politiche [e quelle religiose e sportive dove le mettiamo? NdZ]. Alla ripresa ci batteremo per l’immediata approvazione di un rigorosissimo ddl anticorruzione e diremo un netto no ad altre leggi ad personam. In Parlamento porteremo i nomi delle decine di inquisiti candidati ed eletti nei Consigli Regionali, Provinciali e Comunali, inchiodando i partiti alle loro responsabilità. Per questo, senza presunzione ma con lucida consapevolezza, chiediamo agli italiani, di destra e di sinistra e a tutta quella gente per bene che reclama una nuova politica, di non metterci in croce per un voto. Da oggi in Parlamento, grazie alla nostra iniziativa, si è creata una vasta area parlamentare, maggioritaria, che sui temi della legalità e del contrasto alle mafie e su quelli della difesa dei valori repubblicani, non permetterà più strappi e deviazioni. (“Legalità e patriottismo repubblicano”, articolo-manifesto del mitico Fabio Granata, qualche mese prima che…)

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