Italia

Profumo di papa

Il solo fatto che La Repubblica non si periti di lanciare un ballon d’essai sulle prospettive di Alessandro Profumo quale papa straniero dei democratici e dei progressisti – quello invocato dal poeta Veltroni – dimostra come la sinistra della società ultracivile, quella che scrive sui giornali e quella che scende in piazza, sia ostinatamente e sideralmente lontana dal volgo che dovrebbe rappresentare. Adesso prepariamoci. Abbiamo una nuova vittima del Berlusca. Cominceranno ad accerchiarlo, a lusingarlo, i Santoro e i Floris, finché commosso da tanto amore gli scapperà che sì, lui è una vittima di Silvio, nonostante tutto. Nonostante la quarantina di milioni di buonuscita, che comunque non sono spiccioli, anche perché non credo che gli azionisti abbiano fatti grossi affari ultimamente. E che comunque non sono spiccioli in ogni caso. Ma si sa, pur di dare addosso al Berlusca, a sinistra diventano più capitalisti degli squali del capitalismo, in obbedienza ad una mal digerita ortodossia liberista. Se poi il signor Profumo era tanto indipendente dalla politica, tanto impolitico, perché la politica gli dovrebbe offrire subito un posto di tutto rispetto nel suo teatrino? Vallo a capire, e prova a farlo capire a “quelli che non arrivano alla fine del mese”, quelli veri, non quelli che a loro dire non ci arrivano e leggono Repubblica, recitandone le solite lagne precotte. E poi chi non si ricorda di quando qualche anno fa i Tre Re Magi del sistema bancario italiano resero omaggio al vincitore designato Prodi al teatrino politico delle primarie? Uno di questi era il nostro Alessandro. Allora, come adesso, da quando il PCI s’è squagliato, la sinistra politica era debole, scalabile, come ha dimostrato per lustri l’avanzata del partito di Repubblica. Anche quella di Prodi fu una specie di OPA, e certo establishment finanziario gli si stringeva affettuosamente intorno. Certo establishment che era tanto poco politico da tentare di metter mano su un bel pezzo di politica italiana. Poi nel 2008 ci fu la vittoria del Berlusca, che due anni prima pareva moribondo. Vittoria storica, come scrisse Zamax nel suo blog PRIMA delle elezioni e come scrisse il furbetto dei quartieroni Mieli DOPO le elezioni. I Bazoli & C. si arresero, e capirono che la stagione propriamente bellica nei confronti del Berlusca era finita. Non per divenirne servi, come scrivono quelli con la schiena pieghevole, ma per rientrare in una normalità di rapporti con un primo ministro regolarmente eletto. Il Profumo continuò a recitare la parte del banchiere indipendente, quasi per posa, perché in realtà nessuno gli faceva la guerra. Insomma, cerchiamo di non essere troppo delicati: ci saranno state guerricciole, sorde battaglie di potere, che il successo metteva a tacere, ma in fin dei conti roba normale per uno come Megas Alexandros. Gli eroi della sinistra non saranno mica così mollaccioni? Poi commise qualche errore, e fu anche sfortunato: la grande banca, nata per dare un calcio ai giri meschini del mondo delle Banche Popolari, delle Casse di Risparmio, senza dimenticarci delle valorose Casse Rurali, ed Artigiane, che ancora esistono evidentemente solo per fare un dispetto a Giavazzi, si adeguò ignara agli stravizi delle grandi banche del bel mondo sprovincializzato; e qui cominciarono i guai; e chi aveva degli interessi in Unicredit pian piano gli si rivoltò contro. Che questi interessi poi non siano sempre limpidi e nascondano denti aguzzi, e menti non proprio illuminate, be’, anche questo è un teatrino e non solo italiano. Non si vorrà adesso fare di Profumo una vittima dell’Italia retriva e antiliberale oltre che del Putin italiano? Ma certo che sì. Di belle ne vedremo. Di balle ne sentiremo.

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5 thoughts on “Profumo di papa”

  1. Ieri in un pezzo satirico del Foglio (“Andrea’s version”) veniva riportata come citazione letterale la seguente definizione di Profumo, che merita il maiuscolo:

    “UOMO FUORI DAL SISTEMA”

    Purtroppo non veniva specificato da quale dei martirologi fosse tratta, se da Repubblica o da altri. Ma poco importa, mi ha fatto scompisciare.

    1. Per la forma mentis dei Repubblicones, “L’uomo fuori dal sistema” sta a “L’uomo dentro il sistema” come la Controinformazione sta all’Informazione. E’ il criterio per individuare un’appartenenza ben precisa e ricca di prospettive, tra le quali quella insuperabile di decenni di assai piacevole chiagnifottismo.

  2. Sarà, ma l’idea che in Italia, non debba esistere una grande banca è masochista, le Banche Popolari, le Casse di Risparmio e le Casse Rurali ed Artigiane possono benissimo esistere, ma come parassiti di una banca di respiro internazionale, Profumo sta semplicemente pagando il fatto che dopo aver incassato decine di miliardi di dividendi quando le cose andavano bene, adesso che c’è bisogno di aprire il portafoglio le fondazioni bancarie in mano ai partiti ( non importa di che bandiera ) si sono ribellate.
    Questo ha detto Giavazzi, che non servono solo le piccole banche, che senza banche di una certa dimensione l’economia di una paese si riduce a un esercito di disgraziati che si fa il culo 14 ore al giorno per sopravvivere con la concorrenza dei paesi in via di sviluppo sempre più forte (e poi quando si rendono conto che è impossibile si impiccano).
    Questa mentalità idiota con la mitologia del PICCOLO è BELLO ha distrutto in Italia tutta l’industria chimica, l’industria farmaceutica, la siderurgia e tutta l’industria ad alta tecnologia.
    Ma i furbi che hanno cacciato Profumo senza nenanche sapere chi mettere al posto suo si renderanno conto presto che i profitti non cadono dal cielo, e pensare che una banca serva a prestare soldi agli amici come fanno il leghisti porta solo al fallimento…..

    1. Ah sì, Giavazzi, non “Gavazzi”, che era un corridore, se non sbaglio, qualche decennio fa, uno sprinter.
      La mia comunque non è mica la retorica del “piccolo è bello”. E’ che quando mi capita l’occasione non riesco a non punzecchiare il Giavazzi, che ho sempre giudicato una personalità in fondo superficiale, frivola, modaiola. Come come? E io chi sono per spararle così grosse? E che ci vuoi fare? Son fatto così: mais oui, moi, je suis Zamax.

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