Articoli Giornalettismo, Italia

E già, la dignità!

E’ tutto divertente. Molto divertente. Ci sono quelli che tifano per; quelli che tifano contro; quelli che come Ezio Mauro, flemmatico chief executive officer dei pirati della corazzata Repubblica, emettono concisi, freddi, e allarmati bollettini di guerra sullo stato dei dossieraggi e killeraggi contro l’alta carica istituzionale oggi occupata da Fini; ci son quelli, più ridicoli, che come i Battista e i Romano, ufficiali di lungo corso della corazzata Corriere, fanno boccuccia e osservano sgomenti ed allibiti insieme con l’opinione pubblica l’irresistibile pochade che va in scena attorno all’appartamento monegasco ora da tutti rinnegato, neanche fosse proprio quella disponibilissima e popolarissima bella di giorno che perfino tu e Lapo ed io…

Io non ci ho capito niente, perché non me ne sono minimamente interessato, alla trama voglio dire: dopo decenni e decenni e decenni di dossieraggi e killeraggi da parte dei soliti noti che oggi tremano compunti per le sorti della democrazia, le paginate dedicate agli affaires politico-giudiziari mi fanno lo stesso effetto dei volantini pubblicitari nella cassetta della posta. Mi restano in testa con contorni onirici solo le figure dei protagonisti che via via entrano in una rappresentazione in cui la forma e il contorno avvincono e spiegano più del contenuto: l’alto presidente della Camera, rigido come un baccalà, l’eloquio secco che non ammette repliche, uguale a se stesso, immaginiamo, dalla camera dei deputati alla sala da pranzo, dalla sala da pranzo alla camera da letto; la gattina flessuosa e sottile dai boccoli biondi e dalla grande bocca che gli sta – magnificamente, dobbiamo dire – al fianco, il cui sovrabbondante sex appeal rimedia quasi ai guasti della di lui freddezza; il di lei fratello belloccio e viveur, gaglioffo non sappiamo; un bestione ruspante come Gaucci, uscito vittorioso dalle battaglie con tutti i cinghiali dell’Appennino, colpito e affondato come da copione nell’ebbrezza della gloria dalla volpina femminilità di una zazzera bionda, che ora furioso come l’accecato Polifemo scaglia anatemi da qualche suo maniero campagnolo o caraibico; e la testa dell’avvocatino che spunta timida da dietro le quinte con un “posso?” affettato e gravido di promesse poteva mancare? Certo che no: Renato di nome, Ellero di cognome. Ellero quello lì? Ellero quello lì. Ah, ma non malignate troppo sul suo ziz-zagante percorso politico di ex senatore leghista, ex berlusconiano, ora fan di Grillo e sostenitore dei comitati “No Dal Molin”: un avvocato, le cause, non le sposa mica. (E’ una battuta, avvocato, una battuta!)

Non sono riuscito a sciropparmi il video del discorso di Fini. Non ho fatto nemmeno lo sforzo: tanto ci sono anime eroiche, ancor giovani ed ignare, che sacrificano un po’ degli anni migliori della loro vita per farne il riassunto nel web. Avrà volato alto, senza dubbio, anche perché sennò sarebbe apparsa troppo come una difesa, e su quel piano giustamente non doveva scendere. Quando si è attaccati da destra ci si sente meno soli, in Italia, nonostante il regime, e quindi si ragiona di più. Ma tutto ciò è tedioso, ripetitivo. Io cerco l’intrattenimento vero. E’ più dilettevole ed istruttivo registrare da lontano lo scandalo dei grandi professionisti dello sputtanamento democratico e consapevole, gente che in trenta e passa anni ha azzoppato un sacco di pesci piccoli e grossi, perfino istituzionali, perfino innocenti; e la vasta platea dei loro lettori, adusa a sparare sulla Croce Rossa, che a comando scatta indignata contro i pallidi imitatori dei loro predicatori, i Feltri e i Belpietro, fior di gentiluomini al confronto di quelli, e per questo conseguentemente chiamati sgherri.

Ma i più divertenti di tutti sono quelli che oggi si preoccupano della “spirale di imbarbarimento della vita politica”, di una “soglia della decenza” che è stata superata, firme di un quotidiano che dei duri e puri della pratica quotidiana del dossieraggio è andato per viltà e per calcolo a rimorchio, tanto che da tempo si è assicurate le prestazioni di una specialista del grossolano genere gossip + servizi deviati, che oggi va per la maggiore tra i sinistrati della penisola, come la mitica e seriosissima Sarzanini. (Contenta lei. Io non so veramente che ambizione sia. Ma non ha visto a quali abissi di cupezza si è ridotto il D’Avanzo dopo una vita in trincea a difesa della democrazia?)

Oggi costoro arricciano un nasino sorprendentemente delicato, il cui olfatto si è fatto improvvisamente finissimo, dopo aver fatto cilecca anche quando le bombette puzzolenti partivano dalle stanze dei loro colleghi di via Solferino, solo perché la geografia dell’ennesimo bordello politico-giudiziario è un affare tutto interno alla destra. Ecco allora che questi essere di solito miti e pacati, insomma queste pappamolle di tutti i giorni, ritrovano il coraggio per vivere un giorno da leoni e chiedono a tutti, con animo vibrante, di “riacquistare un profilo di dignità”. Orpo.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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6 thoughts on “E già, la dignità!”

  1. “Mi restano in testa con contorni onirici solo le figure dei protagonisti che via via entrano in una rappresentazione in cui la forma e il contorno avvincono e spiegano più del contenuto”
    Vero.

    “E’ più dilettevole ed istruttivo registrare da lontano lo scandalo dei grandi professionisti dello sputtanamento democratico e consapevole, gente che in trenta e passa anni ha azzoppato un sacco di pesci piccoli e grossi, perfino istituzionali, perfino innocenti; e la vasta platea dei loro lettori, adusa a sparare sulla Croce Rossa, che a comando scatta indignata contro i pallidi imitatori dei loro predicatori, i Feltri e i Belpietro, fior di gentiluomini al confronto di quelli, e per questo conseguentemente chiamati sgherri.”
    E’ talmente enorme, questa verità, ma talmente enorme, che per un sacco di gente è impossibile vederla.

  2. Ho gia fatto notare come un pluricondannato per diffamazione come Feltri non possa essere considerano un galantuomo, oltre a questo la carriera di Feltri in questo campo è molto precedente a quella della Sarzanini e di molti presunti professionisti dello sputtanamento, non fosse altro che per motivi anagrafici è poco realistico considerare Feltri un imitatore ( forse non avete mai letto quello che scriveva Feltri sull’indipendente, altro che D’Avanzo ).
    Incolpare velatamente chi fa inchieste su politici come Verdini ( in base a quel che ha trovato l’Ispezione della Banca d’Italia ) che, come si usa da sempre nelle gloriose casse di risparmio usano i risparmi dei correntisti per arricchire amici e parenti di essere i mandanti del tentato attentato a Belpietro è altrettanto ridicolo che considerare Berlusconi un pericolo per la democrazia.
    Per questo l’evidenza di certe afermazioni di Zamax è tale e quale a quella dell’esistenza di Dio: un puro articolo di fede senza fondamenti nella realtà, solo che mentre nel caso dell’esistenza di Dio questo può essere effettivamente considerato inevitabile ( se esistessero inconfutabili motivi materiali e razionali per credere in Dio l’uomo non sarebbe più libero ) nel caso di Zamax mi sembra pura megalomania da mosca cocchiera.

    1. Pallidi imitatori nel senso che ammazzano molto meno con le parole dei nostri difesnori della democrazia, perfino di quelli forbiti, non certo in senso anagrafico. Il Feltri dell’Indipendente lo conosco; ne ho scritto anch’io da qualche parte nei miei post in merito a Mani Pulite.
      Per il resto: Amen.

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